Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for October, 2009

Striscione per Stefano Cucchi, “basta omicidi di Stato”.

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Striscione per Stefano Cucchi, "basta omicidi di Stato". by you.

Visto stamattina sulla Circonvallazione Trionfale.

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October 31st, 2009 at 1:35 pm

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Facebook chiude gruppo pro-Priebke.

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Facebook chiude gruppo pro-Priebke. by you.

Era stato creato un anno fa: “Giustizia per Erich Priebke”, un gruppo su Facebook, in cui si esprimeva solidarietà per l’ex-ufficiale delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il gruppo era stato creato negli ambienti della destra estrema, dalla quale provenivano anche i suoi simpatizzanti. In tutto, poteva contare su seicento iscritti. Ma nei giorni scorsi, il gruppo (che era privato), è stato chiuso da Facebook. Secondo quanto riferito su un forum della destra estrema dal creatore del gruppo, Facebook avrebbe agito contro la pagina, perché “promuoveva messaggi di odio”. “Il gruppo ‘Giustizia per Erich Priebke’ – spiegava la nota di Facebook inviata al fondatore, A.M. – è stato rimosso perché violava le nostre Condizioni d’uso. Tra le altre cose, non sono consentiti gruppi che promuovono messaggi di odio, minacce o con contenuto osceno. Rimuoviamo anche i gruppi che attaccano individui o gruppi o che pubblicizzano un prodotto o un servizio”. A.M. ha comunicato di averne chiesto il ripristino. Ma questo non è l’unico gruppo che porta il nome di Priebke. Ne sono nati altri due, con pochi iscritti: “Erich Priebke, testimone ed eroe” (142 iscritti), “Giustizia per il capitano Priebke” (22 iscritti). La rimozione dei gruppi avviene quando un determinato numeri di utenti li ha segnalati agli amministratori del social network.

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October 30th, 2009 at 1:36 pm

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Influenza A, in palestra romana si consiglia di mantenere “distanza di un metro”.

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Un vademecum per i propri iscritti, con una serie di raccomandazioni su come evitare di contrarre il
virus della nuova influenza A(H1N1). Lo ha fatto preparare una palestra romana, che, nella sede di via Giolitti, lo ha fatto affiggere all’ingresso degli spogliatoi maschili e femminili. In un messaggio firmato dalla direzione, “si raccomanda” ai propri iscritti di “mantenere una distanza di un metro dal proprio interlocutore”, e di “evitare di abbracciarsi e baciarsi”. La mini-guida anti-influenzale prosegue: si raccomanda di “coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto di carta al momento di starnutire e di tossire; di evitare di portarsi le mani sporche a contatto con gli occhi, il naso e la bocca”. E, dal momento che viene anche consigliato di “lavarsi le mani regolarmente e accuratamente con acqua e sapone antibatterico”, nei bagni si è provveduto a sostituire il sapone tradizionale con un noto prodotto
antibatterico. Sono anche presenti una serie di “campanelli d’allarme”, di fronte ai quali il socio dovrebbe rivolgersi al suo medico: “febbre improvvisa oltre i 38°”, “brividi, dolori muscolari e articolari”, “raffreddore”, “sensazione di vertigine e disturbi respiratori”, “mal di pancia, diarrea e vomito”. I consigli ricalcano quelli presenti sul sito del ministero della Salute, secondo il quale la distanza di sicurezza tra due persone dovrebbe essere di almeno 50 cm, “che diventano 1,5 metri – 2 metri se la persona tossisce o starnutisce un metro se la persona infetta starnutisce”. Una distanza che, nel caso del ministero, si consiglia di tenere solo “con persone che presentano sintomi di influenza”.

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October 29th, 2009 at 1:40 pm

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Sopravvissuto Shoah invita Caracciolo a visitare campo con lui.

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Visitare Auschwitz rimane, per me, un’esperienza umana e formativa, una presa di coscienza dell’orrore dei campi di sterminio. Sono rientrato ieri sera dal mio sesto viaggio della Memoria, organizzato dal Comune di Roma e della comunità ebraica. E, tra le tante dichiarazioni, mi ha colpito quella di Samy Modiano, e delle sorelline Bucci (come tutti chiamano Andra e Tatiana). Rispondendo ad una domanda di uno dei 243 studenti romani sulla vicenda del professore negazionista, alla presenza del sindaco, Gianni Alemanno, lo hanno invitato a visitare Auschwitz. A rivolgergli l’invito, Samuele Modiano, sopravvissuto della Shoah. “Mi addolorano le sue affermazioni – ha detto Modiano, rispondendo alla domanda – soprattutto perché provengono da una persona di cultura, un professore”. Modiano ha poi aggiunto: “Lo invito a venire con me, e spiegarmi quali sono, secondo lui, le cose non vere”. Un invito analogo viene rivolto al docente dalle sorelle Bucci: “Dovrebbe fare un viaggio ad Auschwitz – ha detto Tatiana – e farsi accompagnare da Shlomo Venezia, che ha lavorato nelle camere a gas. Purtroppo, però, penso che chi voglia negare, troverà sempre un modo per continuare a farlo”.

Penso che il negazionismo si alimenti esclusivamente attraverso l’ignoranza di chi non vuole o fa finta di non vedere.

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October 28th, 2009 at 1:23 pm

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Ricercatore negazionista, Pacifici: Negli atenei c’è rete “amica”.

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Lancia un appello al mondo accademico, perché «si ribelli» e intervenga «a tutela degli studenti». Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana, ha già preannunciato che denuncerà il professore negazionista e i suoi siti, ma chiede anche ai colleghi di agire per «evitare che certe persone possano entrare in contatto con gli studenti». Al telefono da Israele dice: «Il corpo docente non volti la faccia, prenda atto del problema e ci aiuti affinché l´Italia si doti di leggi che rendano reato il negazionismo». Il caso di Caracciolo è tutt´altro che isolato: per Pacifici negli atenei italiani esisterebbe una «vera e propria rete negazionista», che unisce «alcuni docenti e studenti». La definisce una “joint venture” nel nome dell´odio per Israele e gli ebrei, alimentata, tra le altre cose, dalle esternazioni del presidente iraniano. Una rete antisemita che ha trovato nel web un alleato. Già nell´ottobre dello scorso anno, l´esponente della comunità ebraica aveva consegnato alla polizia postale un dossier, nel quale era riportato un nutrito elenco di siti con contenuti antisemiti e negazionisti. Le indagini sono ancora in corso, ma adesso, dice, «è arrivato il momento di parlarne». «Il problema della rete è che non ha controlli – sottolinea Pacifici. Il rischio, di fronte ad un sito aperto a Mosca, è che ci si possa scrivere di tutto. Bisogna intervenire dal punto di vista legislativo anche in questo senso». Le dichiarazioni di sdegno, che si sono susseguite nel corso della giornata, «non sono sufficienti», continua: «Non basta una condanna unanime. Bisogna agire sul profilo penale».

Pezzo pubblicato su Repubblica del 23 ottobre.

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October 23rd, 2009 at 7:49 pm

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Ricercatore negazionista, il rettore: “Vada a Dachau”.

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Dalla comunità ebraica romana al rettore, sono durissime le reazioni alle tesi negazioniste del ricercatore Antonio Caracciolo, docente di filosofia del diritto alla Sapienza di Roma. Il rettore della Sapienza Luigi Frati, invita “il professore ad andare a Dachau”. La Comunità ebraica romana preannuncia un’iniziativa legale: “Ci sono molti “signor nessuno” – dice il presidente, Riccardo Pacifici, parlando da Israele – che pensano di aver una ribalta e una notorietà cercando di sorprendere o di stupire. Questi signori devono sapere che i tempi dell’indignazione della protesta non hanno più senso. L’Italia. l’Europa le Nazioni Unite hanno fatto propria la lezione della Shoah a tal punto che il 27 gennaio, Giornata della Memoria è celebrata ovunque. Questi “signori” in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono. Ed è per questo che, come abbiamo fatto con altri, adiremo le vie legali”. Il sindaco, Gianni Alemanno, che domenica volerà ad Auschwitz nell’ambito dell’iniziativa del Viaggio della Memoria, chiede che si prendano provvedimenti: “Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso”. Per Alemanno il professore “o è in malafede o non ha nessun fondamento culturale”. Gli risponde subito Frati, che preannuncia provvedimenti: “Ringrazio il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo”. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si dice certo che “sarà l’università stessa a reagire”: “Le notizie apparse oggi su Repubblica sono la drammatica conferma di quello che diciamo da tempo: la nostra missione è evitare che la memoria diventi storia e che si perda la forza che deve avere la comprensione dei fatti storici. La cosa che più mi preoccupa è che ci sono tanti casi di negazionismi non affermati con questa spudoratezza ma che vivono nell’ambiguità di posizioni di non coerenza, che sono anche peggiori di chi si assume la responsabilità di dirlo”. Tra quanti chiedono l’allontanamento del docente, Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, e il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, secondo il quale “non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”. L’importanza dell’educazione e della formazione dei giovani viene, invece, sottolineata dall’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi: “È necessario coltivare e approfondire il tema della memoria e la scuola riveste un ruolo fondamentale. Serve una presenza pedagogica su questo punto”. Il sito “Informazione Corretta”, che già seguiva i blog del docente, commenta: “In altri paesi sarebbe già stato condannato da un tribunale, in Italia no. La legge c’è, è la Mancino, ma non è mai stata applicata. Finirà a tarallucci e vino anche questa volta”. Interviene anche il presidente della Regione, Piero Marrazzo, che vorrebbe “poter guardare negli occhi questo professore”, per potergli “trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem”. E, sulla linea di quanto affermato da Frati, che aveva auspicato un viaggio del docente a Dachau, Marrazzo dice: “Vorrei che lui andasse a Birkenau ed entrasse nella stanza dei bambini”. L’eco della notizia arriva anche al Festival Internazionale del Film, in corso a Roma e dove i fratelli Joel e Ethan Coen, nell’ambito della presentazione del loro ultimo lavoro, hanno commentato: “Mamma mia! Ci sono molti pazzi nel mondo, è molto strano sentire cose di questo genere in un contesto accademico”.
Il docente non sembra voler arretrare rispetto alle sue posizioni: “Mi sento in una botte di ferro, io sono un ricercatore e ho l’obbligo e il diritto di ricerca”. Parla di un “attacco” da parte dei “sionisti”, e chiama in causa gli “avversari di ‘Informazione corretta’, un gruppo sionista il quale ritiene che a prescindere da tutto bisogna sempre essere favorevoli a Israele”. “Ai miei studenti – dice a proposito della sua attività accademica – insegno a ragionare. Ne ho pochi, meno di una decina, perché Scienze politiche non è molto frequentata, il programma di quest’anno verte su un libro di Carl Schmitt che io ho tradotto, quindi non tratto i temi dell’Olocausto”. Caracciolo ci tiene anche a sottolineare di aver tradotto e curato, con un propria prefazione, diversi libri del giurista e filosofo politico tedesco Carl Schmitt, sostenitore del regime nazista.

Link al pezzo originale scritto per Repubblica.it.

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October 22nd, 2009 at 7:59 pm

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“La leggenda dell’Olocausto”, choc alla Sapienza per ricercatore revisionista.

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Definisce l’Olocausto una “leggenda” sulla quale esistono “solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio”. Una “leggenda” usata “per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”. Anche le camere a gas, “ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite”, sono una delle tante verità “da verificare”. Come “i sei milioni di morti nei campi di concentramento”. È la Storia reinterpretata secondo i folli principi del negazionismo, e che sembra trovare terreno fertile nel pensiero e nei blog gestiti da Antonio Caracciolo, un ricercatore 59enne di filosofia del diritto dell’università La Sapienza. Secondo il sito ufficiale del dipartimento di teoria dello Stato è ricercatore, anche se lui dice di essere “professore aggregato”. Sentito telefonicamente Caracciolo non smentisce la propria difesa del negazionismo, anzi, ne fa una questione di principio affermando “il diritto dei negazionisti di poter esprimere le loro idee, senza finire in carcere”. C’è da chiedersi, allora, se tra i suoi studenti o le persone che lo leggono qualcuno si sia mai ribellato. “Ho subito minacce, ricevuto insulti, ma non mi interessa. Vado avanti: sono pronto a discuterne con chiunque”. E continua: “A chi mi dice che sono antisemita rispondo così: non ho mai capito il significato di questa parola”. Lo scorso anno accademico, Caracciolo ha tenuto un corso di filosofia del diritto, nell’ambito del corso di laurea di II livello in Studi Europei. Oltre a salire in cattedra nel più grande ateneo d’Europa, si vanta di gestire ben 33 blog e si definisce coordinatore provinciale dei club di Forza Italia a Seminara (Reggio Calabria), avendone fondato uno nel 2003. Sono due, in particolare, i siti sui quali questo ricercatore spiega perché si debba dare credito alle tesi negazioniste. In “Club Tiberino”, parla a più riprese della Shoah, in paginate virtuali di offese alla memoria degli ebrei morti nei campi di concentramento. Pagine regolarmente citate e riprese dai siti della destra estrema. A proposito della Shoah, è disposto ad ammettere che “vi sia controversia storica sul numero dei morti di Auschwitz. Che siano sei milioni nessuno sembra più voglia seriamente sostenerlo. Che poi all’indubbia discriminazione e persecuzione di ebrei, zingari, omosessuali, disadattati, oppositori politici di ogni genere sia seguita in senso proprio anche la volontà di “sterminio” mediante “camere a gas” è cosa su cui io posso sospendere il giudizio in attesa di prove certe o in attesa di un mio personale ed informato convincimento”. Scende in campo, a più riprese, in difesa del negazionista Robert Faurisson, che nel maggio del 2007 suscitò proteste e sdegno perché invitato a tenere una lezione presso l’università di Teramo. E nell’ambito di questa Storia liberamente reinterpretata, viene fornita anche una lettura delle leggi razziali, condita di elementi antisemiti: “Le leggi razziali furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali. Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare”. Sempre secondo Caracciolo, gli ebrei trarrebbero profitto dalla figura di Erich Priebke, ex ufficiale delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine: “Non si parli di giustizia e di giusta condanna, perché io non ne vedo di giustizia. Vedo solo vendetta. Mi chiedo cosa sarebbero gli ebrei romani senza i Priebke. Come potrebbero vivere senza nutrirsi della colpa altrui, o meglio della colpa che loro pensano il mondo intero abbia verso di loro. Su questa base fondano la loro tracotanza, la loro pretesa ad un risarcimento morale e materiale infinito”.

Link al pezzo originale scritto per Repubblica.

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October 22nd, 2009 at 7:57 pm

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Hollywood contro Twitter, stop a fughe di notizie.

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TWITTER preoccupa le major cinematografiche americane, che hanno deciso di prendere provvedimenti per porre un freno alle fughe di notizie sui film in produzione. Un modo per evitare che le star, impegnate sui set, possano lasciarsi sfuggire informazioni riservate, per la gioia dei loro fan sul web. Per questo alcune case di produzione hanno deciso di far inserire nei loro contratti delle clausole legali ad hoc: gli attori, in sostanza, devono impegnarsi a non pubblicare sui social network, da Twitter a Facebook, notizie sui film in lavorazione. E ad essere interessati da questo provvedimento restrittivo di Hollywood, sono anche star del calibro di Cameron Diaz e Mike Myers. Del resto, la Twitter-mania sembra aver coinvolto moltissimi personaggi noti. C’è chi si diverte a stuzzicare i suoi fan, pubblicando scatti hot, come nel caso di Paris Hilton; e chi alterna momenti più intimi ai classici aggiornamenti sulla propria attività professionale, come la coppia formata da Demi Moore e Ashton Kutcher. Tutti con un loro nutrito seguito, costituito in alcuni casi da milioni di followers (come vengono definite le persone che hanno scelto di seguire un dato profilo sul sito di micro-blogging). Ma a spaventare le major non sono tanto i topless o gli scatti dalla camera da letto, quanto le fughe di notizie sulle trame e le sorti dei personaggi, nei film come nelle serie tv. Come quella di cui si è reso protagonista Greg Grunberg, protagonista della popolare serie Heroes, che ha condiviso con il suo milione di followers alcune importanti novità sull’ultima puntata della terza stagione. Ryan Seacrest, presentatore di American Idol, è, invece, riuscito ad anticipare la notizia delle dimissioni del potentissimo co-presidente della NBC, Ben Silverman. Per questo motivo, secondo quanto riferisce l’Hollywood Reporter, gli avvocati della Disney avrebbero inserito, in un loro recente contratto, una clausola che pretende l’impegno alla riservatezza, anche per quanto attiene eventuali aggiornamenti pubblicati sui “media interattivi, come Facebook, Twitter o altri social network o blog”. Lo stesso ha fatto la sua concorrente DreamWorks, altro gigante di Hollywood, che ha invitato i suoi sceneggiatori a non anticipare via web i loro comunicati stampa. Ma l’invito interessa anche le grandi star. Gli stessi Myers e la Diaz, ingaggiati dalla DreamWorks per il prossimo Shrek, sono stati chiamati a dare precise garanzie di riservatezza. Quella che potrebbe essere una nuova offensiva di Hollywood contro i social network è “solo agli inizi”, come sottolinea un avvocato specializzato in contratti cinematografici. “Hollywood ha una lunga tradizione di controllo su ciò che le star dicono ai media. Stiamo vivendo una nuova fase, che deve ancora essere controllata”, sottolinea il legale. Questa linea dura contro spoiler e anticipazioni, potrebbe spiegare la decisione presa recentemente dalla cantante e attrice Miley Cyrus, protagonista di “Hannah Montana” (sitcom prodotta proprio dalla Disney), di cancellare il suo account Twitter. Non si tratta del primo provvedimento anti-social network. Nelle scorse settimane, ha fatto discutere la decisione del commissioner della NBA, David Stern, di porre dei limiti agli aggiornamenti su Twitter e Facebook. Ai giocatori viene permesso di interagire sui social network fino a 45 minuti prima dell’inizio della partita. Il divieto scatta in quel momento e dura fino alla fine delle interviste con i media.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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October 21st, 2009 at 12:11 pm

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Studio americano: “Chi segna tanto, vede la porta più grande”.

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Il bomber di razza vede la porta “più grande”, il grande tennista percepisce la pallina come se fosse enorme, al bravo “kicker” del football Usa la “U” dove deve passare il “field goal” sembra grandissima, nel baseball il lanciatore vincente coglie un’area di “strike” molto più larga della realtà. Sport e paesi diversi, ma i “detti” sulle dimensioni apparenti dei “bersagli” delle varie discipline, ci sono in tutte le lingue e, adesso, sembrano aver trovato una spiegazione scientifica. Fare ripetutamente centro – che sia la porta di un campo da football americano o una buca da golf – può infatti cambiare, nel giocatore, la percezione delle dimensioni di quell’obiettivo. E’ la conclusione alla quale è arrivata una ricercatrice della Purdue University, Jessica Witt, secondo la quale nei giocatori di varie discipline sportive, la percezione della realtà dipende non solo dalle informazioni visive oggettive (le dimensioni delle porte sono le stesse per tutti), ma anche dai risultati conseguiti dalla singola persona. Chi segna di più, in sostanza, tenderà a vedere la porta più larga e più facile da centrare. In questa ricerca ci si è concentrati sul football americano, e in particolare sui field goal: il calcio che indirizza il pallone tra i pali e sopra la traversa della porta, posta nella metà campo avversaria. I “kicker” migliori che riescono a mettere a segno molti field goal anche da distanze “proibitive”, finiscono col percepire la porta come fosse più grande e più vicina. Un po’ come quando si dice che i calciatori, dopo una serie di goal mancati, hanno la sensazione che la porta sia divenuta più piccola. La Witt, i cui risultati sono stati pubblicati su “Perception”, ha preso in esame un gruppo di 23 giocatori non professionisti, e li ha messi su un campo da football, chiedendo loro di cercare di indirizzare il pallone sopra la traversa. La psicologa ha scoperto che nei giocatori che riuscivano a mettere a segno una serie di field goal, cambiava la percezione soggettiva delle dimensioni della porta. Al contrario, quelli che non riuscivano a fare centro, per diverse volte, iniziavano a credere che i pali fossero più lontani e più ravvicinati tra di loro. Un fatto che, fa notare la Witt, sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, i quali, quando giocano bene, iniziano a vedere palle da baseball grandi come ananas e buche da golf “larghe come dei secchielli”. Ma queste loro testimonianze sono sempre state viste con scetticismo da parte degli scienziati, relativamente restii ad accettare il principio secondo il quale i risultati conseguiti sul campo possano alterare la percezione visiva. “Questo atteggiamento radicale – ha spiegato la psicologa a Wired – dipende dal fatto che si è sempre creduto che la percezione dipendesse esclusivamente da ciò che l’occhio vedeva”. Quindi: stesse dimensioni della porta per tutti, stessa percezione in tutti i giocatori. “Nei miei studi – sottolinea la ricercatrice – manteniamo costanti le informazioni visive, ovvero ciò che il giocatore vede, mentre cambia la performance del singolo”. Nonostante uno scetticismo precostituito nei confronti di questo nuovo principio, secondo la Witt tutti gli sportivi hanno sperimentato sulla loro pelle la cosiddetta percezione soggettiva. “Una distanza di cento metri – sottolinea – percorsa nell’ambito di una gara più lunga, con più giri intorno ad un campo, può sembrare infinitamente più lunga rispetto ad una gara di soli cento metri netti”. La Witt si è fatta aiutare da un ex giocatore di football, Travis Dorsch, per testare e misurare le percezioni dei volontari prima e dopo aver tirato almeno 10 field goal. Per fare ciò, si è usato un modellino raffigurante i pali e la traversa della porta da football, e si è chiesto ai giocatori di aggiustare larghezza e altezza in funzione di ciò che vedevano sul campo. “Il risultato è che le dimensioni percepite prima di calciare i field goal non combaciavano mai con quelle post-calcio – si spiega nell’abstract della ricerca -. Dopo 10 tentativi, le dimensioni di quella porta iniziavano ad essere correlate ai risultati conseguiti”. E, altro elemento importante, sulla loro percezione influiva anche il modo in cui veniva sbagliato il calcio. Se, infatti, non calciavano il pallone abbastanza in alto, la traversa veniva percepita come fosse più alta; se, invece, sbagliavano e tiravano fuori dai pali, lateralmente, iniziavano a percepire la porta come fosse più piccola. “Ci siamo anche chiesti se cambiasse la percezione della realtà, al di là della porta stessa – sottolinea la ricercatrice – Il risultato è che cambia solo la percezione dell’obiettivo che si vuole conseguire”. Questa non è la prima ricerca del genere. Già in passato la Witt aveva studiato la correlazione tra rendimento e percezione nei giocatori di softball e quelli di golf. E’, però, la prima volta che viene scoperto un legame tra determinati errori (pallone calciato troppo vicino o troppo lateralmente) e la percezione delle dimensioni della porta. Il prossimo obiettivo sarà capire se i giocatori professionisti riescono a migliorare il loro rendimento in campo, agendo sulla percezione dell’obiettivo del gioco. In sostanza: i golfisti che vedono buche enormi, sono destinati a fare centro con maggiore facilità degli altri? Lo stesso, ovviamente, potrebbe valere per i calciatori: se la porta sembra più larga, è anche più facile fare goal?

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October 19th, 2009 at 10:07 am

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Omofobia, su siti e forum esplode rabbia comunità GLBT.

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Puntano il dito contro la maggioranza e la teodem Paola Binetti, e sono pronti a scendere in piazza per manifestare tutta la loro indignazione. Il giorno dopo la bocciatura di una legge attesa da tutto il movimento Glbt italiano, sui siti e sui forum esplode la rabbia dei gay. Se qualcuno, nei commenti, se la prende anche con il movimento omosessuale (“Chiedo che cosa hanno fatto fino ad adesso. La politica si muove sulla spinta di lobby di potere”, si interroga un utente di Trieste), altri invitano i gay a farsi coraggio e scendere in piazza. Ma non manca chi non riesce a contenere la propria rabbia e minaccia: “Se non legalizzano i diritti, mi incateno ai cancelli dei politici a Roma con una tanica di benzina in mano”. Un ragazzo di Udine, invece, promette: “Ci faremo giustizia da soli”. Il direttore di Gay.it, Alessio De Giorgi, firma un editoriale in cui invita provocatoriamente l’Italia ad uscire dall’Europa: “Per coerenza, essendo la lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e all’omofobia uno dei punti fermi dell’Unione Europea, ribadito nel Trattato di Lisbona e in molte risoluzioni del Parlamento, oltre che nell’azione di governo dell’UE, l’Italia dovrebbe ora avere il coraggio di uscire dall’Europa, da cui la distanza culturale è ormai abissale”. Nei commenti all’editoriale, si chiama in causa anche “la destra, apertamente fascista”; una “destra che odia i gay”, anche se un altro utente si chiede se ci siano ancora “differenze tra destra e sinistra”. Il movimento spontaneo di gay, che si riunisce nella sigla “We Have a Dream”, organizzatore della fiaccolata di ieri sera davanti a Montecitorio, lancia un appello (http://fiaccolataglbt.wordpress.com) alla mobilitazione, e sottolineando che “l’era del politically correct” è chiusa, attacca il Parlamento: “Ha superato ogni limite, paragonandoci ai pedofili, necrofili, e quant’altro. Il Parlamento italiano, con la bocciatura della legge Concia per incostituzionalità, ha sancito che gay, lesbiche, bisex, transgender, intersessuali sono incostituzionali, pur essendo cittadini italiani che pagano le tasse, fanno impresa, creano famiglie e crescono i loro figli e figlie”. “E’ ora di alzarsi – scrive il movimento animato, tra gli altri, da Cristiana Alicata -, alzatevi da quella sedia e fate vedere che ci siamo sotto un’unica bandiera, quella Rainbow, con un unico obiettivo: diritti umani. Non dobbiamo diventare vittime di noi stessi”. Su Notiziegay.com, nel pezzo di apertura, accanto ad una vignetta satirica (http://www.notiziegay.com/?p=36510), si criticano i gay che non sono ancora scesi in strada a manifestare: “C’è una parte del movimento furiosa e poi c’è una maggioranza di persone che sopravvive nel silenzio, che galleggia in locali e dark. Basta. Dobbiamo lottare. Lottare per i nostri diritti, andare contro chi ci dice che non siamo come gli altri, smetterla di aspettare il contentino, essere durissimi con tutti e non farci illudere e fregare dalle false aperture di questo o quel partito”. E mentre su Facebook si lavora già ad organizzare presidi e fiaccolate in tutta Italia, nei vari gruppi contro l’omofobia o sui profili degli esponenti del movimento GLBT, su Gay-forum si esprimono parole di solidarietà per Anna Paola Concia, la deputata del Pd che ha proposto la legge: “I miei pensieri vanno soprattutto a quella disgraziata della Concia, che deve sentirsi non dico isolata, ma proprio in prigione, in un Parlamento di merda e tradita dal suo stesso Pd che accusa senza mezzi termini: e non l’hanno nemmeno avvertita”, dice Isher, che però viene subito ripreso: “La Concia cosa si aspettava da un partito come il Pd?” (ma qualcuno controreplica: “E’ grottesco dare la colpa al Pd”). E anche qui viene affrontato il voto della teodem Binetti: “Se anche la Binetti avesse votato come il resto dei suoi colleghi, la legge sarebbe stata affossata comunque, però questo non toglie che la Binetti sia un problema”. Le sue posizioni, fa notare l’utente “wintage”, sono “un’onta per il Pd”, anche se un altro “far finta che il problema sia la Binetti è un insulto all’intelligenza di ogni persona omosessuale o comunque che voglia vivere in un Paese decente. E’ il Pd che deve cambiare, non tanto la Binetti”.

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October 14th, 2009 at 4:50 pm

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La polizia inglese mette all’asta su eBay gli oggetti confiscati.

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Gioielli, elettrodomestici e videogiochi confiscati a criminali e, adesso, rivenduti all’asta su eBay. Ad affidarsi al popolare sito dedicato alla compravendita di qualsiasi genere di prodotto è la polizia del Leicestershire, nel Regno Unito. L’iniziativa ha avuto così tanto successo, in termini di contatti, che si è progressivamente deciso di aumentare il numero di oggetti messi all’asta, e di variare la loro tipologia. I proventi di queste vendite vengono in parte girati al governo centrale, mentre una percentuale serve a finanziare le attività delle stesse forze dell’ordine nella contea del Leicestershire. “Vogliamo dare l’opportunità alla gente di comprare all’asta oggetti di grande valore a prezzi competitivi finanziando, con ciò, nuove iniziative nella lotta al crimine”, ha spiegato Dharmendra Bhakta, detective della polizia del Leicestershire. La pagina web, creata sul più famoso sito di e-commerce della rete sarebbe, secondo quanto riferito dalla stessa polizia, la prima del genere, nel Regno Unito. Nella fase iniziale di lancio, sono stati messi in vendita esclusivamente elettrodomestici, come televisori, ma anche console per videogiochi. Ma da quando il sito ha attirato sempre più internauti, si è deciso di passare a vendere anche gioielli. Tutti confiscati, grazie al Proceeds of Crime Act (POCA), una legge del 2002 che riguarda i proventi della criminalità e che, nel Regno Unito, ha portato all’istituzione di un’apposita agenzia per il recupero dei beni. Spesso si tratta di oggetti acquistati con “denaro sporco”. A oggi, sono aperte le aste per quattordici oggetti, tra i quali un televisore al plasma e un lettore dvd; ma si può anche puntare su un orologio in oro, con prezzo di partenza fissato in circa 8000 euro, e su alcune catenine in oro. Non mancano alcune offerte, che sembrano particolarmente convenienti: una videocamera è in vendita a circa 25 euro. “Tutti i prodotti saranno consegnati entro tre giorni lavorativi, dal ricevimento del pagamento – viene spiegato sul sito – è anche possibile ritirarli presso la sede centrale della polizia, in orario di ufficio”. Le prospettive, per la pagina web dedicata, sono di crescita. Basti pensare che soltanto nel 2008, la polizia e i tribunali del Leicestershire, hanno confiscato, grazie al POCA, beni per oltre tre milioni di euro. Auto di lusso, moto, abiti e addirittura case. La polizia ha fatto sapere che prossimamente potrebbe estendere ulteriormente la gamma di prodotti all’asta, sino ad includere le automobili. “Il sito continuerà a crescere – spiega un ufficiale che si occupa della gestione di questi beni – ai clienti diciamo che possono comprare in tutta tranquillità, perché sul nostro sito non vengono venduti oggetti rubati o smarriti. Tutti sono stati acquistati in maniera legittima, ma con denaro sporco”. Ai potenziali acquirenti viene ricordato che quei soldi serviranno anche a garantire la loro sicurezza: “Il ricavato – viene spiegato sul sito della polizia – non solo tornerà nelle tasche dello Stato, ma permetterà di finanziare ulteriori indagini e sarà di beneficio per tutta la comunità”.

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October 14th, 2009 at 12:49 pm

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Edoardo III, un software svela mistero di Shakespeare e Kyd.

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Un software anti-plagio svela un mistero letterario e storico, che si trascina ormai dai più di 400 anni. Brian Vickers, studioso di William Shakespeare, ormai non ha più dubbi: l’Edoardo III, pubblicato per la prima volta in forma anonima nel 1596, fu scritto a quattro mani. Il poeta e drammaturgo di Stratford-upon-Avon avrebbe collaborato con il collega Thomas Kyd. Una conclusione alla quale Vickers, ricercatore presso l’università di Londra, è arrivato utilizzando “Pl@giarism”, il software che riesce a smascherare gli studenti copioni, scovando le frasi “riprese” da altre opere. Come ricorda il quotidiano britannico Times, che ha reso noto lo studio di Vickers, il giallo dell’Edoardo III (titolo originale “The Reign of King Edward III”), è stato parzialmente risolto alla fine degli anni Novanta, quando l’opera è stata ufficialmente inserita nella raccolta completa dei testi scritti da Shakespeare. E questo nonostante molti studiosi continuassero a mettere in dubbio l’ipotesi che il famoso drammaturgo, la cui “mano” era solo in parte visibile nell’opera, avesse potuto collaborare con qualcun altro. Adesso, il programma potrebbe permettere di porre fine a questa antica diatriba letteraria. Sviluppato dall’università di Maastricht, consente di individuare le cosiddette “impronte linguistiche”: frasi ripetute, di almeno tre parole, che identificano una data opera. Vickers sostiene che in testi scritti da autori diversi, si trovano generalmente tra le 10 e le 20 corrispondenze, perché certe frasi sono di uso comune. Nel caso dell’Edoardo III, invece, sono state trovate 200 “impronte”, tra questo e le opere di Shakespeare scritte prima del 1596. “Con 200 corrispondenze – ha detto lo studioso, parlando con il Times – si può essere relativamente sicuri”. Il software, però, è importante anche perché svela chi fu l’autore che collaborò alla scrittura dell’Edoardo III. “Tutti erano in grado di riconoscere nelle scene di quest’opera alcuni elementi propri di Shakespeare – ha sottolineato Vickers – ma nessuno sapeva perché alcuni versi non sembravano essere stati scritti da lui”. Secondo “Pl@giarism” la risposta arriva dalla produzione letteraria di Thomas Kyd: sono 200 le corrispondenze tra l’Edoardo III e i testi firmati da questo drammaturgo vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Per il programma anti-copioni, il 40% dell’opera (corrispondente a 4 scene), fu scritto da Shakespeare; il rimanente 60%, invece, porta inequivocabilmente la firma di Kyd. Non tutti, però, sono d’accordo con le conclusioni della ricerca: c’è, infatti, chi mette in dubbio l’efficacia di questo software. E’ il caso di Stanley Wells, presidente della fondazione “Shakespeare Birthplace Trust”: “Sinceramente sono scettico e non credo che si sia raggiunto un livello tale, per il quale queste indagini, che si servono di un programma informatico, possano dimostrare la paternità di un’opera”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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October 13th, 2009 at 4:15 pm

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Giorgia Meloni infastidita abbandona l’intervista.

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Lungo servizio dell’australiana Abc sugli scandali che coinvolgono Berlusconi. Il ministro per la Gioventù abbandona l’intervista, infastidita dalle domande sulle escort e sull’atteggiamento di Silvio Berlusconi.

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October 1st, 2009 at 4:21 pm

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