Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for October, 2011

Rissa alla Camera per un tweet, leghista zimbello del web.

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Rissa sfiorata, alla Camera, per colpa di Twitter. Il social network irrompe nell’aula di Montecitorio: il leghista Massimo Polledri, offeso da un tweet del deputato democratico Pierangelo Ferrari, che gli dava dell’”omofobo”, arriva quasi ad aggredire il parlamentare dell’opposizione. “Io non sono malato”, gli ha urlato contro Polledri. Una vera e propria esplosione di rabbia, che, però, potrebbe essere frutto di un fraintendimento. O di ignoranza, secondo le voci del web. Per alcuni, infatti, Polledri avrebbe scambiato il termine di “omofobo” con quello di “omosessuale”: quanto è bastato per farlo sentire “malato” (secondo un’errata e, per fortuna, superata concezione dell’omosessualità).

La frase incriminata viene lanciata in rete poco dopo le dodici di oggi, mentre alla Camera si discute la ratifica di un trattato internazionale. Il tweet è accompagnato dall’hashtag “opencamera”, creato nello scorso mese di luglio dal democratico Andrea Sarubbi, insieme all’utente Tigella, per raccontare, seduta per seduta, le attività della Camera. Polledri aveva appena finito, nel suo intervento, di attaccare la Bce, quando Ferrari scrive: “L’on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la Bce. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita”.

“Una critica legittima – osserva Ferrari, interpellato telefonicamente – che, sinceramente, mi è sembrata doverosa, ricordando anche la sua

posizione imbarazzante contro la legge sull’omofobia”. Poco dopo aver terminato il suo intervento, però, Polledri si alza dal suo scranno, e si dirige a passo spedito verso i banchi dell’opposizione. “Vigliacco, io non sono malato, tu non puoi dire quelle cose”, inizia ad urlare, mentre Emanuele Fiano (Pd) si alza e cerca subito di bloccarlo. Impresa che gli riesce, grazie anche al suo metro e 94 centimetri di altezza. Giovanna Melandri assiste alla scena, sorpresa per una reazione che, anche a distanza di ore dai fatti, appare ancora incomprensibile ai più. Il tutto viene raccontato, in diretta, da Sarubbi ai suoi quasi cinquemila follower, che rilanciano immediatamente la notizia. Chi assiste alla scena parla di una persona “fuori controllo, che ha perso la testa”. Su Twitter partono le congetture su quello che potrebbe aver capito Polledri, anche se il giudizio della maggior parte degli utenti sul comportamento del leghista è spietato. Mariop89 non ha dubbi: “E’ scandaloso che Polledri pensa che omofobo significa omosessuale. Quanta ignoranza in parlamento”.

Simontemplar84 si chiede se “Polledri abbia fatto almeno le elementari”. Jane_lane è meravigliata: “Sono perplessa più dal fatto che per Polledri omosessualità=malattia, piuttosto che per la sua confusione omofobo=omosessuale”. “Polledri non è omofobo, è omologo di un ignorante”, attacca Byebyepapi. Interviene anche il deputato Guido Melis, sempre del Pd: “Omofobia: paura irrazionale nei confronti dell’omosessualità. Non coincide con omosessuale, spiegatelo all’on Polledri”.

Un’ipotesi che circola tra gli utenti dei sito è che Polledri, che non usa Twitter, sia stato male informato dal suo ufficio stampa o da qualche altro collega leghista. “Qualcuno deve avergli riferito, magari in maniera non corretta, il tweet di Ferrari”, suggerisce il 39enne romano Sarubbi che, intanto, su Twitter, continua a spiegare in inglese la lite ai colleghi politici stranieri, stupiti dalla reazione del leghista. “Polledri è uno psichiatra – osserva Ferrari – non è possibile che non sappia il significato di omofobo”. Il più contento di tutti, adesso, sembra essere Sarubbi. La sua creatura, “opencamera”, dopo una partenza quasi in solitaria, è riuscita a far entrare in maniera dirompente Twitter a Montecitorio e, subito dopo, a trasferire quella quasi-rissa sulle pagine virtuali del sito di microblogging. “Questa è una notizia. Lite in Aula per un tweet di #opencamera . L’Italia cambia, ragazzi”, scrive fiero nel pomeriggio.

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October 21st, 2011 at 12:39 pm

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Indignati, sul forum la rabbia dei poliziotti.

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Ce l’hanno con chi, ieri, ha avuto la responsabilità di gestire l’ordine pubblico e i movimenti delle forze dell’ordine. Ma anche con il governo che, con i suoi tagli alla sicurezza, da tempo, non li mette più in condizioni di operare in sicurezza. Il giorno dopo la guerriglia che ha sconvolto Roma, i più indignati sembrano essere gli agenti di pubblica sicurezza che si sfogano sul forum di Poliziotti. it.

La rabbia è palpabile. Non si sentono più tutelati dallo Stato e, soprattutto, non capiscono perché ieri sia stata concessa la possibilità alle frange più violente di manifestanti di scagliarsi contro gli uomini in divisa. L’interrogativo viene sollevato da Mauro C.: “Una domanda mi sorge spontanea: perché polizia e carabinieri non hanno caricato i black bloc e se ne sono stati lì fermi? I manifestanti pacifici hanno chiesto a gran voce il loro intervento per disperdere le componenti violente che erano nel corteo”. Gli risponde polemico un agente, che si firma Woobinda69: “La domanda la dovresti porre ai nostri superiori che coordinano e dirigono il servizio. Ai validi servizi informativi. Qui mi fermo”. “Grazie a chi ha permesso a 400/500 teppisti di mettere a ferro e fuoco una città”, commenta Gpg3. Ma per alcuni, la spiegazione di un atteggiamento piuttosto “morbido” da parte degli agenti va ricercata nei drammatici fatti del G8 di Genova, nel 2001: “Dopo Genova – scriva l’utente dago113 – nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio fare la parte del fancacazzista. Si campa più a lungo”.

Una linea condivisa da uno dei moderatori, leone17: “Nessuno vuole più intervenire senza garanzie, e non parlo di garanzie di impunità, semplici garanzie per operare al meglio. Poi, per quanto mi riguarda, questi esseri sarebbero dovuti finire ad ingrassare le ruote dei blindati, perché quando si vuole la guerra quello si merita, e non mi si vengano a fare i soliti discorsi del piffero. Perché non interveniamo? Perché non abbiamo più voglia di essere indagati, condannati, messi alla gogna e fare un mutuo pure per ripagare questi rifiuti della società”. Per “soldato. blu” la priorità per gli agenti deve essere quella di non commettere errori: “Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Sindrome di Genova si chiama? Sì, e sindrome sia. Fin quando questi politici continueranno ad ingozzarsi senza pensare ad altri modalità di gestione dell’ordine pubblico, io continuerò a guardarmi le chiappe: sfasciano? Si riaggiusterà. Bruciano? idem. Distruggono statue sacre in puro stile talebano? Ci penserà la chiesa a scomunicarli”.

Sul banco degli imputati finiscono anche i rappresentanti di un governo che taglia alle forze di polizia e che, in queste ore, hanno pure espresso la loro solidarietà agli agenti. “Tutti i politici ad esprimere solidarietà alle forze dell’ordine, a parole – attacca Hutchinson – perché i fatti dicono che questo governicchio taglia altri 80 milioni dalle tasche di poliziotti e carabinieri. Credo che sia giunto il momento che queste facce di bronzo (l’eufemismo è palese), si difendano da soli dai black bloc oggi, e dai comuni cittadini un domani”. “Seppure perfettamente consapevoli di essere abbandonati a noi stessi senza risorse, ed ad essere presi a calci in bocca ingiustamente per delle loro macchinazioni politico giornalistiche, ancora una volta abbiamo dimostrato di avere un senso dell’onore incommensurabile”, commenta Kronos. Harryb è tra quanti non si sentono più tutelati nello svolgere il proprio lavoro quotidiano: “Basta, siamo stufi di fare da capri espiatori per una politica vigliacca, basta rischiare in prima persona quando il sistema giustizia fa acqua da tutte le parti, quando il Paese vuole questo. Con la solidarietà (falsa come una banconota da tremila lire) dei politici non si paga l’avvocato. L’Italia di oggi non merita il nostro impegno, il nostro sacrificio”. Sfogo che viene subito raccolto da un altro agente: “E’ ora di starsene a casa e far vedere a tutti quanto siamo indignati”.

Un amministratore del forum respinge al mittente la solidarietà dei politici, visto che”sono i primi responsabili di questo stato di cose e che anche nelle nostre tasche hanno messo le mani e quando dico nostre intendo anche i tagli che, di Governo in Governo, hanno quasi messo in ginocchio la Polizia”. Ma la responsabilità dei fatti di ieri va cercata, più che nei funzionari della Questura, nei vertici del ministero dell’Interno: “Il Questore Tagliente in fatto di ordine pubblico é tutto tranne che uno sprovveduto. E’ evidente che la strategia viene imposta secondo le direttive impartite dal Ministro dell’Interno. Allora, se il Questore é da dimettere, il primo ad andarsene dovrebbe essere il Ministro, quindi il Capo, poi il Prefetto. Ma non é così che funziona. Oggi si protesta per un atteggiamento morbido, ma cosa sarebbe successo se si fosse usata una linea più dura e repressiva?”, scrive Webcop. La voglia di adottare un approccio decisamente più duro, nei confronti dei violenti, è forte. Lo scrive a chiare lettere Folgore.45: “Io resto di un’opinione. Rompergli le rotule, così la prossima volta, con la sedia rotelle, non potranno fare questi macelli”. “Che schifo ragazzi, questo Stato garantista perde su tutti i fronti, ci stanno schiacciando, solo perché i politici lo vogliono, solo perché questa Italia ha il ventre molle, perché non ci lasciano fare?”, si chiede Skymap.

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October 17th, 2011 at 12:14 pm

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Brother Net, la condanna del Grande Oriente d’Italia.

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Buona parte degli iscritti a “Brother Net”, il social network aperto esclusivamente ai massoni italiani, provenivano dal Grande Oriente d’Italia. Per questo, ieri, il gran Maestro Gustavo Raffi ha voluto prendere le distanze dall’iniziativa, che pure conosceva: ogni settimana, infatti, nel bollettino del Grande Oriente d’Italia, il sito era pubblicizzato dal suo amministratore, che ne spiegava le finalità (quelle riportate nel pezzo di Repubblica.it).

“La Massoneria non è un ente di collocamento né una camera di compensazione per cricche, conventicole e disperati in cerca d’autore. L’iniziativa di ‘Brother Net’, indicato da alcuni media come ‘primo social network riservato esclusivamente ai massoni italiani’, si colloca al di fuori della linea di pensiero, di principi e di azione del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, che pertanto si riserva ogni iniziativa a tutela del suo buon nome. Nei confronti di chiunque”.

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October 14th, 2011 at 12:29 pm

Nasce (ma viene subito cancellato) “Brother net”: il network per i massoni.

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Si chiama “Brother Net”, o forse si chiamava: è stato disattivato in serata, dopo questo articolo.

E’ il primo social network riservato esclusivamente ai massoni italiani. Per incontrarsi, scambiarsi informazioni e, perché no, aiutarsi a vicenda. Anche a trovare un lavoro, usando quella corsia preferenziale garantita dall’appartenenza alla massoneria. Fedeli al vincolo della segretezza, che “protegge” tutte le attività delle diverse Obbedienze italiane, hanno creato una rete virtuale, apparentemente inviolabile, alla quale si accede esclusivamente se si dimostra di essere iscritti alla massoneria (bisogna fornire i propri dati anagrafici e le “coordinate” massoniche).

Un social network che è ispirato, nelle sue funzioni, a Facebook. Chat, gruppi monotematici, aggiunte di amici, condivisioni di foto, poke che si chiamano onde e commenti ai diversi status. Ci si confronta sui temi più disparati: c’è chi, ad esempio, organizza raduni ciclistici e chi cerca compagni per un viaggio alla scoperta dei luoghi in cui ha vissuto Mozart.

Ma si parla anche di questioni strettamente massoniche: incontri delle logge a livello regionale, scambi di documenti e suggerimenti per le riflessioni, singole o di gruppo, con un occhio all’attualità politica (una sezione riporta tutte le notizie, riprese dai mass media, di interesse massonico).

Di pubblico, comunque, non c’è molto, perché si teme sempre che qualcuno possa riuscire ad “infiltrarsi”, nonostante il blocco in entrata. Per questo le comunicazioni più comuni sono quelle via chat (una finestra che si apre al lato, proprio come sul più noto social network americano). Tutte concluse col classico “TFA”, l’acronimo che indica il tradizionale saluto del “triplo fraterno abbraccio”.

Tra le sezioni più apprezzate e frequentate dagli iscritti alla rete c’è quella relativa alle offerte di lavoro. La sua utilità e il suo scopo sono ben spiegati in una mail riservata inviata, pochi giorni fa, da uno degli amministratori: “Caro Fratello, ti scrivo per segnalarti che nella sezione Magazine del nostro Social ho provveduto ad inserire le ultime offerte di lavoro riservate ai fratelli. Tali offerte vengono dal fratello (…) della commissione Ospitalieri del Piemonte e sono riservate a coloro che ne avessero necessità. Per sveltire l’iter l’interessato può scrivere direttamente al nostro fratello, il quale con solerzia si attiverà. Troverai tutte le indicazioni nella sezione Magazine sotto il titolo Offerte di Lavoro”.

Si tratta di annunci per le posizioni più disparate: il 3 ottobre sono state pubblicate ricerche per un responsabile di controllo di gestione, laureati in ingegneria meccanica oppure economia e commercio, impiegate, per un esperto di contabilità, esperti di buste paga, un responsabile qualità, due praticanti per lo studio di un commercialista. Per candidarsi, basta scrivere al fratello che “gestisce” le offerte, il quale farà in modo di far seguire alla candidatura un iter chiaramente diverso da quello dei candidati non massoni. Secondo criteri non necessariamente meritocratici.

Nel social network, oltre ad un forum e al magazine (che tra le altre cose ospita, come detto, gli annunci di lavoro), c’è anche lo spazio delle “logge”: qui i maestri venerabili possono creare e gestire una sottosezione dedicata alla loro loggia. Ogni sezione ha una protezione e limita l’accesso ai soli Fratelli della loggia e ai loro invitati (sottoposti a verifica nominativa). C’è il gruppo per i massoni europei e quello dedicato ai simboli, in cui “si lavora esclusivamente sul significato della simbologia tradizionale”.

Nell’area degli eventi vengono segnalati gli incontri che hanno luogo presso le diverse Obbedienze, in tutta Italia. E, ancora, video e foto delle cerimonie (nel corso delle quali si vedono i massoni con il tradizionale grembiule), ma anche scatti personali non attinenti alle attività in massoneria. Tra i documenti caricati c’è anche una sorta di guida per l’apprendista (il primo grado nella scala gerarchica), una lezione sul senso dell’appartenenza alla massoneria, sul rito dell’iniziazione per accedervi ma anche una spiegazione della cosiddetta “marcia dell’apprendista” (tre passi, di lunghezza variabile, fatti partendo col piede sinistro: un esercizio che si consiglia di “ripetere ovunque, per ricordare l’appartenenza alla massoneria”).

Gli iscritti provengono da tutta Italia: Palermo, Messina, Napoli, Roma, Torino (la città col maggior numero di iscritti). Svolgono le professioni più disparate: ci sono docenti universitari (due dell’università di Urbino e un altro di quella di Genova), psicologi, avvocati, imprenditori, medici, farmacisti, psicologi, commercialisti, tre giornalisti, responsabili informatici, assicuratori. Il più giovane è uno studente di 22 anni. Oltre a quelli del Grande Oriente d’Italia (la principale organizzazione), si trovano massoni della Gran Loggia d’Italia degli A. L. A. M., della Serenissima Gran Loggia Nazionale d’Italia, della Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi. Ogni profilo personale, corredato di foto (è uno dei requisiti per continuare ad operare nella rete: mostrarsi, per essere riconoscibili), indica nome, cognome, indirizzo di residenza, l’obbedienza di appartenenza (quasi tutti sono iscritti al Grande Oriente d’Italia), la loggia, il grado massonico (apprendista, compagno oppure maestro), l’incarico e la professione.

Lo scopo del sito, registrato nel mese di aprile e lanciato prima dell’estate con un tam tam via e-mail, viene spiegato da U. T., 50 anni, maestro venerabile di Torino, in un messaggio pubblicato sulla newsletter del Grande Oriente d’Italia: “Carissimo Fratello, in Massoneria è bello e facile mantenere rapporti frequenti con i Fratelli della propria Loggia, ma è assai difficile, specie per chi lavori in un Oriente piccolo, mantenerli con i Fratelli delle Logge di altri Orienti, perché la distanza lo rende a volte impossibile. Per ovviare a questo problema, di tutti i Fratelli che sono nelle stesse condizioni, abbiamo pensato di ricorrere ad un’opportunità offerta dalla tecnologia della comunicazione”.

Particolare attenzione viene riservata alla protezione dalle ‘intrusioni’ esterne: “Requisito fondamentale di questo social network – si spiega – è la sicurezza e lo abbiamo quindi ospitato su un server che garantisce il massimo livello di inviolabilità e di protezione contro le intrusioni: nessuno potrà entrarvi senza esser stato prima dotato del proprio codice personale di accesso che deve essere richiesto, per la verifica di attendibilità”.

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October 14th, 2011 at 12:25 pm

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Manifesti di SeL per Jobs, Vendola li condanna: “Frutto di un abbaglio”.

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Una mela firmata Sinistra e Libertà, su sfondo nero, con la scritta: “Ciao Steve”. E’ il manifesto col quale il partito di Nichi Vendola, a Roma, ha voluto salutare da stamattina il fondatore della Apple e che è stato affisso in varie zone della capitale. Suscitando, però, la dura reazione da parte del web: militanti infuriati, su Facebook e Twitter, e blogger che hanno iniziato ad ironizzare su questo insolito tributo firmato da SeL. Lo stesso Nichi Vendola ha dovuto prendere immediatamente le distanze da questa iniziativa, scrivendo uno status su Facebook, attraverso il quale bacchetta la Federazione romana per aver pensato questo connubio Sel-Apple: “Il genio di Steve Jobs – ha scritto stamattina sul social network il leader del partito – ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio. Penso che il manifesto della federazione romana di SEL, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso. Incidente tanto più increscioso in quanto proprio in questi giorni nella mia regione stiamo per approvare una legge che, favorendo lo sviluppo e l’utilizzo del software libero segna in modo netto la nostra scelta”.

Moltissimi i commenti di apprezzamento per questa presa di distanza inequivocabile, anche se le critiche
per lo scivolone non accennano a placarsi. “Una caduta di stile come poche. Su certe cose però sarebbe opportuno concordare una linea comune, visto l’effetto che ha avuto”, scrive Alessandra in un commento, mentre per Gabriele “più che un incidente di percorso è stata cretinaggine”. Non mancano le critiche allo stesso Vendola: “Cerca di fare funzionare i tuoi ospedali, invece di pensare a Jobs”, lo incalza Roby. “Penso onestamente che su certi argomenti la presa di posizione di un partito sia assurda. Sia in un verso che nell’altro”, è l’osservazione di Michele, che viene condivisa da quanti, in queste ore, sembrano essere decisamente più attenti ai numeri del governo Berlusconi. L’ironia si spreca anche su Twitter: “Ma Jobs era di Sel?” si chiede Framino. Per “MartinRance” i manifesti nascondono un’operazione politica: “Leccaculismo agli elettori radical chic. Mentre Nichi Vendola ci fa lezioni di etica del lavoro”. Per altri i poster sono “surreali”, per tanti “terribili”, qualcuno scherza e parla di “veltronismi involontari”.

Cristiana Alicata, militante del Pd, sul suo blog, parla di “sinistra confusa”: “Jobs non era di sinistra, era un capitalista. Si può essere imprenditori di sinistra, ma Jobs era un capitalista. La mia è una provocazione ai compagni di SeL chiaramente. Non dimentichiamo che Apple è stata spesso criticata perché produce componenti dove i lavoratori non hanno alcuna difesa”. E poi osserva che molti dei manifesti sono stati spesso affissi in maniera abusiva: “E questa è la cosa più grave. Ovviamente lo fanno tutti. Infatti l’unica strada è: basta manifesti”. Duro anche il sito Militant-Blog: “Per la serie: “Quando pensi che sia stato toccato il fondo c’è sempre qualcuno che prende la pala e inizia a scavare”. Questa mattina sui muri di Roma è apparso un manifesto di SeL per commemorare Steve Jobs. Il creativo Steve Jobs, il visionario Stev Jobs… il padrone Steve Jobs. Vendola e soci sembrano proprio non aver capito che quel “siate affamati” che l’i-man ci ha lasciato come eredità era tutt’altro che una metafora, ma piuttosto un invito a diventare tutti come quegli operai ipersfruttati su cui poggia il successo della mela mozzicata”.

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October 12th, 2011 at 3:56 pm

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La Luiss si tinge d’arcobaleno, presentata associazione Glbt dell’ateneo.

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Combattere l’omofobia all’interno dell’università e sensibilizzare gli studenti sui temi della tolleranza e della diversità. Sono i principali obiettivi della neonata Luiss Arcobaleno, prima associazione a tematica Glbt fondata da studenti ed ex studenti all’interno dell’ateneo privato che porta il nome di Guido Carli. Tutti riuniti ieri per la prima uscita pubblica, al Caffè letterario, per una serata di presentazione ufficiale, alla presenza, tra gli altri, della deputata Paola Concia (Pd) e di Flavia Perina (Fli).

Un’associazione che si vuole battere in prima linea contro ogni forma di discriminazione e che vuole farlo “arruolando” tra le proprie fila non soltanto studenti omosessuali, ma anche ragazzi e ragazze eterosessuali convinti che i cambiamenti più grandi, nella nostra società, debbano partire proprio dai banchi universitari. Lo pensa la presidente della Luiss Arcobaleno, la giovane Martina Colomasi, studentessa di Siracusa, che dallo scorso mese luglio è stata scelta dagli altri soci per guidare l’associazione. E che si è già trovata a dover combattere, in queste settimane, i primi episodi di omofobia. Alcuni nella realtà virtuale – nella quale l’associazione è attiva con un profilo Facebook e Twitter – altri anche nei corridoi dell’università. “Quando è iniziato a circolare su Facebook l’invito per la serata di presentazione,
uno studente ha tranquillamente scritto sul suo profilo: ‘E’ nata Luiss Arcobaleno – prendi un lanciafiamme’ – racconta la presidente 22enne, al quinto anno di Giurisprudenza – Ho subito salvato quel post e ho scritto al suo autore, invitandolo a parlarne ma preannunciandogli che avrei segnalato quella frase alla direzione dell’università”. E non sono mancati anche casi di insulti verbali ad alcuni soci: “Qualche giorno fa uno dei nostri ragazzi ha salutato un altro studente, ma questi si è rifiutato di ricambiare il ‘ciao’ e lo ha apostrofato con un fr… di merda, proprio perché faceva parte del nostro gruppo”.

I vertici dell’ateneo, nella persona del direttore generale, Pierluigi Celli, hanno già manifestato il loro supporto all’iniziativa, incontrando più volte i ragazzi dell’associazione e informandosi sulle loro attività. A partire dalla serata di ieri, alla quale hanno preso parte, oltre a un pastore della chiesa valdese (che in Italia ha celebrato, a giugno, il primo matrimonio gay) rappresentanti di alcune associazioni che si battono per i diritti della comunità Glbt (Gay Center, Famiglie Arcobaleno, Arcigay Roma e Certi Diritti), alcune centinaia di simpatizzanti, salutati anche da un video della Sora Cesira.

“All’Italia servono i giovani – ha detto Paola Concia, parlando dal palco – La più grande opera pubblica da fare è quella di ricostruire la civiltà del nostro Paese, un’operazione fondamentale, che si potrà avviare proprio partendo dalle università e dai giovani. Per aiutare l’economia, bisogna lavorare anche sul grado di civiltà dell’Italia, perché l’omofobia fa male all’economia”. Positivo, per la Concia, il fatto che nel gruppo studentesco Glbt militino ragazzi e ragazze eterosessuali (a cominciare dalla presidente): “E’ la vostra forza, perché la battaglia per i diritti dei gay, delle lesbiche e delle persone transessuali sarà vinta soltanto se avremo l’appoggio di tutti, non solo degli omosessuali”. Flavia Perina, da parte sua, ha ricordato di essere approdata alla Luiss quando dovette ritirarsi dalla facoltà di Architettura, a Valle Giulia, per ragioni politiche: “Ero una studentessa di destra e per quelle come me non era possibile frequentare tranquillamente le lezioni. Dovetti letteralmente scappare da quel posto e ripiegare sulla vostra università, che allora aveva un nome diverso. Per questo capisco le discriminazioni contro i gay: perché anche io sono stata discriminata non per quello che avevo fatto, ma per quello che ero”.

L’idea di costituire l’associazione è di due studenti di Giurisprudenza, Giovambattista e Pasquale, che rimasero colpiti, a maggio, dall’aggressione avvenuta alla Bocconi di Milano ai danni di uno studente iscritto ad un’altra associazione Glbt, la Best. Dopo aver creato un gruppo su Facebook, gli universitari, di fronte al crescente interesse verso quell’entità ancora solo virtuale, decisero di chiamare a raccolta i più volenterosi. Così, lo scorso mese di luglio, è stata creata ufficialmente Luiss Arcobaleno: in tutto 20 soci fondatori (oggi divenuti 30) e un numero di simpatizzanti in costante crescita – oltre duecento (tra i quali, da ieri sera, le stesse Concia e Perina). Ne fanno parte studenti , appartenenti alle tre facoltà di Giurisprudenza, Economia e Scienze Politiche.

I progetti sono ambiziosi: “Vogliamo far partire alcune campagne di informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili – spiega la Colomasi – e per questo, in occasione di questa serata, abbiamo iniziato a distribuire gratuitamente profilattici. Ma vogliamo organizzare seminari, anche con l’appoggio dei docenti che fossero interessati a prendervi parte, e fa partire un cineforum”. Lo slogan scelto dai giovani di Luiss Arcobaleno è “Act different, be equal”, un invito agli studenti a scendere in campo per difendere l’uguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento sessuale, ma anche del colore della pelle e della religione: “Non ci batteremo solo contro l’omofobia ma anche contro ogni forma di discriminazione. Sono una ragazza eterosessuale, ma ciò non influisce minimamente sull’amore e il rispetto che ho per la diversità. I diritti o sono di tutti oppure non sono di nessuno. Noi giovani vogliamo contare, far sentire la nostra voce per contribuire a cambiare questo Paese”.

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October 10th, 2011 at 5:32 pm

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Ossigeno per l’informazione e le minacce di Gaetano Saya.

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October 10th, 2011 at 3:34 pm

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Forza Nuova contro il razzismo (!!).

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(Perugia, prove tecniche di antirazzismo forzanovista).

 

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October 6th, 2011 at 1:20 pm

Commemorazione camicie nere.

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Italia, 2011.

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October 6th, 2011 at 1:04 pm

“Ma guarda gli ebrei che fanno anti-usura”, così parlano gli ex finiani di Area Destra.

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Gli ebrei hanno “sempre, nel mondo, impersonificato l’usura”. La più classica delle espressioni del pregiudizio antiebraico arriva sulla pagina Facebook di una dirigente di Area Destra, il movimento politico che ha aderito, in questi giorni, al progetto di FareItalia, di Adolfo Urso e Andrea Ronchi. Lucia Alonzi, dirigente nazionale di Area Destra vicina a Urso, ironizza sulla notizia (di archivio) dell’apertura di uno sportello anti-usura al Ghetto, a Roma: “Ora ho visto tutto, uno sportello anti-usura aperto da chi ha sempre nel mondo impersonificato l’usura… non c’è che dire sono i più forti!”.

L’esponente del movimento politico di destra, all’interno del quale riveste il ruolo di Responsabile della comunicazione e della propaganda (mentre Andrea Urso, fratello dell’ex ministro, ne è il coordinatore nazionale), aveva già fatto discutere quando, lo scorso mese di marzo, si presentò in visita alla Camera con una croce celtica al collo. Allora militava nei giovani di Fli, e venne difesa dal deputato Fabio Granata. Lei tentò di giustificarsi, definendosi appassionata di “cultura celtica e druidismo” e parlando di un “riferimento ad un periodo lontano”.

Ma l’anima della 29enne Alonzi, almeno a leggere il suo profilo Facebook, è inequivocabilmente nera. Rinnega il 25 aprile (“Dopo Pasqua? Il 26 aprile”, ha scritto in un altro status di quel periodo), preferendo rivolgere “il suo pensiero ai caduti della Rsi”. E proprio nell’anniversario della Liberazione esplicitava la sua fede politica: “Il fascismo, quello sociale, quello delle riforme, del patriottismo e dell’Europa, dovrebbe essere di nostra ispirazione”. Più recentemente, pubblicando l’immagine di un personaggio di un cartone animato (Oliver Hutton) con il braccio teso, accompagnato dalla scritta “Saluto al duce prima della partita”, ha scritto, tra il serio e lo scherzoso: “Oliver Hutton uno di noi”. Non ha risparmiato neanche il sindaco di Roma, di cui ha mostrato una foto mentre si trovava in compagnia del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, in visita alla sinagoga romana: l’immagine è accompagnata da una risata.

Nel giorno dei compleanni dei suoi oltre cinquemila amici (suddivisi su due profili, che sono spesso terreno di scontro tra i rappresentanti delle diverse anime della destra, anche più estrema) dispensa “auguri camerateschi”, mentre non dimentica mai di commemorare i camerati morti (tra gli ultimi, Francesco Cecchin, attivista del Fronte della Gioventù ucciso nel 1979, il cui ricordo è ancora molto sentito dai neofascisti). Tra le condivisioni musicali – oltre a quelle del cantore nero Massimo Morsello (cantautore, terrorista dei Nuclei armati rivoluzionari e co-fondatore di Forza Nuova) – ha riproposto, il 26 settembre, l’inno di Terza Posizione, l’organizzazione sovversiva neofascista, nata negli anni Settanta. Inno dedicato “a chi ancora crede nel sogno di Terza Posizione”.

E’ stato lo stesso Adoldo Urso a dare, nei giorni scorsi, la notizia dell’adesione di Area Destra a FareItalia, l’associazione promossa, oltre che da Urso, da Andrea Ronchi e Pippo Scalia. Obiettivo di questa alleanza politica (che dovrebbe poi generare “Fare Destra”) è quello di “contribuire al processo di rinnovamento e di ricomposizione del centrodestra italiano nel segno del popolarismo europeo”. “Noi siamo convinti – aveva detto Urso, presidente di Area Destra – che occorra dare forza ai valori e ai programmi della destra all’interno di un comune processo di ricomposizione delle famiglie politiche e culturali che intendono costruire un’alternativa più credibile al fronte delle sinistre e nel contempo contribuire a realizzare le riforme strutturali che servono al Paese”.

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October 6th, 2011 at 12:08 am

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