Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

L’Huffington Post sbarca in Italia: un colosso da 36 mln di lettori.

Oltre 20mila blogger (celebrità, politici, accademici, opinionisti e giornalisti), 36 milioni di visitatori unici a dicembre (secondo comScore), con punte anche di oltre 5 milioni di commenti pubblicati al mese dalla sua vivace community.

L’Huffington Post, ovvero quello che è stato definito a più riprese il blog più potente al mondo e che oggi annuncia una joint venture con il Gruppo L’Espresso 1 per il lancio dell’edizione italiana, fa parte del “The Huffington Post Media Group” (HPMG), divenuto operatore leader nell’attività editoriale, nell’intrattenimento e nell’informazione. Un colosso nato nel febbraio dello scorso anno, dopo l’acquisizione milionaria dell’Huffington Post da parte di AOL. A capo di questo gigante dell’informazione c’è la greca Arianna Huffington, che, il 9 maggio del 2005, insieme a Kenneth Lerer e Jonah Peretti, aveva lanciato in rete i primi post dell’Huffington Post, con un investimento iniziale di appena un milione di dollari.

Nata 61 anni fa ad Atene, nota e temuta per la sua penna tagliente, la Huffington ha avuto un ruolo chiave nell’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. La prima esperienza sul web di Arianna Stasinopoúlou (suo cognome prima delle nozze con il miliardario Repubblicano Michael Huffington, nel 1986) è legata alla politica e al mondo repubblicano: nel 1998, attraverso il sito Resignation.com, Arianna, che è figlia di un giornalista, iniziò a battersi per chiedere le dimissioni del presidente Clinton. “Assumiti le tue responsabilità, signor Presidente, per quello che hai fatto al tuo partito, al tuo ruolo e al tuo Paese, e continua il tuo viaggio verso la ‘riconciliazione e la guarigione’ in privato”, tuonava Arianna in uno dei suoi editoriali, nel periodo in cui aveva sposato una linea più conservatrice. L’avvicinamento ai Democratici è arrivato dopo il divorzio dal marito, tanto che successivamente ha duramente attaccato il presidente George W. Bush e il suo vice, Dick Cheney. Infine, il supporto a Barack Obama.

Lo stesso che può essere annoverato nel lungo elenco dei politici di spicco che hanno scritto un commento per l’Huffington Post: oltre al presidente Usa ci sono anche Hillary Clinton, il sindaco di New York Michael Bloomberg, il senatore John Kerry, l’ex speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, l’ex segretario di Stato Madeleine Albright, e persino l’ex presidente Bill Clinton. Ma il sito, che, da quando è nato ha puntato tutto sul citizen journalism, servendosi proprio delle segnalazioni pubblicate dei suoi blogger, può contare sui contributi di celebrità con i background più diversi: Bill Gates, gli attori George Clooney, Alec Baldwin, Sean Penn ma anche Scarlett Johansson, Bernard-Henri Levy, Robert Redford, Madonna, l’astronauta Buzz Aldrin. Ai loro pezzi rispondono decine di migliaia commentatori registrati.

Eppure, quando nel 2005 la Huffington – reduce, due anni prima, da una sfida elettorale in California, contro Arnold Schwarzenegger – decise di lanciare la sua creatura virtuale, anche i suoi amici più stretti erano scettici. “Molti di loro erano negativi e pessimisti”, ha raccontato in una recente intervista alla Bbc, parlando anche delle resistenze di alcuni colleghi. Ma ben presto si rende conto di aver avuto l’intuizione giusta. L’anno in cui il sito diventa veramente un punto di riferimento nel mondo dell’informazione è il 2008, durante la campagna per le elezioni presidenziali. E’ allora che il blog inizia ad espandersi, lanciando la sua prima edizione locale, a Chicago. Tocca poi ad altre città: New York, l’anno dopo; poi Denver e Los Angeles, fino allo scorso anno, quando partono anche San Francisco, Detroit e, l’ultima, Miami.

Lo sguardo si rivolge anche oltre i confini nazionali. Nel maggio del 2011 tocca al Canada. L’Europa è vicina: lo scorso mese di luglio si parte nel Regno Unito, a ottobre, proprio quando la Huffington annuncia di essere pronta a conquistare l’Italia, è arrivata l’intesa con i francesi di Le Monde, mentre a marzo si sbarca in Spagna. Il 2010 è il primo anno a chiudersi con dei profitti. Ma una data chiave nella storia di questa azienda è quella del 7 febbraio del 2011, quando, con un comunicato stampa congiunto, Arianna Huffington rende noto di aver raggiunto un’intesa con AOL, che è stata pronta a versare 315 milioni di dollari per la sua creatura virtuale. Un’operazione il cui obiettivo, spiegavano le due aziende, era quello di dar vita ad un “fornitore di contenuti globali, locali e internazionali”, che avrebbe dovuto avere un ruolo chiave nell’evoluzione dal giornalismo digitale.

Un gruppo, quello che nasceva allora (The Huffington Post Media Group), che poteva contare su 117 milioni di visitatori unici al mese, solo negli Stati Uniti, e 270 milioni di visitatori in tutto il mondo. Alla Huffington venne affidato il ruolo-chiave di presidente e di direttore dell’HPMG. “Con questa acquisizione – spiegava all’epoca il CEO di Aol – si vuole dar vita ad una media company di portata mondiale che combina contenuti, community ed esperienze condivisibili per i consumatori”. “Continueremo sulla strada intrapresa sei anni fa – spiegò la Huffington – ma adesso procederemo alla velocità della luce, grazie alla fusione con Aol. I nostri lettori troveranno gli stessi contenuti ai quali erano già abituati, ma con molte cose più: più tecnologia, notizie locali, spettacolo, finanza, e molti più video”.

Era nata, nelle parole della fondatrice dell’Huffington Post, una delle più grandi destinazioni, sul web, per chi era alla ricerca di contenuti e voleva interagire con altri utenti. Breaking news e opinioni (moderate): la ricetta del sito nella sintesi che lo stesso presenta ai suoi visitatori giornalieri. Dodici le sezioni principali (che si serve anche di Facebook e Twitter per la condivisione delle sue notizie) a partire dalla Front Page, la prima pagina, disponibile nella versione americana, inglese e canadese: politica, affari, spettacolo, tecnologia, media, life & style, cultura, commedia, vivere sano, donne e la parte locale (con le cronache dalle città Usa). Altre sottosezioni: quella sulle “buone notizie”, scienza, tv, le voci dal mondo afro-americano e quello latino, gli esteri, religione, criminalità e, ovviamente, lo sport.

Attraverso una collaborazione sviluppata con Facebook, è anche possibile selezionare le notizie visualizzate e commentate dagli amici sul social network. La filosofia l’ha spiegata, più volte, la stessa Huffington: “La gente non vuole soltanto avere delle notizie: vuole condividerle, migliorarle e contribuire ad integrarle con altre informazioni”. Complessivamente, secondo quanto dichiarato dalla stessa Huffington parlando, a ottobre, dell’edizione italiana del suo sito, l’HuffPost può contare su una rete formata da oltre 30mila collaboratori. Lunedì prossimo si parte con l’edizione francese: sarà guidata dalla giornalista televisiva Anne Sinclair, moglie di Dominque Strauss-Kahn.

Link al pezzo originale su Repubblica.it 

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Written by admin

January 21st, 2012 at 7:28 pm

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