Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for January, 2011

“La Shoah dal punto di vista degli ebrei”, sulla guida Touring di Israele.

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Una frase ambigua sul dramma della Shoah, all´interno dell´ultima edizione della Guida del Touring su Israele e i territori palestinesi. A segnalarla, in una lettera scritta al presidente dell´Unione delle comunità ebraiche e allo stesso presidente del Touring, è il vice segretario generale del Consiglio nazionale dell´economia e del lavoro (Cnel), Michele Dau. Il passaggio, che potrebbe anche essere il risultato di un lavoro di editing grossolano o frutto di ignoranza sul tema dell´Olocausto, compare a pagina 102, laddove si parla dell´Holocaust History Museum, nello Yad Vashem di Gerusalemme, il complesso progettato a memoria dei sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti. In questa struttura, spiega la guida, «è narrata la storia della Shoah dal punto di vista degli ebrei». Una descrizione che ha colpito negativamente Dau, durante un recente viaggio in Israele con la moglie, professoressa di storia: «Visitando la straordinaria, e unica al mondo, ricostruzione storica, mi sono domandato il significato di quell´affermazione – denuncia nella missiva inviata a Renzo Gattegna, presidente dell´Ucei – e la mia indignazione è cresciuta, senza poter trovare una giustificazione accettabile di quella sottolineatura. Cosa si intenderebbe evidenziare? Forse che vi sarebbero altri punti di vista sulla Shoah? E quali sarebbero gli altri punti di vista in qualche modo accettabili? Forse quelli dei movimenti dei neonazisti che si sono affacciati in Europa? O forse si intende lasciare aperta la strada alle interpretazioni negazioniste che vorrebbero se non cancellare del tutto i fatti, quanto meno limitarli a quantità minima senza una vera decisione dei nazisti». Dau, su questo, non ha dubbi: «Comunque si voglia leggere quella frase è davvero lesiva della dignità della sofferenza atroce di milioni di persone». La stessa «indignazione» viene espressa anche nella lettera inviata al presidente del Touring, Franco Iseppi, nella quale vengono evidenziati anche altri errori (inesattezze su orari e modalità di vista di alcuni importanti luoghi).

Duro il commento di Marcello Pezzetti, direttore del museo della Shoah di Roma: «Voglio sperare che l´autore della guida volesse dire che quella dell´Holocaust History Museum è un´esposizione in cui è predominante il punto di vista di chi ha subito la Shoa, vale a dire gli ebrei. Certamente, però, non sa esprimersi. C´è un misto di superficialità e mancanza di sensibilità».

Pubblicata nell’edizione odierna di Repubblica.

Sotto, la replica del presidente del Touring:

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January 28th, 2011 at 1:57 pm

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Antisemitismo, relazione Gelmini davanti a comitato di indagine.

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“Sono grata al Ministro Gelmini per aver accolto l’invito a presentare oggi, in occasione del Giorno della Memoria, una relazione di fronte al Comitato d’Indagine Conoscitiva sull’Antisemitismo, che presiedo. Il Ministro ha affrontato nella sua relazione anche un tema cui il Comitato dedica una particolare attenzione, ovvero la diffusione dell’antisemitismo presso le giovani generazioni attraverso i social network e su internet in generale, spiegando come il Ministero abbia avviato un corso di formazione per docenti incentrato proprio su queste tematiche”. Così, in una nota, Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri e Presidente del Comitato di Indagine Conoscitiva sull’Antisemitismo della Camera dei Deputati. “Il Ministro Gelmini si è soffermata sulla necessità, per combattere un ‘fenomeno che si rinnova nel corso dei secoli e non manca di riproporsi in vesti inquietanti anche nel Terzo Millennio’, di potenziare l’insegnamento della storia del ’900 nei programmi scolastici e in questo contesto anche lo studio dell’ebraismo contemporaneo, nei suoi svariati aspetti: quello della religione, quello della presenza degli ebrei nei vari Paesi del mondo, quello della storia dello Stato d’Israele”. Il Ministro, continua la nota, “ha poi ribadito l’impegno del Governo a combattere ogni forma di boicottaggio in particolare negli atenei, che spesso si sono rivelati ricettacoli di episodi di antisemitismo, come in occasione della settimana dell’apartheid alla quale l’anno scorso hanno aderito anche tre università italiane. Gli elementi e gli spunti di riflessione che ci ha fornito il Ministro dell’Istruzione durante l’audizione sono di grande rilevanza per il lavoro di ricerca che il Comitato sta svolgendo ormai da un anno, finalizzato a individuare le attuali dimensioni del fenomeno dell’antisemitismo, sia a livello nazionale che internazionale, e a intercettare le possibile lacune d’intervento, normativo e non, che il Parlamento deve contribuire a colmare”.

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January 27th, 2011 at 4:29 pm

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Ricerca Swg su giovani e antisemitismo: ostilità verso ebrei e’ ancora radicata.

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Il 22% dei ragazzi e delle ragazze del Paese dimostra antipatia nei confronti del popolo ebraico, anche se oltre i tre quarti di questi non ha mai avuto contatti con loro. Questo il dato che emerge da un’indagine realizzata dall’istituto di ricerche IARD per la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, presentata nell’audizione dell’Osservatorio della Camera dei Deputati sui fenomeni di xenofobia e razzismo nel 2010. Lo studio si è focalizzato sui giovani italiani e sui loro atteggiamenti sul tema del razzismo, registrando la presenza di pulsioni antisemite in oltre 2 ragazzi su 10. E in questo bacino antisemita, si riconosce un 6% marcatamente estremista per cui l’avversione nei confronti degli ebrei risulta decisamente più forte e radicata. In questo quadro c’è però anche un dato positivo: quasi la metà dei ragazzi e delle ragazze italiane (47%), dimostra una forte simpatia per gli ebrei a cui si può aggiungere una quota più contenuta (31%) il cui livello di propensione nei loro confronti è moderato. Il dato curioso è che, tra i giovani italiani in generale, il 71% non ha mai avuto rapporti diretti con gli ebrei. Nel bacino antisemita tale quota raggiunge il 76% e la maggior parte di questi ragazzi, dichiara di non aver avuto dei contatti solo perché non è mai capitato; mentre solo il 7% lo ha deciso scientemente. Tra i ragazzi che dimostrano pulsioni antisemite e che, invece, hanno avuto dei contatti con degli ebrei (24%), è il 30% ad affermare che la qualità del rapporto è stata negativa, a fronte di un 32% che ne parla bene e di un 38% che non lo connota né in un senso, né nell’altro.

Ma chi sono questi antisemiti under 30 e da dove nasce, in parte, questa intolleranza? Sono in prevalenza maschi (60%) e toccano un po’ tutte le fasce di età a partire dai 18 anni. Rispetto all’area geografica, emerge che al Nord l’antipatia nei confronti delle persone di religione ebraica è molto più radicata che in altre zone e interessa il 43% dei giovani residenti. Rispetto al livello scolare, spicca che quasi il 60% appartiene alla realtà studentesca o è laureato. Parte dell’antipatia per il popolo ebraico trova le sue fondamenta nel fatto che essi si pongono con maggior lealtà verso il loro mondo più che verso il Paese in cui vivono: a pensarla così è il 38% degli intolleranti nei loro confronti (quota che sale al 51% tra gli antisemiti estremi). Appaiono, invece, meno convinti (21%) del fatto che gli ebrei abbiano avuto un’influenza negativa sulla cultura e sulla civiltà cristiana. L’intolleranza della fetta antisemita degli under 30 si esplica anche in un atteggiamento di chiusura e di inaccettabilità rispetto ad alcune situazioni, prime fra tutte l’idea di avere una figlia che fa coppia con un ebreo (51%), quota che scende leggermente (48%) se la cosa riguarda invece il figlio maschio. A seguire, la sensazione di avere un capo ebreo: fastidio che tocca il 38% dei giovani antisemiti, che vivrebbero, invece, con più tranquillità il fatto di avere un collega ebreo (29%). Poco accettate, ma più tollerate, le situazioni che contemplano, infine, un vicino di casa ebreo (35%) o la possibilità di sedere alla stessa tavola durante la cena (29%). Naturalmente, il fastidio diventa tanto più accentuato tra gli antisemiti radicali.

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January 26th, 2011 at 1:25 pm

Giornata della Memoria, a Roma scritte Militia contro ebrei e Pacifici.

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Scritte contro la comunità ebraica firmate Militia sono comparse, stamattina, a Monti e via Cavour, alla vigilia della Giornata della Memoria. In via Leonina due scritte, realizzate con vernice nera, recitano “27-01 la memoria non esiste” e “Pacifici continui a meritare il fosforo bianco”. In via Cavour invece ne sono apparse altre con su scritto “Niente memoria per le bugie” e “Israele non esiste”. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Altre scritte, sempre a firma Militia, sono comparse, in via Tasso a circa 200 metri di distanza dall’ingresso del Museo della Liberazione. Realizzate con vernice nera, recitano “27-1 niente memoria” e “A via Tasso Militia”.

Un tempo, le scritte erano anonime. Ugualmente imbecilli. Adesso c’è pure chi le rivendica, con fierezza.

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January 26th, 2011 at 1:10 pm

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Battuta omofoba su Facebook, le associazioni gay contro Adinolfi.

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Una battuta scritta su Facebook scatena le ire delle associazioni gay su Mario Adinolfi, giornalista e blogger noto per aver sfidato Walter Veltroni alle primarie del Pd nel 2007. Oggetto della presa in giro, condita da colorite espressioni in romanesco e accompagnata da un epiteto omofobo, il giornalista Alfonso Signorini. “Me fa ‘na p… a due mani quel fr…etto”, ha scritto Adinolfi. La frase è stata scritta in un contesto scherzoso, una discussione con i suoi fan sui saldi di fine stagione. Ma non ha mancato di urtare la sensibilità di molti: “Adinolfi eviti di usare un linguaggio omofobo e chieda scusa”, dice Aurelio Mancuso, presidente dell’associazione “Equality Italia” lo attacca.

Nel commento, pubblicato domenica sulla pagina pubblica di Adinolfi, e condiviso con i suoi oltre cinquemila fan, si fa riferimento ad una giornata di shopping. Qualcuno, scherzando, gli dice: “Stai attento che non ti becchi Signorini…”. Lui risponde subito, in dialetto romanesco, servendosi di una metafora sessuale. Poi, parlando dei commessi incontrati durante gli acquisti, scrive: “Ho anche dialogato amichevolmente con i servetti gay su maculati, leopardati e affini”. Frasi che sono state notate da alcune persone omosessuali, e che non sono piaciute a Mancuso, storico leader del movimento Glbt italiano: “Trovo insopportabile che giornalisti e commentatori si lascino andare a questo linguaggio da caserma – sbotta Mancuso – Conoscendo bene il linguaggio della comunicazione e, quindi, il peso delle parole, devono sapere il messaggio che viene veicolato da certi termini spregiativi”.

Mancuso ricorda anche l’aggressione di cui è stato vittima il blogger, colpito e insultato 1 in strada a Roma da un gruppo di ragazzi: “Mi viene da domandare ad Adinolfi se non abbia un po’ imparato la lezione, quando qualche tempo è stato aggredito al grido di ‘brutto grassone’”, osserva il presidente di Equality. “Così come quella è stata una violenza fisica e morale, anche lui dovrebbe essere più cauto nel dileggiare i cosiddetti ‘frocetti’. Questi sono i linguaggi da evitare. Se qualcuno per strada urla qualche termine del genere”, dice Mancuso, “io lo riprendo, a prescindere. Figuriamoci se a farlo è una persona pubblica, che frequenta anche le trasmissioni televisive. Non sono un fan del politically correct, ma bisogna fare attenzione a queste cadute. Continui pure a parlare in romanesco, ma lo faccia senza offendere le persone”.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, dichiara: “Siamo chiaramente in un contesto scherzoso e sono certo che Adinolfi non è una persona omofoba. Quello che, però, emerge da questi commenti, è che spesso gli atteggiamenti omofobi e discriminatori sono involontari. Questi comportamenti devono farci riflettere, perché sono segnali di un’abitudine a voler fare dei gay degli oggetti di scherno”. “Non voglio drammatizzare il contesto – dice Patanè – Penso che il suo comportamento, però, racconti di una incapacità di valutare che certe affermazioni possono anche ferire. Una cosa del genere la troveremmo, per fortuna, insopportabile se detta nei confronti di un ebreo e di una persona di colore. Ma dobbiamo interrogarci perché continua ad avvenire con i gay. Il rispetto deve diventare automatico”.

Il problema per Imma Battaglia, presidente di DìGayProject, è che “siamo circondati, a ogni livello, dalla volgarità”. “Sono anni che lotto perché questo il linguaggio la smetta di riprendere gli stessi stereotipi contro i gay. E’ un segno che non siamo andati avanti, a livello culturale. Il salto ci sarà, quando si potrà criticare Signorini in quanto giornalista, e non perché omosessuale. L’affettività delle persone non deve diventare un elemento per criticare le persone. L’omofobia, in questo Paese, non è stata ancora risolta, a prescindere dalle appartenenze politiche”.

A commentare la vicenda c’è anche Paola Concia, deputata del Pd: “Proprio perché Adinolfi dice di essere vittima di discriminazione, in quanto persona obesa, dovrebbe sapere, avendo in teoria una cultura democratica, cosa significhi essere vittime di pregiudizi e del disprezzo altrui”. Continua Concia: “Sicuramente può non stimare Signorini, questi son fatti suoi. Ma utilizzando quell’aggettivo omofobo, dimostra di disprezzare un’intera categoria di cittadini. Purtroppo viviamo in un Paese in cui ci siamo dimenticati i fondamentali per il rispetto delle persone”.

Ma Adinolfi non ci sta a passare per omofobo: “Sono battute che capita di fare su Facebook”, dichiara a Repubblica.it. “Era un momento in cui ero particolarmente arrabbiato con Signorini, per il ruolo che sta svolgendo in questo periodo, e un’invettiva contro di lui avevo tutta la voglia di farla”. Il giornalista fa anche notare che, durante la corsa per le primarie del Pd, fu “l’unico a proporre un referendum sul matrimonio gay all’interno del Pd”. E a chi parla di omofobia, Adinolfi risponde: “Sono oltre ogni possibile sospetto di discriminazione, anche perché, ogni giorno, la subisco sulla mia pelle, in quanto persona obesa”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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January 25th, 2011 at 1:17 pm

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Xenofobia e discriminazioni: l’Italia nel rapporto annuale di Human Rights Watch.

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Razzismo e xenofobia sono ancora un “problema pressante” per l’Italia, un Paese nel quale il dibattito politico, troppo spesso, è segnato da toni accesi ed ostili. A scriverlo è Human Rights Watch (Hrw), l’organizzazione con sede a New York che, ogni anno, stila un rapporto sulle pratiche dei diritti umani a livello mondiale, e che sintetizza i problemi principali in più di 90 Paesi. Il documento (scaricabile a questo indirizzo 1) chiama anche in causa le politiche di molti Stati – inclusi alcuni dell’Unione Europea – che accettano “i sotterfugi di governi repressivi, sostituendo a pressioni per il rispetto dei diritti umani approcci più morbidi quali dialogo privato e cooperazione”. I Paesi che dovrebbero essere i paladini dei diritti umani “hanno fallito”, accusa l’organizzazione che ha sede a New York.

Da Rosarno ai rom. Nel rapporto di 649 pagine, giunto quest’anno alla 21esima edizione, si dedica un capitolo all’Italia e si ricordano i vari casi di violenze scaturite dal razzismo e dalla xenofobia. Un lungo elenco, nel quale figurano anche le condanne e i richiami, spesso non seguiti da azioni correttive, da parte degli organismi internazionali. Si nota anche l’assenza di leggi specifiche che proteggano le persone discriminate sulla base del loro orientamento sessuale. La disamina parte dalla vicenda di Rosarno che, a gennaio, ha determinato il ferimento grave di 11 lavoratori migranti africani, nel corso della violenta guerriglia le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. “Almeno altri 10 migranti, 10 agenti delle forze dell’ordine e 14 residenti hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche – ricorda il rapporto – Più di mille migranti hanno lasciato la città in seguito alle violenze”.

L’organizzazione ricorda come, a febbraio, molti Paesi abbiano espresso la loro preoccupazione relativamente alla violenza xenofoba italiana, nel corso del Consiglio per i diritti umani presso le Nazioni Uniti. E’ ancora “alto” il livello di discriminazione patito da rom e sinti, che vive in condizioni di povertà estrema, in condizioni di vita “deprecabili”, all’interno di campi autorizzati e abusivi. Secondo l’ong, i rom provenienti dall’Europa dell’Est, soprattutto dalla Romania, hanno dovuto far fronte a “sfratti forzati” e ad “incentivi economici” per tornare nei loro Paesi d’origine. E, anche in questo caso, si ricorda il richiamo della comunità internazionale: a ottobre, il comitato europeo dei diritti sociali “ha condannato l’Italia per le discriminazioni nei confronti dei rom, a livello abitativo, ma anche per quanto riguarda l’accesso all’assistenza sociale, economica e legale”.

I respingimenti. “Numerosi” gli interventi della Corte europea dei diritti dell’Uomo (ECtHR) e del consiglio d’Europa contro il trasferimento di sospettati di terrorismo in Tunisia, come Mohamed Mannai (membro di un gruppo jihadista, condannato dal tribunale di Milano). Trasferimenti avvenuti nonostante questi prigionieri rischiassero di subire dei maltrattamenti nel loro Paese d’origine. L’Italia, inoltre, “non ha offerto asilo a una dozzina di eritrei, che aveva respinto verso la Libia nel 2009, e dove sono stati vittime di maltrattamenti e detenzioni illegittime insieme ad altre centinaia di connazionali”. Ad aprile, il nostro Paese ha “violato il divieto di respingimento” quando ha intercettato un’imbarcazione carica di migranti, e l’ha rispedita in Libia, “senza verificare se ci fossero persone bisognose di protezione internazionale” e senza dar loro la possibilità di chiedere asilo. Infine, viene menzionato il processo ai poliziotti responsabili delle violenze commesse nel corso del G8 di Genova: a fronte “della condanna di 25 agenti su 29″, il ministero dell’Interno “ha comunicato di non volerli sospendere”.

Il silenzio della Ue. Il documento presenta anche un atto d’accusa contro le deboli diplomazie di Onu e Unione europea che, troppo spesso, non fanno seguire alle parole i fatti, per costringere i regimi repressivi a rispettare i diritti umani. “Anziché opporsi con fermezza ai leader violenti, molti governi, tra cui alcuni Paesi membri dell’Unione europea – spiega una nota di Hrw – adottano politiche che non generano pressioni volte a un cambiamento. La Ue, anche nei confronti di chi viola i diritti umani, sembra essere orientata a sposare l’ideologia del dialogo e della cooperazione”. Tra gli esempi citati, quelli di Uzbekistan e Turkmenistan: in questo caso, l’Unione non è riuscita a esercitare sufficienti pressioni sui loro governi per favorire cambiamenti. “Sebbene gli accordi di cooperazione della Ue con altri paesi siano condizionati sistematicamente sul rispetto di fondo dei diritti umani, (l’Unione) ha concluso un significativo accordo di scambio col Turkmenistan, un governo fortemente repressivo”, dice Hrw. Altri esempi di scarso impegno, in tal senso: l’approccio verso il presidente ruandese Paul Kagame e il primo ministro etiope Meles Zenawi, ma anche verso una Cina in cui le libertà basilari dell’uomo vengono messe continuamente a repentaglio. Al tempo stesso, la Ue viene invitata a fare di più per difendere i diritti degli immigrati clandestini, per offrire migliori condizioni di asilo politico e essere più attenta ai diritti umani quando si introducono strumenti di lotta al terrorismo. C’è anche un richiamo agli stessi Paesi membri della Ue a non adottare la politica del doppiopesismo: “La credibilità dell’Unione europea come una forza che si batte per i diritti umani nel mondo, dipende anche dalla sua volontà di affrontare le violazioni commesse dai suoi stati membri. Con esempi di discriminazioni e una crescente intolleranza verso i migranti, i musulmani, i rom e altri, ma anche un accesso inadeguato al diritto d’asilo, gli stati membri e le istituzioni europee devono dimostrare un maggior impegno nel far sì che il rispetto per i diritti umani all’interno dei loro confini sia in sintonia con le posizioni europee all’estero”. “Le pressioni europee ci sono state – concede Hrw – ma solo verso quei governi nei quali il comportamento è stato talmente scandaloso, da far passare in secondo piano gli interessi in gioco: è stato così con la Corea del Nord, l’Iran e lo Zimbabwe”. Un problema che riguarda anche l’Onu, che sbaglierebbe ad “affidarsi ai canali diplomatici e non alla condanna pubblica per convincere i regimi repressivi, come quello cinese, a porre fine alle violazioni dei diritti umani”. Secondo l’organizzazione, l’errore fondamentale del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e di molti altri Paesi della comunità internazionale è quello di promuovere ”il dialogo e la cooperazione” preferendolo alle pressioni pubbliche nei confronti di quegli Stati che violano i diritti dell’uomo.

Focus su Egitto, Iran, Tunisia. Sul fronte delle violazioni più gravi dei diritti umani, il rapporto, che accusa l’Egitto di “diffuse discriminazioni” contro i cristiani copti e le altre minoranze religiose, continua ad occuparsi della situazione in Iran, dove “la tutela dei diritti umani è peggiorata e il regime ha utilizzato la tortura e l’intimidazione per reprimere l’opposizione e le critiche e per consolidare il suo potere. Continuano senza sosta le restrizioni sulla libertà d’espressione e associazione, le libertà religiose e le discriminazioni sessuali. Durante gli interrogatori della polizia è stata usata la tortura per ottenere delle confessioni. Centinaia di persone, tra cui avvocati, giornalisti, attivisti e leader dell’opposizione restano in carcere senza un capo d’accusa”. La “rivoluzione del gelsomino” in Tunisia, che ha portato alla caduta del regime di Ben Ali, secondo l’Hrw ha dato una “lezione” all’Unione europea e agli Stati Uniti sui rapporti con i dittatori: “L’Unione europea non si è resa conto dell’arrivo di questa rivoluzione. Penso – ha detto Kenneth Roth, direttore generale dell’organizzazione – che l’Ue, gli Stati Uniti e gli altri abbiano capito la lezione E’ un errore schierarsi in un certo qual modo al fianco di un dittatore anche se visto come bastione contro il terrorismo o l’immigrazione illegale”.

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January 24th, 2011 at 5:05 pm

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Caso Ruby, Garante della privacy a siti: “Oscurate i cellulari”.

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Il Garante per la privacy già nella giornata di ieri ha chiesto a numerosi siti di informazione on line di oscurare con urgenza i numeri delle utenze telefoniche riferibili a
persone coinvolte nell’inchiesta sul cosiddetto caso Ruby e tratte dagli atti della procura di Milano.

L’attività istruttoria e di verifica del Garante, volta ad individuare eventuali altri siti o altri casi di diffusione da parte di media dei numeri di quelle utenze telefoniche, è tuttora in corso.

L’Autorità richiama tutti i siti di informazione e tutti i media allo scrupoloso rispetto del principio di essenzialità dell’informazione, già più volte ribadito, e ad astenersi dal
diffondere i dati delle utenze telefoniche, ancorché contenuti in atti giudiziari, la cui diffusione è eccedente rispetto al diritto di cronaca e inutilmente invasiva della riservatezza delle persone coinvolte.

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January 21st, 2011 at 12:23 pm

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Caso Ruby, i sindacati di polizia: “Da Berlusconi e dal Pdl accuse inaccettabili”.

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Chiedono un incontro al capo della polizia, Antonio Manganelli, per esprimergli tutto il malessere della categoria, e per confermare che lo stato di agitazione, proclamato nei mesi scorsi, proseguirà. Per i sindacati dei poliziotti italiani, il governo e il ministro Maroni “hanno disatteso gli impegni presi”, in tema previdenziale e salariale.

Ma c’è una nuova miccia che ha fatto venire a galla, ancora una volta, tutta la rabbia e lo scoraggiamento dei rappresentanti degli agenti italiani – dopo il particolare dei festini ad Arcore con ragazze vestite da “sexy-poliziotte” 1. Stavolta, i poliziotti non hanno digerito il malumore degli avvocati-deputati del Pdl, raccontato da Repubblica, per il comportamento tenuto dai poliziotti impegnati nelle indagini della Procura di Milano. Alcuni uomini di Berlusconi hanno attaccato le forze dell’ordine (incluso il capo della Polizia, Antonio Manganelli), colpevoli, a parer loro, di non aver avvisato per tempo il premier delle indagini in corso. Una richiesta (del tutto illegittima), che fa dire al segretario del Coisp, Franco Maccari (area centro-destra): “Di fronte all’ennesima offesa della dignità di un Paese civile, possiamo solo commentare che se l’Italia è ridotta ad uno Stato in cui un gruppo di deputati si comporta come una setta delirante che considera il Capo della Polizia un servo, al punto da aspettarsi che calpesti la legge per sottostare al volere del Presidente del Consiglio, allora è consigliabile espatriare subito e scappare nella Tunisia di queste ultime ore, che è certamente più democratica”. “Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa. Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale”, attacca ancora il Coisp.

I sindacati fanno quadrato attorno ai loro uomini. Perché sono convinti, senza alcuna ombra di dubbio, che abbiano seguito la legge in tutte le fasi delle indagini. Il segretario del Silp-Cgil, Claudio Giardullo, si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di “rispettare le forze di polizia”. “Nel suo ultimo videomessaggio 2 – spiega Giardullo – il presidente del Consiglio, in riferimento all’inchiesta di Milano, sostiene che le perquisizioni siano state compiute con il più totale disprezzo della dignità e dell’intimità delle persone interessate. E, più in generale, parla di una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto, che non può rimanere senza punizione. È evidente che queste gravi affermazioni non possono non riguardare anche il lavoro svolto dagli operatori di polizia. Per questo riteniamo necessario manifestare la nostra piena solidarietà agli operatori della polizia di Milano, che hanno svolto le operazioni di indagine, non abbiamo alcun dubbio, nel pieno rispetto della legge”.

E l’attacco rivolto da Berlusconi agli agenti che hanno condotto le indagini del caso Ruby, suscita anche la reazione sdegnata degli stessi poliziotti della Questura di Milano che hanno operato le perquisizioni. Oltre ad esprimere amarezza, gli investigatori della Squadra mobile smentiscono il premier: “Non è vero niente. A parte il fatto che noi trattiamo tutti i cittadini in modo civile e rispettoso, quelli li abbiamo trattati anche meglio”. Alcuni poliziotti rivelano: “Basti pensare che in più di un caso, visto che per alcuni si faceva tardi, abbiamo ordinato il pranzo. E che credete poi, che quando sono andati via abbiamo chiesto loro il conto del bar?”. La consigliera Minetti, in particolare, sarebbe stata riaccompagnata a casa di persona in auto. “La gente normale – sottolinea un agente – esce dalla Questura e in via Fatebenefratelli prende i mezzi o si chiama un taxi”.

Per Giuseppe Tiani, segretario Siap, “Berlusconi dovrebbe essere orgoglioso” del fatto che “i poliziotti preposti alle intercettazioni non abbiano fatto trapelare niente, non facendo altro che applicare la legge ed essere fedeli ai doveri che derivano dal giuramento alla Repubblica sulla riservatezza delle indagini”. Con mazzi di rose rosa consegnate, il 21 gennaio, alle poliziotte in servizio presso la Questura di Roma, il Viminale e la Presidenza del Consiglio, la Consap vuole “simboleggiare la grande stima che la componente femminile ha in seno alla Polizia di Stato” e, al tempo stesso, offrire “un risarcimento a chi, in queste ore, proprio dai vertici delle istituzioni, viene oltraggiato nella dignità personale e nella capacità professionale”. “Se Berlusconi è a Roma, regali anche lui una rosa alle poliziotte”, chiedono dal sindacato. Anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia, parlando di un “quadro desolante”, ha voluto far arrivare al premier il malumore dei suoi iscritti, inviandogli una missiva. E tramite il segretario, Enzo Marco Letizia, dice: “Nessuno, in nessun caso, può ritenersi al di sopra della legge. Abbiamo totale fiducia nelle istituzioni e nella magistratura. Meno, in quei politici che si sentono al di là del bene e del male”.

Al di là del Ruby-gate, i sindacalisti sono preoccupati dallo scarso interesse che il governo sta dimostrando nei confronti di tematiche per loro fondamentali e al centro di un vertice mattutino tra Siulp, Sap, Siap, Silp-Cgil, Ugl Polizia di stato e Coisp. Si va “dall’imposizione del tetto salariale per il triennio 2011-2013 previsto dalla manovra correttiva dello scorso luglio” alla “circolare, più volte promessa ma non ancora emanata, che avrebbe dovuto chiarire l’esclusione dei poliziotti dall’applicazione della cosiddetta ‘finestra mobile in tema previdenziale”. “Il Governo aveva affermato che avrebbe promosso la copertura economica di eventuali carenze relative al fondo perequativo di 80 milioni di euro in ordine al completo riconoscimento economico oltre che giuridico delle promozioni e della valorizzazione della funzione di polizia nel triennio 2011-2013″, fanno notare. Da qui la decisione di proseguire con lo stato di agitazione e di chiedere un incontro a Manganelli, per conoscere la sua posizione.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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January 20th, 2011 at 6:33 pm

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Tariffe, Cgia Mestre: negli ultimi 10 anni sono aumentate più dell’inflazione.

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Negli ultimi 10 anni, le tariffe dei servizi pubblici, ad esclusione dei servizi di telefonia, sono aumentate più dell’inflazione. Se nell’ultimo decennio la variazione dei prezzi è stata del +23,9%, la tariffa dell’acqua potabile è cresciuta del 55,3%, quella della raccolta rifiuti del 54% e quella dei trasporti ferroviari del 43,9%. Appena fuori dal podio di questa speciale graduatoria, troviamo i pedaggi autostradali, con il + 38,5%, le tariffe dei taxi, con il +35,4%, quelle del gas, con il +33,2% e i trasporti urbani, con il +31,4%. Nella parte bassa della classifica, invece, troviamo i servizi postali (+29,3%), l’energia elettrica (+24,3%) e i servizi di telefonia (-11,7%). Quest’ultima, è l’unica voce tariffaria del “paniere” preso in esame ad aver subito una contrazione nel decennio appena trascorso. E’ questo il risultato emerso da un’analisi effettuata dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha analizzato l’andamento dei prezzi delle tariffe dei servizi pubblici, avvenuto tra il 2000 e il 2010. “Le tariffe amministrate dai Comuni – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – sono quelle che hanno subito le impennate più consistenti. Purtroppo, a fronte degli aumenti delle bollette dell’acqua o dell’asporto rifiuti, non è seguito un corrispondente aumento della qualità del servizio offerto ai cittadini. Anzi, in molte parti del Paese è addirittura peggiorato. Il ritocco all’insù delle tariffe è servito agli Enti locali per far cassa, compensando, solo in parte, il taglio dei trasferimenti imposti in questi ultimi anni dallo Stato centrale”.

L’analisi della CGIA è proseguita facendo un approfondimento sul periodo 2000-2008 (arco temporale pre-crisi) e quello 2008-2010 (periodo di crisi economica). Ebbene, nel periodo pre-crisi, a fronte di una crescita dell’inflazione del +21,1%, gli aumenti più consistenti sono avvenuti sulla raccolta rifiuti (+42%), sulle tariffe del gas (+38,7%) e sull’energia elettrica (+36%). Nel triennio 2008-2010, invece, con un’inflazione cresciuta solo del +2,3%, l’impennata più decisa l’hanno registrata i trasporti ferroviari (+16%), l’acqua potabile (+14,6%) e i servizi postali (+11,4%).

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January 20th, 2011 at 1:43 pm

Internet, da acquirenti a venditori: le truffe scoperte dalla Polizia postale.

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E’ uno dei settori più “vivaci” e in continuo fermento: le truffe telematiche, ai danni degli internauti, sono tutt’altro che in diminuzione. La polizia postale del Lazio mette in guardia chi usa il web per effettuare transazioni finanziarie, e compravendite di ogni genere. Nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta oggi a Frosinone, nella sede della Questura, il capo del Compartimento della Polizia postale del Lazio, Andrea Rossi, ha illustrato quali sono le truffe più frequenti. Con qualche novità.
“La più semplice e immediata è quella di mettere in vendita un bene materiale o servizio tramite annunci nei portali più utilizzati nel web (www.ebay.it, www.kijiji.it, www.subito.it, www.portaportese.it, www.autoscout24.it) e dopo aver ricevuto il corrispettivo in denaro non inviare quanto pattuito – hanno spiegato gli agenti – Principalmente telefoni cellulari e personal computer, ma anche autovetture usate, animali da compagnia, affitto di appartamenti o di barche per crociere e così via. Nei periodi che precedono le vacanze e le festività si assiste ad un boom di truffe legate a falsi affitti di appartamenti nei più disparati luoghi di villeggiatura”. Decisamente più complesso, è quello di creare un sito internet strutturato in tutto e per tutto come un grande negozio, di solito di vendita di materiale elettronico, offrendo prezzi vantaggiosi o alcuni oggetti a prezzo di sottocosto e raccogliere con gli ordini on-line più soldi possibile per poi rendersi irreperibili. Ma c’è anche una tipologia opposta: il truffatore risponde all’annuncio di un venditore di un bene o servizio (un’autovettura usata, una barca o un piccolo natante) chiede se può acquistare il bene sebbene si trovi all’estero e inviando come pagamento un assegno bancario di una banca estera. Appena il titolo viene versato in banca, i soldi vengono momentaneamente accreditati sul conto della vittima; in realtà per verificare che il titolo sia genuino le banche necessitano di un lasso di tempo tra i trenta e i sessanta giorni che si riservano eventualmente per stornare i soldi già accreditati. “Nel frattempo – spiega la Postale – il truffatore ricontatta la vittima e accampando delle scuse, quali difficoltà a prelevare il bene oppure annullamento della prenotazione alberghiera per sopravvenuti problemi, chiede che gli vengano rimborsati i soldi o comunque parte dei soldi tramite trasferimento di denaro all’estero per mezzo di società quali Western Union e/o Money Gram”.Non vengono risparmiati gli animali: dall’estero viene quella della falsa vendita di animali da compagnia (cani e gatti di razza) da improbabili allevatori che risiedono in paesi sottosviluppati (di solito paesi dell’est europeo e africani) e che giustificano così il prezzo estremamente vantaggioso di animali di razza (talvolta poche decine di euro) che sul mercato hanno in realtà prezzi di oltre il migliaio di euro. Poi, in più riprese, ricontattano l’acquirente e chiedono loro altri soldi: una volta per il biglietto aereo, un’altra volta per la relativa cuccia omologata per il viaggio, ancora per lo sdoganamento, fino a quando la vittima si accorge, troppo tardi, di essere stata raggirata. Particolare attenzione anche al settore immobiliare. In questo caso, la polizia postale ha individuato un ulteriore trend. “Il truffatore riferisce di trovarsi all’estero e pone in affitto un immobile in una determinata località italiana. Per essere certo che il futuro affittuario sia veramente interessato e si presenti all’appuntamento, non facendogli fare un viaggio inutile convince la vittima di effettuare un versamento tramite Western Union di una determinata somma a nome di un familiare della parte lesa, dando così al contempo la sicurezza al finto venditore dell’interessamento alla locazione dell’immobile e la sicurezza al futuro affittuario che nessuno, oltre al proprio familiare, possa ritirare il denaro versato – hanno sottolineato i poliziotti – Chiede anche che copia dell’avvenuto versamento gli venga inviato. Una volta ricevuta la copia, il truffatore, o chi per lui, si presenta con un falso documento d’identità (di solito un documento estero) compilato con nome e cognome del beneficiario del versamento Western Union e ritira i soldi versati.

(Omniroma)

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January 19th, 2011 at 5:46 pm

Sicurezza, polizia postale: nel 2010, nel Lazio, quadruplicate transazioni-truffa.

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Venticinque persone arrestate, 397 denunciate, oltre 19mila Gbyte di materiale sequestrato. Sono alcuni dei dati del bilancio presentato dalla Polizia Postale del Lazio, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta, oggi, a Frosinone. Alla presenza del Questore del capoluogo di provincia, Giuseppe De Matteis, e del capo del compartimento della Postale del Lazio, Andrea Rossi, sono stati illustrati i trend dell’attività dello scorso anno, che, è stato segnato da un aumento consistente (quasi il quadruplo), delle transazioni non riconosciute dai cittadini, perché effettuate con bancomat o carte di credito clonate, oppure attraverso siti-truffa: si è passati, infatti, dai 286mila euro del 2009 al milione di euro del 2010.
I monitoraggi complessivi della Postale, come ha spiegato Rossi, sono passati dagli 11.610 del 2009 ai 17.386 del 2010, mentre le perquisizioni sono scese da 170 a 72. Aumentato anche il materiale sequestrato (hard disk, cellulari, pennette per la memoria): dai 3200 Gbyte del 2009 agli oltre 19.000 del 2010. Tra questi, molte foto a contenuto pedopornografico. Complessivamente, sono state elevante sanzioni per un importo totale di 22.232 euro (una cifra analoga a quella dell’anno precedente).

(Omniroma)

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January 19th, 2011 at 5:37 pm

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Su Facebook il gruppo che insulta Anna Frank.

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La scoperta l’ha fatta Enzo Foschi, consigliere regionale del Pd, che si è imbattuto nell’ennesimo gruppo di Facebook partorito dalla noia e dall’ignoranza di qualche manina antisemita.

“Gli amministratori del social network Facebook provvedano immediatamente a chiudere il gruppo ‘Anna Frank bugiardona’. Un esempio di grettezza e squallore dell’antisemitismo e negazionismo più biechi al quale si sono associate ben 405 persone. Alla voce descrizione si legge l’infamante ‘lurida spia infame buciarda’, e tra gli aderenti numerosi nelle foto hanno scelto di rappresentarsi con chiari simboli che si rifanno al nazismo e al fascismo. Dalla discussioni poi emerge in alcuni, di cui si ha nome e cognome, odio e intolleranza verso gli ebrei, definiti come ‘sporchi’ , ‘cancro del mondo’ con la minaccia che il ‘loro sporco seme sparirà’. La polizia postale deve intervenire immediatamente conducendo le opportune indagini garantendo alla giustizia questi vigliacchi. E’ triste constare che a pochi giorni dalla ‘Giornata delle Memoria’, il 27 gennaio, dove tutti ricorderanno l’apertura dei cancelli di Auschwitz, e che vede le istituzioni impegnate in una commemorazione ricca di eventi che ha l’obiettivo di non far dimenticare l’Olocausto, c’è ancora qualcuno che offende la memoria di quanto è accaduto e che mai si dovrà ripetere”. (take Omniroma)

I fondatori del gruppo son tutti cuor di leoni: non è rimasto alcun amministratore.

Qua il link alla pagina su Facebook da segnalare.

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January 19th, 2011 at 2:14 am

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Berlusconi, i sindacati di polizia: “Infangata la divisa”.

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Sono “scoraggiati” e “indignati” per lo scandalo che ha investito, ancora una volta, il presidente del Consiglio. Parlano a nome degli agenti, uomini e donne, che indossano la divisa della polizia di Stato, la stessa che, stando ai racconti di una testimone, sarebbe stata usata nel corso dei giochi erotici organizzati nella sala sotterranea del bunga bunga, nella villa di Arcore. I sindacati di polizia chiedono che la magistratura vada avanti con il suo lavoro, e pretendono che venga fatta chiarezza su una pagina che li mette in imbarazzo.

Alcuni preferiscono non parlare. “Aspettiamo notizie certe” dicono, anche se poi, gli stessi, ammettono: “Se sarà tutto confermato, è una vergogna”. Tra quelli che commentano le ultime rivelazioni dell’inchiesta sui festini di villa San Martino, c’è Sebastiano Di Luciano, segretario generale della Uilps (Unione italiana lavoratori polizia di Stato): “Sinceramente non riesco a crederci. Non voglio fare un discorso di tipo politico, perché come sindacato noi siamo soltanto per la legalità. In un Paese democratico, con organi democratici – dalla magistratura alle forze di polizia – si deve agire nei confronti del presidente del Consiglio come si agirebbe verso un qualsiasi cittadino. Non ci sono legittimi impedimenti che tengano”. “Provo sdegno e riprovazione rispetto a questo vicende – dice il sindacalista, che parla a nome dei suoi cinquemila iscritti – a maggior ragione perché coinvolgono un premier che può contare su un servizio di polizia di prim’ordine”.

Sull’utilizzo di una uniforme della polizia durante le ‘cerimonie’ erotiche che vedevano protagoniste le ragazze invitate dal premier, Di Luciano attacca: “E’ un’offesa allo Stato e alla polizia”. Punto condiviso da Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap: “Se venisse tutto confermato, saremmo di fronte ad un’offesa gravissima e gratuita agli uomini e alle donne che indossano, ogni giorno, la divisa. Una divisa che rappresenta l’unità dello Stato: è un simbolo e, se certe cose sono veramente accadute, sarebbe tutto molto degradante. La divisa non può essere usata come strumento di offesa per le donne. Ma sarebbe anche un’offesa anche nei confronti della Repubblica”.

E solleva un’altra questione: “Se è vero che nei festini sono state usate delle uniformi da poliziotte, bisogna chiarire se fossero vere o meno: nella prima ipotesi, infatti, saremmo di fronte alla violazione di una legge”. Duro anche il giudizio della Consap, che “si schiera a tutela della professionalità delle donne in polizia, vilipesa dai verbali delle intercettazioni che corredano la chiamata a giudizio del presidente del Consiglio”. “Qualora queste indiscrezioni di stampa rivelassero un fondamento – sostiene il segretario generale, Giorgio Innocenzi – sarebbe un fatto gravissimo che colpisce l’alta professionalità garantita dalle donne in polizia. Sarebbe altresì evidente il profondo disagio dell’intera categoria, nell’indossare una divisa che sarebbe stata ridicolizzata di fronte all’opinione pubblica nazionale ed internazionale. In tema di scelte di Governo sulla sicurezza, quelle che più ci stanno a cuore, i fatti che stanno emergendo appalesano nel nostro presidente del Consiglio, una personalità sempre meno attenta all’agenda di governo, che si era evidenziata anche nell’assenza in occasione dei provvedimenti che hanno riguardato la sicurezza e la specificità delle forze di polizia, che mai come in questo periodo si sono sempre chiuse con inaccettabili penalizzazioni economiche ed operative”.

Franco Maccari, segretario del Coisp (circa settemila iscritti, area centro-destra), si dice “scoraggiato”: “Penso a vicende come quelle dei voli di Stato che hanno trasportato Mariano Apicella. Vicende che sono state archiviate. E’ scoraggiante vedere che le denunce, a volte, sono inutili”. Sul caso di Villa San Martino, il rappresentante degli agenti punta il dito contro le carenze di uomini e mezzi, cui la polizia deve far quotidianamente fronte: “A fronte dell’uso improprio di uomini e macchine per servizi di scorte e tutela, penso al 113 che spesso non ha auto da inviare ai cittadini. Sono in polizia da 27 anni, e una situazione del genere non l’ho mai vista. E’ chiaro che intorno al premier ci devono essere degli agenti a garantire la sua sicurezza. Mi chiedo però cosa facciano. Il problema non è solo della scorta del premier: oggi, in Italia, più di due terzi dei poliziotti usati nelle scorte non servono, e si configurano come uno status symbol”. Nel caso specifico del presidente del consiglio, Maccari lancia un appello ai poliziotti: “Rinunciate a qualche privilegio, come gli straordinari, e ribellatevi a questi servizi.

E’ impensabile fare da scorta a personcine che non dovrebbero avere nulla a che vedere con queste attività di vigilanza. Non si sa chi si porta, chi sono queste persone”. “La magistratura faccia un lavoro a tutto tondo – conclude il sindacalista – Non voglio sapere con quante persone va a letto Berlusconi, ma voglio solo avere la garanzia che la legge si uguale per tutti”. Enzo Marco Letizia, che guida l’Associazione nazionale funzionari di polizia, si dice certo che “gli agenti abbiano rispettato la legge”, ma si chiede al tempo stesso quale sia il dispositivo di sicurezza intorno alla villa di Arcore: “Mi auguro che ci sia un sistema di metal detector, fissi o portatili, per verificare se chi entra, può avere con se oggetti atti ad offendere”. Più netto il giudizio sull’utilizzo di una divisa durante da parte delle giovani amiche del premier: “Se venisse confermato, sarebbe una cosa penosa. Non si scherza con i simboli istituzionali”. In passato, lo stesso sindacato sollevò forti perplessità in merito ad una posa sexy di Claudia Koll, fotografata in divisa da poliziotta: “Oggi, come allora, il nostro giudizio non può che essere critico”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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January 18th, 2011 at 8:24 pm

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Assunta Almirante: “Vendola è malato”, “ebrei nemici della fede”.

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Assunta Almirante, una fiera del cognome che porta e del suo essere punto di riferimento per i nostalgici d’Italia, spara a zero contro i politici “rossi”. L’opportunità le viene offerta dal sito Pontifex (punto di ritrovo di ultracattolici omofobi e antisemiti) che la intervista. Becero razzismo spacciato per ideologica politica.

Su Vendola: “Di quello francamente non vorrei parlare, mi da molestia. La smetta di girare con quel vanesio orecchino, fa simpatia sui giovani perché li corrompe con le sua affabulazioni, ma é vuoto, un essere inutile e malato. Vendola la finisca di definirsi cattolico, perché di cattolico non ha nulla, ed anzi con la sua vita degenerata fa la parodia della fede“.

Alla domanda su quali siano i nemici della fede oggi? “Massoni senza dubbio, gay, anche, viste le loro teorie perverse e pervertitrici e in parte, ma non tutti, gli ebrei, che grazie alla finanza e i mezzi sobillano chi vuole attaccare la chiesa cattolica“.

Sui gay, infine: “Altra brutta roba. Meritano maggior rispetto gli animali che fanno tenerezza, ma loro, questi signori, non rispettano neppure la natura, la stravolgono, sono dei veri casi patologici. Certamente chi li picchia fa male, commette un errore e un delitto, ma di loro non ne possiamo più e fanno a gara a cercarsi la fraccata di botte, esasperando la gente con provocazioni inutili e deleterie. Dobbiamo tornare all’antico, al timore di Dio, alla sana tradizione e solo in questo modo vi é qualche speranza di salvezza. Solo nella chiesa cattolica e in questo Papa, la società può sperare di cambiare rotta e dobbiamo essere grati al papa ed elevare lodi alla Provvidenza per avercelo dato“.

Altro che rigurgiti fascisti.

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January 16th, 2011 at 4:08 pm

Consigliere comunale leghista insulta Inno d’Italia.

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Insulti contro l’inno d’Italia e gli italiani da parte di un giovane consigliere comunale della Lega, di Osoi Sotto, che attraverso la sua pagina Facebook (pubblica e visibile anche ai non amici), dà sfogo al suo odio anti-italiano. La notizia, riportata da BergamoNews, è stata denunciata da una cittadina. Il consigliere, Kristian Mariani, 21 anni, avrebbe anche inneggiato (il 21 aprile) ai killer di Erba, e a febbraio, avrebbe postato una foto razzista contro Balottelli. Infine, secondo chi ha “spulciato” la sua bacheca, avrebbe postato, l’8 settembre 2009, un invito a dar fuoco agli zingari con lanciafiamme. I suoi amici, sul sito di BergamoNews, gettano acqua sul fuoco e tentano una giustificazione: “Quei messaggi non li ha scritti lui”.

Tanto tra i leghisti passa per eroe.

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January 15th, 2011 at 1:53 pm