Archive for the ‘Omniroma’ Category
Giornata memoria, Giovani comunisti: svastiche in licei Tasso e Righi.

La denuncia arriva da Anna Belligero e Simone Oggionni, portavoce nazionali dei Giovani comunisti:
«Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell’antifascismo militante romano. E guarda caso ieri, 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah. Si tratta soltanto dell’ultima provocazione vomitevole di una galassia di sigle, gruppi e associazioni che continua a vivere nell’indifferenza, quando non nella colpevole compiacenza dell’amministrazione comunale. Quelle scritte sono state rimosse dall’azione di nostri giovani compagni. Vorremmo fossero rimosse per sempre dalla cultura e dalla quotidianità di Roma e dell’intero Paese».
(Omniroma)
Preso ladro delle Pietre d’inciampo, abitava di fronte a luogo furto.
E’ stato individuato dai carabinieri della stazione Roma Piazza Farnese – presso i quali era stata presentata denuncia – l’autore del furto delle tre pietre della memoria, dedicate alle sorelle Graziella, Letizia ed Elvira Spizzichino, rubate lo scorso 12 gennaio in via S.Maria in Monicelli 67. E proprio a questo civico, vivrebbe il responsabile di questo gesto, che oltraggia la memoria delle vittime della Shoah. Secondo quanto si è appreso, l’uomo, un 41enne, si è giustificato dicendo che il suo non voleva essere un gesto antisemita, ma dettato da motivi estetici perché le targhe davanti al portone avrebbero “reso quel posto simile ad un cimitero”. L’uomo ha anche detto che scriverà una lettera di scuse alla Comunità ebraica e al Comune. La sua posizione è al vaglio dei militari.
Gianni Alemanno si è immediatamente congratulato con i carabinieri “per le indagini che hanno permesso di identificare l’autore del furto oltraggioso delle tre pietre della memoria. Apprendo con soddisfazione che non è stato un gesto antisemita, anche se ci tengo a precisare che a Roma non sono tollerati atti di questo tipo. Senza memoria del passato non c’è futuro. Come sindaco ho il dovere di lavorare quotidianamente affinché in questa città crescano, attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca, la tolleranza, il rispetto e il senso di una comune appartenenza. L’Amministrazione capitolina si rende disponibile a ricevere in Campidoglio l’autore del gesto e i familiari per suggellare le scuse ufficiali”.
“Valuteremo la lettera di scuse che ha detto di volere inviare alla comunità ebraica. E spetterà ai familiari delle persone oggetto di questo atto vandalico stabilire se accettarle e con quali modalità. Ma mi permetto di suggerire questo personaggio che forse, prima di chiedere scusa alla comunità ebraica, chieda scusa alla città intera. Mai come in questo caso Roma si è sentita offesa per un gesto ignobile”. Lo ha detto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. “Questa vicenda – aggiunge – non è una partita tra la comunità ebraica e ignoti vandali, ma un fatto che offende la memoria collettiva” e sottolinea: “Esiste un clima non facile. La rete è piena di mondezza e istiga all’odio. Nuovamente anch’io sono stato oggetto di minacce da alcuni siti, pochi giorni fa è toccato allo scomparso Saviotti e al magistrato Corasaniti. La nostra pazienza si è esaurita. Non accetteremo ulteriori provocazioni. Vigileremo, e non reciteremo, come alcuni dicono, il ruolo delle vittime. Non amiamo piangere: ma il passaggio dalle parole, dalle battute infelici, alle stragi come quella che abbiamo a Firenze è purtroppo facile. C’è gente che vive nella cultura odio. Saremo pronti a difenderci nelle sedi legali opportune, chi si macchierà di altri gesti deprecabili dovrà risponderne nelle aule. E noi siamo convinti che in quelle sedi non saremo soli”. Pacifici coglie l’occasione per ringraziare i carabinieri “che hanno portato avanti indagine con estrema velocità e impegno e per la celerità della risoluzione del caso» e “le istituzioni pubbliche che si sono mobilitate”, dal sindaco Gianni Alemanno, al presidente della Provincia Nicola Zingaretti, a quello della Regione Renata Polverini e a quello del municipio Orlando Corsetti. “Rimane l’amarezza per un gesto incredibile – conclude Pacifici – di cui cercheremo di capire. Mi sembra bizzarra la motivazione che ha inizialmente dato. Speriamo di capire cosa lo ha spinto a fare questo dalla sua lettera”.
(Omniroma)
Insulti e minacce a magistrato Procura di Roma: indagò su blacklist ebrei.
nsulti e minacce al pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe Corasaniti, che ha indagato sulle blacklist di ebrei apparse sul web. Su un blog ospitato dalla piattaforma del Cannocchiale, l’anonimo estensore di un post antisemita ha anche pubblicato, nella giornata di domenica, una foto del magistrato. “Fuori la mafia ebraica delle procure dei tribunali”, il titolo dell’invettiva, che ricorda, per terminologia e virulenza, gli insulti contro docenti e magistrati diffusi, nel luglio dello scorso anno, dal blog denominato “Rumors”.
Il sito venne chiuso e la Procura di Perugia diede mandato alla Polizia postale di risalire all’identità dell’anonimo internauta. Il quale, evidentemente, non deve temere i risvolti giudiziari che potrebbero avere le sue deliranti affermazioni. “Fuori dai tribunali i referenti politici degli interessi della lobby della unione delle comunità ebraiche. Fuori dalle procure i pubblici ministeri referenti degli interessi del sinedrio ebraico. Fuori dalla Procura il pubblico ministero ebreo Giuseppe Corasaniti, il referente politico della mafia sinedrio della comunità ebraica”, scrive sul sito Vtre.ilcannocchiale.it.
Parole che non sono sfuggite agli uomini della Postale, che monitorano quotidianamente il web, dando la caccia a questi seminatori dell’odio virtuale nei confronti degli ebrei. Sulla stessa pagina web, inoltre, si insinua che i responsabili del recente furto delle Pietre d’inciampo, in via Santa Maria in Monticelli, sia stato opera di residenti ebrei del Ghetto. “In quella zona – si legge sul sito, che ha anche pubblicato una mappa dall’alto di quest’area – si può incappare in bande di giovinastri ebrei, in assetto paramilitare, che pattugliano la zona controllando anche i documenti agli estranei. Eppoi ci sono anche gli agenti in borghese del Mossad che grufolano nello stesso recinto. Risulta quindi totalmente impossibile che qualcuno abbia potuto eseguire un lavoro di ore al fine di strappare quella specie di ‘serci’”. Una tesi campata in aria, che difficilmente troverà riscontri oggettivi nelle indagini portate avanti dalle forze dell’ordine della capitale.
Sulla piattaforma di blogging de Il Cannocchiale venne pubblicata, nel febbraio del 2008, una blacklist di docenti ebrei. In quell’occasione, in seguito all’indignazione politica bipartisan e all’immediato oscuramente del sito da parte dei suoi gestori italiani, le indagini della Polizia Postale, disposte proprio da Corasaniti, permisero di arrivare a individuare il responsabile della diffusione di quell’elenco (Paolo Munzi, residente in provincia di Rieti, figlio di un ex sindaco). Più recentemente, a dicembre, un elenco analogo, con nomi di magistrati e politici, è stato fatto circolare sul forum neonazista Stormfront. In tutti i casi, le ipotesi di reato avanzate dalla Procura comprendevano la violazione della legge Mancino ma anche la diffamazione e la violazione della privacy. Corasaniti, che è docente alla Sapienza, si occupa principalmente di reati che riguardano la pirateria audiovisiva ed informatica, la contraffazione, la tutela della privacy e le frodi informatiche.
In serata è intervenuta anche la presidente della Regione, Renata Polverini: “Si sta andando verso una deriva antisemita che bisogna assolutamente fermare, non soltanto con la condanna da parte di tutte le istituzioni ogni volta fanno. Auspichiamo che qualcuno di questi ‘signori’ prima o poi paghi”.
Solidarietà al magistrato è stata espressa da Marco Mancinetti, presidente della sezione distrettuale di Roma e Lazio dell’Associazione Nazionale Magistrati: “Dopo le orribili manifestazioni di soddisfazione espresse in rete
per la scomparsa del Procuratore Aggiunto di Roma Pietro Saviotti, assistiamo ad un nuovo attacco, di matrice antisemita, rivolto con gli stessi mezzi sempre ad un magistrato della Procura della Repubblica, Giuseppe Corasaniti, impegnato sul terreno delle indagini informatiche. La Giunta dell’Anm di Roma esprime forte solidarietà e vicinanza a Giuseppe Corasaniti, ribadisce l’impegno e la serenità di tutti i magistrati della Procura della Repubblica di Roma nel continuare nel lavoro quotidiano a difesa della legalità ed invita tutte le istituzioni e le forze politiche ad isolare ogni manifestazione razzista. L’antisemitismo non è un’opinione, è un delitto”.
Pietre d’inciampo, Pacifici a Iannone: “Non avrà vita facile in questa città”.

A margine del sit-in di solidarietà verso la comunità ebraica di Roma – dopo l’atto vandalico che ha interessato le pietre d’inciampo – il suo presidente, Riccardo Pacifici ha rilasciato una dura dichiarazione. Contro “i circoli che fanno attività eversive, sia di destra che di sinistra”. Chiamando anche in causa Iannone.
“La nostra pazienza da oggi è finita. Il mondo ebraico non vuole recitare il ruolo delle vittime, non è un ruolo che ci piace. Io dico alle istituzioni che bisogna fare una radiografia di tutti i circoli che fanno attività eversive, sia di destra che di sinistra, e al signor Iannone dico che uomini come lui in questa città non avranno vita facile. Noi non rimarremo inermi, non accetteremo più provocazioni di questo tipo e risponderemo punto per punto. Qualcuno potrebbe pensare che sto facendo delle minacce, e potrebbe non aver torto. Io sono stanco di una situazione in cui devo immaginare che qualcuno voglia venire a farmi la pelle, come quelli che sono stati arrestati. Faccio una fatica enormea tenere buoni sul mio versante quelli che vorrebbero far capire chi sono gli ebrei di oggi”.
Pacifici ha anche lanciato un appello agli eventuali testimoni oculari dell’atto vandalico: “Io non riesco ad immaginare che, nel momento in cui viene fatta una cosa del genere in pieno centro, alle 2 del pomeriggio e con dei picconi, la gente che abita in questo palazzo non abbia sentito. Questo è un fatto che non può essere tollerato. Dal momento che il fatto è avvenuto tra le 11 e le 14, se qualcuno ha visto aiuti a collaborare con le forze dell’ordine per individuare l’ignoto”.
(Omniroma)
Saviotti, Procura di Roma chiede a Facebook di oscurare pagina Iannone.
Oscurare la pagina di Facebook in cui si esprimono commenti positivi in merito alla morte del procuratore aggiunto Pietro Saviotti. Questo quanto chiesto ai gestori del social Network, alla sede centrale a Palo Alto in California, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Eugenio Albamonte che hanno aperto un’inchiesta per istigazione a delinquere. All’indomani della morte del magistrato, avvenuta martedì, sulla pagina Facebook del leader di Casapound Gianluca Iannone erano stati pubblicate “felicitazioni” per il decesso. Gli inquirenti attendono dalla polizia postale intanto l’identificazione degli autori degli scritti.
(Omniroma)
Parco Leonardo, insulti choc su Facebook contro Simone Costa.
“Simone Costa: così impari a fare il tirchio”: è il titolo della pagina Facebook creata ieri sera sul popolare social network, al solo intento di offendere la memoria del ragazzo morto domenica scorsa al centro commerciale Leonardo. Al momento sono 45 gli utenti che si sono dichiarati “fan”. Tanti, però, i commenti – forse anche amici della giovane vittima – che si sentono offesi da alcuni status pubblicati dall’autore della pagina. “Non vi vergognate?”, scrive Ludovica; Michela: “Giocate sulla morte di un ragazzino… oggi ridete speriamo che domani possiate piangere vergognatevi”. E ancora, altri: “Non avete manco un minimo di dignità. Dio certi bastardi li dovrebbe mandà all’inferno”, “Lo schifo è che ci sta pure gente che segue questa pagina”. Commenti che, però, non sembrano intimorire l’internauta che ha continuato a firmare altre affermazioni insultanti nei confronti di Simone.
Sulla vicenda è intervenuta l’associazione dei consumatori: “La madre degli imbecilli è sempre incinta. Prova ne è la pagina apparsa su Facebook nella quale la morte di Simone Costa – il ragazzo ucciso al Parco Leonardo – viene non solo giustificata, ma addirittura inneggiata, perché il 16enne sarebbe colpevole di “tirchieria”, per non aver offerto la sigaretta da cui è scaturita la lite. Si tratta di una pagina aberrante, offensiva e incredibilmente diseducativa, in cui la morte per futili motivi viene lodata”. “L’autore di questa ‘genialata’ deve essere punito – dice il Codacons – non è sufficiente chiudere la pagina Facebook in questione e far finta che non sia mai esistita. Per tale motivo stiamo preparando un esposto sia alla Polizia Postale, sia alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di individuare l’autore del gruppo e procedere nei suoi confronti per istigazione alla violenza e per altri reati che saranno ravvisabili”. La pagina, dopo le proteste (e le segnalazioni) degli utenti è stata nel frattempo cancellata.
(Omniroma)
Liste outing, la Procura apre un’inchiesta.
Un’inchiesta e’ stata avviata dalla Procura in merito alla diffusione di una lista di politici presunti gay ed omofobi. Illecito trattamento dei dati sensibili (articolo 167 del codice sulla privacy) il reato ipotizzato nel fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Eugenio Albamonte. I magistrati hanno delegato la polizia postale ad accertare la provenienza della pubblicazione. Non e’ escluso che possano arrivare denunce per diffamazione da parte delle persone citate nella lista.
(Fonte: Omniroma)
Attentato incendiario contro sede Popolo di Roma.
Una molotov è stata lanciata, stanotte, contro la sezione de “Il popolo di Roma – Destra Sociale”, movimento vicino al sindaco, Gianni Alemanno, in via Fonteiana, a Monteverde. A dare la notizia è il leader del movimento, Giuliano Castellino.
“Chi crede di tappare la bocca ai movimenti con bombe e violenza si sbaglia di grosso. Come sempre rispondere alla loro infamia “incendiando” la Città con la nostra voglia di cambiamento, il nostro amore per Roma e la nostra lotta per la giustizia sociale. L’ignoranza comunista sfoga con la violenza la frustrazione dovuta alla perdita di consensi soprattutto tra i movimenti di base e cittadini, dove al contrario, da tempo, la destra sociale romana ne è protagonista. Una cosa è certa: non faremo un passo indietro! Non permetteremo a nessuno di toglierci spazio e agibilità politica, tanto meno ai nostalgici del comunismo e della violenza politica. Come sempre la notte è stata complice di chi sa solo colpire nel buoi. Noi continueremo ad essere la luce e ad agire alla luce del sole, pronti ad emarginare e ad isolare i nemici di Roma”.
Insultò Signorini, da commissione Pd Roma richiamo scritto ad Adinolfi.
Un richiamo scritto e un invito a evitare “il ripetersi di affermazioni offensive sulle scelte e sulle qualità delle persone nei blog e nelle comunicazioni pubbliche”, con l’avvertimento che “in caso contrario saranno assunte ulteriori decisioni”. E’ questa la decisione della commissione di Garanzia del Pd di Roma, in merito ad alcuni epiteti usati da Mario Adinolfi nei confronti di Alfonso Signorini (in un commento su Facebook, scrisse, a gennaio: “Me fa ‘na pippa a due mani quel frocetto”). A investire della questione l’organo interno al Pd è stata Cristiana Alicata, dirigente regionale del partito, che aveva chiesto l’espulsione del giornalista.
La commissione si è basata sulla relazione che è partita dall’analisi del peso delle sue affermazioni, contenute in alcuni commenti su Facebook: “Le affermazioni e le valutazioni espresse nei Social Network non possono restare nella cerchia di alcuni amici, ma finiscono inevitabilmente sulla stampa quando ad esprimere concetti censurabili sono dirigenti di partito”, viene osservato. L’invettiva omofoba “nei confronti di un avversario politico come Signorini”, fa notare la commissione, “non può non essere in contrasto con quanto previsto dall’articolo 1 punto 6 dello Statuto nazionale del PD secondo cui ‘Il Partito Democratico riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,l’orientamento sessuale, l’origine etnica’”. Tuttavia, viene anche osservato che in passato “Adinolfi si era speso all’interno del PD per far approvare il matrimonio gay e contro ogni discriminazione sessuale e questo difficilmente può far pensare ad un suo pervicace orientamento omofobo”. Relativamente alla contrarietà espressa da Adinolfi, sempre su Facebook, sulle adozioni di bambini da parte dei gay, la commissione nota che queste non possono essere considerate “posizioni omofobe”, dal momento che “rappresentano orientamenti più o meno condivisibili, su cui nel partito si è aperto un confronto di idee che può essere sciolto con una battaglia culturale e non demandato alle commissioni di garanzia, confronto che non può comunque prescindere da comportamenti orientati al massimo rispetto delle persone e delle idee altrui”. Da qui la decisione finale, che viene presa all’unanimità: “Si delibera di di ritenere necessaria l’applicazione nei confronti dell’iscritto Mario Adinolfi della sanzione prevista dalla lettera a) dell’articolo 13 del Regolamento della Commissione Nazionale di Garanzia e cioè: ‘il richiamo scritto, firmato congiuntamente dalla Commissione di Garanzia e dall’organismo esecutivo’ con l’invito a evitare il ripetersi di affermazioni offensive sulle scelte e sulle qualità delle persone nei blog e nelle comunicazioni pubbliche,e con l’avvertimento che in caso contrario saranno assunte ulteriori decisioni”. Mario Adinolfi, interpellato sul richiamo, ha sottolineato che “la relazione della commissione di garanzia ha sottolineato il fatto che non ho mai vuto atteggiamenti omofobi, che non sono un omofobo, e che mi sono battuto per il riconoscimento dei matrimoni gay”. Il giornalista osserva, però, che “nel partito esistono logiche politiche. In questo momento chi è espressione di un’area più vicina al cattolicesimo democratico, al popolarismo, deve essere in qualche modo messo in condizione di non stare a casa proprio nel Partito democratico”.
(Omniroma)
Insulti omofobi a segretario Cral Comune di Milano da sindacalista Cgil.
«Da quando sei il segretario, mi fa schifo entrare al Cral. Hai anche avuto il coraggio di presentare il tuo compagno». È stato questo l’ultimo di una serie di insulti omofobi che una sindacalista della Cgil avrebbe rivolto al segretario del Cral del Comune di Milano, Giampaolo Liuzzo. Solo uno dei tanti, perché, come riferisce Liuzzo a Omnimilano, «quella persona andava in giro a chiamarmi culat.. e fro….», e facendo continui riferimenti al mio orientamento sessuale. Liuzzo, 41 anni, che 20 giorni fa ha sposato in Canada il compagno, ha chiesto l’espulsione della sindacalista dal Cral. I fatti risalgono al mese di aprile, ma Liuzzo ha deciso di renderli noti solo adesso, dopo che tutti i consiglieri del Cral e i segretari di categoria della Cgil sono stati informati della vicenda. «Quello che mi ha stupito di più è il fatto che nella Cgil non ci sia stata nessuna presa di posizione, nessuna condanna di questo comportamento omofobo», dice Liuzzo. «Quella persona, R.S., della vecchia guardia della Cgil, è andata in giro a dire alla gente che il Cral aveva un segretario ‘culat..’. Me lo hanno riferito varie persone. Gli epiteti che usava erano sempre gli stessi», racconta ancora il 41enne, presidente di una Onlus che si occupa di malattie sessualmente trasmesse, oltre che storico militante Glbt. «Il colmo è stato ai primi di aprile, quando R.S. è entrata nel mio ufficio, alla Camera del lavoro, dicendo: ‘Da quando ci sei tu, mi fa schifo entrare qui dentro». La reazione di Liuzzo e del compagno è immediata. Viene presentata ufficialmente al Cral una richiesta di espulsione della donna. In un primo momento – è l’11 aprile – il consiglio decide di accogliere la richiesta, sospendendola. «Ma il 29 giugno – spiega Liuzzo – la sindacalista è stata reintegrata, perché deve poter fornire una sua versione dei fatti. Ora il consiglio si riunirà nuovamente a settembre». Una prima versione dei fatti, in realtà, l’ha fornita già ad aprile, quando, in una lettera resa nota dal segretario del Cral, aveva fatto una parziale retromarcia: «Il diritto alla diversità e il suo riconoscimento fanno parte, da sempre, del mio modo di pensare, del mio bagaglio culturale e delle mie convinzioni politiche – scriveva R.S. – Se poi, in alcune circostanze o in un momento di particolare concitazione, mi sono lasciata andare ad affermazioni o ad esclamazioni che possono essere state interpretate o ritenute offensive rispetto all’orientamento sessuale del sig. Liuzzo, vi prego di considerarle come un momento di mia alterazione e debolezza, di cui chiedo scusa». Una spiegazione che, però, non basta al segretario: «Il sindacato ha occultato tutto. Ho segnalato il caso a vari segretari di categoria, ma nessuno ha accolto il mio appello. Mi è stato risposto che certe persone non si possono buttare fuori. Ma sono proprio queste persone che sporcano il lavoro di chi si batte per i diritti delle minoranze». «Ho sempre combattuto per i diritti della popolazione GLBT – sottolinea ancora Liuzzo – ma è la prima volta che una cosa del genere capita a me direttamente. È veramente degradante e umilante»
(Omnimilano)
Gayvillage, giovane denuncia: “Rincorsi da banda giovani con bastoni”.
“Era una banda di ragazzi, avevano dei bastoni in mano, e ci hanno rincorso urlando ‘morite, andatevene fr… di merda’”. Alessandro, 35 anni, è scampato, stanotte, ad un’aggressione di stampo omofobo. Una vera e propria “battuta di caccia”, come la definisce lui, e dove a essere cacciati erano i ragazzi che attraversavano il parco situato nei pressi del bar Palombini, poco distante dal Gay Village, all’Eur. Protetti dall’oscurità, una decina di teppisti ha minacciato più di una persona. “Ero stato con un amico al Gayvillage – racconta oggi Alessandro all’agenzia Omniroma – Quando siamo usciti, intorno alle due e mezza di notte, per arrivare prima all’auto, abbiamo voluto tagliare per il parco. Ma dopo aver percorso alcuni metri, abbiamo incrociato un ragazzo che stava correndo verso di noi”. Era uno di quelli rincorsi dalla banda. “Ci ha urlato di andarcene, di non entrare assolutamente là dentro”, racconta Alessandro che, però, non ha seguito il suo consiglio. “Volevamo capire cosa stesse accadendo. Poco dopo, abbiamo visto in lontananza tre ragazzi, armati di bastone, che inveivano contro altre persone. Insulti omofobi: ‘Fr…dovete andarvene. Ci fate schifo. Dovete morire’”. E’ stato allora che uno di questi balordi ha visto in lontananza Alessandro insieme all’amico. “Hanno iniziato a correre verso di noi, agitando i bastoni – prosegue il testimone, che è anche volontario presso il circolo Mario Mieli – Erano molto giovani. Ricordo che uno di loro non aveva la t-shirt, era a torso nudo. Non ci abbiamo pensato troppo su, e siamo scappati”. Arrivati al Colosseo Quadrato, e una volta saliti in macchina, i due decidono di cercare una macchina della polizia: “Sono passati quindici minuti, ma non abbiamo trovato nessuno. Così, ci siamo decisi a chiamare il 112”. Nel frattempo, incrociano una gazzella dell’Arma. Raccontano l’accaduto, e i carabinieri riferiscono di essere stati già avvisati da qualcun altro, prima di loro: “Ci hanno detto che altri ragazzi si erano rivolti a loro, chiedendo aiuto. Qualcuno aveva parlato di una gruppo formato da dieci persone, ed era stato riaccompagnato all’auto dagli stessi militari”. La banda, secondo le prime testimonianze raccolte, avrebbe agito soltanto nel parco, da sempre considerato un luogo di battuage. Alessandro e l’amico, per adesso, non sporgeranno denuncia: “A che serve? Non si arriva mai a niente. Certo, se qualcuno mi chiedesse di testimoniare, lo farei”.
I dintorni del Gayvillage furono segnati, nell’agosto del 2009, da una violenta aggressione messa a segno da Alessandro Sardelli, meglio noto come Svastichella, ai danni di due ragazzi omosessuali. La corte d’Appello, per la quale quell’aggressione era “finalizzata ad uccidere”, lo ha condannato a quattro anni e quattro mesi di carcere.
“Il servizio di sicurezza del Gayvillage é riuscito ancora una volta a garantire il sereno svolgimento della manifestazione, che ieri sera era ad ingresso gratuito. Settemila persone hanno trascorso momenti di divertimento in piena sicurezza. Purtroppo, a causa dell’eccessiva affluenza, siamo stati costretti ad allontanare alcune persone in evidente stato di alterazione. Io stessa, minacciata da due balordi, ho chiamato il 113 e ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine, che non sono intervenute”. E’ quanto denuncia Imma Battaglia, presidente dell’associazione Dìgayproject, che racconta: “Era l’1.30, e l’afflusso era tale, che ho iniziato a fare personalmente una selezione. Alcune persone erano evidentemente in stato di alterazione psicofisica. Due che ho mandato via mi hanno minacciata, mettendomi le mani in faccia”. Continua la Battaglia: “Credo che i nostri agenti privati, che ogni sera riescono a rendere il Gayvillage un luogo sicuro per tutti, non debbano essere lasciati soli dalle forze dell’ordine, che dovrebbero sorvegliare le strade limitrofe, come via delle Tre Fontane e viale America, e garantire almeno l’ordinaria amministrazione della sicurezza. Ai giovani minacciati rivolgo tutta la mia solidarietà”.
(Omniroma)
Militia Christi contro il Gayvillage (anzi, Gasperini).
Alla parola “gay”, Militia Christi si risveglia, e torna a far sentire i suoi proclami. Stavolta, gli ultracattolici se la prendono con l’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini (ex Udc), che stasera prenderà parte all’inaugurazione del Gayvillage. Un po’ come quando contestarono il Comune per aver patrocinato gli eventi culturali dell’Europride.
E’ il caso di dire che all’indecenza non c’è mai fine, visto che oggi l’Assessore del Comune di Roma Gasperini, andrà ad inaugurare il Gay Village. Evidentemente non pago di aver già inaugurato anni fa la Gay Street vicino a San Giovanni, Gasperini, nel tentativo di emulare il neo Sindaco di Milano Pisapia – che ha concesso per sabato prossimo il gay pride nel capoluogo lombardo – si sentiva “in obbligo” di presenziare l’inaugurazione. Ad aggravare il fatto risulta che proprio questo Giovedì, i cattolici festeggiano il Corpus Domini, giorno di particolare importanza, nel quale ci si sarebbe aspettato rispetto da parte del Comune, e non certo provocazioni… Militia Christi, dunque, manifesta per l’ennesima volta il proprio disappunto per l’oltraggio al buon senso e per il carattere di ufficialità del gesto. Il Movimento, esprime, inoltre, piena solidarietà ai militanti cattolici del nord Italia, ostacolati in ogni modo nel loro legittimo tentativo di manifestare contro l’oscena parata omosessuale milanese.
Figuriamoci quando sapranno che, stasera, al Gayvillage andranno pure Renata Polverini e Nicola Zingaretti.
Prati, Vernarelli aggredisce coppia per lite tra cani.
Un’accesa lite per motivi «canini» è scoppiata ieri sera a viale delle Milizie tra Friedrich Vernarelli, il giovane già condannato per aver investito e ucciso nel marzo 2008 due turiste irlandesi su Lungotevere, e una coppia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno indagando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. A quanto ricostruito finora, il Dogo Argentino di Vernarelli (che secondo alcuni testimoni era senza guinzaglio) ha iniziato ad abbaiare contro il cagnolino della coppia. Sarebbe stata questa la scintilla che ha acceso la lite tra i padroni. Vernarelli avrebbe anche spinto l’uomo, in strada con le stampelle. A quel punto la moglie per tentare di difenderlo sarebbe caduta per terra e il cane di Vernarelli le avrebbe dato un morso in testa. La donna, trasportata in ospedale per la ferita alla testa, è stata giudicata guaribile in 20 giorni e ha denunciato il 35enne per aggressione. Proseguono le indagini dei carabinieri per far luce sull’episodio.
Alla lite scoppiata ieri sera, in via delle Milizie, tra Friedrich Vernarelli e una coppia, ha assistito un avvocato romano, che si trovava nel ristorante a cena con un militare libero dal servizio. «Eravamo nel locale, quando abbiamo iniziato a sentire delle urla provenire dall’esterno – racconta il legale, che chiede di rimanere anonimo, ma di cui l’agenzia Omniroma possiede le generalità – Appena usciti fuori abbiamo visto Vernarelli che stava picchiando con le stampelle un uomo e una donna, per terra». Insieme a lui c’era un cane, non legato al guinzaglio, che «ha morso la signora alla testa». «Era su di giri, e subito dopo averli aggrediti si è allontanato dal posto», racconta l’avvocato. «È stato allora che, col mio amico militare, lo abbiamo seguito e gli abbiamo intimato di fermarsi. Ci ha minacciati, pareva incontrollabile». Pochi minuti e sul posto arrivano i carabinieri. «Anche con loro non si è calmato. Anzi, dopo aver dato in escandescenze è salito su un’auto e stava per andare via, quando alcuni militari intervenuto sul posto hanno messo la loro auto di traverso, per impedirgli di spostarsi». «Dopo un pò, ha richiesto l’invio di un’ambulanza, ma sinceramente non aveva nessuna ferita», dice ancora il testimone.
«È stato mio figlio ad essere aggredito». È quanto sostiene Roberto Vernarelli, padre di Friedrich, interpellato in merito alla lite scoppiata ieri sera in via delle Milizie, nel quartiere Prati. «Mio figlio aveva il suo cane al guinzaglio e stava passeggiando. Quando è passato di fronte al ristorante, il cane della coppia gli ha morso il piede. Allora mio figlio ha detto loro di legarlo. Da là è iniziato il litigio e da cosa nasce cosa», sostiene l’ex presidente del Municipio XVII. Quanto alle stampelle usate dal figlio per colpire la coppia, Vernarelli sostiene l’esatto contrario: «Le stampelle non erano sue, sono stati loro a picchiarlo»
(Omniroma)
Rubata la Smart di Gabriele Sandri, l’appello del padre.
Take/1. Un appello su Facebook, per ritrovare l’auto del figlio, Gabriele. A lanciarlo è Giorgio Sandri, padre del tifoso ucciso nel novembre del 2007, in un’area di servizio sulla A1, nei pressi di Arezzo. Il tam-tam è partito in queste ore, e Giorgio ha dalla sua il popolo di Facebook, oltre che quello numerosi di chi frequenta i forum dei siti dedicati al calcio. “In zona Balduina – recita l’appello – mi è stata rubata l’auto del mio Gabriele, una Smart nera. Quell’auto – che tenevo gelosamente – aveva dentro gli indumenti di mio figlio indossati la sera prima che venisse ucciso. Faccio appello al buon cuore. Non per il valore economico, vorrei che chi mi ha rubato questo possa riportarmelo. E’ parte della mia vita! Targa DD502CK”.
Take/2.Un giaccone, alcuni dischi, altri indumenti, il portachiavi. Sono alcuni degli oggetti che si trovavano all’interno della Smart nera, che Gabriele Sandri ha utilizzato la sera prima di essere ucciso. Oggetti che ora si trovano nelle mani dei ladri che hanno rubato l’auto, generalmente parcheggiata nel giardino condominiale, alla Balduina. “Spero che non sapessero che l’auto era di Gabriele – dice al telefono Giorgio, il padre – La macchina, del resto, non era intestata a lui”. “Avevo preso la Smart – racconta – per far cambiare la batteria. Non l’ho mai usata, e l’ho lasciata così come l’aveva usata per l’ultima volta mio figlio”. Adesso, Giorgio ha una sola richiesta: “Restituitemi almeno i suoi vestiti e gli oggetti che aveva usato prima di essere ucciso. Sono parte della mia vita”. Sandri ha sporto denuncia alle forze dell’ordine: a loro si puo’ rivolgere chiunque dovesse trovare l’auto, targata DD502CK.
mpa
(Omniroma)













