Archive for June, 2009
Gay Pride, pressing del tavolo GLBT sul Pd: “Prenda una posizione”.
Quattordici bandiere del Pd, prelevate questa mattina durante un vero blitz in uno scantinato della sede nazionale del partito, in via Sant’Andrea delle Fratte. Oggi pomeriggio quei simboli hanno sfilato tra i carri del Gay Pride romano, come espressione di una prima protesta da parte del Tavolo Glbt (gay, lesbico, bisessuale e transgender) dello stesso Pd, del quale fanno parte, tra gli altri, la deputata Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto e la giovane Cristiana Alicata. Tutti democratici, “stanchi di un Pd che, sulla questione dei diritti dei gay, non ha il coraggio di prendere una posizione netta e inequivocabile”, come spiegano sfilando per le strade della capitale. Alcuni sono esponenti locali del Pd – è il caso di Sergio Lo Giudice, consigliere comunale a Bologna, ma anche di Enrico Fusco, presidente Arcigay di Bari e responsabile giustizia della segreteria provinciale del Pd di Bari. Stamattina, durante una riunione del Tavolo Glbt, hanno deciso di puntare i piedi e di chiedere al segretario del partito, Dario Franceschini, una linea “chiara e decisa su questioni come quella del matrimonio ma anche delle adozioni”. E, sempre a Franceschini, chiedono ufficialmente di aderire al Pride nazionale di Genova, in programma il prossimo 27 giugno a Genova. “Qui a Roma abbiamo registrato adesioni individuali, anche di prestigio, da parte di esponenti del Pd – spiega Cristiana Alicata, bandiera del Pd in mano – è il caso del segretario dei Democratici del Lazio Roberto Morassut, di Nicola Zingaretti presidente della provincia, e di Paola Concia deputata del Pd. Ma tutto questo non basta: vogliamo che il segretario affronti, una volta per tutte, i temi cari alla comunità GLBT”. Perché parlano proprio oggi? “Abbiamo voluto attendere la fine del periodo delle elezioni europee – risponde Alicata, membro della Costituente del Pd nel Lazio, oltre che della segreteria Pd in un municipio romano – per evitare eventuali divisioni nel partito. Adesso, però, abbiamo capito che è ora di cambiare linea. Se non alziamo il livello, anche mediatico, di questa lotta, anche quella interna, non andiamo più da nessuna parte. E così ci siamo presi le bandiere. In teoria non potrebbero sfilare, ma per noi era importante esserci e lanciare questo segnale”. Le fa eco Enrico Fusco, militante del movimento omosessuale: “L’Europa sta andando avanti, noi siamo fermi. Facciamo ridere. Vogliamo un partito più laico, liberale e democratico. Anche Veltroni, sul tema dei diritti ai gay non ha mai detto molto ed è paragonabile, più che a Obama, a Franceschini”. Quello che gli esponenti del tavolo GLBT fanno notare, è che i militanti del partito sono “più avanti” rispetto alle gerarchie del Pd: “Quando, qualche giorno fa, il circolo del Pd della zona di Marconi, a Roma, ha votato una mozione per aderire al Pride, i ‘sì’ hanno stravinto. Perché non si fa qualcosa del genere anche a livello nazionale? Perché non si chiede ai militanti di esprimersi su una questione come quella del matrimonio? La risposta è che i vertici hanno paura del risultato del voto”. Che al Pd manchi il coraggio e la determinazione di prendere una posizione inequivocabile su alcuni temi, è la convinzione di Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay: “Chiedo al partito di votare a maggioranza, a partire dal prossimo congresso, su una questione come quella delle unioni gay. Vogliamo parlare di matrimonio e ho il diritto i sapere quale sia la linea del mio partito”. Il problema, oggi, secondo la Alicata, è che “manca un confronto: lo abbiamo cercato, per vie interne, ma ci siamo resi conto che non basta. Da qui la decisione, adesso, di portarlo all’esterno, anche con queste bandiere esposte al Pride di Roma. E’ arrivato il momento, per Franceschini, di aprire gli occhi, rispettare le differenze e di riconoscere i nostri diritti”. Eppure, secondo la giovane militante del partito, “noi del Tavolo Glbt crediamo di interpretare il sentimento del popolo democratico. Vorremmo che fosse così anche per i candidati e gli esponenti nazionali del partito. Troviamo strano che, lo scorso maggio, Franceschini non abbia firmato una mozione contro l’omofobia presentata da Paola Concia. E’ arrivato il momento di prendere una posizione chiara e inequivocabile, senza ulteriori rinvii”. Ora il tavolo Glbt guarda già al prossimo congresso del partito, e si appella a tutti, inclusi i militanti dei partiti a sinistra del Pd: “Chiediamo alle persone che vogliono un Pd più laico di iscriversi, e battersi al nostro fianco, perché i diritti dei gay possano finalmente diventare prioritari. Il che, ovviamente, non significa trascurare la crisi economica”.
Gay Pride, Questura autorizza corteo. E si lavora a carro “Noemi”.
Sarà un corteo antifascista e antirazzista, quello che, sabato prossimo, porterà in strada la comunità Glbt (gay, lesbische, bisexual e transgender), e al quale sono invitati a partecipare tutti quelli che credono nei pari diritti per gli omosessuali. Le previsioni degli organizzatori di questo Gay Pride romano, il cui sito internet ha già crashato per eccesso di contatti, si aspettano “centinaia di migliaia di manifestanti”. E, tra i carri, dovrebbe trovare posto anche la vicenda di Noemi, la ragazza oggetto delle attenzioni del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Anche se il comitato organizzatore deve ancora dire l’ultima parola, è probabile che una ballerina brasiliana (nome in codice: Naomi) si ispiri proprio alla 18enne di Casoria. Ci dovrebbe essere spazio anche per il sindaco, Gianni Alemanno che, secondo, gli organizzatori, si è impegnato “solo tardivamente per risolvere il problema del percorso del Pride”. Quel che è certo, per adesso, è che i costumi saranno inviati direttamente dal Brasile. Un Pride, quello di Roma, che nasce all’insegna dei divieti sul percorso. Tre, in tutto, nell’arco di circa due mesi e mezzo. I primi due, relativi alla zona di San Giovanni – richiesta dall’associazione Mario Mieli, ma rifiutata dalla Questura. Infine, il terzo, circa dieci giorni fa: da piazza della Repubblica a piazza Navona, passando per via dei Fori Imperiali (lo stesso del 2008). E proprio quest’ultimo percorso, alla fine, è stato concesso. Se gli organizzatori parlano di una chiara “retromarcia della Questura”, per la deputata del Pd, Anna Paola Concia, quello di via San Vitale è “un atto dovuto, che segna una vittoria delle associazioni Glbt”. Per l’esponente del Pd, intervenuta alla conferenza stampa indetta dal Mieli per presentare l’evento, “gli italiani dovrebbero ringraziare gli organizzatori di questo corteo, perché la civiltà veicolata dal Gay Pride fa bene a tutti”. Rossana Praitano, presidente del Mieli, sottolinea che “la vicenda romana ha dei contorni surreali: ad appena cinque giorni dalla sfilata, ci viene comunicato il percorso definitivo, che avevamo chiesto settimane fa. Ovvio che l’obiettivo fosse quello di indebolire la manifestazione con la burocrazia e le carte da bollo”. Un indebolimento che, però, non c’è stato, almeno secondo la Praitano, che ha ricevuto moltissime richieste di informazioni sulla sfilata. “La gente, non solo gay, ci ha chiamato, ci ha scritto e-mail, per avere informazioni – racconta – Il sito dell’evento ha crashato per eccesso di contatti. Segno che la città di Roma è vicina a questa manifestazione”. Da qui, la convinzione che, sabato 13 giugno (l’appuntamento è alle 15,30 in piazza della Repubblica, con partenza un’ora dopo), alla sfilata il cui slogan è “Liberi tutti, libere tutte”, interverranno moltissime persone non gay. “Per noi è stata una via Crucis – dice la Praitano – Abbiamo avuto complessivamente 12 incontri, in Questura e in Comune. Quando abbiamo chiesto l’intervento di Alemanno, ci è stato risposto che se ne occupava la Questura. Ma alla fine qualcosa deve essere successo, anche se è evidente che Alemanno ha dei problemi ad affrontare, sia politicamente che amministrativamente, la questione dei diritti dei gay”. Per il Mieli, potrebbe aver giocato a loro favore il ricorso al Tar, col quale si chiede, in sostanza, di rovesciare la decisione della Questura di non concedere il permesso alla sfilata. Ricorso che, viene annunciato, andrà comunque avanti: “Il nostro obiettivo è quello di ottenere un risultato di diritto, che impedisca in futuro situazioni di questo tipo”. Paola Concia non risparmia critiche al ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, con la quale non ha avuto alcun contatto: “Per quanto mi riguarda, sulla vicenda del percorso negato, mi sono limitata a scrivere al ministro Maroni, al sindaco e al prefetto. Del resto, il ministro Carfagna ritiene che le politiche per i diritti dei gay non siano prioritarie per il suo ministero. Normale, dunque, che sul Pride di Roma, non abbia detto niente”. Oltre alla sfilata, sono anche previsti vari appuntamenti culturali collaterali. A cominciare dal festival internazionale di cinema trans-divergenti (l’11 giugno), passando per la mostra fotografica “di meraviglie ursine Wonderbear” (12 giugno) e il torneo Campo de’ Fiori (12 giugno). Infine, mercoledì 10 giugno, il torneo “un calcio al pregiudizio”, una partita di calcio tra donne vip e donne lesbiche e, il giorno dopo, un concerto del Roma Rainbow Choir nella chiesa “St. Paul’s Within the Walls”. Dopo il Pride romano sarà la volta di quello nazionale, a Genova, il 27 giugno. Ma il Mieli pensa già ad una data importante: a quella dell’Euro Pride 2011, che si terrà a Roma. “Dovremo prepararci ad accogliere milioni di persone da tutto il mondo”, avvisano gli organizzatori.





