Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

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Brasile, chip nascosto nel detersivo: “E’ stalking”.

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E’ un ingrediente mai inserito, prima d’oggi, in un detersivo: un dispositivo Gps, che si attiva nel momento stesso in cui la confezione viene ritirata dall’ignaro acquirente dallo scaffale del supermarket. E, come si conviene a un dispositivo del genere, è in grado di fornire le coordinate esatte della casa in cui verrà portato, e di girarle, in tempo reale, all’ufficio marketing dell’azienda produttrice. Chi troverà il chip con localizzatore incorporato, riceverà come premio una videocamera: gli arriverà direttamente sulla porta di casa, consegnata da un team di specialisti che si sarà messo sulle sue tracce seguendo il localizzatore. E che pubblicherà zona di residenza e foto del vincitore su un sito internet.

Quando il marketing si avvicina pericolosamente allo stalking, il risultato è l’iniziativa promozionale 1 lanciata in questi giorni in Brasile dalla multinazionale anglo-olandese Unilever, per presentare al mercato una nuova versione del detersivo Omo (presente già nell’80% delle case brasiliane). L’ispirazione sembra arrivare dal filmWilly Wonka e la fabbrica di cioccolato, in cui Mr. Wonka decide di inserire cinque biglietti d’oro in altrettante confezioni di cioccolato. L’obiettivo è quello di trovare un giovane dall’animo nobile, degno di succedergli alla guida della sua azienda: i cinque biglietti daranno la possibilità ai fortunati di visitare la fabbrica di cioccolato. L’idea, in entrambi i casi, è che sia il premio a trovare il consumatore, e non viceversa. La Unilever, che si è affidata all’agenzia di marketing Bullet, ha così distribuito 50 dispositivi Gps in altrettante confezioni di Omo, sparse per il Paese. Non appena il detersivo viene spostato dallo scaffale, il Gps entra in funzione.

L’azienda può contare su 35 team distribuiti nelle principali città del brasile, pronti a scattare, con l’ausilio di localizzatori, proprio come in un’azione di polizia. “Si tratta di squadre che entreranno in azione al primo segnale – garantisce Fernando Figueiredo, presidente della Bullet, parlando con il portale Ad Age – A seconda di dove abiti il consumatore, possono raggiungerlo in poche ore o al massimo entro qualche giorno”. La squadra che dovrà individuare l’acquirente di Omo, si servirà di sofisticate apparecchiature portatili. Anche nell’ipotesi in cui dovesse abitare in un condominio con molti appartamenti, non dovrebbe riuscire a sfuggire. Arrivati davanti alla porta giusta,  bisognerà convincere il cliente a fidarsi di loro.

La stessa società di marketing è consapevole che, a fronte di un’alta percentuale di reati commessi nel Paese, alcune persone potrebbero anche decidere di non far entrare i loro rappresentanti – o di non aprire neanche la porta. In questo caso, gli uomini del marketing potranno iniziare a far suonare il dispositivo all’interno del detersivo. A quel punto, il cliente sarà praticamente costretto ad aprire la scatola e troverà al suo interno un biglietto in cui viene spiegato il senso di quella promozione. Per rendere il tutto più simile ad un concorso, piuttosto che ad una caccia all’uomo, si riceverà in dono una videocamera e una giornata di divertimento per tutta la famiglia a spese della Unilever.

Molti siti internet parlano già di “stalking commerciale” ed evidenziano che, in questo modo, si viola il diritto alla privacy del consumatore. Tra l’altro, la stessa azienda ha creato un sito internet sul quale sarà mostrato dove vivono indicativamente i vincitori. Ad ognuno sarà scattata una foto, che finirà sul sito, insieme alle fasi della “caccia” e della consegna del premio. La campagna, dal titolo “Prova qualcosa di nuovo con Omo”, è costata circa un milione di dollari, soltanto dal punto di vista dell’acquisto delle apparecchiature. Per la Unilever è una scommessa: “Crediamo nell’utilizzo delle nuove tecnologie per il marketing promozionale – dicono dall’agenzia Bullet – Può accadere di tutto in questo caso. Dobbbiamo essere innovativi, ma non sappiamo quale sarà la reazione da parte dei consumatori”.

Per David Vaile, esperto di privacy e membro della Australian Privacy Foundation, dati di questo tipo, ottenuti dai consumatori, “finiscono con l’essere venduti o condivisi. Forse finirà tutto con la consegna della videocamera omaggio. Mi chiedo però se non ci sia un modo meno invadente e più facile. La riposta è sì”. Parlando con un sito di informazione australiano, Vaile evidenzia come il consumatore brasiliano, in questo caso, non sia stato interpellato preventivamente sulla volontà di essere localizzato: manca, di fatto, il consenso sul trattamenti dei propri dati. Se è vero che su Foursquare e Twitter, ad esempio, si forniscono le proprie coordinate, è l’utente stesso ad aver scelto di condividere quelle informazioni. Critico anche il sito Cnet, che titola: “Il detersivo che usa il Gps per fare stalking sui consumatori”, ironizzando sui team che dovranno rintracciare gli acquirenti: “Dal momento in cui sarà attivato il Gps, diventeranno dei bersagli. Squadre di sorveglianza monitoreranno ogni passo del cliente. Fuori dal supermarket. Fino all’auto. In bagno. Oppure, chissà, fino alla casa del loro amante?”

L’agenzia di marketing Bullet ha già fatto parlare di sé due anni fa, quando decise di nascondere 10.000 iPod Shuffles in un gelato prodotto dalla Unilever. L’idea era venuta ai creativi dopo che questi avevano letto le istruzioni dei loro iPod, secondo le quali l’apparecchio poteva operare anche a temperature rigide. I gelati si presentavano identici agli originali, dall’esterno, e venivano congelati e stoccati con gli altri, ma all’interno avevano solo il lettore, confezionato in modo da tenerlo al sicuro.

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August 16th, 2010 at 3:56 pm

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Gay e procreazione: il nuovo fronte Fli-Pdl.

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“E’ assolutamente grottesco che l’Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. Benedetto Della Vedova, vice capogruppo vicario alla Camera di Futuro e Libertà, rilancia il tema delle unioni gay, e preannuncia una iniziativa a carattere parlamentare. L’obiettivo, dice l’esponente della formazione finiana, è quello “di coinvolgere il nuovo gruppo”, ma anche tutte le forze parlamentari che saranno pronte a seguirlo. Ma a frenarlo intervengono subito i cattolici, fuori e dentro il Pdl. Paola Binetti, fuoriuscita dal Pd in contrasto con le sue posizioni laiciste, sottolinea che il parere di Della Vedova “non è quello di tutto il gruppo Fli”. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche familiari, boccia la proposta, parlando di “uscita estemporanea”.

Intervistato da Klasu Davi, il fondatore dei “Riformatori Liberali” e storico militante dei radicali, spiega che il suo obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento delle coppie omosessuali: “Sarei felice perché questa legislatura possa dare vita a una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. L’Italia è, insieme alla Grecia, l’unica, in Europa, a non riconoscere alcun diritto alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Della Vedova si spinge anche oltre, toccando il tema della fecondazione. La legge 40 sulla procreazione assistita, dice, “è una legge assurda che ha rivelato tutti i suoi limiti anche sul fronte del diritto. Credo che sia giunto il momento di fare saltare paraocchi ideologici che hanno costretto migliaia di famiglia ad andare all’estero e spendere soldi. Non si può pensare che una legge dello Stato che vale per tutti si traduca in imperativo morale che vale solo per qualcuno. Da una parte si può contare sulla via giudiziaria che ha in parte cancellati alcuni dei divieti posti dalla legge. Sul piano politico sarebbe importante riprendere in mano il testo di legge e correggerlo recependo le indicazioni della Corte Costituzionale. Penso che non succederà nei prossimi mesi, ma va fatto”.

Al suo fianco si schiera subito Paola Concia, deputata del Pd, che ha all’attivo tre proposte di legge sul tema delle unioni civili. “Tutte presentate nel 2008 – ricorda la parlamentare del partito di Bersani – Una per il matrimonio, che prevede l’equiparazione tra matrimoni gay ed etero; una sulla partnership, che si richiama ad un istituto giuridico presente in Germania e Francia; la terza ispirata ai Pacs francesi”. E adesso è pronta a sedersi attorno ad un tavolo, con lo stesso Della Vedova: “La mia idea è questa: a settembre, alla ripresa dei lavori, discutiamo insieme di una nuova proposta di legge, che possa avere un consenso trasversale, anche al di fuori del Pd”. Anche Franco Grillini,  responsabile diritti civili dell’Idv e militante per i diritti dei gay, accoglie con favore le parole di Della Vedova: “Questo è il terzo polo che ci piacerebbe: diritti individuali e diritti civili”. “La sua proposta – afferma Grillini – va accolta con favore, soprattutto se non rimarrà  una pura petizione di principio. Speriamo che le sue posizioni siano condivise dagli altri 33 componenti del gruppo parlamentare di Fli e dai 10 senatori”. Il problema, anticipa Grillini, è se sarà possibile “dentro il fantomatico terzo polo, un’alleanza tra lo stesso vicepresidente del gruppo parlamentare alla Camera di Fli e l’Udc, partito da sempre su posizioni arcaiche e anacronistiche”. Paola Binetti, da sempre avversaria delle principali proposte sulla concessione di pari diritti ai gay, parla a nome dell’Udc: “La mia posizione è molto chiara ed è chiarissima anche quella dell’Udc, sia sulle coppie gay che sul biotestamento che sulla legge 40. Mettendo al centro questi temi Della Vedova decreta le condizioni di fragilità di un’alleanza. Lui ha tutto il diritto di portare avanti queste battaglie, ma noi abbiamo i nostri diritti e questa volta la mia posizione rispecchia pressoché l’unanimità del gruppo Udc. Della Vedova si assume la responsabilità di rendere più difficile un’intesa”. L’ex parlamentare del Pd fa notare che “la posizione del vicecapogruppo non è quella di tutto il gruppo Fli: “so che molti condividono le nostre posizioni. Se Della Vedova intende portare tutto il gruppo sulla sua linea si assume una grande responsabilita’”. Un secco “no” arriva anche da Francesco Giro, parlamentare del Pdl e sottosegretario ai Beni Culturali, che parla di “buon motivo” per tornare a votare: “All’amico e collega Della Vedova rispondiamo subito con un doppio no alla riforma della legge 40 e al riconoscimento delle coppie gay. E’ un doppio no che lo stesso Della Vedova si attendeva nel momento in cui avanzava la sua provocatoria proposta. Liberissimo di cercare i voti a sinistra ma non può chiedere i nostri su due punti che non appartengono al patto elettorale del Pdl con gli elettori. Se questo è l’enesimo pretesto per spaccare la maggioranza uscita dalle urne nel 2008 allora avremo un altro buon motivo per chiedere agli elettori un altro voto in autunno”. Parole che trovano d’accordo Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti e deputato del Pdl: “Quando siamo stati eletti abbiamo preso degli impegni precisi nei confronti degli elettori e fino alla fine della legislatura dovremo impegnarci a rispettarli fino in fondo, come fossero una Bibbia. Per questo contrasteremo con forza ogni iniziativa di impronta laicista che vada a colpire la famiglia naturale o la vita che va difesa strenuamente dal concepimento fino alla morte naturale. Noi cattolici non dobbiamo stare al governo a tutti i costi. Ci stiamo se possiamo realizzare il nostro programma, altrimenti possiamo benissimo stare all’opposizione a contrastare le iniziative laiciste. Se stare al governo vuol dire condividere le iniziative dei radicali o dei zapateristi, allora noi siamo ronti a fare altro, perché non è questo che che vuole il nostro elettorato”. Per Aurelio Mancuso, militante Glbt ed ex presidente di Arcigay, “se ci dovesse essere un governo tecnico, allora molti parlamentari del Pdl sarebbero liberi dai ricatti della Lega, e forse si potrebbe riuscire a parlare, anche di legge sull’omofobia. Con questo governo, sarà tutto molto difficile trovare un’intesa trasversale”.

L’ultima proposta di esponenti di centrodestra, in questa legislatura, sul tema delle unioni civili risale al settembre del 2008. Allora furono due ministri, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, a proporre i cosiddetti DiDoRe (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi): il progetto venne subito affossato, con dure critiche da parte di alcuni esponenti del Pdl verso i loro colleghi. I quali precisarono: “Non è nè un progetto del governo nè della maggioranza”. Con il governo Prodi, era l’8 febbraio del 2007, venne varato dal Consiglio del Ministro il testo del disegno di legge sui Di. Co (sigla che sta per Diritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), che era stato redatto dagli staff dei Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia). Le critiche dei cattolici e degli esponenti della Casa delle Libertà furono durissime. In commissione Giustizia del Senato, però, il relatore (e presidente della commissione) Cesare Salvi presentò un suo testo, che prevedeva una modifica del nome: da Di. Co. a Cus (Contratto di Unione Solidale). L’iter è stato infine interrotto dalla caduta del Governo Prodi II. Il percorso delle unioni civili è iniziato, in Italia, nel 1986: fu allora che grazie all’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay, si incominciò a discutere per la prima volta in ambito parlamentare di questo tema, con la presentazione, alla Camera e al Senato, di un disegno di legge sulle unioni.

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August 16th, 2010 at 3:53 pm

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Matrimoni gay, sì in 10 Paesi: Italia e Grecia eccezione in Europa.

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L’ultima è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso 1, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. A questi, rileva Arcigay 2, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone Glbt. Basti pensare che solo in Africa, in 38 Stati su 53 l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione di questo tipo.

Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).

In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni. In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002. Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.

Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso. Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).

Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California 3, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon. Infine, da citare anche il Brasile, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.

L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.

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August 16th, 2010 at 3:51 pm

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Paul Smith, giro del mondo gratis con Twitter.

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Da Newcastle, nel Regno Unito, alla Nuova Zelanda, passando per Olanda, Francia, Germania, e Stati Uniti. Il tutto senza spendere un euro in trasporti o hotel. La missione di Paul Smith era quella di allontanarsi il più possibile, in 30 giorni, dalla sua casa, servendosi di Twitter. Sono stati i suoi follower, infatti, ad offrirgli, di volta in volta, passaggi in auto, in nave e persino in aereo. E in un caso, lo hanno anche invitato ad un party, a Hollywood, con Eva Mendes e Jessica Alba. In questi giorni, è uscito il libro che racconta questa esperienza di viaggio intorno al mondo: “Twitchhiking”, neologismo che mette insieme Twitter e “hitchhiking”, autostop.

Paul Smith, 34 anni, partorisce l’idea di questa esperienza tra gli scaffali di un supermarket, pochi giorni dopo essere rientrato dalla luna di miele a New York. Siamo agli inizi del 2009. Un po’ per sfida, ma anche perché si è stancato del grigio clima inglese, Paul decide di organizzare un viaggio verso il punto più lontano possibile dalla sua casa, identificato usando Google Maps: l’isola Campbell, al largo della Nuova Zelanda. Per rendere il tutto ancora più stimolante, si prefigge di raccogliere fondi per un’associazione il cui obiettivo è quello di portare acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo.

Prima di partire stabilisce di raccogliere almeno tremila sterline. Le regole del viaggio sono cinque, e sono inviolabili, pena l’autosqualifica. Paul può soltanto accettare donazioni via Twitter, da parte di chi è nella sua lista di follower: se, ad esempio, una parente di un follower gli propone un biglietto, lui è obbligato a rifiutarlo. Vietata ogni pianificazione che vada oltre i tre giorni: le destinazioni vengono scelte sulla base delle offerte ricevute sul sito di microblogging. Paul è autorizzato a spendere soldi soltanto per cibo e bibite e per qualsiasi cosa possa trovare posto nella valigia: il resto deve necessariamente arrivare da Twitter. Di fronte ad un’offerta, il twitchhiker avrà 48 ore di tempo per decidere se accettarla o meno. L’ultima regola, quella forse più temuta: se dovesse rimanere fermo più di 48 ore nello stesso posto, la sfida si dovrà ritenere fallita, e Paul dovrà fare ritorno a casa.

Si inizia con la prima richiesta di aiuto, 28 giorni prima della partenza ufficiale, a marzo. Gli utenti di Twitter, però, sembrano non prestargli ancora molta attenzione. Nei primi giorni, così, Paul si scoraggia, perché nessuno si fa avanti. Tutto cambia quando Stephen Fry, comico e attore inglese (e, soprattutto, una Twitter-celebrità), rilancia il messaggio di Paul al suo milione e passa di follower. Da allora la strada è in discesa. Il via arriva grazie a Leanne, che gli offre un biglietto per un passaggio in nave da Newcastle ad Amsterdam. “Avevo con me solo due piccole valigie – ha raccontato Paul al Sun – una per il mio computer e un’altra per gli abiti”.

Le varie tappe vengono raccontate, ovviamente, su Twitter. Dalla capitale olandese, si raggiunge Parigi (merito di due utenti francesi), dove riesce a farsi ospitare in un ostello. E’ poi la volta della Germania: da Saarbrücken riesce ad avere un passaggio in auto fino a Francoforte. Il difficile, però, deve ancora venire: attraversare l’Atlantico, ovviamente in aereo. L’offerta, in questo caso, arriva da Owen, che gli cede un biglietto aereo di sola andata, da Francoforte a New York, utilizzando le sue miglia premio.

Nella Grande Mela riesce a farsi ospitare in una stanza d’hotel dall’inglese Mark, che si trovava in America per festeggiare i suoi 30 anni. Gli Stati Uniti gli riservano molte sorprese, e gli permetteranno di prender parte ad una esclusiva festa di Hollywood. Da New York, Paul tocca città come Washington, Chicago, Austin e San Francisco, spostandosi in auto, treno e macchina. Prima di arrivare a Los Angeles, viene contattato dal direttore di un’agenzia di spettacolo, che gli mette a disposizione una stanza d’hotel, a West Hollywood, e lo invita ad una festa. “Era in corso la settimana della moda – ricorda Paul – e questa persona mi fece partecipare ad una festa con attrici come Liv Tyler, Eva Mendes e Jessica Alba. Anche se mi sentivo fuori luogo, mi feci coraggio e salutai la Tyler”.

Siamo arrivati al 23esimo giorno, e l’Air New Zealand decide di regalargli un volo per Auckland. Il merito è anche delle televisioni e dei giornali che stanno parlando della sua esperienza in giro per il mondo. La meta finale è vicinissima. Paul arriva fino a Stewart Island, e qui spera di trovare qualcuno che lo porti all’Isola Campbell. L’attesa, però, si rivelerà vana: i 30 giorni sono scaduti, e Paul deve fare rientro a casa. In suo aiuto arriva di nuovo l’Air New Zealand, che paga per il volo che lo riporterà dalla moglie e dai suoi figli gemelli. “Il mio scopo, in fondo, è stato raggiunto – spiega Paul – Non mi sento sconfitto per non essere arrivato all’Isola Campbell. La gente si è fatta in quattro per me e posso dire di non aver avuto neanche un’esperienza negativa”. La raccolta fondi è andata meglio del previsto: 6mila le sterline donate all’associazione “Charity: Water”. “Questa esperienza – conclude il twitchhiker, che oggi cura un sito in cui dispensa consigli di viaggio – dimostra quanto di buono ci sia al mondo”.

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August 5th, 2010 at 8:51 pm

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Vietti vicepresidente Csm, petizione Arcigay: “E’ omofobo”.

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Oltre mille firme per dire “no” alla nomina di Michele Vietti alla carica di vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Una petizione promossa alle associazioni che si battono per i diritti delle persone omosessuali, e che, in queste ore, sta circolando sui social network, facendo registrare un numero crescente di adesioni. A sottoscriverla non sono soltanto i militanti dei movimenti Glbt: scorrendo l’elenco dei firmatari si trovano esponenti della società civile e politica, studenti e docenti universitari, pensionati e imprenditori, operai e precari, avvocati e blogger. Tutti accomunati dalla convinzione che l’esponente dell’Udc non possegga “le necessarie caratteristiche istituzionali per rivestire il suddetto ruolo”. Tra questi, anche Paola Concia, deputata del Pd, che non ha votato per Vietti: “Spero che ora che è stato nominato vice-presidente, la smetta di avere posizioni ideologiche sulle tematiche Glbt”.

L’appello (http://www.arcigay.it/appellocsm), stilato da Arcigay, Rete Laica Bologna e da Franco Grillini, e sottoscritto dalle principali associazioni omosessuali italiane, è rivolto direttamente ai componenti del Csm. Quello che i movimenti non perdonano a Vietti, è l’essere stato “stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge Concia contro l’omofobia”. In quella pregiudiziale, spiega l’appello, “l’orientamento sessuale veniva esplicitamente confuso con pratiche sessuali quali l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. In base a tale illegittimo accostamento, l’introduzione di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato, secondo Vietti, dare il via libera ad una protezione speciale delle suddette pratiche (incesto, pedofilia, ecc.)”.

“A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione. Essere omosessuali è una condizione personale; commettere un abuso sessuale su un minore è un crimine giustamente punito dalla legge”, sottolinea ancora il documento. E non è la sola occasione in cui Vietti ha suscitato lo sdegno dei gay italiani: “S’è dimostrato incapace di rispettare il diritto di manifestazione sancito dalla Carta Costituzionale, laddove ha espresso una totale contrarietà a che si tenesse il corteo nazionale dell’orgoglio Lgbt nella città di Torino, nel 2006”. L’anno dopo, ricorda Paolo Patanè, presidente di Arcigay, presentò una mozione contro i Pacs e a sostegno della “famiglia naturale”.

Il giudizio critico nei confronti della sua nomina, comunque, ha origine anche nella sua attività politica in materia di Giustizia. “Noi vogliamo evidenziare l’assenza complessiva di credibilità di questo personaggio”, osserva Patané, “anche al di là delle sue posizioni sul tema dei diritti dei gay”. “E’ uno dei padri della depenalizzazione del falso in bilancio, legge grazie alla quale il premier ha evitato una condanna per i processi ‘All Iberian’ e ‘Consolidato Fininvest’, in quanto ‘il fatto non costituisce più reato’ – denuncia la petizione on-line – E’ stato altresì il promotore del ripristino dell’immunità parlamentare, nel giorno in cui Marcello Dell’Utri veniva condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ l’ideatore del legittimo impedimento, norma che blocca i processi per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri tutti”. Infine, viene evidenziata l’assenza di laicità nel suo profilo politico e la sua connivenza con le “pretese egemoniche di uno stato estero, la Città del Vaticano. A più riprese s’è fatto portavoce della contrarietà della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento delle unioni omosessuali”.

Per Patanè, la sua nomina, è “un’offesa a migliaia di persone lesbiche gay e transessuali, e una pericolosa ferita alla laicità delle istituzioni”.

“Ora che Vietti è vice-presidente – dice la Concia, relatrice della legge contro l’omofobia affossata dalla pregiudiziale di costituzionalità – mi auguro che studi di più. Quella pregiudiziale era il frutto di un atteggiamento ideologico, ed era priva di qualsiasi fondamento. Spero che, dato il suo nuovo ruolo, diventi più equilibrato”.

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August 2nd, 2010 at 1:23 pm

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Wikileaks, svelati i segreti italiani sull’Afghanistan.

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Sì a rinforzi militari e all’invio di altri mezzi italiani in Afghanistan, ma a patto che l’argomento non venga trattato pubblicamente. E’ una delle condizioni poste dall’Italia all’invio di altre forze in questo terreno di guerra. E’ il maggio del 2007, e il particolare, fino a ieri segreto, viene svelato da Wikileaks, responsabile di quella che in molti hanno definito la più grande fuga di notizie della storia militare americana. Tra gli oltre 90mila rapporti riservati, la cui divulgazione, secondo il presidente Obama, mette a rischio la sicurezza nazionale americana, ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Si tratta di centinaia di documenti, molti dei quali si riferiscono ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali. Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007.

Di rinforzi militari, in Afghanistan, si parla in un rapporto del 30 e 31 maggio 2007 classificato come “riservato”, e contraddistinto dall’acronimo Noforn: non può essere comunicato a governi e persone non americane. La fonte delle informazioni è l’ambasciata americana a Roma, che preannuncia rinforzi alla International Security Assistance Force (ISAF), la missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’Onu e di cui fa anche parte il nostro Paese. Il titolo spiega la riservatezza del documento: “Afghanistan: L’Italia pianifica altri contributi all’Isaf. Bisogna lavorare con discrezione, ad un livello tecnico”.

A preannunciare l’invio di altri mezzi, nel corso di due incontri, sono Gianni Bardini (dal 2005 è capo dell’ufficio responsabile per le problematiche di sicurezza e le questioni NATO della Direzione Generale Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani) e un altro diplomatico italiano, Achille Amerio. I due fanno sapere che l’Italia sta già aumentando, in maniera discreta, “le capacità militari in Afghanistan” e preannunciano che pochi giorni dopo, durante un incontro di ministri della difesa presso la Nato, a Bruxelles, il nostro paese potrà annunciare ulteriori contributi. Viene anche specificato che “le leggi italiane rendono difficile la donazione di equipaggiamenti militari”. Ma, nonostante ciò, “Bardini ha fatto sapere che l’Italia avrebbe cercato un modo”. Infine, un particolare che testimonia l’attenzione del governo (il presidente del consiglio è Romano Prodi) sul tema rinforzi: “Vista la sensibilità politica dell’Italia sulla missione Isaf, sia Bardini che Amerio hanno sottolineato il fatto che la discussione di altri contributi italiani non dovrebbe essere resa pubblica, ma dovrebbe essere mantenuta a livello di canali tecnici”.

Dell’allora presidente del Consiglio Prodi, si parla anche in un rapporto datato 9 aprile 2007, relativo ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta. “L’ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi – si legge – sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall’elezione di Prodi”. L’Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l’incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Massima flessibilità viene garantita sulla tempistica. Il rappresentante Usa, da parte sua, solleva alcune criticità in merito al caso di Mario Lozano, accusato di aver ucciso volontariamente, il 4 marzo 2005 a Baghdad, il funzionario del Sismi Nicola Calipari subito dopo la liberazione dell’inviata del ‘Manifestò Giuliana Sgrena. Per l’America, il processo a Lozano è “molto problematico”: bisognava far sì che il governo italiano risolvesse la questione, facendo capire al tribunale che “le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze”. Gli americani premono per una soluzione rapida. Bisogna assolutamente evitare “l’ipotesi di un processo in contumacia”, che “manderebbe un messaggio orribile”. Castellaneta, da parte sua, replica evidenziando che “i crimini commessi all’estero rientrano nella giurisdizione del tribunale di Roma”. Il diplomatico italiano, infine “esprime poche speranze sulla possibilità che il governo italiano possa rallentare o interrompere il processo”, ma propone una visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, a Washington. In ogni caso, promette di far arrivare il messaggio degli americani al ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In tempi più recenti, è il dicembre 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane. Il rapporto parla di “trasferimento di un detenuto”, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa). La persona, di origini pakistane, è stata caricata su un aereo C-130, per “essere trasferita al governo italiano”. “Non ci sono stati problemi nel trasferire la custodia di questo detenuto”, conclude il rapporto riservato. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica.

Non mancano gli incidenti sul campo, come quello che ha visto per protagonisti i soldati italiani, il 7 luglio del 2008. Nel testo pubblicato on-line viene spiegato che “un ufficiale italiano ha sparato ad un ufficiale dei servizi segreti afghani NDS”. Gli italiani si stavano muovendo su tre mezzi: mentre uno è riuscito a fuggire, gli altri due sono stati arrestati dagli stessi servizi locali. Alla fine, però, “tutti gli italiani sono stati rilasciati”. Il bilancio è di un ferito afghano.
 

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July 28th, 2010 at 10:24 pm

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Un amico adesso si affitta sul web, ecco Rent a Friend.

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Dalla serata al cinema allo shopping in centro, fino alla visita al museo o all’aperitivo. Sono versatili ma non proprio disinteressati visto che hanno una loro tariffa oraria, neanche troppo economica: i nuovi amici in affitto, pronti a farvi compagnia, si possono selezionare su un catalogo online. E’ l’idea che sta alla base del sito americano Rent a Friend 1, che, dopo essersi affermato negli Stati Uniti (dove può contare su 2000 iscritti) ora si espande in tutto il mondo. Italia inclusa. “Il nostro è un servizio diverso da quello dei siti per incontri, nessuno dei quali offre amicizia – spiega Scott Rosenbaum, il fondatore, un 30enne del New Jersey – qui c’è in ballo soltanto un rapporto platonico”. Il sito si vanta di essere quello che, negli Usa, offre le tariffe più basse e il database di amici più ricco. All’atto dell’iscrizione si pagano 25 dollari, mentre l’affitto di un amico costa almeno 10 dollari l’ora, con punte di 50 dollari. Alcuni di loro, infatti, possono decidere di variare la tariffa, a seconda dell’attività che viene loro richiesta. Tante le opzioni offerte: oltre alle classiche serate al cinema, al teatro o al ristorante, o anche alla giornata in spiaggia, ci si può rivolgere al sito quando si visita una nuova città, e si vuole avere qualcuno che illustri le bellezze del posto. Nel catalogo, che può contare su 218mila potenziali amici, ci sono anche persone con specifiche abilità: insegnanti di lingue straniere, istruttori di fitness ma anche di snowboarding e yoga, pittori, cantanti e ballerini, e così via. “Se avete un biglietto in più per una concerto o una partita – viene suggerito – e non avete voglia di andare da soli, potete usare Rent a friend”. Infine, si possono sborsare i 10 dollari l’ora anche solo per “chiedere un consiglio”: “Molta gente vuole soltanto dare consigli – si legge nella pagina web dedicata all’iscrizione – e può essere utile avere il punto di vista di una persona esterna”.

La ricerca di una persona con cui passare del tempo libero è molto semplice: basta digitare il codice di avviamento postale, selezionare il sesso ideale dell’amico di turno, e premere invio. Per adesso, la ricerca è limitata agli Stati Uniti e al Canada, anche se si accettano già iscrizioni da tutto il mondo, inclusa l’Italia. Le schede delle singole persone contengono ovviamente una foto, i dati anagrafici, e una descrizione caratteriale, oltre ovviamente alle attività preferite. Gli amici indicano se vogliono trascorrere del tempo con un uomo, con una donna, o indifferentemente con entrambi i sessi. Nessuno può offrire o cercare sesso, almeno non in maniera esplicita: chi dovesse contravvenire a questo punto fermo della community, sarà subito espulso. Perché a molte persone convenga offrire il proprio tempo ai gestori di Rent a Friend è presto spiegato nella sezione “fatti pagare per fare l’amico”, dove si lancia un “recruiting” a livello mondiale. E dove si svelano i vantaggi di questo genere di attività. “Potete guadagnare fino a 50 dollari l’ora e in più avrete cene e concerti gratis. Diventa il capo di te stesso. Decidi tu quanto farti pagare e quando lavorare”, si legge nel sito, che parte da questo assunto: “Nel mondo ci sono milioni di persone in cerca di amici, pronte a pagare”. Viene anche presentato uno schema di stipendio-tipo. Nel caso si decida di lavorare part-time, tre giorni a settimana, ad una tariffa oraria di 20 dollari, se ne guadagnano 480 a settimana. Se l’impegno sale a 5 giorni a settimana, sempre a 20 dollari l’ora, si possono intascare 800 dollari settimanali. Garanzie vengono fornite anche sull’assenza di sesso: “Non ci sarà alcun contatto fisico durante i vostri incontri con altri soci. Voi dovrete soltanto offrire la vostra amicizia”.

Un servizio analogo viene offerto anche da Rent a local Friend, un’iniziativa lanciata da una giornalista portoghese, e disponibile anche in Italia, a Roma e Milano. In questo caso, però, è predominante la vocazione turistica: il target è rappresentato dai viaggiatori solitari, cui viene offerta la possibilità di affittare un amico che faccia da guida turistica nella località di turno. Anche in Giappone, le agenzie che mettono a disposizioni amici in affitto sono molto diffuse: negli ultimi otto anni, sono raddoppiate. Se ne contano dieci. La più diffusa, la Office Agent, offre ai propri clienti un catalogo di mille persone.

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July 28th, 2010 at 10:13 pm

Fabri Fibra canta: “Marco Mengoni è gay”. Ed è guerra tra cantanti.

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Fabri Fibra e Marco Mengoni in guerra, per colpa di un “outing musicale”. Il primo, infatti, lo chiama in causa, nella canzone “Non ditelo”, arrivando a scrivere: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo”. E il vincitore di XFactor 3, tramite il suo profilo Facebook, fa sapere: “Quello che è successo oggi non finisce qui. State sicuri che prenderemo provvedimenti, per vie legali, con la civiltà che qualcuno, a quanto pare, non conosce”. A sostenere i due cantanti, i relativi fan, che su Facebook stanno dando vita a una guerra di commenti e gruppi. A scatenare le ire di Mengoni, è una strofa, all’interno del brano inedito “Non ditelo” parte di “Quorum”, il web album che Fabri Fibra ha reso disponibile in questi giorni sul suo sito, in download gratuito: “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia”. Seguono parole ancora più incisive, che hanno il sapore della provocazione, e che non sono piaciute a quanti vi hanno visto un’offesa mista a dispetto. Su Facebook la reazione non si è fatta attendere, con tanto di accuse di omofobia dirette contro l’autore della canzone. In poche ore, quasi 1300 persone si sono iscritte al gruppo “Raccolta firme contro la canzone ‘Non ditelo’”. “Partendo dal presupposto che ognuno ha il diritto di essere ciò che vuole, ma visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali riguardo l’identità sessuale di Mengoni – scrivono i fondatori del gruppo – è offensivo usare certe parole. Non credo che si ascolti un cantante per la sua identità sessuale. Questa è omofobia”. Sul suo profilo Facebook ufficiale si legge, in una nota, quella che è da ritenersi la replica di Fabri Fibra: “Dico la verità: non mi considero un omofobo”. Mengoni, però, non sembra aver digerito quelle parole in musica, che boccia come “spazzatura più spregevole”.

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July 21st, 2010 at 10:57 pm

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Gaetano Pini, Leoluca Orlando: “Sbagliato escludere gay da donazioni”.

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 E’ “sbagliato e discriminatorio” escludere una persona dalla donazione del sangue soltanto per via del suo orientamento sessuale. Per questo, Leoluca Orlando, presidente della commissione parlamentare sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali 1, ha deciso di intervenire nella vicenda, denunciata da Repubblica.it, del ragazzo omosessuale respinto dal Gaetano Pini 2. “Domani scriverò all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, e gli chiederò una relazione dettagliata”, spiega Orlando. Soddisfatta Paola Concia, deputata del Pd, che, insieme all’ex ministro della Salute, Livia Turco, ha preannunciato un’interrogazione parlamentare: “Più parlamentari ci sono a condurre questa battaglia e meglio è”, osserva Concia.

Gabriele donava da otto anni il sangue nel nosocomio milanese. Dallo scorso mese di aprile, però, il servizio trasfusionale del Gaetano Pini si è integrato con quello del Policlinico, che da anni non accetta il sangue di persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con altri uomini. Da qui l’impossibilità per Gabriele di continuare a donare il sangue, e la decisione di rivolgersi a un’altra struttura.

Per Leoluca Orlando si tratta di una vicenda sulla quale occorre fare piena luce: “L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue. Per questo vogliamo avere chiarimenti dall’assessore Bresciani in merito ad una decisione che lede il principio di non discriminazione previsto dalla Costituzione italiana, dal diritto europeo e da quello internazionale”. Per Orlando, inoltre, nelle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate italiane bisogna garantire non soltanto i cosiddetti LEA (i livelli essenziali di assistenza), ma anche i “livelli essenziali di civiltà”. “E’ sbagliato concentrarsi su delle categorie a rischio, ma bisogna in realtà concentrarsi sui comportamenti a rischio, che non riguardano solo le persone omosessuali, ma anche quelle eterosessuali – dice Orlando – Credo che la decisione del Gaetano Pini sia scientificamente immotivata e discriminatoria, e non garantisce l’utilizzatore di quel sangue. I sistemi di verifica sulla qualità del sangue sono così precisi da permettere dei controlli molto accurati. Quindi, non riesco a capire perché un certo tipo di sangue debba essere ritenuto inaccettabile in via pregiudiziale”. Orlando si metterà in contatto domani stesso con l’assessore competente, e, successivamente, sottoporrà la sua relazione all’attenzione della commissione parlamentare.

Paola Concia, da parte sua, presenterà domani mattina un’interrogazione urgente al ministro della Salute, per chiedergli di prendere posizione sul tema, anche sotto forma di una direttiva nazionale. “E se qualcuno dovesse dire che le Regioni sono autonome in materia sanitaria, io dico che questo è un modo per lavarsene le mani. Serve una presa di posizione chiara e non discriminatoria”, osserva la parlamentare che rivolge un appello anche ai “colleghi parlamentari del centrodestra”: “Non ho letto, da parte loro, alcuna dichiarazione. Ora vorrei che si esprimessero”.

Dopo la denuncia da parte di Gabriele, il direttore generale del Gaetano Pini, Amedeo Tropiano, aveva confermato che il suo ospedale “aderisce al protocollo per la medicina trasfusionale della Città di Milano, di cui è capofila il Policlinico”. Il Policinico, inoltre, aveva difeso il suo protocollo, sostenendo che “recentemente l’Fda (Food and Drug Administration) ha riconfermato l’esclusione dalla donazione di sangue di uomini che abbiano avuto un rapporto omosessuale anche solo una volta nella vita”. La disomogeneità delle indicazioni tra i diversi ospedali milanesi, però, ha spinto Tropiano a convocare una riunione dei diversi dipartimenti trasfusionali per la prossima settimana, in modo da stabilire una linea di condotta comune a tutti: “Ho già parlato con il mio direttore sanitario – ha detto Tropiano – e da lunedì ci attiveremo per convocare questo incontro”.

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July 18th, 2010 at 6:28 pm

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Sangue di un gay? Il Gaetano Pini non lo vuole.

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Tutto parte da Gabriele, blogger e, soprattutto, donatore di sangue. Aggiungo io: persona umana, che ha ancora la capacità di sentirsi offeso, come uomo, di fronte ad un’umiliazione cammuffata da protocollo scientifico. Da un suo post, e una successiva chiacchierata, nasce questo pezzo, scritto per Repubblica.it. Un caso “vecchio”, hanno osservato alcuni, già abituati ai diktat medievali del Policlinico di Milano. Una cosa che, però, va cambiata. E non sono io a dirlo, ma chi, dati alla mano, sa che gli etero sono più a rischio, quando si tratta di contrarre il virus dell’hiv. Il problema centrale è la terminologia: bisogna escludere chi ha comportamenti a rischio, etero o gay che sia. Non c’entrano nulla le “categorie”. Speriamo che l’interrogazione parlamentare di Paola Concia (l’unica del Pd che, insieme a Livia Turco, ha detto qualcosa) possa servire a qualcosa. Sul web, la vicenda ha provocato molta indignazione. Spero non solo tra i gay.

Sotto l’articolo.

Il servizio trasfusionale del Gaetano Pini chiude ai gay, e si aggiunge alla lista di ospedali italiani che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. Un cambio di rotta, quello del nosocomio milanese, sperimentato sulla propria pelle da un ragazzo, donatore “storico” nella struttura, che ha denunciato la vicenda sul suo blog e su Facebook. “Arrabbiato, amareggiato, deluso e triste” si definisce oggi Gabriele, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento (avendo superato i 20 prelievi). Una vicenda sulla quale ha subito deciso di intervenire Paola Concia, deputata Pd, che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione del Gaetano Pini: “E’ ora che le cose cambino”, dice la deputata. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008.

Il racconto che Gabriele fa, sul suo blog, è quello di una persona che si è sentita offesa e discriminata. “Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all’estero, nell’attesa della visita con la dottoressa responsabile”. Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: “Mi guarda dritto negli occhi ma è un po’ titubante. ‘Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione. Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay. “Non potevo credere alle mie orecchie – sottolinea il giovane – fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”.

Una posizione che la responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma via e-mail a un utente che le chiede lumi: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni passati, aveva risposto ad altri utenti che si erano lamentati di questa situazione, confermando “la validità dei suoi protocolli”.

Paola Concia reagisce con un misto di stupore e rabbia, e stenta a credere che, ancora oggi, ci siano ospedali pronti a chiudere le porte in faccia ai gay: “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. Tra le statistiche che saranno allegate all’interrogazione, una stima dell’Istituto Superiore di Sanità relativa al 2008: nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell’OMS, a livello mondiale. “In Italia – attacca la deputata lesbica – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”.

Livia Turco, quando era ministro della Salute, si occupò di un caso analogo. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco – e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. La Turco scrisse una lettera al Centro nazionale Aids e arrivò a prendere posizione contro “una decisione discriminatoria e immotivata”.

Anche per Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, si è davanti ad un provvedimento che non alcun fondamento scientifico: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”. Per la Iardino, la scelta dell’ospedale è “scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio”. Chiamando l’ospedale Pini, il personale del servizio trasfusioni, a chi si presenta come gay, dice: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”. Gabriele continuerà a donare: “E’ una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale”.

Qui il link al pezzo.

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July 17th, 2010 at 12:56 am

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Cyber-cyrano, un aiuto per trovare l’amore on-line.

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Compilano i profili sui siti di annunci, con frasi e descrizioni ad effetto, occupandosi anche di gestire le eventuali risposte e le trattative per un appuntamento dal vivo. Se poi avete i classici dubbi sulla foto giusta da scegliere, un esperto vi guiderà anche in questo difficile passo. Nati per venire incontro alle esigenze di chi non vuole correre il rischio di navigare per ore sul web, senza riuscire a trovare la persona giusta. Per una storia d’amore o una notte di passione. Un po’ ghostwriter, e un po’ esperti di marketing, sono la trasposizione moderna e virtuale di Cyrano de Bergerac, lo spadaccino dal naso lungo che, nel tentativo di conquistare la cugina, decise di scrivere lettere e poesie per conto dell’uomo che lei amava.  E proprio al personaggio raccontato dal francese Edmond Rostand alla fine dell’Ottocento si richiama esplicitamente uno dei primi siti del genere, l’americano E-cyrano.com. Il target di riferimento è rappresentato da professionisti troppo impegnati per sfogliare migliaia di volti e profili, e che magari non vogliono neanche occuparsi di gestire i primi passi della conoscenza virtuale. “Tutti possono andare in palestra – dice al Daily Telegraph il fondatore del sito, Evan Marc Katz – Ma quelli che vogliono ottenere i risultati migliori, si allenano con un personal trainer. Io sono un personal trainer per l’amore”. Una figura che, viene fatto notare, è sempre più richiesta, anche in città come New York, dove pure le occasioni per una conoscenza e una socializzazione dal vivo non mancano. “I miei clienti non sono dei perdenti – puntualizza però Katz – ma persone di successo. Il punto è che c’è un alto numero di persone che non sa come vendersi”.

Chi guida il sito sembra aver fatto proprie le regole del marketing, e sostiene che per trovare l’amore si debba vendere bene il prodotto, cioè se stessi.  “Questo genere di aziende è in costante crescita – spiega alla BBC Mark Brooks, editor di Online Personals Watch, specializzato nel monitoraggio delle tendenze nel settore degli annunci – C’è una richiesta molto elevata da parte di chi ha cercato l’anima gemella e non l’ha trovata. Molti vogliono evitare la sensazione di rifiuto che si prova quando un messaggio non riceve risposta”. Ogni appuntamento che si riesce ad organizzare per il proprio cliente si traduce in un guadagno per il cyber-Cyrano, anche se ci sono delle tariffe fisse, non proprio economiche. La compilazione di un profilo può costare 180 euro, mentre parlare con una guida che dà consigli su come trovare la donna ideale costa anche 100 euro l’ora. Per 149 dollari, E-Cyrano, che al momento promette una “svendita da recessione”, offre un’ora di conversazione telefonica con un consulente, che scriverà il profilo del cliente: si garantiscono due opzioni da 200 parole ciascuna. Generalmente, si compila una descrizione del soggetto che pubblica l’annuncio (quella che nei siti per gli incontri finisce nella sezione “informazioni su di me”) e una della persona che si sta cercando. Volendo risparmiare, si possono spendere 39 dollari: in questo caso, la conversazione telefonica si riduce a 20 minuti, ma il consulente potrà soltanto rivedere un annuncio già scritto, correggendo eventuali errori. I ghoswriter si considerano sì dei venditori, ma con una vocazione poetica.

Anche il sito VDA (Virtual Dating Assistants) assiste i propri clienti dai primi passi fino all’appuntamento. Non solo, quindi, si suggeriscono testi in grado di cattuare l’attenzione di chi si trova dall’altra parte dello schermo, ma si selezionano anche le donne a cui scrivere, e si occupano di fissare il primo appuntamento. La società arriva a garantire dai 2 ai 5 appuntamenti al mese. In cambio, però, chiede una tariffa che non è alla portata di tutte le tasche: si va dai 470 e ai 950 euro mensili. In quest’ultima costosa opzione c’è anche una seduta speciale per prepararsi al momento dell’appuntamento. Nel pacchetto è incluso anche il ritocco digitale della foto del profilo, per eliminare eventuali imperfezioni. Chi volesse far comunque da sé, può limitarsi a comprare una guida scritta con 10 consigli, nella versione per lui e in quella per lei: costa 27 dollari.

Buona parte di queste aziende si trova in America, anche se i suoi clienti vivono nel Regno Unito, in Canada, Australia, Messico e Sud America. “Trovare l’anima gemella sul web – dice Scott Valdez, fondatore della VDA – è tutta una questione di selezione”. Una selezione quasi sempre a senso unico: l’80% dei clienti di quest’ultima azienda è rappresentato da uomini, anche se la percentuale starebbe scendendo. “Il servizio che offro – continua Valdez – è come una campagna di telemarketing. I siti per appuntamenti sono dei posti attraverso i quali selezionare le masse per identificare la potenziale metà”.  

Ma quali consigli vengono dati a chi vuole “vendersi” nel miglior modo possibile? I consulenti suggeriscono di evitare gli errori di grammatica, che possono colpire negativamente chi legge l’annuncio. Poi bisogna essere specifici: evitate gli aggettivi, e piuttosto che definirvi “persone spontanee”, fornire un esempio di una circostanza in cui lo siete stati. Anche la scelta della foto è importante. I gestori del sito “Ok Cupid”, ad esempio, consigliano di sorridere e di fissare l’obiettivo, magari con uno sguardo ammiccante. Meglio optare per delle foto in cui si è impegnati in un’attività che potrebbe essere al centro di una conversazione: ad esempio, fatevi vedere mentre suonate la chitarra, oppure mentre vi immergete sott’acqua. Un settore, questo degli assistenti virtuali, che non conosce crisi: “Siamo come le imprese di pompe funebri. C’è sempre richiesta, perché la gente cerca in continuazione l’amore”, sostiene il fondatore di e-Cyrano

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July 14th, 2010 at 10:33 pm

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Gay Pride, i vescovi contro la Carfagna: “Si scusi”.

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 ”Una ragazzina”, che ha sbagliato, e “dovrebbe chiedere scusa”. Usano parole dure, per criticare la presa di posizione del ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, sul Gay pride romano, sabato scorso. Quel giorno, l’esponente del governo aveva definito la sfilata “una manifestazione gioiosa, serena e partecipata”, e aveva preso le distanze da uno striscione omofobo fatto affiggere a Roma da Militia Christi (“le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose”, aveva detto). Parole che non sono piaciute ai vescovi interpellati dal sito di ultratradizionalisti cattolici, Pontifex, dal quale spesso si levano attacchi ai gay. Ma anche un altro esponente del governo, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alla Famiglia, arriva a prendere le distanze dalla Carfagna.

Per l’arcivescovo di Trani, monsignor Giovanni Battista Pichierri, “i ministri dovrebbero usare maggior prudenza nella dichiarazioni e non è pensabile che un rappresentante istituzionale sia pur in perfetta buona fede, tolleri e avalli una manifestazione nella quale si prenda a male parole il Papa, capo del cattolicesimo, ma anche capo di uno stato estero, non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente”. E, quanto alle parole su Militia Christi, è netto: “Mi pare esagerato. Se bisogna essere tolleranti, questa misura va utilizzata con tutti, cattolici inclusi che non sono la cenerentola”. Più duro ancora Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza. Riferendosi alla Carfagna, dice: “Quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito”. Alla domanda sul “perché sia stata fatto ministro”, l’esponente cattolico risponde: “Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene”. Serafino Sprovieri, vescovo Emerito di Benevento, contesta la definizione di “gioiosa” usata dal ministro: “Io non so che cosa abbia visto di gioioso, soltanto mi risulta che un ministro della Repubblica avalli ed esalti manifestazioni nelle quali si attacca il Papa, che è un simbolo religioso e un Capo di Stato estero, una cosa francamente sconcertante e il ministro bene avrebbe fatto a tacere con prudenza e buon senso”. Anche le critiche ai cattolici che hanno contestato il Pride sono fuori luogo: “Siamo al paradosso. Si celebra il trionfo dell’anormalità e si punisce chi, cattolico, ha tutto il diritto a protestare per queste cose insensate e fuori ogni logica, siamo nella cloaca”. Il vescovo emerito ne ha anche per “un governo che dice di rispettare i valori cattolici”: “A parole, molti pensano di servirsi della Chiesa a fini elettorali e sbagliano. Noi sappiamo distinguere i veri cattolici, dai falsi profeti e tireremo le somme quando sarà il momento opportuno. I cattolici valutino attentamente chi si comporta in modo coerente. Non basta fare voti di formale vicinanza, bisogna essere coerenti e quelle affermazioni di un ministro ci offendono, se il Governo si sente vicino alla Chiesa come afferma, la smentisca”. Sulla stessa lunghezza d’onda, il vescovo Emerito di Alghero, monsignor Antonio Vacca. Parlando con Pontifex, dice: “Mi domando dove stesse il ministro e che cosa le hanno riferito, evidentemente ha ricevuto false informazioni. Comunque sia, sfilate in cui si ingiuria il Papa non possono essere elogiate pubblicamente da un ministro della Repubblica, considerata la sua natura istituzionale e quella del Papa”. E’ marcata la presa di distanza della Carfagna per le parole sul movimento cattolico politico Militia Christi: “Questo secondo aspetto mi sembra ancor più grave in quanto se è giusto difendere i gay da ogni forma discriminatoria, poi non si passi all’eccesso opposto, ossia discriminare chi professa altrettanto pacificamente e con manifesti, il suo dissenso. Insomma, il ministro ha sbagliato e farebbe bene a chiedere scusa per quelle affermazioni davvero incaute e fuori tono”.

Gli attacchi, sul fronte religioso, sono completati da monsignor Gianfranco Todisco, vescovo titolare di Melfi, che pure, parzialmente, prende le distanze da Militia Christi: “Il ministro indubbiamente ha sbagliato nei modi e tempi della sua uscita, forse non ha visto le immagini. Non saprei. In quanto alla manifestazione dei cattolici ho visto il contenuto dello striscione e del manifesto ed anche loro potevano abbassare i toni. Forse si poteva elogiare la bellezza dell’amore e del matrimonio tra uomo e donna, al posto di usare parole forti. Ma vorrei dire che il ministro delle Pari opportunità ha usato due criteri diversi: ferma con i cattolici e conciliante ed entusiasta con i gay e questo non va bene. Due criteri diversi e vengono penalizzati sempre i cattolici in un mondo nel quale la diversità sembra diventata regola e la normalità eccezione”. Su come sia “riuscita a diventare ministro”, suggerisce: “Bisogna chiederlo al Presidente Berlusconi, io non so rispondere. Spesso in politica prevalgono scelte diverse dal merito vero e reale”.

Anche dal governo, però, si leva una voce critica: è quella di Giovanardi, che prende le distanze dalle sua collega. Riferendosi al comunicato diffuso nel giorno del Pride, dice: “Io penso alla mia nota che è stata emessa a nome del governo e rappresenta l’orientamento ufficiale dell’esecutivo che a tale nota si richiama. Non intendo alimentare polemiche con nessuno e non voglio che le mie affermazioni siano strumentalizzate o mal riportate. Ma la nota del ministro Carfagna era del pomeriggio. Lo ribadisco, la posizione del governo italiano è quella espressa dalla mia nota”.

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July 7th, 2010 at 11:11 pm

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Caso Brancher, le critiche della stampa estera.

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“Una crisi che scuote il governo di Silvio Berlusconi”, minacciandone “la stabilità”. Un colpo “imbarazzante” per il premier, che deve far fronte alle crescenti “divisioni all’interno della sua maggioranza”, in uno “dei momenti più difficili” da quando il Cavaliere ha vinto le elezioni. La notizia delle dimissioni di Brancher fa il giro del mondo, e in poche ore è sui principali siti di informazione.

Sia il Financial Times 1 che il Wall Street Journal 2, nelle loro edizioni on-line, titolano parlando di un “colpo a Berlusconi”. Il primo, ripercorrendo la vicenda del contestato ministro, “ex manager nel gruppo Fininvest”, evidenzia come la sua nomina sia stata seguita da una “serie di problemi”. Un “colpo imbarazzante al governo di centrodestra”, che è riuscito a “far arrabbiare il principale alleato di Berlusconi, la Lega Nord”, e ha spinto persino il presidente Giorgio Napolitano “a fare un raro intervento”, a proposito della decisione iniziale di Brancher di fare ricorso al legittimo impedimento. Il Financial Times, che ricorda come queste siano le seconde dimissioni di un ministro nell’arco di due mesi (dopo quelle di Claudio Scajola), cita anche “lo scompiglio all’interno del Partito della Libertà, all’interno del quale il co-fondatore Gianfranco Fini ha dichiaratamente messo in discussione la leadership di Berlusconi”. Fattori questi che stanno alimentando le discussioni circa la possibilità di nuove alleanze e “di elezioni anticipate”. Il Wall Street Journal parlando delle “crescenti divisioni nel governo di centro-destra” e della “difficile fase della premiership di Berlusconi”, si sofferma sulle caratteristiche della legge del legittimo impedimento, cui il premier “ha fatto ricorso in due diversi processi”.

Le dimissioni di Brancher – sottolinea il WSJ nella sua edizione on-line – rappresentano un nuovo “colpo per Berlusconi, mentre deve fronteggiare un conflitto con il presidente italiano, con il suo alleato chiave e il presidente della Camera Gianfranco Fini”. In Australia, il Sydney Morning Herald, riprende un lancio d’agenzia della Agence France-Presse, e ricorda come la “nomina a ministro” di Brancher “sia stata duramente criticata dall’opposizione, che, dando una rara prova di unità, “ha calendarizzato una mozione di sfiducia un Parlamento”. Una vicenda, spiega la AFP, che ha “aumentato le divisioni nella maggioranza di centrodestra”, tanto che Gianfranco Fini “ha tacitamente minacciato di votare con l’opposizione nella mozione di sfiducia”. Lo stesso lancio della AFP compare anche sul sito del francese Le Figaro 3. L’Irish Times 4, invece, pubblica un lancio della Reuters, e oltre a ricostruire le tappe della vicenda, parla del “calo di popolarità che si trova ad affrontare Berlusconi, alle prese con i conflitti con i suoi alleati”.

Passando alla Germania, la notizia viene riportata dai principali siti dei quotidiani. A partire da quello della Sueddeutsche Zeitung 5, che, citando lo “scandalo giudiziario”, titola: “L’amico di fiducia di Berlusconi deve dimettersi”. “A poche settimane dalla nomina, un ministro italiano si è dimesso per via di uno scandalo giudiziario”, si legge sulla SZ, che ricorda come Brancher abbia irritato lo stesso governo per aver voluto fare ricorso al legittimo impedimento. Soluzione cui “ha dovuto rinunciare, dopo le pressioni ricevute”. Una legge che, scrive la SZ, permette “da mesi a Berlusconi di aggirare appuntamenti in vari processi”. Particolare messo in luce anche dalla versione on-line di “Die Zeit: “A pochi giorni dalla nomina, il ministro aveva cercato di utilizzare una norma sull’immunità per i membri del governo. Norma di cui si è più volte servito Berlusconi”. “La ritirata di Brancher – si legge sul sito tedesco – è un nuovo contraccolpo per il presidente del consiglio Berlusconi. Appena lo scorso mese di maggio, il suo ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, si era dimesso”.

Sempre in Germania, Focus mette in luce il passato di Brancher nel gruppo Fininvest e tutte le critiche che la sua nomina ha provocato, sia nell’opposizione che nella stessa maggioranza. Lo spagnolo El Mundo titola: “Si dimette un ministro di Berlusconi, a due settimane dalla nomina”. “Una nuova crisi scuote il governo di Silvio Berlusconi – è l’incipit del pezzo in spagnolo – Aldo Brancher, amico intimo del Cavaliere, nominato ministro appena 17 giorni fa, si è dimesso questa mattina”. Una nomina, quella di Brancher, che aveva fatto sorgere il sospetto che il ministro volesse usare la sua carica per utilizzare il legittimo impedimento, evitando così di presentarsi di fronte ai giudici. Ma, ricorda El Mundo 6, anche in seguito all’intervento di Napolitano, Brancher “è stato obbligato a rinunciare al legittimo impedimento”, fino alle pressioni di Berlusconi perché si dimettesse.

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July 6th, 2010 at 10:29 am

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Inchiesta/Affitto ad un gay? L’odissea per trovare casa.

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“No gay. No animali”. L’annuncio non lascia spazio a dubbi: pr condividere l’appartamento si escludono tassativamente le persone omosessuali. Trovare una casa in affitto può essere difficile. Per un gay lo è ancora di più, come dimostrano le email spedite in risposta ad alcuni annunci pubblicitari. E una serie di telefonate effettuate da Como a Catanzaro. “Non rientra nei parametri”, “l’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. Il campionario dei rifiuti omofobi è vasto, e viene spesso articolato con imbarazzo, oppure con una più sfacciata fierezza. Una richiesta di spiegazione, generalmente, termina con un “non me la sento”.

Negli annunci pubblicati sul web, sui portali che, generalmente, vengono utilizzati dagli studenti per cercare camere o posti letto, può quindi capitare di imbattersi nella postilla “no gay”. Sul sito Kijiji, ad esempio, l’affitto per un posto letto nella zona di Rogoredo esclude rigorosamente alcune categorie di persone: “No fumatori, no chi russa, no gay e solo per persona seria in grado di pagare l’affitto”. Stesso tenore un annuncio per una camera singola, in via Amendola, a Bologna. Nell’appartamento vivono altri due lavoratori. La filosofia della casa è così sintetizzata: “No gay. No party. No fumatori”. Anche a Lissone si affitta una stanza, in un appartamento di tre vani, solo a “persone referenziate”, e si puntualizza: “uomini etero, no gay”.
Anche chi è in cerca coinquilini, tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato. È il caso di un giovane in cerca di una stanza, a Milano, da settembre: “Sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Una email per chiedere chiarimenti si è rivelata vana e non ha portato a nessuna risposta. Su circa 50 email inviate per altrettanti annunci per l’affitto di appartamenti e camere, e in cui si dichiara esplicitamente l’orientamento sessuale, hanno risposto positivamente in venti. Si tratta in prevalenza di agenzie immobiliari.

Più sfaccettati i comportamenti dei proprietari o degli altri inquilini, quando il contatto avviene via telefono. Il “no” può arrivare dopo qualche momento di imbarazzo, oppure si cerca di prendere tempo, rinviando la decisione. A Napoli, per una camera al Vomero, dopo un primo contatto, in cui la proprietaria chiede qualche giorno di tempo per parlare con l’inquilino che già vive nella casa, il rifiuto è netto: “Gli ho parlato, ma mi ha detto che non era molto favorevole. Non se la sente”. Eppure la stanza è singola. Netto anche un ragazzo studente di Catania. In questo caso si tratta di condividere una camera doppia. Prima tentenna, ma poi si decide: “Per me sinceramente è un problema, perché non ho mai avuto un’esperienza tale nella mia vita. La cosa non mi alletta tanto”. Inutile spiegargli che il condividere un appartamento, non significa necessariamente dormire nello stesso letto.
Da Catanzaro, invece, per una casa di tre stanze, ancora tutte da locare, il rifiuto è così motivato: “Lasciamo perdere. Non so se riusciamo a trovare altri”. Il timore del locatore, è che altri inquilini potrebbero eventualmente non “essere d’accordo”. E se gli si fa notare che le stanze sono singole, lui replica convinto: “Ma il bagno e la cucina sono unici”. Da Como, poi, una donna risponde che un inquilino gay viene scartato perché non può essere definito “nei parametri”. Inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Ma non potete chiedergli un parere? “No, so già che non sta nei parametri”.
A Roma, anche qui per una stanza, nella zona della Prenestina, dopo una iniziale esitazione il proprietario preferisce “lasciar perdere”, perché “nell’altra stanza c’è un ragazzo e non so se la cosa può creare problemi”. Ci sono anche casi di persone che cercano di rinviare il rifiuto, utilizzando il classico “mi lasci il numero e le farò sapere”. Da Milano rispondono: “Va bene, a patto che non inviti altri amici”. Una signora, a Roma, di fronte alla richiesta di prendere in affitto un appartamento, per due persone, ha dapprima esitato, e poi – saputo che solo uno dei due aveva la busta paga – ha preferito declinare l’offerta. Una proprietaria romana ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”.

Naturalmente ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento. Più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari. Anche per evitare contrattempi, sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, oppure richiedendo un alloggio “gay-friendly”. Il portale Easy Stanza, dedicato alla ricerca di camere e posti letto, permette già ad ogni utente di indicare il proprio orientamento, e anche quello del coinquilino “ideale” che si sta cercando.

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July 5th, 2010 at 11:42 am

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Caso Brancher, su forum esplode ira leghisti.

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Il popolo della Lega non ci sta. I militanti del movimento di Umberto Bossi sono arrabbiati, con Silvio Berlusconi, ma anche con i loro vertici. Se in molti non avevano apprezzato la nomina del fedelissimo del Cavaliere a ministro per l’Attuazione del federalismo, ora che Aldo Brancher si è affrettato a chiedere il legittimo impedimento 1, lo scontento è palpabile e si traduce in paginate virtuali di critiche rabbiose. Su Facebook, dai profili più o meno ufficiali delle sede locali della Lega, fino ai forum ufficiali. E’ il caso di quello dei Giovani Padani, dove, sin dal giorno della nomina di Brancher, vari utenti avevano già presagito ciò che sarebbe successo. “E’ stato fatto probabilmente ministro – scrive Danige – perché i suoi processi per le maxitangenti prese da Fiorani e lo scandalo Bpl-Antonveneta stanno giungendo al termine e per evitare che venga condannato e messo in galera con enorme ennesimo smacco per il Pdl e Berlusconi, gli si è dato un ministero senza portafogli sostanzialmente senza deleghe e competenze ma sufficiente per avere tutte le immunità ministeriali”. E’ d’accordo anche Matt06, per il quale la sua nomina è “una mossa per salvare il collega dalle inferriate”. “Uno schifo”, per l’utente Grenald, mentre qualcun altro attacca: “Il ventiquattresimo ministro in un governo che per caste fa rimpiangere il clientelismo del governo D’Alema”. E quando ormai è chiaro che Brancher, a pochi giorni dal conferimento dell’incarico, ha deciso di usare “tatticamente” lo scudo del legittimo impedimento, si parla esplicitamente di uno “scandalo” e si inizia a puntare il dito contro Berlusconi ma anche verso i leader del Carroccio.

“Solo in Italia possono succedere cose simili – attacca Xiver90 – Bisogna avere una gran faccia di bronzo per fare una nomina del genere. Per fortuna che l’Italia ha perso i mondiali, così un pallone che rimbalza di qua e di là non distrarrà la gente dai veri problemi che affliggono da troppo tempo questo assurdo Stato. Ma che vadano tutti in mona: Berlusconi e anche il suo stupido partito”. L’utente maxpadanolibero chiama direttamente in causa il suo partito: “Sono senza parole. E non condivido assolutamente il silenzio della Lega, è incredibile. Ministero sul Federalismo a un corruttore berlusconiano e non a un nostro, che poi usa una legge per pararsi il culo che noi abbiamo approvato a denti stretti per ottenere il federalismo. Praticamente ce lo stiamo prendendo tre volte in un colpo solo. E taciamo compiaciuti”. Qualcuno propone di fare buon viso a cattivo gioco: puntare alla riforma federale, chiudendo un occhio sulla vicenda Brancher: “Ministro delle Riforme per il federalismo è e rimane Umberto Bossi, tutto il resto sono solo balle. Brancher avrà qualche delega secondaria ma non me ne può fregare di meno: il nostro obiettivo rimane sempre quello, ed è logico che per raggiungerlo dovremo ingoiare ancora tonnellate di cose che non ci piacciono, ma che problema c’è se per non fare andare a processo qualcuno in cambio otteniamo un passo avanti verso la libertà?”. Posizione che, per adesso, non trova nessuno d’accordo: “Passi fare la leggina ad hoc per il nano di Arcore, ma qua stiamo salvando cani e porci. Fare questo ministro all’attuazione del federalismo poi è una grande presa per i fondelli, per noi”.

L’eco della rabbia arriva anche sul profilo dell’europarlamentare leghista, Matteo Salvini. Un utente che si firma Stefano D. è netto: “A me scusa ma questo ministro Brancher mi puzza un po’. Siamo noi i garanti per l’attuazione del federalismo! Che si faccia processare!”. Sulla pagina della Lega per Fiume Veneto ci si chiede: “Chi si proclama nuovo poi si spartisce le poltrone alla vecchia maniera! Qualcuno aveva forse dubbi?”. Anche Max Parisi, giornalista della Padania prima, anima di Telepadania poi, non risparmia critiche dalla sua pagina Facebook: “Venghino siori, venghino: tutti quelli che hanno rogne giudiziarie come Brancher si faccian far ministri dal capobanda e via, tutto risolto”. Qualche commentatore gli chiede di intervenire: “Max fate qualcosa. La vicenda Brancher va al di sopra delle idee politiche. E’ una vergogna per le persone che ogni giorno si fanno un mazzo tanto per tirare avanti. Fino a dove si possono spingere i compromessi?”.

Qualcuno avanza un sospetto: “O Bossi è veramente stato truffato oppure è complice fino al midollo”. Luciano, in un commento, si rivolge direttamente al premier: “Caro presidente Berlusconi, l’ho seguita entusiasticamente da 16 anni dalla fondazione di Forza Italia. Ora lei mi ha profondamente deluso. Il ricorso al legittimo impedimento da parte del neo-ministro senza portafoglio Brancher è stato talmente repentino da sorprendere persino chi non aveva dubbi sul fatto che dietro la strana nomina ci fosse, in realtà, solo il desiderio di aggirare il procedimento giudiziari”. Delusione che serpeggia anche nelle parole della leghista Teresa: “Se penso a tutti i gadget che ho venduto, ai volantinaggi, ai gazebo alle tessere vendute. Io ho amato la Lega ed è per questo che sono stufa di farmi prendere per il …”.

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June 28th, 2010 at 1:46 pm

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