Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

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Essere gay a Teheran, i ragazzi in chat: “Vogliamo scappare”.

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Nima, Julian, Malosak, Alijandro sfidano la morte, ogni giorno. Rischiano di essere frustati, arrestati oppure impiccati. Essere gay è un reato, in un Paese dal quale in molti vorrebbero fuggire. “Puoi aiutarmi a venire in Italia?”, scrive uno di loro, dopo giorni di conversazioni sulla community di Manjam.com, la principale chat utilizzata dagli omosessuali per conoscersi, per trovare un appoggio, anche solo psicologico. Non tutti si fidano, perché sanno che dietro al mio nickname potrebbe celarsi un poliziotto iraniano. E’ una tecnica utilizzata dagli agenti del regime per “stanare” gli omosessuali: fingersi gay utilizzando foto finte, adescare qualche ragazzo e poi presentarsi al luogo dell’appuntamento. Per questo sono molto restii a incontrare qualcuno. “Anche io potrei essere un agente segreto”, mi avverte Julian, “non fidarti mai di nessuno e non dire troppe cose sul tuo conto”.

La paura è palpabile nei messaggi che ci scambiamo, quando la rete iraniana lo consente. Non sempre il sito è raggiungibile, e per navigarci si usano dei proxy o delle Vpn (reti private virtuali). Una volta, racconta uno dei ragazzi, gli utenti iscritti a Manjam hanno ricevuto un messaggio firmato dalla squadra informatica della repubblica islamica, con la quale venivano diffidati dal continuare a usare quel sito. Molte persone si spaventarono, e cancellarono il loro profilo.

Aradaria – quasi tutti preferiscono non comunicare il loro nome reale – ha 31 anni e vive ad Isfahan, nell’Iran centrale, capitale dell’omonima regione. “Se la polizia viene a sapere che hai una relazione, ti possono impiccare. Essere gay è terribile e sei costretto per tutta la vita a nasconderti dietro a una maschera. Non abbiamo una buona reputazione e spesso chi viene a sapere del nostro orientamento sessuale pensa che siamo malati e che abbiamo l’Aids”.

Chi ha molta voglia di parlare è Julian, 18 anni, di Shiraz, nella regione di Fars. Tra le foto del profilo c’è quella della bandiera americana. E’ al primo anno di grafica digitale, ma vorrebbe presto trasferirsi all’estero per studiare spettacolo. Si è dichiarato con la madre e la sorella, ma non con il padre. Nonostante la giovane età, ha già pagato a caro prezzo un piercing all’orecchio destro. “Ero andato a vedere una mostra con un amico, quando siamo stati fermati da due agenti in borghese, che avevano notato il mio piercing – racconta – ci hanno portati in una stanza, al riparo dagli sguardi della gente e ci hanno picchiati. Uno di loro, era un bestione alto due metri, mi ha camminato sopra e mi ha preso a cazzotti. Mi hanno fatto così male che per due giorni non sono riuscito a toccarmi il volto”. Quella volta si sono salvati perché un parente del suo amico era in polizia e i picchiatori di Stato, dopo aver verificato la sua identità, li hanno lasciati andare. La prima esperienza di questo genere risale a due anni fa, aveva 16 anni. “Con due amici eravamo a Teheran, in gita. La polizia ci ha fermati per un controllo e hanno frugato nelle nostre borse. Quando hanno trovato i cellulari, hanno preteso di leggere tutti gli sms, per trovare le prove della nostra omosessualità”. Una scena che, da allora, si è ripetuta altre tre, quattro volte. “Ma io non cedo: il mio piercing resta al suo posto”, dice con una punta di orgoglio e, al tempo stesso, sfida. Altri suoi amici sono stati arrestati, senza motivo, e per uscire dal carcere hanno dovuto pagare gli agenti.

Locali gay, ovviamente, non esistono. Si organizzano feste private in abitazioni che cambiano regolarmente: sono le uniche occasioni per uscire dallo schermo e confrontarsi con altri omosessuali. Sono incontri rischiosi, perché le retate della polizia sono tutt’altro che infrequenti. A Teheran si incontrano in un ristorante, il “T2″ – soprattutto il martedì- ma anche il “Jam-e-Jam”. C’è anche un parco, il Daneshjoo, dove capita di incontrare più frequentemente travestiti e transessuali. A loro viene riservato un altro trattamento da parte della polizia. “Li lasciano in pace – scrive Alijandro, 18enne col sogno del Canada o dell’Italia – Le autorità danno loro una speciale tessera, che certifica i loro ‘problemi genetici’”. Alijandro è di Teheran e ha da poco detto ai genitori di essere gay. Non lo hanno accettato. Ma lui non si rassegna. “La nostra condizione è assurda. Non riesco a credere che non possiamo essere liberi. Viviamo nell’ombra”. Ha le idee chiare su quelli che dovrebbero essere i suoi diritti: “Sono un essere umano anche io, e non dovrei essere discriminato per il mio orientamento sessuale. Stiamo scomparendo, ma dobbiamo reagire”.

Il piercing lo ha portato per un periodo, ma poi ha preferito toglierlo, per non dare troppo nell’occhio. Cita Lady Gaga quando dice di non avere nessuna colpa: “We were born this way”. Anche Zealous, 25enne di Teheran, guarda all’estero con speranza. “Sono stato in India per sei mesi e so che non voglio più vivere in questo Paese. Amo l’Iran, la mia città, ma non ce la faccio più a stare qui”. Mi chiede se sia possibile essere accolto dall’Italia come rifugiato. Ha da poco preso la laurea in fotografia, ma ora pensa al master, all’estero. Secondo lui, le impiccagioni e gli arresti di omosessuali sono un pretesto usato dal regime di Ahmadinejad per vendicarsi delle proteste di piazza del 2010: “Il governo ammazza quelli che vi hanno preso parte e l’omosessualità è solo una scusa”.

Quando gli invio il link a un articolo in inglese sull’impiccagione di quattro gay iraniani non riescono a connettersi al sito: risulta bloccato anche quello. “Sono scappato in Malesia – scrive Nima, studente di 22 anni – non ce la facevo più. Non penso di tornare a casa, anche se mi mancherà la mia famiglia. Dopo la laurea, voglio andare nel Regno Unito”. “Orto” scrive dalle Filippine, ma torna spesso a Teheran – almeno due volte l’anno – per trovare i familiari. E’ un medico, giovanissimo. “Ogni effusione pubblica è proibita – racconta – Possiamo uscire insieme, ma non dobbiamo in alcun modo dare a vedere che siamo gay. Nei locali, come il T2, capita di conoscere qualcuno. Ti invitano al loro tavolo a bere qualcosa”. Lui non ha avuto problemi con la polizia, grazie all’unica tattica possibile per sopravvivere: “Non ti devi far notare. Devi essere anonimo”.

“Dobbiamo mentire a tutti, io non sono dichiarato – scrive il 21enne “Hb11583″, di Teheran – e, anzi, fingo di essere eterosessuale. Se non facciamo così, dobbiamo accettare l’idea di venire impiccati”. “Io sono stato arrestato una sola volta – scrive Malosak, 18 anni – ma i miei genitori sono riusciti a farmi uscire dal carcere”. Il codice penale iraniano parla chiaro. Come rileva Amnesty International in un rapporto inviato all’Onu, secondo gli articoli 110 e 111 “la sodomia con penetrazione è punibile con la morte, ma il metodo di esecuzione è a discrezione del giudice”. Gli atti sessuali senza penetrazione subiscono come condanna da 60 a 100 frustate, ma se uno dei due uomini non è musulmano ed è ritenuto parte attiva, potrebbe essere condannato a morte. Gli atti senza penetrazione ripetuti per quattro volte, dopo essere stati puniti ogni volta, saranno puniti con la pena capitale. Il lesbismo, invece, è punibile con 100 frustate e, alla quarta condanna, con la pena capitale (articoli 129 e 131). Se due donne “giacciono sotto la stessa coperta senza necessità”, riceveranno meno di 100 frustate e, alla quarta condanna, 100 frustate (articolo 134).

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May 18th, 2012 at 12:52 am

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Battipaglia censura il manifesto con il bacio gay.

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Il Comune di Battipaglia ha censurato il manifesto che mostra un bacio tra due ragazzi, accompagnato dallo slogan “Pari opportunità. Per tutti” e scelto dalla commissione Pari Opportunità per celebrare la giornata internazionale contro l’omofobia, in programma il 17 maggio. Nonostante il voto favorevole della commissione, l’amministrazione di centrosinistra ha, infatti, deciso di vietare la pubblicazione di quella foto. “Il manifesto sarebbe stato affisso in città per la giornata del 17 maggio – spiega Pasquale Quaranta, giornalista e commissario della Commissione Pari Opportunità – ma il Comune ha deciso di porre un veto sulla sua stampa per non ledere il rapporto con il partito guida della coalizione, l’Udc. Contrario su tutti il giovane assessore con delega alle pari opportunità, che si è fatto portavoce del Sindaco”. Dopo la censura, Quaranta ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico: “Se la commissione Pari opportunità non ha autonomia decisionale, nonostante nello statuto sia specificato che essa è apolitica e apartitica, a cosa serve il nostro lavoro? Per questo sono convinto di poter continuare la battaglia per i diritti civili altrove con maggiore autonomia e maggiore libertà”

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May 15th, 2012 at 9:26 pm

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Circolare ministero Istruzione: celebrate adesione a giornata contro omofobia.

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Un invito alle scuole a celebrare la giornata internazionale contro l’omofobia, in programma per il prossimo 17 maggio. È il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, attraverso una circolare, a rivolgere un appello agli istituti italiani affinché partecipino attivamente alla giornata istituita nel 2007 dal Parlamento europeo. “E’ la prima volta che avviene qualcosa del genere”, commenta Paola Concia, deputata del Pd.

“Siamo di fronte ad un atto fondamentale e rilevantissimo”, dice soddisfatto Paolo Patané, presidente nazionale Arcigay. “Quando la Gelmini era ministro, cercai di parlarle del problema dell’omofobia a scuola, ma non accettò mai di incontrarmi”, rivela oggi la Concia.

Un’iniziativa, questa del ministero, che rappresenta dunque una novità assoluta e si inserisce nell’ambito della campagna “Smonta il bullo”. Lanciata nel 2007 per contrastare il fenomeno del bullismo tra i banchi scolastici (dall’allora ministro Giuseppe Fioroni), non aveva però una sezione specifica per l’omofobia, che è stata aggiunta nei mesi passati, su impulso di Profumo e del sottosegretario Marco Rossi Doria.

Tra i primi atti del ministero, subito dopo l’insediamento di Mario Monti, c’è stata l’istituzione di un gruppo di lavoro sulle Pari Opportunità, che ha messo all’ordine del giorno il tema dell’omofobia. A ispirare il lavoro di questo team, le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in occasione della giornata contro l’omofobia del 2011, si disse preoccupato “per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami della nostra Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali della Ue”.

La circolare del direttore generale 1, Marcello Limina, datata 10 maggio, è indirizzata ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. “L’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno – sottolinea il funzionario del ministero – la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale. La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone”.

Si evidenzia, a tale proposito, il ruolo fondamentale svolto dagli istituti scolastici: “La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti, ad un tempo, la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie”.

L’impegno contro gli atti omofobi deve essere una priorità per i docenti: “Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia”. Per questo “il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it 2 e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696″.

L’invito ai docenti e dirigenti scolastici che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, è quello di darne comunicazione al sito “Smonta il Bullo”. “Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito dedicato alle ‘buone pratiche’ che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi”, fanno sapere dal ministero.

Un plauso all’iniziativa arriva dall’Arcigay: “La circolare – dice il presidente, Paolo Patané – rappresenta un atto fondamentale che ha in se stesso l’evidenza del suo grande spessore, laddove richiama la nostra Costituzione e la Carta dei diritti dell’Unione europea. Mi sembra che sia rilevantissimo per tre ragioni: perché per la prima volta fa della giornata mondiale contro l’omofobia un tema che doverosamente deve vivere nelle scuole un teatro essenziale; perché dimostra che stare in Europa non può voler dire solo occuparsi di pareggio di bilancio; e perché offre alle scuole un riferimento preciso all’interno del Ministero nel contrasto al bullismo. C’è poi il dato politico: un governo definito ‘tecnico’ ha avuto il coraggio di salire di livello e di ricollocare un tema di giustizia come quello del contrasto all’omofobia e del diritto alla realizzazione della propria personalità in un contesto chiave come quello scolastico, sottraendolo ai beceri conflitti ideologici e riconoscendogli finalmente dignità oggettiva. Questo è l’orizzonte a cui guardiamo e su cui pretendiamo che i partiti che presto si confronteranno per il governo del Paese, dimostrino altrettanto spessore culturale e politico”.

Soddisfatta Paola Concia, che ricorda di aver presentato una proposta di legge per l’istituzione di un osservatorio contro le discriminazioni e il bullismo presso il Miur (sottoscritto da circa cinquanta parlamentari bipartisan): “Sono felicissima e ringrazio sia il ministro che il sottosegretario Marco Rossi Doria, entrambi molti sensibili a questi temi. E’ una svolta, dopo gli anni della Gelmini. L’omofobia si combatte con le leggi ma anche con l’educazione, tra i banchi di scuola”.

Per Giacomo Guccinelli, responsabile Rete Giovani Arcigay, quello del ministero è “un utile investimento sulle generazioni future” perché contribuisce “alla diffusione e alla valorizzazione di una cultura del rispetto, dell’inclusione e della valorizzazione di ogni tipo di differenza in ambito scolastico”.

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May 15th, 2012 at 9:23 pm

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Sabato raduno di naziskin a Casa D’Italia (Colleverde).

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Arriveranno da tutta Italia, ma anche dal Regno Unito, per festeggiare i primi 20 anni di vita dei naziskin riuniti nella sigla “Spqr Skins”. L’appuntamento è per sabato a “Casa d’Italia Colleverde”, vecchia occupazione creata in questa frazione di Guidonia, nel 2007, da CasaPound, ma oggi divenuta punto di ritrovo degli skinhead della capitale. Il raduno di sabato, organizzato anche per commemorare Mirko, Simone, Emanuele e Gianluca, quattro camerati scomparsi in un incidente stradale, vedrà esibirsi sul palco alcune band neonaziste, molto note negli ambienti della destra estrema per i loro inni alla violenza e alla xenofobia. A partire dagli skin bolognesi di “Legittima offesa”, punto di riferimento delle teste rasate grazie al repertorio che spazia dall’incitamento alla violenza alle rivendicazioni di superiorità razziale, fino alle citazioni di Mussolini. Ma non saranno i soli.

Altri gruppi sono i romani “Time Bombs” e “The 4 Aces”, i “Garrota” (Varese), gli “Ultima Frontiera” (Friuli Venezia Giulia) e, soprattutto, i temibili “Brutal Attack”, dal Regno Unito. Band razzista, che celebra il “white power” (superiorità dei bianchi) e la cui nascita risale agli anni Ottanta: una delle più longeve nell’ambito di gruppi musicali d’area. Sul loro sito è presente una sezione di propaganda nazista. Contatto, questo con i “Brutal attack”, ottenuto grazie agli ottimi rapporti che gli skin romani
vantano con la rete di “Blood and Honour”. Formazione nata nel 1987, il nome è un richiamo al motto della gioventù hitleriana “Sangue e Onore”: all’estero si è resa protagonista di numerose violenze. In Germania è stata dichiarata fuorilegge.

Razzisti, antisemiti e omofobi, predicano, tra le altre cose, la superiorità della razza bianca. Lo scorso mese di settembre, aveva già fatto discutere la notizia di un gemellaggio tra gli “Spqr Skins” e gli inglesi di “Blood and Honour”, che avevano addirittura pianificato di aprire una loro sede, all’interno di “Casa d’Italia”. Progetto parzialmente naufragato, mentre i contatti – e questo raduno lo dimostra – sono rimasti.

CasaPound, da parte sua, ha sempre cercato di distanziarsi da quell’occupazione, sempre più “esplosiva”. “L’occupazione di Colleverde non è sede della Blood and honour né di movimenti transnazionali di alcun genere”, si erano affrettati a dire i fascisti del terzo millennio, capitanati da Gianluca Iannone. Peccato che la presenza stabile del gruppo di skin trovi conferma, anche oggi, sulla pagina Facebook di Casa d’Italia. La trasformazione da un’occupazione a scopo abitativo (come era stata presentata nel 2007 da CasaPound) a una vera e propria SkinHouse, covo di violenti estremisti dell’area, capitale inclusa, è praticamente ultimata.

Il concerto di sabato, che viene pubblicizzato da settimane su numerosi forum e siti neonazisti esteri, inizierà alle 21.30, anche se i naziskin arriveranno molto prima. Prenotazione via Facebook. Tra i sostenitori della serata c’è anche il gruppo “Skin 4 Skin – set the prisoners free” (liberiamo i prigionieri), nato per organizzare serate di solidarietà nei confronti di naziskin arrestati nel corso degli anni. Anche in questo caso, una parte dei proventi sarà usata per sostenere le spese legali delle teste rasate finte in carcere. Tra le canzoni che animeranno la serata, quasi sicuramente “We are skinheads”, una delle più note dei “Timebombs”: “Devastato dal lavoro dentro covi la tua rabbia, contro un mondo di vigliacchi che ti chiude nella gabbia, violenza, terrore, questo gli regalerai. Non esistono barriere che ti fermeranno mai! Ma Gli skinheads, ma gli skinheads non si fermeranno mai! Prima o poi la pagherai”. Gli stessi hanno anche firmato un inno agli Anni di piombo, “Per non dimenticare”: “Rossi infami occupavano le piazze, i licei, le fabbriche, le università, ma il camerata degli anni di piombo si difendeva con grande dignità! Da Primavalle a piazza Vescovio, da viale Libia a via Acca Larentia, per una notte il tempo si ferma e Roma sente la vostra presenza. La vostra morte non è stata vana, come vedete noi siamo ancora qua. Chi vi rinnega e chi vi disprezza non avrà mai la nostra pietà”.

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May 10th, 2012 at 5:33 pm

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Agesci, associazioni Glbt chiedono un confronto pubblico.

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Chiedono una presa di distanza decisa dal documento contenente le linee-guida sull’omosessualità e, soprattutto, lanciano la proposta di un confronto pubblico, con i leader dell’Agesci. Il giorno dopo l’articolo di Repubblica.it 1sulla sintesi del seminario sull’omosessualità – organizzato dalla principale associazione di scout cattolici e tenuto da un prete e due psicoterapeuti – l’associazionismo Glbt punta al superamento delle conclusioni di quel documento. E questo soprattutto a tutela degli scout omosessuali che verrebbero inequivocabilmente danneggiati dalle indicazioni fornite dagli esperti-consulenti Agesci. A cominciare da quel divieto al coming-out per i capi (“turberebbe i giovani”) e dal consiglio di indirizzare i ragazzi e le ragazze omosessuali verso uno psicologo. Posizioni che, sui social network hanno diviso gli scout, tra quanti minacciano addirittura di abbandonare l’associazione e quanti, invece, cercano di difenderla – pur criticando, in parte, le conclusioni oscurantiste contenute nel documento.

“La natura, l’identità e la dignità delle persone viene piegata da Agesci ad un approccio parziale e inevitabilmente ideologico, che a mio avviso intacca profondamente quella stessa cultura del rispetto, della solidarietà e della giustizia di cui il movimento scout dovrebbe essere portatore”, dice Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay, per il quale il passo “che separa la mancanza di conoscenza e comprensione della natura delle persone omosessuali dal disprezzo verso le persone in ragione della loro omosessualità è davvero molto breve”. Da qui la proposta di un “franco e aperto confronto pubblico su questi temi”. Delle conseguenze del documento, si preoccupa Gay Center, tramite il portavoce, Fabrizio Marrazzo, da tempo impegnato in un’azione di sensibilizzazione contro l’omofobia tra i giovani: “Siamo attivi in molte scuole dove portiamo avanti progetti educativi con gli studenti, alcuni dei quali probabilmente sono anche scout. I giovani sono una risorsa di soggettività aperta a un futuro libero e progredito non oggetti da educare al pregiudizio. Per questo, proponiamo all’Agesci di aprirsi a queste realtà e non di dettare linee guida che sono a dir poco integraliste: quel documento è dettato dal pregiudizio e dalla mancanza di conoscenza vera dell’omosessualità che solleva i sentimenti più discriminatori”. Anche Imma Battaglia, presidente di Dìgayproject, mette in guardia dai rischi della repressione dell’orientamento sessuale dei giovani gay: “In un ruolo fondamentale come quello dell’educatore si trasmettono ai giovani valori importanti. Tra questi c’è anche la libertà di poter essere se stessi e di vivere le mille sfumature della propria diversità. I tabù, la repressione, l’ipocrisia hanno generato spesso fenomeni aberranti come la violenza e gli abusi”.

E’ preoccupato per le conseguenze di alcune affermazioni Franco Grillini, responsabile diritti civili dell’Italia dei Valori: “Purtroppo questi documenti finiscono per avere un effetto nefasto perché rivolti a persone a contatto con gli adolescenti, cioè un’età molto delicata per la formazione dell’identità. Per questo crediamo che si debba respingere quell’ipocrita invito al silenzio e all’omertà sull’omosessualità perché proprio chi si dice cristiano dovrebbe sempre aver a cuore la trasparenza di una vita alla luce del sole”. “L’Agesci fa dichiarazioni assurde e fa danni prima a se stessa”, scrive su Facebook Giuseppina La Delfa, presidente delle Famiglie Arcobaleno, lanciando un appello agli scout cattolici: “Uscite allo scoperto ragazze e ragazzi. Siete migliaia con la divisa degli scout e tanti e tante dei nostre e nostri militanti più agguerriti sono proprio passati da lì. Se volete vivere liberi, liberatevi adesso dall’ipocrisia e dai veli che vi soffocano”.

Pur condannando il documento, Aurelio Mancuso, presidente di Equality, definisce “positivo il fatto che l’associazione scoutistica si confronti con il tema dell’omosessualità e le relative discriminazioni. Il nostro augurio è che si apra però un confronto con tutte le opinioni in campo e soprattutto si comprenda che l’omosessualità è una variante naturale della sessualità, come ha dimostrato la scienza mondiale”. Anche Cristiana Alicata, militante Glbt, della direzione regionale del Pd Lazio, sottolinea la necessità di organizzare un dibattito più aperto sul tema. “Mi rifiuto di pensare che gli scout siano riconducibili solo a questo intervento oscurantista e razzista. E’ gravissimo e chiedo con rispetto e fermezza a tutti gli scout di dissociarsi. Sarebbe molto bello organizzare un incontro ufficiale tra la comunità glbt e gli scout. Forse visto che tutti abbiamo a cuore la serenità e il sano sviluppo degli adolescenti possiamo lavorare insieme per evitare i tanti suicidi tra adolescenti che nascono proprio dalle parole come quelle di questo intervento che per me è istigazione pura al suicidio”.

Per adesso, l’Agesci non prende le distanze dalle conclusioni del seminario. In una nota, diffusa dopo la pubblicazione della notizia, l’associazione ha fatto sapere che “con il seminario si è voluta avviare una riflessione sul tema dell’omosessualità e per farlo è stato chiesto il contributo di esperti di varie discipline, le cui opinioni sono quelle riportate negli atti, che vanno letti nell’insieme per comprenderne la portata. Gli scout cattolici si interrogano incessantemente su temi importanti come questo. L’Agesci non ritiene di avere nessuna risposta preconfezionata ed è impegnata a riflettere su tutti i temi che interpellano il mondo dell’educazione”.

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May 5th, 2012 at 11:25 pm

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Scout cattolici e omosessualità: “I capi gay sarebbero un problema”.

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Capi scout omosessuali che non dovrebbero dichiarare il loro orientamento sessuale, per evitare di “turbare e condizionare i giovani”; giovani omosessuali che, a loro volta, dovrebbero essere mandati da uno psicologo, visto che si ritiene possibile educare i ragazzi e le ragazze all’eterosessualità. Doveva essere il seminario dell’apertura degli scout cattolici dell’Agesci al tema dell’omosessualità, invece, complice l’impostazione di alcuni relatori chiamati ad affrontare il tema, è finita con l’essere un’occasione per presentare l’eterosessualità come l’orientamento “giusto”, la retta via verso la quale devono essere “indirizzati” scolte e rover.

Organizzato dalla rivista “Scout-Proposta educativa”, il seminario si è tenuto a novembre, ma gli atti ufficiali e le relative conclusioni 1 sono stati pubblicati in questi giorni, incluse quelle che dovrebbero essere le prime linee-guida ufficiali per i capi di tutta Italia. Linee guida che, in alcuni casi, si traducono in un’offesa (più o meno volontaria) nei confronti delle persone Glbt. A partire dal paragone tra le adozioni dei bambini da parte dei gay e la tortura o dal divieto di coming out, che sembra riproporre la contrapposizione, ancora molto diffusa, tra persone normali-eterosessuali e anormali-omosessuali.

L’approccio seguito dagli esperti, del resto, era chiaro sin dalla presentazione del convegno, nella quale l’omosessualità viene definita come “un problema”. Oltre a due psicoterapeuti – lo scout Dario Contardo Seghi e Manuela Tomisich – le lezioni sono state tenute anche da padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico presso il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani). Il religioso, che proviene da 45 anni di attività negli scout, ha messo in guardia i presenti dalle ostilità nei confronti della chiesa cattolica, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto preti pedofili.

In particolare, Compagnoni ha “denunciato” il caso del Regno Unito, dove la legge “ritiene la coppia omosessuale portatrice di diritti umani al pari della coppia eterosessuale. “La tesi sottesa in questa affermazione – dice il sacerdote – è che l’avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all’integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione”.

Pur ammettendo che “l’omosessualità non ha nulla a che vedere con la pedofilia”, il prete ribadisce il pensiero della chiesa sul tema: “Le relazioni tra persone omosessuali, secondo la Sacra Scrittura, sono gravi depravazioni. Per questo, le persone omosessuali sono chiamate alla castità”. I gay, inoltre, “si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo – afferma padre Compagnoni – Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi”. Perché – e qui vengono in mente le teorie che considerano i gay dei malati – l’omosessualità “è un fatto di struttura ormonale e, quindi, anche di struttura cerebrale”.

Da queste premesse discende, logicamente, che i capi-scout omosessuali non sono visti di buon occhio (a poco serve ribadire, più volte, che i gay non debbano essere discriminati) e non possono rappresentare un esempio: “Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore – teorizza dunque padre Compagnoni – costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”.

Come comportarsi con un ragazzo omosessuale? “Secondo me – conclude il prete, che insegna anche in una pontificia università della capitale – bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista”.

Per lo psicologo Contardo Seghi – anche lui proveniente dal mondo scout – l’omosessualità non è sempre una condizione permanente. Pur evidenziando che non si tratta di una malattia, Seghi afferma che alcune persone “diventano” omosessuali in seguito a un trauma o seguendo alcune loro errate convinzioni. “Molto spesso – dice – alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: ‘se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un’altra donna’”.

Un discorso analogo è quello relativo ai gay che, in realtà, sarebbero degli etero “latenti”. “A volte ci sono delle convinzioni sedimentate da molto tempo, come un caso che ho seguito in cui un uomo, per il fatto di avere provato da bambino delle sensazioni piacevoli toccando lo sfintere anale, aveva sviluppato una modalità di masturbazione con una stimolazione anale. Questo fatto gli aveva prodotto la convinzione di essere omosessuale, e ne è rimasto convinto fino ai trenta anni. Ma lo sfintere anale può produrre di per sé piacere a chiunque con una stimolazione, e questa persona non era affatto un omosessuale”.

Per lo psicoterapeuta, educare all’eterosessualità è possibile e, inoltre, si possono “frenare” le pulsioni omosessuali: “Dobbiamo porre molta attenzione nell’educare i nostri ragazzi a non identificarsi con ciò che sentono perché quel che sentono non definisce pienamente ciò che sono. Posso provare una rabbia terribile che devo imparare a gestire e a riconoscere, non identificando me stesso con la rabbia. Devo diventare consapevole del fatto che posso gestire ciò che sento. Quindi non c’è dubbio che anche la dimensione sessuale vada poi gestita ed educata. Imparare a gestire le pulsioni e a non identificarsi in quello che si sente”.

Il capo-scout, in quest’ottica, svolge un ruolo chiave. Per lo psicoterapeuta, anche un omosessuale può essere una brava guida, a patto che non ostenti il proprio orientamento sessuale: “Accennavamo prima al coming out, cioè al bisogno che a volte un capo ha di manifestare ed esprimere i problemi della sua identità. Un capo di questo tipo – dice lo psicoterapeuta – , affetto da protagonismo, se omosessuale, nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l’espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi”.

Le conclusioni del seminario faranno sicuramente discutere gli scout cattolici, in particolare quanti, collocandosi su posizioni assai più lungimiranti verso i gay, hanno sollecitato l’associazione ad organizzare un momento di dibattito. Ora, infatti, le indicazioni e le “linee guida” uscite dal convegno saranno inviate a tutti i capi-scout, che, a loro volta, potranno confrontarsi e suggerire altri approcci. Ma per la piena accettazione dei capi omosessuali, in particolare quelli che non vivono di nascosto il loro orientamento sessuale, la strada è ancora in salita.

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May 5th, 2012 at 11:21 pm

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Ex terrorista Freda in Campidoglio, Alemanno revoca sala e patrocinio.

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Prima l’autorizzazione per prendere parte alla presentazione di un testo di Friedrich Nietzsche. Poi le polemiche. Infine la revoca dell’autorizzazione da parte del sindaco di Roma, Gianni Alemanno a utilizzare la sala del Carroccio, in Campidoglio, il 4 maggio prossimo, appunto per presentare un libro di Nietzsche,
edito dalle edizioni Ar di Franco Freda. E lo stesso Freda, il terrorista nero condannato, tra le altre cose, a 15 anni di carcere per 21 attentati (con Giovanni Ventura) e ritenuto dalla Cassazione responsabile dell’organizzazione della strage di piazza Fontana, avrebbe dovuto partecipare all’evento.

La revoca di Alemanno. “Ho appreso che gli uffici hanno autorizzato l’utilizzo della sala del Caroccio per presentare un libro di Nietzsche, edito dalle edizioni Ar di Franco Freda, il 4 maggio prossimo, ignorando
la matrice ideologica di questa casa editrice, contraria ai principi sanciti dalla Costituzione. Sarà mia cura provvedere a revocare immediatamente ogni atto e ogni autorizzazione concessa a tale iniziativa”, ha dichiarato il primo cittadino della Capitale.

L’autorizzazione del Comune. La notizia che l’anima nera d’Italia sarebbe salita in Campidoglio il prossimo 4 maggio, per portare un saluto durante la presentazione di un testo di Friedrich Nietzsche, dato alle stampe dalla sua casa editrice aveva subito scatenato polemiche. Franco Freda, il terrorista nero condannato a 15 anni di carcere per 21 attentati (con Giovanni Ventura) e ritenuto dalla Cassazione responsabile dell’organizzazione della strage di piazza Fontana, dopo anni di silenzio ha puntato in alto. Incassando un significativo beneplacito istituzionale. Perché, secondo quanto avevano reso noto gli stessi organizzatori dell’evento, l’editore padovano aveva ottenuto il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Roma. Un riconoscimento all’opera del terrorista neonazista, sostenitore delle teorie nazionalsocialiste e, in particolare, cultore della difesa dell’”omogeneità etnica italiana” (“razzismo significa non disprezzo della altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna”, scrive Freda).

L’annuncio della casa editrice. “Queste le parole di Zarathustra. Un libro per Tutti e Nessuno” sarà presentato ufficialmente nella sala del Carroccio, in Campidoglio, alle 18. “Freda interverrà per un breve saluto”, avevano fatto sapere dalla sua casa editrice, le “Edizioni di Ar”. Fondata a Padova nel 1963 dal sodalizio frediano “Gruppo di Ar”, pubblica testi dell’epoca del fascismo, libri revisionisti (di Carlo Mattogno, ad esempio), ma anche cinque opere di Hitler (incluso il Mein Kampf 1). In una introduzione ad un testo del Führer nazista, Freda scrive: “Dinanzi alle parole e ai detti memorabili dei Capi e dei Maestri i semplici devoti devono stare in raccoglimento e osservare il silenzio”. Il libro di Nietzsche – che arriva a coronamento di 40 anni di pubblicazioni dedicate al filosofo del pensiero negativo – sarà presentato da un docente dell’Università del Piemonte Orientale, Francesco Ingravalle (collaboratore di lunga data di Freda), dalla curatrice della collana “Alter Ego”, di cui fa parte l’opera, e dalla presidente dell’associazione culturale “Generoso Simone”.

“L’evento ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e del Centro Storico del Comune di Roma”, recita l’annuncio pubblicizzato sulla pagina Facebook della casa editrice dell’ideologo appartenente all’area del neonazismo – di cui sposa la visione razzista, antisemita e nazionalista. Quella romana, comunque, non è la sua prima uscita pubblica. Dopo aver concesso alcune interviste all’inizio dell’anno, proprio in vista del lancio di questo testo, il 27 gennaio – giorno della Memoria (scelta casuale?), chiamò a raccolta i suoi fedelissimi a Benevento. Ma in quell’occasione non ottenne alcuna sede istituzionale, e dovette accontentarsi di una libreria. Quello stesso giorno, proprio nella sala in cui il 4 maggio parleranno i sodali di Freda, venne illustrata una collana di libri dedicati alla Shoah.

Le polemiche. Una presentazione che aveva scosso l’ex primo cittadino della capitale, Walter Veltroni. “Roma è tra le città italiane che ha più sofferto a causa della violenza politica e del terrorismo, per questo mi colpisce la notizia che proprio in Campidoglio e proprio con il patrocinio dell’amministrazione comunale il 4 maggio sarà presentato un volume delle edizioni Ar di Franco Freda”, aveva fatto notare. “Chi sia Freda lo sanno tutti, quali siano i suoi legami e le responsabilità per le stragi e le tragedie degli anni di piombo è altrettanto noto: è stato condannato per le bombe sui treni, dichiarato responsabile dalla Cassazione nell’organizzazione della strage di piazza Fontana, condannato per associazione sovversiva. Perché l’assessorato alla cultura della giunta Alemanno ha allora deciso di patrocinarne un evento legato alla sua persona e di ospitarlo nella Sala del Carroccio?”, si era chiesto Veltroni, che aveva aggiunto: “Il coinvolgimento del Campidoglio in una simile presentazione (che sarebbe ancora più grave se lo tesso Franco Freda dovesse prendervi parte, come tutto lascia supporre, visto che parteciperà a Roma ad una cena successiva) è un atto sbagliato e offensivo per la città, per la sua tradizione antifascista e per il rispetto che è dovuto alle vittime del terrorismo. Spero che questo errore possa essere corretto in tempo”.

Dopo la presentazione in Campidoglio, l’ideologo nazimaoista della strategia della tensione dovrebbe incontrare i cultori del verbo frediano nel corso di una cena, nella zona di Porta Pia (riservata solo ai soci dell’”Adel Libreria Ar”). L’attivismo – di tipo ideologico – di Freda, lascia supporre una ripresa della sua attività “sul campo”, tra i camerati, dopo l’esperienza in prima linea del “Fronte Nazionale”, sciolto nel 2000 dal consiglio dei ministri sulla base della legge Mancino. Fondatore e Reggente del Fronte nazionale – a partire dal 1990 – Freda fu condannato, insieme a 45 altri dirigenti, a sei anni di carcere per il reato di ricostituzione del partito fascista; pena confermata in secondo grado e, successivamente, ridotta a tre anni per propaganda all’odio razziale. Le indagini della polizia sull’organizzazione neofascista erano scattate dopo una serie di volantinaggi nei pressi delle scuole medie di Verona. Più recentemente Freda, nei drammatici giorni della strage di Firenze ad opera di Gianluca Casseri, era sceso in campo in difesa di CasaPound, esprimendo solidarietà ai fascisti romani del terzo millennio di Gianluca Iannone. Il suo pensiero, inoltre, riecheggia sui principali forum neonazisti italiani, di cui sembra essere una sorta di vate fascista contemporaneo.

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April 29th, 2012 at 1:13 am

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Reggio Calabria/Gay picchiato, in ospedale gli consigliano: “Diventa etero”.

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Picchiato in strada, dopo essere stato insultato da un branco di ragazzi omofobi, nel centro di Reggio Calabria. Umiliato al Pronto Soccorso, dove un infermiere gli ha suggerito di “diventare eterosessuale”, magari con l’aiuto di una cura ormonale o di uno psicologo. La vittima di questa ennesima violenza omofoba, fisica ma anche verbale, si chiama Claudio T., ha 28 anni, e stanotte, subito dopo essere stato aggredito, si è rivolto alla polizia. La denuncia scatterà d’ufficio, dato che la prognosi per le ferite riportate è di trenta giorni.

“Mi trovavo in centro, in via del Torrione, davanti ad un locale, in compagnia dei miei amici. Stavamo chiacchierando, intorno all’una e trenta – racconta Claudio – A un certo punto sono venuti a provocarci quattro o cinque ragazzi”. Giovani, hanno tutti intorno ai 22/27 anni, i modi di fare dei bulletti. Alcuni credono di averli già visti. “Reggio Calabria è piccola, ci conosciamo tutti, e loro sapevano il mio nome”, dice Claudio, che non ha mai avuto problemi a dichiarare il proprio orientamento sessuale. A Catania si esibisce in spettacoli come Drag Queen, più che un lavoro il suo è un divertimento. “Ci sfottevano e insultavano, ma inizialmente abbiamo cercato di ignorarli, facendo finta di niente – continua – Dopo un po’, però, mi sono stancato, ho risposto ad uno di loro, chiedendogli cosa volesse. Lui si è risentito, e mi ha detto di piantarla, perché altrimenti sarebbe finita
male”.

Dopo un breve battibecco, il gruppetto decide di allontanarsi e Claudio, insieme agli amici, li segue con lo sguardo. Da lontano iniziano ad urlare alcuni insulti omofobi. “Noi non ci facciamo intimorire. Ma è allora che questi tornano indietro, verso di noi. Uno di loro si avvicina e mi fa: ‘Che ti guardi?”. Interviene una persona, cerca di riportare la calma. Ma è troppo tardi. “All’improvviso un ragazzo mi dà un pugno in faccia. Una cosa da vigliacchi, perché ha agito di lato, senza che io lo potessi vedere. Mi ha colpito al naso, facendomi sbattere la testa contro la vetrata del locale”. Inizia a sanguinare, lo spavento è grande e mentre corre in bagno a sciacquarsi il viso, gli amici chiamano il 113. Una volante, arrivata sul posto, raccoglie la sua testimonianza.

Ma agli Ospedali Riuniti, dove viene successivamente accompagnato da un rappresentante di Arcigay, intorno alle 2.30, arriva la seconda doccia fredda. Una nuova umiliazione. “Mi trovavo nella stanza, insieme al medico e ad un infermiere. Era vestito con una divisa verde, aveva intorno ai 55 anni, e non ho ben capito perché stesse là a seguire il mio racconto – spiega – Prima inizia a dirmi che avrei dovuto rispondere con le mani a quei ragazzi e poi arriva a chiedermi se fossi mai stato con una ragazza”. Il peggio, però, deve ancora venire. L’infermiere sostiene che se Claudio “fosse stato in compagnia di una bella ragazza, non ci sarebbe stata nessuna aggressione”. Non solo. “Mi dice anche che secondo lui l’omosessualità è una questione di ormoni e che mi sarei dovuto rivolgere ad uno psicologo”, continua la vittima, che ricorda a quell’uomo ciò che tutti dovrebbero già sapere (soprattutto chi lavora in un ospedale): ovvero che l’omosessualità non è una malattia e che, quindi, non c’è nulla da curare.

“Penso di essere più arrabbiato per quello che mi hanno detto in ospedale – si sfoga Claudio – Alle risatine e agli insulti, ormai, siamo abituati. E’ la norma qui. E, conoscendo il mio carattere, sapevo che prima o poi una cosa del genere sarebbe successa. Ma mai mi sarei immaginato di sentirmi dire delle cose del genere in ospedale”.

Dopo essere stato sottoposto ad una Tac, i medici gli hanno riscontrato una “frattura pluriframmentaria delle ossa nasali con deviazione del setto nasale a destra”, con 30 giorni di prognosi. Ora si dovrà operare. “Nelle prossime ore – racconta – partirò per Catanzaro, dove vive il mio ragazzo, che è medico”.

Su Facebook sta ricevendo decine e decine di messaggi di solidarietà, amici, conoscenti o anche semplici militanti omosessuali, allertati dal passaparola partito sul social network. La rabbia è tanta, e Claudio ha bisogno di sfogarsi. “Ora che mi ha procurato la frattura delle ossa nasali che mi resta da dire? Sono ancora più incazzato contro chi prova odio verso di me e i miei amici. Io sono l’ennesimo esempio di un Paese incivile come l’Italia. Adesso il dolore più grande è quello morale”.

Nei prossimi giorni, dopo l’intervento chirurgico, e dopo essersi consultato con Arcigay, valuterà come sporgere denuncia. I suoi amici sono pronti a testimoniare al suo fianco. “Non si può continuare a guardare, senza fare nulla”, dicono. E un altro testimone oculare: “Non mi dimenticherò mai il rumore della testa di Claudio che sbatte contro la vetrata del locale. Ora siamo tutti scossi. Non ci era mai successo di trovarci di fronte ad una violenza del genere”. Il branco, dopo l’aggressione, è fuggito. Alcuni li avrebbero visti salire su un’auto.

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April 15th, 2012 at 1:06 am

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Sul web il documentario dei negazionisti: “Shoah macabra leggenda”.

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Novanta minuti per negare la Shoah e sostenere che l’Olocausto è “la più colossale menzogna dell’epoca moderna”. Si intitola “Wissen macht frei – la conoscenza rende liberi” (il richiamo è alla scritta”Arbeit macht frei” collocata sull’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz), ed è il primo documentario made in Italy – con voce narrante e sottotitoli in italiano – che mira a diffondere le folli tesi negazioniste su larga scala. Per adesso solo sul web, attraverso i forum neonazisti, i programmi di file-sharing, o i siti monotematici dei sedicenti studiosi dello sterminio del popolo ebraico, anche se l’ambizione è quella di sbarcare nelle scuole. Diffuso in questi giorni in via semiclandestina, il documentario verrà presto distribuito sotto forma di dvd, a chiunque ne faccia richiesta, via e-mail. “Non chiediamo un euro e siamo pronti a portarlo nei licei”, promettono gli autori di questo documentario, disponibile anche in una versione estesa di due ore e mezza. Militanti di Forza Nuova (anche se, ufficialmente, la formazione neofascista non lo propaganda ancora), sono noti alle forze dell’ordine per la loro attività di negazione della Shoah e per i loro commenti antisemiti e razzisti sui forum. Sono loro gli organizzatori del dibattito negazionista che si è tenuto provocatoriamente lo scorso 27 gennaio, giorno della Memoria, nella sede di Forza Nuova Lario, a Como.

Quasi un anno di lavoro necessario per raccogliere e montare materiali video e fotografici dai blog negazionisti: il risultato è una bestemmia storica, una volgare menzogna che offende la memoria dei milioni di morti nei lager nazisti. Si nega non solo l’esistenza delle camere a gas ma anche il numero dei sei milioni di ebrei sterminati e si ribatte, punto per punto, alla storiografia che, da decenni, si occupa dell’Olocausto. Spesso con prove inconsistenti e affermazioni ampiamente smentite dagli studiosi: la verità dell’Olocausto viene contestata attraverso bugie antistoriche.

In altri Paesi, la realizzazione di questo filmino sarebbe punita con la galera: particolare ricordato in apertura di documentario, a mo’ di warning (“Attenzione: la pubblicazione e la distribuzione di questo video costituisce reato ed è passibile di arresto in 12 Paesi europei”, recita una scritta in sovraimpressione). Obiettivo di questo collage di interviste ai principali negazionisti – dal francese Robert Faurisson allo svizzero Jurgen Graf – è quello di abbattere il “dogma dello Shoah”, svelando quella che sarebbe stata la “leggenda dei campi di sterminio”. Anche i testimoni scampati ai lager nazisti vengono liquidati come “sedicenti sopravvissuti”, che girano le scuole per “propagandare la favola delle camere a gas”.

E’ lungo l’elenco dei negazionisti citati in apertura: sono sedici, ognuno presentato come un “martire”, uno studioso perseguitato “per aver messo in discussione una credenza popolare”, al fine di “cercare la verità”. Da Paul Rassinier a Ernst Zündel, passando per Sylvia Stolz e Norman Finkelstein, a questi storici di nome ma non di fatto, viene riconosciuto il merito “di aver smontato” la leggenda della Shoah “con una semplice analisi obiettiva”, visto che “la verità dell’Olocausto si regge su testimonianze contraddittorie di cui non si hanno prove documentate e che le poche analisi che è stato possibile effettuare hanno rivelato infondata”. “Purtroppo l’elenco dei cosiddetti negazionisti che vengono perseguitati è in costante aggiornamento – spiega la voce narrante, un ragazzo italiano, presumibilmente uno dei due autori del montaggio – Ma questo vuol dire che c’è un crescente numero di persone disposte a rischiare per far rifiorire la verità. I popoli d’Europa stanno rialzando la testa. Questo fa paura a qualcuno, che soltanto grazie alla presunta Shoah riesce a tenere sotto schiavitù questi paesi e i loro cittadini, avvalendosi dei sensi di colpa di un popolo. Lo dimostrano le continue pressioni sui rappresentanti dei governi per introdurre il reato di negazione dell’Olocausto”.

E’ a Faurisson e Graf, protagonisti indiscussi del video, che viene affidato il compito di presentare larga parte delle tesi condivise da quanti negano l’esistenza della Shoah. Del primo, viene anche riportata un’intervista rilasciata quando venne invitato all’università di Teramo, dal docente Claudio Moffa, nel 2007.

Il documentario cerca di confutare, invano (senza cioè fare riferimento a documenti ufficiali), quelli che sono i tre capisaldi della storiografia nazista. In primo luogo, si vuole sostenere che il regime nazionalsocialista non emanò alcun ordine di sterminio del popolo ebraico: lo sostengono sia Faurisson che l’italiano Carlo Mattogno. E poi Graf, per il quale il fatto che “numerosissimi deportati siano sopravvissuti ai campi” è la migliore prova che questo ordine non sia mai esistito. Ma il capovolgimento della verità storica si fa più spregiudicato quando si vuole sostenere che le camere a gas siano un’invenzione. “Dove sono le prove? Non intendo quelle false, quelle vere”, dice Faurisson, sottotitolato in italiano. “Non esistono tracce materiali di gasazioni omicide. Per esempio, se non disponessimo delle testimonianze sulla gasazione dei detenuti ad Auschwitz, non ci sarebbe mai idea che questa camera mortuaria costruita come quella di altri crematori sia servita da camera a gas”, afferma Graf, ignorando le molteplici testimonianze di quanti, Shlomo Venezia in testa (addetto del Sonderkommando), hanno visto e vissuto, ogni giorno, la disumana atrocità della gasazione di massa. Il Zyklon B, il gas impiegato per gli stermini dei prigionieri, sarebbe stato usato, in realtà, per “disinfettare abiti ed edifici e combattere le epidemie”. E queste ultime – non le camere a gas – spiegherebbero il decesso di moltissimi ebrei (l’unico dato certo che Graf accetta di fornire è quello di “centinaia di migliaia” di persone deportate nei campi). Ancora: nei campi di sterminio vi sarebbero state piscine, teatri e bordelli. Quale miglior prova del fatto che i nazisti non volessero sterminare i loro prigionieri? “Gli ebrei non hanno mai corso il rischio di essere sterminati”, sentenzia Graf.
Terzo punto contestato dagli autori del documentario, il dato dei sei milioni di ebrei morti. Per Faurisson si tratta di un numero fatto “circolare ad arte”, e anche la testimonianza di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz (che ha fornito le prove delle gasazioni) sarebbe stata estorta con le torture. “La cifra dei 6 milioni di ebrei morti risale al 1900, quando comparve anche sulla stampa ebraica di New York – prova a spiegare Faurisson – Il dato era riferito in un primo tempo agli ebrei che stavano morendo in Russia e Polonia ed era uno slogan per reperire fondi. Successivamente lo si userà per la Germania”.

La conclusione della voce narrante è in linea con le precedenti tesi antistoriche: “In assenza di prove la Shoah andrebbe considerata una macabra leggenda”. Per i negazionisti, “la propaganda sull’Olocausto è una fiorente industria. E’ un affare che muove miliardi di dollari in tutto l’occidente. Anche le visite guidate ai campi di sterminio fatturano milioni di euro. Dietro alla Shoah – si sostiene ancora – ci sono i soldi versati come risarcimenti a stato di Israele e alle vittime, ma c’è anche la nascita dello stato di Israele”. Resa possibile, appunto, dall’Olocausto. Titoli di coda come nella migliore tradizione cinematografica, si ringraziano il negazionista italiano Mattogno, un militante di Forza Nuova, e i gestori di quattro siti negazionisti italiani. Ma è solo il primo passo: “E’ un inizio, abbiamo tante idee per fare documentari revisionisti e farli circolare”, promettono gli autori.

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April 6th, 2012 at 1:30 pm

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“Ebreo nazista”: sul web insulti a Profumo.

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Una foto del ministro dell´Istruzione, Francesco Profumo, con il numero satanico 666 sulla fronte e la definizione di «ebreo nazista». Lo ha pubblicato il sito antisemita Holywar, Guerra Santa, che negli ultimi mesi aveva già attaccato il premier Mario Monti e gran parte dell´establishmenti americano «ebraico sionista». Profumo, che non ha voluto commentare, secondo Holywar si è reso colpevole, nei giorni scorsi, di aver chiesto un minuto di silenzio per i bambini uccisi a Tolosa e non per «i 1500 bambini palestinesi ammazzati dallo Stato nazista di Israele». Ma a questo giro quelli di Holywar, che assicurano homepage in otto lingue europee (tra cui l´italiano), hanno attaccato anche il giornalista di Repubblica Marco Pasqua e il presidente di Equality Italia, associazione di diritti civili, Aurelio Mancuso. A Mancuso oltre al “bestiale” 666 hanno riservato una stella di David al cui centro c´è una croce uncinata, tutti simboli colorati con arcobaleni gay. Gli attivisti del gruppo antisemita non si definiscono nazisti, piuttosto difensori di un´Europa cattolica liberata dal sionismo.
«Questa colleganza tra il nostro presidente e il giornalista», hanno detto i dirigenti di Equality, «è un chiaro riferimento al fatto che da una parte Aurelio Mancuso, da sempre impegnato sui temi dell´antisemitismo e del razzismo, è un leader storico del movimento gay italiano, quindi doppiamente colpevole, dall´altra Marco Pasqua è un giornalista che da tempo si occupa di siti e organizzazioni razziste, antisemite, omofobe. Insomma, in un colpo solo si intende intimorire due persone». Recentemente sullo stesso Holywar era stato pubblicato un elenco con i nomi di 163 docenti universitari e intellettuali italiani, «pericolosi» in quanto collaboratori dell´intelligence israeliana.
Le associazioni gay chiedono la chiusura del sito europeo, che con canti gregoriani e Carmina Burana in sottofondo, mostra documentari rivelatori della verità su Auschwitz e 11 settembre e rivelano le familiarità ebraiche o le vicinanze culturali all´ebraismo di finanzieri, politici e uomini di cultura nel mondo. Solidarietà a Profumo è venuta dalla parlamentare del Pd, Paola Concia, da Nichi Vendola e dal mondo delle associazioni dei diritti gay. Così dalla comunità ebraica. «Siamo costernati, ma non sorpresi, per gli insulti rivolti nei confronti del ministro Profumo. Tutti quelli che hanno rapporti con la nostra comunità diventano oggetto del disprezzo e odio da parte del sito. Significa che questa non è una battaglia soltanto del mondo ebraico», ha detto il presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici.

(Repubblica)

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March 30th, 2012 at 9:18 am

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Blacklist Holywar, “Ecco i professori servi di Israele”.

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Quasi duecento professori delle principali università italiane sono finiti nel mirino del sito neonazista Holywar, che arriva a definirli «molto pericolosi» oltre che «collaboratori dei servizi segreti israeliani». L´ennesima blacklist di persone ritenute vicine ad Israele o di religione ebraica – oltre ai docenti ci sono anche giornalisti, scrittori e filosofi – pubblicata nonostante le ripetute denunce ed interrogazioni parlamentari nei confronti del sito e del suo gestore, il norvegese Alfred Olsen. Creato nel 1998, Holywar, che è tradotto in 13 lingue (incluso l´italiano), è considerato tra gli ispiratori del terrorista norvegese Anders Breivik.
Si tratta della terza lista partorita nell´arco di un anno dal folle Olsen, mente del Movimento di resistenza popolare L´Alternativa cristiana. A dicembre toccò ai nove collaboratori del sito della comunità ebraica romana (in quell´occasione, vennero pubblicate anche le loro foto), mentre a febbraio fu la volta di 78 pisani ebrei. Ma a poche ore dalla strage di Tolosa, questo nuovo elenco dell´odio antisemita, appare ancora più inquietante e minaccioso. La polizia postale, che da tempo monitora questo covo virtuale di neonazisti, invierà una nuova segnalazione alla Procura, mentre una circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza sollecita prefetti e questori ad un innalzamento della vigilanza a tutela degli obiettivi sensibili legati alle comunità ebraiche.
I professori citati da Holywar sono considerati «devoti sayanim»: «Persone liete di servire Israele, pur vivendo in uno Stato diverso da quello ebraico». Secondo i deliri del norvegese, questi «sayanim nelle nostre università collaborano con l´intelligence israeliana, che ha, proprio nella più grande università dello Stato ebraico, il centro nevralgico della raccolta dati». In una seconda parte, vengono anche elencati direttori di giornali, editorialisti, filosofi, scrittori, deputati, parlamentari europei, tutti accusati di voler «mettere il bavaglio ad Internet». La parte finale della blacklist è riservata a 25 «attivisti dell´Unione delle comunità ebraiche italiane» (Ucei), considerata «una delle organizzazioni sioniste più estremiste». Intanto, nelle stesse ore in cui sul web riaffiora questa lista, sul forum neonazista di Stormfront (anche questo, come Holywar, con server collocati in America, per cercare di aggirare i controlli delle nostre autorità di polizia), gli utenti inneggiano alla strage di Tolosa. «Ci hanno tolto un po´ di spazzatura di torno» è il commento-shock di un utente che si firma “Armed Revolution”, mentre un altro è «lieto che il killer abbia centrato l´obiettivo».
Unanime la condanna del mondo politico. Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd, «è necessaria una ferma e decisa azione contro i rigurgiti neonazisti che cercano di trovare spazio tra le pieghe della Rete». Interviene anche il ministro per la Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi, che parla di una «squallida provocazione che gli italiani respingono con forza e determinazione». Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, invoca una «legge, a livello internazionale, che blocchi sul web i fenomeni di incitamento all´odio xenofobo, al razzismo, e quindi all´antisemitismo, così come avviene per la pedopornografia»: posizione condivisa da Emanuele Fiano, deputato Pd, che ieri è tornato a chiedere l´oscuramento di Holywar e Stormfront.

(Pubblicato su Repubblica)

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March 21st, 2012 at 11:56 am

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Antisemitismo, Holywar pubblica ancora una lista di docenti.

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Nonostante le ripetute denunce e le interrogazioni parlamentari per richiederne l’oscuramento, il sito neonazista Holywar continua a proporre blacklist di ebrei. Stavolta si tratta di 163 professori universitari accusati di essere collaboratori dei servizi segreti israeliani. Insieme a loro ci sono giornalisti, scrittori, parlamentari, filosofi ed esponenti delle comunità ebraiche. Liste di proscrizione che, all’indomani della strage di Tolosa 1, appaiono ancora più inquietanti. La polizia postale italiana è al lavoro, da mesi, su queste pagine dell’odio antisemita, create e gestite dal norvegese Alfred Olsen, mente del Movimento di Resistenza Popolare L’Alternativa Cristiana. Un neonazista definito mentalmente instabile e il cui sito – registrato nel 1998 e con i server in America – è considerato tra gli ispiratori del terrorista norvegese Anders Breivik.

I professori citati da Holywar vengono definiti “devoti sayanim”, ovvero “persone liete di servire Israele, pur vivendo in uno Stato diverso da quello ebraico”. “Pochi sanno che, nell’Università di Tel Aviv vi è un immenso database, nel quale vengono, in eterno, schedati coloro i quali hanno parlato in modo non ossequioso dello stato nazista di Israele – argomentano gli autori
della blacklist – Se loro fanno le loro liste, perché noi non dovremmo fare le nostre?”. La tesi delirante di Olsen, è che “i sayanim nelle nostre università collaborano con l’intelligence israeliana, che ha, proprio nella più grande università dello ‘stato ebraico’ il centro nevralgico della raccolta dati. Essi sono per questo da considerare persone molto pericolose”.

I cattedratici appartengono a tutte le principali università italiane: Roma, Trieste, Torino, Udine, Venezia, Milano, Pavia, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Genova, Firenze, Pisa, Perugia, Urbino, Macerata, Napoli, Chieti, Cassino, Lecce, Bari, Palermo. In una seconda parte, vengono elencati direttori di giornali, editorialisti, cronisti, semiologi, filosofi, scrittori, deputati, parlamentari europei, esponenti delle comunità ebraiche “complici volonterosi dell’antisemita (perché ferocemente anti-araba) Fiamma Nirenstein. Questi signori vogliono mettere il bavaglio ad Internet”. Infine, 25 nomi di “attivisti dell’Unione delle comunità ebraiche italiane”, definita “una delle organizzazioni sioniste più estremiste”.

L’ultimo attacco di Holywar risale a neanche tre mesi fa, quando il sito web della comunità ebraica romana (Romaebraica.it), denunciò la presenza di un elenco di nomi 3 e le foto di persone legate al sito. “Ecco i nazisti-ebrei membri della cupola mafiosa ebraica italiana” il titolo del volantino virtuale. In quell’occasione, il direttore di Shalom Giacomo Kahn annunciò una denuncia alla polizia postale, per “un attacco antisemita che attraverso la diffamazione e la menzogna” avrebbe voluto “spegnere la voce della comunità ebraica italiana”.

Nel febbraio dello scorso anno, invece, la polizia postale si occupò di Holywar in seguito alla pubblicazione di una lista di 78 cognomi di pisani ebrei. I deputati del Partito democratico Emanuele Fiano e Paolo Fontanelli, ex sindaco di Pisa, presentarono un’interrogazione al ministro dell’Interno, chiedendo l’oscuramento del sito, oltre alla denuncia degli autori dei post razzisti per la violazione della legge Mancino.

Molto simile a Holywar è il forum neonazista Stormfront, anche questo oggetto di ripetute indagini delle forze dell’ordine – con relativa proposta di richiesta di rogatoria internazionale (i suoi server si trovano in Florida). Oltre ad aver pubblicato più volte elenchi di ebrei italiani 4 influenti della politica, del giornalismo, del mondo accademico e dello spettacolo (liste ancora consultabili), gli utenti si contraddistinguono, da sempre, per i loro commenti antisemiti, anche sui drammatici fatti di Tolosa. “Ci hanno tolto un po’ di spazzatura di torno”, l’affermazione choc firmata in queste ore dall’utente “Armed Revolution”, con un altro che si dice lieto che il killer abbia “centrato l’obiettivo”. Alcuni vorrebbero addirittura vedere nella strage francese un complotto ordito dal Mossad, per “mettere in cattiva luce” i movimenti neonazisti, giustificando una nuova ondata repressiva contro i siti che inneggiano all’odio: “Gli ebrei stanno architettando qualcosa. Aspettiamoci nuove leggi europee anti-terrorismo che limiteranno la libertà di tutti”, sentenzia “Complotto Giudaico”. Frasi che, adesso, saranno vagliate dalla polizia postale.

(Link al pezzo originale su Repubblica.it)

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March 21st, 2012 at 11:53 am

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Bagheria, chiamarono “frocio” un ragazzo: condannati a risarcirlo.

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Schiaffeggiarono e insultarono un giovane omosessuale, in strada, a Bagheria. Per questo sono stati condannati, da un giudice di pace, a pagare 1200 euro di multa e a risarcire la vittima con 500 euro. Una sentenza che Arcigay definisce storica, anche perché, a oggi, è l’unica del genere in Sicilia. Soddisfatta Paola Concia, deputata del Pd, che però torna ad incalzare il governo: “Bisogna approvare una legge specifica contro l’omofobia”.

I fatti risalgono al settembre del 2008 e vedono per protagonista un giovane, poco più che ventenne. Vive in una realtà in cui, come spiega Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, “la chiacchiera diventa presto stigma”. I suoi aggressori sono una coppia, marito e moglie, con i quali aveva già avuto modo di “confrontarsi” in passato. Ed è durante una di queste discussioni, che le parole si trasformano in insulti. “Frocio”, “mi fai schifo” gli urlano, arrivando anche a prenderlo a schiaffi. Sono in strada, e alla scena assistono più persone. La coppia è probabilmente convinta di farla franca. Il giovane, però, decide di non fare finta di nulla. Sporge denuncia e si affida ai legali di Arcigay.

L’associazione, come spesso avviene nei casi di violenze omofobe, si costituisce parte civile. Il processo, apertosi nel 2010 davanti al giudice di Pace, si è concluso con la condanna dei coniugi alla pena di 200 euro di multa l’una e 1.000 euro l’altro, oltre al pagamento delle spese processuali. Il giudice ha anche condannato gli imputati a risarcire i danni subiti dal ragazzo e dall’Arcigay pagando 500 euro. “Si tratta di una delle pochissime sentenze in Italia (e l’unica in Sicilia) – spiegano da Arcigay Palermo – in cui ad un’associazione per la difesa dei diritti Lgbt viene riconosciuto un risarcimento”. Lo scorso anno, a Rimini, un giudice del tribunale aveva riconosciuto Arcigay come parte civile, in un processo con movente omofobo, condannando l’imputato a cinque anni e ad un risarcimento di 15 mila euro per violenza sessuale, furto e minacce ai danni di una persona omosessuale.

Una sentenza, questa di Bagheria, fondamentale per la comunità omosessuale: “Non solo il magistrato non ha concesso la sospensione della pena, a nostro avviso sottolineando in questo modo la pericolosità sociale e la gravità delle aggressioni di stampo omofobico – rilevano da Arcigay Palermo – ma ha anche riconosciuto il danno reso a tutta la comunità delle persone Lgbt. Questa sentenza dimostra che, malgrado le carenze della legislazione italiana, che non ha ancora una legge anti-omofobia, nei tribunali italiani i cittadini Lgbt possono essere tutelati e difesi”. L’assenza di una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali viene evidenziata anche da Dimitri Loi, responsabile giuridico dell’associazione: “E’ un peccato che le condotte omofobiche, oggetto della sentenza di condanna, nel nostro assetto legislativo configurano, tutt’al più, il reato di ingiuria e non un’aggravante o un reato autonomo con sanzioni più incisive da parte dello Stato. Da questo punto di vista sosteniamo l’estensione della Legge Mancino alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Quanto dovremo attendere per avere una maggiore, e più equa, tutela delle condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali e della loro dignità? Il nostro Legislatore, ancora oggi, tarda a darci risposte rendendosi corresponsabile dell’omofobia”. “Siamo soddisfatti per questa decisione del giudice – dice Patané – che punisce il comportamento aggressivo e tracotante di chi pensa di poter esercitare una superiorità umana nei confronti di una persona, che diventa oggetto di una deumanizzazione: l’omofobo, infatti, è spesso convinto che la persona che gli sta di fronte è al di sotto della sua umanità, e si comporta di conseguenza”. Patanè ricorda anche quanto sia importante, per qualunque persona oggetto di insulti e aggressione, rivolgersi alle forze dell’ordine: “Questo caso dimostra che una giustizia per le persone omosessuali è possibile, così come è possibile sanzionare i comportamenti violenti degli omofobi. Quando poi ci sarà una legge specifica, denunciare pagherà ancora di più”.

“La sentenza, che è comunque positiva e segnala che i giudici volenterosi si ingegnano, a volte, per trovare uno strumento per punire gli omofobi – fa notare Paola Concia – dimostra, ancora una volta, che c’è un buco legislativo. Come Pd e Idv abbiamo ripreso la discussione in commissione della proposta di estendere la legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia: siamo chiamati, noi tutti, a prendere una decisione politica. I ministri Elsa Fornero e Paola Severino, ai quali ho già chiesto un incontro, si sveglino da questo torpore e ci aiutino a far approvare una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali”.

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March 3rd, 2012 at 11:57 am

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A Roma il raduno internazionale di neofascisti.

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Sono arrivati da tutta Europa, chiamati a raccolta da una formazione neofascista italiana, attraverso un appello fatto circolare sul web. Skinhead e camerati riuniti, sabato pomeriggio, nella sala di un’associazione culturale, a poche centinaia di metri dalle Mura Vaticane, per lanciare e presentare ufficialmente il loro “coordinamento europeo”, nel nome di Miki Mantakas. Allo studente greco di destra, assassinato a Roma nel 1975, è dedicato questo “primo incontro internazionale”, che ha un obiettivo ambizioso: “la riconquista dell’Europa”. L’assise nera è stata organizzata dal Movimento sociale per l’Europa (MSE), formazione di estrema destra ospitata nell’ex sezione dell’MSI Prati, in via Ottaviano 9, ma che è molto attiva sul web (grazie a canali Facebook, Twitter e Youtube) e che sta puntando a fare proseliti soprattutto fra i giovani. Per promuovere questo summit neofascista, i simpatizzanti dell’MSE da giorni hanno tappezzato alcuni muri del quartiere Prati di manifesti, con il logo e l’indirizzo del sito. Ed è proprio dalla rete che è partita questa chiamata alle armi, per liberare l’Europa “dalle oligarchie finanziarie transnazionali”. All’appello hanno risposto circa cento persone.

Appuntamento alle 17 a due passi dal Vaticano, in via Caracciolo, nella sede di un’associazione culturale, a poche centinaia di metri da un circolo del Prc. Sempre nel quartiere Prati, ma in via Cicerone, nelle stesse ore del convegno dell’MSE, Forza Nuova ha organizzato un altro incontro, al quale ha invitato il fondatore del movimento dei Forconi, Martino Morsello, titolo: “Dalla rivolta popolare alla sovranità monetaria”. Parlano in due luoghi diversi, ma pubblico e argomenti di discussione, sotto molti aspetti, coincidono, così come pure gli obiettivi. Gli skinhead arrivano alla spicciolata dalle prime ore del pomeriggio. La sicurezza è stata organizzata in maniera militaresca: il perimetro dell’incontro è presidiato da vere e proprie vedette. L’aver pubblicizzato l’evento anche sui social network li rende possibili obiettivi di contestazioni. Che, però, non ci saranno. Nella sala, davanti alla bandiera rosso-bianco-nera del partito (stessi colori della bandiera nazista), ci sono – secondo quanto riferiscono alcuni presenti – i temibili francesi di Troisième Voie (Terza via), un movimento di estrema destra noto per le sue posizioni anti-americane, anti-comuniste e antisemite. Lo guida Serge Ayoub, l’ex leader degli skinhead di Parigi. E non sono gli unici.

Sono state invitate anche delegazioni dei gruppi del Movimento sociale Repubblicano spagnolo (MSR), la cui ideologia è fondata sulla politica della destra sociale, con ispirazioni terzoposizioniste e del nazionalismo rivoluzionario. Ma non mancano i greci (di “Patria Hellas”), i belgi di “Euro-Rus” e una delegazione di “Corsica Patria Nostra”. Tra i relatori figura Luca Romagnoli, segretario nazionale della Fiamma Tricolore, arrivato a “benedire” le mire europeiste dei giovani fascisti romani. L’età dei partecipanti varia: dai ragazzi minorenni, felpe con celtica in vista, agli ultracinquantenni. Alcuni skin si coprono la testa con berretti neri. Il saluto del legionario è quello più comune. “L’Europa, la nostra Europa – ha esordito Fabio, uno dei relatori – si trova probabilmente sul crinale più critico che la storia le abbia fino ad ora tributato. Gli attacchi filosofici e religiosi che l’hanno vista diventare un campo di guerra sono oggi diventati così melliflui e sorprendentemente insiti al pensiero dominante da far entrare in profonda crisi l’esistenza stessa e la tenuta dell’intera Europa. E’ stata snaturata la sua essenza, per colpa di politici senza più voglia di lottare per affermare i propri credo e disposti a vendersi anche l’anima. Siamo chiamati, così come furono chiamati per alcuni i propri genitori e per altri i propri nonni, a combattere ancora un nuovo nemico, proveniente dal più oscuro Paese del mondo: quello legato alle oligarchie finanziarie transnazionali”.

“L’Europa appartiene a noi” il titolo di un incontro, segnato anche dal desiderio di ricompattare la destra estrema italiana. Un concetto spiegato da Romagnoli: “L’immaginare come partecipare alle sorti della nostra nazione ha fatto prendere a tanti, in perfetta buona fede, delle strade diverse, che vanno rispettate. Con alcuni di voi magari siamo stati anche insieme in passato, chissà, forse torneremo ad essere ancora insieme perché credo che i sentimenti e le aspirazioni che abbiamo siano comuni”. “Noi speravamo nascesse un’altra Europa: un’Europa delle nazioni, un’Europa che si svincolasse da un giogo internazionale estraneo ad essa che imponeva e continua ad imporre delle regole, dei modi di vita ed una dipendenza politica strategica e militare che francamente noi non volevamo e continuiamo a non volere – ha aggiunto – Quando è caduto il muro di Berlino abbiamo creduto che l’Europa avrebbe potuto riguadagnare il suo ruolo di faro della civiltà che ha avuto per secoli, ma il controllo strategico dell’Europa occidentale è rimasto globalmente nelle mani degli Stati Uniti”. L’MSE, intanto, ha già iniziato a lavorare alla riaggregazione di varie realtà della destra estrema romana. I loro manifesti sono stati affissi accanto a quelli di “Lotta Europea”, formazione con sede sempre in via di Ottaviano 9. Ma collaborano anche con “Roma-Nord”, che nella capitale ha recentemente firmato alcuni blitz contro Equitalia e le banche. A queste ultime – un leitmotiv che gli estremisti di destra ripetono come un mantra – viene imputata una crisi che, adesso, è utilizzata come un collante per riunire e dare nuovo vigore ai neofascisti e alla loro campagna di proselitismo. “E’ tempo di tornare. Il mondo ha bisogno di Europa. L’Europa ha bisogno di te”, è lo slogan con il quale si conclude il lo “spot” della conferenza internazionale, diffuso su Youtube dall’MSE.

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February 27th, 2012 at 12:38 pm

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Gruppi gay contro Lucia Annunziata, “Ne riparlerò in televisione”.

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Ha lasciato intendere di essere pronta a difendere Celentano anche se questi “avesse sostenuto che i gay sono da mandare al campo di sterminio”. Una frase, quella pronunciata da Lucia Annunziata durante la puntata di Servizio Pubblico, che ha fatto insorgere la comunità omosessuale: “La giornalista si scusi”, hanno detto in molti. Una estremizzazione, ha spiegato durante il programma l’ex presidente della Rai, replicando a Santoro che l’aveva ripresa con un “non esageriamo”. “La frase che ho pronunciato era a mio parere chiaramente paradossale – spiega a Repubblica.it la Annunziata – e veniva alla fine di un discorso in cui ho preso nettamente le distanze dall’attacco alla stampa cattolica e non (da Famiglia Cristiana a Repubblica), portato avanti da Celentano. Ho difeso la libertà di espressione dell’artista, ma ho usato l’esempio – di proposito estremo – della ferocia antigay per rendere più chiara l’esistenza anche di una contraddizione fra questo diritto e il merito delle opinioni che si esprimono”.

E, per chiarire ulteriormente questo concetto, ha deciso di dedicare una puntata del suo programma all’argomento: il 4 marzo a “In mezz’ora” si parlerà anche dell’odio nei confronti dei gay. In studio, saranno invitate partecipare alcune associazioni Glbt italiane. “Per me era chiaro che si trattava di una provocazione ma, in ogni caso – continua la Annunziata – ho dato la disponibilità ad approfondire il tema”. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, è stato tra i primi a intervenire e a criticare l’affermazione della Annunziata, sollecitandola a scusarsi. E proprio a lui la giornalista ha voluto spiegare meglio, con una telefonata, il suo pensiero: “Mi ha chiamato dopo aver letto la mia presa di posizione. Ci ha tenuto a dire che non è affatto omofoba e che ha sempre difeso i gay – racconta Mancuso – Ha poi detto che è stata male interpretata e che il suo intento era quello di dire che non si può affermare tutto in televisione”. In ogni caso, per Mancuso, quello della giornalista “è un gesto importante, perché dimostra che si è resa conto di aver toccato la dignità di milioni di persone in questo Paese”.

Tra quanti criticano l’esternazione televisiva, c’è l’Arcigay, con il presidente nazionale, Paolo Patanè, che chiama anche in causa le ultime affermazioni omofobe di Giuseppe Ciarrapico (“due gay che si baciano mi fanno schifo. Il fascismo li mandava a Carbonia, scavavano e stavano benissimo” ha detto ieri il senatore del Pdl). “Se Lucia Annunziata ha l’ambizione di rimarcare una sua differenza culturale e di linguaggio da un personaggio non nuovo ad affermazioni becere come Ciarrapico, trovi come rimediare – dice Patané -. E non sarà semplice, soprattutto perché il riferimento all’Olocausto rivela ulteriore mancanza di rispetto nei confronti di chi l’Olocausto l’ha vissuto ed estrema leggerezza nel trattare una pagina spaventosa della storia umana”.

A chiedere una puntata “riparatrice” sul tema è il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli: “Lucia Annunziata appare non come un improbabile paradosso ma come l’ennesima cruda dimostrazione di quanto indietro siamo in Italia. Invitare a mandare i gay, o chiunque altro, ai campi di sterminio, si colloca ovviamente ben al di là dell’ambito della libertà di espressione e l’esempio portato è persino offensivo per la memoria delle decine di migliaia di vittime omosessuali che nei campi di sterminio ci sono stati davvero e ci sono morti. Il rispetto per tutte le vittime dell’odio nazista deve essere massimo, sempre, e riteniamo che mai e giustamente l’Annunziata avrebbe osato giocare sul paradosso utilizzando gli ebrei o i partigiani. Le scuse migliori, per onorare le vittime dell”Olocausto’, sarebbero quelle di dedicare una puntata della sua trasmissione proprio a questo tema, così poco conosciuto e sul quale evidentemente si compiono ancora scivoloni inaccettabili”. “Confondere la libertà di espressione con la libertà di fare apologia dell’omofobia rievocando una delle pagine più buie della storia come il nazifascismo è operazione molto pericolosa soprattutto se fatta in un contesto televisivo dove non c’è diritto di replica – sottolinea Fabrizio Marrazzo, portavoce di gay Center – La giornalista si ispiri piuttosto a paesi che ben conosce come gli Stati Uniti dove i gay hanno diritti civili e che il nazifascismo l’hanno combattuto e vinto. In Italia l’omofobia e la comunicazione omofoba di molti rischiano di generare invece una cultura dell’odio e della discriminazione anche perché i gay sono ignorati dalla legge sia nei loro diritti di coppia che nella lotta all’omofobia”.

Tra gli ospiti della puntata del 4 marzo ci sarà anche la deputata del Pd, Paola Concia, che, stamattina, ha avuto una lunga conversazione telefonica con la giornalista: “Ci siamo confrontate e le ho spiegato le ragioni per le quali quella frase è stata fraintesa. Certo, mi aspettavo che Santoro le desse la possibilità di argomentare la sua affermazione, cosa che non è avvenuta. Le ho fatto notare che se al posto dei gay avesse chiamato in causa gli ebrei, ci sarebbe stata una sanzione sociale fortissima, come è giusto che sia. Purtroppo, il cuore del problema, condiviso dalla stessa Annunziata, è che nel nostro Paese si tollera che, anche persone con ruoli istituzionali, insultino quotidianamente gli omosessuali e le persone transessuali”.

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February 26th, 2012 at 1:44 am

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