Archive for September, 2009
Studio Aperto scambia Mestre per le isole Samoa.
Piccola “svista” della redazione di Studio Aperto, che ha mandato in onda un video preso da internet, relativo ad una tromba d’aria avvenuta a Mestre: peccato che lo abbia commentato come se si fosse trattato dello tsunami che si è abbattuto sulle isole Samoa. Come ha dimostrato Marco Pavan, qui il video originale relativo alla tromba d’aria che il 15 giugno 2007 investì l’Heineken Jammin’ Festival al Parco S.Giuliano di Mestre
Campagna raccolta fondi per ciechi, la Rai “oscura” il numero per donazione.
Parte domani la campagna di raccolta fondi per la costruzione di un centro di alta specializzazione per la riabilitazione e l’integrazione sociale per i ciechi pluriminorati, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e con i patrocini del Comune di Roma e del Segretariato sociale Rai. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha realizzato uno spot (che sarà trasmesso dalle reti Rai negli spazi dedicati al Segretariato Sociale) per informare e invitare i telespettatori a fare la loro donazione via SMS, in collaborazione con i quattro principali operatori telefonici nazionali (Tim, Vodavone, Wind e 3). Da domani e fino al 20 sarà infatti possibile mandare un SMS del valore di 2€ dal cellulare personale al numero 48542, oppure chiamare lo stesso numero da rete fissa, per chi volesse fare di più è a disposizione il n. di C/C postale 906040.
Peccato che, come informa la stessa Unione ciechi, “l’ufficio legale della Rai abbia informato il Presidente nazionale dell’unione, Tommaso Daniele, che manderà in onda lo spot senza i loghi degli operatori telefonici e, soprattutto, senza il numero a cui inviare l’sms”. “Che senso ha trasmettere uno spot che invita a mandare SMS solidali senza dire a quale numero devono essere mandati? Che senso ha che questo divieto arrivi solo il giorno prima della loro messa in onda? Perché la Rai si tira indietro in questa gara di solidarietà, quando, attraverso il suo Segretariato sociale, aveva dato finora un grande appoggio all’iniziativa?”, si chiede Tommaso Daniele. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti fa un accorato appello alla Rai e al suo ufficio legale affinché sia possibile trasmettere gli spot con le informazioni necessarie per effettuare la donazione.
Si masturba in metropolitana, il video su Youtube.
Un uomo indossa dei pantacollant aderenti. E’ accanto ad una passeggera seduta e, mentre si guarda ripetutamente intorno nel convoglio, si masturba, sfruttando l’aderenza e l’elasticità dei pantaloni. La scena è stata immortalata in un video, pubblicato su Youtube da un utente rumeno di 26 anni (non è specificato se si tratti di un uomo o una donna). Il filmato, che dura circa un minuto, è stato caricato il 19 agosto scorso ed è stato realizzato sulla linea A della metropolitana, all’altezza della fermata Arco di Travertino. L’uomo ripreso, sulla quarantina, un giaccone trasandato, è rivolto verso la porta. Con la mano si tocca ripetutamente, girandosi con la testa anche verso gli altri passeggeri. Accanto a lui, seduta, c’è una ragazza. Poco prima della fermata successiva, si copre con il cappotto e cambia postazione. La ragazza accanto a lui sembra essersi accorta di tutto, ma fa finta di niente, salvo osservarlo quando si allontana da lei. Chi ha caricato il video, scrive, in rumeno, di “averlo visto due volte nella metropolitana”, e sempre intento a masturbarsi, “come se stesse da solo”.
Ambulanza con lampeggiante acceso, ma l’autista è in sala corse.

L’ambulanza è ferma davanti al centro scommesse della Snai. Via Trionfale, poco prima dell’incrocio con via San Tommaso D’Aquino (il civico è il 75), alle 17.40 di ieri. I lampeggianti sono accesi, ma di emergenze, come spiega un portavoce del 118, non ce ne sono. L’autista, con la divisa arancione, esce dal centro Snai, in mano ha un foglio bianco. Poco prima di risalire, sul mezzo (sul quale è riportato chiaramente il logo dell’Ares 118), lo piega. Riparte, i lampeggianti sempre accesi. Il 118 spiega che, intorno a quell’orario, è stata ricevuta una richiesta di intervento per malore, in via Trionfale, all’altezza del civico 126. Richiesta che però era stata annullata dal richiedente, circa un minuto dopo la prima telefonata. “Ero sceso un attimo a controllare le corse – si è poi giustificato l’autista, riferiscono dal 118 – L’intervento era stato annullato e stavo rientrando in postazione. Il lampeggiante ce lo siamo scordati acceso”.
“Ci aspettiamo che la Regione apra immediatamente un’indagine per fare chiarezza su questa vicenda, nel rispetto degli utenti del 118″. Così Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, l’associazione dei consumatori, commenta le foto scattate ad un autista di un’ambulanza del 118, davanti ad un Centro Snai, in via Trionfale. “Riteniamo inoltre che sia arrivato anche il momento di promuovere un’inchiesta su come vengano usate le auto di servizio, ma, soprattutto, sulle modalità di impiego dei lampeggianti e delle sirene. Troppo spesso, infatti, vengono usate a sproposito – dice Pileri – Anche in questo caso, ad esempio, i lampeggianti erano accesi, ma non c’era alcuna emergenza specifica”.
Milano/Conto record da 7mila euro per tre giapponesi.
Settemila e 265 euro: è il conto-record pagato in un locale notturno milanese, il Pussy Cat, da un turista, che si è rivolto alla sede di Tokyo dell’Agenzia italiana per il turismo, l’Enit. La somma, che è stata richiesta da un night club nella zona di via Gonzaga, è stata suddivisa in due scontrini: uno pari a 6.765 euro, l’altro di 500 euro. Del caso si sta occupando l’associazione per la difesa dei consumatori, Adoc, che ha ricevuto dall’Enit, lo scorso 2 settembre, tutta la documentazione, e per questo assisterà legalmente il giapponese. Quella che per l’associazione dei consumatori sarebbe l’ennesima truffa a danno di ignari turisti, risale allo scorso mese di dicembre, ma viene denunciata soltanto adesso grazie anche alla vasta eco che hanno avuto in Giappone altri casi analoghi, occorsi a Roma. In un primo momento, il turista, che era in compagnia di due colleghi, aveva pensato che il conto fosse pari a 80.000 yen (circa 600 euro). Soltanto dopo alcuni mesi, si è reso conto di aver pagato dieci volte tanto. Quando poi, lo scorso mese di luglio, ha letto sui giornali giapponesi dei turisti nipponici truffati in un noto ristorante del centro storico di Roma, ha pensato di andare fino in fondo. E ha così scritto una lettera all’Enit, in cui denuncia tutto l’accaduto. “La sera dell’11 dicembre – spiega il signor K., il titolare della carta di credito sulla quale è stata addebitata la somma – insieme a due colleghi, siamo entrati nel nightclub. Erano circa le 22. Non c’era quasi nessuno, e così ci siamo messi a nostro agio e abbiamo bevuto con calma”. Sicuramente hanno alzato un po’ troppo il gomito, particolare che viene ammesso nella stessa lettera. “Per il conto, ho chiesto al capo del locale – continua la missiva – e mi è stato chiesto di firmare e inserire il numero di sicurezza. Ci hanno fatto due scontrini, e, non sapendo bene il motivo, ho pensato che forse la prima transazione era andata a vuoto”. Quanto alla cifra record, dice: “Ho fatto male a non controllare il conto, ma senza pensare che veramente fosse da 800.000 yen, ho pensato che fosse pari a 80.000 yen”. Qualche giorno dopo, il giapponese si trasferisce a Torino, ma non riesce a pagare con la carta di credito: aveva superato il limite mensile di spesa. “Ma siccome a volte succede – spiega ancora – sono tornato in Giappone, senza pensare di fare un controllo”. Solo a gennaio, gli viene comunicato l’importo addebitato sulla carta: “Ho chiamato diverse volte quel locale, ma non sono mai riuscito a collegarmi”. La lettera girata all’Enit si conclude con una richiesta di aiuto e con una certezza: “Vi prego di fare qualcosa. Attualmente non ho intenzione di tornare a Milano”. Al giapponese che ha pagato il conto, l’Adoc ha suggerito di “descrivere i fatti in una denuncia, e di inoltrarla, tramite l’autorità consolare in Giappone, alla Procura della Repubblica di Milano”. “Siamo davanti ad un fatto grave – sottolinea Carlo Pileri, presidente dell’associazione – perché è assurdo che ci si approfitti di persone che non parlano la nostra lingua, e che hanno difficoltà a calcolare l’ammontare degli scontrini. Persone che, va detto, aiutano la nostra economia, visitando l’Italia. Purtroppo si tratta di errori che possono occorrere ovunque, anche nei taxi. Per questo bisogna puntare a sottoscrivere accordi con i ministeri e le associazioni di categoria”. E il caso è tutt’altro che isolato: “Dopo la vicenda dei giapponesi truffati a Roma, abbiamo attivato uno sportello dedicato ai turisti, in diverse lingue, e abbiamo ricevuto decine di segnalazioni analoghe. Per questo abbiamo dovuto creare un pool di avvocati, che si occupa specificatamente dell’assistenza legale per questo genere di truffe”.
Metro B, da ottobre a Roma convogli con aria condizionata.
“Dalla fine di ottobre cominceranno ad arrivare i nuovi treni moderni e con l’aria condizionata per la linea metropolitana B”. Lo ha fatto sapere l’assessore capitolino ai Trasporti, a Roma, Sergio Marchi, a margine della conferenza di presentazione dei lavori di restauro del nodo Termini. Marchi ha precisato che si tratta di 8 nuovi treni forniti dalla Caf. “Ne sara’ consegnato uno al mese”, ha concluso.
8 settembre, striscione di Militia contro Alemanno.
“8 settembre: un porco per i compagni, un traditore per i fascisti. Alemanno lurido infame”. E’ quanto recita uno striscione grande circa sei e firmato Militia, trovato stamattina sotto al cavalcavia di Batteria omentana. Sul posto i carabinieri della compagnia Parioli.
La risposta del sindaco: “Ieri erano scritte da sinistra, oggi di estrema destra, sono scritte di minoranze che non devono andare ad inquinare la vita ed il dibattito pubblico della nostra citta. Dobbiamo fare in modo che tutte le forze politiche acquisiscano quella consapevolezza per cui isolando violenti ed intolleranti si puo’ costruire un grande confronto, una grande dialettica anche aspra, ma che si ritrova sempre nel rispetto reciproco e nel rispetto dei valori della nostra nazione”.
Militia Christi vola su Lecco, e 30 indagati per commenti contro Beppino Englaro.
Il Movimento Politico Cattolico “Militia Christi” ha annunciato, ieri sera, che oggi farà volare su Lecco un aereo da turismo, dalle 13 13.45. L’aereo mostrerà uno striscione che recita: “Onore ad Eluana,vittima dell’eutanasia. Militia Christi”. “L’ iniziativa, oltre a ricordare la povera Eluana, vuole anche essere un mezzo per chiedere con forza, nell’ormai imminente dibattito alla Camera sul fine vita – spiega un comunicato stampa – che la futura legge assicuri senza ambiguità il dovere di fornire idratazione, alimentazione e cure ordinarie a chiunque, inqualsiasi situazione si trovi, sempre e comunque”.
E, intanto, stanno dando i primi frutti, le denunce presentate da Beppino Englaro alla magistratura lo scorso 9 febbraio. Il papà di Eluana aveva chiesto l’intervento dei magistrati, dopo aver scoperto sul web una serie di commenti insultanti, molti dei quali pubblicati in forma anonima. Adesso arriva la notizia che la polizia postale ha rintracciato, in tempi record, una trentina di persone, tutte indagate per diffamazione. Sotto accusa sono finiti mezza dozzina tra siti internet e blog. ”In sede penale – spiega il legale della famiglia Englaro – abbiamo ridotto a un solo esposto, presentato da Beppino e predisposto dal nostro studio, riducendo proprio all’osso tutto quanto detto e scritto in questa vicenda. In fase civile, invece, sempre per le parole pronunciate da molti, perchè ognuno in questi mesi ha detto la sua, non abbiamo ancora compiuto alcun passo. Casomai valuteremo cosa fare, perchè anche in questo caso alcune affermazioni possono rivestire un profilo diffamatorio”. Se quella di Beppino è una querela unica, altre otto, invece, sono state presentate da Amato De Monte, il primario udinese di rianimazione, guida dell’associazione Per Eluana che ha seguito la donna nel suo ultimo viaggio. A differenza di Beppino, il medico ha presentato querele per diffamazione, ed eventuale calunnia, per parole scritte e affermazioni su internet. Da quanto appreso, tra le trentina di responsabili di siti e blog ci sono anche esponenti del mondo cattolico. Alcuni siti finiti nel mirino della magistratura: “Ultimenotizie.tv”, il forum di “Panorama.it”, “Quotidiano.net”, “Myblog”, “Cattolicesimo.ue”, “Culturacattolica.it” e “Azioneetradizione.it”.
Obama agli studenti: attenti a quello che postate su Facebook.
Il presidente Usa Barack Obama ha incontrato, ieri, gli studenti della “Wakefield High School”, ad Arlington in Virginia. Dopo aver tenuto un discorso, ha risposto alle loro domande. Parlando, tra le altre cose, di Facebook. Rispondendo ad un quattordicenne, che gli chiedeva consiglio su come poter diventare presidente degli Stati Uniti, Obama ha risposto facendo riferimento al popolare social network: “Permettimi di darti qualche dritta pratica. Prima di tutto, vorrei che tutti faceste attenzione a quello che pubblicate su Facebook, perché nell’era di YouTube qualunque cosa voi facciate potrà essere ri-tirata fuori più avanti nella vostra vita”. E, ancora: “Quando si è giovani si commettono degli errori e si fanno cose stupide. Ho sentito di molte persone che pubblicano i fatti loro su Facebook e poi fanno domanda per un lavoro e qualcuno va a fare una ricerca su di loro”. Obama ha quindi fatto riferimento agli “errori” che ha commesso quando andava a scuola, ma non è entrato nei dettagli.
Un’indagine condotta a giugno da careerbuilder.com ha fatto emergere che il 45% dei datori di lavoro usa i siti di social network per cercare i candidati per un impiego e che Facebook, con 250 milioni di utenti in tutto il mondo, è il sito prescelto. Circa il 35% dei datori di lavoro intervistati aveva detto di aver trovato informazioni su questi siti che li avevano spinti a respingere alcune candidature, come fotografie inappropriate, informazioni sul consumo di alcol e droga dei candidati o cattive impressioni dei precedenti datori di lavoro, colleghi o clienti.
“Svastica sotto casa di Pacifici”, ma risale a nove mesi fa.
Poco dopo le 13 di oggi, l’agenzia stampa Ansa, per prima, batteva la notizia che una svastica era stata disegnata sul portone dell’abitazione di Riccardo Pacifici. La svastica sarebbe stata realizzata con una speciale vernice, “visibile solo in controluce” (fatto che rappresenterebbe,di per sè, una novità). La notizia, come comprensibile, fa partire una serie di comunicati stampa di solidarietà, tra gli esponenti politici locali.
La svastica, però, è roba vecchia, di nove mesi circa: risale, infatti, al gennaio scorso. Allora, come avviene in questi casi, venne subito cancellata. Ma rimuovendola, il solvente molto potente deve aver lasciato una sorta di “segno”, a forma di svastica. Quello stesso mese, per l’esattezza il 21 gennaio, Fiamma Nirenstein firmò un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, nella quale elencava una serie di azioni antisemite, tra le quali quella del 5 gennaio, così sintetizzata: “Una svastica viene disegnata sul portone di ingresso della casa del presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici”.
Così, un’ora e mezzo dopo, arriva la precisazione dello stesso Riccardo Pacifici: “La svastica risale a nove mesi fa”. Seguiva anche una nota della stessa comunità: “Per dovere di cronaca siamo obbligati a precisare che la notizia data oggi da alcune agenzie di stampa circa la svastica ritrovata sul portone di casa del Presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, risale ad alcuni mesi fa, quando sì era preferito non rendere nota la cosa. Ieri, il portone sembrava di nuovo imbrattato mentre dai confronti con l’arma dei carabinieri si è capito che si trattava di una vecchia svastica, già denunciata alle forze dell’ordine. Ringraziamo il mondo politico, che in modo bipartisan ha condannato e espresso solidarietà al Presidente. Attendiamo comunque l’esito delle indagini della Digos, riguardo all’episodio dei mesi trascorsi”.
“Presidente italiano”, la satira degli egiziani contro Berlusconi.
Circola, da qualche giorno, questo perfido video egiziano, dal titolo “Presidente italiano”, dedicato appunto al nostro presidente del consiglio. Lo ha ideato Yussam Abdel-Rahman, personaggio noto nella tv dell’Egitto. La canzone è incentrata sulle avventure erotiche di Silvio Berlusconi, e gioca molto sulle sue “ossessioni sessuali” (lo si definisce “in calore come un somarello”). Vi compare anche Berlusconi, con bandana e maglia tricolore e non manca Noemi. Per la cronaca: secondo Amnesty International, Human Rights Watch e Freedom House, l’Egitto è da considerarsi paese non libero, viste le frequenti violazioni dei diritti umani, civili, politici.
Il progenitore di Twitter è la cartolina.
Se Twitter può essere considerato un fenomeno tipico del ventunesimo secolo, le sue origini vanno però ricercate a inizio Novecento. I primi “tweet” (o cinguettii, come vengono chiamati gli aggiornamenti pubblicati dagli utenti della piattaforma di micro-blogging) risalirebbero a più di cento anni fa, all’epoca edoardiana. E’ questa la conclusione alla quale sono arrivati alcuni studiosi britannici, delle università di Manchester e Lancaster, che hanno individuato il progenitore di Twitter: la cartolina, introdotta nella forma attuale nel 1902, e divenuta in pochissimo tempo un successo, in termini di diffusione. E gli edoardiani sarebbero stati i primi a pubblicare pensieri o semplici aggiornamenti su cosa stavano facendo, proprio utilizzando le cartoline. Tre i punti di forza di questo mezzo di comunicazione, che, come avviene oggi, presentava da un lato una foto e dall’altro lo spazio per scrivere: costi ridotti, efficienza del sistema postale e brevità dei messaggi. Con consegne che arrivavano fino alle 10 volte giornaliere nelle principali città, le cartoline, durante il regno di Edoardo VII, venivano usate per “chattare”, scambiarsi impressioni o suggerimenti (dal cibo alle donne), con costi alla portata di tutti. “A differenza di quelle che vengono generalmente spedite ai nostri tempi dai luoghi di villeggiatura – hanno fatto notare i ricercatori – allora le cartoline erano rapide quanto il ‘twitterare’ di oggi”. Gli studiosi hanno calcolato che, fino al 1910, ne sono state inviate, nel Regno Unito, sei miliardi. Come avviene su Twitter, dove ogni aggiornamento non può superare i 140 caratteri, anche le cartoline obbligavano gli scriventi ad essere sintetici. Da qui la conclusione dei ricercatori, Julia Gillen e Nigel Hall, secondo i quali il basso prezzo e l’efficienza della cartolina edoardiana non hanno conosciuto eguali, a livello di comunicazione scritta informale, fino ai giorni nostri. Alcune cartoline recuperate – e il cui contenuto sarà ripubblicato proprio su Twitter – contengono indicazioni su appuntamenti futuri, ma anche appunti su cene (“il nostro George porterà il maiale, quindi non comprate la carne”, recita uno dei 1500 messaggi recuperati) o il classico “vorrei che fossi qui”. Veri e propri strumenti per dare la possibilità alla gente di conversare, quando non c’erano computer e cellulari: tutti, di fatto, “avevano la possibilità di comunicare in maniera rapida, senza l’obbligo di dover rispettare le regole della scrittura tradizionale”. E, proprio come avviene oggi con il linguaggio informale, tipico dei social network ma anche degli sms, anche in quell’epoca c’erano i puristi della lingua che si lamentavano dell’assenza di punteggiatura e delle frequenti abbreviazioni. Il flusso spontaneo di brevi messaggi scritti informali era di fatto percepito come una minaccia agli standard linguistici.
Gmail va giù, anche nella sede di Google. Hacker?
Un’interruzione del servizio, iniziata poco prima delle 22, e la notizia che corre da una parte all’altra del mondo, sui blog, via twitter e tutti i principali social network. Gmail, il servizio di posta elettronica di Google, non è attualmente raggiungibile da moltissimi utenti. E persino nella sede madre di Google, a Mountain View, ci sono problemi per i
dipendenti ad aprire la posta, come viene ammesso sul blog ufficiale di Gmail. Secondo lo status di Google, i problemi sono iniziati alle 21.53, e hanno interessato “una maggioranza di utenti”, che non sono stati in grado di accedere alla loro casella di posta. Qualcosa di analogo era però accaduto anche nel pomeriggio, quando c’era stata una interruzione del servizio rilevante. Gli internauti hanno ricevuto un non meglio precisato errore del server di tipo 500 e 503. Molti i siti americani che stanno rilanciando la notizia, parlando, in alcuni casi, di “turbolenze per gmail”. Come sottolinea Techcrunch, “un’altra interruzione si era verificata nella mattinata” (il pomeriggio in Italia), notando inoltre che “per un po’ il servizio ha funzionato in maniera non costante”. Anche The Register scrive che non è accessibile da una moltitudine di utenti sulla costa orientale e occidentale, in America, e nel Regno Unito. E, intanto, su Twitter, c’è chi segnala gli errori di connessione da ogni parte del mondo e in varie lingue. Centinaia di utenti denunciano come il blocco stia andando avanti da ore, e che, oggi, per tutta la giornata, non è stato possibile controllare, in maniera regolare, la posta. Molti lamentano il fatto che non vengano fornite spiegazioni in merito al problema. Ancora alle 23.13, un’ora e venti dopo aver riconosciuto l’interruzione del servizio, Google scrive nello status del servizio: “Stiamo continuando ad esaminare più a fondo il problema”, prevedendo un ulteriore aggiornamento un’ora dopo. E, sempre su questo crash, è anche apparso un post sul blog ufficiale dell’azienda di Mountain View, firmato da Besbris, engineering director: “Sappiamo che molti di voi stanno avendo problemi ad accedere alla posta. Anche noi abbiamo gli stessi problemi e capiamo il vostro dolore. Scriviamo questo post, perché vogliamo che sappiate che stiamo affrontando il problema, e speriamo di avere delle informazioni da condividere con voi in breve tempo”.
E qualcuno pensa già agli hacker.
oltreconfine/Licenziata perché scrive maiuscolo, uccide la moglie per colpa di Facebook

Licenziata perché scrive maiuscolo. Vicki Walker è stata licenziata dopo che numerosi colleghi si lamentavano del fatto che le sue e-mail fossero scritte in maiuscolo (il che, secondo la netetiquette, equivale ad urlare). La donna, che lavorava come ragioniera per un’azienda sanitaria, si è quindi rivolta ad un tribunale, che le ha riconosciuto un risarcimento di 8mila euro e ha definito ingiusto il licenziamento, risalente al 2007. Vicki, di Auckland, era anche solita evidenziare con colori diversi alcune frasi chiave (Telegraph)
Uccide la moglie perché passa troppo su Facebook. Brian Lewis è accusato di aver strangolato la moglie 26enne Hayley Jones, “colpevole”, a suo dire, di dedicare troppo tempo al social network. I fatti sono avvenuti il 12 marzo scorso, e il processo è iniziato in questi giorni, nel Galles del Sud. L’uomo si proclama innocente. Ma il 31enne è inchiodato da numerose prove. Ma ad inchiodare il 31enne, padre di 4 figli, è la chiamata che ha fatto il 12 marzo per chiamare i soccorsi, e durante la quale confessava di averla uccisa. (Telegraph)
Contrordine: i cellulari non fanno male ai bambini. L’uso di un cellulare, da parte di un bambino, non è dannoso, ed è paragonabile al farsi un bagno o degli esercizi. Lo sostiene un nuovo opuscolo informatico del Dipartimento della Salute britannico, pubblicato dal Daily Mail. Nella sua versione precedente, l’opuscolo sosteneva che secondo le ricerche di settore l’uso del cellulare puo’ “interessare l’attività del cervello”. Il tutto è stato sostituito
dall’espressione: “Non c’è alcuna prova scientifica che i cellulari provochino il cancro”. Ma è polemica tra le associazioni che si occupa dell’argomento. Una di loro chiede che l’uso del cellulare sia sconsigliato ai bambini sotto i 10 anni di età. (Daily Mail)
Prete metodista fa coming out durante la messa. Il reverendo metodista David Weekley, di Portland, ha fatto coming out durante l’omelia della domenica, di fronte a circa 200 fedeli. L’uomo, che ha 50 anni, ha confidato di esser nato donna, e di aver iniziato il processo di cambio di sesso 10 anni prima di diventare prete. Al termine della sua storia, i fedeli lo hanno applaudito. (Advocate)

Kit sopravvivenza per gatti in caso di terremoto. E’ ideale per il padrone paranoico, che vuole avere un cane/gatto pronto in caso di terremoto. Lo commercializzano i giapponesi Oyagokoro, che hanno immesso sul mercato tre tipi di kit, di diverse misure. Ogni modello contiene, tra le altre cose, un cappottino impermeabile, speciali scarponi proteggi-zampine, e olio per l’aromaterapia per curare lo stress. Il prezzo di un kit oscilla tra le 100 e le 400 sterline. (Telegraph)
A 9 anni ruba l’auto dei genitori. “Mi hanno fatto arrabbiare”: così si è giustificato agli agenti di polizia un bimbo di Greenfield, nell’Indiana, dopo un inseguimento notturno con la polizia, avvenuto sabato scorso. Gli agenti, per fermarlo, hanno dovuto bucargli una ruota della gomma, con un bastone a punta. “Volevano che rientrassi a casa”, ha poi detto. Da qui la decisione di rubare le chiavi dell’auto dalla borsetta della madre, mentre questa dormiva. (The Indy Channel)
Minorenne denuncia prete per molestie. Una ragazza di 16 anni ha denunciato per molestie un prete di North Las Vegas, che le avrebbe anche offerto 20 dollari per tacere. I primi casi di abusi sarebbero avvenuti quando la bimba aveva 10 anni, e sarebbero proseguiti per altri 4 anni. L’uomo, Ladislao “Constantine” Morales, 56 anni, è stato arrestato. I due si sono conosciuti nel centro evangelico, dove la ragazza andava a studiare dopo scuola. Morales la accompagnava spesso a casa e la andava a prendere. Il prete ha ammesso di averla massaggiata e di essere andato con lei in un motel, ma solo “per fare i compiti”. (Fox5Vegas)





