Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for October 19th, 2009

Studio americano: “Chi segna tanto, vede la porta più grande”.

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Il bomber di razza vede la porta “più grande”, il grande tennista percepisce la pallina come se fosse enorme, al bravo “kicker” del football Usa la “U” dove deve passare il “field goal” sembra grandissima, nel baseball il lanciatore vincente coglie un’area di “strike” molto più larga della realtà. Sport e paesi diversi, ma i “detti” sulle dimensioni apparenti dei “bersagli” delle varie discipline, ci sono in tutte le lingue e, adesso, sembrano aver trovato una spiegazione scientifica. Fare ripetutamente centro – che sia la porta di un campo da football americano o una buca da golf – può infatti cambiare, nel giocatore, la percezione delle dimensioni di quell’obiettivo. E’ la conclusione alla quale è arrivata una ricercatrice della Purdue University, Jessica Witt, secondo la quale nei giocatori di varie discipline sportive, la percezione della realtà dipende non solo dalle informazioni visive oggettive (le dimensioni delle porte sono le stesse per tutti), ma anche dai risultati conseguiti dalla singola persona. Chi segna di più, in sostanza, tenderà a vedere la porta più larga e più facile da centrare. In questa ricerca ci si è concentrati sul football americano, e in particolare sui field goal: il calcio che indirizza il pallone tra i pali e sopra la traversa della porta, posta nella metà campo avversaria. I “kicker” migliori che riescono a mettere a segno molti field goal anche da distanze “proibitive”, finiscono col percepire la porta come fosse più grande e più vicina. Un po’ come quando si dice che i calciatori, dopo una serie di goal mancati, hanno la sensazione che la porta sia divenuta più piccola. La Witt, i cui risultati sono stati pubblicati su “Perception”, ha preso in esame un gruppo di 23 giocatori non professionisti, e li ha messi su un campo da football, chiedendo loro di cercare di indirizzare il pallone sopra la traversa. La psicologa ha scoperto che nei giocatori che riuscivano a mettere a segno una serie di field goal, cambiava la percezione soggettiva delle dimensioni della porta. Al contrario, quelli che non riuscivano a fare centro, per diverse volte, iniziavano a credere che i pali fossero più lontani e più ravvicinati tra di loro. Un fatto che, fa notare la Witt, sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, i quali, quando giocano bene, iniziano a vedere palle da baseball grandi come ananas e buche da golf “larghe come dei secchielli”. Ma queste loro testimonianze sono sempre state viste con scetticismo da parte degli scienziati, relativamente restii ad accettare il principio secondo il quale i risultati conseguiti sul campo possano alterare la percezione visiva. “Questo atteggiamento radicale – ha spiegato la psicologa a Wired – dipende dal fatto che si è sempre creduto che la percezione dipendesse esclusivamente da ciò che l’occhio vedeva”. Quindi: stesse dimensioni della porta per tutti, stessa percezione in tutti i giocatori. “Nei miei studi – sottolinea la ricercatrice – manteniamo costanti le informazioni visive, ovvero ciò che il giocatore vede, mentre cambia la performance del singolo”. Nonostante uno scetticismo precostituito nei confronti di questo nuovo principio, secondo la Witt tutti gli sportivi hanno sperimentato sulla loro pelle la cosiddetta percezione soggettiva. “Una distanza di cento metri – sottolinea – percorsa nell’ambito di una gara più lunga, con più giri intorno ad un campo, può sembrare infinitamente più lunga rispetto ad una gara di soli cento metri netti”. La Witt si è fatta aiutare da un ex giocatore di football, Travis Dorsch, per testare e misurare le percezioni dei volontari prima e dopo aver tirato almeno 10 field goal. Per fare ciò, si è usato un modellino raffigurante i pali e la traversa della porta da football, e si è chiesto ai giocatori di aggiustare larghezza e altezza in funzione di ciò che vedevano sul campo. “Il risultato è che le dimensioni percepite prima di calciare i field goal non combaciavano mai con quelle post-calcio – si spiega nell’abstract della ricerca -. Dopo 10 tentativi, le dimensioni di quella porta iniziavano ad essere correlate ai risultati conseguiti”. E, altro elemento importante, sulla loro percezione influiva anche il modo in cui veniva sbagliato il calcio. Se, infatti, non calciavano il pallone abbastanza in alto, la traversa veniva percepita come fosse più alta; se, invece, sbagliavano e tiravano fuori dai pali, lateralmente, iniziavano a percepire la porta come fosse più piccola. “Ci siamo anche chiesti se cambiasse la percezione della realtà, al di là della porta stessa – sottolinea la ricercatrice – Il risultato è che cambia solo la percezione dell’obiettivo che si vuole conseguire”. Questa non è la prima ricerca del genere. Già in passato la Witt aveva studiato la correlazione tra rendimento e percezione nei giocatori di softball e quelli di golf. E’, però, la prima volta che viene scoperto un legame tra determinati errori (pallone calciato troppo vicino o troppo lateralmente) e la percezione delle dimensioni della porta. Il prossimo obiettivo sarà capire se i giocatori professionisti riescono a migliorare il loro rendimento in campo, agendo sulla percezione dell’obiettivo del gioco. In sostanza: i golfisti che vedono buche enormi, sono destinati a fare centro con maggiore facilità degli altri? Lo stesso, ovviamente, potrebbe valere per i calciatori: se la porta sembra più larga, è anche più facile fare goal?

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

October 19th, 2009 at 10:07 am

Posted in Esteri,Repubblica.it