Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for July, 2010

Auto blu, al Senato sono 21.

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Anche la Presidenza del Senato della Repubblica ha trasmesso questa mattina al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta una nota dettagliata sul numero e sui costi complessivi di tutte autovetture attualmente a sua disposizione. Nella sua autonomia di organo costituzionale, Palazzo Madama ha quindi deciso di rispondere alla richiesta di informazioni nell’ambito del primo monitoraggio sul parco auto di tutte le Pubbliche amministrazioni.

Per le proprie funzioni istituzionali e di rappresentanza, il Senato dispone attualmente di un parco macchine composto da 21 autovetture, di cui alcune blindate per evidenti ragioni di sicurezza. Possono usufruirne complessivamente circa 50 utenti: il Presidente del Senato e i senatori membri del Consiglio di Presidenza (Vice Presidenti, Questori e Senatori segretari) nonché i Presidenti di Commissioni e Giunte, gli ex Presidenti del Senato, il Segretario generale e i Vice Segretari generali. Le vetture, ove disponibili, sono utilizzate anche per esigenze di servizio dell’Amministrazione. Alla loro guida sono assegnati 22 autisti, tutti dipendenti di Palazzo Madama. Allo scopo di sopperire a eventuali momenti di sovraccarico senza però dover aumentare le dotazioni dell’autoparco, viene utilizzato saltuariamente anche un servizio di autonoleggio con conducente per le esigenze dei Senatori segretari e dei Presidenti di Commissioni e Giunte. L’Amministrazione dispone inoltre di 8 automezzi destinati a compiti speciali (mezzi per trasporto di plichi e corrispondenza, furgoni e un’autoambulanza).

La nota della Presidenza del Senato sottolinea come la situazione descritta rispecchi sostanzialmente anche quella degli anni precedenti. Tutti i veicoli sono acquisiti con contratto di noleggio a lungo termine, ove possibile mediante convenzioni Consip. Fanno eccezione l’autoambulanza e due vecchie vetture di rappresentanza che sono di proprietà dell’Amministrazione.

La spesa complessivamente sostenuta per l’intero parco macchine (comprensiva di spese di noleggio a lungo termine, manutenzione, acquisto carburanti e pedaggi autostradali) è stata di 475.000 euro nel 2008, di 550.000 nel 2009 e di 374.000 euro dal 1 gennaio 2010 a oggi. A tali costi devono sommarsi quelli del servizio di autonoleggio con conducente: 39.000 euro nel 2008, 57.000 euro nel 2009 e 23.000 euro dal 1 gennaio 2010 a oggi.

La percorrenza complessiva delle autovetture è stata di circa 380.000 km nel 2008, di circa 290.000 km nel 2009 e di circa 146.000 km nel periodo gennaio-luglio 2010.

(Fonte: Comunicato stampa Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione).

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July 29th, 2010 at 4:49 pm

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Auto blu, alla Camera dei Deputati sono 20.

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La Presidenza della Camera dei deputati ha trasmesso questa mattina al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta una nota dettagliata sul numero e sui costi complessivi di tutte autovetture attualmente a sua disposizione. Il parco macchine di Montecitorio è attualmente composto da 20 vetture, di cui 2 blindate. Il numero delle autovetture in dotazione è in diminuzione sia rispetto al 2008 (22) sia rispetto al 2009 (21). Tali vetture sono destinate prioritariamente ai servizi di trasporto per i parlamentari aventi titolo e possono essere utilizzate altresì per le esigenze dell’Amministrazione (a tale riguardo va precisato che, con la sola eccezione del Segretario generale, a nessun dirigente dell’Amministrazione è riservato l’uso dell’autovettura di servizio). Esse sono acquisite attraverso contratti di noleggio a lungo termine in cui il canone – oltre al noleggio delle autovetture – comprende altre voci: manutenzione ordinaria e straordinaria delle stesse, assicurazione RCA, furto e incendio e Kasko, traino e soccorso stradale, gestione sinistri, assolvimento tassa di possesso e vettura sostitutiva in caso di fermo.

In applicazione delle disposizioni approvate dai competenti organi di direzione politica, al Presidente della Camera è riservato l’uso della autovettura di servizio. Il diritto a utilizzare le medesime autovetture spetta per esigenze di servizio ai deputati titolari di incarichi istituzionali. Nessuno degli aventi diritto dispone pertanto di un’autovettura dedicata a tempo pieno e in esclusiva. Complessivamente, hanno diritto attualmente a utilizzare l’autovettura della Camera dei deputati 63 parlamentari: si tratta dei componenti dell’Ufficio di Presidenza; dei Presidenti delle Commissioni, dei Comitati e delle Giunte nonché degli organi di giurisdizione interna e delle delegazioni parlamentari presso assemblee parlamentari di organizzazioni internazionali; dei deputati già Presidenti della Camera in precedenti legislature (attualmente nessuno di questi utilizza la autovettura di servizio); dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e delle componenti politiche del Gruppo misto.

Gli autisti del Reparto autorimessa di Montecitorio sono attualmente 28: entro la fine del 2010 tale numero, anche per effetto dei pensionamenti, è destinato a scendere fino alle 25 unità.

Le spese relative alle attività di gestione dell’autorimessa (comprensive di quelle di carburante) sono state di 474.909,90 euro nel 2008, di 375.177,79 euro nel 2009 e di 130.542,00 euro dal 1 gennaio al 30 aprile 2010.

Allo scopo di garantire il servizio in situazioni di sovraccarico della richiesta, il servizio interno è integrato con il ricorso all’autonoleggio con conducente. A tal fine la Camera dei deputati ha stipulato appositi contratti che, senza individuare minimi garantiti a favore delle ditte, fissano le tariffe per le singole tipologie di servizi e stabiliscono precisi requisiti di qualità. Il costo medio di ciascun servizio è attualmente pari a 49,69 euro, in riduzione rispetto al 2008. Le spese relative ai servizi erogati tramite il ricorso ai contratti di noleggio con conducente sono state di 94.538,12 euro nel 2008, di 171.708,68 euro nel 2009 e di 58.834,17 euro dal 1 gennaio al 30 aprile 2010.

(Fonte: Comunicato stampa Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione)

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July 29th, 2010 at 1:46 pm

Wikileaks, svelati i segreti italiani sull’Afghanistan.

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Sì a rinforzi militari e all’invio di altri mezzi italiani in Afghanistan, ma a patto che l’argomento non venga trattato pubblicamente. E’ una delle condizioni poste dall’Italia all’invio di altre forze in questo terreno di guerra. E’ il maggio del 2007, e il particolare, fino a ieri segreto, viene svelato da Wikileaks, responsabile di quella che in molti hanno definito la più grande fuga di notizie della storia militare americana. Tra gli oltre 90mila rapporti riservati, la cui divulgazione, secondo il presidente Obama, mette a rischio la sicurezza nazionale americana, ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Si tratta di centinaia di documenti, molti dei quali si riferiscono ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali. Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007.

Di rinforzi militari, in Afghanistan, si parla in un rapporto del 30 e 31 maggio 2007 classificato come “riservato”, e contraddistinto dall’acronimo Noforn: non può essere comunicato a governi e persone non americane. La fonte delle informazioni è l’ambasciata americana a Roma, che preannuncia rinforzi alla International Security Assistance Force (ISAF), la missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’Onu e di cui fa anche parte il nostro Paese. Il titolo spiega la riservatezza del documento: “Afghanistan: L’Italia pianifica altri contributi all’Isaf. Bisogna lavorare con discrezione, ad un livello tecnico”.

A preannunciare l’invio di altri mezzi, nel corso di due incontri, sono Gianni Bardini (dal 2005 è capo dell’ufficio responsabile per le problematiche di sicurezza e le questioni NATO della Direzione Generale Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani) e un altro diplomatico italiano, Achille Amerio. I due fanno sapere che l’Italia sta già aumentando, in maniera discreta, “le capacità militari in Afghanistan” e preannunciano che pochi giorni dopo, durante un incontro di ministri della difesa presso la Nato, a Bruxelles, il nostro paese potrà annunciare ulteriori contributi. Viene anche specificato che “le leggi italiane rendono difficile la donazione di equipaggiamenti militari”. Ma, nonostante ciò, “Bardini ha fatto sapere che l’Italia avrebbe cercato un modo”. Infine, un particolare che testimonia l’attenzione del governo (il presidente del consiglio è Romano Prodi) sul tema rinforzi: “Vista la sensibilità politica dell’Italia sulla missione Isaf, sia Bardini che Amerio hanno sottolineato il fatto che la discussione di altri contributi italiani non dovrebbe essere resa pubblica, ma dovrebbe essere mantenuta a livello di canali tecnici”.

Dell’allora presidente del Consiglio Prodi, si parla anche in un rapporto datato 9 aprile 2007, relativo ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta. “L’ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi – si legge – sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall’elezione di Prodi”. L’Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l’incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Massima flessibilità viene garantita sulla tempistica. Il rappresentante Usa, da parte sua, solleva alcune criticità in merito al caso di Mario Lozano, accusato di aver ucciso volontariamente, il 4 marzo 2005 a Baghdad, il funzionario del Sismi Nicola Calipari subito dopo la liberazione dell’inviata del ‘Manifestò Giuliana Sgrena. Per l’America, il processo a Lozano è “molto problematico”: bisognava far sì che il governo italiano risolvesse la questione, facendo capire al tribunale che “le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze”. Gli americani premono per una soluzione rapida. Bisogna assolutamente evitare “l’ipotesi di un processo in contumacia”, che “manderebbe un messaggio orribile”. Castellaneta, da parte sua, replica evidenziando che “i crimini commessi all’estero rientrano nella giurisdizione del tribunale di Roma”. Il diplomatico italiano, infine “esprime poche speranze sulla possibilità che il governo italiano possa rallentare o interrompere il processo”, ma propone una visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, a Washington. In ogni caso, promette di far arrivare il messaggio degli americani al ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In tempi più recenti, è il dicembre 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane. Il rapporto parla di “trasferimento di un detenuto”, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa). La persona, di origini pakistane, è stata caricata su un aereo C-130, per “essere trasferita al governo italiano”. “Non ci sono stati problemi nel trasferire la custodia di questo detenuto”, conclude il rapporto riservato. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica.

Non mancano gli incidenti sul campo, come quello che ha visto per protagonisti i soldati italiani, il 7 luglio del 2008. Nel testo pubblicato on-line viene spiegato che “un ufficiale italiano ha sparato ad un ufficiale dei servizi segreti afghani NDS”. Gli italiani si stavano muovendo su tre mezzi: mentre uno è riuscito a fuggire, gli altri due sono stati arrestati dagli stessi servizi locali. Alla fine, però, “tutti gli italiani sono stati rilasciati”. Il bilancio è di un ferito afghano.
 

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

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July 28th, 2010 at 10:24 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Un amico adesso si affitta sul web, ecco Rent a Friend.

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Dalla serata al cinema allo shopping in centro, fino alla visita al museo o all’aperitivo. Sono versatili ma non proprio disinteressati visto che hanno una loro tariffa oraria, neanche troppo economica: i nuovi amici in affitto, pronti a farvi compagnia, si possono selezionare su un catalogo online. E’ l’idea che sta alla base del sito americano Rent a Friend 1, che, dopo essersi affermato negli Stati Uniti (dove può contare su 2000 iscritti) ora si espande in tutto il mondo. Italia inclusa. “Il nostro è un servizio diverso da quello dei siti per incontri, nessuno dei quali offre amicizia – spiega Scott Rosenbaum, il fondatore, un 30enne del New Jersey – qui c’è in ballo soltanto un rapporto platonico”. Il sito si vanta di essere quello che, negli Usa, offre le tariffe più basse e il database di amici più ricco. All’atto dell’iscrizione si pagano 25 dollari, mentre l’affitto di un amico costa almeno 10 dollari l’ora, con punte di 50 dollari. Alcuni di loro, infatti, possono decidere di variare la tariffa, a seconda dell’attività che viene loro richiesta. Tante le opzioni offerte: oltre alle classiche serate al cinema, al teatro o al ristorante, o anche alla giornata in spiaggia, ci si può rivolgere al sito quando si visita una nuova città, e si vuole avere qualcuno che illustri le bellezze del posto. Nel catalogo, che può contare su 218mila potenziali amici, ci sono anche persone con specifiche abilità: insegnanti di lingue straniere, istruttori di fitness ma anche di snowboarding e yoga, pittori, cantanti e ballerini, e così via. “Se avete un biglietto in più per una concerto o una partita – viene suggerito – e non avete voglia di andare da soli, potete usare Rent a friend”. Infine, si possono sborsare i 10 dollari l’ora anche solo per “chiedere un consiglio”: “Molta gente vuole soltanto dare consigli – si legge nella pagina web dedicata all’iscrizione – e può essere utile avere il punto di vista di una persona esterna”.

La ricerca di una persona con cui passare del tempo libero è molto semplice: basta digitare il codice di avviamento postale, selezionare il sesso ideale dell’amico di turno, e premere invio. Per adesso, la ricerca è limitata agli Stati Uniti e al Canada, anche se si accettano già iscrizioni da tutto il mondo, inclusa l’Italia. Le schede delle singole persone contengono ovviamente una foto, i dati anagrafici, e una descrizione caratteriale, oltre ovviamente alle attività preferite. Gli amici indicano se vogliono trascorrere del tempo con un uomo, con una donna, o indifferentemente con entrambi i sessi. Nessuno può offrire o cercare sesso, almeno non in maniera esplicita: chi dovesse contravvenire a questo punto fermo della community, sarà subito espulso. Perché a molte persone convenga offrire il proprio tempo ai gestori di Rent a Friend è presto spiegato nella sezione “fatti pagare per fare l’amico”, dove si lancia un “recruiting” a livello mondiale. E dove si svelano i vantaggi di questo genere di attività. “Potete guadagnare fino a 50 dollari l’ora e in più avrete cene e concerti gratis. Diventa il capo di te stesso. Decidi tu quanto farti pagare e quando lavorare”, si legge nel sito, che parte da questo assunto: “Nel mondo ci sono milioni di persone in cerca di amici, pronte a pagare”. Viene anche presentato uno schema di stipendio-tipo. Nel caso si decida di lavorare part-time, tre giorni a settimana, ad una tariffa oraria di 20 dollari, se ne guadagnano 480 a settimana. Se l’impegno sale a 5 giorni a settimana, sempre a 20 dollari l’ora, si possono intascare 800 dollari settimanali. Garanzie vengono fornite anche sull’assenza di sesso: “Non ci sarà alcun contatto fisico durante i vostri incontri con altri soci. Voi dovrete soltanto offrire la vostra amicizia”.

Un servizio analogo viene offerto anche da Rent a local Friend, un’iniziativa lanciata da una giornalista portoghese, e disponibile anche in Italia, a Roma e Milano. In questo caso, però, è predominante la vocazione turistica: il target è rappresentato dai viaggiatori solitari, cui viene offerta la possibilità di affittare un amico che faccia da guida turistica nella località di turno. Anche in Giappone, le agenzie che mettono a disposizioni amici in affitto sono molto diffuse: negli ultimi otto anni, sono raddoppiate. Se ne contano dieci. La più diffusa, la Office Agent, offre ai propri clienti un catalogo di mille persone.

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

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July 28th, 2010 at 10:13 pm

Donazione sangue gay, interviene il ministro Fazio.

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Una settimana dopo l’articolo-denuncia di Repubblica, sul rifiuto dell’ospedale Gaetano Pini di accettare una donazione di sangue da un gay (pezzo oggi “clonato” dal sito Corriere della Sera, che ha riproposto la stessa notizia), interviene il ministro della Salute Fazio. Un intervento che, in realtà, dice poco. Una semplice richiesta di chiarimenti al Consiglio Superiore di Sanità. Sotto, la nota:

Il ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio in merito a notizie relative all’esclusione dalla donazione di sangue di persone dichiaratamente omosessuali che si è verificata presso il Policlinico di Milano ha posto un quesito al Consiglio Superiore di Sanità per chiarire gli ambiti interpretativi delle norme europee e nazionali in merito ai “comportamenti a rischio” che possono determinare l’esclusione permanente o temporanea dalla donazione del sangue.

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July 23rd, 2010 at 3:17 pm

Indymedia Roma chiude per ferie: “Scarsa partecipazione”.

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Una chiusura per ferie, dettata, più che dalla voglia di vacanze, dall’assenza di partecipazione degli internauti. Per questo, la sezione romana di Indymedia, ha deciso di chiudere i battenti, a partire dal 31 luglio. La notizia viene comunicata dagli stessi amministratori, sulle pagine del network di informazione antagonista. “Da alcuni mesi Indymedia Roma – spiegano – soffre di una mancanza di partecipazione che ha determinato la decisione di chiudere la possibilità di pubblicazione durante l’estate. La crisi non è solo una questione di amministrazione e di mancanza di admin: pensiamo che la scarsa partecipazione su Indymedia sia in questo momento lo specchio del movimento, che attualmente, si trova frammentato su più livelli. Abbiamo ritenuto opportuno chiudere durante l’estate per lasciare la possibilità di ripensare il progetto in Settembre/Ottobre. Dal 31 luglio non sarà più possibile pubblicare nuovi articoli o commentare quelli esistenti”. Nello stesso post, c’è anche una critica verso quanti, spesso, copiano e incollano in maniera acritica, pezzi raccolti sul web: “Riteniamo che la presenza costante di numerosissime agenzie nel newswire non sia il modo ottimale di utilizzare lo strumento. Indymedia reclama una autoassunzione di responsabilità: le notizie non vanno copia-incollate, ma andrebbero pensate e autogestite, così come si fa per tutte le lotte. In questo momento di grave attacco all’informazione, ripensare come riprendere in mano la comunicazione non può che avere un forte impatto sociale, per questo invitiamo tutte e tutti, durante questi mesi di pausa, a ripensare come sia possibile, in un momento in cui l’open publishing e l’ipertrofia delle notizie sono onnipresenti, ritornare a fare informazione indipendente”. Alcuni commentatori, però, non sono d’accordo con la decisione. “E’ questo il movimento romano.. tempo de infradito e tutti ar mare”, scrive un utente anonimo. Un altro osserva: “Se non ve la sentite più lasciate il posto ad altri che hanno forse più voglia di fare che non voi, il problema non sussiste affatto”.

Pubblicata su Omniroma.

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July 22nd, 2010 at 9:22 pm

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Fabri Fibra canta: “Marco Mengoni è gay”. Ed è guerra tra cantanti.

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Fabri Fibra e Marco Mengoni in guerra, per colpa di un “outing musicale”. Il primo, infatti, lo chiama in causa, nella canzone “Non ditelo”, arrivando a scrivere: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo”. E il vincitore di XFactor 3, tramite il suo profilo Facebook, fa sapere: “Quello che è successo oggi non finisce qui. State sicuri che prenderemo provvedimenti, per vie legali, con la civiltà che qualcuno, a quanto pare, non conosce”. A sostenere i due cantanti, i relativi fan, che su Facebook stanno dando vita a una guerra di commenti e gruppi. A scatenare le ire di Mengoni, è una strofa, all’interno del brano inedito “Non ditelo” parte di “Quorum”, il web album che Fabri Fibra ha reso disponibile in questi giorni sul suo sito, in download gratuito: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia”. Seguono parole ancora più incisive, che hanno il sapore della provocazione, e che non sono piaciute a quanti vi hanno visto un’offesa mista a dispetto. Su Facebook la reazione non si è fatta attendere, con tanto di accuse di omofobia dirette contro l’autore della canzone. In poche ore, quasi 1300 persone si sono iscritte al gruppo “Raccolta firme contro la canzone ‘Non ditelo’”. “Partendo dal presupposto che ognuno ha il diritto di essere ciò che vuole, ma visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali riguardo l’identità sessuale di Mengoni – scrivono i fondatori del gruppo – è offensivo usare certe parole. Non credo che si ascolti un cantante per la sua identità sessuale. Questa è omofobia”. Sul suo profilo Facebook ufficiale si legge, in una nota, quella che è da ritenersi la replica di Fabri Fibra: “Dico la verità: non mi considero un omofobo”. Mengoni, però, non sembra aver digerito quelle parole in musica, che boccia come “spazzatura più spregevole”.

Link al pezzo su Repubblica.it

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July 21st, 2010 at 10:57 pm

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Gaetano Pini, Leoluca Orlando: “Sbagliato escludere gay da donazioni”.

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 E’ “sbagliato e discriminatorio” escludere una persona dalla donazione del sangue soltanto per via del suo orientamento sessuale. Per questo, Leoluca Orlando, presidente della commissione parlamentare sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali 1, ha deciso di intervenire nella vicenda, denunciata da Repubblica.it, del ragazzo omosessuale respinto dal Gaetano Pini 2. “Domani scriverò all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, e gli chiederò una relazione dettagliata”, spiega Orlando. Soddisfatta Paola Concia, deputata del Pd, che, insieme all’ex ministro della Salute, Livia Turco, ha preannunciato un’interrogazione parlamentare: “Più parlamentari ci sono a condurre questa battaglia e meglio è”, osserva Concia.

Gabriele donava da otto anni il sangue nel nosocomio milanese. Dallo scorso mese di aprile, però, il servizio trasfusionale del Gaetano Pini si è integrato con quello del Policlinico, che da anni non accetta il sangue di persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con altri uomini. Da qui l’impossibilità per Gabriele di continuare a donare il sangue, e la decisione di rivolgersi a un’altra struttura.

Per Leoluca Orlando si tratta di una vicenda sulla quale occorre fare piena luce: “L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue. Per questo vogliamo avere chiarimenti dall’assessore Bresciani in merito ad una decisione che lede il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione italiana, dal diritto europeo e da quello internazionale”. Per Orlando, inoltre, nelle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate italiane bisogna garantire non soltanto i cosiddetti LEA (i livelli essenziali di assistenza), ma anche i “livelli essenziali di civiltà”. “E’ sbagliato concentrarsi su delle categorie a rischio, ma bisogna in realtà concentrarsi sui comportamenti a rischio, che non riguardano solo le persone omosessuali, ma anche quelle eterosessuali – dice Orlando – Credo che la decisione del Gaetano Pini sia scientificamente immotivata e discriminatoria, e non garantisce l’utilizzatore di quel sangue. I sistemi di verifica sulla qualità del sangue sono così precisi da permettere dei controlli molto accurati. Quindi, non riesco a capire perché un certo tipo di sangue debba essere ritenuto inaccettabile in via pregiudiziale”. Orlando si metterà in contatto domani stesso con l’assessore competente, e, successivamente, sottoporrà la sua relazione all’attenzione della commissione parlamentare.

Paola Concia, da parte sua, presenterà domani mattina un’interrogazione urgente al ministro della Salute, per chiedergli di prendere posizione sul tema, anche sotto forma di una direttiva nazionale. “E se qualcuno dovesse dire che le Regioni sono autonome in materia sanitaria, io dico che questo è un modo per lavarsene le mani. Serve una presa di posizione chiara e non discriminatoria”, osserva la parlamentare che rivolge un appello anche ai “colleghi parlamentari del centrodestra”: “Non ho letto, da parte loro, alcuna dichiarazione. Ora vorrei che si esprimessero”.

Dopo la denuncia da parte di Gabriele, il direttore generale del Gaetano Pini, Amedeo Tropiano, aveva confermato che il suo ospedale “aderisce al protocollo per la medicina trasfusionale della Città di Milano, di cui è capofila il Policlinico”. Il Policinico, inoltre, aveva difeso il suo protocollo, sostenendo che “recentemente l’Fda (Food and Drug Administration) ha riconfermato l’esclusione dalla donazione di sangue di uomini che abbiano avuto un rapporto omosessuale anche solo una volta nella vita”. La disomogeneità delle indicazioni tra i diversi ospedali milanesi, però, ha spinto Tropiano a convocare una riunione dei diversi dipartimenti trasfusionali per la prossima settimana, in modo da stabilire una linea di condotta comune a tutti: “Ho già parlato con il mio direttore sanitario – ha detto Tropiano – e da lunedì ci attiveremo per convocare questo incontro”.

Link al pezzo su Repubblica.it

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July 18th, 2010 at 6:28 pm

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Ospedale rifiuta sangue gay, interviene commissione parlamentare.

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Dopo la notizia del rifiuto, da parte dell’ospedale Gaetano Pini, di ricevere il sangue da un donatore gay, oggi l’intervento della commissione parlamentare competente.

“L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue”. Lo ha affermato oggi in una nota Leoluca Orlando, presidente della Commissione sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, in merito al divieto fatto ad un giovane omosessuale di donare sangue per trasfusioni all’ospedale Gaetano Pini di Milano. La Commissione, si legge nella nota “invierà una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani”. La Commissione ricorda quindi che “al giovane in questione, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, è stata impedito l’ennesimo prelievo, perchè gay”. “L’orientamento sessuale – sottolinea quindi il presidente Orlando – non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue. Per questo vogliamo avere chiarimenti, dall’assessore Bresciani, in merito ad una decisione che lede il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione italiana, dal diritto europeo e da quello internazionale”.

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July 18th, 2010 at 3:37 pm

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Il sito della Guzzanti e la manina dell’hacker.

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Così si presenta su Google il sito di Sabina Guzzanti, i cui codici, evidentemente, sono stati “ritoccati” da qualche abile manina.

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July 17th, 2010 at 4:26 pm

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Bari/Insulti omofobi a ragazza etero, indaga la Digos.

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In un Paese sempre più omofobo, capita anche che Chiara, una ragazza eterosessuale, si becchi degli insulti omofobi, presumibilmente dal suo ex. Nel giro di qualche settimana, il ragazzo ha preso di mira i muri di via Trento, imbrattandoli con insulti a carattere omofobico. Al secondo intervento di pulitura, Enrico Fusco, attivista di Arcigay, si è rivolto alla Digos, che ha aperto un’indagine. Non dovrebbe essere difficile arrivare a lui, più complicato coglierlo in flagranza di reato.

In questi casi, la cosa migliore è presentare una denuncia per stalking.

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July 17th, 2010 at 2:11 pm

Sangue di un gay? Il Gaetano Pini non lo vuole.

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Tutto parte da Gabriele, blogger e, soprattutto, donatore di sangue. Aggiungo io: persona umana, che ha ancora la capacità di sentirsi offeso, come uomo, di fronte ad un’umiliazione cammuffata da protocollo scientifico. Da un suo post, e una successiva chiacchierata, nasce questo pezzo, scritto per Repubblica.it. Un caso “vecchio”, hanno osservato alcuni, già abituati ai diktat medievali del Policlinico di Milano. Una cosa che, però, va cambiata. E non sono io a dirlo, ma chi, dati alla mano, sa che gli etero sono più a rischio, quando si tratta di contrarre il virus dell’hiv. Il problema centrale è la terminologia: bisogna escludere chi ha comportamenti a rischio, etero o gay che sia. Non c’entrano nulla le “categorie”. Speriamo che l’interrogazione parlamentare di Paola Concia (l’unica del Pd che, insieme a Livia Turco, ha detto qualcosa) possa servire a qualcosa. Sul web, la vicenda ha provocato molta indignazione. Spero non solo tra i gay.

Sotto l’articolo.

Il servizio trasfusionale del Gaetano Pini chiude ai gay, e si aggiunge alla lista di ospedali italiani che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. Un cambio di rotta, quello del nosocomio milanese, sperimentato sulla propria pelle da un ragazzo, donatore “storico” nella struttura, che ha denunciato la vicenda sul suo blog e su Facebook. “Arrabbiato, amareggiato, deluso e triste” si definisce oggi Gabriele, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento (avendo superato i 20 prelievi). Una vicenda sulla quale ha subito deciso di intervenire Paola Concia, deputata Pd, che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione del Gaetano Pini: “E’ ora che le cose cambino”, dice la deputata. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008.

Il racconto che Gabriele fa, sul suo blog, è quello di una persona che si è sentita offesa e discriminata. “Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all’estero, nell’attesa della visita con la dottoressa responsabile”. Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: “Mi guarda dritto negli occhi ma è un po’ titubante. ‘Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione. Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay. “Non potevo credere alle mie orecchie – sottolinea il giovane – fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”.

Una posizione che la responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma via e-mail a un utente che le chiede lumi: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni passati, aveva risposto ad altri utenti che si erano lamentati di questa situazione, confermando “la validità dei suoi protocolli”.

Paola Concia reagisce con un misto di stupore e rabbia, e stenta a credere che, ancora oggi, ci siano ospedali pronti a chiudere le porte in faccia ai gay: “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. Tra le statistiche che saranno allegate all’interrogazione, una stima dell’Istituto Superiore di Sanità relativa al 2008: nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell’OMS, a livello mondiale. “In Italia – attacca la deputata lesbica – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”.

Livia Turco, quando era ministro della Salute, si occupò di un caso analogo. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco – e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. La Turco scrisse una lettera al Centro nazionale Aids e arrivò a prendere posizione contro “una decisione discriminatoria e immotivata”.

Anche per Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, si è davanti ad un provvedimento che non alcun fondamento scientifico: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”. Per la Iardino, la scelta dell’ospedale è “scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio”. Chiamando l’ospedale Pini, il personale del servizio trasfusioni, a chi si presenta come gay, dice: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”. Gabriele continuerà a donare: “E’ una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale”.

Qui il link al pezzo.

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July 17th, 2010 at 12:56 am

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Eur, video-denuncia su Youtube: “Vigili non sequestrano merce”.

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Un vigile urbano che cammina tra quelle che sembrano essere borse contraffatte, esposte su bancarelle di fortuna. La scena è stata ripresa da un cittadino, che ha poi caricato il video su Youtube. Nel video, pubblicato lo scorso 29 aprile, si vede un vigile, in divisa, parlare con un’altra persona, nei pressi della fermata delle metro Eur Fermi. A un certo punto, si allontana, sempre intrattenendosi con la stessa persona, e passando davanti ad alcune bancarelle di fortuna. In vendita, alcune borse. “L’agente di Polizia Municipale – scrive l’utente nel commento al video – gironzola per le bancarelle “abusive” di Roma, mentre gli indifferenti e per nulla intimoriti abusivi continuano a vendere capi firmati ma contraffatti”.

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July 16th, 2010 at 1:16 pm

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Cyber-cyrano, un aiuto per trovare l’amore on-line.

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Compilano i profili sui siti di annunci, con frasi e descrizioni ad effetto, occupandosi anche di gestire le eventuali risposte e le trattative per un appuntamento dal vivo. Se poi avete i classici dubbi sulla foto giusta da scegliere, un esperto vi guiderà anche in questo difficile passo. Nati per venire incontro alle esigenze di chi non vuole correre il rischio di navigare per ore sul web, senza riuscire a trovare la persona giusta. Per una storia d’amore o una notte di passione. Un po’ ghostwriter, e un po’ esperti di marketing, sono la trasposizione moderna e virtuale di Cyrano de Bergerac, lo spadaccino dal naso lungo che, nel tentativo di conquistare la cugina, decise di scrivere lettere e poesie per conto dell’uomo che lei amava.  E proprio al personaggio raccontato dal francese Edmond Rostand alla fine dell’Ottocento si richiama esplicitamente uno dei primi siti del genere, l’americano E-cyrano.com. Il target di riferimento è rappresentato da professionisti troppo impegnati per sfogliare migliaia di volti e profili, e che magari non vogliono neanche occuparsi di gestire i primi passi della conoscenza virtuale. “Tutti possono andare in palestra – dice al Daily Telegraph il fondatore del sito, Evan Marc Katz – Ma quelli che vogliono ottenere i risultati migliori, si allenano con un personal trainer. Io sono un personal trainer per l’amore”. Una figura che, viene fatto notare, è sempre più richiesta, anche in città come New York, dove pure le occasioni per una conoscenza e una socializzazione dal vivo non mancano. “I miei clienti non sono dei perdenti – puntualizza però Katz – ma persone di successo. Il punto è che c’è un alto numero di persone che non sa come vendersi”.

Chi guida il sito sembra aver fatto proprie le regole del marketing, e sostiene che per trovare l’amore si debba vendere bene il prodotto, cioè se stessi.  “Questo genere di aziende è in costante crescita – spiega alla BBC Mark Brooks, editor di Online Personals Watch, specializzato nel monitoraggio delle tendenze nel settore degli annunci – C’è una richiesta molto elevata da parte di chi ha cercato l’anima gemella e non l’ha trovata. Molti vogliono evitare la sensazione di rifiuto che si prova quando un messaggio non riceve risposta”. Ogni appuntamento che si riesce ad organizzare per il proprio cliente si traduce in un guadagno per il cyber-Cyrano, anche se ci sono delle tariffe fisse, non proprio economiche. La compilazione di un profilo può costare 180 euro, mentre parlare con una guida che dà consigli su come trovare la donna ideale costa anche 100 euro l’ora. Per 149 dollari, E-Cyrano, che al momento promette una “svendita da recessione”, offre un’ora di conversazione telefonica con un consulente, che scriverà il profilo del cliente: si garantiscono due opzioni da 200 parole ciascuna. Generalmente, si compila una descrizione del soggetto che pubblica l’annuncio (quella che nei siti per gli incontri finisce nella sezione “informazioni su di me”) e una della persona che si sta cercando. Volendo risparmiare, si possono spendere 39 dollari: in questo caso, la conversazione telefonica si riduce a 20 minuti, ma il consulente potrà soltanto rivedere un annuncio già scritto, correggendo eventuali errori. I ghoswriter si considerano sì dei venditori, ma con una vocazione poetica.

Anche il sito VDA (Virtual Dating Assistants) assiste i propri clienti dai primi passi fino all’appuntamento. Non solo, quindi, si suggeriscono testi in grado di cattuare l’attenzione di chi si trova dall’altra parte dello schermo, ma si selezionano anche le donne a cui scrivere, e si occupano di fissare il primo appuntamento. La società arriva a garantire dai 2 ai 5 appuntamenti al mese. In cambio, però, chiede una tariffa che non è alla portata di tutte le tasche: si va dai 470 e ai 950 euro mensili. In quest’ultima costosa opzione c’è anche una seduta speciale per prepararsi al momento dell’appuntamento. Nel pacchetto è incluso anche il ritocco digitale della foto del profilo, per eliminare eventuali imperfezioni. Chi volesse far comunque da sé, può limitarsi a comprare una guida scritta con 10 consigli, nella versione per lui e in quella per lei: costa 27 dollari.

Buona parte di queste aziende si trova in America, anche se i suoi clienti vivono nel Regno Unito, in Canada, Australia, Messico e Sud America. “Trovare l’anima gemella sul web – dice Scott Valdez, fondatore della VDA – è tutta una questione di selezione”. Una selezione quasi sempre a senso unico: l’80% dei clienti di quest’ultima azienda è rappresentato da uomini, anche se la percentuale starebbe scendendo. “Il servizio che offro – continua Valdez – è come una campagna di telemarketing. I siti per appuntamenti sono dei posti attraverso i quali selezionare le masse per identificare la potenziale metà”.  

Ma quali consigli vengono dati a chi vuole “vendersi” nel miglior modo possibile? I consulenti suggeriscono di evitare gli errori di grammatica, che possono colpire negativamente chi legge l’annuncio. Poi bisogna essere specifici: evitate gli aggettivi, e piuttosto che definirvi “persone spontanee”, fornire un esempio di una circostanza in cui lo siete stati. Anche la scelta della foto è importante. I gestori del sito “Ok Cupid”, ad esempio, consigliano di sorridere e di fissare l’obiettivo, magari con uno sguardo ammiccante. Meglio optare per delle foto in cui si è impegnati in un’attività che potrebbe essere al centro di una conversazione: ad esempio, fatevi vedere mentre suonate la chitarra, oppure mentre vi immergete sott’acqua. Un settore, questo degli assistenti virtuali, che non conosce crisi: “Siamo come le imprese di pompe funebri. C’è sempre richiesta, perché la gente cerca in continuazione l’amore”, sostiene il fondatore di e-Cyrano

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July 14th, 2010 at 10:33 pm

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Pomigliano, Angeletti fischiato alla Festa dell’Unità.

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Contestazione per Luigi Angeletti, segretario della Uil, intervenuto ieri sera alla Festa dell’Unita’, a Roma. L’esponente sindacale stava spiegando, nel corso di un dibattito, le ragioni dell’accordo con la Fiat nella vicenda di Pomigliano, quando tra i partecipanti si sono levati fischi e anche grida minacciose (“vattene”). Il moderatore ha invitato il pubblico ad “essere democratico” e a lasciarlo parlare. Fischi anche quando il segretario ha cercato di spiegare l’importanza del ruolo dei sindacati.

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July 11th, 2010 at 12:35 pm

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