Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for August 29th, 2009

oltreconfine/Londra spegne i semafori, sms vietati per chi guida a New York.

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Londra spegne i semafori. Alcuni semafori londinesi della zona di Westminster saranno spenti, nell’ambito di un progetto, voluto dal sindaco, Boris Johnson, volto a fluidificare il traffico. L’esperimento potrebbe portare, in caso di esito positivo, alla rimozione di 100 semafori nel cuore della capitale. Le strade sottoposte alla sperimentazione saranno monitorate, per un periodo di 6 settimane, da 12 telecamere a circuito chiuso. Nelle ore notturne, i semafori saranno spenti. (Telegraph)

Stop alle chiamate dei telemarketers in America. A partire da martedì prossimo, le telefonate “automatizzate” (o robocalls) per vendere prodotti o servizi, saranno illegali. Almeno in America. Le aziende che si serviranno di questo strumento, rischieranno 16.000 dollari di multa a telefonata. Le segnalazioni di telefonate di questo tipo si possono fare tramite il sito della Federal Trade Commission americana (che ha anche messo a disposizione un numero telefonico). Ma ci sono delle eccezioni: saranno ancora ammesse telefonate da politici, annunci di servizio, chiamate informative (una chiamata con la quale si informa un cittadino che il proprio volo è stato annullato, sarà ammessa), da parte delle banche, dei gestori telefonici e delle organizzazioni di beneficenza. (Cnn)

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Chi sostiene il Gay Pride di Budapest? Una settimana di festeggiamenti, dal 30 agosto al 6 settembre. E’ quanto prevede il prossimo Budapest Pride. L’anno scorso ci furono numerosi incidenti, firmati da gruppi fascisti. Anche nel 2007 ci furono numerosi incidenti. Da qui, il sostegno di alcune ambasciate straniere, presenti a Budapest, per l’iniziativa di quest’anno. In un comunicato stampa congiunto, hanno espresso il loro sostegno al pride, le ambasciate di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Svezia, Spagna, Slovenia, Norvegia, Paesi Bassi, Sud Africa, Francia e Germania. Italia esclusa, ovviamente. (PinkNews)

New York, sms fuorilegge per chi è al volante. Vietato mandare sms mentre si guida, a New York. Il governatore David A Paterson ha firmato la legge che ha come obiettivo quello di ridurre il numero di incidenti. Non sarà quindi possibile inviare ma neanche leggere sms mentre l’auto è in movimento. Si rischia una multa di 150 dollari. (Wpix)

Fbi risolve omicidio del 1973. William Floyd Zamastil, 57 anni, è stato riconosciuto responsabile dell’omicidio della 22enne Leesa Jo Shaner, avvenuto nel 1973 a Fort Huachuca, in Arizona. Dal giorno della sua morte, il padre della vittima, un agente dell’FBI, ha fatto di tutto per trovare l’assassino (arrivando ad offrire una ricompensa di 10.000 dollari a chiunque avesse fornito informazioni utili a trovarlo). Due anni fa, dopo la sua morte, un altro agente dell’FBI ha continuato la “caccia” all’uomo, creando anche un sito web. Zamastil si trova già in carcere, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per il rapimento, lo stupro e l’omicidio di un’altra donna. Sarebbe stato lui a confessare ad un altro carcerato di aver ucciso Leesa Jo Shaner. Nell’ottobre del 2008, inoltre, il dipartimento della giustizia del Wisconsin aveva destinato 500.000 dollari per usare le tecniche del DNA nel tentativo di risolvere i cosiddetti “cold cases”. Uno di questi casi era proprio quello di Zamastil.  (Kpho)

Indagini della polizia su uno strano obitorio nel Galles. La polizia del Galles ha aperto un’indagine sull’obitorio dell’università del Galles, a Cardiff, dopo che questo mese è stato scoperto un cadavere senza cervello. Una legge, istituita nel 2004, vieta il prelievo di organi e tessuti senza il consenso dei familiari. (Telegraph)

Soldato spiazza Gordon Brown sulle tasse. Un piccolo agguato, almeno per quanto attiene la comunicazione istituzionale: a tenderlo al premier britannico Gordon Brown, un soldato del suo Paese. E’ successo durante la visita odierna di Brown ai contingenti impegnati in Afghanistan. Il primo ministro era a pranzo, nella base militare di Lashkar Gah, quando gli si è avvicinato il 20enne Dean Byfield, chiedendogli, senza mezzi termini: “Perché dobbiamo pagare le tasse mentre siamo qui?”. La risposta di Brown, formalmente ineccepibile: “Siccome lei è un dipendente britannico, i suoi guadagni vengono tassati nel Paese dal quale proviene, anche quando è all’estero”. (Telegraph)

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August 29th, 2009 at 7:21 pm

Su Facebook nasce il fan club per “Svastichella”.

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Nasce su Facebook il fan club di “Svastichella”, l’uomo che si trova in carcere con l’accusa di aver aggredito e accoltellato, a Roma, due omosessuali. Il gruppo, che è stato creato in questi giorni da un utente, S.M., è di chiara ispirazione omofoba, oltre che di estrema destra. Nell’introduzione, dopo aver definito l’aggressore “un idolo”, perché si fa chiamare “svastichella”, viene sottolineato che “a far notizia sono solo i gesti di chi è contro, come spesso i camerati”, mentre “le aggressioni dei compagni non son mai menzionate”. Dalla pagina sono esclusi, in quanto non graditi, “i finocchiacci e le lesbiche”. “Nessuno può dire la sua”, si scrive ancora, a meno che “non sia un fan del mitico svastichella. Qui è regime, vale una sola idea”. Gli iscritti al momento sono 46, mentre qualcuno ha già iniziato a commentare la bacheca pubblica. Oltre ad una serie di “boia chi molla”, c’è chi propone: “picchiare froci, negri, ebrei, zingari e tutta la feccia razziale dovrebbe essere lo sport nazionale”.

Non è comunque l’unico gruppo dedicato ad Alessandro Sardelli, l’uomo accusato per l’aggressione omofoba. Un altro, dal titolo “solidarietà per svastichella – giornalisti infami”, conta 20 iscritti e punta il dito contro “lo sciacallaggio mediatico”. “E per tutti quelli come lui che hanno sbagliato e pagheranno ma che sono vittime di questo sciacallaggio mediatico a cui non importa assolutamente del fatto in sè ma che cavalcano solo l’onda del fattaccio per fare più share – viene scritto nella presentazione del gruppo – Di cose del genere ne accadono a decine ogni giorno…solo che questa volta c’era un gay di mezzzo…Così come quando si parla degli Ultras. A quando le foto dei pedofili o le verità su certi personaggi politici. Giornalisti infami sciacalli”.

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August 29th, 2009 at 5:02 pm

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Omofobia, nascono a Roma i “micro-Pride”.

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Mentre si allunga l’elenco delle aggressioni nei confronti dei gay, da Napoli a Rimini, da Roma a Caserta, gli omosessuali della capitale si auto-organizzano e lanciano i micro-Pride. Una manifestazione a settimana, con incontro in via San Giovanni in Laterano, meglio nota come “Gay street”. Una decisione presa ieri, durante quello che può essere considerato il primo micro-Pride romano. Circa cento persone, arrivate in poche ore dopo un tam-tam su Facebook, i blog, ma anche tramite il passaparola via sms, hanno sfilato dal locale “Coming Out”, nei pressi del Colosseo, e sono arrivati al Campidoglio. E qui, tutti insieme, hanno deciso di darsi appuntamento, ogni settimana, per “vivere la città”, ed esprimere la rabbia per i recenti attacchi omofobi. Stamattina sono stati creati un gruppo su Facebook e un blog, per documentare le fiaccolate con foto e cronache, e per chiamare a raccolta la popolazione omosessuale. Una decisione, quella di auto-organizzarsi, nata al di fuori delle organizzazioni GLBT (come l’Arci Gay, il Mario Mieli, Dìgayproject), e che arriva in coincidenza con una ricorrenza dall’alto valore simbolico. Il 28 agosto 1963, a Washington, ci fu la marcia per il lavoro e la libertà dei neri americani. In quell’occasione, Martin Luther King pronunciò l’ormai storico “I have a dream”. Frase che dà il nome al gruppo nato in queste ore su Facebook. “Dopo una serie di aggressioni ravvicinate che ci sono state da nord a sud in Italia, da cittadini consapevoli della loro condizione di minoranza discriminata, anche noi abbiamo scoperto che abbiamo un sogno e che è necessario più che mai farci vedere – viene scritto nel gruppo – Non abbiamo paura, non siamo arrabbiati, non siamo organizzati, ma ci siamo e ci saremo ed il nostro sogno di libertà e di parità continuerà ad essere proclamato ogni settimana, accompagnati solo dalla nostra bandiera rainbow, dalle nostri voci, dalle nostre candele e dalla nostra fierezza”. Alla fiaccolata di ieri, che è stata seguita dagli agenti della Digos in borghese (non erano state richieste le autorizzazioni del caso alla Questura), ha partecipato, tra gli altri, Cristiana Alicata, attivista e blogger, membro del tavolo GLBT del Pd. Una delle militanti più agguerrite, all’interno del Pd, sul fronte dei diritti dei gay. “Ieri sera – racconta – davanti al Coming Out ci siamo ritrovati in poco più di 100. Un gran numero per la comunità GLBT dormiente romana. Una comunità che sente di doversi auto-organizzare per uscire dal ghetto, per gridare il proprio sdegno davanti al dilagare dell’omofobia e dell’intolleranza”. Per la Alicata, l’obiettivo di questi micro-Pride sarà quello di far “vivere ai gay la città”. “Ci siamo resi conto di essere sempre più arrabbiati, ma che, al tempo stesso, le associazioni GLBT non rappresentavano a sufficienza il nostro sdegno – dice la Alicata – Ci sentiamo dei cittadini che hanno bisogno di uscire, parlarsi, vedersi. Vogliamo ricreare una comunità, a Roma. Non vogliamo che i gay se ne stiano solo nelle discoteche. Devono uscire per strada, e vivere la città. In città come Torino, ad esempio, ci sono luoghi e momenti di incontro, diversi da quelli offerti dalle discoteche”. E, in queste ultime ore, non mancano adesioni da altre città, dove anche si vogliono organizzare eventi analoghi. “Per adesso, l’esperienza è prevalentemente romana, ma viste le adesioni e le richieste di supporto che ci stanno arrivando, penso che questo movimento spontaneo possa arrivare ad allargarsi”, commenta la Alicata. Che, dalle pagine del suo blog, parla di una vera e propria “rivoluzione Rainbow”: “E’ necessario sfilare ogni giorno. Fare un pride a settimana finché i nostri diritti e la nostra incolumità non siano tutelate. Chiusi nelle discoteche è come stare chiusi in un ghetto dove non diamo fastidio a nessuno. Un piccolo punto di partenza, di visibilità. Chissà quante altre cose potranno nascerne di cui Roma ha un enorme bisogno. Che la rivoluzione Rainbow abbia inizio”. Qualcuno, su Facebook, sintetizza così la formula dei micro-pride: spontaneismo; assenza della politica; assenza delle associazioni; recupero dello spazio urbano. E anche se non ci saranno le bandiere delle associazioni, c’è chi, facendone parte, ha deciso di aderire lo stesso, ma senza simboli di partiti. Gli unici simboli che si sono visti, ieri sera, erano quelli della rabbia. Cartelli che recitavano: “omosessuali sensibili? No, incazzati”, oppure “donna=stupro, lesbica=botte”. E, naturalmente, c’erano tante bandiere arcobaleno, il simbolo del movimento. La fiaccolata si ripeterà ogni settimana, partendo dal Coming Out (in via di S. Giovanni in Laterano). “Chiunque condivida con noi lo stesso sogno sarà benvenuto e via dei Fori Imperiali, ogni settimana, diventerà Viale della Libertà”, viene spiegato su quello che ormai è diventato il blog “ufficiale” dell’iniziativa. E le autorizzazioni della Questura? “Siamo cittadini che si incontrano – risponde la Alicata – in maniera spontanea. Decideremo dove andare, di volta in volta. Potremmo anche solo parlare, confrontarci”. Intanto il prossimo appuntamento è stato già fissato: venerdì 4 settembre, alle 21. L’era dei micro-pride è iniziata.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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August 29th, 2009 at 4:47 pm

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