Archive for August 16th, 2010
Brasile, chip nascosto nel detersivo: “E’ stalking”.
E’ un ingrediente mai inserito, prima d’oggi, in un detersivo: un dispositivo Gps, che si attiva nel momento stesso in cui la confezione viene ritirata dall’ignaro acquirente dallo scaffale del supermarket. E, come si conviene a un dispositivo del genere, è in grado di fornire le coordinate esatte della casa in cui verrà portato, e di girarle, in tempo reale, all’ufficio marketing dell’azienda produttrice. Chi troverà il chip con localizzatore incorporato, riceverà come premio una videocamera: gli arriverà direttamente sulla porta di casa, consegnata da un team di specialisti che si sarà messo sulle sue tracce seguendo il localizzatore. E che pubblicherà zona di residenza e foto del vincitore su un sito internet.
Quando il marketing si avvicina pericolosamente allo stalking, il risultato è l’iniziativa promozionale 1 lanciata in questi giorni in Brasile dalla multinazionale anglo-olandese Unilever, per presentare al mercato una nuova versione del detersivo Omo (presente già nell’80% delle case brasiliane). L’ispirazione sembra arrivare dal filmWilly Wonka e la fabbrica di cioccolato, in cui Mr. Wonka decide di inserire cinque biglietti d’oro in altrettante confezioni di cioccolato. L’obiettivo è quello di trovare un giovane dall’animo nobile, degno di succedergli alla guida della sua azienda: i cinque biglietti daranno la possibilità ai fortunati di visitare la fabbrica di cioccolato. L’idea, in entrambi i casi, è che sia il premio a trovare il consumatore, e non viceversa. La Unilever, che si è affidata all’agenzia di marketing Bullet, ha così distribuito 50 dispositivi Gps in altrettante confezioni di Omo, sparse per il Paese. Non appena il detersivo viene spostato dallo scaffale, il Gps entra in funzione.
L’azienda può contare su 35 team distribuiti nelle principali città del brasile, pronti a scattare, con l’ausilio di localizzatori, proprio come in un’azione di polizia. “Si tratta di squadre che entreranno in azione al primo segnale – garantisce Fernando Figueiredo, presidente della Bullet, parlando con il portale Ad Age – A seconda di dove abiti il consumatore, possono raggiungerlo in poche ore o al massimo entro qualche giorno”. La squadra che dovrà individuare l’acquirente di Omo, si servirà di sofisticate apparecchiature portatili. Anche nell’ipotesi in cui dovesse abitare in un condominio con molti appartamenti, non dovrebbe riuscire a sfuggire. Arrivati davanti alla porta giusta, bisognerà convincere il cliente a fidarsi di loro.
La stessa società di marketing è consapevole che, a fronte di un’alta percentuale di reati commessi nel Paese, alcune persone potrebbero anche decidere di non far entrare i loro rappresentanti – o di non aprire neanche la porta. In questo caso, gli uomini del marketing potranno iniziare a far suonare il dispositivo all’interno del detersivo. A quel punto, il cliente sarà praticamente costretto ad aprire la scatola e troverà al suo interno un biglietto in cui viene spiegato il senso di quella promozione. Per rendere il tutto più simile ad un concorso, piuttosto che ad una caccia all’uomo, si riceverà in dono una videocamera e una giornata di divertimento per tutta la famiglia a spese della Unilever.
Molti siti internet parlano già di “stalking commerciale” ed evidenziano che, in questo modo, si viola il diritto alla privacy del consumatore. Tra l’altro, la stessa azienda ha creato un sito internet sul quale sarà mostrato dove vivono indicativamente i vincitori. Ad ognuno sarà scattata una foto, che finirà sul sito, insieme alle fasi della “caccia” e della consegna del premio. La campagna, dal titolo “Prova qualcosa di nuovo con Omo”, è costata circa un milione di dollari, soltanto dal punto di vista dell’acquisto delle apparecchiature. Per la Unilever è una scommessa: “Crediamo nell’utilizzo delle nuove tecnologie per il marketing promozionale – dicono dall’agenzia Bullet – Può accadere di tutto in questo caso. Dobbbiamo essere innovativi, ma non sappiamo quale sarà la reazione da parte dei consumatori”.
Per David Vaile, esperto di privacy e membro della Australian Privacy Foundation, dati di questo tipo, ottenuti dai consumatori, “finiscono con l’essere venduti o condivisi. Forse finirà tutto con la consegna della videocamera omaggio. Mi chiedo però se non ci sia un modo meno invadente e più facile. La riposta è sì”. Parlando con un sito di informazione australiano, Vaile evidenzia come il consumatore brasiliano, in questo caso, non sia stato interpellato preventivamente sulla volontà di essere localizzato: manca, di fatto, il consenso sul trattamenti dei propri dati. Se è vero che su Foursquare e Twitter, ad esempio, si forniscono le proprie coordinate, è l’utente stesso ad aver scelto di condividere quelle informazioni. Critico anche il sito Cnet, che titola: “Il detersivo che usa il Gps per fare stalking sui consumatori”, ironizzando sui team che dovranno rintracciare gli acquirenti: “Dal momento in cui sarà attivato il Gps, diventeranno dei bersagli. Squadre di sorveglianza monitoreranno ogni passo del cliente. Fuori dal supermarket. Fino all’auto. In bagno. Oppure, chissà, fino alla casa del loro amante?”
L’agenzia di marketing Bullet ha già fatto parlare di sé due anni fa, quando decise di nascondere 10.000 iPod Shuffles in un gelato prodotto dalla Unilever. L’idea era venuta ai creativi dopo che questi avevano letto le istruzioni dei loro iPod, secondo le quali l’apparecchio poteva operare anche a temperature rigide. I gelati si presentavano identici agli originali, dall’esterno, e venivano congelati e stoccati con gli altri, ma all’interno avevano solo il lettore, confezionato in modo da tenerlo al sicuro.
Gay e procreazione: il nuovo fronte Fli-Pdl.
“E’ assolutamente grottesco che l’Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. Benedetto Della Vedova, vice capogruppo vicario alla Camera di Futuro e Libertà, rilancia il tema delle unioni gay, e preannuncia una iniziativa a carattere parlamentare. L’obiettivo, dice l’esponente della formazione finiana, è quello “di coinvolgere il nuovo gruppo”, ma anche tutte le forze parlamentari che saranno pronte a seguirlo. Ma a frenarlo intervengono subito i cattolici, fuori e dentro il Pdl. Paola Binetti, fuoriuscita dal Pd in contrasto con le sue posizioni laiciste, sottolinea che il parere di Della Vedova “non è quello di tutto il gruppo Fli”. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche familiari, boccia la proposta, parlando di “uscita estemporanea”.
Intervistato da Klasu Davi, il fondatore dei “Riformatori Liberali” e storico militante dei radicali, spiega che il suo obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento delle coppie omosessuali: “Sarei felice perché questa legislatura possa dare vita a una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. L’Italia è, insieme alla Grecia, l’unica, in Europa, a non riconoscere alcun diritto alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Della Vedova si spinge anche oltre, toccando il tema della fecondazione. La legge 40 sulla procreazione assistita, dice, “è una legge assurda che ha rivelato tutti i suoi limiti anche sul fronte del diritto. Credo che sia giunto il momento di fare saltare paraocchi ideologici che hanno costretto migliaia di famiglia ad andare all’estero e spendere soldi. Non si può pensare che una legge dello Stato che vale per tutti si traduca in imperativo morale che vale solo per qualcuno. Da una parte si può contare sulla via giudiziaria che ha in parte cancellati alcuni dei divieti posti dalla legge. Sul piano politico sarebbe importante riprendere in mano il testo di legge e correggerlo recependo le indicazioni della Corte Costituzionale. Penso che non succederà nei prossimi mesi, ma va fatto”.
Al suo fianco si schiera subito Paola Concia, deputata del Pd, che ha all’attivo tre proposte di legge sul tema delle unioni civili. “Tutte presentate nel 2008 – ricorda la parlamentare del partito di Bersani – Una per il matrimonio, che prevede l’equiparazione tra matrimoni gay ed etero; una sulla partnership, che si richiama ad un istituto giuridico presente in Germania e Francia; la terza ispirata ai Pacs francesi”. E adesso è pronta a sedersi attorno ad un tavolo, con lo stesso Della Vedova: “La mia idea è questa: a settembre, alla ripresa dei lavori, discutiamo insieme di una nuova proposta di legge, che possa avere un consenso trasversale, anche al di fuori del Pd”. Anche Franco Grillini, responsabile diritti civili dell’Idv e militante per i diritti dei gay, accoglie con favore le parole di Della Vedova: “Questo è il terzo polo che ci piacerebbe: diritti individuali e diritti civili”. “La sua proposta – afferma Grillini – va accolta con favore, soprattutto se non rimarrà una pura petizione di principio. Speriamo che le sue posizioni siano condivise dagli altri 33 componenti del gruppo parlamentare di Fli e dai 10 senatori”. Il problema, anticipa Grillini, è se sarà possibile “dentro il fantomatico terzo polo, un’alleanza tra lo stesso vicepresidente del gruppo parlamentare alla Camera di Fli e l’Udc, partito da sempre su posizioni arcaiche e anacronistiche”. Paola Binetti, da sempre avversaria delle principali proposte sulla concessione di pari diritti ai gay, parla a nome dell’Udc: “La mia posizione è molto chiara ed è chiarissima anche quella dell’Udc, sia sulle coppie gay che sul biotestamento che sulla legge 40. Mettendo al centro questi temi Della Vedova decreta le condizioni di fragilità di un’alleanza. Lui ha tutto il diritto di portare avanti queste battaglie, ma noi abbiamo i nostri diritti e questa volta la mia posizione rispecchia pressoché l’unanimità del gruppo Udc. Della Vedova si assume la responsabilità di rendere più difficile un’intesa”. L’ex parlamentare del Pd fa notare che “la posizione del vicecapogruppo non è quella di tutto il gruppo Fli: “so che molti condividono le nostre posizioni. Se Della Vedova intende portare tutto il gruppo sulla sua linea si assume una grande responsabilita’”. Un secco “no” arriva anche da Francesco Giro, parlamentare del Pdl e sottosegretario ai Beni Culturali, che parla di “buon motivo” per tornare a votare: “All’amico e collega Della Vedova rispondiamo subito con un doppio no alla riforma della legge 40 e al riconoscimento delle coppie gay. E’ un doppio no che lo stesso Della Vedova si attendeva nel momento in cui avanzava la sua provocatoria proposta. Liberissimo di cercare i voti a sinistra ma non può chiedere i nostri su due punti che non appartengono al patto elettorale del Pdl con gli elettori. Se questo è l’enesimo pretesto per spaccare la maggioranza uscita dalle urne nel 2008 allora avremo un altro buon motivo per chiedere agli elettori un altro voto in autunno”. Parole che trovano d’accordo Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti e deputato del Pdl: “Quando siamo stati eletti abbiamo preso degli impegni precisi nei confronti degli elettori e fino alla fine della legislatura dovremo impegnarci a rispettarli fino in fondo, come fossero una Bibbia. Per questo contrasteremo con forza ogni iniziativa di impronta laicista che vada a colpire la famiglia naturale o la vita che va difesa strenuamente dal concepimento fino alla morte naturale. Noi cattolici non dobbiamo stare al governo a tutti i costi. Ci stiamo se possiamo realizzare il nostro programma, altrimenti possiamo benissimo stare all’opposizione a contrastare le iniziative laiciste. Se stare al governo vuol dire condividere le iniziative dei radicali o dei zapateristi, allora noi siamo ronti a fare altro, perché non è questo che che vuole il nostro elettorato”. Per Aurelio Mancuso, militante Glbt ed ex presidente di Arcigay, “se ci dovesse essere un governo tecnico, allora molti parlamentari del Pdl sarebbero liberi dai ricatti della Lega, e forse si potrebbe riuscire a parlare, anche di legge sull’omofobia. Con questo governo, sarà tutto molto difficile trovare un’intesa trasversale”.
L’ultima proposta di esponenti di centrodestra, in questa legislatura, sul tema delle unioni civili risale al settembre del 2008. Allora furono due ministri, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, a proporre i cosiddetti DiDoRe (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi): il progetto venne subito affossato, con dure critiche da parte di alcuni esponenti del Pdl verso i loro colleghi. I quali precisarono: “Non è nè un progetto del governo nè della maggioranza”. Con il governo Prodi, era l’8 febbraio del 2007, venne varato dal Consiglio del Ministro il testo del disegno di legge sui Di. Co (sigla che sta per Diritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), che era stato redatto dagli staff dei Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia). Le critiche dei cattolici e degli esponenti della Casa delle Libertà furono durissime. In commissione Giustizia del Senato, però, il relatore (e presidente della commissione) Cesare Salvi presentò un suo testo, che prevedeva una modifica del nome: da Di. Co. a Cus (Contratto di Unione Solidale). L’iter è stato infine interrotto dalla caduta del Governo Prodi II. Il percorso delle unioni civili è iniziato, in Italia, nel 1986: fu allora che grazie all’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay, si incominciò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di questo tema, con la presentazione, alla Camera e al Senato, di un disegno di legge sulle unioni.
Matrimoni gay, sì in 10 Paesi: Italia e Grecia eccezione in Europa.
L’ultima è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso 1, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. A questi, rileva Arcigay 2, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone Glbt. Basti pensare che solo in Africa, in 38 Stati su 53 l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione di questo tipo.
Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).
In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni. In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002. Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.
Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso. Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).
Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California 3, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon. Infine, da citare anche il Brasile, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.
L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.





