Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Archive for the ‘Esteri’ Category

Wikileaks, svelati i segreti italiani sull’Afghanistan.

without comments

Sì a rinforzi militari e all’invio di altri mezzi italiani in Afghanistan, ma a patto che l’argomento non venga trattato pubblicamente. E’ una delle condizioni poste dall’Italia all’invio di altre forze in questo terreno di guerra. E’ il maggio del 2007, e il particolare, fino a ieri segreto, viene svelato da Wikileaks, responsabile di quella che in molti hanno definito la più grande fuga di notizie della storia militare americana. Tra gli oltre 90mila rapporti riservati, la cui divulgazione, secondo il presidente Obama, mette a rischio la sicurezza nazionale americana, ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Si tratta di centinaia di documenti, molti dei quali si riferiscono ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali. Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007.

Di rinforzi militari, in Afghanistan, si parla in un rapporto del 30 e 31 maggio 2007 classificato come “riservato”, e contraddistinto dall’acronimo Noforn: non può essere comunicato a governi e persone non americane. La fonte delle informazioni è l’ambasciata americana a Roma, che preannuncia rinforzi alla International Security Assistance Force (ISAF), la missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’Onu e di cui fa anche parte il nostro Paese. Il titolo spiega la riservatezza del documento: “Afghanistan: L’Italia pianifica altri contributi all’Isaf. Bisogna lavorare con discrezione, ad un livello tecnico”.

A preannunciare l’invio di altri mezzi, nel corso di due incontri, sono Gianni Bardini (dal 2005 è capo dell’ufficio responsabile per le problematiche di sicurezza e le questioni NATO della Direzione Generale Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani) e un altro diplomatico italiano, Achille Amerio. I due fanno sapere che l’Italia sta già aumentando, in maniera discreta, “le capacità militari in Afghanistan” e preannunciano che pochi giorni dopo, durante un incontro di ministri della difesa presso la Nato, a Bruxelles, il nostro paese potrà annunciare ulteriori contributi. Viene anche specificato che “le leggi italiane rendono difficile la donazione di equipaggiamenti militari”. Ma, nonostante ciò, “Bardini ha fatto sapere che l’Italia avrebbe cercato un modo”. Infine, un particolare che testimonia l’attenzione del governo (il presidente del consiglio è Romano Prodi) sul tema rinforzi: “Vista la sensibilità politica dell’Italia sulla missione Isaf, sia Bardini che Amerio hanno sottolineato il fatto che la discussione di altri contributi italiani non dovrebbe essere resa pubblica, ma dovrebbe essere mantenuta a livello di canali tecnici”.

Dell’allora presidente del Consiglio Prodi, si parla anche in un rapporto datato 9 aprile 2007, relativo ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta. “L’ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi – si legge – sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall’elezione di Prodi”. L’Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l’incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Massima flessibilità viene garantita sulla tempistica. Il rappresentante Usa, da parte sua, solleva alcune criticità in merito al caso di Mario Lozano, accusato di aver ucciso volontariamente, il 4 marzo 2005 a Baghdad, il funzionario del Sismi Nicola Calipari subito dopo la liberazione dell’inviata del ‘Manifestò Giuliana Sgrena. Per l’America, il processo a Lozano è “molto problematico”: bisognava far sì che il governo italiano risolvesse la questione, facendo capire al tribunale che “le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze”. Gli americani premono per una soluzione rapida. Bisogna assolutamente evitare “l’ipotesi di un processo in contumacia”, che “manderebbe un messaggio orribile”. Castellaneta, da parte sua, replica evidenziando che “i crimini commessi all’estero rientrano nella giurisdizione del tribunale di Roma”. Il diplomatico italiano, infine “esprime poche speranze sulla possibilità che il governo italiano possa rallentare o interrompere il processo”, ma propone una visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, a Washington. In ogni caso, promette di far arrivare il messaggio degli americani al ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In tempi più recenti, è il dicembre 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane. Il rapporto parla di “trasferimento di un detenuto”, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa). La persona, di origini pakistane, è stata caricata su un aereo C-130, per “essere trasferita al governo italiano”. “Non ci sono stati problemi nel trasferire la custodia di questo detenuto”, conclude il rapporto riservato. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica.

Non mancano gli incidenti sul campo, come quello che ha visto per protagonisti i soldati italiani, il 7 luglio del 2008. Nel testo pubblicato on-line viene spiegato che “un ufficiale italiano ha sparato ad un ufficiale dei servizi segreti afghani NDS”. Gli italiani si stavano muovendo su tre mezzi: mentre uno è riuscito a fuggire, gli altri due sono stati arrestati dagli stessi servizi locali. Alla fine, però, “tutti gli italiani sono stati rilasciati”. Il bilancio è di un ferito afghano.
 

Link al pezzo pubblicato su Repubblica.it

Written by admin

July 28th, 2010 at 10:24 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Gaza, la guerra in diretta su Twitter.

without comments

“La Flotilla si trova in linea retta a 145 chilometri da Gaza”. E’ l’ultimo aggiornamento su Twitter 1 del Free Gaza Movement, prima dell’attacco israeliano alla “Freedom Flotilla”, il convoglio di navi in missione umanitaria. Pochi minuti dopo questo tweet – sono passate le 4 di mattina – inizia, da parte degli attivisti della Ong che si batte per “rompere l’assedio a Gaza”, la cronaca dell’assalto del commando inviato da Israele. Una cronaca che è anche la denuncia di un attacco contro civili disarmati, alcuni dei quali colpiti da proiettili mentre stavano dormendo.

“Gli israeliani stanno sparando contro civili disarmati”, recita uno status sul sito di microblogging, mentre pochi minuti dopo viene fornito un link per seguire in streaming 2 i feriti presenti su una delle navi. Lo streaming continuerà a funzionare anche dopo che gli israeliani avranno preso controllo dell’imbarcazione turca. “I commando dell’esercito israeliano stanno sbarcando da un elicottero sulla barca turca – continuano gli attivisti di Free Gaza Movement – La barca è circondata da navi. Sulla barca hanno iniziato a sparare contro civili disarmati”. Sempre su Twitter viene subito smentita la versione degli israeliani, secondo la quale i soldati avrebbero risposto al fuoco partito dalle navi del convoglio diretto a Gaza: “E’ una bugia. Un video dimostra che i soldati sbarcano in coperta e iniziano a sparare. Non c’è stato nessun fuoco da parte nostra. Gli israeliani hanno sparato contro dei civili che stavano dormendo”. Sempre su Twitter si racconta che molte ore prima dell’attacco, gli israeliani avevano già stabilito alcuni contatti, sia via radio che visivamente, con la Flotilla: “Due navi israeliane stanno venendo verso di noi. Ci hanno chiesto chi fossimo, e poi sono sparite”.

Poco dopo l’attacco, sul blog Tales to Tell 3, scritto da un’attivista australiana, compare il primo post: “Sono disarmati e si trovano in acque internazionali – scrive intorno alle quattro di mattina, riferendosi al convoglio umanitario – Sto pensando a cosa potrei fare. Sono le quattro e non posso neanche prendere un treno. Per favore, guardate, parlate e agite, adesso”. Poche ore dopo, pubblica un video 4 attraverso Youtube, nel quale si vede la bandiera bianca fatta sventolare dagli attivisti su una delle navi: “Nonostante ciò, Israele continua a sparare”. Nell’homepage di Witness Gaza 5 un video messaggio denuncia: “Il governo israeliano sta violando diversi articoli della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, mentre nei commenti viene rilanciato l’appello delle Ong alla comunità internazionale, perché Israele “interrompa il suo attacco brutale contro i civili intenti a consegnare aiuti umanitari ai palestinesi imprigionati a Gaza”. Su una mappa viene anche riportata una richiesta di aiuto lanciata da una delle navi attaccate dagli israeliani.

Il blog Window Into Palestine 6 pubblica un video-messaggio che era stato registrato, in via cautelativa, prima dell’attacco degli israeliani, da parte della volontaria Caoimhe Butterly: “Se state vedendo questo video, significa che la Flotilla è stata attaccata oppure bloccata in mare. Se questo è accaduto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per una mobilitazione che traduca la solidarietà emotiva in azioni concrete”. Il blog “Live From occupied Palestine” 7 lascia intendere, già prima della partenza della Freedom Flotilla, che le intenzioni degli israeliani non sono delle migliori: “Israele – si legge in un post datato sabato 29 maggio – ha annunciato che bloccherà le navi, e ha avviato un blitz di propaganda, per sottolineare che gli aiuti non sono necessari, visto che a Gaza non c’è nessuna crisi umanitaria”. Il blog dell’italiano Stefano Arrigoni è fermo alla partenza del convoglio umanitario. In un pezzo scritto per Peace Reporter, dal titolo “In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia”, Arrigoni ricorda i precedenti attacchi degli israeliani contro gli attivisti che volevano portare aiuti a Gaza. “Nient’affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri”. Nei commenti al post c’è chi, appresa la notizia da Helsinki, sottolinea la necessità di azioni concrete: “Troviamoci con le bandiere e il sangue di bue di fronte alle ambasciate israeliane di tutto il mondo. Questa strage non verrà mai dimenticata”. Una mobilitazione che corre anche sulla pagina italiana di Free Gaza 8, sulla quale vengono già riportate le varie manifestazioni organizzate in Italia a partire da queste ore.

Link alla notizia pubblicata su Repubblica.it

Written by admin

June 1st, 2010 at 12:43 pm

Posted in Esteri,Notiziando,Repubblica.it

Tagged with ,

Campi di forza stile Star Trek per proteggere blindati.

without comments

SE le navicelle spaziali di Star Trek potevano contare su speciali campi di forza in grado proteggerle dagli attacchi, come degli scudi, ora questo dispositivo fantascientifico potrebbe essere impiegato in ambito militare. E’ questa, infatti, l’intenzione del ministero della Difesa britannico, il cui laboratorio per le scienze e la tecnologia sta lavorando alla creazione di blindati protetti da uno speciale campo di forza, che può respingere razzi e proiettili. E questo riducendo il peso complessivo e lo spessore dell’armatura esterna.

Il progetto, secondo quanto scrive il Daily Telegraph, è stato illustrato ad una fiera militare dal Defence Science and Technology Laboratory (o Dstl), che, per conto del ministero della Difesa, lavora alle nuove tecnologie da impiegare in ambito militare. Il campo di forza allo studio degli scienziati sarebbe in grado di respingere vari tipi di attacchi, creando un potentissimo campo elettromagnetico. Dietro a questo progetto c’è la volontà della Difesa di ridurre del 70%, entro i prossimi dieci anni, il peso dei suoi blindati, per migliorarne la velocità e la manovrabilità.

Secondo questo futuristico e ambizioso piano, che richiama alla memoria le tecniche di difesa adottate dalle astronavi spaziali della saga televisiva trasmessa dal 1966, la speciale armatura impiega gli impulsi dell’energia elettrica per resistere a proiettili e persino razzi. In pratica, si crea una barriera più resistente di una blindatura tradizionale. Per far ciò, si incorpora nell’armatura un dispositivo noto come supercapacitatore, che trasforma i veicoli in batterie giganti. Quando, dall’interno, si percepisce una minaccia – se il nemico, ad esempio, sta per fare fuoco – l’energia accumulata nel supercapacitatore viene di fatto scaricata sulla superficie metallica del mezzo, producendo un potente campo elettromagnetico. In quel preciso momento si genera un campo di forza, che non potrà essere attraversato da nessun corpo esterno. Il suo limite, però, è che si tratta di una difesa temporanea: il campo, infatti, dura una frazione di secondo. Per questo, è indispensabile calcolare con precisione il momento esatto in cui il razzo colpirà il mezzo. Una volta esaurito, basterà ricaricare rapidamente il supercapacitatore, per fronteggiare un nuovo attacco. Quanto all’energia necessaria, gli scienziati fanno notare che questa è “estremamente ridotta”. Uno dei vantaggi principali di questo sistema è nella possibilità di ridurre considerevolmente il peso dei blindati. Come ha spiegato il professor Bryn James, esperto dello speciale laboratorio del ministero della Difesa britannico, “oggi pochi mezzi militari sono in grado di trasportare il peso di un’armatura che li renda resistenti ai razzi”. Questa innovativa armatura elettrica è, di fatto, molto più leggera di quella tradizionale. Ma è chiaro che, dovendo stabilire con estrema precisione quando il razzo colpirà il veicolo, sarà necessario sviluppare sofisticati sistemi in grado di attivare il campo di forza al momento giusto. Per gli scienziati, questo tipo di armatura elettrica renderà anche il mezzo più sicuro. A oggi, infatti, è difficile garantire una protezione totale dai razzi anti-carro, perché non è possibile blindare allo stesso modo e con lo stesso livello di sicurezza tutte le parti dei veicoli.

Sempre il Dstl ha già sviluppato un sistema di difesa molto simile, caratterizzato da un’armatura con diversi strati di metallo, attraversati da corrente elettrica. Quando la testata del razzo attraversa lo strato più superficiale, questa completa il circuito elettrico, arrivando a generare un campo elettricamente carico tra i diversi livelli sottostanti. Il risultato, di fatto, è una neutralizzazione del razzo. Nel 2002 è stato condotto con successo un test su un automezzo equipaggiato con questa armatura elettrica: è riuscito a sopportare con successo l’impatto con vari razzi, cavandosela solo con alcuni danni minori.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

March 23rd, 2010 at 12:10 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Cercansi astronauti professionisti per gestire hotel spaziale.

without comments

Cerchiamo astronauti professionisti per un posto di lavoro a tempo indeterminato”. Con questo annuncio, il primo del genere da parte di un’azienda commerciale, l’americana Bigelow Aerospace ha avviato la ricerca di personale disposto a prendere parte alle sue future missioni spaziali. E, vista la decisione del presidente americano, Barack Obama, di annullare il programma di esplorazione lunare della Nasa, potrebbe essere un’opportunità da cogliere al volo. L’offerta di lavoro, però, è rivolta esclusivamente a candidati che abbiano maturato esperienze specifiche nel settore. Il contratto è a tempo pieno, e la sede di lavoro mista: si va da Las Vegas, dove si trova l’azienda, ad una stazione nello spazio. Dietro alla Bigelow Aerospace, fondata nel 1998, c’è l’eccentrico miliardario Bob Bigelow, noto anche per essere a capo di un impero di motel a basso costo, i Budget Suites of America. I suoi progetti sono ambiziosi: dopo aver già lanciato due modelli di stazione orbitante (Genesis I e Genesis II), è pronto a spedire nello spazio una vera stazione abitabile nel 2014. Naturalmente, per farla funzionare, dovrà assumere astronauti.

L’annuncio, pubblicato, oltre che sul sito dell’azienda, su alcune pagine web specializzate, è molto preciso, per quanto riguarda i requisiti minimi richiesti. Oltre ad un diploma di laurea, si richiede un’esperienza almeno decennale, che abbia previsto la partecipazione ad una missione spaziale ufficiale. Gli aspiranti candidati devono anche aver superato un programma di formazione in un’agenzia spaziale governativa o comunque riconosciuta ufficialmente. Ulteriori tipi di formazione (ad esempio, a livello medico) non sono essenziali, ma sono “sicuramente graditi”. Condizioni queste che restringono il campo dei potenziali candidati ad appena 500 persone in tutto il mondo.

Chi sarà assunto, dovrà però lavorare su più fronti, anche sulla Terra. La parte più affascinante prevede l’impiego nel complesso spaziale “Bigelow Aerospace Station”, dove gli astronauti dovranno occuparsi di tutti gli aspetti relativi alla sicurezza, oltre che del mantenimento della stessa stazione. Saranno anche chiamati ad assistere i clienti nei loro eventuali esperimenti. Il lavoro sulla terraferma, invece, sarà soprattutto di pubbliche relazioni e formazione. I neoassunti, infatti, si occuperanno di trovare nuovi clienti (e finanziatori), assisteranno gli uffici preposti nello studio di nuove navicelle e, ovviamente, prenderanno parte ai test sui veicoli, prima e dopo una missione nello spazio. Infine, saranno parte attiva nel programma di formazione di nuovi astronauti.

Nell’annuncio non viene fatto alcun riferimento allo stipendio. Non è, comunque, l’unica opportunità che l’azienda offre agli appassionati del genere (a patto che siano americani o residenti permanenti): in una pagina web compaiono in tutto 43 offerte, prevalentemente per ingegneri e tecnici, ma anche responsabili della sicurezza ed esperti di modelli in scala. Nella sua iniziativa spaziale, il miliardario Bigelow sembra essersi ispirato anche alla sua attività di imprenditore del settore alberghiero. Il suo piano, infatti, è quello di dar vita ad una serie di hotel orbitanti, per turisti facoltosi. Ma cercherà anche di sbarcare sulla Luna e persino su Marte. E se la concorrenza è agguerritissima (a cominciare da Richard Branson, patron della Virgin), l’imprenditore americano promette di abbattere i prezzi di questi viaggi, portandoli fino ad una fascia compresa tra i 33mila/67mila mila euro a testa. I moduli abitativi che la Bigelow sta sviluppando sono collegati tra loro, in modo da formare una complessa stazione spaziale. Il loro lancio dalla Terra avverrebbe in forma compatta, mentre solo nello spazio raggiungerebbero le loro dimensioni regolari. Altro progetto allo studio è quello di una navicella in grado di trasportare 100 passeggeri, oltre a 50 membri dell’equipaggio, per offrire viaggi intorno alla Luna.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

March 19th, 2010 at 5:47 pm

Australia, patria del peccato. Italiani pigri e avari.

without comments

Quando si tratta di commettere peccati, i campioni del mondo sono gli australiani. Almeno stando ad una singolare e controversa classifica, stilata da una rivista britannica, sulla base di un’analisi dei sette vizi capitali commessi in 35 nazioni. Gli australiani si sono aggiudicati il primo posto. L’Italia non rientra nella top ten e si piazza al ventunesimo posto. Ma il nostro Paese riesce a conquistarsi un discreto piazzamento per quanto riguarda l’avarizia (siamo i quinti al mondo) e l’accidia (decima posizione).

02 by you.

La mappa globale del vizio, che compare sul numero di febbraio della rivista scientifica della BBC, “Focus”, è stata ottenuta analizzando alcune statistiche ufficiali relative ai comportamenti dei cittadini. Così, per determinare l’ira, i ricercatori hanno esaminato i livelli di crimine violento, raffrontando i dati sulle aggressioni, gli stupri e gli omicidi ogni mille abitanti. E se per la superbia si è considerato il tasso degli interventi di chirurgia plastica pro capite, oltre alla considerazione che si ha del proprio Paese, per la gola è stata analizzata la spesa annuale pro capite su cibi ricchi di calorie (come gli hamburger). La lussuria è stata calcolata partendo da quanto viene speso da ogni persona per il porno, mentre un indicatore di accidia è il numero di giorni di riposo retribuito a disposizione dei lavoratori in ognuna delle 35 nazioni analizzate. Infine, gli ultimi due peccati: l’invidia (qui si sono combinati i dati sui furti d’auto e rapine, visto che il peccato in questione porta a desiderare i beni altrui) e l’avarizia (quella di una nazione si calcola sulla base di quante persone vivono con un reddito inferiore del 50% rispetto al valore medio: se questo numero è alto, viene fatto notare, “molti vivono in povertà a vantaggio dei ricchi avari”). Per ogni peccato sono stati assegnati 10 punti alle nazioni col punteggio più alto, e poi via via valori decrescenti a seconda della loro posizione in classifica. Partendo da questi calcoli, che sono già stati criticati da esponenti politici e studiosi australiani, presumibilmente infastiditi da questi risultati, si è arrivati a stilare la top ten del peccato. A livello di classifica generale, dopo gli australiani (primi con 46 punti), ci sono gli americani, i canadesi, finlandesi, spagnoli, britannici, i giapponesi, i sudcoreani, mentre messicani e i sudafricani hanno lo stesso punteggio (12). Ma sono i primati individuali, nei singoli vizi, a riservare sorprese e conferme, almeno stando alle percezioni dell’immaginario collettivo. I più lussuriosi al mondo sarebbero i sudcoreani, mentre i più avari dovrebbero essere i messicani; i cittadini del Sud Africa sono campioni d’ira. E se gli americani sono in assoluto i più golosi, gli islandesi si aggiudicano ben due primi posti: per l’accidia e la superbia. Ultima nazione in classifica Taiwan, che dunque sarebbe la più virtuosa: l’unico suo piazzamento è un ottavo posto per la lussuria. La rivista, partendo dalla tesi secondo la quale la natura ha “programmato” l’uomo per essere peccatore, analizza il cervello e la correlazione con i vizi capitali di determinate sezioni, responsabili del nostro comportamento. Ma c’è chi osserva che questa mappa è poco attendibile. E’ il caso di un professore universitario australiano: “Risultati e criteri usati per stilare questa classifica sono discutibili”, ha detto Chilla Bulbeck. Piccata la portavoce del primo ministro australiano, che pare non aver apprezzato la medaglia d’oro come nazione peccatrice.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

February 4th, 2010 at 5:13 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

In hotel arrivano gli scaldaletto umani.

without comments

05 Bed Warmers edits by you.

Infilarsi in un letto caldo non è soltanto piacevole, ma, secondo gli psicologi, può anche facilitare un sonno riposante. Così, per offrire ai propri ospiti un soggiorno il più rilassante possibile, una grande catena di hotel del Regno Unito ha deciso di assumere degli speciali scaldaletto umani. Uomini e donne con il compito di infilarsi nel letto dei clienti, prima che questi siano pronti per andare a dormire. Quello che per adesso sarà soltanto un esperimento, il primo a livello mondiale, è già partito in due hotel di Londra e in uno di Manchester. Un modo per far fronte all’ondata di maltempo che sta interessando il Regno Unito. Il progetto è stato curato d’intesa con un esperto in materia, lo psicologo Chris Idzikowski, direttore di uno speciale centro che cura i disturbi del sonno, a Edimburgo. Secondo Idzikowski, il modo migliore per iniziare una notte di sonno è quello di sdraiarsi in un letto caldo: “La temperatura ottimale è di 20-24 gradi centigradi”. Forse preoccupati dagli incidenti che possono essere provocati dai tradizionali scaldaletto elettrici (in primis gli incendi domestici) i responsabili dell’Holiday Inn hanno deciso di formare una vera e propria squadra di “riscaldatori” umani. Il personale preposto indosserà anche una speciale tuta termica bianca, che coprirà tutto il loro corpo, e dovrebbe garantire un riscaldamento più rapido del letto (sono state concepite per massimizzare l’effetto calore). Le “sedute” durano circa cinque minuti e, secondo quanto spiega la direzione delle strutture, sono tutte incluse nel prezzo del pernottamento.

13 Bed Warmers edits by you.

Tre gli hotel nei quali si potrà contare su questo speciale servizio: l’Holiday Inn London Kensington Forum, l’Holiday Inn Kingston South e l’Holiday Inn Manchester Central Park. Le prenotazioni sono partite oggi anche se, per adesso, gli scaldaletto umani operano soltanto tra le 21 e le 23, fino al 25 gennaio. Sulla base del riscontro da parte dei clienti, e nell’ipotesi in cui il maltempo dovesse proseguire, si deciderà se e come prolungarlo.

09 Bed Warmers edits by you. 

“Questo servizio – sottolinea l’esperto del sonno – dovrebbe aiutare gli ospiti a dormire meglio. Il corpo umano impiega molto più tempo a riscaldarsi, soprattutto quando si proviene da un ambiente nel quale ha nevicato”. “La gente vuole lasciarsi alle spalle il freddo – dichiara una portavoce della catena alberghiera – per infilarsi in un letto caldo. Questi scaldaletto umani sono paragonabili a un’enorme bottiglia d’acqua bollente piazzata sotto le coperte”. Non trattandosi in alcun modo di un servizio erotico, la portavoce puntualizza: “Usciranno dal letto prima che voi vi infiliate sotto le coperte”. Quanto alla possibilità che gli scaldaletto possano varcare i confini britannici, “mai dire mai – dice a Repubblica.it l’ufficio stampa – se anche l’Italia dovesse essere investita da un’ondata di maltempo, e se questo servizio dovesse essere apprezzato dalla clientela, potrebbe essere adottato dagli hotel italiani”.

Link al pezzo originale pubblicato su Repubblica.it

Written by admin

January 18th, 2010 at 5:34 pm

Due sudcoreani i campioni del mondo di sms.

without comments

Sono due sud-coreani di 17 e 18 anni i nuovi campioni del mondo di scrittura di sms. Bae Yeong Ho e Ha Mok Min hanno stracciato la concorrenza, digitando 120 parole in due minuti e 26 secondi. La formazione sudcoreana ha battuto altre 12 squadre, provenienti da 13 Paesi, nell’ambito della speciale coppa del mondo sponsorizzata da una marca di telefoni cellulari. Nessun italiano ha partecipato alla competizione, che si è tenuta a New York. La terza edizione della LG Mobile World Cup è partita lo scorso mese di maggio con le qualificazioni che, mese dopo mese, hanno individuato i vari campioni nazionali della specialità. In tutto, duecentomila partecipanti: alla fine sono rimasti 26 “pollici sprint”, suddivisi in 13 squadre. Dall’America alla Corea, passando per Canada, Indonesia, Portogallo, Brasile, Russia, Sud Africa, Messico, Argentina, Spagna, Australia e Nuova Zelanda. L’ultimo appuntamento per gli “smessaggiatori” è stato giovedì, nella Gotham Hall. Cinque i round nei quali si è articolata la competizione, nel corso del quale sono stati testati la velocità, ma anche l’accuratezza dei messaggi scritti. Le migliori sei squadre sono quindi arrivate in finale, nel corso della quale l’obiettivo era quello di digitare il più velocemente possibile un testo di 120 parole, ciascuno nella propria lingua madre, e facendo attenzione a rispettare le punteggiature, oltre alle lettere maiuscole e minuscole. Tassativamente vietate le abbreviazioni, che sembrano andare tanto di moda quando si inviano sms. I cellulari utilizzati, ovviamente della marca che sponsorizzava l’evento, erano due: uno con una tastiera numerica, l’altro con una Qwerty. In tutto, un’ora di gara, con qualche sporadica pausa concessa ai pollici dei concorrenti, di età compresa tra i 14 e i 28 anni. A complicare il tutto, alcuni errori voluti nel testo da copiare: ai concorrenti il compito di correggerli man mano che lo riportavano sui loro cellulari. Alla fine, l’hanno spuntata i sud-coreani, che si sono portati a casa il premio da 100mila dollari. Al secondo posto, distanziati di 22 secondi, gli americani, cui sono andati 20mila dollari: la 16enne Kate Moore – che si vanta di spedire 12mila sms al mese, alla velocità di 3,5 caratteri al secondo – e Morgan Dynda, 14enne della Georgia. Terzi classificati gli argentini (premiati con 10mila dollari), seguiti dai brasiliani. Bae Yeong Ho, che è già stato incoronato campione nazionale per gli anni 2008 e 2009, ha intenzione di usare i soldi per studiare musica lirica e diventare un cantante d’opera. La sua compagna di squadra Ha, invece, vuole diventare ingegnere e userà la sua parte di premio per finanziarsi gli studi universitari. “Ogni singolo momento dei diversi round è stato molto intenso”, ha commentato il vincitore.

Nel corso del campionato del mondo, si è anche tenuta una gara per battere il record del mondo per l’invio più rapido di un singolo sms. L’impresa è riuscita, e Pedro Matias, 27enne del Portogallo, è entrato ufficialmente nel Guinness dei Primati per aver scritto un sms da 264 caratteri in un minuto e 59 secondi. Il precedente record del mondo era stato fissato nel 2005 da un finlandese che aveva impiegato 23 secondi in più. Secondo i dati resi noti dalla stessa LG, nel corso del 2009 sono stati inviati 2,5 trilioni di messaggi di testo (6,8 miliardi al giorno).

Link al pezzo originale scritto per Repubblica.it

Written by admin

January 16th, 2010 at 3:56 pm

I lavori del futuro, dalla guida spaziale al creatore di parti umane.

without comments

Tempo vent’anni e le guide turistiche spaziali potrebbero diventare una realtà. Allo stesso modo, dei costruttori di auto volanti e dei creatori di parti di corpo umano, che potrebbero persino rendere possibile la sostituzione delle gambe “difettose” nei giocatori di calcio.
E’ il futuro del mondo del lavoro, secondo una ricerca voluta dal governo britannico, che ha permesso di stilare una lista di 20 nuove professioni. Un futuro neanche troppo remoto, visto che tutte queste nuove occupazioni potrebbero prendere piede già tra venti’anni, nel 2030. La ricerca, che è stata commissionata dal dipartimento per l’economia, l’innovazione e le abilità, anticipa anche un altro trend: nell’arco della loro carriera, i lavoratori potranno sperimentare in media dalle 8 alle 10 professioni, in cinque ambiti diversi.

Futurologi al servizio della medicina. Per stilare la lista dei lavori che verranno, la società “Fast Future” ha messo intorno ad un tavolo alcuni ” futurologi”, chiedendo loro, in prima istanza, di partire dall’analisi dei progressi in ambito scientifico e tecnologico, ma anche dalle previsioni dei mutamenti climatici. Alcuni degli sviluppi più interessanti sono stati individuati nel campo della medicina, visto che, secondo gli esperti, sarà possibile creare organi vivi ed arti, gestiti e realizzati dalla nuova figura professionale del “creatore di parti di corpo umano”.

I negozi di parti umane. Naturalmente, per favorire la commercializzazione delle parti umane, viene addirittura anticipata l’apertura di negozi appositi e persino di “centri per la riparazione” di quelle difettose. Rohit Talwar, dirigente della Fast Future, prevede la possibilità di dar vita a degli “arti di ricambio”, facendo notare anche l’utilità dell’operazione: “Se un calciatore viene 80 milioni, e due gambe di riserva costassero due milioni, la cosa sarebbe conveniente”. Per non parlare, poi, degli usi che si potrebbero fare in ambito militare sui soldati feriti.

Il “nanomedico” anti-cancro. Si affaccerà al mercato del lavoro anche la figura del “nanomedico”, che potrebbe occuparsi, tra le altre cose, di speciali dispositivi in grado di percorrere il corpo umano e distruggere le cellule cancerogene. La medicina saprà anche predire quando e se un arto potrebbe venire meno: “Per questo – suggerisce Talwar – si potrebbe sostituirlo in via preventiva, piuttosto che costringere il paziente a tre mesi di ricovero per guarire”. Un’altra figura medica sarà quella del “chirurgo della memoria”: come avviene per i computer, questi speciali dottori potranno intervenire chirurgicamente sui pazienti, per aumentare la loro memoria.

Il turismo spaziale. Progressi anche nello spazio: prospettive di lavoro si apriranno per guide turistiche, e non solo. “Con aziende già presenti nel mercato del turismo spaziale – nota la ricerca – si potrà aver bisogno di piloti e guide, ma anche architetti che dovranno costruire gli ambienti in cui vivranno e lavoreranno. Attualmente ci sono già dei progetti presso la University of Houston, per la realizzazione di mezzi per l’esplorazione spaziale e per una serra su Marte”.

I ladri di nuvole. Tante le possibilità legate all’ambiente, a cominciare dai poliziotti dei mutamenti climatici: speciali agenti che dovranno vigilare sugli eventuali comportamenti scorretti dei cittadini (già oggi vengono segnalati “furti di nubi” per dar vita ad acquazzoni). Per contenere gli effetti dei mutamenti climatici, inoltre, sarà importante formare ingegneri che non solo sapranno arrestarli, ma anche invertirli (viene suggerito che questi “potrebbero creare ombrelli giganti per deviare i raggi solari”).

L’agricoltore verticale. Altre professioni per le quali ci si potrà specializzare, includono quella di agricoltore verticale, specializzato in coltivazioni sui grattacieli; quella d esperto di quarantena, che dovrà agire nel caso di diffusione di virus mortali tra le popolazioni; il consulente per il benessere della terza età; il gestore di insegnanti virtuali, che sostituirà quelli in carne ed ossa con degli avatar; il manager virtuale, che si occuperà dei nostri profili sui social network, di e-mail e password; lo sviluppatore di auto volanti e il gestore di dati informatici, che dovrà far sì che questi vegano distrutti in maniera da tutelare la privacy degli utenti.

Lavoratori plurispecializzati. La ricerca evidenzia anche come i giovani saranno chiamati a specializzarsi in più campi: “La carriera in un solo settore – viene fatto notare – sarà una cosa del passato. I neo-laureati potranno trovarsi ad avere fino a 10 lavori diversi nel corso della loro carriera. La tecnologia fa progressi così grandi, che i mutamenti aziendali potrebbero far sparire una data professione da un giorno all’altro”.

L’economia del futuro. Sulla ricerca si è espresso anche il premier Gordon Brown, il cui fine, ha detto, “era quello di ispirare i giovani a specializzarsi per queste nuove professioni. Una priorità di questo governo, è quella di preparare il Regno Unito all’economia del futuro, per far sì che i giovani possano cogliere tutte le opportunità che arriveranno dalla scienza e dalla tecnologia”. Per il ministro della scienza e l’innovazione, Lord Drayson “questi lavori non fanno più parte del mondo dei sogni”. “Stiamo superando il confine tra fantascienza e realtà”, dicono gli autori di questa previsione.

Link al pezzo originale scritto per Repubblica.it

Written by admin

January 15th, 2010 at 6:02 pm

Smartphone e prosciutto: i regali di Carlo e Camilla nel 2009.

without comments

E’ stato un benvenuto gastronomico quello che un anonimo cittadino italiano deve aver voluto dare al principe di Galles e alla duchessa di Cornovaglia, regalando loro un prosciutto. Il dono è stato consegnato alla coppia reale durante il viaggio in Italia, lo scorso mese di aprile, ed è stato reso noto adesso tramite la pubblicazione di tutti i regali ricevuti da Carlo e Camilla nel corso del 2009. Una pubblicazione rituale, quella fatta da Clarence House (la residenza ufficiale della coppia), che, ogni anno, la rende accessibile agli internauti tramite il suo sito.

L’elenco comprende complessivamente 265 regali, senza l’indicazione del loro prezzo, raccolti durante i viaggi in Cile, Brasile, Ecuador, Italia, Vaticano, Germania e Canada. Si va da una coppia di Blackberry identici al set per la fonduta al cioccolato, ma si trovano anche bottiglie di vino, una borsa e un cappello realizzati con bottiglie riciclate e gioielli per lei, oltre ad un modellino di Babbo Natale, la riproduzione di un orso polare e anche una coperta. I più gettonati sono stati i libri, in tutto 87. Quanto al prosciutto, un portavoce di Clarence House ha fatto sapere, tramite il quotidiano Daily Express, che questo è stato consumato con piacere nella residenza di campagna di Highgrove, nel Gloucestershire. In Italia, la coppia è arrivata lo scorso 26 aprile e qui ha incontrato, tra gli altri, il presidente della Repubblica e il Papa. Durante i quattro giorni di permanenza, il principe e la consorte hanno ricevuto complessivamente 19 omaggi. Nel caso di quelli istituzionali, viene sempre indicata la carica del donatore. Quando, invece, a fare un regalo è un privato cittadino, si registrano le sue generalità, ma non vengono poi rese pubbliche. E’ il caso del prosciutto, consegnato al principe Carlo. Durante la visita in Vaticano, Carlo e Camilla hanno ricevuto dal Santo Padre una medaglia in oro celebrativa del pontificato di Ratzinger, una stampa e alcuni rosari, mentre dal cardinale Bertone sono arrivate tre monete commemorative in argento. Sul fronte istituzionale, ci sono i regali del presidente Napolitano (una foto incorniciata, un vaso di vetro e un libro, di cui non viene specificato l’argomento), e quello del presidente della Camera, Gianfranco Fini (una mappa del Galles). Altri doni comprendono un anello d’oro, un altro vaso, libri, uno stemma in legno, due pergamene e la riproduzione in vetro di un’ancora.

E se in Germania, sempre ad aprile, la coppia ha ricevuto complessivamente sette regali (tra i quali un pallone da calcio), era decisamente andata meglio a marzo, in Brasile, dove la lista parla di 64 oggetti. Tra i tanti: una t-shirt della nazionale brasiliana di calcio, molti libri, una confezione di miele, un modellino di Babbo Natale, uno raffigurante un uomo ai fornelli e un terzo con una coppia su un toro, due calendari, un vassoio d’argento, i classici cioccolatini, dvd ma anche una chitarra. Sempre in Sud America, Carlo e Camilla sono stati in Cile ed Ecuador, dove hanno incontrato, oltre ai presidenti dei rispettivi Paesi, moltissimi rappresentanti di enti locali e di associazioni. E se il presidente del Cile li ha omaggiati con un libro, quello dell’Ecuador ha consegnato loro la riproduzione di una tartaruga.
Ma è durante il viaggio più recente in Canada che la coppia ha ricevuto il maggior numero di pensieri: nei dieci giorni di permanenza, dal 2 al 12 novembre, la lista ne riporta quasi 150. Secondo quanto reso noto da Clarence House, “i doni ufficiali possono essere usati”, anche se non vengono tecnicamente considerati proprietà dei reali. Inoltre, non possono essere venduti o scambiati. La merce deperibile può essere mangiata o data in beneficenza, oppure ceduta al personale. Se, invece, ha un valore superiore alle 150 sterline e non viene usata dai reali, dovrà necessariamente esser data in beneficenza. Quanto alla legittima curiosità circa l’impiego dei singoli doni, questa si scontra con una comprensibile riservatezza: “Non possiamo dire cosa viene fatto di ogni regalo”, fanno sapere da Clarence House. L’unica eccezione, a quanto pare, è per il prosciutto italiano, consumato e apprezzato dai reali.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

January 14th, 2010 at 5:03 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Hollywood contro Twitter, stop a fughe di notizie.

without comments

TWITTER preoccupa le major cinematografiche americane, che hanno deciso di prendere provvedimenti per porre un freno alle fughe di notizie sui film in produzione. Un modo per evitare che le star, impegnate sui set, possano lasciarsi sfuggire informazioni riservate, per la gioia dei loro fan sul web. Per questo alcune case di produzione hanno deciso di far inserire nei loro contratti delle clausole legali ad hoc: gli attori, in sostanza, devono impegnarsi a non pubblicare sui social network, da Twitter a Facebook, notizie sui film in lavorazione. E ad essere interessati da questo provvedimento restrittivo di Hollywood, sono anche star del calibro di Cameron Diaz e Mike Myers. Del resto, la Twitter-mania sembra aver coinvolto moltissimi personaggi noti. C’è chi si diverte a stuzzicare i suoi fan, pubblicando scatti hot, come nel caso di Paris Hilton; e chi alterna momenti più intimi ai classici aggiornamenti sulla propria attività professionale, come la coppia formata da Demi Moore e Ashton Kutcher. Tutti con un loro nutrito seguito, costituito in alcuni casi da milioni di followers (come vengono definite le persone che hanno scelto di seguire un dato profilo sul sito di micro-blogging). Ma a spaventare le major non sono tanto i topless o gli scatti dalla camera da letto, quanto le fughe di notizie sulle trame e le sorti dei personaggi, nei film come nelle serie tv. Come quella di cui si è reso protagonista Greg Grunberg, protagonista della popolare serie Heroes, che ha condiviso con il suo milione di followers alcune importanti novità sull’ultima puntata della terza stagione. Ryan Seacrest, presentatore di American Idol, è, invece, riuscito ad anticipare la notizia delle dimissioni del potentissimo co-presidente della NBC, Ben Silverman. Per questo motivo, secondo quanto riferisce l’Hollywood Reporter, gli avvocati della Disney avrebbero inserito, in un loro recente contratto, una clausola che pretende l’impegno alla riservatezza, anche per quanto attiene eventuali aggiornamenti pubblicati sui “media interattivi, come Facebook, Twitter o altri social network o blog”. Lo stesso ha fatto la sua concorrente DreamWorks, altro gigante di Hollywood, che ha invitato i suoi sceneggiatori a non anticipare via web i loro comunicati stampa. Ma l’invito interessa anche le grandi star. Gli stessi Myers e la Diaz, ingaggiati dalla DreamWorks per il prossimo Shrek, sono stati chiamati a dare precise garanzie di riservatezza. Quella che potrebbe essere una nuova offensiva di Hollywood contro i social network è “solo agli inizi”, come sottolinea un avvocato specializzato in contratti cinematografici. “Hollywood ha una lunga tradizione di controllo su ciò che le star dicono ai media. Stiamo vivendo una nuova fase, che deve ancora essere controllata”, sottolinea il legale. Questa linea dura contro spoiler e anticipazioni, potrebbe spiegare la decisione presa recentemente dalla cantante e attrice Miley Cyrus, protagonista di “Hannah Montana” (sitcom prodotta proprio dalla Disney), di cancellare il suo account Twitter. Non si tratta del primo provvedimento anti-social network. Nelle scorse settimane, ha fatto discutere la decisione del commissioner della NBA, David Stern, di porre dei limiti agli aggiornamenti su Twitter e Facebook. Ai giocatori viene permesso di interagire sui social network fino a 45 minuti prima dell’inizio della partita. Il divieto scatta in quel momento e dura fino alla fine delle interviste con i media.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

October 21st, 2009 at 12:11 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Tagged with

Studio americano: “Chi segna tanto, vede la porta più grande”.

without comments

Il bomber di razza vede la porta “più grande”, il grande tennista percepisce la pallina come se fosse enorme, al bravo “kicker” del football Usa la “U” dove deve passare il “field goal” sembra grandissima, nel baseball il lanciatore vincente coglie un’area di “strike” molto più larga della realtà. Sport e paesi diversi, ma i “detti” sulle dimensioni apparenti dei “bersagli” delle varie discipline, ci sono in tutte le lingue e, adesso, sembrano aver trovato una spiegazione scientifica. Fare ripetutamente centro – che sia la porta di un campo da football americano o una buca da golf – può infatti cambiare, nel giocatore, la percezione delle dimensioni di quell’obiettivo. E’ la conclusione alla quale è arrivata una ricercatrice della Purdue University, Jessica Witt, secondo la quale nei giocatori di varie discipline sportive, la percezione della realtà dipende non solo dalle informazioni visive oggettive (le dimensioni delle porte sono le stesse per tutti), ma anche dai risultati conseguiti dalla singola persona. Chi segna di più, in sostanza, tenderà a vedere la porta più larga e più facile da centrare. In questa ricerca ci si è concentrati sul football americano, e in particolare sui field goal: il calcio che indirizza il pallone tra i pali e sopra la traversa della porta, posta nella metà campo avversaria. I “kicker” migliori che riescono a mettere a segno molti field goal anche da distanze “proibitive”, finiscono col percepire la porta come fosse più grande e più vicina. Un po’ come quando si dice che i calciatori, dopo una serie di goal mancati, hanno la sensazione che la porta sia divenuta più piccola. La Witt, i cui risultati sono stati pubblicati su “Perception”, ha preso in esame un gruppo di 23 giocatori non professionisti, e li ha messi su un campo da football, chiedendo loro di cercare di indirizzare il pallone sopra la traversa. La psicologa ha scoperto che nei giocatori che riuscivano a mettere a segno una serie di field goal, cambiava la percezione soggettiva delle dimensioni della porta. Al contrario, quelli che non riuscivano a fare centro, per diverse volte, iniziavano a credere che i pali fossero più lontani e più ravvicinati tra di loro. Un fatto che, fa notare la Witt, sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, i quali, quando giocano bene, iniziano a vedere palle da baseball grandi come ananas e buche da golf “larghe come dei secchielli”. Ma queste loro testimonianze sono sempre state viste con scetticismo da parte degli scienziati, relativamente restii ad accettare il principio secondo il quale i risultati conseguiti sul campo possano alterare la percezione visiva. “Questo atteggiamento radicale – ha spiegato la psicologa a Wired – dipende dal fatto che si è sempre creduto che la percezione dipendesse esclusivamente da ciò che l’occhio vedeva”. Quindi: stesse dimensioni della porta per tutti, stessa percezione in tutti i giocatori. “Nei miei studi – sottolinea la ricercatrice – manteniamo costanti le informazioni visive, ovvero ciò che il giocatore vede, mentre cambia la performance del singolo”. Nonostante uno scetticismo precostituito nei confronti di questo nuovo principio, secondo la Witt tutti gli sportivi hanno sperimentato sulla loro pelle la cosiddetta percezione soggettiva. “Una distanza di cento metri – sottolinea – percorsa nell’ambito di una gara più lunga, con più giri intorno ad un campo, può sembrare infinitamente più lunga rispetto ad una gara di soli cento metri netti”. La Witt si è fatta aiutare da un ex giocatore di football, Travis Dorsch, per testare e misurare le percezioni dei volontari prima e dopo aver tirato almeno 10 field goal. Per fare ciò, si è usato un modellino raffigurante i pali e la traversa della porta da football, e si è chiesto ai giocatori di aggiustare larghezza e altezza in funzione di ciò che vedevano sul campo. “Il risultato è che le dimensioni percepite prima di calciare i field goal non combaciavano mai con quelle post-calcio – si spiega nell’abstract della ricerca -. Dopo 10 tentativi, le dimensioni di quella porta iniziavano ad essere correlate ai risultati conseguiti”. E, altro elemento importante, sulla loro percezione influiva anche il modo in cui veniva sbagliato il calcio. Se, infatti, non calciavano il pallone abbastanza in alto, la traversa veniva percepita come fosse più alta; se, invece, sbagliavano e tiravano fuori dai pali, lateralmente, iniziavano a percepire la porta come fosse più piccola. “Ci siamo anche chiesti se cambiasse la percezione della realtà, al di là della porta stessa – sottolinea la ricercatrice – Il risultato è che cambia solo la percezione dell’obiettivo che si vuole conseguire”. Questa non è la prima ricerca del genere. Già in passato la Witt aveva studiato la correlazione tra rendimento e percezione nei giocatori di softball e quelli di golf. E’, però, la prima volta che viene scoperto un legame tra determinati errori (pallone calciato troppo vicino o troppo lateralmente) e la percezione delle dimensioni della porta. Il prossimo obiettivo sarà capire se i giocatori professionisti riescono a migliorare il loro rendimento in campo, agendo sulla percezione dell’obiettivo del gioco. In sostanza: i golfisti che vedono buche enormi, sono destinati a fare centro con maggiore facilità degli altri? Lo stesso, ovviamente, potrebbe valere per i calciatori: se la porta sembra più larga, è anche più facile fare goal?

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

October 19th, 2009 at 10:07 am

Posted in Esteri,Repubblica.it

La polizia inglese mette all’asta su eBay gli oggetti confiscati.

without comments

Gioielli, elettrodomestici e videogiochi confiscati a criminali e, adesso, rivenduti all’asta su eBay. Ad affidarsi al popolare sito dedicato alla compravendita di qualsiasi genere di prodotto è la polizia del Leicestershire, nel Regno Unito. L’iniziativa ha avuto così tanto successo, in termini di contatti, che si è progressivamente deciso di aumentare il numero di oggetti messi all’asta, e di variare la loro tipologia. I proventi di queste vendite vengono in parte girati al governo centrale, mentre una percentuale serve a finanziare le attività delle stesse forze dell’ordine nella contea del Leicestershire. “Vogliamo dare l’opportunità alla gente di comprare all’asta oggetti di grande valore a prezzi competitivi finanziando, con ciò, nuove iniziative nella lotta al crimine”, ha spiegato Dharmendra Bhakta, detective della polizia del Leicestershire. La pagina web, creata sul più famoso sito di e-commerce della rete sarebbe, secondo quanto riferito dalla stessa polizia, la prima del genere, nel Regno Unito. Nella fase iniziale di lancio, sono stati messi in vendita esclusivamente elettrodomestici, come televisori, ma anche console per videogiochi. Ma da quando il sito ha attirato sempre più internauti, si è deciso di passare a vendere anche gioielli. Tutti confiscati, grazie al Proceeds of Crime Act (POCA), una legge del 2002 che riguarda i proventi della criminalità e che, nel Regno Unito, ha portato all’istituzione di un’apposita agenzia per il recupero dei beni. Spesso si tratta di oggetti acquistati con “denaro sporco”. A oggi, sono aperte le aste per quattordici oggetti, tra i quali un televisore al plasma e un lettore dvd; ma si può anche puntare su un orologio in oro, con prezzo di partenza fissato in circa 8000 euro, e su alcune catenine in oro. Non mancano alcune offerte, che sembrano particolarmente convenienti: una videocamera è in vendita a circa 25 euro. “Tutti i prodotti saranno consegnati entro tre giorni lavorativi, dal ricevimento del pagamento – viene spiegato sul sito – è anche possibile ritirarli presso la sede centrale della polizia, in orario di ufficio”. Le prospettive, per la pagina web dedicata, sono di crescita. Basti pensare che soltanto nel 2008, la polizia e i tribunali del Leicestershire, hanno confiscato, grazie al POCA, beni per oltre tre milioni di euro. Auto di lusso, moto, abiti e addirittura case. La polizia ha fatto sapere che prossimamente potrebbe estendere ulteriormente la gamma di prodotti all’asta, sino ad includere le automobili. “Il sito continuerà a crescere – spiega un ufficiale che si occupa della gestione di questi beni – ai clienti diciamo che possono comprare in tutta tranquillità, perché sul nostro sito non vengono venduti oggetti rubati o smarriti. Tutti sono stati acquistati in maniera legittima, ma con denaro sporco”. Ai potenziali acquirenti viene ricordato che quei soldi serviranno anche a garantire la loro sicurezza: “Il ricavato – viene spiegato sul sito della polizia – non solo tornerà nelle tasche dello Stato, ma permetterà di finanziare ulteriori indagini e sarà di beneficio per tutta la comunità”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

October 14th, 2009 at 12:49 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Tagged with

Edoardo III, un software svela mistero di Shakespeare e Kyd.

without comments

Un software anti-plagio svela un mistero letterario e storico, che si trascina ormai dai più di 400 anni. Brian Vickers, studioso di William Shakespeare, ormai non ha più dubbi: l’Edoardo III, pubblicato per la prima volta in forma anonima nel 1596, fu scritto a quattro mani. Il poeta e drammaturgo di Stratford-upon-Avon avrebbe collaborato con il collega Thomas Kyd. Una conclusione alla quale Vickers, ricercatore presso l’università di Londra, è arrivato utilizzando “Pl@giarism”, il software che riesce a smascherare gli studenti copioni, scovando le frasi “riprese” da altre opere. Come ricorda il quotidiano britannico Times, che ha reso noto lo studio di Vickers, il giallo dell’Edoardo III (titolo originale “The Reign of King Edward III”), è stato parzialmente risolto alla fine degli anni Novanta, quando l’opera è stata ufficialmente inserita nella raccolta completa dei testi scritti da Shakespeare. E questo nonostante molti studiosi continuassero a mettere in dubbio l’ipotesi che il famoso drammaturgo, la cui “mano” era solo in parte visibile nell’opera, avesse potuto collaborare con qualcun altro. Adesso, il programma potrebbe permettere di porre fine a questa antica diatriba letteraria. Sviluppato dall’università di Maastricht, consente di individuare le cosiddette “impronte linguistiche”: frasi ripetute, di almeno tre parole, che identificano una data opera. Vickers sostiene che in testi scritti da autori diversi, si trovano generalmente tra le 10 e le 20 corrispondenze, perché certe frasi sono di uso comune. Nel caso dell’Edoardo III, invece, sono state trovate 200 “impronte”, tra questo e le opere di Shakespeare scritte prima del 1596. “Con 200 corrispondenze – ha detto lo studioso, parlando con il Times – si può essere relativamente sicuri”. Il software, però, è importante anche perché svela chi fu l’autore che collaborò alla scrittura dell’Edoardo III. “Tutti erano in grado di riconoscere nelle scene di quest’opera alcuni elementi propri di Shakespeare – ha sottolineato Vickers – ma nessuno sapeva perché alcuni versi non sembravano essere stati scritti da lui”. Secondo “Pl@giarism” la risposta arriva dalla produzione letteraria di Thomas Kyd: sono 200 le corrispondenze tra l’Edoardo III e i testi firmati da questo drammaturgo vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Per il programma anti-copioni, il 40% dell’opera (corrispondente a 4 scene), fu scritto da Shakespeare; il rimanente 60%, invece, porta inequivocabilmente la firma di Kyd. Non tutti, però, sono d’accordo con le conclusioni della ricerca: c’è, infatti, chi mette in dubbio l’efficacia di questo software. E’ il caso di Stanley Wells, presidente della fondazione “Shakespeare Birthplace Trust”: “Sinceramente sono scettico e non credo che si sia raggiunto un livello tale, per il quale queste indagini, che si servono di un programma informatico, possano dimostrare la paternità di un’opera”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

Written by admin

October 13th, 2009 at 4:15 pm

Posted in Esteri,Repubblica.it

Tagged with

Obama agli studenti: attenti a quello che postate su Facebook.

without comments

Il presidente Usa Barack Obama ha incontrato, ieri, gli studenti della “Wakefield High School”, ad Arlington in Virginia. Dopo aver tenuto un discorso, ha risposto alle loro domande. Parlando, tra le altre cose, di Facebook. Rispondendo ad un quattordicenne, che gli chiedeva consiglio su come poter diventare presidente degli Stati Uniti, Obama ha risposto facendo riferimento al popolare social network: “Permettimi di darti qualche dritta pratica. Prima di tutto, vorrei che tutti faceste attenzione a quello che pubblicate su Facebook, perché nell’era di YouTube qualunque cosa voi facciate potrà essere ri-tirata fuori più avanti nella vostra vita”. E, ancora: “Quando si è giovani si commettono degli errori e si fanno cose stupide. Ho sentito di molte persone che pubblicano i fatti loro su Facebook e poi fanno domanda per un lavoro e qualcuno va a fare una ricerca su di loro”. Obama ha quindi fatto riferimento agli “errori” che ha commesso quando andava a scuola, ma non è entrato nei dettagli.

Un’indagine condotta a giugno da careerbuilder.com ha fatto emergere che il 45% dei datori di lavoro usa i siti di social network per cercare i candidati per un impiego e che Facebook, con 250 milioni di utenti in tutto il mondo, è il sito prescelto. Circa il 35% dei datori di lavoro intervistati aveva detto di aver trovato informazioni su questi siti che li avevano spinti a respingere alcune candidature, come fotografie inappropriate, informazioni sul consumo di alcol e droga dei candidati o cattive impressioni dei precedenti datori di lavoro, colleghi o clienti.

Written by admin

September 9th, 2009 at 10:47 am

Posted in Esteri,Notiziando

Tagged with ,

“Presidente italiano”, la satira degli egiziani contro Berlusconi.

without comments

Circola, da qualche giorno, questo perfido video egiziano, dal titolo “Presidente italiano”, dedicato appunto al nostro presidente del consiglio. Lo ha ideato Yussam Abdel-Rahman, personaggio noto nella tv dell’Egitto. La canzone è incentrata sulle avventure erotiche di Silvio Berlusconi, e gioca molto sulle sue “ossessioni sessuali” (lo si definisce “in calore come un somarello”). Vi compare anche Berlusconi, con bandana e maglia tricolore e non manca Noemi. Per la cronaca: secondo Amnesty International, Human Rights Watch e Freedom House, l’Egitto è da considerarsi paese non libero, viste le frequenti violazioni dei diritti umani, civili, politici.

Written by admin

September 7th, 2009 at 1:16 pm