Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Brasile, chip nascosto nel detersivo: “E’ stalking”.

E’ un ingrediente mai inserito, prima d’oggi, in un detersivo: un dispositivo Gps, che si attiva nel momento stesso in cui la confezione viene ritirata dall’ignaro acquirente dallo scaffale del supermarket. E, come si conviene a un dispositivo del genere, è in grado di fornire le coordinate esatte della casa in cui verrà portato, e di girarle, in tempo reale, all’ufficio marketing dell’azienda produttrice. Chi troverà il chip con localizzatore incorporato, riceverà come premio una videocamera: gli arriverà direttamente sulla porta di casa, consegnata da un team di specialisti che si sarà messo sulle sue tracce seguendo il localizzatore. E che pubblicherà zona di residenza e foto del vincitore su un sito internet.

Quando il marketing si avvicina pericolosamente allo stalking, il risultato è l’iniziativa promozionale 1 lanciata in questi giorni in Brasile dalla multinazionale anglo-olandese Unilever, per presentare al mercato una nuova versione del detersivo Omo (presente già nell’80% delle case brasiliane). L’ispirazione sembra arrivare dal filmWilly Wonka e la fabbrica di cioccolato, in cui Mr. Wonka decide di inserire cinque biglietti d’oro in altrettante confezioni di cioccolato. L’obiettivo è quello di trovare un giovane dall’animo nobile, degno di succedergli alla guida della sua azienda: i cinque biglietti daranno la possibilità ai fortunati di visitare la fabbrica di cioccolato. L’idea, in entrambi i casi, è che sia il premio a trovare il consumatore, e non viceversa. La Unilever, che si è affidata all’agenzia di marketing Bullet, ha così distribuito 50 dispositivi Gps in altrettante confezioni di Omo, sparse per il Paese. Non appena il detersivo viene spostato dallo scaffale, il Gps entra in funzione.

L’azienda può contare su 35 team distribuiti nelle principali città del brasile, pronti a scattare, con l’ausilio di localizzatori, proprio come in un’azione di polizia. “Si tratta di squadre che entreranno in azione al primo segnale – garantisce Fernando Figueiredo, presidente della Bullet, parlando con il portale Ad Age – A seconda di dove abiti il consumatore, possono raggiungerlo in poche ore o al massimo entro qualche giorno”. La squadra che dovrà individuare l’acquirente di Omo, si servirà di sofisticate apparecchiature portatili. Anche nell’ipotesi in cui dovesse abitare in un condominio con molti appartamenti, non dovrebbe riuscire a sfuggire. Arrivati davanti alla porta giusta,  bisognerà convincere il cliente a fidarsi di loro.

La stessa società di marketing è consapevole che, a fronte di un’alta percentuale di reati commessi nel Paese, alcune persone potrebbero anche decidere di non far entrare i loro rappresentanti – o di non aprire neanche la porta. In questo caso, gli uomini del marketing potranno iniziare a far suonare il dispositivo all’interno del detersivo. A quel punto, il cliente sarà praticamente costretto ad aprire la scatola e troverà al suo interno un biglietto in cui viene spiegato il senso di quella promozione. Per rendere il tutto più simile ad un concorso, piuttosto che ad una caccia all’uomo, si riceverà in dono una videocamera e una giornata di divertimento per tutta la famiglia a spese della Unilever.

Molti siti internet parlano già di “stalking commerciale” ed evidenziano che, in questo modo, si viola il diritto alla privacy del consumatore. Tra l’altro, la stessa azienda ha creato un sito internet sul quale sarà mostrato dove vivono indicativamente i vincitori. Ad ognuno sarà scattata una foto, che finirà sul sito, insieme alle fasi della “caccia” e della consegna del premio. La campagna, dal titolo “Prova qualcosa di nuovo con Omo”, è costata circa un milione di dollari, soltanto dal punto di vista dell’acquisto delle apparecchiature. Per la Unilever è una scommessa: “Crediamo nell’utilizzo delle nuove tecnologie per il marketing promozionale – dicono dall’agenzia Bullet – Può accadere di tutto in questo caso. Dobbbiamo essere innovativi, ma non sappiamo quale sarà la reazione da parte dei consumatori”.

Per David Vaile, esperto di privacy e membro della Australian Privacy Foundation, dati di questo tipo, ottenuti dai consumatori, “finiscono con l’essere venduti o condivisi. Forse finirà tutto con la consegna della videocamera omaggio. Mi chiedo però se non ci sia un modo meno invadente e più facile. La riposta è sì”. Parlando con un sito di informazione australiano, Vaile evidenzia come il consumatore brasiliano, in questo caso, non sia stato interpellato preventivamente sulla volontà di essere localizzato: manca, di fatto, il consenso sul trattamenti dei propri dati. Se è vero che su Foursquare e Twitter, ad esempio, si forniscono le proprie coordinate, è l’utente stesso ad aver scelto di condividere quelle informazioni. Critico anche il sito Cnet, che titola: “Il detersivo che usa il Gps per fare stalking sui consumatori”, ironizzando sui team che dovranno rintracciare gli acquirenti: “Dal momento in cui sarà attivato il Gps, diventeranno dei bersagli. Squadre di sorveglianza monitoreranno ogni passo del cliente. Fuori dal supermarket. Fino all’auto. In bagno. Oppure, chissà, fino alla casa del loro amante?”

L’agenzia di marketing Bullet ha già fatto parlare di sé due anni fa, quando decise di nascondere 10.000 iPod Shuffles in un gelato prodotto dalla Unilever. L’idea era venuta ai creativi dopo che questi avevano letto le istruzioni dei loro iPod, secondo le quali l’apparecchio poteva operare anche a temperature rigide. I gelati si presentavano identici agli originali, dall’esterno, e venivano congelati e stoccati con gli altri, ma all’interno avevano solo il lettore, confezionato in modo da tenerlo al sicuro.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

August 16th, 2010 at 3:56 pm

Posted in Repubblica.it

Gay e procreazione: il nuovo fronte Fli-Pdl.

“E’ assolutamente grottesco che l’Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. Benedetto Della Vedova, vice capogruppo vicario alla Camera di Futuro e Libertà, rilancia il tema delle unioni gay, e preannuncia una iniziativa a carattere parlamentare. L’obiettivo, dice l’esponente della formazione finiana, è quello “di coinvolgere il nuovo gruppo”, ma anche tutte le forze parlamentari che saranno pronte a seguirlo. Ma a frenarlo intervengono subito i cattolici, fuori e dentro il Pdl. Paola Binetti, fuoriuscita dal Pd in contrasto con le sue posizioni laiciste, sottolinea che il parere di Della Vedova “non è quello di tutto il gruppo Fli”. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche familiari, boccia la proposta, parlando di “uscita estemporanea”.

Intervistato da Klasu Davi, il fondatore dei “Riformatori Liberali” e storico militante dei radicali, spiega che il suo obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento delle coppie omosessuali: “Sarei felice perché questa legislatura possa dare vita a una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. L’Italia è, insieme alla Grecia, l’unica, in Europa, a non riconoscere alcun diritto alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Della Vedova si spinge anche oltre, toccando il tema della fecondazione. La legge 40 sulla procreazione assistita, dice, “è una legge assurda che ha rivelato tutti i suoi limiti anche sul fronte del diritto. Credo che sia giunto il momento di fare saltare paraocchi ideologici che hanno costretto migliaia di famiglia ad andare all’estero e spendere soldi. Non si può pensare che una legge dello Stato che vale per tutti si traduca in imperativo morale che vale solo per qualcuno. Da una parte si può contare sulla via giudiziaria che ha in parte cancellati alcuni dei divieti posti dalla legge. Sul piano politico sarebbe importante riprendere in mano il testo di legge e correggerlo recependo le indicazioni della Corte Costituzionale. Penso che non succederà nei prossimi mesi, ma va fatto”.

Al suo fianco si schiera subito Paola Concia, deputata del Pd, che ha all’attivo tre proposte di legge sul tema delle unioni civili. “Tutte presentate nel 2008 – ricorda la parlamentare del partito di Bersani – Una per il matrimonio, che prevede l’equiparazione tra matrimoni gay ed etero; una sulla partnership, che si richiama ad un istituto giuridico presente in Germania e Francia; la terza ispirata ai Pacs francesi”. E adesso è pronta a sedersi attorno ad un tavolo, con lo stesso Della Vedova: “La mia idea è questa: a settembre, alla ripresa dei lavori, discutiamo insieme di una nuova proposta di legge, che possa avere un consenso trasversale, anche al di fuori del Pd”. Anche Franco Grillini,  responsabile diritti civili dell’Idv e militante per i diritti dei gay, accoglie con favore le parole di Della Vedova: “Questo è il terzo polo che ci piacerebbe: diritti individuali e diritti civili”. “La sua proposta – afferma Grillini – va accolta con favore, soprattutto se non rimarrà  una pura petizione di principio. Speriamo che le sue posizioni siano condivise dagli altri 33 componenti del gruppo parlamentare di Fli e dai 10 senatori”. Il problema, anticipa Grillini, è se sarà possibile “dentro il fantomatico terzo polo, un’alleanza tra lo stesso vicepresidente del gruppo parlamentare alla Camera di Fli e l’Udc, partito da sempre su posizioni arcaiche e anacronistiche”. Paola Binetti, da sempre avversaria delle principali proposte sulla concessione di pari diritti ai gay, parla a nome dell’Udc: “La mia posizione è molto chiara ed è chiarissima anche quella dell’Udc, sia sulle coppie gay che sul biotestamento che sulla legge 40. Mettendo al centro questi temi Della Vedova decreta le condizioni di fragilità di un’alleanza. Lui ha tutto il diritto di portare avanti queste battaglie, ma noi abbiamo i nostri diritti e questa volta la mia posizione rispecchia pressoché l’unanimità del gruppo Udc. Della Vedova si assume la responsabilità di rendere più difficile un’intesa”. L’ex parlamentare del Pd fa notare che “la posizione del vicecapogruppo non è quella di tutto il gruppo Fli: “so che molti condividono le nostre posizioni. Se Della Vedova intende portare tutto il gruppo sulla sua linea si assume una grande responsabilita’”. Un secco “no” arriva anche da Francesco Giro, parlamentare del Pdl e sottosegretario ai Beni Culturali, che parla di “buon motivo” per tornare a votare: “All’amico e collega Della Vedova rispondiamo subito con un doppio no alla riforma della legge 40 e al riconoscimento delle coppie gay. E’ un doppio no che lo stesso Della Vedova si attendeva nel momento in cui avanzava la sua provocatoria proposta. Liberissimo di cercare i voti a sinistra ma non può chiedere i nostri su due punti che non appartengono al patto elettorale del Pdl con gli elettori. Se questo è l’enesimo pretesto per spaccare la maggioranza uscita dalle urne nel 2008 allora avremo un altro buon motivo per chiedere agli elettori un altro voto in autunno”. Parole che trovano d’accordo Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti e deputato del Pdl: “Quando siamo stati eletti abbiamo preso degli impegni precisi nei confronti degli elettori e fino alla fine della legislatura dovremo impegnarci a rispettarli fino in fondo, come fossero una Bibbia. Per questo contrasteremo con forza ogni iniziativa di impronta laicista che vada a colpire la famiglia naturale o la vita che va difesa strenuamente dal concepimento fino alla morte naturale. Noi cattolici non dobbiamo stare al governo a tutti i costi. Ci stiamo se possiamo realizzare il nostro programma, altrimenti possiamo benissimo stare all’opposizione a contrastare le iniziative laiciste. Se stare al governo vuol dire condividere le iniziative dei radicali o dei zapateristi, allora noi siamo ronti a fare altro, perché non è questo che che vuole il nostro elettorato”. Per Aurelio Mancuso, militante Glbt ed ex presidente di Arcigay, “se ci dovesse essere un governo tecnico, allora molti parlamentari del Pdl sarebbero liberi dai ricatti della Lega, e forse si potrebbe riuscire a parlare, anche di legge sull’omofobia. Con questo governo, sarà tutto molto difficile trovare un’intesa trasversale”.

L’ultima proposta di esponenti di centrodestra, in questa legislatura, sul tema delle unioni civili risale al settembre del 2008. Allora furono due ministri, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, a proporre i cosiddetti DiDoRe (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi): il progetto venne subito affossato, con dure critiche da parte di alcuni esponenti del Pdl verso i loro colleghi. I quali precisarono: “Non è nè un progetto del governo nè della maggioranza”. Con il governo Prodi, era l’8 febbraio del 2007, venne varato dal Consiglio del Ministro il testo del disegno di legge sui Di. Co (sigla che sta per Diritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), che era stato redatto dagli staff dei Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia). Le critiche dei cattolici e degli esponenti della Casa delle Libertà furono durissime. In commissione Giustizia del Senato, però, il relatore (e presidente della commissione) Cesare Salvi presentò un suo testo, che prevedeva una modifica del nome: da Di. Co. a Cus (Contratto di Unione Solidale). L’iter è stato infine interrotto dalla caduta del Governo Prodi II. Il percorso delle unioni civili è iniziato, in Italia, nel 1986: fu allora che grazie all’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay, si incominciò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di questo tema, con la presentazione, alla Camera e al Senato, di un disegno di legge sulle unioni.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

August 16th, 2010 at 3:53 pm

Posted in Repubblica.it

Matrimoni gay, sì in 10 Paesi: Italia e Grecia eccezione in Europa.

L’ultima è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso 1, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. A questi, rileva Arcigay 2, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone Glbt. Basti pensare che solo in Africa, in 38 Stati su 53 l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione di questo tipo.

Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).

In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni. In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002. Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.

Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso. Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).

Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California 3, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon. Infine, da citare anche il Brasile, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.

L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

August 16th, 2010 at 3:51 pm

Posted in Repubblica.it

Paul Smith, giro del mondo gratis con Twitter.

Da Newcastle, nel Regno Unito, alla Nuova Zelanda, passando per Olanda, Francia, Germania, e Stati Uniti. Il tutto senza spendere un euro in trasporti o hotel. La missione di Paul Smith era quella di allontanarsi il più possibile, in 30 giorni, dalla sua casa, servendosi di Twitter. Sono stati i suoi follower, infatti, ad offrirgli, di volta in volta, passaggi in auto, in nave e persino in aereo. E in un caso, lo hanno anche invitato ad un party, a Hollywood, con Eva Mendes e Jessica Alba. In questi giorni, è uscito il libro che racconta questa esperienza di viaggio intorno al mondo: “Twitchhiking”, neologismo che mette insieme Twitter e “hitchhiking”, autostop.

Paul Smith, 34 anni, partorisce l’idea di questa esperienza tra gli scaffali di un supermarket, pochi giorni dopo essere rientrato dalla luna di miele a New York. Siamo agli inizi del 2009. Un po’ per sfida, ma anche perché si è stancato del grigio clima inglese, Paul decide di organizzare un viaggio verso il punto più lontano possibile dalla sua casa, identificato usando Google Maps: l’isola Campbell, al largo della Nuova Zelanda. Per rendere il tutto ancora più stimolante, si prefigge di raccogliere fondi per un’associazione il cui obiettivo è quello di portare acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo.

Prima di partire stabilisce di raccogliere almeno tremila sterline. Le regole del viaggio sono cinque, e sono inviolabili, pena l’autosqualifica. Paul può soltanto accettare donazioni via Twitter, da parte di chi è nella sua lista di follower: se, ad esempio, una parente di un follower gli propone un biglietto, lui è obbligato a rifiutarlo. Vietata ogni pianificazione che vada oltre i tre giorni: le destinazioni vengono scelte sulla base delle offerte ricevute sul sito di microblogging. Paul è autorizzato a spendere soldi soltanto per cibo e bibite e per qualsiasi cosa possa trovare posto nella valigia: il resto deve necessariamente arrivare da Twitter. Di fronte ad un’offerta, il twitchhiker avrà 48 ore di tempo per decidere se accettarla o meno. L’ultima regola, quella forse più temuta: se dovesse rimanere fermo più di 48 ore nello stesso posto, la sfida si dovrà ritenere fallita, e Paul dovrà fare ritorno a casa.

Si inizia con la prima richiesta di aiuto, 28 giorni prima della partenza ufficiale, a marzo. Gli utenti di Twitter, però, sembrano non prestargli ancora molta attenzione. Nei primi giorni, così, Paul si scoraggia, perché nessuno si fa avanti. Tutto cambia quando Stephen Fry, comico e attore inglese (e, soprattutto, una Twitter-celebrità), rilancia il messaggio di Paul al suo milione e passa di follower. Da allora la strada è in discesa. Il via arriva grazie a Leanne, che gli offre un biglietto per un passaggio in nave da Newcastle ad Amsterdam. “Avevo con me solo due piccole valigie – ha raccontato Paul al Sun – una per il mio computer e un’altra per gli abiti”.

Le varie tappe vengono raccontate, ovviamente, su Twitter. Dalla capitale olandese, si raggiunge Parigi (merito di due utenti francesi), dove riesce a farsi ospitare in un ostello. E’ poi la volta della Germania: da Saarbrücken riesce ad avere un passaggio in auto fino a Francoforte. Il difficile, però, deve ancora venire: attraversare l’Atlantico, ovviamente in aereo. L’offerta, in questo caso, arriva da Owen, che gli cede un biglietto aereo di sola andata, da Francoforte a New York, utilizzando le sue miglia premio.

Nella Grande Mela riesce a farsi ospitare in una stanza d’hotel dall’inglese Mark, che si trovava in America per festeggiare i suoi 30 anni. Gli Stati Uniti gli riservano molte sorprese, e gli permetteranno di prender parte ad una esclusiva festa di Hollywood. Da New York, Paul tocca città come Washington, Chicago, Austin e San Francisco, spostandosi in auto, treno e macchina. Prima di arrivare a Los Angeles, viene contattato dal direttore di un’agenzia di spettacolo, che gli mette a disposizione una stanza d’hotel, a West Hollywood, e lo invita ad una festa. “Era in corso la settimana della moda – ricorda Paul – e questa persona mi fece partecipare ad una festa con attrici come Liv Tyler, Eva Mendes e Jessica Alba. Anche se mi sentivo fuori luogo, mi feci coraggio e salutai la Tyler”.

Siamo arrivati al 23esimo giorno, e l’Air New Zealand decide di regalargli un volo per Auckland. Il merito è anche delle televisioni e dei giornali che stanno parlando della sua esperienza in giro per il mondo. La meta finale è vicinissima. Paul arriva fino a Stewart Island, e qui spera di trovare qualcuno che lo porti all’Isola Campbell. L’attesa, però, si rivelerà vana: i 30 giorni sono scaduti, e Paul deve fare rientro a casa. In suo aiuto arriva di nuovo l’Air New Zealand, che paga per il volo che lo riporterà dalla moglie e dai suoi figli gemelli. “Il mio scopo, in fondo, è stato raggiunto – spiega Paul – Non mi sento sconfitto per non essere arrivato all’Isola Campbell. La gente si è fatta in quattro per me e posso dire di non aver avuto neanche un’esperienza negativa”. La raccolta fondi è andata meglio del previsto: 6mila le sterline donate all’associazione “Charity: Water”. “Questa esperienza – conclude il twitchhiker, che oggi cura un sito in cui dispensa consigli di viaggio – dimostra quanto di buono ci sia al mondo”.

Link al pezzo su Repubblica.it

Written by admin

August 5th, 2010 at 8:51 pm

Posted in Repubblica.it

Tagged with

Vietti vicepresidente Csm, petizione Arcigay: “E’ omofobo”.

Oltre mille firme per dire “no” alla nomina di Michele Vietti alla carica di vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Una petizione promossa alle associazioni che si battono per i diritti delle persone omosessuali, e che, in queste ore, sta circolando sui social network, facendo registrare un numero crescente di adesioni. A sottoscriverla non sono soltanto i militanti dei movimenti Glbt: scorrendo l’elenco dei firmatari si trovano esponenti della società civile e politica, studenti e docenti universitari, pensionati e imprenditori, operai e precari, avvocati e blogger. Tutti accomunati dalla convinzione che l’esponente dell’Udc non possegga “le necessarie caratteristiche istituzionali per rivestire il suddetto ruolo”. Tra questi, anche Paola Concia, deputata del Pd, che non ha votato per Vietti: “Spero che ora che è stato nominato vice-presidente, la smetta di avere posizioni ideologiche sulle tematiche Glbt”.

L’appello (http://www.arcigay.it/appellocsm), stilato da Arcigay, Rete Laica Bologna e da Franco Grillini, e sottoscritto dalle principali associazioni omosessuali italiane, è rivolto direttamente ai componenti del Csm. Quello che i movimenti non perdonano a Vietti, è l’essere stato “stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge Concia contro l’omofobia”. In quella pregiudiziale, spiega l’appello, “l’orientamento sessuale veniva esplicitamente confuso con pratiche sessuali quali l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. In base a tale illegittimo accostamento, l’introduzione di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato, secondo Vietti, dare il via libera ad una protezione speciale delle suddette pratiche (incesto, pedofilia, ecc.)”.

“A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione. Essere omosessuali è una condizione personale; commettere un abuso sessuale su un minore è un crimine giustamente punito dalla legge”, sottolinea ancora il documento. E non è la sola occasione in cui Vietti ha suscitato lo sdegno dei gay italiani: “S’è dimostrato incapace di rispettare il diritto di manifestazione sancito dalla Carta Costituzionale, laddove ha espresso una totale contrarietà a che si tenesse il corteo nazionale dell’orgoglio Lgbt nella città di Torino, nel 2006”. L’anno dopo, ricorda Paolo Patanè, presidente di Arcigay, presentò una mozione contro i Pacs e a sostegno della “famiglia naturale”.

Il giudizio critico nei confronti della sua nomina, comunque, ha origine anche nella sua attività politica in materia di Giustizia. “Noi vogliamo evidenziare l’assenza complessiva di credibilità di questo personaggio”, osserva Patané, “anche al di là delle sue posizioni sul tema dei diritti dei gay”. “E’ uno dei padri della depenalizzazione del falso in bilancio, legge grazie alla quale il premier ha evitato una condanna per i processi ‘All Iberian’ e ‘Consolidato Fininvest’, in quanto ‘il fatto non costituisce più reato’ – denuncia la petizione on-line – E’ stato altresì il promotore del ripristino dell’immunità parlamentare, nel giorno in cui Marcello Dell’Utri veniva condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ l’ideatore del legittimo impedimento, norma che blocca i processi per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri tutti”. Infine, viene evidenziata l’assenza di laicità nel suo profilo politico e la sua connivenza con le “pretese egemoniche di uno stato estero, la Città del Vaticano. A più riprese s’è fatto portavoce della contrarietà della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento delle unioni omosessuali”.

Per Patanè, la sua nomina, è “un’offesa a migliaia di persone lesbiche gay e transessuali, e una pericolosa ferita alla laicità delle istituzioni”.

“Ora che Vietti è vice-presidente – dice la Concia, relatrice della legge contro l’omofobia affossata dalla pregiudiziale di costituzionalità – mi auguro che studi di più. Quella pregiudiziale era il frutto di un atteggiamento ideologico, ed era priva di qualsiasi fondamento. Spero che, dato il suo nuovo ruolo, diventi più equilibrato”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

August 2nd, 2010 at 1:23 pm

Posted in Repubblica.it

Auto blu, al Senato sono 21.

Anche la Presidenza del Senato della Repubblica ha trasmesso questa mattina al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta una nota dettagliata sul numero e sui costi complessivi di tutte autovetture attualmente a sua disposizione. Nella sua autonomia di organo costituzionale, Palazzo Madama ha quindi deciso di rispondere alla richiesta di informazioni nell’ambito del primo monitoraggio sul parco auto di tutte le Pubbliche amministrazioni.

Per le proprie funzioni istituzionali e di rappresentanza, il Senato dispone attualmente di un parco macchine composto da 21 autovetture, di cui alcune blindate per evidenti ragioni di sicurezza. Possono usufruirne complessivamente circa 50 utenti: il Presidente del Senato e i senatori membri del Consiglio di Presidenza (Vice Presidenti, Questori e Senatori segretari) nonché i Presidenti di Commissioni e Giunte, gli ex Presidenti del Senato, il Segretario generale e i Vice Segretari generali. Le vetture, ove disponibili, sono utilizzate anche per esigenze di servizio dell’Amministrazione. Alla loro guida sono assegnati 22 autisti, tutti dipendenti di Palazzo Madama. Allo scopo di sopperire a eventuali momenti di sovraccarico senza però dover aumentare le dotazioni dell’autoparco, viene utilizzato saltuariamente anche un servizio di autonoleggio con conducente per le esigenze dei Senatori segretari e dei Presidenti di Commissioni e Giunte. L’Amministrazione dispone inoltre di 8 automezzi destinati a compiti speciali (mezzi per trasporto di plichi e corrispondenza, furgoni e un’autoambulanza).

La nota della Presidenza del Senato sottolinea come la situazione descritta rispecchi sostanzialmente anche quella degli anni precedenti. Tutti i veicoli sono acquisiti con contratto di noleggio a lungo termine, ove possibile mediante convenzioni Consip. Fanno eccezione l’autoambulanza e due vecchie vetture di rappresentanza che sono di proprietà dell’Amministrazione.

La spesa complessivamente sostenuta per l’intero parco macchine (comprensiva di spese di noleggio a lungo termine, manutenzione, acquisto carburanti e pedaggi autostradali) è stata di 475.000 euro nel 2008, di 550.000 nel 2009 e di 374.000 euro dal 1 gennaio 2010 a oggi. A tali costi devono sommarsi quelli del servizio di autonoleggio con conducente: 39.000 euro nel 2008, 57.000 euro nel 2009 e 23.000 euro dal 1 gennaio 2010 a oggi.

La percorrenza complessiva delle autovetture è stata di circa 380.000 km nel 2008, di circa 290.000 km nel 2009 e di circa 146.000 km nel periodo gennaio-luglio 2010.

(Fonte: Comunicato stampa Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione).

Written by admin

July 29th, 2010 at 4:49 pm

Posted in Comunicati stampa

Auto blu, alla Camera dei Deputati sono 20.

La Presidenza della Camera dei deputati ha trasmesso questa mattina al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta una nota dettagliata sul numero e sui costi complessivi di tutte autovetture attualmente a sua disposizione. Il parco macchine di Montecitorio è attualmente composto da 20 vetture, di cui 2 blindate. Il numero delle autovetture in dotazione è in diminuzione sia rispetto al 2008 (22) sia rispetto al 2009 (21). Tali vetture sono destinate prioritariamente ai servizi di trasporto per i parlamentari aventi titolo e possono essere utilizzate altresì per le esigenze dell’Amministrazione (a tale riguardo va precisato che, con la sola eccezione del Segretario generale, a nessun dirigente dell’Amministrazione è riservato l’uso dell’autovettura di servizio). Esse sono acquisite attraverso contratti di noleggio a lungo termine in cui il canone – oltre al noleggio delle autovetture – comprende altre voci: manutenzione ordinaria e straordinaria delle stesse, assicurazione RCA, furto e incendio e Kasko, traino e soccorso stradale, gestione sinistri, assolvimento tassa di possesso e vettura sostitutiva in caso di fermo.

In applicazione delle disposizioni approvate dai competenti organi di direzione politica, al Presidente della Camera è riservato l’uso della autovettura di servizio. Il diritto a utilizzare le medesime autovetture spetta per esigenze di servizio ai deputati titolari di incarichi istituzionali. Nessuno degli aventi diritto dispone pertanto di un’autovettura dedicata a tempo pieno e in esclusiva. Complessivamente, hanno diritto attualmente a utilizzare l’autovettura della Camera dei deputati 63 parlamentari: si tratta dei componenti dell’Ufficio di Presidenza; dei Presidenti delle Commissioni, dei Comitati e delle Giunte nonché degli organi di giurisdizione interna e delle delegazioni parlamentari presso assemblee parlamentari di organizzazioni internazionali; dei deputati già Presidenti della Camera in precedenti legislature (attualmente nessuno di questi utilizza la autovettura di servizio); dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e delle componenti politiche del Gruppo misto.

Gli autisti del Reparto autorimessa di Montecitorio sono attualmente 28: entro la fine del 2010 tale numero, anche per effetto dei pensionamenti, è destinato a scendere fino alle 25 unità.

Le spese relative alle attività di gestione dell’autorimessa (comprensive di quelle di carburante) sono state di 474.909,90 euro nel 2008, di 375.177,79 euro nel 2009 e di 130.542,00 euro dal 1 gennaio al 30 aprile 2010.

Allo scopo di garantire il servizio in situazioni di sovraccarico della richiesta, il servizio interno è integrato con il ricorso all’autonoleggio con conducente. A tal fine la Camera dei deputati ha stipulato appositi contratti che, senza individuare minimi garantiti a favore delle ditte, fissano le tariffe per le singole tipologie di servizi e stabiliscono precisi requisiti di qualità. Il costo medio di ciascun servizio è attualmente pari a 49,69 euro, in riduzione rispetto al 2008. Le spese relative ai servizi erogati tramite il ricorso ai contratti di noleggio con conducente sono state di 94.538,12 euro nel 2008, di 171.708,68 euro nel 2009 e di 58.834,17 euro dal 1 gennaio al 30 aprile 2010.

(Fonte: Comunicato stampa Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione)

Written by admin

July 29th, 2010 at 1:46 pm

Wikileaks, svelati i segreti italiani sull’Afghanistan.

Sì a rinforzi militari e all’invio di altri mezzi italiani in Afghanistan, ma a patto che l’argomento non venga trattato pubblicamente. E’ una delle condizioni poste dall’Italia all’invio di altre forze in questo terreno di guerra. E’ il maggio del 2007, e il particolare, fino a ieri segreto, viene svelato da Wikileaks, responsabile di quella che in molti hanno definito la più grande fuga di notizie della storia militare americana. Tra gli oltre 90mila rapporti riservati, la cui divulgazione, secondo il presidente Obama, mette a rischio la sicurezza nazionale americana, ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Si tratta di centinaia di documenti, molti dei quali si riferiscono ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali. Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007.

Di rinforzi militari, in Afghanistan, si parla in un rapporto del 30 e 31 maggio 2007 classificato come “riservato”, e contraddistinto dall’acronimo Noforn: non può essere comunicato a governi e persone non americane. La fonte delle informazioni è l’ambasciata americana a Roma, che preannuncia rinforzi alla International Security Assistance Force (ISAF), la missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’Onu e di cui fa anche parte il nostro Paese. Il titolo spiega la riservatezza del documento: “Afghanistan: L’Italia pianifica altri contributi all’Isaf. Bisogna lavorare con discrezione, ad un livello tecnico”.

A preannunciare l’invio di altri mezzi, nel corso di due incontri, sono Gianni Bardini (dal 2005 è capo dell’ufficio responsabile per le problematiche di sicurezza e le questioni NATO della Direzione Generale Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani) e un altro diplomatico italiano, Achille Amerio. I due fanno sapere che l’Italia sta già aumentando, in maniera discreta, “le capacità militari in Afghanistan” e preannunciano che pochi giorni dopo, durante un incontro di ministri della difesa presso la Nato, a Bruxelles, il nostro paese potrà annunciare ulteriori contributi. Viene anche specificato che “le leggi italiane rendono difficile la donazione di equipaggiamenti militari”. Ma, nonostante ciò, “Bardini ha fatto sapere che l’Italia avrebbe cercato un modo”. Infine, un particolare che testimonia l’attenzione del governo (il presidente del consiglio è Romano Prodi) sul tema rinforzi: “Vista la sensibilità politica dell’Italia sulla missione Isaf, sia Bardini che Amerio hanno sottolineato il fatto che la discussione di altri contributi italiani non dovrebbe essere resa pubblica, ma dovrebbe essere mantenuta a livello di canali tecnici”.

Dell’allora presidente del Consiglio Prodi, si parla anche in un rapporto datato 9 aprile 2007, relativo ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta. “L’ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi – si legge – sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall’elezione di Prodi”. L’Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l’incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Massima flessibilità viene garantita sulla tempistica. Il rappresentante Usa, da parte sua, solleva alcune criticità in merito al caso di Mario Lozano, accusato di aver ucciso volontariamente, il 4 marzo 2005 a Baghdad, il funzionario del Sismi Nicola Calipari subito dopo la liberazione dell’inviata del ‘Manifestò Giuliana Sgrena. Per l’America, il processo a Lozano è “molto problematico”: bisognava far sì che il governo italiano risolvesse la questione, facendo capire al tribunale che “le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze”. Gli americani premono per una soluzione rapida. Bisogna assolutamente evitare “l’ipotesi di un processo in contumacia”, che “manderebbe un messaggio orribile”. Castellaneta, da parte sua, replica evidenziando che “i crimini commessi all’estero rientrano nella giurisdizione del tribunale di Roma”. Il diplomatico italiano, infine “esprime poche speranze sulla possibilità che il governo italiano possa rallentare o interrompere il processo”, ma propone una visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, a Washington. In ogni caso, promette di far arrivare il messaggio degli americani al ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In tempi più recenti, è il dicembre 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane. Il rapporto parla di “trasferimento di un detenuto”, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa). La persona, di origini pakistane, è stata caricata su un aereo C-130, per “essere trasferita al governo italiano”. “Non ci sono stati problemi nel trasferire la custodia di questo detenuto”, conclude il rapporto riservato. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica.

Non mancano gli incidenti sul campo, come quello che ha visto per protagonisti i soldati italiani, il 7 luglio del 2008. Nel testo pubblicato on-line viene spiegato che “un ufficiale italiano ha sparato ad un ufficiale dei servizi segreti afghani NDS”. Gli italiani si stavano muovendo su tre mezzi: mentre uno è riuscito a fuggire, gli altri due sono stati arrestati dagli stessi servizi locali. Alla fine, però, “tutti gli italiani sono stati rilasciati”. Il bilancio è di un ferito afghano.
 

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

Written by admin

July 28th, 2010 at 10:24 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Un amico adesso si affitta sul web, ecco Rent a Friend.

Dalla serata al cinema allo shopping in centro, fino alla visita al museo o all’aperitivo. Sono versatili ma non proprio disinteressati visto che hanno una loro tariffa oraria, neanche troppo economica: i nuovi amici in affitto, pronti a farvi compagnia, si possono selezionare su un catalogo online. E’ l’idea che sta alla base del sito americano Rent a Friend 1, che, dopo essersi affermato negli Stati Uniti (dove può contare su 2000 iscritti) ora si espande in tutto il mondo. Italia inclusa. “Il nostro è un servizio diverso da quello dei siti per incontri, nessuno dei quali offre amicizia – spiega Scott Rosenbaum, il fondatore, un 30enne del New Jersey – qui c’è in ballo soltanto un rapporto platonico”. Il sito si vanta di essere quello che, negli Usa, offre le tariffe più basse e il database di amici più ricco. All’atto dell’iscrizione si pagano 25 dollari, mentre l’affitto di un amico costa almeno 10 dollari l’ora, con punte di 50 dollari. Alcuni di loro, infatti, possono decidere di variare la tariffa, a seconda dell’attività che viene loro richiesta. Tante le opzioni offerte: oltre alle classiche serate al cinema, al teatro o al ristorante, o anche alla giornata in spiaggia, ci si può rivolgere al sito quando si visita una nuova città, e si vuole avere qualcuno che illustri le bellezze del posto. Nel catalogo, che può contare su 218mila potenziali amici, ci sono anche persone con specifiche abilità: insegnanti di lingue straniere, istruttori di fitness ma anche di snowboarding e yoga, pittori, cantanti e ballerini, e così via. “Se avete un biglietto in più per una concerto o una partita – viene suggerito – e non avete voglia di andare da soli, potete usare Rent a friend”. Infine, si possono sborsare i 10 dollari l’ora anche solo per “chiedere un consiglio”: “Molta gente vuole soltanto dare consigli – si legge nella pagina web dedicata all’iscrizione – e può essere utile avere il punto di vista di una persona esterna”.

La ricerca di una persona con cui passare del tempo libero è molto semplice: basta digitare il codice di avviamento postale, selezionare il sesso ideale dell’amico di turno, e premere invio. Per adesso, la ricerca è limitata agli Stati Uniti e al Canada, anche se si accettano già iscrizioni da tutto il mondo, inclusa l’Italia. Le schede delle singole persone contengono ovviamente una foto, i dati anagrafici, e una descrizione caratteriale, oltre ovviamente alle attività preferite. Gli amici indicano se vogliono trascorrere del tempo con un uomo, con una donna, o indifferentemente con entrambi i sessi. Nessuno può offrire o cercare sesso, almeno non in maniera esplicita: chi dovesse contravvenire a questo punto fermo della community, sarà subito espulso. Perché a molte persone convenga offrire il proprio tempo ai gestori di Rent a Friend è presto spiegato nella sezione “fatti pagare per fare l’amico”, dove si lancia un “recruiting” a livello mondiale. E dove si svelano i vantaggi di questo genere di attività. “Potete guadagnare fino a 50 dollari l’ora e in più avrete cene e concerti gratis. Diventa il capo di te stesso. Decidi tu quanto farti pagare e quando lavorare”, si legge nel sito, che parte da questo assunto: “Nel mondo ci sono milioni di persone in cerca di amici, pronte a pagare”. Viene anche presentato uno schema di stipendio-tipo. Nel caso si decida di lavorare part-time, tre giorni a settimana, ad una tariffa oraria di 20 dollari, se ne guadagnano 480 a settimana. Se l’impegno sale a 5 giorni a settimana, sempre a 20 dollari l’ora, si possono intascare 800 dollari settimanali. Garanzie vengono fornite anche sull’assenza di sesso: “Non ci sarà alcun contatto fisico durante i vostri incontri con altri soci. Voi dovrete soltanto offrire la vostra amicizia”.

Un servizio analogo viene offerto anche da Rent a local Friend, un’iniziativa lanciata da una giornalista portoghese, e disponibile anche in Italia, a Roma e Milano. In questo caso, però, è predominante la vocazione turistica: il target è rappresentato dai viaggiatori solitari, cui viene offerta la possibilità di affittare un amico che faccia da guida turistica nella località di turno. Anche in Giappone, le agenzie che mettono a disposizioni amici in affitto sono molto diffuse: negli ultimi otto anni, sono raddoppiate. Se ne contano dieci. La più diffusa, la Office Agent, offre ai propri clienti un catalogo di mille persone.

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

Written by admin

July 28th, 2010 at 10:13 pm

Donazione sangue gay, interviene il ministro Fazio.

Una settimana dopo l’articolo-denuncia di Repubblica, sul rifiuto dell’ospedale Gaetano Pini di accettare una donazione di sangue da un gay (pezzo oggi “clonato” dal sito Corriere della Sera, che ha riproposto la stessa notizia), interviene il ministro della Salute Fazio. Un intervento che, in realtà, dice poco. Una semplice richiesta di chiarimenti al Consiglio Superiore di Sanità. Sotto, la nota:

Il ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio in merito a notizie relative all’esclusione dalla donazione di sangue di persone dichiaratamente omosessuali che si è verificata presso il Policlinico di Milano ha posto un quesito al Consiglio Superiore di Sanità per chiarire gli ambiti interpretativi delle norme europee e nazionali in merito ai “comportamenti a rischio” che possono determinare l’esclusione permanente o temporanea dalla donazione del sangue.

Written by admin

July 23rd, 2010 at 3:17 pm

Indymedia Roma chiude per ferie: “Scarsa partecipazione”.

Una chiusura per ferie, dettata, più che dalla voglia di vacanze, dall’assenza di partecipazione degli internauti. Per questo, la sezione romana di Indymedia, ha deciso di chiudere i battenti, a partire dal 31 luglio. La notizia viene comunicata dagli stessi amministratori, sulle pagine del network di informazione antagonista. “Da alcuni mesi Indymedia Roma – spiegano – soffre di una mancanza di partecipazione che ha determinato la decisione di chiudere la possibilità di pubblicazione durante l’estate. La crisi non è solo una questione di amministrazione e di mancanza di admin: pensiamo che la scarsa partecipazione su Indymedia sia in questo momento lo specchio del movimento, che attualmente, si trova frammentato su più livelli. Abbiamo ritenuto opportuno chiudere durante l’estate per lasciare la possibilità di ripensare il progetto in Settembre/Ottobre. Dal 31 luglio non sarà più possibile pubblicare nuovi articoli o commentare quelli esistenti”. Nello stesso post, c’è anche una critica verso quanti, spesso, copiano e incollano in maniera acritica, pezzi raccolti sul web: “Riteniamo che la presenza costante di numerosissime agenzie nel newswire non sia il modo ottimale di utilizzare lo strumento. Indymedia reclama una autoassunzione di responsabilità: le notizie non vanno copia-incollate, ma andrebbero pensate e autogestite, così come si fa per tutte le lotte. In questo momento di grave attacco all’informazione, ripensare come riprendere in mano la comunicazione non può che avere un forte impatto sociale, per questo invitiamo tutte e tutti, durante questi mesi di pausa, a ripensare come sia possibile, in un momento in cui l’open publishing e l’ipertrofia delle notizie sono onnipresenti, ritornare a fare informazione indipendente”. Alcuni commentatori, però, non sono d’accordo con la decisione. “E’ questo il movimento romano.. tempo de infradito e tutti ar mare”, scrive un utente anonimo. Un altro osserva: “Se non ve la sentite più lasciate il posto ad altri che hanno forse più voglia di fare che non voi, il problema non sussiste affatto”.

Pubblicata su Omniroma.

Written by admin

July 22nd, 2010 at 9:22 pm

Posted in Omniroma,Web-bosità

Fabri Fibra canta: “Marco Mengoni è gay”. Ed è guerra tra cantanti.

Fabri Fibra e Marco Mengoni in guerra, per colpa di un “outing musicale”. Il primo, infatti, lo chiama in causa, nella canzone “Non ditelo”, arrivando a scrivere: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo”. E il vincitore di XFactor 3, tramite il suo profilo Facebook, fa sapere: “Quello che è successo oggi non finisce qui. State sicuri che prenderemo provvedimenti, per vie legali, con la civiltà che qualcuno, a quanto pare, non conosce”. A sostenere i due cantanti, i relativi fan, che su Facebook stanno dando vita a una guerra di commenti e gruppi. A scatenare le ire di Mengoni, è una strofa, all’interno del brano inedito “Non ditelo” parte di “Quorum”, il web album che Fabri Fibra ha reso disponibile in questi giorni sul suo sito, in download gratuito: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia”. Seguono parole ancora più incisive, che hanno il sapore della provocazione, e che non sono piaciute a quanti vi hanno visto un’offesa mista a dispetto. Su Facebook la reazione non si è fatta attendere, con tanto di accuse di omofobia dirette contro l’autore della canzone. In poche ore, quasi 1300 persone si sono iscritte al gruppo “Raccolta firme contro la canzone ‘Non ditelo’”. “Partendo dal presupposto che ognuno ha il diritto di essere ciò che vuole, ma visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali riguardo l’identità sessuale di Mengoni – scrivono i fondatori del gruppo – è offensivo usare certe parole. Non credo che si ascolti un cantante per la sua identità sessuale. Questa è omofobia”. Sul suo profilo Facebook ufficiale si legge, in una nota, quella che è da ritenersi la replica di Fabri Fibra: “Dico la verità: non mi considero un omofobo”. Mengoni, però, non sembra aver digerito quelle parole in musica, che boccia come “spazzatura più spregevole”.

Link al pezzo su Repubblica.it

Written by admin

July 21st, 2010 at 10:57 pm

Posted in Repubblica.it

Gaetano Pini, Leoluca Orlando: “Sbagliato escludere gay da donazioni”.

 E’ “sbagliato e discriminatorio” escludere una persona dalla donazione del sangue soltanto per via del suo orientamento sessuale. Per questo, Leoluca Orlando, presidente della commissione parlamentare sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali 1, ha deciso di intervenire nella vicenda, denunciata da Repubblica.it, del ragazzo omosessuale respinto dal Gaetano Pini 2. “Domani scriverò all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, e gli chiederò una relazione dettagliata”, spiega Orlando. Soddisfatta Paola Concia, deputata del Pd, che, insieme all’ex ministro della Salute, Livia Turco, ha preannunciato un’interrogazione parlamentare: “Più parlamentari ci sono a condurre questa battaglia e meglio è”, osserva Concia.

Gabriele donava da otto anni il sangue nel nosocomio milanese. Dallo scorso mese di aprile, però, il servizio trasfusionale del Gaetano Pini si è integrato con quello del Policlinico, che da anni non accetta il sangue di persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con altri uomini. Da qui l’impossibilità per Gabriele di continuare a donare il sangue, e la decisione di rivolgersi a un’altra struttura.

Per Leoluca Orlando si tratta di una vicenda sulla quale occorre fare piena luce: “L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue. Per questo vogliamo avere chiarimenti dall’assessore Bresciani in merito ad una decisione che lede il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione italiana, dal diritto europeo e da quello internazionale”. Per Orlando, inoltre, nelle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate italiane bisogna garantire non soltanto i cosiddetti LEA (i livelli essenziali di assistenza), ma anche i “livelli essenziali di civiltà”. “E’ sbagliato concentrarsi su delle categorie a rischio, ma bisogna in realtà concentrarsi sui comportamenti a rischio, che non riguardano solo le persone omosessuali, ma anche quelle eterosessuali – dice Orlando – Credo che la decisione del Gaetano Pini sia scientificamente immotivata e discriminatoria, e non garantisce l’utilizzatore di quel sangue. I sistemi di verifica sulla qualità del sangue sono così precisi da permettere dei controlli molto accurati. Quindi, non riesco a capire perché un certo tipo di sangue debba essere ritenuto inaccettabile in via pregiudiziale”. Orlando si metterà in contatto domani stesso con l’assessore competente, e, successivamente, sottoporrà la sua relazione all’attenzione della commissione parlamentare.

Paola Concia, da parte sua, presenterà domani mattina un’interrogazione urgente al ministro della Salute, per chiedergli di prendere posizione sul tema, anche sotto forma di una direttiva nazionale. “E se qualcuno dovesse dire che le Regioni sono autonome in materia sanitaria, io dico che questo è un modo per lavarsene le mani. Serve una presa di posizione chiara e non discriminatoria”, osserva la parlamentare che rivolge un appello anche ai “colleghi parlamentari del centrodestra”: “Non ho letto, da parte loro, alcuna dichiarazione. Ora vorrei che si esprimessero”.

Dopo la denuncia da parte di Gabriele, il direttore generale del Gaetano Pini, Amedeo Tropiano, aveva confermato che il suo ospedale “aderisce al protocollo per la medicina trasfusionale della Città di Milano, di cui è capofila il Policlinico”. Il Policinico, inoltre, aveva difeso il suo protocollo, sostenendo che “recentemente l’Fda (Food and Drug Administration) ha riconfermato l’esclusione dalla donazione di sangue di uomini che abbiano avuto un rapporto omosessuale anche solo una volta nella vita”. La disomogeneità delle indicazioni tra i diversi ospedali milanesi, però, ha spinto Tropiano a convocare una riunione dei diversi dipartimenti trasfusionali per la prossima settimana, in modo da stabilire una linea di condotta comune a tutti: “Ho già parlato con il mio direttore sanitario – ha detto Tropiano – e da lunedì ci attiveremo per convocare questo incontro”.

Link al pezzo su Repubblica.it

Written by admin

July 18th, 2010 at 6:28 pm

Posted in Repubblica.it

Ospedale rifiuta sangue gay, interviene commissione parlamentare.

Dopo la notizia del rifiuto, da parte dell’ospedale Gaetano Pini, di ricevere il sangue da un donatore gay, oggi l’intervento della commissione parlamentare competente.

“L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue”. Lo ha affermato oggi in una nota Leoluca Orlando, presidente della Commissione sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, in merito al divieto fatto ad un giovane omosessuale di donare sangue per trasfusioni all’ospedale Gaetano Pini di Milano. La Commissione, si legge nella nota “invierà una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani”. La Commissione ricorda quindi che “al giovane in questione, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, è stata impedito l’ennesimo prelievo, perchè gay”. “L’orientamento sessuale – sottolinea quindi il presidente Orlando – non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue. Per questo vogliamo avere chiarimenti, dall’assessore Bresciani, in merito ad una decisione che lede il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione italiana, dal diritto europeo e da quello internazionale”.

Written by admin

July 18th, 2010 at 3:37 pm

Posted in Notiziando

Il sito della Guzzanti e la manina dell’hacker.

Così si presenta su Google il sito di Sabina Guzzanti, i cui codici, evidentemente, sono stati “ritoccati” da qualche abile manina.

Written by admin

July 17th, 2010 at 4:26 pm

Posted in Notiziando,Web-bosità

Tagged with