Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for July 28th, 2010

Wikileaks, svelati i segreti italiani sull’Afghanistan.

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Sì a rinforzi militari e all’invio di altri mezzi italiani in Afghanistan, ma a patto che l’argomento non venga trattato pubblicamente. E’ una delle condizioni poste dall’Italia all’invio di altre forze in questo terreno di guerra. E’ il maggio del 2007, e il particolare, fino a ieri segreto, viene svelato da Wikileaks, responsabile di quella che in molti hanno definito la più grande fuga di notizie della storia militare americana. Tra gli oltre 90mila rapporti riservati, la cui divulgazione, secondo il presidente Obama, mette a rischio la sicurezza nazionale americana, ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Si tratta di centinaia di documenti, molti dei quali si riferiscono ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali. Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007.

Di rinforzi militari, in Afghanistan, si parla in un rapporto del 30 e 31 maggio 2007 classificato come “riservato”, e contraddistinto dall’acronimo Noforn: non può essere comunicato a governi e persone non americane. La fonte delle informazioni è l’ambasciata americana a Roma, che preannuncia rinforzi alla International Security Assistance Force (ISAF), la missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’Onu e di cui fa anche parte il nostro Paese. Il titolo spiega la riservatezza del documento: “Afghanistan: L’Italia pianifica altri contributi all’Isaf. Bisogna lavorare con discrezione, ad un livello tecnico”.

A preannunciare l’invio di altri mezzi, nel corso di due incontri, sono Gianni Bardini (dal 2005 è capo dell’ufficio responsabile per le problematiche di sicurezza e le questioni NATO della Direzione Generale Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani) e un altro diplomatico italiano, Achille Amerio. I due fanno sapere che l’Italia sta già aumentando, in maniera discreta, “le capacità militari in Afghanistan” e preannunciano che pochi giorni dopo, durante un incontro di ministri della difesa presso la Nato, a Bruxelles, il nostro paese potrà annunciare ulteriori contributi. Viene anche specificato che “le leggi italiane rendono difficile la donazione di equipaggiamenti militari”. Ma, nonostante ciò, “Bardini ha fatto sapere che l’Italia avrebbe cercato un modo”. Infine, un particolare che testimonia l’attenzione del governo (il presidente del consiglio è Romano Prodi) sul tema rinforzi: “Vista la sensibilità politica dell’Italia sulla missione Isaf, sia Bardini che Amerio hanno sottolineato il fatto che la discussione di altri contributi italiani non dovrebbe essere resa pubblica, ma dovrebbe essere mantenuta a livello di canali tecnici”.

Dell’allora presidente del Consiglio Prodi, si parla anche in un rapporto datato 9 aprile 2007, relativo ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta. “L’ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi – si legge – sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall’elezione di Prodi”. L’Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l’incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Massima flessibilità viene garantita sulla tempistica. Il rappresentante Usa, da parte sua, solleva alcune criticità in merito al caso di Mario Lozano, accusato di aver ucciso volontariamente, il 4 marzo 2005 a Baghdad, il funzionario del Sismi Nicola Calipari subito dopo la liberazione dell’inviata del ‘Manifestò Giuliana Sgrena. Per l’America, il processo a Lozano è “molto problematico”: bisognava far sì che il governo italiano risolvesse la questione, facendo capire al tribunale che “le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze”. Gli americani premono per una soluzione rapida. Bisogna assolutamente evitare “l’ipotesi di un processo in contumacia”, che “manderebbe un messaggio orribile”. Castellaneta, da parte sua, replica evidenziando che “i crimini commessi all’estero rientrano nella giurisdizione del tribunale di Roma”. Il diplomatico italiano, infine “esprime poche speranze sulla possibilità che il governo italiano possa rallentare o interrompere il processo”, ma propone una visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, a Washington. In ogni caso, promette di far arrivare il messaggio degli americani al ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In tempi più recenti, è il dicembre 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane. Il rapporto parla di “trasferimento di un detenuto”, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa). La persona, di origini pakistane, è stata caricata su un aereo C-130, per “essere trasferita al governo italiano”. “Non ci sono stati problemi nel trasferire la custodia di questo detenuto”, conclude il rapporto riservato. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica.

Non mancano gli incidenti sul campo, come quello che ha visto per protagonisti i soldati italiani, il 7 luglio del 2008. Nel testo pubblicato on-line viene spiegato che “un ufficiale italiano ha sparato ad un ufficiale dei servizi segreti afghani NDS”. Gli italiani si stavano muovendo su tre mezzi: mentre uno è riuscito a fuggire, gli altri due sono stati arrestati dagli stessi servizi locali. Alla fine, però, “tutti gli italiani sono stati rilasciati”. Il bilancio è di un ferito afghano.
 

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

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July 28th, 2010 at 10:24 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Un amico adesso si affitta sul web, ecco Rent a Friend.

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Dalla serata al cinema allo shopping in centro, fino alla visita al museo o all’aperitivo. Sono versatili ma non proprio disinteressati visto che hanno una loro tariffa oraria, neanche troppo economica: i nuovi amici in affitto, pronti a farvi compagnia, si possono selezionare su un catalogo online. E’ l’idea che sta alla base del sito americano Rent a Friend 1, che, dopo essersi affermato negli Stati Uniti (dove può contare su 2000 iscritti) ora si espande in tutto il mondo. Italia inclusa. “Il nostro è un servizio diverso da quello dei siti per incontri, nessuno dei quali offre amicizia – spiega Scott Rosenbaum, il fondatore, un 30enne del New Jersey – qui c’è in ballo soltanto un rapporto platonico”. Il sito si vanta di essere quello che, negli Usa, offre le tariffe più basse e il database di amici più ricco. All’atto dell’iscrizione si pagano 25 dollari, mentre l’affitto di un amico costa almeno 10 dollari l’ora, con punte di 50 dollari. Alcuni di loro, infatti, possono decidere di variare la tariffa, a seconda dell’attività che viene loro richiesta. Tante le opzioni offerte: oltre alle classiche serate al cinema, al teatro o al ristorante, o anche alla giornata in spiaggia, ci si può rivolgere al sito quando si visita una nuova città, e si vuole avere qualcuno che illustri le bellezze del posto. Nel catalogo, che può contare su 218mila potenziali amici, ci sono anche persone con specifiche abilità: insegnanti di lingue straniere, istruttori di fitness ma anche di snowboarding e yoga, pittori, cantanti e ballerini, e così via. “Se avete un biglietto in più per una concerto o una partita – viene suggerito – e non avete voglia di andare da soli, potete usare Rent a friend”. Infine, si possono sborsare i 10 dollari l’ora anche solo per “chiedere un consiglio”: “Molta gente vuole soltanto dare consigli – si legge nella pagina web dedicata all’iscrizione – e può essere utile avere il punto di vista di una persona esterna”.

La ricerca di una persona con cui passare del tempo libero è molto semplice: basta digitare il codice di avviamento postale, selezionare il sesso ideale dell’amico di turno, e premere invio. Per adesso, la ricerca è limitata agli Stati Uniti e al Canada, anche se si accettano già iscrizioni da tutto il mondo, inclusa l’Italia. Le schede delle singole persone contengono ovviamente una foto, i dati anagrafici, e una descrizione caratteriale, oltre ovviamente alle attività preferite. Gli amici indicano se vogliono trascorrere del tempo con un uomo, con una donna, o indifferentemente con entrambi i sessi. Nessuno può offrire o cercare sesso, almeno non in maniera esplicita: chi dovesse contravvenire a questo punto fermo della community, sarà subito espulso. Perché a molte persone convenga offrire il proprio tempo ai gestori di Rent a Friend è presto spiegato nella sezione “fatti pagare per fare l’amico”, dove si lancia un “recruiting” a livello mondiale. E dove si svelano i vantaggi di questo genere di attività. “Potete guadagnare fino a 50 dollari l’ora e in più avrete cene e concerti gratis. Diventa il capo di te stesso. Decidi tu quanto farti pagare e quando lavorare”, si legge nel sito, che parte da questo assunto: “Nel mondo ci sono milioni di persone in cerca di amici, pronte a pagare”. Viene anche presentato uno schema di stipendio-tipo. Nel caso si decida di lavorare part-time, tre giorni a settimana, ad una tariffa oraria di 20 dollari, se ne guadagnano 480 a settimana. Se l’impegno sale a 5 giorni a settimana, sempre a 20 dollari l’ora, si possono intascare 800 dollari settimanali. Garanzie vengono fornite anche sull’assenza di sesso: “Non ci sarà alcun contatto fisico durante i vostri incontri con altri soci. Voi dovrete soltanto offrire la vostra amicizia”.

Un servizio analogo viene offerto anche da Rent a local Friend, un’iniziativa lanciata da una giornalista portoghese, e disponibile anche in Italia, a Roma e Milano. In questo caso, però, è predominante la vocazione turistica: il target è rappresentato dai viaggiatori solitari, cui viene offerta la possibilità di affittare un amico che faccia da guida turistica nella località di turno. Anche in Giappone, le agenzie che mettono a disposizioni amici in affitto sono molto diffuse: negli ultimi otto anni, sono raddoppiate. Se ne contano dieci. La più diffusa, la Office Agent, offre ai propri clienti un catalogo di mille persone.

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

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July 28th, 2010 at 10:13 pm