Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for October, 2010

La Shoah? Una “fandonia”. Viaggio nel negazionismo via web.

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Dai forum dei movimenti neonazisti a quelli, più o meno ufficiali, di Forza Nuova, passando per privati profili di Facebook e blog a tema. I negazionisti italiani e, soprattutto, i loro simpatizzanti, sfruttano il web per far circolare le loro assurde tesi che mirano a diffondere la convinzione che il piano di sterminio degli ebrei, disposto dal regime nazista, non sia mai esistito. Non sempre si nascondono dietro all’anonimato e, talvolta, firmano i loro interventi con nome e cognome. Alcuni di loro sono disposti ad ammettere che i nazisti hanno fatto delle vittime, ma certamente non nelle “camere a gas”, di cui negano l’esistenza. I loro siti sono spesso registrati all’estero, con l’intento di bypassare le eventuali restrizioni sui contenuti imposte da alcune piattaforme di blogging. Contenuti che sono costantemente monitorati dalla polizia postale che, alcune volte, riesce a contestare loro la violazione della legge Mancino. Una lista di queste pagine web era già finita al centro di un’indagine promossa dal Comitato di indagine conoscitiva sull’Antisemitismo, presieduto dalla deputata Fiamma Nirenstein, e oggetto di minacce sugli stessi siti.

Il forum neonazista Stormfront, nella sua versione italiana, ospita spesso interventi in difesa dei negazionisti, con attacchi agli esponenti delle comunità ebraiche italiane e a quei politici che si battono per la difesa della verità storica. Sito registrato in America, espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, “orgoglio bianco mondiale”. Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan. Alcuni thread sono dedicati al tema della Shoah, definita “una fandonia” oppure “un complotto ebreo”, ma anche “la colonna portante di un castello di menzogne, una colonna di cartapesta, che può e deve essere abbattuta”. I commentatori abituali, che arrivano anche a negare la veridicità dei fatti narrati da Anna Frank nel suo diario (“i fatti da lei narrati non sono una prova del piano di sterminio”), sono protagonisti di insulti contro “i truffatori ebrei” ma anche contro i media controllati, a loro dire, dalla lobby ebraica. Su questo forum circolavano, nel 2008, le canzoni dei 99 Fosse, il gruppo che irrideva la Shoah, ridicolizzando il tema dei morti nei campi di concentramento con parodie di canzoni famose.

Anche i simpatizzanti e i militanti del movimento di estrema destra Forza Nuova hanno una loro tribuna virtuale, dalla quale vengono lanciati insulti antisemiti. La strategia è la stessa dei revisionisti: negare le cifre dello sterminio e minare la credibilità delle certezze acquisite dalla ricerca storica ufficiale. “Tutti i tabù sono caduti tranne questo, ma è solo questione di tempo, perché l’opprimente Diga Liberticida è infiltrata da mille rivoli di verità”, scrive un utente a proposito dell’Olocausto, riguardo al quale, viene sostenuto più volte, non esistono documenti che testimonino l’ordine di sterminio fisico degli ebrei. E’ questo, uno dei punti cardine della lezione tenuta da Claudio Moffa 1 all’università di Teramo, alla fine di settembre (il docente viene citato ad esempio dai militanti forzanovisti). E poco importano i racconti dei testimoni, sopravvissuti alla Shoah, e le verità ricostruite dagli storici: i negazionisti non sono disposti ad ammettere che le loro tesi non possono trovare alcuna credibile conferma storiografica. Sempre dal forum riconducibile a Forza Nuova, partono attacchi antisemiti agli esponenti delle comunità ebraiche, mentre si accusa Roma di non “saper tenere a bada la manesca, fanatica tribù di Giuda. Ora questa Roma alla vaccinara antifascista ne teme la vendetta”. Stesso tenore nei commenti sul forum dedicato a Benito Mussolini, i cui utenti inneggiano al presidente iraniano Ahmadinejad, per aver negato l’Olocausto.

Tra i siti registrati all’estero, c’è “Vho”, che fa capo alla Castle Hill Publishers, casa editrice di Germar Rudolf, colonna portante della storiografia revisionistica. Negli anni Novanta è stato condannato a 14 mesi di carcere, mentre successivamente la magistratura fece confiscare un suo testo negazionista. Fuggito in Inghilterra, dove ha fondato la sua casa editrice, nel 1999, in seguito alle pressioni esercitate dalla Germania, si è rifugiato in America. Nel 2006, dopo che gli Stati Uniti hanno respinto la sua richiesta di asilo politico, è stato rispedito in Germania, dove ha scontato una condanna a due anni e sei mesi di carcere. Il sito, registrato negli Usa, raccoglie una serie di link a testi di negazionisti, tra i quali figura l’italiano Carlo Mattogno. E’ tradotto in cinque lingue e, come è immaginabile, si batte per una pseudo-libertà di ricerca “scientifica non conformista”, e per contrastare le leggi che, in alcuni Paesi europei, prevedono l’arresto dei negazionisti. Tra le sue finalità, c’è “l’assistenza finanziaria ai revisionisti che, a causa del proprio operato, vengano sottoposti a processi giudiziari, ad aggressioni fisiche o a calunnie, o che vengano vittimizzati o perseguitati in altra maniera”. “Il momento, per i revisionisti, non è allegro – si legge nella pagina principale – non solo la ricerca storica e scientifica non conformista – quando si tratta di ‘Shoah’ – è penalmente perseguita nella maggior parte dei Paesi europei, ma addirittura Ernst Zündel e Germar Rudolf, dopo essere stati subdolamente deportati dagli Stati Uniti, sono stati recentemente condannati in Germania. Tutto questo solo per aver scritto e pubblicato libri e articoli critici della versione ufficiale dell”Olocausto’. Dunque anche l’Unione Europea (come la vecchia Unione Sovietica) ha i propri prigionieri politici”.

Le vignette antisemite di Holywar, articolazione web di un “Movimento di Resistenza Popolare L’Alternativa Cristiana”, sono spesso fatte circolare tramite Facebook, e vengono continuamente aggiornate, anche seguendo le evoluzioni dell’attualità politica italiana (il che lascia presupporre che sia curato da mani italiane). Quasi sempre si tratta di attacchi a singoli esponenti politici: oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno (ritratto spesso con Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana), si insultano “l’ebreo Mario Draghi”, ma anche Gianfranco Fini, la compagna Elisabetta Tulliani e il fratello di lei, Giancarlo, (definiti “i soliti arroganti ebrei”). Vengono riportati testi che dimostrerebbero le “falsificazioni fotografiche” relative alla Shoah. Anche qui si sostiene che “il diario di Anna Frank sia stato un falso clamoroso”. Il sito è intestato a nome del norvegese Alfred Olsen, cattolico tradizionalista. Nel 2000 fece discutere, perché mise in rete i cognomi di 9.800 famiglie ebree italiane. Quella lista c’è ancora oggi, su una pagina dominata dalla stella di David e della locandina di un Dvd antisemita (acquistabile online).

La nascita della fondazione dell’associazione AAArgh (acronimo che sta per Associazione degli Anziani Amatori di Racconti di Guerra e di HOlocausto) risale al 1996, e la sua pagina web è tradotta in 22 lingue, tra le quali figura anche l’ebraico. Oltre a testi revisionistici europei, ci sono molti interventi contro chi propone, in Italia, di introdurre leggi che puniscano le teorie dei negazionisti.

Variopinto il panorama dei blog personali, anche se pochi pubblicano materiale con costanza. Da quelli che ripropongono i testi dell’italiano Carlo Mattogno (che, viene scritto, è a capo della “ditta di olo-demolizioni”) a siti dedicati ai negazionisti arrestati. Come “Olotruffa”, aperto per celebrare, si legge nella sua homepage, quei negazionisti “discriminati, perseguitati, condannati, deportati ed internati per anni nei lager olo-sterminazionisti per lo psicoreato di ‘leso olocausto’”. Anche Andrea Carancini, su un blog che porta il suo nome, si occupa di negazionismo sul web dal 2008, dando notizia degli storici arrestati, in Europa, e traducendo testi di revisionisti stranieri.

Tutti siti, questi, che vengono monitorati dalla polizia postale che, in alcuni casi, riesce ad applicare la legge Mancino, che permette di perseguire l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. Così, nell’aprile del 2009, la magistratura ha individuato e denunciato per propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale, un pensionato 61enne, curatore di “Thule-Toscana”, in cui si sosteneva, tra le altre cose, che nei lager nazisti si svolgessero attività ricreative (una delle teorie che accomuna quasi tutti i negazionisti). La sua pagina web è stata sequestrata dalla Procura di Arezzo, città nella quale aveva sede il provider della pagina. Lo scorso mese di marzo, invece, è stato individuato il referente italiano del Ku Klux Klan, che, oltre a predicare la superiorità della razza bianca, insultava ebrei ed omosessuali.

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October 17th, 2010 at 6:02 pm

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Caso Moffa, sdegno bipartisan. Interviene la Gelmini.

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La lezione del professore negazionista dell’università di Teramo suscita la reazione sdegnata del mondo politico e universitario. “Le parole pronunciate sono inaccettabili, offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas” dichiara il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini al Tg5. “Non è possibile che nelle università italiane insegnino professori che seminano odio”.

Il preside della facoltà di Scienze politiche preannuncia che il consiglio di facoltà si occuperà della vicenda di Claudio Moffa; i deputati Walter Veltroni ed Emanuele Fiano, chiamano in causa direttamente il governo, con una interrogazione parlamentare urgente. Ma nonostante le polemiche, Moffa non arretra dalle sue posizioni, sostenendo che “nessuno può entrare nel merito delle sue lezioni”. Il giorno dopo la denuncia su Repubblica della lezione tenuta da Moffa sulla Shoah, senza alcun contraddittorio, lo scorso 25 settembre, in un’aula della facoltà di scienze politiche, non mancano le prese di posizione contro questa riscrittura della Storia offerta agli studenti. Il preside dell’ateneo teramano, Enrico Del Colle, in un primo momento è per la linea dura 2: “Non sapevo nulla del contenuto della lezione tenuta a Teramo. Anche perché lasciamo piena autonomia di insegnamento ai docenti. Ma, alla luce di quanto è accaduto, saranno presi provvedimenti”.

Posizione che viene corretta col passare delle ore, quando Moffa rivendica 4 il suo diritto ad esporre le tesi negazioniste dell’Olocausto: “Non rientra nelle mie competenze di preside attivare provvedimenti su Moffa”, dice poi Del Colle. Quando, nel 2007, il docente invitò a Teramo il negazionista Robert Faurisson, il senato accademico decise di porre un veto sul professore, che spostò il suo master a Roma. Master che, successivamente, è stato riammesso. Intanto, un gruppo di storici dell’Università di Teramo (Maddalena Carli, Umberto Gentiloni, Silvia Salvatici, Andrea Sangiovanni), invitano gli organismi e i vertici dell’Ateneo ad “assumersi responsabilità e compiti in linea con le funzioni e gli indirizzi di una istituzione pubblica”.

L’esponente del Pd Emanuele Fiano, insieme a Veltroni, evidenzia come “il sedicente professore citi numerosi esponenti della corrente di pensiero che, in Europa, nega l’esistenza delle camere a gas e dei forni crematori”, e chiede al governo, “se il tenore di queste lezioni, pur nel rispetto dell’autonomia didattica, possa garantire quel contenuto educativo che deve far parte di qualsiasi percorso di formazione”. Spiegazioni vengono chieste all’Esecutivo dai due deputati anche in merito alla presentazione del master che, come dimostra la locandina pubblicata da Moffa sul suo sito, è avvenuta lo scorso 6 maggio in una sala di palazzo Chigi, presso la Galleria Alberto Sordi.
Si appella al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, Fabio Mussi, che, da ministro dell’Università intervenne contro Moffa, nel 2007: “Qui non c’entra niente la libertà d’espressione: c’entra l’odio razziale e l’apologia del nazismo, che fino a prova contraria sono reati. Quanto ci metterà il ministro Gelmini a capire che è un suo dovere intervenire a nome del governo con una chiara posizione?”, si chiede l’esponente di Sinistra e Libertà. Sanzioni vengono sollecitate dal Coordinatore Regionale Giovani IDV Abruzzo, Giampiero Riccardo.
Sul fronte politico opposto, si segnala l’intervento della senatrice Ombretta Colli, componente della commissione Istruzione e Cultura. Anche lei chiama in causa la Gelmini. “Spero che il ministro Gelmini o il rettore dell’università di Teramo intervengano al più presto per rimuovere il professore. E’ assurdo che ai nostri tempi ci sia ancora qualcuno che neghi l’orrore della Shoah. Ancora più assurdo per constatare che un docente universitario propugni idee del genere ai suoi allievi. Ho avuto modo di vedere il filmato sul sito di Repubblica e le dichiarazioni di questo docente accademico mi hanno letteralmente disgustata”. Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo, definisce Moffa “l’ultimo giapponese sull’isola del Pacifico”, e sottolinea come sia grave che “dopo sessant’anni, con migliaia di testimonianze ancora si dica che la Shoah non è esistita; ma la cosa più grave è che non si capisce dove si vuole arrivare”. Il governatore abruzzese, però, non è d’accordo con chi, come la Colli, vuole allontanare il docente dall’ateneo: “Bisogna difendere la libertà di espressione, ma poi Moffa non si lamenti se quando esprime le sue aberrazioni c’è una levata di scudi”.

L’Anpi Teramo parla di una “offesa alla memoria delle vittime e all’università”: “Invitiamo tutti, soprattutto gli studenti, a studiare e a visitare i luoghi dello sterminio”, dice lo storico Costantino Di Sante, che aggiunge: “Come Associazione partigiana, le parole del prof. Moffa ci indignano maggiormente perché pronunciate all’interno dell’Ateneo di una regione nella quale il fascismo attivò ben quindici campi di internamento. In diverse di queste strutture, oltre ad antifascisti e partigiani, vi furono rinchiusi centinaia di ebrei. Molti di essi furono deportati e sterminati ad Auschwitz”. Chi, invece, preferisce esprimere solidarietà a Moffa è il segretario provinciale di Forza Nuova Teramo, Marco Forconi, che parla di “tabù dell’Olocausto” e si augura che “possa iniziare un lento e graduale percorso di riconoscimento di fonti alternative in merito a tale tema”.

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October 7th, 2010 at 8:27 pm

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Teramo, a lezione di negazionismo: il caso Claudio Moffa.

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Il negazionismo della Shoah sale in cattedra. Una delle pagine più buie della storia dell’Uomo, riscritta e riletta seguendo le orme di chi nega l’esistenza delle camere a gas o chi contesta i dati dello sterminio messo in atto dai nazisti. Tocca a Claudio Moffa, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, dare spazio alle tesi revisionistiche della Shoah, durante una lezione choc tenuta nell’ateneo. Tutto è messo in discussione dal docente, persino il racconto di Shlomo Venezia, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei’”, dice Moffa, parlando agli studenti dell’università abruzzese. Duro il giudizio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, tramite il presidente, Renzo Gattegna: “Mettere in dubbio o negare la Shoah significa offendere la Memoria delle vittime. Invito queste persone a visitare lo Yad Vashem e a studiare la documentazione che là è depositata”. Il presidente dell’Aned (associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti), Gianfranco Maris, deportato nel 1943 nel campo di Mauthausen, si dice “disgustato”.

E’ il 25 settembre, e nell’aula 12 della facoltà di scienze politiche, Moffa tiene l’ultima lezione dell’edizione 2009/2010 del master “Enrico Mattei in vicino e Medio Oriente”, di cui è coordinatore. La presentazione ufficiale di questo corso, giunto alla quinta edizione, come ricorda il docente sul suo sito, risale al 6 maggio scorso, e avvenne nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi. L’ora e mezza di lezione viene ripresa con una telecamera, e il video è pubblicato sulle pagine web del docente, sulle quali appaiono frequentemente articoli in difesa della libertà di espressione, fatta coincidere, in questo caso, con la libertà di negare l’Olocausto. Tra i professori del suo master figurano anche famosi storici negazionisti: è il caso di Serge Thion e di Robert Faurisson. Quest’ultimo venne invitato da Moffa a tenere una lezione all’università abruzzese già nel 2007, tra le proteste della comunità ebraica, e dello stesso rettore dell’epoca. Lezione cancellata, polemiche, e una petizione-appello contro la presenza dei negazionisti nelle università italiane. Moffa, però, non si è fermato e ha continuato a divulgare le sue tesi.

Il titolo della lezione del 25 settembre lascia chiaramente intuire come verrà sviluppato l’argomento: “Il tema-tabù del mondo accademico, la questione della ‘Shoah’, della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della ‘guerra infinità del Vicino Oriente”. Per Moffa, che cita Norman Finkelstein (autore del testo “L’industria dell’Olocausto”), c’è un legame tra la Shoah e la guerra in Medio Oriente. Parla di uno “sfruttamento dell’Olocausto”, avvenuto “a fini politici ed economici”: “E’ un’arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l’immunità alle critiche”. Concetto difeso dallo stesso Moffa, che argomenta così la sua tesi: “Nella lotta plurisecolare tra cristianesimo ed ebraismo, c’è stato bisogno, al di là del fatto che il fatto sia vero o no, della creazione di una crocifissione. Di un episodio paragonabile ad una crocifissione di un intero popolo. Visione religiosa dello sterminio e delle sofferenze che indubbiamente ci sono state”.

Quanto alle camere a gas, il docente cita un’intervista videoregistrata a Faurisson, in cui il negazionista arriva a contestare l’uso del Zyklon b per sterminare gli ebrei: “L’edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas. Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”. Non c’è alcun contraddittorio e, anzi, Moffa chiosa: “Faurisson fa considerazioni in modo consequenziale e convincente”. Moffa punta anche al dato dei sei milioni di ebrei sterminati, un “numero con una valenza cabalistica. Non si capisce perché lo si debba sempre ripetere”. Una cifra ufficiale, dice Moffa, “ormai ampiamente messa in discussione”.

Il professore si spende anche per la difesa dei colleghi accusati di revisionismo. A cominciare dal professor Roberto Valvo, del liceo di via di Ripetta (accusato di aver detto che “la Shoah è stata una montatura”): “Come ai tempi dell’Inquisizione, non è concepibile che chi, argomentando o comunque parlando al bar o facendo una battuta in un consiglio di classe dice ‘non credo a questa cosa’, ‘credo che siano state 300mila le vittime’, venga sanzionato. Questo tipo di linciaggio e persecuzione è qualcosa di assolutamente inconcepibile”. Contenuti che si ritrovano nelle pagine web del docente, sulle quali oscilla tra il lodare “la grandezza umana e politica di Ahmadinejad” , il presidente iraniano, mentre quello che lui chiama “il cosiddetto Olocausto”, un “dogma ossessivamente ripetuto in tutti i suoi intoccabili e sacri tasselli” viene messo in correlazione con “il potere di condizionamento di Israele su quasi tutte le potenze e i poteri forti del pianeta”.

“Con tutte le prove documentali e testimoniale che sono emerse, e con la tragica contabilità dei deportati uccisi – osserva Gattegna – nessuna persona che sia in buona fede può sollevare dubbi sulle dimensioni della Shoah. Mettere in dubbio quella che è stata una delle più grandi tragedia dell’umanità non è qualcosa di sostenibile. Questi negazionisti vogliono screditare il lavoro dei familiari dei deportati e degli storici. Un lavoro, quello dei testimoni, molto difficile”. Gattegna si chiede anche perché “i negazionisti vogliano colpire la Memoria di chi ha sofferto e quale sia la loro reale intenzione”: “Così facendo – osserva – ridimensionano le colpe del nazismo”. Infine, un invito: “Queste persone vadano allo Yad Vashem o in altri luoghi dove si trova tutta la documentazione della Shoah, invece di fare queste illazioni”.

Gianfranco Maris, classe 1921, sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen, dice: “Non riesco a provare odio. Queste persone non lo meritano. E’ gente che non sa o non vuole vedere quello che è stato un fatto reale. Se penso che un’università ha ospitato una lezione del genere, viene da piangere”.

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October 7th, 2010 at 4:01 pm

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