Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

“La Shoah dal punto di vista degli ebrei”, sulla guida Touring di Israele.

Una frase ambigua sul dramma della Shoah, all´interno dell´ultima edizione della Guida del Touring su Israele e i territori palestinesi. A segnalarla, in una lettera scritta al presidente dell´Unione delle comunità ebraiche e allo stesso presidente del Touring, è il vice segretario generale del Consiglio nazionale dell´economia e del lavoro (Cnel), Michele Dau. Il passaggio, che potrebbe anche essere il risultato di un lavoro di editing grossolano o frutto di ignoranza sul tema dell´Olocausto, compare a pagina 102, laddove si parla dell´Holocaust History Museum, nello Yad Vashem di Gerusalemme, il complesso progettato a memoria dei sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti. In questa struttura, spiega la guida, «è narrata la storia della Shoah dal punto di vista degli ebrei». Una descrizione che ha colpito negativamente Dau, durante un recente viaggio in Israele con la moglie, professoressa di storia: «Visitando la straordinaria, e unica al mondo, ricostruzione storica, mi sono domandato il significato di quell´affermazione – denuncia nella missiva inviata a Renzo Gattegna, presidente dell´Ucei – e la mia indignazione è cresciuta, senza poter trovare una giustificazione accettabile di quella sottolineatura. Cosa si intenderebbe evidenziare? Forse che vi sarebbero altri punti di vista sulla Shoah? E quali sarebbero gli altri punti di vista in qualche modo accettabili? Forse quelli dei movimenti dei neonazisti che si sono affacciati in Europa? O forse si intende lasciare aperta la strada alle interpretazioni negazioniste che vorrebbero se non cancellare del tutto i fatti, quanto meno limitarli a quantità minima senza una vera decisione dei nazisti». Dau, su questo, non ha dubbi: «Comunque si voglia leggere quella frase è davvero lesiva della dignità della sofferenza atroce di milioni di persone». La stessa «indignazione» viene espressa anche nella lettera inviata al presidente del Touring, Franco Iseppi, nella quale vengono evidenziati anche altri errori (inesattezze su orari e modalità di vista di alcuni importanti luoghi).

Duro il commento di Marcello Pezzetti, direttore del museo della Shoah di Roma: «Voglio sperare che l´autore della guida volesse dire che quella dell´Holocaust History Museum è un´esposizione in cui è predominante il punto di vista di chi ha subito la Shoa, vale a dire gli ebrei. Certamente, però, non sa esprimersi. C´è un misto di superficialità e mancanza di sensibilità».

Pubblicata nell’edizione odierna di Repubblica.

Sotto, la replica del presidente del Touring:

“Con riferimento alla genesi e al senso della frase con la quale si chiude la descrizione dell’Holocaust History Museum: ci preme sottolineare che si tratta di una traduzione letterale e pedissequa di quanto descritto nello Yad Vashem Magazine, organo ufficiale del Museo in oggetto che con quelle parole intende spiegare la natura “interattiva” del Museo che pone il visitatore nell’ottica della vittima per vivere più intensamente e più vicino al vero (per quanto possa mai essere possibile) la disumana esperienza vissuta da milioni di persone. La redazione della guida ha, evidentemente, sottointeso o forse superficialmente dato per scontata questa spiegazione e l’interpretazione che ne è stata data è fuorviante, scorretta e, forse, persino offensiva nei confronti di un’Associazione che da sempre ha manifestato attenzione e sensibilità al dramma della Shoah, un tragico capitolo della storia dell’umanità intera. Sempre nella descrizione dello Yad Vashem e del nuovo Holocaust History Museum la guida riporta le seguenti frasi: “progettato nel 1953 a memoria dei sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti…” e ancora, poco più avanti “…sono incisi nella roccia i nomi di cinquemila comunità ebraiche di ventidue Paesi annientate dai nazisti”. Da queste frasi, dall’intera Guida, dallo Speciale Qui Touring dedicato ad Israele in edicola da oggi e dalle molte guide realizzate alla scoperta dei luoghi ebraici redatte in collaborazione con la Comunità Ebraica, credo si evinca in modo chiaro e inequivocabile qual è la posizione del Touring Club Italiano in merito. Ritengo, quindi, inaccettabile, provocatorio e gratuito (frutto solo della estremizzazione con la quale spesso si fanno i titoli degli articoli) qualificare la frase incriminata (“è narrata la storia della Shoah dal punto di vista degli Ebrei)” come filo-negazionista. Poiché da sempre il Touring Club ha mostrato la massima sensibilità e attenzione nei confronti del dramma della Shoah non vogliamo che l’immagine dell’Associazione venga “macchiata” da un’accusa, un’ideologia filo-
negazionista, che riteniamo infamante e che è quanto di più distante dalla storia, dalla filosofia e dalla cultura che ha sempre contraddistinto il Touring Club Italiano. Un ultima precisazione, seppur banale rispetto a quanto affrontato fino ad ora: come credo tutti i lettori e i viaggiatori sappiano, le guide turistiche vengono editate e mandate in stampa mesi prima della loro uscita e può succedere che orari e modalità di visita nel corso dei mesi possano cambiare. Anche le guide del Touring Club possono incorrere, in questi normali e fisiologici “errori”.

Risposta: confermo che nella guida è stata “superficialmente data per scontata” la spiegazione del museo, bene illustrata, invece, nello Yad Vashem Magazine. In ogni caso, per quanto mi riguarda, condivido la stessa sensibilità di Marcello Pezzetti, uno dei principali storici europei dei campi di concentramento, e che ha illustrato il suo fastidio e la sua irritazione di fronte a quella frase.

Written by admin

January 28th, 2011 at 1:57 pm

Posted in Repubblica.it