Archive for February, 2012
Saluti romani a piazza Risorgimento per Miki Mantakas.

Circa duecento militanti della destra estrema si sono ritrovati, stasera, in piazza Risorgimento, all’altezza di via Ottaviano, per commemorare Mikis Mantakas, lo studente greco assassinato a Roma il 28 febbraio del 1975. I camerati sono stati chiamati a raccolta via Facebook, attraverso un appello che ha visto coinvolte formazioni come il Movimento sociale Europeo (organizzatore del raduno neofascista di sabato scorso) e Lotta Europea, che hanno sede nella sezione storica dell’MSI Prati, in via Ottaviano 9. Guardati a vista da carabinieri e vigili urbani, i militanti hanno urlato il loro “presente”, poco dopo le 19, come ormai avviene ogni anno in occasione di questa ricorrenza.

(Omniroma)
Targa omofoba in un pub di Prati, la protesta di Equality e Gay Center.

Una targa artigianale, in bella vista al centro di un locale di Prati, con una scritta insultante e con una connotazione omofoba. A notarla alcuni avventori del pub, che si trova in via Andrea Doria. “Sono molto meglio i pantaloni rotti nel culo, che il culo rotto nei pantaloni”, recita il cartello, affisso su una colonna al centro del locale.
“La vicenda del cartello esposto nel bar in Prati è sintomatica di una strisciante sotto cultura che offende i gay e che li mette alla berlina, in questo caso con battute da bar. Non si tratta di un caso isolato ma solo di uno che è finito sotto i riflettori. Se Roma vuole essere una capitale a livello delle altre capitali europee non può consentire che ciò avvenga. Quindi non solo quel cartello va rimosso, ma è necessario e urgente prendere misure più ampie”. Lo dichiara in una nota il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo. “Esporre in un bar aperto al pubblico un cartello omofobo è un’offesa non solo verso lesbiche, gay e trans, ma verso tutti. Una Capitale europea come Roma non può permettersi di mostrare questo volto ai suoi cittadini e a milioni di turisti che ogni anno la visitano. Questo bar, così come tanti altri esercizi commerciali, lavora sulla base di una licenza pubblica che viene assegnata dal Comune – sottolinea Marrazzo – E’ necessario quindi portare avanti un lavoro con le Istituzioni e con le associazioni dei commercianti perché una licenza pubblica non sia concessa a chi vuole farsi portatore di messaggi d’odio e di discriminazione”. Il Gay Center si rivolge anche al sindaco: “Chiediamo al Campidoglio, in base al regolamento comunale che prevede tra le finalità degli aventi diritto alla licenza: ‘la promozione di una logica di equiparazione tra tutela dell’interesse individuale e garanzia del rispetto dell’interesse collettivo”’ di applicare le eventuali sanzioni previste e/o la sospensione della licenza. Inoltre, chiediamo alle associazioni dei commercianti di avviare subito un percorso di monitoraggio e formazione per le imprese del territorio, che hanno il dovere di essere aperte a tutti anche perché rafforzare i diritti vuol dire anche far crescere l’economia, come da anni hanno capito le principali metropoli del mondo. Serve, proprio come avviene all’estero, l’istituzione di un marchio per gli esercizi commerciali gayfriendly, così da stabilire un codice chiaro e concreto di azioni per promuovere a livello internazionale le realtà che si impegnano maggiormente”.
“E’ una targa volgare e chiaramente omofoba. Per il proprietario del pub, ci vorrebbe un periodo di servizio sociale in una struttura che si occupa di persone in difficoltà omosessuali, presso un’associazione di categoria”. E’ il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, alla notizia della targa omofoba affissa in un pub della zona di Prati. “E’ ora che anche in Italia si applichino quelle norme previste nei Paesi anglosassoni, che prevedono questo tipo di servizio in sostituzione della pena detentiva. Una persona che si sente così spavalda, è aiutata dal clima di omofobia di questo Paese e andrebbe riadattata. Una multa non serve. Sarebbe più utile dare un segnale forte”. Infine, un’ultima considerazione: “Chissà quanti gay saranno entrati un quel pub e non hanno avuto il coraggio di dire niente. Questo significa che c’è ancora tanta paura”.
(Omniroma)
A Roma il raduno internazionale di neofascisti.
Sono arrivati da tutta Europa, chiamati a raccolta da una formazione neofascista italiana, attraverso un appello fatto circolare sul web. Skinhead e camerati riuniti, sabato pomeriggio, nella sala di un’associazione culturale, a poche centinaia di metri dalle Mura Vaticane, per lanciare e presentare ufficialmente il loro “coordinamento europeo”, nel nome di Miki Mantakas. Allo studente greco di destra, assassinato a Roma nel 1975, è dedicato questo “primo incontro internazionale”, che ha un obiettivo ambizioso: “la riconquista dell’Europa”. L’assise nera è stata organizzata dal Movimento sociale per l’Europa (MSE), formazione di estrema destra ospitata nell’ex sezione dell’MSI Prati, in via Ottaviano 9, ma che è molto attiva sul web (grazie a canali Facebook, Twitter e Youtube) e che sta puntando a fare proseliti soprattutto fra i giovani. Per promuovere questo summit neofascista, i simpatizzanti dell’MSE da giorni hanno tappezzato alcuni muri del quartiere Prati di manifesti, con il logo e l’indirizzo del sito. Ed è proprio dalla rete che è partita questa chiamata alle armi, per liberare l’Europa “dalle oligarchie finanziarie transnazionali”. All’appello hanno risposto circa cento persone.
Appuntamento alle 17 a due passi dal Vaticano, in via Caracciolo, nella sede di un’associazione culturale, a poche centinaia di metri da un circolo del Prc. Sempre nel quartiere Prati, ma in via Cicerone, nelle stesse ore del convegno dell’MSE, Forza Nuova ha organizzato un altro incontro, al quale ha invitato il fondatore del movimento dei Forconi, Martino Morsello, titolo: “Dalla rivolta popolare alla sovranità monetaria”. Parlano in due luoghi diversi, ma pubblico e argomenti di discussione, sotto molti aspetti, coincidono, così come pure gli obiettivi. Gli skinhead arrivano alla spicciolata dalle prime ore del pomeriggio. La sicurezza è stata organizzata in maniera militaresca: il perimetro dell’incontro è presidiato da vere e proprie vedette. L’aver pubblicizzato l’evento anche sui social network li rende possibili obiettivi di contestazioni. Che, però, non ci saranno. Nella sala, davanti alla bandiera rosso-bianco-nera del partito (stessi colori della bandiera nazista), ci sono – secondo quanto riferiscono alcuni presenti – i temibili francesi di Troisième Voie (Terza via), un movimento di estrema destra noto per le sue posizioni anti-americane, anti-comuniste e antisemite. Lo guida Serge Ayoub, l’ex leader degli skinhead di Parigi. E non sono gli unici.
Sono state invitate anche delegazioni dei gruppi del Movimento sociale Repubblicano spagnolo (MSR), la cui ideologia è fondata sulla politica della destra sociale, con ispirazioni terzoposizioniste e del nazionalismo rivoluzionario. Ma non mancano i greci (di “Patria Hellas”), i belgi di “Euro-Rus” e una delegazione di “Corsica Patria Nostra”. Tra i relatori figura Luca Romagnoli, segretario nazionale della Fiamma Tricolore, arrivato a “benedire” le mire europeiste dei giovani fascisti romani. L’età dei partecipanti varia: dai ragazzi minorenni, felpe con celtica in vista, agli ultracinquantenni. Alcuni skin si coprono la testa con berretti neri. Il saluto del legionario è quello più comune. “L’Europa, la nostra Europa – ha esordito Fabio, uno dei relatori – si trova probabilmente sul crinale più critico che la storia le abbia fino ad ora tributato. Gli attacchi filosofici e religiosi che l’hanno vista diventare un campo di guerra sono oggi diventati così melliflui e sorprendentemente insiti al pensiero dominante da far entrare in profonda crisi l’esistenza stessa e la tenuta dell’intera Europa. E’ stata snaturata la sua essenza, per colpa di politici senza più voglia di lottare per affermare i propri credo e disposti a vendersi anche l’anima. Siamo chiamati, così come furono chiamati per alcuni i propri genitori e per altri i propri nonni, a combattere ancora un nuovo nemico, proveniente dal più oscuro Paese del mondo: quello legato alle oligarchie finanziarie transnazionali”.
“L’Europa appartiene a noi” il titolo di un incontro, segnato anche dal desiderio di ricompattare la destra estrema italiana. Un concetto spiegato da Romagnoli: “L’immaginare come partecipare alle sorti della nostra nazione ha fatto prendere a tanti, in perfetta buona fede, delle strade diverse, che vanno rispettate. Con alcuni di voi magari siamo stati anche insieme in passato, chissà, forse torneremo ad essere ancora insieme perché credo che i sentimenti e le aspirazioni che abbiamo siano comuni”. “Noi speravamo nascesse un’altra Europa: un’Europa delle nazioni, un’Europa che si svincolasse da un giogo internazionale estraneo ad essa che imponeva e continua ad imporre delle regole, dei modi di vita ed una dipendenza politica strategica e militare che francamente noi non volevamo e continuiamo a non volere – ha aggiunto – Quando è caduto il muro di Berlino abbiamo creduto che l’Europa avrebbe potuto riguadagnare il suo ruolo di faro della civiltà che ha avuto per secoli, ma il controllo strategico dell’Europa occidentale è rimasto globalmente nelle mani degli Stati Uniti”. L’MSE, intanto, ha già iniziato a lavorare alla riaggregazione di varie realtà della destra estrema romana. I loro manifesti sono stati affissi accanto a quelli di “Lotta Europea”, formazione con sede sempre in via di Ottaviano 9. Ma collaborano anche con “Roma-Nord”, che nella capitale ha recentemente firmato alcuni blitz contro Equitalia e le banche. A queste ultime – un leitmotiv che gli estremisti di destra ripetono come un mantra – viene imputata una crisi che, adesso, è utilizzata come un collante per riunire e dare nuovo vigore ai neofascisti e alla loro campagna di proselitismo. “E’ tempo di tornare. Il mondo ha bisogno di Europa. L’Europa ha bisogno di te”, è lo slogan con il quale si conclude il lo “spot” della conferenza internazionale, diffuso su Youtube dall’MSE.
Link al pezzo originale su Repubblica.it
Gruppi gay contro Lucia Annunziata, “Ne riparlerò in televisione”.
Ha lasciato intendere di essere pronta a difendere Celentano anche se questi “avesse sostenuto che i gay sono da mandare al campo di sterminio”. Una frase, quella pronunciata da Lucia Annunziata durante la puntata di Servizio Pubblico, che ha fatto insorgere la comunità omosessuale: “La giornalista si scusi”, hanno detto in molti. Una estremizzazione, ha spiegato durante il programma l’ex presidente della Rai, replicando a Santoro che l’aveva ripresa con un “non esageriamo”. “La frase che ho pronunciato era a mio parere chiaramente paradossale – spiega a Repubblica.it la Annunziata – e veniva alla fine di un discorso in cui ho preso nettamente le distanze dall’attacco alla stampa cattolica e non (da Famiglia Cristiana a Repubblica), portato avanti da Celentano. Ho difeso la libertà di espressione dell’artista, ma ho usato l’esempio – di proposito estremo – della ferocia antigay per rendere più chiara l’esistenza anche di una contraddizione fra questo diritto e il merito delle opinioni che si esprimono”.
E, per chiarire ulteriormente questo concetto, ha deciso di dedicare una puntata del suo programma all’argomento: il 4 marzo a “In mezz’ora” si parlerà anche dell’odio nei confronti dei gay. In studio, saranno invitate partecipare alcune associazioni Glbt italiane. “Per me era chiaro che si trattava di una provocazione ma, in ogni caso – continua la Annunziata – ho dato la disponibilità ad approfondire il tema”. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, è stato tra i primi a intervenire e a criticare l’affermazione della Annunziata, sollecitandola a scusarsi. E proprio a lui la giornalista ha voluto spiegare meglio, con una telefonata, il suo pensiero: “Mi ha chiamato dopo aver letto la mia presa di posizione. Ci ha tenuto a dire che non è affatto omofoba e che ha sempre difeso i gay – racconta Mancuso – Ha poi detto che è stata male interpretata e che il suo intento era quello di dire che non si può affermare tutto in televisione”. In ogni caso, per Mancuso, quello della giornalista “è un gesto importante, perché dimostra che si è resa conto di aver toccato la dignità di milioni di persone in questo Paese”.
Tra quanti criticano l’esternazione televisiva, c’è l’Arcigay, con il presidente nazionale, Paolo Patanè, che chiama anche in causa le ultime affermazioni omofobe di Giuseppe Ciarrapico (“due gay che si baciano mi fanno schifo. Il fascismo li mandava a Carbonia, scavavano e stavano benissimo” ha detto ieri il senatore del Pdl). “Se Lucia Annunziata ha l’ambizione di rimarcare una sua differenza culturale e di linguaggio da un personaggio non nuovo ad affermazioni becere come Ciarrapico, trovi come rimediare – dice Patané -. E non sarà semplice, soprattutto perché il riferimento all’Olocausto rivela ulteriore mancanza di rispetto nei confronti di chi l’Olocausto l’ha vissuto ed estrema leggerezza nel trattare una pagina spaventosa della storia umana”.
A chiedere una puntata “riparatrice” sul tema è il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli: “Lucia Annunziata appare non come un improbabile paradosso ma come l’ennesima cruda dimostrazione di quanto indietro siamo in Italia. Invitare a mandare i gay, o chiunque altro, ai campi di sterminio, si colloca ovviamente ben al di là dell’ambito della libertà di espressione e l’esempio portato è persino offensivo per la memoria delle decine di migliaia di vittime omosessuali che nei campi di sterminio ci sono stati davvero e ci sono morti. Il rispetto per tutte le vittime dell’odio nazista deve essere massimo, sempre, e riteniamo che mai e giustamente l’Annunziata avrebbe osato giocare sul paradosso utilizzando gli ebrei o i partigiani. Le scuse migliori, per onorare le vittime dell”Olocausto’, sarebbero quelle di dedicare una puntata della sua trasmissione proprio a questo tema, così poco conosciuto e sul quale evidentemente si compiono ancora scivoloni inaccettabili”. “Confondere la libertà di espressione con la libertà di fare apologia dell’omofobia rievocando una delle pagine più buie della storia come il nazifascismo è operazione molto pericolosa soprattutto se fatta in un contesto televisivo dove non c’è diritto di replica – sottolinea Fabrizio Marrazzo, portavoce di gay Center – La giornalista si ispiri piuttosto a paesi che ben conosce come gli Stati Uniti dove i gay hanno diritti civili e che il nazifascismo l’hanno combattuto e vinto. In Italia l’omofobia e la comunicazione omofoba di molti rischiano di generare invece una cultura dell’odio e della discriminazione anche perché i gay sono ignorati dalla legge sia nei loro diritti di coppia che nella lotta all’omofobia”.
Tra gli ospiti della puntata del 4 marzo ci sarà anche la deputata del Pd, Paola Concia, che, stamattina, ha avuto una lunga conversazione telefonica con la giornalista: “Ci siamo confrontate e le ho spiegato le ragioni per le quali quella frase è stata fraintesa. Certo, mi aspettavo che Santoro le desse la possibilità di argomentare la sua affermazione, cosa che non è avvenuta. Le ho fatto notare che se al posto dei gay avesse chiamato in causa gli ebrei, ci sarebbe stata una sanzione sociale fortissima, come è giusto che sia. Purtroppo, il cuore del problema, condiviso dalla stessa Annunziata, è che nel nostro Paese si tollera che, anche persone con ruoli istituzionali, insultino quotidianamente gli omosessuali e le persone transessuali”.
Link al pezzo originale su Repubblica.it
Neofascisti all’Avogadro, il caso arriva in Parlamento.
Dalle minacce ad alcuni docenti ai danneggiamenti all’interno della scuola, fino alla creazione di una pagina Facebook, con riferimenti neofascisti e antisemiti, da parte di un’associazione giovanile legata a Forza Nuova. E’ un clima incandescente quello che si respira, da alcune settimane, nel liceo scientifico Amedeo Avogadro, nel quartiere Coppedè. Tanto che adesso, dopo una presa di posizione dell’Anpi (l’associazione nazionale dei partigiani) e un appello fatto circolare tra i docenti, due parlamentari del Pd (il neosegretario del partito nel Lazio, Enrico Gasbarra e Maria Coscia) si rivolgono direttamente al ministro dell’Interno, chiedendogli di intervenire.
Nell’interrogazione urgente a risposta in commissione, i due esponenti del Pd denunciano, su indicazione di alcuni professori, la pagina Facebook ‘Nucleo lotta studentesca Avogadro’, facente capo al movimento giovanile del partito di stampo neofascista guidato da Roberto Fiore. “Su questa pagina – scrivono Gasbarra e Coscia – sotto al nome del noto liceo compaiono slogan neofascisti come ‘Support your local fascist’, loghi neonazisti, fino al famoso uccellino di Twitler camuffato in Adolf Hitler che cambia le proprie sembianze in quelle di ‘Twitter’ e vignette che inneggiano all’odio anti-ebraico, come quella dove un corpulento e aggressivo soldato israeliano camuffato da deportato di un campo di concentramento ottiene dai rappresentanti del mondo il permesso di attaccare l’Iran con la bomba atomica”.
Ma non mancano croci celtiche e immagini stilizzate di saluti romani. Il gestore della pagina, secondo le informazioni raccolte all’interno della scuola, è uno studente del quinto anno, referente di “Lotta Studentesca”. Personaggio noto al consiglio di istituto (e alle forze dell’ordine), essendo stato sospeso per aver occupato, a novembre, la scuola insieme ad altri studenti e a qualche adulto “esterno” a volto coperto. In seguito a quell’occupazione, la scuola riportò oltre 10mila euro di danni. Da quel giorno, gli atti di vandalismo non sono cessati: infestazioni di larve di mosca e, pochi giorni prima delle celebrazioni della giornata della memoria, un insolito allagamento del plesso di via Brenta. Un episodio sul quale stanno ancora indagando le forze dell’ordine, anche perché il sospetto, in quell’occasione, fu che studenti simpatizzanti della formazione neofascista stessero cercando di boicottare le iniziative della giornata della Memoria (alcuni ragazzi sarebbero anche stati “invitati” dagli stessi neofascisti a non prendervi parte). “In molti pensano che questo allagamento sia stato un tentativo di impedire che, per la prima volta da moltissimi anni, anche nella sede di Via Brenta avessero luogo delle iniziative per commemorare il Giorno della Memoria – fanno notare ancora Gasbarra e Coscia – e, al tempo stesso, per danneggiare l’immagine dell’Istituto nel periodo in cui sono aperte le iscrizioni al primo anno”.
Alcuni docenti parlano di un clima sempre più pesante, con tanto di insulti e minacce, via internet ma anche sul cellulare. E’ il caso del consigliere di istituto Stefano Vaselli, da tre anni docente di filosofia e storia all’Avogadro, che, oltre ad una chiamata anonima di minacce, ha anche ricevuto alcuni messaggi privati provocatori su Facebook (firmati da uno dei rappresentanti di Lotta Studentesca). Nelle settimane passate, lo stesso Vaselli, insieme ad un’altra rappresentante del consiglio di Istituto, si è recato al commissariato Trieste-Salario per segnalare la pagina Facebook di Lotta Studentesca e per chiedere che venga rimosso il nome dell’istituto. “E’ grave che si associ il nome dell’Avogadro a messaggi di odio, disprezzo antisemita, razzismo e filonazismo – osserva Vaselli – Messaggi che offendono la dignità umana e il comune senso di appartenenza alla nostra società civile, come comunità democratica fondata sui valori della Costituzione Repubblicana”. Del resto, le simpatie neofasciste di Lotta Studentesca – organizzazione “concorrente” di Blocco Studentesco, legato a CasaPound – non sono una novità: all’inizio del mese di gennaio, durante l’occupazione del “Galileo Galilei”, nel quartiere Esquilino, esponenti di questa formazione, si vantarono pubblicamente su Facebook di aver portato i saluti romani all’interno della loro scuola. Braccia tese che si vedono anche nelle loro manifestazioni pubbliche.
Preoccupazione viene espressa dall’Anpi, che, proprio a Roma, ha costituito recentemente un coordinamento romano antifascista a difesa dell’ordine democratico e della costituzione, denunciando, in quell’occasione, “la difficile situazione in cui versa la Capitale per quanto riguarda la sicurezza e il degrado sociale della città, offesa da scritte, atti e manifestazioni di chiaro stampo fascista”.
Tra le promotrici di questo coordinamento, Elena Improta, vice presidente Anpi Roma e Lazio (anche lei più volte insultata dai neofascisti): “La situazione è difficile e non è ammissibile che anche il solo entrare nelle scuole, per parlare di Memoria, sia diventata un’impresa e che chi porti avanti i principi democratici su cui si fonda la nostra Costituzione debba fare i conti con le minacce di questi gruppi”. L’Anpi ha anche preparato un dossier sulle varie iniziative di stampo neofascista riferibili a questo tipo di formazioni presenti nella capitale, e ha chiesto un incontro al prefetto, per affrontare la questione: “Gli chiederemo di discutere delle possibili iniziative atte a risolvere questi problemi”, spiega la Improta. Analoga richiesta di intervento viene rivolta al ministro Cancellieri da parte di Gasbarra, relativamente alla vicenda dell’Avogadro e ad “atti che, oltre a minacciare l’incolumità fisica degli studenti, lanciano gravi messaggi di odio e di disprezzo antisemita che offendono la dignità umana e il comune senso di appartenenza alla nostra società civile come comunità democratica fondata sui valori della Costituzione Repubblicana”.
Link al pezzo originale di Repubblica.it
Richiamo definitivo per Vattani, il console “fascio-rock” a Osaka.
Mario Vattani non è più il console italiano a Osaka. Il diplomatico è stato richiamato ufficialmente e definitivamente in Italia e dovrà tornare in Giappone per il solo disbrigo delle formalità di rientro. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha quindi dato seguito alle sue parole di condanna, pronunciate alla fine di gennaio: “L’apologia del fascismo non è compatibile con il ruolo di servizio allo Stato” né con “la tradizione della diplomazia italiana”, aveva detto. Un commento che sembrava non lasciare alcuna via di scampo al console fascio-rock, rappresentante dallo scorso mese di luglio della Repubblica Italiana a Osaka e nostalgico cantore della Repubblica di Salò sui palchi di CasaPound. Oltre al richiamo, Vattani dovrà anche attendere altri 60 giorni la conclusione del procedimento avviato dalla Commissione di disciplina della Farnesina. Un provvedimento che deve aver spiazzato “Katanga”, questo il nome d’arte del leader della band dei “Sotto fascia semplice”, visto che nella sua memoria difensiva, il diplomatico ha criticato la decisione del ministero di volerlo giudicare per vicende da lui ritenute estranee alla sua attività professionale. In quel documento, Vattani, che per tre anni è stato anche consigliere diplomatico del sindaco Gianni Alemanno, ha rivendicato con orgoglio quello che lui definiva “un eccellente stato di servizio”.
Classe 1966, figlio del più potente Umberto Vattani (ex segretario generale della Farnesina e per anni presidente dell’ICE) è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. E già in quegli anni si era fatto notare nella capitale come leader della musica identitaria, che animava gli incontri della destra più estrema: “Musica per camerati”, la chiamava nelle interviste in cui non compariva mai il suo nome reale. Voce degli “Intolleranza” prima, fondatore nel 1996 dei “Sotto fascia semplice”, non aveva mai cantato live: questo fino a quando qualcuno non ha caricato su Youtube una delle sue prime uscite pubbliche, presso “La tana delle tigri”, un raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico. Nel video dello scandalo, divideva il palco con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e veniva osannato da un pubblico che tendeva le braccia per i saluti romani. In quel periodo, Vattani era impegnato nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). I testi delle sue canzoni circolano nei forum neofascisti, ancora di più dopo il deferimento alla commissione disciplinare, che non ha potuto fare a meno di analizzare il pensiero del cantore neofascista. “Una repubblica fondata sui valori degli epuratori – recita ad esempio la canzone “Repubblica” – Da chi senza tante storie e con l’aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un’altra repubblica”. L’altra Repubblica, in contrapposizione a quella italiana (che sarebbe “fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell’arroganza”) è quella della Repubblica sociale, e rappresenta, per Vattani, “quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza”. I pestaggi che lo avrebbero visto per protagonista diventano un elemento di vanto, nelle canzoni dei “Sotto fascia semplice”. Nel brano “Ancora in piedi” racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: “Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell’aula quarta c’era il bastardo che mi aveva aggredito. L’abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia”.
La reazione del mondo politico era stata immediata, con Roberto Morassut che aveva presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Terzi, spalleggiato da Paolo Corsini (Pd) e Giuseppe Giulietti, Gruppo misto e portavoce di articolo 21, insieme ai rappresentanti dell’Anpi nazionale, di Roma e del Lazio. Ma anche Cgil, Cisl e Uil si erano appellate al ministro Terzi, sollecitandolo a prendere provvedimenti. Poche le persone disposte a difendere Vattani, oltre al padre (“Non ho niente da dire, mio figlio è grande abbastanza e sta facendo benissimo il suo lavoro. Non c’è niente contro di lui, si sta difendendo e si difenderà”, aveva detto Umberto). Tra queste, Francesco Storace, leader della Destra, che aveva cercato di minimizzare l’accaduto: “Questa storia della punizione da infliggere al console per il gravissimo reato di musica alternativa è quanto di più ridicolo si possa sentire. Finitela, censori immondi, lasciate in pace l’arte, viva il nostro canto libero”. Naturalmente anche Iannone era sceso in campo in difesa del sodale: “Quello che sta succedendo a Vattani è una vergogna. Vi sembra giusto che debba pagare nella sua carriera diplomatica per aver solo esercitato la sua libertà di espressione e di ispirazione?”. Una libertà di espressione che, come dimostra il provvedimento adottato dal ministero degli Esteri, si è rivelata essere in contrasto con il giuramento sulla Costituzione da parte del console, rappresentante all’estero di una Repubblica fondata – nelle parole della sua band – “sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli”.
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Baci gay, Giovanardi nega e denuncia la giornalista di Radio24.
Carlo Giovanardi ritratta e parte al contrattacco, presentando un esposto nei confronti di Roberta Giordano, la conduttrice della trasmissione di Radio24, che aveva mandato in onda le sue ultime dichiarazioni omofobe 1. I baci tra due donne, aveva sostenuto il responsabile Famiglia del Pdl, possono essere equiparati a chi fa pipì in pubblico e, quindi, andrebbero evitati. Ma, complice forse la presa di distanza dei suoi stessi compagni di partito, l’ex ministro Giancarlo Galan e il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, il politico ultracattolico ha accusato la Giordano di aver manipolato le sue dichiarazioni, arrivando a definirla “una giornalista militante”. Accuse che all’autrice del programma sono da subito apparse infondate. Tra l’altro, l’audio della puntata della trasmissione “Non ci sono più le mezze stagioni” inchioda Giovanardi alle sue responsabilità. “C’è un taglio manipolatorio che collega l’inizio della prima risposta ad una risposta successiva omettendo tutto il ragionamento intermedio che dimostra come non esista nessun atteggiamento omofobo da parte mia, ma semplicemente la difesa di regole di buona educazione che devono valere per tutti, etero ed omosessuali”, sostiene però il senatore, secondo il quale non si dovrebbe continuare ”a strumentalizzare. Chi lo fa è evidentemente in malafede”.
Intervistato dalla Giordano lo scorso 11 febbraio, Giovanardi era stato molto chiaro nel paragonare il bacio tra due ragazze all’urinare in pubblico. Il senatore aveva anche fornito alcune nozioni di educazione sessuale, sempre in chiave anti-gay: “Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere. Ci sono anche faccende delicate. Ci sono problemi di batteri, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Onde evitare malattie, ecc. Quindi nel momento dell’educazione sessuale nelle scuole, è normale, corretto e fisiologico dare un modello: gli organi dell’uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni. E non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne”. Frasi che avevano spinto Galan, nel giorno di San Valentino, a sottolineare che certe “affermazioni, pensieri, idee del tutto personali, non sono però espressione naturale di un partito che si fonda sulla libertà, come è il nostro”.
Per dimostrare che non c’era stata alcuna manipolazione da parte dell’emittente, il direttore di Radio24 aveva anche deciso di rimandare in onda, lo scorso 18 febbraio, la parte incriminata dell’intervista. Ma Giovanardi, che denuncia anche di aver ricevuto delle minacce di morte, è irremovibile: “Presenterò un esposto all’ordine dei giornalisti della Lombardia – spiega a Repubblica.it – chiedendo di accertare se la condotta della giornalista sia stata corretta. Il mio audio è stato manipolato e il dibattito politico che ne è scaturito è risultato inquinato da un collage di frasi”. “Nessun collage e nessuna manipolazione – replica la Giordano – abbiamo messo l’audio a disposizione di tutti. L’attacco di Giovanardi nei miei confronti è infondato e assurdo. Se si è reso conto di aver detto delle cose gravi, chieda scusa, oppure abbia il coraggio di difendere le sue idee”.
Link al pezzo originale su Repubblica.it
“Ti sposerò”: il video di Arcigay per San Valentino.
Un video per rilanciare il tema delle unioni tra le persone dello stesso sesso, nel giorno di San Valentino. Si intitola “Ti sposerò” e deve il nome alla celebre canzone di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, che ha entusiasticamente aderito (con la Universal Music Italia) a questo lavoro firmato dall’Arcigay. Quattro mesi di lavori, attori e comparse scelte tra i volontari di Arcigay Brescia (inclusi amici e familiari), ma anche tra le mamme e i papà di Agedo, con il sostegno di numerosi sponsor privati. Il videoclip racconta la storia di una coppia di giovani ragazzi che decidono di sposarsi, in Comune, mentre un’altra coppia, formata da due ragazze, promette di fare lo stesso. Obiettivo del progetto, il primo del genere in Italia, è quello di raccontare la vita quotidiana delle persone omosessuali, stimolando, al tempo stesso, l’interesse e l’attenzione verso il tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. “Il desiderio di tante cittadine e cittadini che in Italia non possono ‘scegliere se dire sì’ necessita del giusto riconoscimento da parte di un paese che voglia dirsi civile ed europeo”, dice Luca Trentini, segretario nazionale di Arcigay.
Giovanardi-choc: “Bacio tra donne come fare pipì in strada”.
Due donne che si baciano in strada? Sono come “chi fa la pipì in pubblico”. Il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi, ex sottosegretario con delega alla Famiglia, prosegue la sua personale “crociata” contro gli omosessuali e, durante un’intervista radiofonica, attacca anche il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Affermazioni che scatenano la reazione virtuale del popolo Glbt, che sui social network e i blog attacca l’ultracattolico politico berlusconiano, noto prevalentemente per le sue posizioni intransigenti verso i gay. Paola Concia lancia anche un “mail-bombing” al suo indirizzo di posta elettronica: “Scrivetegli che l’omofobia è una malattia”, l’esortazione partita attraverso il profilo Facebook della deputata lesbica del Pd.
Non è la prima volta che Giovanardi esprime il suo fastidio nei confronti di baci scambiati in pubblico tra persone omosessuali. “Un bacio pubblico tra due uomini a me infastidisce. Un episodio ostentato di questo genere in un luogo pubblico dà fastidio”, ha ripetuto più volte, rilanciato sempre dai siti ultracattolici omofobi. Adesso, parlando ai microfoni di Radio 24, fornisce anche una lezione di educazione sessuale e di igiene. “Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere”, ha spiegato al suo pubblico radiofonico, aggiungendo poi: “Ci sono anche faccende delicate. Ci sono problemi di batteri, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Onde evitare malattie, ecc. Quindi nel momento dell’educazione sessuale nelle scuole, è normale, corretto e fisiologico dare un modello: gli organi dell’uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni. E non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne”.
Nella sua ennesima invettiva contro i gay, non risparmia neanche la Fornero, che, recentemente aveva sottolineato come fosse importante superare “l’arretratezza culturale del nostro Paese” stabilendo che “la diversità è un valore, deve essere tra le cose che i bambini imparano da piccoli. I semi si gettano tra i bambini e soprattutto nelle scuole”. “Se il ministro – attacca il senatore – avesse inteso diversamente di insegnare che sono naturali anche i rapporti tra omosessuali avrebbe la rivolta del Parlamento”. Quanto al bacio tra due donne, non ha dubbi: “A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio”.
La notizia rimbalza sui social network e su Twitter l’hashtag Giovanardi scala la vetta delle discussioni più popolari. Le associazioni Glbt reagiscono, con alcuni esponenti del movimento omosessuale che suggeriscono al politico di sottoporsi a una visita psichiatrica. “Sembra proprio che Giovanardi stia male. Qualcuno dovrebbe dirglielo anche nel suo partito. Paragonare il bacio tra due donne a fare la pipì per strada è il superamento di ogni altra dichiarazione omofoba precedente. Ormai sembra non avere più limiti. Questa sua ultima affermazione si commenta da sola. E’ frutto di una malattia, l’omofobia ma forse anche di qualcos’altro. Urge uno psichiatra”, scrive Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center.
Per Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, quelle espresse da Giovanardi sono delle “bestialità”, alle quali “non si può che rispondere con l’ironia e rammentargli, che tutta questa ossessione può far sospettare un problema di igiene mentale”. Arcigay sceglie di non replicare perché, come spiega su Facebook il suo presidente, Paolo Patané, “un personaggio simile disonora il Paese con la sua volgarità”, e “deve essere cancellato dalla scena pubblica in altro modo. Non intendo dare visibilità ad un uomo politicamente finito che cerca di esistere con la spazzatura verbale”.
Per il Pd, la prima a intervenire è Rosy Bindi, secondo la quale “Giovanardi non cessa di stupire per la sua mancanza di pudore e di equilibrio e per la sua pochezza”. “Anche oggi ha sfoderato il suo becero maschilismo, e ha offeso senza riguardo la dignità di tutte le donne – sottolinea la vicepresidente della Camera e presidente dell’Assemblea del Pd – ma soprattutto l’intelligenza e la sensibilità umane. Davvero non si sente alcun bisogno di opinioni così improvvisate, ridicole e pericolosamente sbagliate”.
La sua collega di partito, Concia, fa partire un mail-bombing, pubblicando l’indirizzo del senatore. “Le sue ultime dichiarazioni sono di una violenza inaudita e sconcertante: fanno ribollire il sangue a me, figuriamoci ai tanti giovani omosessuali che sono stanchi di subire quella che è una vera e propria ‘omofobia di Stato, poiché viene da chi dovrebbe rappresentare le istituzioni”, dice la Concia. “È arrivato il momento che tutto il Paese reagisca a questo clima d’odio e di diffamazione che certi esponenti politici con le loro affermazioni contribuiscono a coltivare ormai da tempo. Per questo motivo ho lanciato un appello a tutti i cittadini italiani che non si riconoscono in quelle parole e vogliono vivere in un Paese inclusivo e rispettoso nei confronti di tutti: a loro chiedo di inviare una mail all’indirizzo dell’ex sottosegretario scrivendo ‘L’omofobia è una malattia’”. Una richiesta che viene condivisa in maniera virale, lasciando suppore la partenza di centinaia di messaggi all’indirizzo della casella elettronica del senatore.
Per Fli interviene Flavia Perina, che pretende le pubbliche scuse da parte dell’ex sottosegretario: “Questi atteggiamenti razzisti, a maggior ragione se vengono da una personalità pubblica, non possono avere cittadinanza in un Paese europeo”.
Su Twitter si cerca di replicare con l’ironia. “Giovanardi che parla? Irritante come quelli che non raccolgono la pupù dei propri cani”, scrive Filippo Carraro, mentre Daniele Cassandro, parafrasandolo, evidenzia che “ci sono organi anche per pensare prima di sparare sciocchezze in pubblico”. Al fastidio espresso dal senatore nei confronti di due donne che si baciano in pubblico, Daniele Ferrari risponde: “A me invece dà fastidio che Giovanardi parli in pubblico”. Il sarcasmo è tutto negli interrogativi da 140 battute. Valentina: “Vogliamo parlare di una donna che bacia Giovanardi?”, mentre Natalia si chiede provocatoriamente: “Ma io ricevo o espello, che non ho capito bene”.
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Giuseppe Povia, prima insulta i gay poi cancella i commenti: “Colpa di un fake”.
Giuseppe Povia, il cantante che, nel 2009, ha portato sul palco di Sanremo la storia di Luca, un suo amico gay redento che sarebbe diventato eterosessuale, torna ad attaccare gli omosessuali, stavolta con alcuni commenti omofobi apparsi sulla sua pagina ufficiale Facebook. Frasi successivamente cancellate, ma salvate da alcuni utenti. Un tema, quello dell’omosessualità, di cui il cantautore milanese sembra servirsi sempre in chiave spregiativa, per offendere chiunque lo critichi. Il termine “gay” usato come se fosse insulto.
“Adesso ho capito – ha scritto Povia – Che per caso fate tutti parte dell’Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox”. Ma non è l’unico commento omofobo indirizzato contro gli utenti della sua pagina. “Per i tre sfigati che vengono a rompere, ho un pezzo rap da dedicarvi”, scrive ancora Povia, che butta giù una volgare strofa con riferimenti alle parte anatomiche maschili e femminili e che si conclude con “se sei gay prenditela con te”.
Gli screenshot dei commenti fanno il giro del web e arrivano anche sulla pagina ufficiale dei supporter di Nichi Vendola, “Pugliamo l’Italia”. Inizialmente, il cantante non risponde a quanti chiedono pubblicamente conto di quelle affermazioni. Poi arriva a dare la colpa dell’”incidente” ad un profilo falso che lo perseguiterebbe: “I commenti cosiddetti omofobi che avete letto con la mia foto, provengono da un profilo falso ripetutamente bannato. Non sono così scemo da postare delle frasi così stupide sui gay”. Una tesi, però, smentita da quanti hanno seguito e documentato in diretta l’evoluzione della polemica, che nel frattempo è sbarcata su Twitter: “Non esistono profili falsi con la stessa foto di Povia. Ne esiste uno solo, che è quello suo” e ancora “abbiamo salvato i commenti, sei un coniglio che si rimangia le parole”.
Ma il cantante sembra essere abituato, come documentato da diversi internauti, a far sparire ogni tipo di commento negativo. “Quando Povia ha pubblicato, due giorni fa, il video della canzone ‘Luca era gay’ – racconta il blogger Pasquale Videtta – io gli feci notare che quel brano era un insulto all’intelligenza. Alla fine ha rimosso il link alla canzone”. “Sono tre giorni che lo fa – scrive Mauro Baldini – Crea i link, noi lo commentiamo, lui ci offende e poi cancella tutto”.
Un rapporto decisamente più d’odio che d’amore, quello che lega il 39enne alla comunità omosessuale italiana, nonostante qualche tentativo di riconciliazione fatto pervenire attraverso delle interviste concesse a portali informativi Glbt. Del resto, le sue dichiarazioni anti-gay lo hanno trasformato nel portavoce, più o meno involontario, di quanti sostengono, ancora oggi, che l’omosessualità sia una malattia dalla quale si può guarire (“Luca era gay e adesso sta con lei” è l’incipit della canzone piazzatasi al secondo posto nella competizione canora all’Ariston). Tante le esternazioni che i gay non gli hanno perdonato e che, a suo dire, gli avrebbero anche fatto pervenire delle minacce di morte: “Per me che due gay o due lesbiche possano adottare un figlio non è affatto giusto. Il bambino chi chiamerà papà?”, “Freud diceva che l’omosessualità è contro natura e chi vuole cambiare può cambiare”, “gay non si nasce, ma lo si diventa in base a chi si frequenta”, “se un individuo omosessuale vuole cambiare, ha diritto di farlo”, “a un bambino che vede due uomini che si baciano non puoi dire che si tratta solo di due uomini che si vogliono bene, perché due che si vogliono bene non si baciano sulla bocca”.
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Roberto Bolle su Twitter contro senza-tetto: “Emblema degrado Napoli”.
L’ondata di gelo che ha investito nelle ultime ore Napoli ha spinto alcuni clochard a rifugiarsi, per sopravvivere, sotto i portici dello storico teatro San Carlo. Una scena che non è passata inosservata a Roberto Bolle, che su Twitter li ha definiti questa mattina “un emblema del degrado di questa città”. Il ballerino ha anche pubblicato una foto di alcuni di loro. Un tweet che ha suscitato numerose proteste, e che ha anche spinto Luigi de Magistris a rispondere all’étoile, sempre attraverso il popolare sito di microblogging. Il ballerino, di fronte alle richieste di pubbliche scuse, ha prima cancellato le affermazioni “incriminate”, salvo poi parlare di un “fraintendimento”.
“Scena mai vista davanti a nessun teatro – ha scritto Bolle, che si trova a Napoli per trovare un amico di vecchia data – . Né in Italia, né all’estero”, accompagnato dall’hashtag (la parola chiave che sintetizza l’argomento di un tweet) “basito” e da una foto dei portici. Poco dopo, l’étoile aggiunge: “I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città”. La reazione del popolo di Twitter è immediata e l’ondata di critiche a 140 caratteri parte subito. “Ma chi si crede di essere Bolle?”, attacca Annalisa, mentre Ale Cianchettini scrive che la sua “osservazione dovrebbe valere per ogni luogo per le condizioni di vita di quelle persone e non perché sono davanti al teatro”.
Barbara Collevecchio definisce le sue parole “tristi”: “Non è indecoroso come dici tu ma molto triste! Non schifarti e dà una mano! Questo è amore per la bellezza: umanità”. Qualcuno fa notare che quelle persone non hanno alternative alloggiative: “Se non ci sono luoghi di accoglienza, allora ha senso parlare di decoro”; “sono il simbolo del degrado della società di cui facciamo parte”, sottolinea Paolo. Interviene anche Francesco Borrelli, esponente campano dei Verdi, che lancia una proposta: “Perché non vieni a darci una mano di notte a sfamare e riscaldare i senza tetto a Napoli?”. “Credo che Bolle dovrebbe chiedere scusa per quello che ha pensato e ha pure scritto. Parole degne di un leghista”, afferma poi il Verde.
Il ballerino cerca di correre ai ripari, facendo sparire foto e tweet. Ma come si insegna nel film “The Social Network”, “il web non è scritto a matita, ma a penna”. Le sue parole restano, immortalate da alcuni utenti. Ed ecco la risposta di de Magistris, che, attraverso il suo staff, ricorda “le azioni intraprese per i senza fissa dimora”. “Nessuna polemica (anzi) con Roberto Bolle – si correggono poco dopo – Stiamo seguendo il problema”. Bolle, inizialmente, glissa. Ma, intanto, l’indignazione monta di tweet in tweet , e sembra anche entrare in gioco l’orgoglio dei napoletani, che si sentono offesi da quelle parole: “Napoli non può essere offesa da chi non è napoletano”, scrive, infatti, Matteo, con Linda che fa notare come “questo degrado si trovi ovunque, pure a Milano”.
“Saranno pure un emblema del degrado, ma dopo questo tweet rispetto molto più loro di te”, è il duro commento di Annalisa, mentre per Bob Sinisi, quello di Bolle “è uno scollamento dalla vita reale, patologia diffusa tra i vip”. Anna invita provocatoriamente l’étoile a “svegliare e cacciare i clochard”: “Lo faresti con il gelo di questi giorni?”.
Quando ormai la polemica ha infervorato gli animi di larga parte dei suoi oltre 49mila follower, Bolle cerca di correggere il tiro, sostenendo di essere stato frainteso: “Il mio attacco non era rivolto ai senzatetto, le persone più bisognose d’aiuto. Non è nella mia sensibilità. Credo di averlo sempre dimostrato”. E poi, rispondendo al sindaco De Magistris, che gli aveva elencato le attività del Comune in favore delle persone disagiate, l’étoile della Scala si dice “felice di leggere tutte le iniziative per aiutare i senzatetto. In questo periodo di freddo e crisi più importanti che mai”.
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Studente del Giulio Cesare: inno alle SS su Facebook.
Offende le vittime della Shoah, negando l’esistenza dei campi di concentramento e inneggia alle SS naziste “martiri per l’Europa” nel giorno della Memoria, il 27 gennaio scorso. Insulti antisemiti e affermazioni di stampo neonazista apparse, nelle ultime settimane, sul profilo Facebook di Jacopo Giustiniani, uno dei quattro rappresentanti degli studenti eletto lo scorso ottobre con la lista di Testudo (destra) nel consiglio di istituto del liceo classico Giulio Cesare.
L’alunno dello storico liceo di corso Trieste mercoledì scorso, al termine di un incontro con un testimone sopravvissuto alla Shoah e con il sindaco Alemanno, fa sue le folli tesi dei negazionisti, arrivando a sostenere che un famoso film sulla tragedia dell’Olocausto sia, in realtà, “una fantasy story”.
A una compagna di scuola che gli contesta pubblicamente quell’affermazione, risponde che i campi di concentramento non sono mai esistiti. Giustiniani, appassionato di calcio e militante negli ultras della Roma, si è anche servito di battute antisemite per definire i tifosi del Genoa e della Lazio e, in un commento, ha invocato il dottor Josef Mengele.
Tra le foto pubblicate sul social network, spicca un primo piano del nazista Léon Degrelle in divisa da SS, ma anche uno suo scatto in classe con i baffi nell’imitazione di di Hitler. Nel giorno dell’anniversario sulla Marcia su Roma ha scritto: “89 anni fa nasceva un sogno, nonostante l’odio e le menzogne il vento soffia ancora, a volte ritornano”. Travasi neonazi anche nel tifo: quando il 21 gennaio la Roma ha battuto il Cesena, con un gol di Pjanic, Giustiniani può esultare: “Camerata Pjanic sieg heil”.
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