Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Gay Pride, pressing del tavolo GLBT sul Pd: “Prenda una posizione”.

Quattordici bandiere del Pd, prelevate questa mattina durante un vero blitz in uno scantinato della sede nazionale del partito, in via Sant’Andrea delle Fratte. Oggi pomeriggio quei simboli hanno sfilato tra i carri del Gay Pride romano, come espressione di una prima protesta da parte del Tavolo Glbt (gay, lesbico, bisessuale e transgender) dello stesso Pd, del quale fanno parte, tra gli altri, la deputata Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto e la giovane Cristiana Alicata. Tutti democratici, “stanchi di un Pd che, sulla questione dei diritti dei gay, non ha il coraggio di prendere una posizione netta e inequivocabile”, come spiegano sfilando per le strade della capitale. Alcuni sono esponenti locali del Pd – è il caso di Sergio Lo Giudice, consigliere comunale a Bologna, ma anche di Enrico Fusco, presidente Arcigay di Bari e responsabile giustizia della segreteria provinciale del Pd di Bari. Stamattina, durante una riunione del Tavolo Glbt, hanno deciso di puntare i piedi e di chiedere al segretario del partito, Dario Franceschini, una linea “chiara e decisa su questioni come quella del matrimonio ma anche delle adozioni”. E, sempre a Franceschini, chiedono ufficialmente di aderire al Pride nazionale di Genova, in programma il prossimo 27 giugno a Genova. “Qui a Roma abbiamo registrato adesioni individuali, anche di prestigio, da parte di esponenti del Pd – spiega Cristiana Alicata, bandiera del Pd in mano – è il caso del segretario dei Democratici del Lazio Roberto Morassut, di Nicola Zingaretti presidente della provincia, e di Paola Concia deputata del Pd. Ma tutto questo non basta: vogliamo che il segretario affronti, una volta per tutte, i temi cari alla comunità GLBT”. Perché parlano proprio oggi? “Abbiamo voluto attendere la fine del periodo delle elezioni europee – risponde Alicata, membro della Costituente del Pd nel Lazio, oltre che della segreteria Pd in un municipio romano – per evitare eventuali divisioni nel partito. Adesso, però, abbiamo capito che è ora di cambiare linea. Se non alziamo il livello, anche mediatico, di questa lotta, anche quella interna, non andiamo più da nessuna parte. E così ci siamo presi le bandiere. In teoria non potrebbero sfilare, ma per noi era importante esserci e lanciare questo segnale”. Le fa eco Enrico Fusco, militante del movimento omosessuale: “L’Europa sta andando avanti, noi siamo fermi. Facciamo ridere. Vogliamo un partito più laico, liberale e democratico. Anche Veltroni, sul tema dei diritti ai gay non ha mai detto molto ed è paragonabile, più che a Obama, a Franceschini”. Quello che gli esponenti del tavolo GLBT fanno notare, è che i militanti del partito sono “più avanti” rispetto alle gerarchie del Pd: “Quando, qualche giorno fa, il circolo del Pd della zona di Marconi, a Roma, ha votato una mozione per aderire al Pride, i ‘sì’ hanno stravinto. Perché non si fa qualcosa del genere anche a livello nazionale? Perché non si chiede ai militanti di esprimersi su una questione come quella del matrimonio? La risposta è che i vertici hanno paura del risultato del voto”. Che al Pd manchi il coraggio e la determinazione di prendere una posizione inequivocabile su alcuni temi, è la convinzione di Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay: “Chiedo al partito di votare a maggioranza, a partire dal prossimo congresso, su una questione come quella delle unioni gay. Vogliamo parlare di matrimonio e ho il diritto i sapere quale sia la linea del mio partito”. Il problema, oggi, secondo la Alicata, è che “manca un confronto: lo abbiamo cercato, per vie interne, ma ci siamo resi conto che non basta. Da qui la decisione, adesso, di portarlo all’esterno, anche con queste bandiere esposte al Pride di Roma. E’ arrivato il momento, per Franceschini, di aprire gli occhi, rispettare le differenze e di riconoscere i nostri diritti”. Eppure, secondo la giovane militante del partito, “noi del Tavolo Glbt crediamo di interpretare il sentimento del popolo democratico. Vorremmo che fosse così anche per i candidati e gli esponenti nazionali del partito. Troviamo strano che, lo scorso maggio, Franceschini non abbia firmato una mozione contro l’omofobia presentata da Paola Concia. E’ arrivato il momento di prendere una posizione chiara e inequivocabile, senza ulteriori rinvii”. Ora il tavolo Glbt guarda già al prossimo congresso del partito, e si appella a tutti, inclusi i militanti dei partiti a sinistra del Pd: “Chiediamo alle persone che vogliono un Pd più laico di iscriversi, e battersi al nostro fianco, perché i diritti dei gay possano finalmente diventare prioritari. Il che, ovviamente, non significa trascurare la crisi economica”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

No related posts.

Related posts brought to you by Yet Another Related Posts Plugin.

Written by admin

June 14th, 2009 at 1:34 pm

Posted in Repubblica.it