Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for June, 2010

Festa dell’Unità, Concia (Pd) boccia il manifesto.

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Di una “stupidità allucinante”. Non usa mezzi termini, Paola Concia, deputata del Pd, per bocciare la pubblicità della Festa de l’Unità. Nel manifesto è raffigurata una donna in abito da sera, con un mazzo di rose in mano, insieme alla scritta: “Una festa per i suoi 150 anni. Unita e democratica”. Tutto parte dal commento lasciato sulla bacheca della Concia, su Facebook, da una sua amica. “Scusate, vorrei sapere se è un problema mio o no. Ma a voi questo manifesto con questa svampita con le rose che ride come una scema piace? Dice qualcosa? Io non so, ma chi l’ha deciso? Valeria Marini? Per favore ditemi se sono eccessiva io”. La risposta della deputata non tarda ad arrivare: “Concordo perfettamente! E come è noto non sono una bacchettona come te”. Poco dopo, la Concia aggiunge: è di una “stupidità allucinante” e “anche irritante”.

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June 28th, 2010 at 5:14 pm

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Caso Brancher, su forum esplode ira leghisti.

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Il popolo della Lega non ci sta. I militanti del movimento di Umberto Bossi sono arrabbiati, con Silvio Berlusconi, ma anche con i loro vertici. Se in molti non avevano apprezzato la nomina del fedelissimo del Cavaliere a ministro per l’Attuazione del federalismo, ora che Aldo Brancher si è affrettato a chiedere il legittimo impedimento 1, lo scontento è palpabile e si traduce in paginate virtuali di critiche rabbiose. Su Facebook, dai profili più o meno ufficiali delle sede locali della Lega, fino ai forum ufficiali. E’ il caso di quello dei Giovani Padani, dove, sin dal giorno della nomina di Brancher, vari utenti avevano già presagito ciò che sarebbe successo. “E’ stato fatto probabilmente ministro – scrive Danige – perché i suoi processi per le maxitangenti prese da Fiorani e lo scandalo Bpl-Antonveneta stanno giungendo al termine e per evitare che venga condannato e messo in galera con enorme ennesimo smacco per il Pdl e Berlusconi, gli si è dato un ministero senza portafogli sostanzialmente senza deleghe e competenze ma sufficiente per avere tutte le immunità ministeriali”. E’ d’accordo anche Matt06, per il quale la sua nomina è “una mossa per salvare il collega dalle inferriate”. “Uno schifo”, per l’utente Grenald, mentre qualcun altro attacca: “Il ventiquattresimo ministro in un governo che per caste fa rimpiangere il clientelismo del governo D’Alema”. E quando ormai è chiaro che Brancher, a pochi giorni dal conferimento dell’incarico, ha deciso di usare “tatticamente” lo scudo del legittimo impedimento, si parla esplicitamente di uno “scandalo” e si inizia a puntare il dito contro Berlusconi ma anche verso i leader del Carroccio.

“Solo in Italia possono succedere cose simili – attacca Xiver90 – Bisogna avere una gran faccia di bronzo per fare una nomina del genere. Per fortuna che l’Italia ha perso i mondiali, così un pallone che rimbalza di qua e di là non distrarrà la gente dai veri problemi che affliggono da troppo tempo questo assurdo Stato. Ma che vadano tutti in mona: Berlusconi e anche il suo stupido partito”. L’utente maxpadanolibero chiama direttamente in causa il suo partito: “Sono senza parole. E non condivido assolutamente il silenzio della Lega, è incredibile. Ministero sul Federalismo a un corruttore berlusconiano e non a un nostro, che poi usa una legge per pararsi il culo che noi abbiamo approvato a denti stretti per ottenere il federalismo. Praticamente ce lo stiamo prendendo tre volte in un colpo solo. E taciamo compiaciuti”. Qualcuno propone di fare buon viso a cattivo gioco: puntare alla riforma federale, chiudendo un occhio sulla vicenda Brancher: “Ministro delle Riforme per il federalismo è e rimane Umberto Bossi, tutto il resto sono solo balle. Brancher avrà qualche delega secondaria ma non me ne può fregare di meno: il nostro obiettivo rimane sempre quello, ed è logico che per raggiungerlo dovremo ingoiare ancora tonnellate di cose che non ci piacciono, ma che problema c’è se per non fare andare a processo qualcuno in cambio otteniamo un passo avanti verso la libertà?”. Posizione che, per adesso, non trova nessuno d’accordo: “Passi fare la leggina ad hoc per il nano di Arcore, ma qua stiamo salvando cani e porci. Fare questo ministro all’attuazione del federalismo poi è una grande presa per i fondelli, per noi”.

L’eco della rabbia arriva anche sul profilo dell’europarlamentare leghista, Matteo Salvini. Un utente che si firma Stefano D. è netto: “A me scusa ma questo ministro Brancher mi puzza un po’. Siamo noi i garanti per l’attuazione del federalismo! Che si faccia processare!”. Sulla pagina della Lega per Fiume Veneto ci si chiede: “Chi si proclama nuovo poi si spartisce le poltrone alla vecchia maniera! Qualcuno aveva forse dubbi?”. Anche Max Parisi, giornalista della Padania prima, anima di Telepadania poi, non risparmia critiche dalla sua pagina Facebook: “Venghino siori, venghino: tutti quelli che hanno rogne giudiziarie come Brancher si faccian far ministri dal capobanda e via, tutto risolto”. Qualche commentatore gli chiede di intervenire: “Max fate qualcosa. La vicenda Brancher va al di sopra delle idee politiche. E’ una vergogna per le persone che ogni giorno si fanno un mazzo tanto per tirare avanti. Fino a dove si possono spingere i compromessi?”.

Qualcuno avanza un sospetto: “O Bossi è veramente stato truffato oppure è complice fino al midollo”. Luciano, in un commento, si rivolge direttamente al premier: “Caro presidente Berlusconi, l’ho seguita entusiasticamente da 16 anni dalla fondazione di Forza Italia. Ora lei mi ha profondamente deluso. Il ricorso al legittimo impedimento da parte del neo-ministro senza portafoglio Brancher è stato talmente repentino da sorprendere persino chi non aveva dubbi sul fatto che dietro la strana nomina ci fosse, in realtà, solo il desiderio di aggirare il procedimento giudiziari”. Delusione che serpeggia anche nelle parole della leghista Teresa: “Se penso a tutti i gadget che ho venduto, ai volantinaggi, ai gazebo alle tessere vendute. Io ho amato la Lega ed è per questo che sono stufa di farmi prendere per il …”.

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June 28th, 2010 at 1:46 pm

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Registrata la “musica del sole”.

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Il sole è sempre stato fonte di ispirazione per musicisti e cantanti. Ma ora gli scienziati sono riusciti a registrare, e a rendere udibile all’uomo, la musica che la stella stessa è in grado di produrre. Un’armonia musicale, generata dal campo magnetico nella parte esterna della sua atmosfera, molto simile a quella delle corde di una chitarra. E di cui, sicuramente, ignorava l’esistenza lo stesso Lucio Battisti, quando, nel 1971, incantò gli italiani con la sua “Canzone del Sole”. La registrazione è stata realizzata dal team di ricercatori che, già tre anni fa, nel corso di un convegno della Royal astronomical society, era riuscito a spiegare, nel dettaglio, il fenomeno di questa particolarissima armonia solare. Robertus von Fáy-Siebenbürgen, a capo del gruppo di astronomi dell’università di Sheffield, ha evidenziato come gli enormi archi magnetici che si generano nella corona solare, possano produrre delle onde sonore che si propagano come quelle di una corda di una chitarra. In altri casi ancora, producono onde simili a generate dagli strumenti a fiato. Per arrivare a riprodurre i suoni, gli scienziati inglesi si sono serviti delle immagini catturate dal satellite di questi archi magnetici – che possono raggiungere anche lunghezze pari a 96mila chilometri – arrivando poi ad accelerarne la frequenza, in modo che anche l’orecchio umano possa sentirli. Come evidenziato già nel 2007, infatti, la frequenza dei suoni emessi è inferiore alla soglia minima udibile dall’uomo. Non ci sarebbe nulla di avvincente in questa melodia: per ammissione stessa di chi l’ha sentita, è una “vera noia”. “Sentire per la prima volta questi suoni, emessi da una fonte così grande e potente, è stato bello – ha detto il professore parlando con il Daily Telegraph – Siamo di fronte ad una musica che ci permetterà di studiare il Sole sotto una nuova prospettiva, e di comprendere meglio cosa avviene negli strati esterni dove le temperature raggiungono milioni di gradi”. Gli archi magnetici, fanno notare gli esperti, vibrano “pizzicati” da potenti esplosioni che avvengono alla loro base. Le onde acustiche generate da ognuna di queste esplosioni viaggiano a una velocità che può variare dalle 45mila alle 90mila miglia l’ora e possono rilasciare un’energia pari a milioni di bombe all’idrogeno. La ricerca degli scienziati britannici potrebbe aiutare gli astronomi a prevedere le temibili tempeste solari. La scorsa settimana, la Nasa ha ricordato come l’attività solare stia progressivamente aumentando: la conseguenza sarà l’immissione nel sistema solare, entro il 2013, di livelli di energia magnetica molto alti. Per gli esperti, ciò potrebbe mandare in brevissimo tempo in tilt tutte le apparecchiature elettriche, lasciando il pianeta al “buio”. Potrebbero saltare anche i sistemi di comunicazione e tutti i dispositivi GPS. “Studiare la musica del Sole – ha evidenziato a tal proposito il professor Fáy-Siebenbürgen – potrebbe darci la possibilità di capire meglio e prevedere queste tempeste solari”. Per il docente, le prospettive future di conoscere il comportamento del Sole sono incoraggianti: “Questi archi oscillano come la corda di una chitarra o l’aria in uno strumento musicale a fiato. Col passare del tempo, le onde muoiono progressivamente, e questo ci potrà aiutare a comprendere meglio ciò che avviene nell’atmosfera solare”.

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June 24th, 2010 at 12:42 pm

Diritti gay, male l’Italia, la Svezia la più gay-friendly.

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 E’ la Svezia il Paese più gay-friendly d’Europa, che garantisce, a livello legislativo, parità di trattamento alle persone omosessuali, oltre a fornire valide tutele normative contro l’omofobia. Con i suoi 10 punti (su un massimo di 10), guida una classifica redatta dalla Ilga Europe 1 (il ramo europeo della International lesbian and gay association). Per stilare questa vera e propria mappa dei diritti umani riconosciuti alla comunità omosessuale, e denominata Rainbow Europe Country Index, si è tenuto conto della legislazione vigente nei singoli Paesi. L’Italia si colloca nella fascia delle nazioni più omofobe: è ai livelli di Georgia e Serbia (qui, nel 2009, il governo cancellò all’ultimo momento il Gay Pride). “Siamo un Paese omofobo, e questi dati non mi stupiscono affatto”, osserva Paola Concia, deputata del Pd. Nell’elaborare questa classifica, l’associazione europea che si batte per i diritti delle persone omosessuali e transessuali, ha assegnato un punto a ogni Paese per ognuna delle seguenti occorenze: quando la legislazione tutela la discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Quando si riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso. Quando si garantiscono i diritti genitoriali tra partner dello stesso sesso. Quando si giudica l’omofobia in quanto espressione di odio e criminalità. Punti negativi, invece, vengono assegnati nel caso di legislazioni che vietino ancora gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso o che violino i diritti delle persone gay e lesbiche di riunione pacifica e libertà di associazione.

La liberale Svezia è l’unica ad aver raccolto tutti i punti disponibili, seguita (a nove punti), da Belgio, Olanda, Norvegia, Spagna. Terzi classificati, con otto punti, Islanda e Regno Unito. L’Italia, ferma ad appena un punto, è in fondo alla classifica, in decima posizione: a farle compagnia ci sono Georgia, Grecia, Malta, Montenegro, Serbia. Peggio del Belpaese hanno fatto la Città del Vaticano e la Polonia (ferme a 0 punti), la Bielorussia e la Turchia (-1 punto) e, infine, Russia e Ucraina (- 2 punti). La mappa, che non tiene però conto dei diritti delle persone transessuali (su questo punto la Ilga sta lavorando ancora ad una raccolta dati esaustiva), conferma una dura relazione presentata nel marzo dello scorso anno dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA): secondo quel documento l’Italia risultava per numero di abitanti, il Paese con il più alto tasso di omofobia sia sociale che politica e istituzionale. L’indice dell’Ilga, tra l’altro, non prende in esame le frequenti aggressioni omofobe che si registrano a livello nazionale, adottando esclusivamente un approccio di tipo legislativo. L’unico punto che l’Italia si è aggiudicato, è stato merito del recepimento di una direttiva europea, che tutela le persone omosessuali sul luogo di lavoro. “Inutile negare che siamo un Paese omofobo”, dice a Repubblica.it Concia. “All’estero siamo visti come i vecchi Paesi dell’Est. In pratica, i miei colleghi deputati di Francia e Germania ci considerano allo stesso livello dei nuovi ingressi nell’Unione euopea. Non mi stupisce il fatto che siamo in una posizione così bassa”. La Concia ricorda anche il travagliato cammino della proposta di legge contro l’omofobia, di cui lei stessa è la relatrice: “Se ne discute dal 10 dicembre in commissione Giustizia. La Lega ha già fatto sapere di essere contraria. Cosa farà il Pdl? Ora dovrà giocare a carte scoperte, e dire da che parte sta realmente”.

“L’Italia dimostra di non essere realmente entrata a far parte dell’Unione europea”, osserva invece Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay. “Da troppo tempo si fanno solo valutazioni di natura economica, mentre il passaggio nell’Unione dovrebbe tenere conto di questioni sociali e politiche. Siamo di fronte ad un problema, dal punto di vita del riconoscimento dei diritti gay. Un problema della classe politica italiana, che è più indietro della società che rappresenta. Tra i Paesi fondatori dell’Unione europea”, continua Patanè, “l’Italia è l’unica ad essere priva di una legge sulle coppie omosessuali e una legge contro l’omofobia e la transfobia”. Stefano Bucaioni, responsabile affari internazionale di Arcigay, fa notare come già il dipartimento esteri americano, nel suo rapporto annuale sui diritti umani, abbia messo in luce l’omofobia tutta italiana: “In quel rapporto, che prendeva in esame anche la aggressioni verso i gay, si evidenziava l’assenza di una legislazione contro l’omofobia”.

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June 19th, 2010 at 4:33 pm

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In un fumetto gay la storia d’amore tra due liceali.

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Marco e Fabio frequentano l’ultimo anno in un liceo romano, nel quartiere Marconi. Musicista uno, campione di tennis l’altro, diventano presto amici e, insieme, esploreranno la loro omosessualità. Sono i protagonisti del romanzo a fumetti “Non ti avevo nemmeno notato”, nelle librerie dal 17 giugno, incentrato sulle aspettative e i timori degli adolescenti gay, tra compagni subdolamente omofobi e fidanzate gelose. Uno è più consapevole del proprio orientamento sessuale, l’altro, che all’inizio della storia è fidanzato con una ragazza, si renderà gradualmente conto di essere attratto dalle persone del suo stesso sesso. Una storia (senza alcun riferimento a personaggi reali) che affronta anche il tema dell’omofobia nelle scuole.

Tutto inizia, infatti, da una scritta minatoria, che Marco scopre per caso nel bagno del liceo: “Il 5% della popolazione mondiale è gay, perciò in questa scuola ce ne sono almeno 27 e io ne conosco uno!”. Dal momento che non si trova il responsabile di quella scritta, il preside decide di estrarre a sorte le due persone che avranno l’incarico di ripulirla: toccherà proprio a Fabio e Marco, che inizieranno così a conoscersi. Il romanzo grafico è permeato da un’atmosfera tutta romana: dallo slang studentesco agli sfottò tra amici, con le immagini del Gianicolo e dello Stadio dei Marmi a fare da cornice.

Fabio è un giovane musicista con la passione per Carmen Consoli cui ha eretto un piccolo altare nella propria stanza, con gli immancabili poster appesi alla parete e i ricordi dei concerti ai quali è stato. Marco, invece, l’arietta vagamente strafottente e con i capelli sempre a posto, è un promettente campione di tennis che studia l’indispensabile e si limita a copiare i compiti dal suo amico “secchione”. Figlio di un maresciallo carabinieri, che lo obbliga a smettere di frequentare un’associazione che si batte per l’abolizione della pena di morte (“niente politica finché stai a casa mia”, gli ordina il padre) si innamorerà inizialmente del nuovo supplente di storia e filosofia. “Appena l’ho visto entrare in classe, ho sentito una scarica elettrica – scrive con entusiasmo sul suo diario – E’ bellissimo. Mi piace. Sono proprio innamorato. Sì, forse sono gay. Ormai i segnali sono troppi”. Un amore che difficilmente potrà essere corrisposto, visto che il docente è sposato e non sembra avere alcuna intenzione di accettare le proposte dell’alunno. A tormentare Fabio, che è invece meno propenso da subito ad ammettere il proprio orientamento (pur divertendosi a navigare su siti per incontri gay), sono una serie di sms omofobi, inviati da un numero anonimo. Il loro scopo sembra essere quello di spingerlo ad uscire allo scoperto, e di fargli ammettere di essere gay. Sollecitato anche da questi segnali che gli arrivano dall’esterno, Fabio si renderà gradualmente conto di essere attratto dai ragazzi. In Marco troverà un valido alleato. Nella storia entra in gioco anche il nonno di uno dei due, che, scoperta l’omosessualità del nipote, invierà tanto di telegramma al Papa, invitandolo a riconsiderare la sua posizione sul tema: “Gentile Benedetto XVI, ho appena scoperto mio nipote baciarsi con un altro ragazzo. Non mi è sembrato nulla di diabolico. Ci ripensi”.

Il fumetto, edito dalla Playground, segue idealmente il percorso iniziato con il romanzo di Alex Sanchez, “E’ una questione d’amore”, che racconta, sempre all’interno della collana “High School”, le difficoltà e le speranze di giovani gay e cristiani in una scuola del Texas. Lo sceneggiatore è il 36enne Sandro Campani, da sempre interessato al mondo dei fumetti, mentre i disegni sono di Daniele Coppi , classe 1981, fotografo e costumista. “La storia affronta il tema dell’omofobia in maniera soft – spiega Campani – perché penso sia il modo migliore per far arrivare il messaggio. Un messaggio che è anche di speranza, visto che l’amicizia tra i due protagonisti permetterà loro di vivere tranquillamente la loro condizione”. Quanto al telegramma inviato al Papa, momento provocatorio del testo, Campani dice: “Ho voluto che a mandarlo fosse il nonno, una persona anziana, che ci si immagina non essere aperto sul tema Glbt. E, comunque, ho cercato di non mancare di rispetto a nessuno”. “Questa graphic novel – conclude – vuole dare un messaggio positivo ai tanti ragazzi che, tra i banchi di scuola, iniziano a vivere la loro omosessualità e i loro primi amori”.

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June 4th, 2010 at 4:11 pm

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Gaza, la guerra in diretta su Twitter.

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“La Flotilla si trova in linea retta a 145 chilometri da Gaza”. E’ l’ultimo aggiornamento su Twitter 1 del Free Gaza Movement, prima dell’attacco israeliano alla “Freedom Flotilla”, il convoglio di navi in missione umanitaria. Pochi minuti dopo questo tweet – sono passate le 4 di mattina – inizia, da parte degli attivisti della Ong che si batte per “rompere l’assedio a Gaza”, la cronaca dell’assalto del commando inviato da Israele. Una cronaca che è anche la denuncia di un attacco contro civili disarmati, alcuni dei quali colpiti da proiettili mentre stavano dormendo.

“Gli israeliani stanno sparando contro civili disarmati”, recita uno status sul sito di microblogging, mentre pochi minuti dopo viene fornito un link per seguire in streaming 2 i feriti presenti su una delle navi. Lo streaming continuerà a funzionare anche dopo che gli israeliani avranno preso controllo dell’imbarcazione turca. “I commando dell’esercito israeliano stanno sbarcando da un elicottero sulla barca turca – continuano gli attivisti di Free Gaza Movement – La barca è circondata da navi. Sulla barca hanno iniziato a sparare contro civili disarmati”. Sempre su Twitter viene subito smentita la versione degli israeliani, secondo la quale i soldati avrebbero risposto al fuoco partito dalle navi del convoglio diretto a Gaza: “E’ una bugia. Un video dimostra che i soldati sbarcano in coperta e iniziano a sparare. Non c’è stato nessun fuoco da parte nostra. Gli israeliani hanno sparato contro dei civili che stavano dormendo”. Sempre su Twitter si racconta che molte ore prima dell’attacco, gli israeliani avevano già stabilito alcuni contatti, sia via radio che visivamente, con la Flotilla: “Due navi israeliane stanno venendo verso di noi. Ci hanno chiesto chi fossimo, e poi sono sparite”.

Poco dopo l’attacco, sul blog Tales to Tell 3, scritto da un’attivista australiana, compare il primo post: “Sono disarmati e si trovano in acque internazionali – scrive intorno alle quattro di mattina, riferendosi al convoglio umanitario – Sto pensando a cosa potrei fare. Sono le quattro e non posso neanche prendere un treno. Per favore, guardate, parlate e agite, adesso”. Poche ore dopo, pubblica un video 4 attraverso Youtube, nel quale si vede la bandiera bianca fatta sventolare dagli attivisti su una delle navi: “Nonostante ciò, Israele continua a sparare”. Nell’homepage di Witness Gaza 5 un video messaggio denuncia: “Il governo israeliano sta violando diversi articoli della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, mentre nei commenti viene rilanciato l’appello delle Ong alla comunità internazionale, perché Israele “interrompa il suo attacco brutale contro i civili intenti a consegnare aiuti umanitari ai palestinesi imprigionati a Gaza”. Su una mappa viene anche riportata una richiesta di aiuto lanciata da una delle navi attaccate dagli israeliani.

Il blog Window Into Palestine 6 pubblica un video-messaggio che era stato registrato, in via cautelativa, prima dell’attacco degli israeliani, da parte della volontaria Caoimhe Butterly: “Se state vedendo questo video, significa che la Flotilla è stata attaccata oppure bloccata in mare. Se questo è accaduto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per una mobilitazione che traduca la solidarietà emotiva in azioni concrete”. Il blog “Live From occupied Palestine” 7 lascia intendere, già prima della partenza della Freedom Flotilla, che le intenzioni degli israeliani non sono delle migliori: “Israele – si legge in un post datato sabato 29 maggio – ha annunciato che bloccherà le navi, e ha avviato un blitz di propaganda, per sottolineare che gli aiuti non sono necessari, visto che a Gaza non c’è nessuna crisi umanitaria”. Il blog dell’italiano Stefano Arrigoni è fermo alla partenza del convoglio umanitario. In un pezzo scritto per Peace Reporter, dal titolo “In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia”, Arrigoni ricorda i precedenti attacchi degli israeliani contro gli attivisti che volevano portare aiuti a Gaza. “Nient’affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri”. Nei commenti al post c’è chi, appresa la notizia da Helsinki, sottolinea la necessità di azioni concrete: “Troviamoci con le bandiere e il sangue di bue di fronte alle ambasciate israeliane di tutto il mondo. Questa strage non verrà mai dimenticata”. Una mobilitazione che corre anche sulla pagina italiana di Free Gaza 8, sulla quale vengono già riportate le varie manifestazioni organizzate in Italia a partire da queste ore.

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June 1st, 2010 at 12:43 pm

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