Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for March, 2010

Campi di forza stile Star Trek per proteggere blindati.

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SE le navicelle spaziali di Star Trek potevano contare su speciali campi di forza in grado proteggerle dagli attacchi, come degli scudi, ora questo dispositivo fantascientifico potrebbe essere impiegato in ambito militare. E’ questa, infatti, l’intenzione del ministero della Difesa britannico, il cui laboratorio per le scienze e la tecnologia sta lavorando alla creazione di blindati protetti da uno speciale campo di forza, che può respingere razzi e proiettili. E questo riducendo il peso complessivo e lo spessore dell’armatura esterna.

Il progetto, secondo quanto scrive il Daily Telegraph, è stato illustrato ad una fiera militare dal Defence Science and Technology Laboratory (o Dstl), che, per conto del ministero della Difesa, lavora alle nuove tecnologie da impiegare in ambito militare. Il campo di forza allo studio degli scienziati sarebbe in grado di respingere vari tipi di attacchi, creando un potentissimo campo elettromagnetico. Dietro a questo progetto c’è la volontà della Difesa di ridurre del 70%, entro i prossimi dieci anni, il peso dei suoi blindati, per migliorarne la velocità e la manovrabilità.

Secondo questo futuristico e ambizioso piano, che richiama alla memoria le tecniche di difesa adottate dalle astronavi spaziali della saga televisiva trasmessa dal 1966, la speciale armatura impiega gli impulsi dell’energia elettrica per resistere a proiettili e persino razzi. In pratica, si crea una barriera più resistente di una blindatura tradizionale. Per far ciò, si incorpora nell’armatura un dispositivo noto come supercapacitatore, che trasforma i veicoli in batterie giganti. Quando, dall’interno, si percepisce una minaccia – se il nemico, ad esempio, sta per fare fuoco – l’energia accumulata nel supercapacitatore viene di fatto scaricata sulla superficie metallica del mezzo, producendo un potente campo elettromagnetico. In quel preciso momento si genera un campo di forza, che non potrà essere attraversato da nessun corpo esterno. Il suo limite, però, è che si tratta di una difesa temporanea: il campo, infatti, dura una frazione di secondo. Per questo, è indispensabile calcolare con precisione il momento esatto in cui il razzo colpirà il mezzo. Una volta esaurito, basterà ricaricare rapidamente il supercapacitatore, per fronteggiare un nuovo attacco. Quanto all’energia necessaria, gli scienziati fanno notare che questa è “estremamente ridotta”. Uno dei vantaggi principali di questo sistema è nella possibilità di ridurre considerevolmente il peso dei blindati. Come ha spiegato il professor Bryn James, esperto dello speciale laboratorio del ministero della Difesa britannico, “oggi pochi mezzi militari sono in grado di trasportare il peso di un’armatura che li renda resistenti ai razzi”. Questa innovativa armatura elettrica è, di fatto, molto più leggera di quella tradizionale. Ma è chiaro che, dovendo stabilire con estrema precisione quando il razzo colpirà il veicolo, sarà necessario sviluppare sofisticati sistemi in grado di attivare il campo di forza al momento giusto. Per gli scienziati, questo tipo di armatura elettrica renderà anche il mezzo più sicuro. A oggi, infatti, è difficile garantire una protezione totale dai razzi anti-carro, perché non è possibile blindare allo stesso modo e con lo stesso livello di sicurezza tutte le parti dei veicoli.

Sempre il Dstl ha già sviluppato un sistema di difesa molto simile, caratterizzato da un’armatura con diversi strati di metallo, attraversati da corrente elettrica. Quando la testata del razzo attraversa lo strato più superficiale, questa completa il circuito elettrico, arrivando a generare un campo elettricamente carico tra i diversi livelli sottostanti. Il risultato, di fatto, è una neutralizzazione del razzo. Nel 2002 è stato condotto con successo un test su un automezzo equipaggiato con questa armatura elettrica: è riuscito a sopportare con successo l’impatto con vari razzi, cavandosela solo con alcuni danni minori.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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March 23rd, 2010 at 12:10 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Cercansi astronauti professionisti per gestire hotel spaziale.

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Cerchiamo astronauti professionisti per un posto di lavoro a tempo indeterminato”. Con questo annuncio, il primo del genere da parte di un’azienda commerciale, l’americana Bigelow Aerospace ha avviato la ricerca di personale disposto a prendere parte alle sue future missioni spaziali. E, vista la decisione del presidente americano, Barack Obama, di annullare il programma di esplorazione lunare della Nasa, potrebbe essere un’opportunità da cogliere al volo. L’offerta di lavoro, però, è rivolta esclusivamente a candidati che abbiano maturato esperienze specifiche nel settore. Il contratto è a tempo pieno, e la sede di lavoro mista: si va da Las Vegas, dove si trova l’azienda, ad una stazione nello spazio. Dietro alla Bigelow Aerospace, fondata nel 1998, c’è l’eccentrico miliardario Bob Bigelow, noto anche per essere a capo di un impero di motel a basso costo, i Budget Suites of America. I suoi progetti sono ambiziosi: dopo aver già lanciato due modelli di stazione orbitante (Genesis I e Genesis II), è pronto a spedire nello spazio una vera stazione abitabile nel 2014. Naturalmente, per farla funzionare, dovrà assumere astronauti.

L’annuncio, pubblicato, oltre che sul sito dell’azienda, su alcune pagine web specializzate, è molto preciso, per quanto riguarda i requisiti minimi richiesti. Oltre ad un diploma di laurea, si richiede un’esperienza almeno decennale, che abbia previsto la partecipazione ad una missione spaziale ufficiale. Gli aspiranti candidati devono anche aver superato un programma di formazione in un’agenzia spaziale governativa o comunque riconosciuta ufficialmente. Ulteriori tipi di formazione (ad esempio, a livello medico) non sono essenziali, ma sono “sicuramente graditi”. Condizioni queste che restringono il campo dei potenziali candidati ad appena 500 persone in tutto il mondo.

Chi sarà assunto, dovrà però lavorare su più fronti, anche sulla Terra. La parte più affascinante prevede l’impiego nel complesso spaziale “Bigelow Aerospace Station”, dove gli astronauti dovranno occuparsi di tutti gli aspetti relativi alla sicurezza, oltre che del mantenimento della stessa stazione. Saranno anche chiamati ad assistere i clienti nei loro eventuali esperimenti. Il lavoro sulla terraferma, invece, sarà soprattutto di pubbliche relazioni e formazione. I neoassunti, infatti, si occuperanno di trovare nuovi clienti (e finanziatori), assisteranno gli uffici preposti nello studio di nuove navicelle e, ovviamente, prenderanno parte ai test sui veicoli, prima e dopo una missione nello spazio. Infine, saranno parte attiva nel programma di formazione di nuovi astronauti.

Nell’annuncio non viene fatto alcun riferimento allo stipendio. Non è, comunque, l’unica opportunità che l’azienda offre agli appassionati del genere (a patto che siano americani o residenti permanenti): in una pagina web compaiono in tutto 43 offerte, prevalentemente per ingegneri e tecnici, ma anche responsabili della sicurezza ed esperti di modelli in scala. Nella sua iniziativa spaziale, il miliardario Bigelow sembra essersi ispirato anche alla sua attività di imprenditore del settore alberghiero. Il suo piano, infatti, è quello di dar vita ad una serie di hotel orbitanti, per turisti facoltosi. Ma cercherà anche di sbarcare sulla Luna e persino su Marte. E se la concorrenza è agguerritissima (a cominciare da Richard Branson, patron della Virgin), l’imprenditore americano promette di abbattere i prezzi di questi viaggi, portandoli fino ad una fascia compresa tra i 33mila/67mila mila euro a testa. I moduli abitativi che la Bigelow sta sviluppando sono collegati tra loro, in modo da formare una complessa stazione spaziale. Il loro lancio dalla Terra avverrebbe in forma compatta, mentre solo nello spazio raggiungerebbero le loro dimensioni regolari. Altro progetto allo studio è quello di una navicella in grado di trasportare 100 passeggeri, oltre a 50 membri dell’equipaggio, per offrire viaggi intorno alla Luna.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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March 19th, 2010 at 5:47 pm

Ku Klux Klan, denunciato referente italiano.

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Sperava di reclutare, attraverso il Web, xenofobi e razzisti, pronti a scendere in campo per “la difesa della stirpe bianca”. Era il referente italiano del Ku Klux Klan, l’organizzazione americana nata nel 1865, che, evidentemente, sperava di poter approdare anche nel nostro Paese. Repubblica.it ne aveva parlato nel novembre scorso, e le ricerche erano partite proprio dal nostro articolo. Ma dopo quattro mesi di indagini, la polizia postale è arrivata ad individuare le mani che hanno firmato proclami e appelli, spesso attacchi durissimi a immigrati, gay, ebrei. Dietro a quelle pagine virtuali si nascondeva B. A., uno disoccupato incensurato di 33 anni, residente in provincia di Modena, già noto per aver partecipato a manifestazioni della destra estrema e per aver fatto parte degli skinhead. E’ stato denunciato in stato di libertà per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l’attività di movimenti che hanno il medesimo scopo.

Con l’operazione denominata “KKK Italia”, gli agenti hanno smascherato l’uomo che curava la sezione italiana del sito degli United northern and southern knights of the KKK (l’acronimo è Unsk). Un movimento che rappresenta la principale ramificazione americana del Ku Klux Klan, e che in Europa ha lanciato diversi “reami”: oltre a quello italiano, se ne contano in Germania, Belgio e Regno Unito. Arrivare a lui non è stato facile. Il server del sito (www. unskkk. com) non si trova in Italia, e l’unico riferimento che avevano gli agenti era un’e-mail, attraverso la quale B. A. manteneva presumibilmente i contatti con la sede-madre, in America, e con chi si faceva avanti per avere informazioni. Prima di bussare alla porta della sua casa, nella quale vive con i genitori, la postale ha voluto verificare se ci fossero altri complici e, ad oggi, le indagini continuano.

“Quando ci siamo presentati a casa sua – dice Andrea Rossi, dirigente del compartimento polizia postale e delle Comunicazioni del Lazio – non ha negato le sue idee politiche. Ha cercato di prendere le distanze dal sito, ma le nostre indagini hanno dimostrato che l’e-mail presente sulla pagina Web era la sua”. Per non farsi scoprire, si era anche servito di una serie di accorgimenti informatici che, però, non hanno impedito alla polizia di rintracciarlo. Nella sua abitazione, è stato trovato “materiale informatico” (anche fotografie), che dimostra le sue simpatie politiche per il movimento skinhead e che sarà ora analizzato. “Ci siamo mossi quando abbiamo visto che questa organizzazione americana – racconta a Repubblica. it il dirigente della postale – aveva una ramificazione italiana. Trattandosi di una pagina in italiano, eravamo convinti che dietro ci fosse un cittadino residente nel nostro Paese, soggetto dunque alle nostre leggi. Da quello che ci risulta, comunque, non era riuscito a coinvolgere molte persone”. Le attività sul sito americano, ovviamente, proseguiranno. Ma per gli inquirenti “è stato importante individuare il suo punto di riferimento italiano”, sottolinea Rossi, anche “per stroncare ogni ulteriore attività di proselitismo”. “Si è trattato di un’operazione esemplare – fanno notare gli inquirenti – che dimostra anche quanto sia difficile individuare i responsabili di siti come questi. La persona in questione aveva occultato i suoi riferimenti su internet, e per questo abbiamo impiegato più tempo per arrivare a lui”.

Nella sezione italiana dell’Unsk curata dall’uomo, si annunciava “l’apertura delle iscrizioni” al movimento e si lanciava un appello ad aderire al movimento: “Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano”, scriveva l’uomo che è stato ora denunciato.

Immediati i commenti nella galassia virtuale della destra estrema. La notizia della denuncia di B. A. ha iniziato a fare il giro dei forum, da quello non ufficiale di Forza Nuova a quello dei “nazionalisti bianchi”. “E’ arrivata l’inevitabile repressione poliziesca e liberticida”, sentenzia un utente. Se qualcuno “esprime solidarietà” altri promettono che un giorno si “pagheranno questi atti contro la libertà e contro loro stessi”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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March 12th, 2010 at 7:54 pm

Posted in Repubblica.it