Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for June, 2011

Insultò Signorini, da commissione Pd Roma richiamo scritto ad Adinolfi.

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Un richiamo scritto e un invito a evitare “il ripetersi di affermazioni offensive sulle scelte e sulle qualità delle persone nei blog e nelle comunicazioni pubbliche”, con l’avvertimento che “in caso contrario saranno assunte ulteriori decisioni”. E’ questa la decisione della commissione di Garanzia del Pd di Roma, in merito ad alcuni epiteti usati da Mario Adinolfi nei confronti di Alfonso Signorini (in un commento su Facebook, scrisse, a gennaio: “Me fa ‘na pippa a due mani quel frocetto”). A investire della questione l’organo interno al Pd è stata Cristiana Alicata, dirigente regionale del partito, che aveva chiesto l’espulsione del giornalista.
La commissione si è basata sulla relazione che è partita dall’analisi del peso delle sue affermazioni, contenute in alcuni commenti su Facebook: “Le affermazioni e le valutazioni espresse nei Social Network non possono restare nella cerchia di alcuni amici, ma finiscono inevitabilmente sulla stampa quando ad esprimere concetti censurabili sono dirigenti di partito”, viene osservato. L’invettiva omofoba “nei confronti di un avversario politico come Signorini”, fa notare la commissione, “non può non essere in contrasto con quanto previsto dall’articolo 1 punto 6 dello Statuto nazionale del PD secondo cui ‘Il Partito Democratico riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,l’orientamento sessuale, l’origine etnica’”. Tuttavia, viene anche osservato che in passato “Adinolfi si era speso all’interno del PD per far approvare il matrimonio gay e contro ogni discriminazione sessuale e questo difficilmente può far pensare ad un suo pervicace orientamento omofobo”. Relativamente alla contrarietà espressa da Adinolfi, sempre su Facebook, sulle adozioni di bambini da parte dei gay, la commissione nota che queste non possono essere considerate “posizioni omofobe”, dal momento che “rappresentano orientamenti più o meno condivisibili, su cui nel partito si è aperto un confronto di idee che può essere sciolto con una battaglia culturale e non demandato alle commissioni di garanzia, confronto che non può comunque prescindere da comportamenti orientati al massimo rispetto delle persone e delle idee altrui”. Da qui la decisione finale, che viene presa all’unanimità: “Si delibera di di ritenere necessaria l’applicazione nei confronti dell’iscritto Mario Adinolfi della sanzione prevista dalla lettera a) dell’articolo 13 del Regolamento della Commissione Nazionale di Garanzia e cioè: ‘il richiamo scritto, firmato congiuntamente dalla Commissione di Garanzia e dall’organismo esecutivo’ con l’invito a evitare il ripetersi di affermazioni offensive sulle scelte e sulle qualità delle persone nei blog e nelle comunicazioni pubbliche,e con l’avvertimento che in caso contrario saranno assunte ulteriori decisioni”. Mario Adinolfi, interpellato sul richiamo, ha sottolineato che “la relazione della commissione di garanzia ha sottolineato il fatto che non ho mai vuto atteggiamenti omofobi, che non sono un omofobo, e che mi sono battuto per il riconoscimento dei matrimoni gay”. Il giornalista osserva, però, che “nel partito esistono logiche politiche. In questo momento chi è espressione di un’area più vicina al cattolicesimo democratico, al popolarismo, deve essere in qualche modo messo in condizione di non stare a casa proprio nel Partito democratico”.

(Omniroma)

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June 30th, 2011 at 6:42 pm

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Insulti omofobi a segretario Cral Comune di Milano da sindacalista Cgil.

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«Da quando sei il segretario, mi fa schifo entrare al Cral. Hai anche avuto il coraggio di presentare il tuo compagno». È stato questo l’ultimo di una serie di insulti omofobi che una sindacalista della Cgil avrebbe rivolto al segretario del Cral del Comune di Milano, Giampaolo Liuzzo. Solo uno dei tanti, perché, come riferisce Liuzzo a Omnimilano, «quella persona andava in giro a chiamarmi culat.. e fro….», e facendo continui riferimenti al mio orientamento sessuale. Liuzzo, 41 anni, che 20 giorni fa ha sposato in Canada il compagno, ha chiesto l’espulsione della sindacalista dal Cral. I fatti risalgono al mese di aprile, ma Liuzzo ha deciso di renderli noti solo adesso, dopo che tutti i consiglieri del Cral e i segretari di categoria della Cgil sono stati informati della vicenda. «Quello che mi ha stupito di più è il fatto che nella Cgil non ci sia stata nessuna presa di posizione, nessuna condanna di questo comportamento omofobo», dice Liuzzo. «Quella persona, R.S., della vecchia guardia della Cgil, è andata in giro a dire alla gente che il Cral aveva un segretario ‘culat..’. Me lo hanno riferito varie persone. Gli epiteti che usava erano sempre gli stessi», racconta ancora il 41enne, presidente di una Onlus che si occupa di malattie sessualmente trasmesse, oltre che storico militante Glbt. «Il colmo è stato ai primi di aprile, quando R.S. è entrata nel mio ufficio, alla Camera del lavoro, dicendo: ‘Da quando ci sei tu, mi fa schifo entrare qui dentro». La reazione di Liuzzo e del compagno è immediata. Viene presentata ufficialmente al Cral una richiesta di espulsione della donna. In un primo momento – è l’11 aprile – il consiglio decide di accogliere la richiesta, sospendendola. «Ma il 29 giugno – spiega Liuzzo – la sindacalista è stata reintegrata, perché deve poter fornire una sua versione dei fatti. Ora il consiglio si riunirà nuovamente a settembre». Una prima versione dei fatti, in realtà, l’ha fornita già ad aprile, quando, in una lettera resa nota dal segretario del Cral, aveva fatto una parziale retromarcia: «Il diritto alla diversità e il suo riconoscimento fanno parte, da sempre, del mio modo di pensare, del mio bagaglio culturale e delle mie convinzioni politiche – scriveva R.S. – Se poi, in alcune circostanze o in un momento di particolare concitazione, mi sono lasciata andare ad affermazioni o ad esclamazioni che possono essere state interpretate o ritenute offensive rispetto all’orientamento sessuale del sig. Liuzzo, vi prego di considerarle come un momento di mia alterazione e debolezza, di cui chiedo scusa». Una spiegazione che, però, non basta al segretario: «Il sindacato ha occultato tutto. Ho segnalato il caso a vari segretari di categoria, ma nessuno ha accolto il mio appello. Mi è stato risposto che certe persone non si possono buttare fuori. Ma sono proprio queste persone che sporcano il lavoro di chi si batte per i diritti delle minoranze». «Ho sempre combattuto per i diritti della popolazione GLBT – sottolinea ancora Liuzzo – ma è la prima volta che una cosa del genere capita a me direttamente. È veramente degradante e umilante»

(Omnimilano)

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June 30th, 2011 at 4:06 pm

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Siena, transessuale aggredita in piazza del Campo perché “disturbava”.

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Una transessuale è stata aggredita in Piazza del Campo perché “disturbava”. La notizia viene riportata, per adesso, dal sito Sienanews:

E’ la notte tra venerdì e sabato, è estate e molta gente sta trascorrendo una piacevole serata nel Campo tra qualche chiacchiera con gli amici o il fidanzato o fidanzata e una bevuta in compagnia. In un noto bar della Piazza si trovano due persone che nell’allegria generale stanno passando la serata intonando alcuni canti lirici. Anche perché uno dei due è un vero e proprio cantante lirico. Non è senese, si tratta di un giovane pisano che però vive a Siena e qui è abbastanza conosciuto. Il ragazzo sta cantando e lo fa con atteggiamento e modi che qualcuno giudica in maniera troppo “effeminata”. In sua compagnia c’è una ragazza: non è senese neppure lei, è fiorentina ma più di una volta è venuta nella città del Palio per fare visita al suo amico. La ragazza in realtà è un uomo, operatosi anni fa chirurgicamente per diventare donna e realizzare così uno dei sogni della propria vita. I due vengono notati da un gruppo di persone, tre o quattro ragazzi che a quanto pare sono nati e vivono a Siena. Inizia il diverbio: secondo questi ultimi, i due giovani dovrebbero contenere il loro atteggiamento e cantare a toni più bassi.
Il resto ce lo ha raccontato una testimone di quanto è successo. Anche lei è una giovane senese, si trovava in Piazza venerdì sera e ha assistito alla scena.
“Questi ragazzi continuavano a ripetere ai due di smetterla e di cantare più piano, ma non riuscivano ad ottenere quanto chiedevano – racconta la giovane -. Dall’altra parte intanto i due cantanti non accennavano a diminuire il tono, anzi lo aumentavano facendo vedere di non voler ascoltare né prendere in considerazione quelle persone. L’atmosfera era allegra e a mio avviso non creavano veri problemi, lì attorno c’erano anche altre persone che parlavano a voce molto alta. La tensione è aumentata e sono cominciati a volare gli insulti: ho sentito dire ’finocchio’, ad esempio”. La ragazza va avanti nel suo racconto: “I due hanno continuato a fare finta di niente e non hanno smesso di cantare – dice -. A quel punto è iniziata la zuffa: la ragazza è stata colpita da un pugno in faccia ed è caduta sul terreno. E’ stata una scena agghiacciante e ancora più terrificante è stato il fatto che tanti dei presenti abbiano fatto finta di niente. Solamente una persona ha aiutato la ragazza a rialzarsi, mentre gli aggressori fuggivano”. La giovane è stata soccorsa e ha subito ricevuto le cure del caso con l’arrivo della prima ambulanza. La prognosi è di 30 giorni. Sul posto anche le forze di polizia che hanno interrogato il ragazzo pisano (lui non è stato colpito) e i testimoni per capire quanto è successo. Le indagini sono quindi aperte per individuare i responsabili.

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June 30th, 2011 at 2:09 pm

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Gayvillage, giovane denuncia: “Rincorsi da banda giovani con bastoni”.

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“Era una banda di ragazzi, avevano dei bastoni in mano, e ci hanno rincorso urlando ‘morite, andatevene fr… di merda’”. Alessandro, 35 anni, è scampato, stanotte, ad un’aggressione di stampo omofobo. Una vera e propria “battuta di caccia”, come la definisce lui, e dove a essere cacciati erano i ragazzi che attraversavano il parco situato nei pressi del bar Palombini, poco distante dal Gay Village, all’Eur. Protetti dall’oscurità, una decina di teppisti ha minacciato più di una persona. “Ero stato con un amico al Gayvillage – racconta oggi Alessandro all’agenzia Omniroma – Quando siamo usciti, intorno alle due e mezza di notte, per arrivare prima all’auto, abbiamo voluto tagliare per il parco. Ma dopo aver percorso alcuni metri, abbiamo incrociato un ragazzo che stava correndo verso di noi”. Era uno di quelli rincorsi dalla banda. “Ci ha urlato di andarcene, di non entrare assolutamente là dentro”, racconta Alessandro che, però, non ha seguito il suo consiglio. “Volevamo capire cosa stesse accadendo. Poco dopo, abbiamo visto in lontananza tre ragazzi, armati di bastone, che inveivano contro altre persone. Insulti omofobi: ‘Fr…dovete andarvene. Ci fate schifo. Dovete morire’”. E’ stato allora che uno di questi balordi ha visto in lontananza Alessandro insieme all’amico. “Hanno iniziato a correre verso di noi, agitando i bastoni – prosegue il testimone, che è anche volontario presso il circolo Mario Mieli – Erano molto giovani. Ricordo che uno di loro non aveva la t-shirt, era a torso nudo. Non ci abbiamo pensato troppo su, e siamo scappati”. Arrivati al Colosseo Quadrato, e una volta saliti in macchina, i due decidono di cercare una macchina della polizia: “Sono passati quindici minuti, ma non abbiamo trovato nessuno. Così, ci siamo decisi a chiamare il 112”. Nel frattempo, incrociano una gazzella dell’Arma. Raccontano l’accaduto, e i carabinieri riferiscono di essere stati già avvisati da qualcun altro, prima di loro: “Ci hanno detto che altri ragazzi si erano rivolti a loro, chiedendo aiuto. Qualcuno aveva parlato di una gruppo formato da dieci persone, ed era stato riaccompagnato all’auto dagli stessi militari”. La banda, secondo le prime testimonianze raccolte, avrebbe agito soltanto nel parco, da sempre considerato un luogo di battuage. Alessandro e l’amico, per adesso, non sporgeranno denuncia: “A che serve? Non si arriva mai a niente. Certo, se qualcuno mi chiedesse di testimoniare, lo farei”.
I dintorni del Gayvillage furono segnati, nell’agosto del 2009, da una violenta aggressione messa a segno da Alessandro Sardelli, meglio noto come Svastichella, ai danni di due ragazzi omosessuali. La corte d’Appello, per la quale quell’aggressione era “finalizzata ad uccidere”, lo ha condannato a quattro anni e quattro mesi di carcere.

“Il servizio di sicurezza del Gayvillage é riuscito ancora una volta a garantire il sereno svolgimento della manifestazione, che ieri sera era ad ingresso gratuito. Settemila persone hanno trascorso momenti di divertimento in piena sicurezza. Purtroppo, a causa dell’eccessiva affluenza, siamo stati costretti ad allontanare alcune persone in evidente stato di alterazione. Io stessa, minacciata da due balordi, ho chiamato il 113 e ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine, che non sono intervenute”. E’ quanto denuncia Imma Battaglia, presidente dell’associazione Dìgayproject, che racconta: “Era l’1.30, e l’afflusso era tale, che ho iniziato a fare personalmente una selezione. Alcune persone erano evidentemente in stato di alterazione psicofisica. Due che ho mandato via mi hanno minacciata, mettendomi le mani in faccia”. Continua la Battaglia: “Credo che i nostri agenti privati, che ogni sera riescono a rendere il Gayvillage un luogo sicuro per tutti, non debbano essere lasciati soli dalle forze dell’ordine, che dovrebbero sorvegliare le strade limitrofe, come via delle Tre Fontane e viale America, e garantire almeno l’ordinaria amministrazione della sicurezza. Ai giovani minacciati rivolgo tutta la mia solidarietà”.

(Omniroma)

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June 29th, 2011 at 6:34 pm

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I gay perseguitati in Russia, le foto in cella dopo il Pride di San Pietroburgo.

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“Siamo rinchiusi in una cella di quattro metri per due, in nove. Stiamo soffocando. Sembra di essere in una sauna. La polizia si è rifiutata di darci dell’acqua”. Hanno sfidato le autorità, introducendo nella loro cella un telefonino, sfuggito alla perquisizione, e pubblicando, su Facebook, aggiornamenti sulla loro detenzione. Sono i 14 attivisti omosessuali, che, sabato pomeriggio, sono stati arrestati a San Pietroburgo, per aver manifestato in un Gay Pride vietato dalle autorità. Un divieto che accomuna tutti i tentativi del movimento Glbt russo di scendere in strada per rivendicare pari diritti. Era successo il 28 maggio scorso, a Mosca (venti arrestati), ma anche nel Pride slavo del 2008. La loro manifestazione, nel giorno in cui New York ha festeggiato il sì alle nozze gay, è durata meno di cinque minuti: il tempo di esibire alcuni striscioni e venire picchiati da un contestatore omofobo. Lui è stato rilasciato poche ore dopo l’arresto, mentre a loro sono toccate 24 ore di cella di sicurezza. Il loro leader è il 33enne Nikolai Alekseev, fondatore e presidente del comitato organizzatore del gay Pride di Mosca e leader del progetto per i diritti Glbt Gayrussia.ru. E’ la sua terza volta in una prigione da quando, nel 2005, ha iniziato a guidare il movimento omosessuale russo: “La prima volta sono stato arrestato dopo il Pride di Mosca, nel 2007. La seconda, nel Pride slavo di Mosca, due anni dopo”.

L’appuntamento di sabato era fissato alle 14, in piazza del Senato, di fronte alla statua equestre di Pietro il Grande. Il destino di questo sparuto gruppo di martiri della causa omosessuale era già segnato: presentarsi in piazza, significava consegnarsi alla polizia per essere arrestati. “Nei giorni precedenti la sfilata, c’erano state delle trattative con le autorità – racconta Alekseev a Repubblica.it – ci avevano proposto di manifestare nella zona industriale, lontana dal centro. Era una proposta assurda. Eppure, gli organizzatori, alla fine, si erano detti pronti ad accettarla. Ma era solo una finta: è stato allora che la polizia ha cambiato idea, dicendoci che non era più possibile sfilare e adducendo delle motivazioni pretestuose. Così abbiamo deciso di ritrovarci lo stesso nel centro della città”.

Venticinque le persone che si sono presentate in piazza: russi, bielorussi e ucraini. Alle 14.05 – cinque minuti dopo l’inizio di questo Pride slavo – la polizia ha arrestato 14 persone, sequestrando gli striscioni (“i diritti dei trans sono diritti umani” e uno che ironizzava sui problemi di alcol del governatore di San Pietroburgo: “L’alcolismo è una malattia, l’omosessualità no”). “Siamo nella stazione di polizia – scriveva subito Nikolai sul suo profilo Facebook – Un omofobo ha detto alla polizia che se mi avessero messo con lui mi avrebbe ucciso”. ”Era l’uomo che ci aveva aggrediti – spiega ora al telefono l’attivista – La polizia lo voleva trasportare nella stazione con noi, nello stesso furgone. Una follia. E, infatti, quando lui ci ha minacciati di morte hanno cambiato idea”. Due i reati contestati al gruppo: l’aver dato vita ad una manifestazione non autorizzata, e il non aver rispettato gli ordini della polizia. Gli ultimi due Pride slavi sono finiti allo stesso modo: è accaduto a Mosca, nel 2009, e a Minsk, l’anno scorso. “Potrebbero tenerci in cella fino a 15 giorni”, avvisava sabato Nikolai su Facebook.

Gli aggiornamenti sul social network hanno permesso alla notizia di fare il giro del mondo, grazie anche ai continui appelli alla mobilitazione: “Protestate con le ambasciate russe. Diffondete queste immagini. Chiamate i vostri ministri degli Esteri”. Appello raccolto dai gay tedeschi: a Berlino, sabato sera alle 19, un centinaio di persone si è riunito di fronte all’ambasciata russa, per solidarizzare con loro. Dalla sua cella nella stazione di polizia, intanto, forniva in tempo reale a tutti l’indirizzo berlinese dove confluire per protestare, con tanto di link della pagina Facebook. Mentre ai militanti russi veniva comunicato che il loro destino sarebbe stato deciso in un’udienza domenica mattina, il contestatore omofobo era già tornato libero: “L’aggressore di Alexander Sheremetyev è stato già rimesso in libertà – denunciava Nikolai – e ha già cercato di interrompere un’altra manifestazione di femministe, a San Pietroburgo. La violenza è permessa, la protesta pacifica no. Questa è la Russia democratica, membro del Consiglio d’Europa”. Nikolai non ha paura, anche nella claustrofobica cella non si dimentica che è là per le persone che non possono vivere liberamente il loro orientamento sessuale, in un Paese che calpesta quotidianamente i loro diritti. Scatta fotografie e scrive: “Ci hanno divisi in due celle. Nove persone in una, e cinque nell’altra. Si soffoca. Fa caldo. E’ come venire torturati. Non riusciamo a dormire. Siamo tutti bagnati”. La notizia si diffonde anche via Twitter, con Boy George che fa arrivare un messaggio ai ragazzi incarcerati. “La polizia ha usato termini omofobi contro di noi, ma questo è normale in Russia – racconta oggi – Sono rimasto molto colpito di fronte al trattamento che gli agenti riservavano ai prigionieri della regione del Caucaso: per loro quelli non erano degli esseri umani. Persone da giorni in cella, senza bere o mangiare”.

Pur non potendo contare sulla presenza di un avvocato, domenica tutti i militanti sono finiti di fronte ad un giudice. Dopo che questi aveva interloquito, a porte chiuse, con la polizia: “Potrete immaginarvi che giustizia avremo”, faceva notare Nikolai. Il giudice ha stabilito, per tutti, delle multe tra i 500 e i 1000 rubli, per aver preso parte alla manifestazione non autorizzata, e li ha rimessi in libertà, a distanza di 24 ore dall’arresto. “Il 6 luglio dovremo nuovamente tornare in aula per essere giudicati per il reato di disobbedienza alla polizia”, spiega l’attivista russo, che adesso lancia una proposta provocatoria al suo ministro dell’Interno: “Mi offro di sistemare, a mie spese, le celle nelle quali abbiamo trascorso la notte. Sono disumane. Se la Russia non è in grado di trattare gli esseri umani con dignità, sono pronto ad aiutarla”. Nikolai chiede, inoltre, alla comunità internazionale di fare pressioni sul Consiglio d’Europa, ma anche sul Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, molto sensibile al tema dei diritti delle minoranze. “Di fronte a queste violazioni dei diritti umani – dice – il Consiglio d’Europa deve reagire in maniera più ferma. Tutti i Pride russi sono stati considerati illegali. Il Parlamento europeo deve prendere posizione. Anche la comunità internazionale deve muoversi. Siamo di fronte ad un insulto alle istituzioni europee”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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June 27th, 2011 at 6:48 pm

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I 1000 giorni della legge contro l’omofobia.

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Come ricorda il contatore sul sito di Paola Concia, oggi sono 1000 giorni che la legge contro l’omofobia e la transfobia è in discussione alla Camera. Mille giorni di rinvii e prese per i fondelli. Verso un’altra bocciatura, salvo voti segreti e ravvedimenti pidiellini.

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June 27th, 2011 at 4:44 pm

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Voli Delta per l’Arabia Saudita vietati a ebrei, in America è polemica.

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A partire dal 2012, gli ebrei e gli israeliani potrebbero vedersi negato il permesso di salire a bordo degli aerei della Delta Airlines diretti in Arabia Saudita. Ciò dovrebbe avvenire con l’ingresso ufficiale della Saudi Arabian Airlines 1 nell’alleanza dei cieli Sky Team, di cui fa parte anche Alitalia. Alla base di questo divieto c’è la chiusura del Paese della Mecca ai cittadini ebrei ed israeliani, ma anche a chi ha visitato Israele (e abbia un timbro sul proprio passaporto). Le comunità ebraiche americane, ma anche le associazioni che si battono per la libertà di culto, sono già sul piede di guerra: “La Delta non discrimini gli ebrei”, dicono. E problemi, sui voli dall’America per l’Arabia Saudita, potrebbero esserci anche per i cristiani, che viaggino, ad esempio, con simboli religiosi (come, ad esempio, collane con crocifissi) o abbiano nel bagaglio una Bibbia.

L’accordo per far entrare il vettore saudita nel network che comprende già 14 compagnie aeree è stato firmato lo scorso 10 gennaio, a Gedda. La Saudi Arabian Airlines sarà la prima compagnia del Medio Oriente ad unirsi al network che, con i suoi 14mila voli giornalieri, conta già su 900 destinazioni in 169 Paesi. Nei mesi a venire, come spiegava il testo di quell’accordo, la compagnia avrebbe “lavorato per soddisfare tutti i requisiti per diventare un membro a tutti gli effetti”: cosa che avverrà “entro
il 2012″.

Ma i dettagli di quell’alleanza, comprese tutte le relative implicazioni, sono emersi solo recentemente, quando si è iniziato a parlare dei primi voli di collegamento tra New York e Washington e Gedda. Per entrare in Arabia Saudita, un regno in cui vige la Sharia, i turisti e i viaggiatori d’affari devono ottenere un visto – dopo aver trovato uno sponsor, un garante saudita. Per le donne, ottenere quel permesso è ancora più difficile. Chiunque possegga sul proprio passaporto un timbro dello Stato d’Israele oppure abbia un passaporto israeliano, viene bloccato alla frontiera, anche se dovesse solo effettuare uno scalo in aeroporto. Trattamento che, stando alle testimonianze riferite in queste ore da alcuni ebrei statunitensi, viene anche riservato ai cittadini che hanno un cognome ebraico. Il personale aeroportuale è autorizzato a confiscare Bibbie o testi religiosi che non abbiano attinenza con l’Islam. Anche le kippah sono tassativamente vietate. Regole che, ora, dovranno essere adottate dalla Delta, qualora questa dovesse iniziare ad operare dei voli in code-sharing con la compagnia araba.

Il fronte di chi contesta questa normativa è ampio, e le adesioni alla protesta, per adesso solo virtuale, aumentano di giorno in giorno. “Il fatto che una compagnia aerea impedisca a un cittadino americano di salire su uno dei suoi aerei, in America, per il solo fatto che sia ebreo o che abbia una croce o una kippah, è irritante”, ha osservato Colby M. May, dell’American Center for Law And Justice, un gruppo di conservatori cristiani che si batte per la libertà di culto in tutto il mondo. Gli ebrei americani chiedono alla Delta di respingere tali limitazioni antisemite: “Bisogna condannare il comportamento dell’Arabia Saudita che discrimina gli ebrei. Per un’azienda americana, i suoi valori dovrebbero avere la priorità sugli interessi economici e la Delta dovrebbe opporsi all’ingresso della Saudi nell’alleanza Sky Team”, ha osservato l’American Jewish Committee. Il rabbino e blogger Jason Miller 2 ha già annunciato di aver chiesto l’annullamento della sua carta di frequent flyer: “Siamo davanti ad una questione di principio. La Delta non è obbligata a far entrare la Saudi Arabian Airlines nell’alleanza. Potrebbe, infatti, opporsi proprio sulla base di questa regola discriminatoria. Il fatto che il governo saudita sia antisemita non è una colpa della Delta, ma certamente non ci deve andare a braccetto. Anche se non ho intenzione, per adesso, di volare in quel Paese, avrei dei problemi a volare con una compagnia del genere”. Dan Diker, segretario generale del World Jewish Congress 3, un’organizzazione internazionale che rappresenta le comunità e gli enti ebraici, si aggiunge al coro della voci contro, e chiede alla Delta “di non rispettare questa policy chiaramente antisemita e razzista”.

Dopo che le polemiche hanno iniziato a diffondersi viralmente, la compagnia americana, attraverso il suo blog, ha fatto parlare il portavoce, Trebor Banstetter 4, che però non ha negato la nuova policy discriminatoria, pur sottolineando che la compagnia “non discrimina sulla base di età, razza, nazionalità, religione o genere”. Al tempo stesso, ha fatto notare che ovunque Delta operi i suoi voli, “deve rispettare le leggi”, decise “dai singoli Stati e non dalle compagnie aeree”, e che “i passeggeri devono essere in regola con i documenti per l’ingresso”. “Se un passeggero è sprovvisto di quei documenti – nota il portavoce – lo stesso potrebbe vedersi negato l’accesso a quel Paese, mentre la compagnia aerea potrebbe essere multata. Per questo, spetta alla compagnia accertarsi, prima che i passeggeri salgano a bordo, che questi siano in possesso della documentazione richiesta”. Su Facebook, intanto, sono partiti i primi gruppi che lanciano la proposta di di un boicottaggio della Delta, mentre non è da escludere che la vicenda possa anche finire all’attenzione del Congresso.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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June 24th, 2011 at 5:19 pm

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Militia Christi contro il Gayvillage (anzi, Gasperini).

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Alla parola “gay”, Militia Christi si risveglia, e torna a far sentire i suoi proclami. Stavolta, gli ultracattolici se la prendono con l’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini (ex Udc), che stasera prenderà parte all’inaugurazione del Gayvillage. Un po’ come quando contestarono il Comune per aver patrocinato gli eventi culturali dell’Europride.

E’ il caso di dire che all’indecenza non c’è mai fine, visto che oggi l’Assessore del Comune di Roma Gasperini, andrà ad inaugurare il Gay Village. Evidentemente non pago di aver già inaugurato anni fa la Gay Street vicino a San Giovanni, Gasperini, nel tentativo di emulare il neo Sindaco di Milano Pisapia – che ha concesso per sabato prossimo il gay pride nel capoluogo lombardo – si sentiva “in obbligo” di presenziare l’inaugurazione. Ad aggravare il fatto risulta che proprio questo Giovedì, i cattolici festeggiano il Corpus Domini, giorno di particolare importanza, nel quale ci si sarebbe aspettato rispetto da parte del Comune, e non certo provocazioni… Militia Christi, dunque, manifesta per l’ennesima volta il proprio disappunto per l’oltraggio al buon senso e per il carattere di ufficialità del gesto. Il Movimento, esprime, inoltre, piena solidarietà ai militanti cattolici del nord Italia, ostacolati in ogni modo nel loro legittimo tentativo di manifestare contro l’oscena parata omosessuale milanese.

Figuriamoci quando sapranno che, stasera, al Gayvillage andranno pure Renata Polverini e Nicola Zingaretti.

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June 23rd, 2011 at 12:25 pm

Salvo Sottile querela critico televisivo che aveva bocciato “Quarto Grado”.

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Una critica negativa al suo programma, “Quarto grado”, e Salvo Sottile dichiara guerra al giornalista e critico televisivo Mariano Sabatini. Una guerra legale, destinata a finire davanti ad un giudice, con una richiesta di risarcimento. “O rimuovi l’articolo, oppure ti chiederò un milione di euro di danni, e altrettanto farà Mediaset”, ha tuonato il conduttore della trasmissione di Rete 4 dedicata ai casi di cronaca nera, quando ha letto il pezzo, pubblicato nella sezione dei commenti presente sul portale di Tiscali. Una minaccia che, secondo il legale di Sabatini, potrebbe configurare addirittura il reato di estorsione. Nessun commento, invece, da Sottile.
L’articolo, pubblicato l’11 febbraio scorso sul sito della società di Renato Soru, muoveva una serie di rilievi critici al programma in onda su Rete 4. “Una critica sarcastica, ma certamente non insultante e diffamatoria”, fa subito notare Sabatini. “Già baby-cronista di mafia per il Tg5, romanziere volenteroso, catapultato agli onori della conduzione, davanti alla telecamera che in quel momento il regista ha la compiacenza di rivolgergli – scriveva nel suo articolo – Sottile indossa il tipico sguardo da incantatore di serpenti; e lo getta al di là del vetro nella speranza di ammaliare i telespettatori con rivelazioni sempre clamorose, notizie ovviamente esclusive, risvolti inquietanti”. Il format condotto da Sottile, soprannominato dal critico un “telebecchino” e un “vampirelli” (in onore dell’”antenato Giampiero Vigorelli”), viene considerato “repellente” e “trucido”, “un’esperienza televisiva ai confini della realtà, ai limiti dell’immaginario funebre”. “Non penso di aver scritto nulla di offensivo”, rivendica Sabatini che denuncia anche di non essere nuovo ai tentativi “intimidatori” da parte dello stesso collega. “Da parte sua, c’è stato un vero e proprio stalking nei miei confronti – sottolinea – Tutte le volte che mi sono occupato di lui, anche sul free press ‘Metro’, ho ricevuto telefonate molto sgradevoli, a volte insultanti. Un vero peccato, perché come giornalista l’ho sempre stimato, e non ho nessun preconcetto nei suoi confronti. Dico semplicemente che il suo programma non mi piace, tutto qui. Essendo un critico televisivo, sarò ancora libero di scriverlo? Invece lui è convinto che io sia un frustrato, così mi ha scritto, una persona che non è riuscita a fare televisione. Ho firmato programmi importanti, da Uno Mattina a Tappeto Volante, e per scelta personale sono passato a scrivere”. Dopo la pubblicazione dell’articolo, Sottile, che è anche stato oggetto di un’imitazione nel programma “Quelli che il calcio”, ha contattato il collega attraverso Facebook, intimandogli di farlo sparire e pretendendo le pubbliche scuse. In caso contrario, prometteva, gli avrebbe chiesto un milione di euro di danni, insieme a Mediaset (cifra, garantiva, che avrebbe devoluto in beneficienza). “Il giorno dopo, vedendo che l’articolo era ancora on-line, mi ha promesso che avrebbe iniziato ‘a divertirsi’. Siccome non era la prima volta che minacciava di azioni legali, ho lasciato correre – dice Sabatini – Ma grande è stata la sorpresa quando, successivamente, a casa mia si sono presentati due agenti di polizia, con la notifica di una querela per diffamazione. In tanti anni che faccio questo lavoro, sempre da libero professionista che si mette continuamente in gioco, lavorando per giornali di diversi schieramenti politici, non mi era mai successa una cosa del genere”. A distanza di mesi, il pezzo è ancora al suo posto, perché, dice Sabatini, “cancellarlo sarebbe una grande sconfitta professionale”. Per l’avvocato del critico, il penalista Roberto di Luzio, uno degli aspetti più gravi della vicenda sono i messaggi inviati dall’ex anchorman del Tg5, a febbraio, tramite Facebook: “Rappresentano un vero e proprio tentativo di estorsione, per il quale stiamo ancora valutando se procedere. Sottile minacciava un’azione legale da un milione di euro, se non si fosse provveduto a far sparire la critica: siamo chiaramente al limite dell’illecito penale”. Quanto ad una valutazione nel merito dell’articolo, l’avvocato non ha dubbi: “E’ ben scritto e in linea con le funzioni di un critico televisivo. Non ho ravvisato gli estremi della diffamazione. Esiste il diritto di critica, che autorizza il mio assistito ad usare espressioni forti, purché siano attinenti all’oggetto della critica, vale a dire la trasmissione”. “Non è giusto agire con il bazooka legale offerto da Mediaset, quando io ho usato la cerbottana”, osserva Sabatini. Quanto a Sottile, a nulla sono valsi i tentativi di raggiungerlo, sia via e-mail, che attraverso l’ufficio stampa di Mediaset. Il giornalista ha preferito non commentare.

Link al pezzo originale su Kataweb

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June 22nd, 2011 at 12:22 pm

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Sulmona, e Arcigay Pescara “perdonò” il sindaco.

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Nessuna persona raziocinante ha nutrito il minimo dubbio sulla veridicità del filmato, nel quale l’allora consigliere comunale di An a Sulmona, Fabio Federico, definiva l’omosessualità un’aberrazione genetica. Particolare poi confermato in una telefonata registrata. Durante il sit-in, che si è tenuto ieri a Sulmona, il sindaco è sceso in strada a incontrare le associazioni omosessuali. Ritrattando, in parte, la sua “sparata” iniziale. Se avesse chiesto “scusa”, ci avrebbe fatto una figura migliore. Gli unici a dar credito alla sua versione “vittimistica” (“e’ stato un caso montato ad arte”), a quanto pare, sono stati quelli di Arcigay Pescara, tramite il presidente. In una singolare nota pubblicata su Facebook, il presidente di Arcigay Pescara, attribuiva il clamore della vicenda ad un fantomatico “scontro politico” a Sulmona. Scontro che, ovviamente, nulla ha a che vedere con il pezzo-denuncia, che partiva da due verità granitiche: il video, del 2006; la telefonata col sindaco, che confermava di “pensare, ancora oggi, quelle stesse cose”.

Se il sindaco ha cambiato idea, e si è reso conto di aver detto una baggianata, bisogna gioirne. Ma il dubbio che la sua sia stata una retromarcia dettata da puro calcolo politico (vari esponenti del Pdl avevano preso le distanze dalle sue affermazioni), resta.

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June 22nd, 2011 at 12:21 pm

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Il sindaco di Sulmona ci ripensa, quasi.

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Dopo l’ondata di polemiche per le sue frasi anti-gay (registrate telefonicamente da chi lo ha intervistato per Repubblica.it, ma anche dai conduttori della trasmissione radiofonica “La Zanzara”), il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, si rimangia parte di ciò che pensava sugli omosessuali. Stamattina, è andato a incontrare i manifestanti delle associazioni Glbt e dell’Uaar, che hanno effettuato un sit-in, a Sulmona. Ha cercato di ripetere che il filmato è stato montato (tesi che non regge), salvo poi correggere parzialmente il tiro anche sulle sue frasi.

“Sindaco le faresti curare le tue figlie se fossero lesbiche”? Alla domanda, come documenta Youreporter, il primo cittadino di Sulmona ha risposto: “Se fossero malate sì, se fosse una loro scelta di vita perché le dovrei far curare? “. La risposta in forma interrogativa non è certamente sufficiente a chiarire definitivamente il suo pensiero, anche se appare chiaro che il primo cittadino ha cambiato idea, almeno in parte. Di fronte a lui, stamattina, la coppia gay più longeva del mondo, residente in provincia di Pescara.

Qua il video.

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June 21st, 2011 at 6:45 pm

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Prati, Vernarelli aggredisce coppia per lite tra cani.

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Un’accesa lite per motivi «canini» è scoppiata ieri sera a viale delle Milizie tra Friedrich Vernarelli, il giovane già condannato per aver investito e ucciso nel marzo 2008 due turiste irlandesi su Lungotevere, e una coppia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno indagando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. A quanto ricostruito finora, il Dogo Argentino di Vernarelli (che secondo alcuni testimoni era senza guinzaglio) ha iniziato ad abbaiare contro il cagnolino della coppia. Sarebbe stata questa la scintilla che ha acceso la lite tra i padroni. Vernarelli avrebbe anche spinto l’uomo, in strada con le stampelle. A quel punto la moglie per tentare di difenderlo sarebbe caduta per terra e il cane di Vernarelli le avrebbe dato un morso in testa. La donna, trasportata in ospedale per la ferita alla testa, è stata giudicata guaribile in 20 giorni e ha denunciato il 35enne per aggressione. Proseguono le indagini dei carabinieri per far luce sull’episodio.

Alla lite scoppiata ieri sera, in via delle Milizie, tra Friedrich Vernarelli e una coppia, ha assistito un avvocato romano, che si trovava nel ristorante a cena con un militare libero dal servizio. «Eravamo nel locale, quando abbiamo iniziato a sentire delle urla provenire dall’esterno – racconta il legale, che chiede di rimanere anonimo, ma di cui l’agenzia Omniroma possiede le generalità – Appena usciti fuori abbiamo visto Vernarelli che stava picchiando con le stampelle un uomo e una donna, per terra». Insieme a lui c’era un cane, non legato al guinzaglio, che «ha morso la signora alla testa». «Era su di giri, e subito dopo averli aggrediti si è allontanato dal posto», racconta l’avvocato. «È stato allora che, col mio amico militare, lo abbiamo seguito e gli abbiamo intimato di fermarsi. Ci ha minacciati, pareva incontrollabile». Pochi minuti e sul posto arrivano i carabinieri. «Anche con loro non si è calmato. Anzi, dopo aver dato in escandescenze è salito su un’auto e stava per andare via, quando alcuni militari intervenuto sul posto hanno messo la loro auto di traverso, per impedirgli di spostarsi». «Dopo un pò, ha richiesto l’invio di un’ambulanza, ma sinceramente non aveva nessuna ferita», dice ancora il testimone.

«È stato mio figlio ad essere aggredito». È quanto sostiene Roberto Vernarelli, padre di Friedrich, interpellato in merito alla lite scoppiata ieri sera in via delle Milizie, nel quartiere Prati. «Mio figlio aveva il suo cane al guinzaglio e stava passeggiando. Quando è passato di fronte al ristorante, il cane della coppia gli ha morso il piede. Allora mio figlio ha detto loro di legarlo. Da là è iniziato il litigio e da cosa nasce cosa», sostiene l’ex presidente del Municipio XVII. Quanto alle stampelle usate dal figlio per colpire la coppia, Vernarelli sostiene l’esatto contrario: «Le stampelle non erano sue, sono stati loro a picchiarlo»

(Omniroma)

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June 19th, 2011 at 9:34 pm

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Sul web la rabbia dei leghisti prima di Pontida: “Molliamo Berlusconi”.

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Pollice verso a Silvio Berlusconi e al Pdl, ma anche al Senatur. La base leghista, sul web, non le manda a dire e, a poche ore dal raduno di Pontida, boccia la linea del Carroccio, considerata troppo filo-berlusconiana. Sui forum e sui social network il malumore e l´insofferenza non risparmiano più nessuno, contestando un partito «appiattito sul Pdl» e «ancorato alla poltrona». I militanti si aspettano da Pontida una svolta. In tanti auspicano la rottura del patto tra Bossi e Berlusconi.
Sul forum dei Giovani Padani, il movimento giovanile leghista, subito dopo gli esiti delle amministrative, era stato aperto un thread che lanciava, nel titolo, quello che è poi diventato un leit motiv negli sfoghi online: «Abbandonare Berlusconi è vitale per noi leghisti». A finire sul banco degli imputati è il Senatùr, cui viene rimproverata una eccessiva debolezza nei confronti del premier. Tanto che qualcuno, come l´utente “Asso Merril”, poi ripreso da altri, lancia la proposta di una «decisa contestazione» ai vertici del partito. «Dove sta la coerenza quando si raccomandano figli, amici, parenti, mogli, amanti varie, ci si allea con la peggior feccia berlusconiana che il Paese ha saputo partorire negli ultimi anni e poi, quando gira male, ci si lamenta che non si vuole più schiaffi?», è la critica mossa da Sampei01. Il dissenso arriva fino alla bacheca Facebook di Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia. «Siete appiattiti sul Pdl. Non ci crede più nessuno», attacca Daniele. «Datevi una mossa, non eravate partiti per lasciare tutto com´era», gli dà ragione Tommi, mentre per Davide alla Lega manca «il coraggio di tornare all´opposizione». Politici ormai lontani dalla base, come li percepisce Samuele: «Tornate a fare i leghisti. Vedo troppi nostri uomini parlare e sparlare di cose che a noi non interessano. Siamo stati troppo a contatto col Pdl». All´europarlamentare Matteo Salvini i simpatizzanti si rivolgono con un misto di disillusione e diffidenza: «Non possiamo continuare con i tira e molla, a meno che non vogliamo davvero che sia l´inizio della fine», scrive Marina, seguita da Walter che, tuonando contro «i parassiti ladroni romani che infestano la Lega», sollecita il partito «ad abbandonare il nano mafioso». Max Parisi, fondatore di Telepadania, è convinto che a Pontida sarà decretata la fine di questa maggioranza: «Ho l´idea che il governo durerà esattamente ancora 47 ore e 30 minuti», prevedeva in uno status pubblicato ieri pomeriggio. Radio Padania dà voce ai suoi ascoltatori anche attraverso una pagina su Facebook. «Lasciate perdere i ministeri al Nord, i profughi e la Libia. Il nostro problema più grosso è che noi non possiamo più restare al governo con l´uomo che ha fottuto un intero Paese», scrive Massimo, citando l´Economist, mentre Omassi commenta sarcastico la notizia del pollice verso di Bossi: «Vuoi vedere che ha capito casualmente cosa ne pensa la base della sua politica?». Alla domanda «cosa vi aspettate da Pontida» i più non hanno dubbi: «La fine dell´alleanza con gli ex craxiani, esperti nel farsi solo i fatti loro ed ai quali del federalismo non gliene frega nulla».

(Repubblica)

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June 18th, 2011 at 3:06 pm

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Sulmona/Il sindaco rilancia: “Figlie lesbiche? A fare le analisi del sangue”.

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Se in un primo momento, il sindaco di Sulmona, dopo le polemiche e le critiche, arrivate anche dal suo schieramento politico, ha cercato di gettare acqua sul fuoco (“il video è stato montato ad arte”), in serata è tornato a dire la “sua” verità sull’omosessualità ai microfoni della ‘Zanzarà di Radio 24.

“Se le mie figlie un giorno mi dicessero che sono lesbiche per prima cosa le manderei all’ospedale a fare gli esami del sangue per vedere se stanno bene e se c’è qualche problema, qualche patologia”. E ancora: “Se fossimo tutti gay come faremmo a riprodurci? Madre Natura ci ha fatto così per un motivo, no?”.

A che serve dichiarare, tanto per tenersi buoni quegli stessi omosessuali che aveva definito “frutto di aberrazioni genetiche”, che lui “non è contro i gay”, se il suo pensiero dimostra un’omofobia e un’ignoranza così esplicitamente imbarazzanti?

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June 17th, 2011 at 11:58 pm

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Sulmona/Ministro e mondo politico contro il sindaco omofobo.

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“Le frasi pronunciate e le teorie enunciate da Fabio Federico sono assolutamente inaccettabili. Sono ancora più gravi perchè sortite da un uomo che ricopre un importante e delicato incarico pubblico». Così il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, sulle dichiarazioni del sindaco di Sulmona, Fabio Federico. «Nessuno – ammonisce il ministro Carfagna – dovrebbe mai confondere il normale dibattito sulle iniziative legislative in discussione in Parlamento, le posizioni politiche dei singoli, con il rispetto che è dovuto a ciascun uomo e a ciascuna donna e che è garantito dalla nostra Costituzione. Un conto è esprimere la propria opinione – sostiene – un altro è scadere in volgarità, provocazioni, offese e affermazioni antistoriche. L’Italia e il suo governo – conclude – ripudiano ogni forma di discriminazione, razzismo e omofobia, sono impegnati a prevenirle e a contrastarle con atti e azioni concrete».

«Penso che il Sindaco di Sulmona debba dimettersi per quello che ha dichiarato sull’omosessualità. E per agevolarlo lo informo che Peppino Ranalli, consigliere comunale a Sulmona dell’Italia dei Valori, sta già preparando una mozione di sfiducia». È quanto dichiara Carlo Costantini, capogruppo IdV alla Regione Abruzzo, dopo aver appreso delle dichiarazioni del sindaco Federico sugli omosessuali. «E penso anche – prosegue Costantini – che se c’è una persona che in questo momento debba farsi curare in Abruzzo sia proprio lui, e non certo gli omosessuali. Quanto, invece, ai PACS ed alla rivoluzione che ha annunciato, nel caso in cui passassero, devo dirgli di prepararsi, perchè l’Italia dei Valori già da alcuni mesi ha presentato in Consiglio Regionale una proposta di legge alle Camere finalizzata a riconoscere diritti alle unioni di fatto, anche omosessuali, non certo a curarli, come vorrebbe fare lui. Ed al più presto l’IdV pretenderà anche che venga discussa e votata».

«Le parole del sindaco di Sulmona sono aberranti e ancora più indegne perchè espresse da un rappresentante delle istituzioni. Se Federico avesse un minimo rispetto per l’incarico ricoperto dovrebbe dare immediatamente le dimissioni». È il commento di Paola Concia, deputata del Pd, alle parole del sindaco di Sulmona, Fabio Federico del Pdl, che in un video finito su You Tube, definisce gli omosessuali una «aberrazione genetica». «È inquietante, – sottolinea Concia – che il rappresentante di una comunità non si faccia scrupolo di offendere gratuitamente una parte dei suoi cittadini. Si tratta di affermazioni talmente assurde ed offensive da rendere assolutamente inutile qualsiasi tipo di confutazione logica. Simili tesi possono solo essere condannate in maniera immediata e totale. Il germe dell’intolleranza, purtroppo, trova spesso sponde fertili in rappresentanti del centrodestra e questo è un fatto estremamente preoccupante. Sarebbe bello sentire parole chiare ed esplicite di condanna da parte dai colleghi di centrodestra che si sono detti disponibili a votare la legge contro l’omofobia. Ora è più che mai necessario lavorare perchè si affermi nel nostro paese, a tutti i livelli, rispetto e senso di responsabilità – conclude Concia – tra i cittadini e ancora di più nei rappresentanti delle istituzioni».

«Nel festival delle idiozie possiamo riservare un posto anche al sindaco del Pdl di Sulmona, Fabio Federico, che per coprire il suo brutale razzismo s’inventa strampalate teorie sull’omosessualità». Lo afferma in una nota il responsabile diritti civili e associazionismo dell’Italia dei Valori, Franco Grillini. «Prima ancora che per manifesto razzismo – aggiunge – bisognerebbe chiedere le dimissioni al sindaco abruzzese per la sua plateale ignoranza. Infatti, l’idea dell’omosessualità come malattia è stata definitivamente superata dall’Organizzazione mondiale della sanità da diversi decenni, nonchè da tutte le principali organizzazioni degli psicologi e degli psichiatri. Magari potremmo andare da lui a riferire di persona queste banali verità, organizzando una manifestazione di protesta a Sulmona. Nel frattempo, il sindaco potrebbe fare qualcosa di utile per superare la sua ostentata ignoranza, ragionando sull’omofobia come grave patologia sociale».

«Forse il sindaco di Sulmona non ha mai sentito parlare dell’Organizzazione mondiale della sanità e questo stupisce poichè anche lui è un medico. Oppure ignora che un organismo internazionale così autorevole e prestigioso ha definito, nel lontano 1990, l’omosessualità una ‘variante naturale della sessualita», sottolineando quindi che essa non può in alcun modo essere associata al concetto di malattia?«. Lo dice Ignazio Marino, senatore del Pd. »È evidente che alla base di affermazioni come quelle del sindaco non vi siano dati scientifici ma solo gravi pregiudizi -prosegue Marino-. Spero che l’ordine dei medici intervenga perchè è preoccupante che il sindaco Federico sia iscritto a un ordine professionale e non conosca o non tenga conto delle affermazioni scientifiche della più alta autorità internazionale in materia sanitaria”.

«Probabilmente -incalza il segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori- il sindaco di Sulmona farebbe bene a lasciar perdere un impegno politico evidentemente deleterio per aggiornare i suoi studi in Medicina che paiono ormai quantomeno approssimativi e certamente datati». «Le tante persone preparate, mature e libere tra le fila del Pdl che, in occasione dell’ormai prossima votazione alla Camera della aggravante contro la violenza omofobica, in programma la prossima settimana – prosegue Priori – farebbero decisamente meglio a censurare apertamente la cattiveria e la disinformazione diffusa da certi esponenti che è solo l’emanazione più gretta di quelle che i clerodeputati dell’Udc vogliono continuare a praticare in aula sotto la forbita forma di assurde pregiudiziali di costituzionalità alla legge contro l’omofobia». «Dopo parole come quelle di questo medico sindaco, di solito, ci sono le botte -conclude il segretario di GayLib- e onestamente siamo stanchi di dover continuare a commentare aggressioni omofobe che avvengono nella provincia italiana sotto lo sguardo impotente perchè ignorante e quindi complice persino degli amministratori locali che, invece di buttarsi nel ruolo di improvvisati opinionisti web farebbero meglio a battersi per la libertà, l’uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini italiani, gay compresi, sancita con chiarezza dalla Costituzione».

«In un Paese normale ci sarebbe una mobilitazione tale da costringere» il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, «alle dimissioni» dopo aver etichettato l’omosessualità come un«aberrazione geneticà. Lo dice Vladimir Luxuria, che all’Adnkronos sottolinea come, »in realtà, quel che è aberrante è l’ignoranza di questo signore«. Ignoranza che lo rende »indegno di governare una città come Sulmona«, che si sentirà »senz’altro offesa dalle sue parole«. Vicende come queste, »mi fanno tornare la voglia di tornare in politica – afferma l’ex deputata di Rifondazione Comunista, ormai volto noto del piccolo schermo – anche se solitamente quella è una parentesi che ritengo chiusa. Ma ecco, quando sento queste cose mi sale una rabbia…«. »La vera malattia -afferma la trionfatrice dell’Isola dei famosi edizione 2008- è l’omofobia«. Ma il sindaco della cittadina abruzzese »dovrebbe dimettersi perchè ignorante, ancor prima perchè omofobo. Tutte le persone che cercano le cause dell’omosessualità perdono tempo -sostiene- sarebbe come mettersi alla ricerca del gene dell’eterosessualità o dell’ignoranza. Di solito le persone che cercano le cause dell’omosessualità -prosegue- sono quelle che in passato hanno tentato di guarirci o eliminarci. Non si è omosessuali per un motivo o una storia, semplicemente lo si è. Non c’è nulla su cui interrogarsi. Io comunque spero si trovi al più presto la cura – conclude – chiaramente all’ignoranza, un male davvero tremendo«.

«Ancora una volta Federico dimostra di non essere all’altezza di essere sindaco di una città dalle tradizioni secolari di tolleranza, accoglienza e di civiltà come Sulmona. Farebbero bene lui e la sua maggioranza a trarne le dovute conseguenze». Lo affermano il segretario regionale del Pd abruzzese, Silvio Paolucci, e il segretario cittadino di Sulmona Mimmo Di Benedetto. «Le dichiarazioni di Federico sono contro il buon senso e la ragionevolezza. Un sindaco che ha il compito di rappresentare tutti i cittadini – dicono Paolucci e Di Benedetto – non può lasciarsi andare ad espressioni di questo tipo frutto di convinzioni personali molto discutibili, che rischiano di dare adito ad atteggiamenti discriminatori non accettabili in un Paese civile».

Il suo nome forse sopra ogni altro è legato alla città di Sulmona. Paola Pelino, deputato Pdl a capo dell’azienda che produce i confetti più noti al mondo, dice la sua sulla vicenda del sindaco di Sulmona, che ha etichettato l’omofobia come un«aberrazione geneticà. »Si tratta di dichiarazioni strettamente personali del primo cittadino – tiene a precisare – Sulmona non è affatto una città omofoba«. »Ciò che vale sopra ogni cosa per me -spiega all’Adnkronos- è il rispetto delle altre persone. Bisogna evitare ogni forma di razzismo«. Compresa quella contro gli omosessuali, a cui l’azienda di famiglia ha addirittura dedicato una confezione di confetti ad hoc, non bianca, a ricordare la ‘purezzà della sposa, bensì lilla, colore alternativo. Pelino, che della cittadina abruzzese è anche consigliere comunale, sottolinea: »sento il dovere, in qualità di parlamentare e rappresentante del Comune di Sulmona, di associarmi alle parole del ministro Carfagna. Da tempo, grazie soprattutto all’opera del ministro, stiamo affrontando questi temi, cercando di fronteggiare ogni forma di discriminazione«. E sul travagliato percorso della legge contro l’omofobia alla Camera assicura: »la questione è complessa. Non riguarda la maggioranza, ma è trasversale e coinvolge anche parte dell’opposizione. Io -conclude- sono impegnata in prima linea«.

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June 17th, 2011 at 8:34 pm

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