Archive for the ‘Repubblica.it’ Category
Cercansi astronauti professionisti per gestire hotel spaziale.
Cerchiamo astronauti professionisti per un posto di lavoro a tempo indeterminato”. Con questo annuncio, il primo del genere da parte di un’azienda commerciale, l’americana Bigelow Aerospace ha avviato la ricerca di personale disposto a prendere parte alle sue future missioni spaziali. E, vista la decisione del presidente americano, Barack Obama, di annullare il programma di esplorazione lunare della Nasa, potrebbe essere un’opportunità da cogliere al volo. L’offerta di lavoro, però, è rivolta esclusivamente a candidati che abbiano maturato esperienze specifiche nel settore. Il contratto è a tempo pieno, e la sede di lavoro mista: si va da Las Vegas, dove si trova l’azienda, ad una stazione nello spazio. Dietro alla Bigelow Aerospace, fondata nel 1998, c’è l’eccentrico miliardario Bob Bigelow, noto anche per essere a capo di un impero di motel a basso costo, i Budget Suites of America. I suoi progetti sono ambiziosi: dopo aver già lanciato due modelli di stazione orbitante (Genesis I e Genesis II), è pronto a spedire nello spazio una vera stazione abitabile nel 2014. Naturalmente, per farla funzionare, dovrà assumere astronauti.
L’annuncio, pubblicato, oltre che sul sito dell’azienda, su alcune pagine web specializzate, è molto preciso, per quanto riguarda i requisiti minimi richiesti. Oltre ad un diploma di laurea, si richiede un’esperienza almeno decennale, che abbia previsto la partecipazione ad una missione spaziale ufficiale. Gli aspiranti candidati devono anche aver superato un programma di formazione in un’agenzia spaziale governativa o comunque riconosciuta ufficialmente. Ulteriori tipi di formazione (ad esempio, a livello medico) non sono essenziali, ma sono “sicuramente graditi”. Condizioni queste che restringono il campo dei potenziali candidati ad appena 500 persone in tutto il mondo.
Chi sarà assunto, dovrà però lavorare su più fronti, anche sulla Terra. La parte più affascinante prevede l’impiego nel complesso spaziale “Bigelow Aerospace Station”, dove gli astronauti dovranno occuparsi di tutti gli aspetti relativi alla sicurezza, oltre che del mantenimento della stessa stazione. Saranno anche chiamati ad assistere i clienti nei loro eventuali esperimenti. Il lavoro sulla terraferma, invece, sarà soprattutto di pubbliche relazioni e formazione. I neoassunti, infatti, si occuperanno di trovare nuovi clienti (e finanziatori), assisteranno gli uffici preposti nello studio di nuove navicelle e, ovviamente, prenderanno parte ai test sui veicoli, prima e dopo una missione nello spazio. Infine, saranno parte attiva nel programma di formazione di nuovi astronauti.
Nell’annuncio non viene fatto alcun riferimento allo stipendio. Non è, comunque, l’unica opportunità che l’azienda offre agli appassionati del genere (a patto che siano americani o residenti permanenti): in una pagina web compaiono in tutto 43 offerte, prevalentemente per ingegneri e tecnici, ma anche responsabili della sicurezza ed esperti di modelli in scala. Nella sua iniziativa spaziale, il miliardario Bigelow sembra essersi ispirato anche alla sua attività di imprenditore del settore alberghiero. Il suo piano, infatti, è quello di dar vita ad una serie di hotel orbitanti, per turisti facoltosi. Ma cercherà anche di sbarcare sulla Luna e persino su Marte. E se la concorrenza è agguerritissima (a cominciare da Richard Branson, patron della Virgin), l’imprenditore americano promette di abbattere i prezzi di questi viaggi, portandoli fino ad una fascia compresa tra i 33mila/67mila mila euro a testa. I moduli abitativi che la Bigelow sta sviluppando sono collegati tra loro, in modo da formare una complessa stazione spaziale. Il loro lancio dalla Terra avverrebbe in forma compatta, mentre solo nello spazio raggiungerebbero le loro dimensioni regolari. Altro progetto allo studio è quello di una navicella in grado di trasportare 100 passeggeri, oltre a 50 membri dell’equipaggio, per offrire viaggi intorno alla Luna.
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Ku Klux Klan, denunciato referente italiano.
Sperava di reclutare, attraverso il Web, xenofobi e razzisti, pronti a scendere in campo per “la difesa della stirpe bianca”. Era il referente italiano del Ku Klux Klan, l’organizzazione americana nata nel 1865, che, evidentemente, sperava di poter approdare anche nel nostro Paese. Repubblica.it ne aveva parlato nel novembre scorso, e le ricerche erano partite proprio dal nostro articolo. Ma dopo quattro mesi di indagini, la polizia postale è arrivata ad individuare le mani che hanno firmato proclami e appelli, spesso attacchi durissimi a immigrati, gay, ebrei. Dietro a quelle pagine virtuali si nascondeva B. A., uno disoccupato incensurato di 33 anni, residente in provincia di Modena, già noto per aver partecipato a manifestazioni della destra estrema e per aver fatto parte degli skinhead. E’ stato denunciato in stato di libertà per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l’attività di movimenti che hanno il medesimo scopo.
Con l’operazione denominata “KKK Italia”, gli agenti hanno smascherato l’uomo che curava la sezione italiana del sito degli United northern and southern knights of the KKK (l’acronimo è Unsk). Un movimento che rappresenta la principale ramificazione americana del Ku Klux Klan, e che in Europa ha lanciato diversi “reami”: oltre a quello italiano, se ne contano in Germania, Belgio e Regno Unito. Arrivare a lui non è stato facile. Il server del sito (www. unskkk. com) non si trova in Italia, e l’unico riferimento che avevano gli agenti era un’e-mail, attraverso la quale B. A. manteneva presumibilmente i contatti con la sede-madre, in America, e con chi si faceva avanti per avere informazioni. Prima di bussare alla porta della sua casa, nella quale vive con i genitori, la postale ha voluto verificare se ci fossero altri complici e, ad oggi, le indagini continuano.
“Quando ci siamo presentati a casa sua – dice Andrea Rossi, dirigente del compartimento polizia postale e delle Comunicazioni del Lazio – non ha negato le sue idee politiche. Ha cercato di prendere le distanze dal sito, ma le nostre indagini hanno dimostrato che l’e-mail presente sulla pagina Web era la sua”. Per non farsi scoprire, si era anche servito di una serie di accorgimenti informatici che, però, non hanno impedito alla polizia di rintracciarlo. Nella sua abitazione, è stato trovato “materiale informatico” (anche fotografie), che dimostra le sue simpatie politiche per il movimento skinhead e che sarà ora analizzato. “Ci siamo mossi quando abbiamo visto che questa organizzazione americana – racconta a Repubblica. it il dirigente della postale – aveva una ramificazione italiana. Trattandosi di una pagina in italiano, eravamo convinti che dietro ci fosse un cittadino residente nel nostro Paese, soggetto dunque alle nostre leggi. Da quello che ci risulta, comunque, non era riuscito a coinvolgere molte persone”. Le attività sul sito americano, ovviamente, proseguiranno. Ma per gli inquirenti “è stato importante individuare il suo punto di riferimento italiano”, sottolinea Rossi, anche “per stroncare ogni ulteriore attività di proselitismo”. “Si è trattato di un’operazione esemplare – fanno notare gli inquirenti – che dimostra anche quanto sia difficile individuare i responsabili di siti come questi. La persona in questione aveva occultato i suoi riferimenti su internet, e per questo abbiamo impiegato più tempo per arrivare a lui”.
Nella sezione italiana dell’Unsk curata dall’uomo, si annunciava “l’apertura delle iscrizioni” al movimento e si lanciava un appello ad aderire al movimento: “Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano”, scriveva l’uomo che è stato ora denunciato.
Immediati i commenti nella galassia virtuale della destra estrema. La notizia della denuncia di B. A. ha iniziato a fare il giro dei forum, da quello non ufficiale di Forza Nuova a quello dei “nazionalisti bianchi”. “E’ arrivata l’inevitabile repressione poliziesca e liberticida”, sentenzia un utente. Se qualcuno “esprime solidarietà” altri promettono che un giorno si “pagheranno questi atti contro la libertà e contro loro stessi”.
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Parcheggio per disabili, con ParkTutor stop ai furbi.
Si chiama “ParkTutor” ed è un nuovo sistema anti-furbi che dovrebbe scoraggiare l’occupazione abusiva dei parcheggi per disabili, da parte di chi non è titolare del contrassegno. La tecnologia, che sarà presentata in anteprima europea domani, a Roma, rende anche impossibile la falsificazione del pass, dal momento che si basa sull’utilizzo di uno speciale badge assegnato al disabile. Badge che non può essere in alcun modo riprodotto, contraffatto o ceduto ad altri visto che si basa sull’impronta digitale dell’a utomobilista. Attualmente è in fase di sperimentazione nel comune di Sesto San Giovanni. Il suo meccanismo di funzionamento è semplice. Lo spiega Felice Caruso, responsabile commerciale dell’a zienda milanese Park Busy, che lo ha brevettato alla fine del 2008.
“Il sistema si basa su un badge assegnato al disabile: quando parcheggia nell’area a lui riservata, viene attivato un dispositivo che, tramite un radiolocalizzatore installato sul posto, invia un messaggio ai computer della centrale operativa della polizia locale” . Nel caso in cui lo spazio dovesse essere stato occupato da persone non autorizzate, il radiolocalizzatore invierà un avviso alla centrale della municipale, che potrà inviare sul posto una pattuglia. Quanto ai costi, l’azienda fa notare che sono contenuti: “Ogni parcheggio può costare dai 200 ai 600 euro – spiega Caruso – Ma la cifra varia molto, quando ci troviamo di fronte a molti parcheggi ravvicinati. Ad esempio, a Sesto San Giovanni ne sono stati montati 32 su una stessa piazza: in quel caso il costo è sceso, perché è minore il numero di dispositivi fissi da installare”.
Il sistema, viene fatto notare, “dovrebbe anche consentire un notevole risparmio di energie da parte delle polizie locali”, impegnate nel contrasto della sosta irregolare. Secondo le ultime statistiche disponibili, a Roma circolano poco meno di 60mila permessi per disabili, associati a oltre 130mila targhe auto, mentre i parcheggi riservati ai disabili sono 18mila. Il nuovo sistema sarà illustrato domani e venerdì, nel corso del convegno sulla sicurezza urbana organizzato da Ancupm (l’Associazione nazionale comandanti e ufficiali dei corpi di polizia municipale). Nei giorni scorsi, l’assessore capitolino alla mobilità, Sergio Marchi, aveva detto che a Roma, entro la fine dell’anno, dovrebbe partire la sperimentazione di uno speciale chip elettronico per il controllo dei posti auto dei disabili.
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Vivibilità, Roma al 51° posto batte New York.
Battuta da Vienna, Berlino, Parigi, per un soffio da Milano, ma avanti rispetto a Londra, New York e Atene. La capitale si piazza al cinquantunesimo posto nella classifica mondiale delle città più vivibili stilata, ogni anno, dal centro studi dell’Economist. Centoquaranta le metropoli prese in esame, dall’Europa all’America settentrionale, fino all’Africa e all’Asia. Roma e Milano sono le uniche due città italiane inserite in questa speciale classifica, nella quale sono divise da appena due posizioni: Milano è, infatti, 49esima.
Una radiografia, questa dell’Economist Intelligence Unit, che si basa sull’analisi di cinque macro-categorie: stabilità, sanità, cultura e ambiente, educazione e infrastrutture. All’interno di questi gruppi, ci sono altri trenta indicatori, qualitativi e quantitativi, ciascuno con un punteggio specifico, assegnato incrociando i dati forniti da analisti locali e una serie di statistiche. Ogni fattore, nelle singole città, può essere definito in cinque modi diversi: accettabile, tollerabile, disagevole, sgradevole, e, infine, intollerabile. Il risultato finale è un punteggio compreso tra 0 e 100: il minimo indica delle condizioni di vita intollerabili, mentre il massimo, ovviamente, si riferisce ad una città con condizioni di vita ideali.
Quest’anno, come anche era stato nel 2009, la medaglia d’oro è andata alla canadese Vancouver, che ospita in questi giorni i XXI giochi olimpici invernali. Con un punteggio di 98 rasenta la perfezione. Roma, invece, si aggiudica 89 punti (contro gli 89,5 di Milano, alla base della posizione leggermente distanziata in classifica), che le permettono di collocarsi in una fascia comunque ritenuta alta (quella tra 80 e 100). Un punteggio, quello romano, sicuramente superiore alla media mondiale, pari a 76. Certamente non da top 10, anche a giudicare dai piazzamenti di altre concorrenti europee, decisamente più vivibili di Roma. Andando ad analizzare nel dettaglio le ragioni della sua posizione in classifica, si vede che il risultato migliore è stato ottenuto nella macro-categoria dell’educazione (100), seguito da quello delle infrastrutture (92,9). A livello di cultura e ambiente, Roma e Milano hanno lo stesso punteggio (91,7) così come per quanto riguarda la sanità (87,5). Le città che hanno totalizzato meno di 50 punti (prevalentemente asiatiche, indiane o africane) sono quelle in cui, usando la definizione del rapporto, “buona parte degli aspetti della vita è seriamente limitata”.
Rispetto alla classifica del 2009, la posizione della capitale è rimasta sostanzialmente invariata, avendo questa scalato un solo gradino. Lo stesso ha fatto Milano, che è passata dalla 50esima posizione alla 49esima attuale. A scorrere tutta la classifica, si vede che meglio della capitale hanno fatto molte altre città europee: Barcellona (35esima), le tedesche Duesseldorf (33esima), Francoforte (18esima) e Amburgo (14esima), Amsterdam (26esima), Copenhagen (20esima), Parigi (16esima), Helsinki (sesta). Vienna ottiene in assoluto il miglior risultato europeo: si conferma, rispetto allo scorso anno, seconda, con 97,9 punti. Sempre a livello europeo, sono andate peggio di Roma, Londra (54esima), Budapest (55esima), Praga (60esima), Atene (63esima). E la top five? Dopo Vancouver e Vienna, ci sono Melbourne, Toronto e Calgary. Ultima classificata la capitale dello Zimbabwe, Harare, con appena 37,5 punti.
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Carnevale con Mussolini e Hitler, ancora polemiche.
“Malgrado le smentite del sindaco, le maschere di Hitler, Mussolini, Eva Braun e Clara Petacci sfileranno comunque per le vie del nostro territorio”. A pochi giorni dalla polemica che ha accompagnato la notizia di una sfilata con le riproduzioni dei volti del Duce e del Führer, la presidente del IX Municipio, Susi Fantino, denuncia che l’evento si svolgerà, come da programma, il 14 febbraio. E questo nonostante il sindaco, lo scorso 4 febbraio, si fosse espresso in maniera netta: “Ritengo sia di pessimo gusto per una manifestazione gioiosa come il carnevale l’utilizzo di maschere che rievocano personaggi che ricordano momenti tragici della Storia nazionale e internazionale. Ho dato disposizione agli uffici per proibire l’esibizione di queste maschere di cattivo gusto”.
La Fantino, che per prima aveva segnalato l’invio di materiale pubblicitario sulla sfilata a tutte le scuole del Municipio, riferisce di aver ricevuto ieri una richiesta ufficiale di parere da parte del gabinetto del sindaco. Una richiesta di occupazione di suolo pubblico per domenica 14 febbraio, che conferma in pieno la stessa manifestazione “Carnevale in love”. L’evento, rivela la Fantino, è stato finanziato dal Comune con 225mila euro, “regalati all’associazione Arte musica e spettacolo” per la sua organizzazione. Somma contestata dalla presidente, che evidenzia come i “municipi, senza fondi”, siano “in esercizio provvisorio, con gravi difficoltà nel garantire ai propri cittadini i servizi essenziali”. Alla richiesta avanzata del Comune, il municipio ha già dato “parere negativo”. “Ma questo non è vincolante – sottolinea la Fantino – e, come già avvenne con un evento analogo, organizzato l’anno scorso dalla stessa associazione insieme a Franco Califano, il Comune può concedere l’occupazione di suolo pubblico”. Tre i luoghi previsti, dove ci saranno installazioni, sfilate e palchi: Villa lazzaroni, largo Tacchi Venturi, largo Colli Albani. Il tutto animato da personaggi del mondo dello spettacolo, in maschera e non. A cominciare dalla madrina, Carmen Russo.
Immediate le reazioni dal mondo politico, a cominciare dall’assessore regionale alla Cultura, Giulia Rodano, che critica “la politica culturale del sindaco”. “Il Comune di Roma ha erogato 225mila euro a un’associazione per la realizzazione di una sfilata di carnevale ispirata alle vite dei peggiori dittatori che l’Europa abbia conosciuto. E’ a dir poco inaccettabile che la Giunta di Alemanno voglia anche sdoganare le pagine peggiori della storia di Roma, promuovendo un’immagine pericolosamente giocosa e intimista delle vite di Hitler e Mussolini, che non possono mai, in nessun modo essere scisse dai drammi che hanno causato a migliaia di famiglie della nostra città”. Per il gruppo capitolino del Pd parla Massimiliano Valeriani, consigliere comunale, secondo il quale la manifestazione “smaschera il sindaco di Roma. Ancora una volta Alemanno, dunque, racconta bugie e agisce seguendo il solito cliché. Prima ha preso le distanze dal fatto, poi ha assicurato pubblicamente che l’iniziativa non si sarebbe svolta e alla fine scopriamo che tutto è rimasto come prima. Quindi o le parole del sindaco non contano nulla, oppure Alemanno mente sapendo di mentire anche a Carnevale”.
Chiedono “spiegazioni” ufficiali anche il consigliere provinciale e segretario di zona del Pd, Massimiliano Massimiliani e il vicepresidente del Municipio Roma IX, Gianluca Menghi: “Quello che sta succedendo è l’ennesimo atto di forza e di arroganza da parte dell’amministrazione centrale ai danni di un municipio governato dal centro sinistra. Alemanno soffoca completamente l’autonomia dei municipi, tagliando drasticamente le voci dei bilanci municipali da destinare alla cultura salvo far planare dall’alto manifestazioni di questo tipo, senza nessun fondamento culturale e mai come in questo caso ingiuriose verso la cultura di un Paese che non trova nulla di comico e carnevalesco nelle maschere di due dittatori che hanno mostrato il volto più crudele dell’umanità”. Per il consigliere regionale del Pd, Giovanni Carapella, “la sfilata nazi-fascista, a spese della comunità”, è una “‘carnevalata’ sguaiata, offensiva, che ben rappresenta gli spiriti e gli intenti di chi oggi si sente legittimato a disporre della città e dei suoi spazi per fare propaganda di ideologie che si sono rese responsabili di avvenimenti fra i più ignominiosi e funesti del nostro passato”. “Polemiche infondate”, sottolinea l’ufficio stampa del Comune, precisando che il finanziamento comunale “ammonta a 100mila euro iva compresa”. Dal Campidoglio viene fatto notare che “gli uffici competenti hanno ricevuto da parte dell’Associazione organizzatrice un documento, protocollo 8718, con il quale gli organizzatori, scusandosi per le polemiche suscitate, confermano il ritiro di queste maschere dalla sfilata”. “Inoltre, con protocollo 8779, il Gabinetto del Sindaco, nel concedere l’autorizzazione alla manifestazione nel suo complesso, ha evidenziato la seguente prescrizione: “Si rappresenta agli organizzatori che non dovranno essere utilizzate maschere di natura e/o riferimento politico e comunque tali da risultare offensive per la sensibilità pubblica, quali ad esempio Adolf Hitler e Eva Braun, Benito Mussolini e Claretta Petacci’”, conclude la nota del Campidoglio. La presidente del Municipio, però, controreplica: “Nella richiesta di occupazione di suolo pubblico, che ci è arrivata ieri, si parla ancora dello stesso progetto, e vengono citate le maschere di Hitler e Mussolini”. “In ogni caso il nostro parere negativo rispetto a questo evento non cambia – dice la Fantino – perché siamo stati informati tardivamente. I 100mila euro di finanziamento, comunque, restano una cifra spropositata”.
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Un altro vescovo: “No alla comunione ai gay”.
Niente comunione ai “gay conclamati”, perché “l’omosessualità è un disordine” e i precetti della Chiesa non devono essere contraddetti. Per monsignor Simone Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, i preti dovrebbero rifiutarsi di somministrare la comunione ai gay. Parlando oggi con il sito religioso Pontifex, a proposito degli omosessuali “che proclamano la loro condizione e la praticano”, l’esponente cattolico sostiene: “Il principio generale é che la conclamata e ostentata omosessualità é un peccato che esclude la comunione”. Le parole del vescovo fanno il giro del web, suscitando reazioni e sdegno da parte della comunità GLBT, che già aveva registrato, lo scorso 25 gennaio, un’analoga presa di posizione. Parlando con lo stesso sito, infatti, il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini, era stato ancora più esplicito, arrivando anche a chiamare in causa il governatore della Puglia, Nichi Vendola: “La pratica conclamata della omosessualità é un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”. L’ultima presa di posizione, in ordine di tempo, è del 79enne Scatizzi, già protagonista, nel 2005, di un’aspra polemica contro i gay, “colpevoli”, a suo dire, della “crisi della virilità”. “L’omosessualità in quanto tale é un disordine. E su questo non ci sta discussione”, afferma categorico il religioso, salvo poi concedere che “con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla Terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze”. Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Francesco Zerrillo, sembra andare oltre, arrivando a criticare persino le leggi contro l’omofobia. “Io non le ritengo giuste – ha tuonato il porporato, parlando il 2 febbraio con lo stesso sito – in quanto non é mai assimilabile, dunque omologabile, ciò che é la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna e quella omosessuale che famiglia non é, per la semplicissima ragione che non é in grado di ottemperare alla riproduzione. L’atto sessuale é volto a questo e non alla ricerca di lussuria”. Secondo Zerrillo bisognerebbe invitare il gay credente a non chiedere la comunione, “per non alimentare lo scandalo”: “Se davanti a me, specie in un centro piccolo in cui tutti sanno tutto di tutto, il dare la comunione ad una persona del genere può causare scandalo é quindi meglio non darla . Sarebbe saggio generalmente prevenire queste cose o al massimo amministrarla e poi dirgli amico non provarci più, per scongiurare uno scandalo ancora maggiore”. Aveva parlato invece di “pratica aberrante” il collega emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini: “Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza”. Cosa dovrebbero fare i gay? “Pentirsi di questo orribile difetto”, l’invito di Babini. Durissimi i commenti degli utenti in calce a queste interviste, fatte circolare in maniera virale su Facebook, i forum e i blog. “Una persona non può e non dovrà mai vergognarsi di quello che è. Dio ama tutti indistintamente e lei predica odio, incita le masse ignoranti alla violenza e contribuisce a rendere l’Italia un paese razzista, omofobo, antisemita”, scrive un utente, mentre un altro aggiunge: “La chiesa dovrebbe essere simbolo di pace e non di intolleranza, lasci l’anello che porta con tanta prosopopea e riprenda in mano il Vangelo. Volgete lo sguardo alle mele marce che ci sono tra di voi (preti pedofili, ecc.) e non prendetevela con chi, realmente, è capace di amare”. “Vi rendete conto, signori, che voi stessi avete detto che Dio è amore? gli omosessuali non hanno bisogno di misericordia o di perdono, vi prego. Ora è veramente troppo”, scrive l’utente “frangisca” commentando le parole di Scatizzi. Il quale sembra avere solo un consiglio per gli omosessuali: “Sarebbe opportuno che i gay si lasciassero portare sulla via della guarigione e della conversione”. Interviene il presidente dell’Arcigay”Ormai la strategia offensiva e discriminatoria del Vaticano è chiara: fare dire delle cose orribili a vescovi in pensione sul sito Pontifex, emanazione dei lefebvriani, per attaccare la dignità delle persone omosessuali”.
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Maschere di Hitler e Mussolini, bufera sul Carnevale a Roma.
Hitler ed Eva Braun, ma anche Benito Mussolini e Claretta Petacci. Sono le coppie storiche protagoniste di un evento carnevalesco, che le porterà a sfilare per le strade di un municipio romano. “ Carnevale in Love” è il nome di un appuntamento che è stato pubblicizzato, in questi giorni, presso tutte le scuole elementari e medie del IX Municipio, provocando numerose proteste da parte dei docenti e dei dirigenti scolastici. A raccoglierle, la presidente del Municipio, Susanna Fantino, che si è detta “contrariata e amareggiata”, oltre che “offesa per lo sdoganamento di questi personaggi storici”. “Nei giorni scorsi – spiega – sono stati recapitati, presso le portinerie di tutte le scuole elementari e medie del nostro territorio, alcuni plichi, con il materiale relativo a questo ‘Carnevale in love’, previsto per il prossimo 14 febbraio, giorno di San Valentino. I suoi promotori, tra l’altro, lasciavano intendere che godesse di un appoggio istituzionale, nella fattispecie del municipio”. “Abbiamo ricevuto moltissime chiamate, oltre che di protesta, di richiesta di informazioni – continua la Fantino – i docenti ci chiedevano se ne sapessimo qualcosa”. Ma ad oggi l’organizzazione non ha avuto alcun contatto con la presidenza. “Si parla di una sfilata, ma noi non abbiamo mai autorizzato l’occupazione di suolo pubblico, che è di competenza del municipio. Anche ai vigili urbani non è arrivata nessuna richiesta”, evidenzia Fantino, che parla di “un vero e proprio giallo”. L’evento, secondo quanto spiega il plico portato nelle scuole e destinato ai bambini delle scuole dell’obbligo, è organizzato dall’associazione “Arte musica e cultura”. Un gruppo non nuovo a iniziative che fanno discutere, come quella dello scorso 8 marzo, quando in occasione della Festa della donna organizzò un concerto con Franco Califano. Oltre alle maschere di Hitler e Mussolini e delle loro compagne, vengono presentate anche quelle di Berlusconi con Veronica Lario e di Obama e Michelle (in tutto saranno 16). Madrina della sfilata sarà Carmen Russo. E tra i personaggi erano previsti anche la corte papalina, Palmiro Togliatti e consorte. “Avevamo programmato – ha spiegato il presidente dell’associazione, Enzo Longobardi – di far sfilare anche dei personaggi travestiti da Silvio Berlusconi assieme alle escort ma, così come per Hitler e Mussolini, probabilmente saremo costretti ad eliminare queste figure per evitare polemiche”. Longobardi precisa che l’iniziativa ha avuto “l’autorizzazione dal Gabinetto del sindaco del comune di Roma”. Ma l’indignazione della Fantino non si placa. “Un evento che ci impressiona per il messaggio insolente che vuole diffondere. Vengono presentati personaggi della televisione spazzatura, veline e danzatrici brasiliane, e per finire, si propone un concorso per eleggere Miss Facebook ultra quarantenne”, attacca l’esponente municipale romana. “Il nostro Municipio, informato dai direttori e dai presidi – afferma Fantino – è da sempre impegnato a divulgare una qualità della cultura che ha come obiettivi la crescita sociale, culturale ed etica dei nostri cittadini e non può certamente accettare, neanche per ironia, maschere-modello come Hitler e Mussolini, padri delle leggi razziali e di anni bui della nostra recente storia”. “A pochi giorni di distanza dalla giornata della Memoria – osserva la Fantino – crediamo di essere davanti ad un’offesa anche nei confronti della comunità ebraica romana. Come è possibile sdoganare Hitler e Mussolini, soprattutto agli occhi dei bambini? Mi sembra evidente che si vogliano normalizzare queste figure, circoscrivendole all’amore e alla relazione che hanno avuto. Ma la loro fama è legata a ben altri fatti”. I luoghi indicati per il “ Carnevale in Love” sono Villa Lazzaroni, la via Appia Nuova, Largo Tacchi Venturi, Largo Colli Albani. “Chi finanzia questo evento? Chi lo ha autorizzato?”, ci si chiede dal municipio.
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Australia, patria del peccato. Italiani pigri e avari.
Quando si tratta di commettere peccati, i campioni del mondo sono gli australiani. Almeno stando ad una singolare e controversa classifica, stilata da una rivista britannica, sulla base di un’analisi dei sette vizi capitali commessi in 35 nazioni. Gli australiani si sono aggiudicati il primo posto. L’Italia non rientra nella top ten e si piazza al ventunesimo posto. Ma il nostro Paese riesce a conquistarsi un discreto piazzamento per quanto riguarda l’avarizia (siamo i quinti al mondo) e l’accidia (decima posizione).
La mappa globale del vizio, che compare sul numero di febbraio della rivista scientifica della BBC, “Focus”, è stata ottenuta analizzando alcune statistiche ufficiali relative ai comportamenti dei cittadini. Così, per determinare l’ira, i ricercatori hanno esaminato i livelli di crimine violento, raffrontando i dati sulle aggressioni, gli stupri e gli omicidi ogni mille abitanti. E se per la superbia si è considerato il tasso degli interventi di chirurgia plastica pro capite, oltre alla considerazione che si ha del proprio Paese, per la gola è stata analizzata la spesa annuale pro capite su cibi ricchi di calorie (come gli hamburger). La lussuria è stata calcolata partendo da quanto viene speso da ogni persona per il porno, mentre un indicatore di accidia è il numero di giorni di riposo retribuito a disposizione dei lavoratori in ognuna delle 35 nazioni analizzate. Infine, gli ultimi due peccati: l’invidia (qui si sono combinati i dati sui furti d’auto e rapine, visto che il peccato in questione porta a desiderare i beni altrui) e l’avarizia (quella di una nazione si calcola sulla base di quante persone vivono con un reddito inferiore del 50% rispetto al valore medio: se questo numero è alto, viene fatto notare, “molti vivono in povertà a vantaggio dei ricchi avari”). Per ogni peccato sono stati assegnati 10 punti alle nazioni col punteggio più alto, e poi via via valori decrescenti a seconda della loro posizione in classifica. Partendo da questi calcoli, che sono già stati criticati da esponenti politici e studiosi australiani, presumibilmente infastiditi da questi risultati, si è arrivati a stilare la top ten del peccato. A livello di classifica generale, dopo gli australiani (primi con 46 punti), ci sono gli americani, i canadesi, finlandesi, spagnoli, britannici, i giapponesi, i sudcoreani, mentre messicani e i sudafricani hanno lo stesso punteggio (12). Ma sono i primati individuali, nei singoli vizi, a riservare sorprese e conferme, almeno stando alle percezioni dell’immaginario collettivo. I più lussuriosi al mondo sarebbero i sudcoreani, mentre i più avari dovrebbero essere i messicani; i cittadini del Sud Africa sono campioni d’ira. E se gli americani sono in assoluto i più golosi, gli islandesi si aggiudicano ben due primi posti: per l’accidia e la superbia. Ultima nazione in classifica Taiwan, che dunque sarebbe la più virtuosa: l’unico suo piazzamento è un ottavo posto per la lussuria. La rivista, partendo dalla tesi secondo la quale la natura ha “programmato” l’uomo per essere peccatore, analizza il cervello e la correlazione con i vizi capitali di determinate sezioni, responsabili del nostro comportamento. Ma c’è chi osserva che questa mappa è poco attendibile. E’ il caso di un professore universitario australiano: “Risultati e criteri usati per stilare questa classifica sono discutibili”, ha detto Chilla Bulbeck. Piccata la portavoce del primo ministro australiano, che pare non aver apprezzato la medaglia d’oro come nazione peccatrice.
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In hotel arrivano gli scaldaletto umani.

Infilarsi in un letto caldo non è soltanto piacevole, ma, secondo gli psicologi, può anche facilitare un sonno riposante. Così, per offrire ai propri ospiti un soggiorno il più rilassante possibile, una grande catena di hotel del Regno Unito ha deciso di assumere degli speciali scaldaletto umani. Uomini e donne con il compito di infilarsi nel letto dei clienti, prima che questi siano pronti per andare a dormire. Quello che per adesso sarà soltanto un esperimento, il primo a livello mondiale, è già partito in due hotel di Londra e in uno di Manchester. Un modo per far fronte all’ondata di maltempo che sta interessando il Regno Unito. Il progetto è stato curato d’intesa con un esperto in materia, lo psicologo Chris Idzikowski, direttore di uno speciale centro che cura i disturbi del sonno, a Edimburgo. Secondo Idzikowski, il modo migliore per iniziare una notte di sonno è quello di sdraiarsi in un letto caldo: “La temperatura ottimale è di 20-24 gradi centigradi”. Forse preoccupati dagli incidenti che possono essere provocati dai tradizionali scaldaletto elettrici (in primis gli incendi domestici) i responsabili dell’Holiday Inn hanno deciso di formare una vera e propria squadra di “riscaldatori” umani. Il personale preposto indosserà anche una speciale tuta termica bianca, che coprirà tutto il loro corpo, e dovrebbe garantire un riscaldamento più rapido del letto (sono state concepite per massimizzare l’effetto calore). Le “sedute” durano circa cinque minuti e, secondo quanto spiega la direzione delle strutture, sono tutte incluse nel prezzo del pernottamento.

Tre gli hotel nei quali si potrà contare su questo speciale servizio: l’Holiday Inn London Kensington Forum, l’Holiday Inn Kingston South e l’Holiday Inn Manchester Central Park. Le prenotazioni sono partite oggi anche se, per adesso, gli scaldaletto umani operano soltanto tra le 21 e le 23, fino al 25 gennaio. Sulla base del riscontro da parte dei clienti, e nell’ipotesi in cui il maltempo dovesse proseguire, si deciderà se e come prolungarlo.
“Questo servizio – sottolinea l’esperto del sonno – dovrebbe aiutare gli ospiti a dormire meglio. Il corpo umano impiega molto più tempo a riscaldarsi, soprattutto quando si proviene da un ambiente nel quale ha nevicato”. “La gente vuole lasciarsi alle spalle il freddo – dichiara una portavoce della catena alberghiera – per infilarsi in un letto caldo. Questi scaldaletto umani sono paragonabili a un’enorme bottiglia d’acqua bollente piazzata sotto le coperte”. Non trattandosi in alcun modo di un servizio erotico, la portavoce puntualizza: “Usciranno dal letto prima che voi vi infiliate sotto le coperte”. Quanto alla possibilità che gli scaldaletto possano varcare i confini britannici, “mai dire mai – dice a Repubblica.it l’ufficio stampa – se anche l’Italia dovesse essere investita da un’ondata di maltempo, e se questo servizio dovesse essere apprezzato dalla clientela, potrebbe essere adottato dagli hotel italiani”.
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Due sudcoreani i campioni del mondo di sms.
Sono due sud-coreani di 17 e 18 anni i nuovi campioni del mondo di scrittura di sms. Bae Yeong Ho e Ha Mok Min hanno stracciato la concorrenza, digitando 120 parole in due minuti e 26 secondi. La formazione sudcoreana ha battuto altre 12 squadre, provenienti da 13 Paesi, nell’ambito della speciale coppa del mondo sponsorizzata da una marca di telefoni cellulari. Nessun italiano ha partecipato alla competizione, che si è tenuta a New York. La terza edizione della LG Mobile World Cup è partita lo scorso mese di maggio con le qualificazioni che, mese dopo mese, hanno individuato i vari campioni nazionali della specialità. In tutto, duecentomila partecipanti: alla fine sono rimasti 26 “pollici sprint”, suddivisi in 13 squadre. Dall’America alla Corea, passando per Canada, Indonesia, Portogallo, Brasile, Russia, Sud Africa, Messico, Argentina, Spagna, Australia e Nuova Zelanda. L’ultimo appuntamento per gli “smessaggiatori” è stato giovedì, nella Gotham Hall. Cinque i round nei quali si è articolata la competizione, nel corso del quale sono stati testati la velocità, ma anche l’accuratezza dei messaggi scritti. Le migliori sei squadre sono quindi arrivate in finale, nel corso della quale l’obiettivo era quello di digitare il più velocemente possibile un testo di 120 parole, ciascuno nella propria lingua madre, e facendo attenzione a rispettare le punteggiature, oltre alle lettere maiuscole e minuscole. Tassativamente vietate le abbreviazioni, che sembrano andare tanto di moda quando si inviano sms. I cellulari utilizzati, ovviamente della marca che sponsorizzava l’evento, erano due: uno con una tastiera numerica, l’altro con una Qwerty. In tutto, un’ora di gara, con qualche sporadica pausa concessa ai pollici dei concorrenti, di età compresa tra i 14 e i 28 anni. A complicare il tutto, alcuni errori voluti nel testo da copiare: ai concorrenti il compito di correggerli man mano che lo riportavano sui loro cellulari. Alla fine, l’hanno spuntata i sud-coreani, che si sono portati a casa il premio da 100mila dollari. Al secondo posto, distanziati di 22 secondi, gli americani, cui sono andati 20mila dollari: la 16enne Kate Moore – che si vanta di spedire 12mila sms al mese, alla velocità di 3,5 caratteri al secondo – e Morgan Dynda, 14enne della Georgia. Terzi classificati gli argentini (premiati con 10mila dollari), seguiti dai brasiliani. Bae Yeong Ho, che è già stato incoronato campione nazionale per gli anni 2008 e 2009, ha intenzione di usare i soldi per studiare musica lirica e diventare un cantante d’opera. La sua compagna di squadra Ha, invece, vuole diventare ingegnere e userà la sua parte di premio per finanziarsi gli studi universitari. “Ogni singolo momento dei diversi round è stato molto intenso”, ha commentato il vincitore.
Nel corso del campionato del mondo, si è anche tenuta una gara per battere il record del mondo per l’invio più rapido di un singolo sms. L’impresa è riuscita, e Pedro Matias, 27enne del Portogallo, è entrato ufficialmente nel Guinness dei Primati per aver scritto un sms da 264 caratteri in un minuto e 59 secondi. Il precedente record del mondo era stato fissato nel 2005 da un finlandese che aveva impiegato 23 secondi in più. Secondo i dati resi noti dalla stessa LG, nel corso del 2009 sono stati inviati 2,5 trilioni di messaggi di testo (6,8 miliardi al giorno).
I lavori del futuro, dalla guida spaziale al creatore di parti umane.
Tempo vent’anni e le guide turistiche spaziali potrebbero diventare una realtà. Allo stesso modo, dei costruttori di auto volanti e dei creatori di parti di corpo umano, che potrebbero persino rendere possibile la sostituzione delle gambe “difettose” nei giocatori di calcio.
E’ il futuro del mondo del lavoro, secondo una ricerca voluta dal governo britannico, che ha permesso di stilare una lista di 20 nuove professioni. Un futuro neanche troppo remoto, visto che tutte queste nuove occupazioni potrebbero prendere piede già tra venti’anni, nel 2030. La ricerca, che è stata commissionata dal dipartimento per l’economia, l’innovazione e le abilità, anticipa anche un altro trend: nell’arco della loro carriera, i lavoratori potranno sperimentare in media dalle 8 alle 10 professioni, in cinque ambiti diversi.
Futurologi al servizio della medicina. Per stilare la lista dei lavori che verranno, la società “Fast Future” ha messo intorno ad un tavolo alcuni ” futurologi”, chiedendo loro, in prima istanza, di partire dall’analisi dei progressi in ambito scientifico e tecnologico, ma anche dalle previsioni dei mutamenti climatici. Alcuni degli sviluppi più interessanti sono stati individuati nel campo della medicina, visto che, secondo gli esperti, sarà possibile creare organi vivi ed arti, gestiti e realizzati dalla nuova figura professionale del “creatore di parti di corpo umano”.
I negozi di parti umane. Naturalmente, per favorire la commercializzazione delle parti umane, viene addirittura anticipata l’apertura di negozi appositi e persino di “centri per la riparazione” di quelle difettose. Rohit Talwar, dirigente della Fast Future, prevede la possibilità di dar vita a degli “arti di ricambio”, facendo notare anche l’utilità dell’operazione: “Se un calciatore viene 80 milioni, e due gambe di riserva costassero due milioni, la cosa sarebbe conveniente”. Per non parlare, poi, degli usi che si potrebbero fare in ambito militare sui soldati feriti.
Il “nanomedico” anti-cancro. Si affaccerà al mercato del lavoro anche la figura del “nanomedico”, che potrebbe occuparsi, tra le altre cose, di speciali dispositivi in grado di percorrere il corpo umano e distruggere le cellule cancerogene. La medicina saprà anche predire quando e se un arto potrebbe venire meno: “Per questo – suggerisce Talwar – si potrebbe sostituirlo in via preventiva, piuttosto che costringere il paziente a tre mesi di ricovero per guarire”. Un’altra figura medica sarà quella del “chirurgo della memoria”: come avviene per i computer, questi speciali dottori potranno intervenire chirurgicamente sui pazienti, per aumentare la loro memoria.
Il turismo spaziale. Progressi anche nello spazio: prospettive di lavoro si apriranno per guide turistiche, e non solo. “Con aziende già presenti nel mercato del turismo spaziale – nota la ricerca – si potrà aver bisogno di piloti e guide, ma anche architetti che dovranno costruire gli ambienti in cui vivranno e lavoreranno. Attualmente ci sono già dei progetti presso la University of Houston, per la realizzazione di mezzi per l’esplorazione spaziale e per una serra su Marte”.
I ladri di nuvole. Tante le possibilità legate all’ambiente, a cominciare dai poliziotti dei mutamenti climatici: speciali agenti che dovranno vigilare sugli eventuali comportamenti scorretti dei cittadini (già oggi vengono segnalati “furti di nubi” per dar vita ad acquazzoni). Per contenere gli effetti dei mutamenti climatici, inoltre, sarà importante formare ingegneri che non solo sapranno arrestarli, ma anche invertirli (viene suggerito che questi “potrebbero creare ombrelli giganti per deviare i raggi solari”).
L’agricoltore verticale. Altre professioni per le quali ci si potrà specializzare, includono quella di agricoltore verticale, specializzato in coltivazioni sui grattacieli; quella d esperto di quarantena, che dovrà agire nel caso di diffusione di virus mortali tra le popolazioni; il consulente per il benessere della terza età; il gestore di insegnanti virtuali, che sostituirà quelli in carne ed ossa con degli avatar; il manager virtuale, che si occuperà dei nostri profili sui social network, di e-mail e password; lo sviluppatore di auto volanti e il gestore di dati informatici, che dovrà far sì che questi vegano distrutti in maniera da tutelare la privacy degli utenti.
Lavoratori plurispecializzati. La ricerca evidenzia anche come i giovani saranno chiamati a specializzarsi in più campi: “La carriera in un solo settore – viene fatto notare – sarà una cosa del passato. I neo-laureati potranno trovarsi ad avere fino a 10 lavori diversi nel corso della loro carriera. La tecnologia fa progressi così grandi, che i mutamenti aziendali potrebbero far sparire una data professione da un giorno all’altro”.
L’economia del futuro. Sulla ricerca si è espresso anche il premier Gordon Brown, il cui fine, ha detto, “era quello di ispirare i giovani a specializzarsi per queste nuove professioni. Una priorità di questo governo, è quella di preparare il Regno Unito all’economia del futuro, per far sì che i giovani possano cogliere tutte le opportunità che arriveranno dalla scienza e dalla tecnologia”. Per il ministro della scienza e l’innovazione, Lord Drayson “questi lavori non fanno più parte del mondo dei sogni”. “Stiamo superando il confine tra fantascienza e realtà”, dicono gli autori di questa previsione.
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Smartphone e prosciutto: i regali di Carlo e Camilla nel 2009.
E’ stato un benvenuto gastronomico quello che un anonimo cittadino italiano deve aver voluto dare al principe di Galles e alla duchessa di Cornovaglia, regalando loro un prosciutto. Il dono è stato consegnato alla coppia reale durante il viaggio in Italia, lo scorso mese di aprile, ed è stato reso noto adesso tramite la pubblicazione di tutti i regali ricevuti da Carlo e Camilla nel corso del 2009. Una pubblicazione rituale, quella fatta da Clarence House (la residenza ufficiale della coppia), che, ogni anno, la rende accessibile agli internauti tramite il suo sito.
L’elenco comprende complessivamente 265 regali, senza l’indicazione del loro prezzo, raccolti durante i viaggi in Cile, Brasile, Ecuador, Italia, Vaticano, Germania e Canada. Si va da una coppia di Blackberry identici al set per la fonduta al cioccolato, ma si trovano anche bottiglie di vino, una borsa e un cappello realizzati con bottiglie riciclate e gioielli per lei, oltre ad un modellino di Babbo Natale, la riproduzione di un orso polare e anche una coperta. I più gettonati sono stati i libri, in tutto 87. Quanto al prosciutto, un portavoce di Clarence House ha fatto sapere, tramite il quotidiano Daily Express, che questo è stato consumato con piacere nella residenza di campagna di Highgrove, nel Gloucestershire. In Italia, la coppia è arrivata lo scorso 26 aprile e qui ha incontrato, tra gli altri, il presidente della Repubblica e il Papa. Durante i quattro giorni di permanenza, il principe e la consorte hanno ricevuto complessivamente 19 omaggi. Nel caso di quelli istituzionali, viene sempre indicata la carica del donatore. Quando, invece, a fare un regalo è un privato cittadino, si registrano le sue generalità, ma non vengono poi rese pubbliche. E’ il caso del prosciutto, consegnato al principe Carlo. Durante la visita in Vaticano, Carlo e Camilla hanno ricevuto dal Santo Padre una medaglia in oro celebrativa del pontificato di Ratzinger, una stampa e alcuni rosari, mentre dal cardinale Bertone sono arrivate tre monete commemorative in argento. Sul fronte istituzionale, ci sono i regali del presidente Napolitano (una foto incorniciata, un vaso di vetro e un libro, di cui non viene specificato l’argomento), e quello del presidente della Camera, Gianfranco Fini (una mappa del Galles). Altri doni comprendono un anello d’oro, un altro vaso, libri, uno stemma in legno, due pergamene e la riproduzione in vetro di un’ancora.
E se in Germania, sempre ad aprile, la coppia ha ricevuto complessivamente sette regali (tra i quali un pallone da calcio), era decisamente andata meglio a marzo, in Brasile, dove la lista parla di 64 oggetti. Tra i tanti: una t-shirt della nazionale brasiliana di calcio, molti libri, una confezione di miele, un modellino di Babbo Natale, uno raffigurante un uomo ai fornelli e un terzo con una coppia su un toro, due calendari, un vassoio d’argento, i classici cioccolatini, dvd ma anche una chitarra. Sempre in Sud America, Carlo e Camilla sono stati in Cile ed Ecuador, dove hanno incontrato, oltre ai presidenti dei rispettivi Paesi, moltissimi rappresentanti di enti locali e di associazioni. E se il presidente del Cile li ha omaggiati con un libro, quello dell’Ecuador ha consegnato loro la riproduzione di una tartaruga.
Ma è durante il viaggio più recente in Canada che la coppia ha ricevuto il maggior numero di pensieri: nei dieci giorni di permanenza, dal 2 al 12 novembre, la lista ne riporta quasi 150. Secondo quanto reso noto da Clarence House, “i doni ufficiali possono essere usati”, anche se non vengono tecnicamente considerati proprietà dei reali. Inoltre, non possono essere venduti o scambiati. La merce deperibile può essere mangiata o data in beneficenza, oppure ceduta al personale. Se, invece, ha un valore superiore alle 150 sterline e non viene usata dai reali, dovrà necessariamente esser data in beneficenza. Quanto alla legittima curiosità circa l’impiego dei singoli doni, questa si scontra con una comprensibile riservatezza: “Non possiamo dire cosa viene fatto di ogni regalo”, fanno sapere da Clarence House. L’unica eccezione, a quanto pare, è per il prosciutto italiano, consumato e apprezzato dai reali.
Applicazioni per iPhone, dall’ecografia allo Yoga.
ARRIVANO fin dove neanche la fantasia oserebbe spingersi e viaggiano alla velocità di 350 download al secondo. Un mondo, quello delle applicazioni per iPhone e gli altri smartphone, la cui crescita sembra essere inarrestabile. Le ultime statistiche, diffuse pochi giorni fa dalla Apple, parlano di 3 miliardi di applicazioni vendute per iPhone e iPod Touch, tramite l’AppStore. Un dato che, se confrontato con i due miliardi di applicazioni del 28 settembre dello scorso anno, si traduce in un miliardo di download in appena tre mesi ed una media di 30 milioni di applicazioni al giorno.
Soltanto nel negozio virtuale della Apple, le applicazioni disponibili sono più di 100mila. Quelle offerte dal concorrente Google, tramite il suo sistema operativo per dispositivi mobili Android, sono più di 20mila; il catalogo della Palm, invece, ne offre più di mille. Venti le categorie all’interno delle quali il gigante di Cupertino ha racchiuso le sue applicazioni, disponibili in 77 Paesi del mondo (salvo censure: la Apple ha recentemente bloccato in Cina tutti i programmi destinati all’iPhone che riguardano sia il Dalai Lama sia il leader degli uighuri in esilio Rebiya Kader). Dal sesso all’economia, dai giochi alle notizie, oltre all’interazione sui social network: non c’è ambito che non sia in grado di offrire qualcosa al proprio smartphone, gratuitamente o a pagamento.
Secondo un recente sondaggio condotto tra i clienti americani della Apple, ogni utente ha in media 65 applicazioni per iPhone, e spende circa 80 dollari (solo il 7% ha scaricato soltanto applicazioni free). E poco importa se quelli che a volte sembrano essere bisogni indotti dalla rapidità e semplicità di un clic, rischino di far passare in secondo piano la funzione primaria di questi apparecchi, che è quella di comunicare. In alternativa, ci si può lasciare andare e inseguire, ad esempio, i suggerimenti che arrivano dal mondo della medicina. E’ il caso della proposta avanzata in questi giorni al Consumer Electronics Show di Las Vegas di un’applicazione che vuol dare la possibilità ai futuri padri “assenti” di assistere all’ecografia al feto del nascituro via iPhone. I video dell’esame potranno essere trasmessi ad amici e parenti, ma anche ai medici stessi, e, infine, ripubblicati attraverso i più tradizionali social network.
L’applicazione, sviluppata dal West Wireless Health Institute, è stata presentata insieme ad un sistema che permetterà, sempre via melafonino, di monitorare i parametri vitali dei pazienti negli ospedali (dai battiti cardiaci alla temperatura). E’ invece in vendita da tempo al prezzo di 32.99 euro, “Farmacia Plus”, applicazione tutta italiana che si basa su un archivio contenente migliaia di monografie complete relative a 6000 farmaci, per circa 13.000 formulazioni, con tanto di posologia e controindicazioni. Gli sviluppatori aggiornano ogni tre mesi l’archivio, elimando i farmaci fuori commercio e l’utente ha la possibilità di interagire con l’applicazione segnalando medicinali o altre informazioni utili (inclusi gli eventuali effetti collaterali). Dalla medicina agli scaffali dei negozi, la chiave è nel codice a barre: strumento “catturato” tramite il clic della macchina fotografica e usato per suggerire negozi che vendono quel prodotto ad un prezzo inferiore oppure semplicemente per proporre recensioni e video.
I telefonini che usano Android si servono di “Compare Everywhere”: una volta letto il codice a barre, si riceve una lista di negozi virtuali e reali che vendono quel prodotto ad un prezzo inferiore. Non c’è “saldo” che tenga: è il telefonino a dire se quella di fronte alla quale vi trovate, può davvero considerarsi un’offerta. L’equivalente per iPhone si chiama “Barcode reader” e, anche in questo caso, impiega la fotocamera come uno “scanner” in grado di leggere il codice a barre. Tante le possibilità offerte anche ai genitori alle prese con il primo figlio e, soprattutto, con l’impossibilità di poter monitorare dal vivo la culla 24 ore su 24. “Baby Monitor” trasferisce sull’iPhone i tradizionali microfoni piazzati nella stanza del bimbo: appena il bimbo si lamenta, il telefono chiama il numero che sarà stato registrato in memoria mettendo in collegamento il genitore apprensivo direttamente col proprio pargolo. E se “Baby Soothe” farà partire una serie di suoni per far rilassare (e addormentare) il piccolo, “Cry translator” ha l’ambizione di tradurre le urla e i lamenti del bambino, identificando, entro dieci secondi, uno dei suoi possibili cinque bisogni primari: fame, sonno, stress, noia o fastidio.
Sempre in ambito domestico, il melafonino si offre anche come alleato nella lotta estiva contro le zanzare. “Anti Mosquito” è un programma che riesce ad emettere dei suoni con una frequenza variabile tra 16.000 e 20.000 Hz, impercettibili dall’orecchio umano ma molto fastidiosi per le zanzare, che non si avvicineranno più. Contro i ladri – anche se potrebbe benissimo essere usato per osservare il vostro bimbo – c’è l’applicazione che trasforma il telefono in una telecamera di sicurezza. Dopo un lungo periodo di gestazione, prima dell’approvazione da parte della Apple (presumibilmente preccupata, tra le altre cose, da eventuali impieghi in chiave di ‘spionaggio), “Security Cam” consente di scattare foto a intervalli prestabiliti in un determinato ambiente. Tra le modalità d’uso, Frequency Capture, che permette di impostare la frequenza con la quale la fotocamera deve scattare una foto; “Audio Trigger” che scatta una foto ogni volta che viene rilevato un rumore (si può scegliere il “livello” oltre il quale l’applicazione si deve attivare). Tra le applicazioni che, invece, si infilano sotto fin sotto le lenzuola c’è “Passion”: sostiene di essere in grado di dare voti alle prestazioni sessuali. Piazzata accanto al vostro letto, dopo il rapporto misura tre fattori: l’attività, la durata e l’orgasmo (valutato tramite il microfono). Per ognuna si riceve un voto da 0 a 10. L’ha sviluppata uno studente dell’università di Texas-Austin.
E se dopo il sesso ci si vuole rilassare, si può fare ricorso a “Pranayama”, che deve il nome alla respirazione suggerita dallo yoga. E, infatti, il programmino vi guiderà proprio nella respirazione. I suoi inventori citano addirittura una ricerca, secondo la quale attraverso 15 minuti giornalieri di esercizi e respirazione di questo tipo, si possono migliorare le proprie condizioni di salute, combattendo insonnia e depressione. Si seleziona uno dei vari livelli, il tipo di respirazione (inalazione/esalazione, oppure inalazione/ritenzione/esalazione) e la durata, e si verrà guidata da una musica per ogni tipo di attività. Ma ci si può anche rilassare durante un volo, e, soprattutto, cercare di superare la paura di volare, che, secondo una ricerca dell’Associazione europea disturbi attacchi di panico interessa due italiani su tre. In questo caso, c’è la mano della compagnia aerea del miliardario Richard Branson, la Virgin Atlantic, che per i più paurosi ha creato il corso “Flying Without Fear”, con una percentuale di successo, viene promesso, del 98%. L’applicazione non fa altro che usare i principi ispiratori del corso e trasferirli sullo smartphone. Quando si è calmi, si può vedere un video che spiega all’utente le varie fasi del volo, oppure sentire le risposte alle domande più frequenti; nei momenti di panico, invece, si può fare ricorso ad alcuni esercizi di rilassamento. Se la situazione è critica, si può usare il tasto “Attack Button” che, una volta attivato, suggerirà alcune tecniche di respirazione e fornirà consigli pratici all’utente in preda all’ansia. In cima alla classifica delle applicazioni gratuite scaricate da AppsStore c’è Autovelox Live, per la localizzazione degli autovelox in tempo reale, sulle strade italiane ed europee. Non solo indica se il dispositivo è fisso o mobile, ma anche il limite di velocità su quella strada. Fornisce, inoltre, informazioni sul traffico, sui lavori stradali e sui possibili rallentamenti lungo le arterie stradali ed è disponibile anche per Android (col nome di Wikango Autovelox live).
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Ku Klux Klan Italia, il sito e le reazioni del mondo politico.
Il loro fine dichiarato è quello di dar vita ad uno Stato «bianco e cristiano» e, per raggiungere questo scopo, invitano tutti i «patrioti e nazionalisti italiani» a combattere in difesa della «stirpe bianca». Si ispirano ai principi xenofobi e razzisti del Ku Klux Klan (KKK) e, nel nostro Paese, hanno appena dato vita ad un “reame italiano”, alle dirette dipendenze degli “United northern and southern knights of the KKK”, la più importante ramificazione americana del KKK. Il loro punto di riferimento è un blog, sul quale sono raccolti i punti cardine che un “klansman” (come si fanno chiamare gli iscritti) deve rispettare. Un sito dove si attaccano persone di colore, ebrei e omosessuali e che è con ogni probabilità negli Usa ma viene gestito da italiani secondo un´informativa che verrà inviata alla Procura.
Che il Ku Klux Klan nutrisse già delle simpatie per l´Italia era emerso in un´intervista concessa, nell´ottobre scorso, a Repubblica, da Don Black, leader del Ku Klux Klan alla fine degli Anni Settanta e, dal 1995, a capo di “Stormfront”, il sito web del nazionalismo bianco. «Ci piace il vostro Paese: c´è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta succedendo da voi, siete i primi a reagire e a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati», aveva detto l´animatore del più importante movimento del “potere bianco” americano. Parole che trovano conferma nelle loro pagine web: «La lotta per la nostra stirpe è esigente e la vittoria può essere raggiunta soltanto con dedizione e lealtà. Il nostro obiettivo è semplice ma forte, conservare il cristiano bianco, i suoi ideali e le sue tradizioni», scrive l´anonimo estensore di una serie di articoli nei quali si enunciano i principi di questo movimento, che considera gli omosessuali «colpevoli della crisi della nostra società». Chiamano a raccolta «uomini e donne cristiani, stanchi di lasciarsi espropriare di tutto quello per cui hanno duramente lavorato». Il loro credo, neonazista, è quello della superiorità della razza: «Al fine di poter essere mentalmente sano, un individuo necessita di una chiara identità e consapevolezza del proprio valore e affinché la nostra razza tutta possa essere forte e in salute le genti bianche di ogni dove devono sviluppare un senso di identità e valore razziale». Per entrare a far parte del movimento si deve compilare un modulo, allegare una foto a colori e copia di un documento, e inviare il tutto al quartier generale a Fraser, nel Michigan. L´accettazione ufficiale avviene dopo il superamento di un periodo di osservazione di 12 mesi. In Europa hanno costituito reami, oltre che in Italia, in Germania, Belgio e Regno Unito, mentre in America sono presenti in 29 Stati. Quest´anno ci sono già stati due “vertici”, tra i direttivi europei e quelli Usa. Faranno ricorso a varie forme di propaganda: dal volantinaggio in luoghi, spazi e modi leciti secondo la legge italiana, ma anche tramite il web (forum, siti, blog, e-mail.
Intanto, la Procura di Roma è stata chiamata ad indagare dopo una segnalazione presentata dall´Unar (l´ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali). Molte le reazioni del mondo politico. Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha invitato a intervenire «per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili». Giovanna Melandri, del Pd, sottolinea come non si debba «abbassare la guardia in una società che, troppo spesso, vede riemergere forme violente di intolleranza e di xenofobia», mentre la collega di partito Barbara Pollastrini e il Pdci chiedono l´intervento del ministro Roberto Maroni. Un invito a non sottovalutare il fenomeno viene dal presidente dell´Udc Rocco Buttiglione, per Massimo Donadi dell´Idv il problema è «contrastare attivamente la deriva xenofoba e razzista nel nostro Paese».
Pubblicato sull’edizione cartacea di Repubblica.
Ku Klux Klan in Italia, “per salvare la stirpe bianca”.
Lanciano “un appello” a chiunque, in Italia, voglia difendere “la stirpe bianca”, perché “l’uomo bianco non è mai libero di esercitare il proprio potere nelle proprie terre e nazioni”. L’ombra del Ku Klux Klan (KKK), che, in America, riunisce xenofobi e razzisti nascosti dietro al tradizionale cappuccio bianco o colorato, si allunga anche sul nostro Paese, dove è stato fondato un “reame d’Italia”. Ad animarlo, è il movimento degli “United northern and southern knights of the KKK” (l’acronimo è Unsk), la più importante ramificazione americana del Ku Klux Klan, con il suo quartier generale a Fraser, nel Michigan. Già nel 2007, il KKK mosse i suoi primi passi in Europa, con il primo “reame ufficiale”. Dopo una serie di liti interne al movimento, questo venne sciolto. Fu allora che gli iscritti, prevalentemente italiani e tedeschi, si rivolsero agli United northern and southern knights (costituiti nel 2005 su impulso di un iscritto al KKK), per chiedere di essere ammessi al loro direttivo. “Dopo una breve trattativa – viene spiegato su un forum neonazista italiano, che li celebra – si decise di creare un Klan europeo parallelo e fraterno a quello americano. Questo venne convalidato e ufficialmente riconosciuto nel resto del mondo nell’agosto del 2008″. A oggi, oltre alle sedi in 29 stati americani, al reame italiano, ne esiste uno tedesco, uno in Belgio e nel Regno Unito. Anche se, avvisano, “contiamo di espanderci ulteriormente nei prossimi mesi”. Il coordinamento europeo è affidato a quello che viene definito “Reich” tedesco. Ogni singolo reame è autonomo, ma risponde al coordinamento europeo, che a sua volta riferisce alla casa-madre nel Michigan. Quest’anno hanno già avuto luogo due “vertici”, tra i direttivi europei e quelli americani. Nella sezione italiana del loro sito, si annuncia “l’apertura delle iscrizioni” e si lancia un appello ad aderire al movimento: “Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano. Riprendiamoci quello che ci è stato tolto e diamo ai nostri figli il futuro che meritano”. Per aderire bisogna compilare un modulo, allegando foto a colori e copia di un documento: l’accettazione ufficiale arriverà dopo il superamento di un periodo di osservazione di 12 mesi. All’atto dell’iscrizione si riceve il cosiddetto “libretto del periodo di prova”. La filosofia ricalca quella razzista dei “fratelli” americani: lotta e contrasto a “neri, immigrati, omosessuali” ma anche “ebrei”, per dar vita ad uno Stato “bianco e cristiano”. Agli ebrei, ad esempio, è tassativamente vietata l’iscrizione al movimento, perché ai Klansmen (come vengono definiti gli iscritti), interessano “solo i cristiani bianchi”. “Siamo fedeli ai principi del Ku Klux Klan, fondato nel 1865″, dicono nella sezione italiana del loro blog, e parlano di una “sacra missione”. Una missione che può essere così sintetizzata: “La lotta per la nostra stirpe è esigente e la vittoria può essere raggiunta soltanto con dedizione e lealtà. Il nostro obiettivo è semplice ma forte, conservare il cristiano bianco, i suoi ideali e le sue tradizioni. Siamo qui per guidare i nostri fratelli e le nostre sorelle bianche e ristabilire l’ordine in questa società collassata”. Secondo questi razzisti incappucciati, che si definiscono “nazionalisti fieri di essere italiani”, oggi “si parla molto di orgoglio nero, orgoglio ebraico, orgoglio ispanico e addirittura di orgoglio gay”, mentre “esiste solo un segmento maggioritario della popolazione che non viene incoraggiato ad essere orgogliosa della propria discendenza e delle conquiste dei suoi avi. Quel gruppo etnico è la razza bianca”. E via con una serie di considerazioni sui principi della superiorità della razza, alla base del credo neonazista: “Al fine di poter essere mentalmente sano, un individuo necessita di una chiara identità e consapevolezza del proprio valore e affinché la nostra razza tutta possa essere forte e in salute le genti bianche di ogni dove devono sviluppare un senso di identità e valore razziale. Quindi acquisite orgoglio nella vostra razza”. Come diffondere i principi xenofobi del KKK in Italia? Sono loro stessi a spiegarlo: “Data la natura storica pressoché sconosciuta della nostra associazione, il nostro primo obiettivo è quello di far giungere il nostro vero messaggio ai bravi cittadini italiani. Questo avverrà sotto forma di volantinaggi in luoghi, spazi e modi leciti secondo la legge italiana e tramite web (forum, siti, blog, e-mail)”. E, nell’ottica di questa propaganda via web, la sezione americana sta già provvedendo da tempo a inserire su Youtube i video con le loro cerimonie – inclusa quella nel corso della quale si brucia la croce. Duri attacchi vengono rivolti anche ai gay, “colpevoli” della crisi della nostra società: “L’omosessualità è irresponsabilità senza vergogna. E’ inutile negare che da quando è uscita dall’armadio è iniziata la crisi di salute della società. Gli omosessuali aggiungono una difficoltà tremenda al costo della sanità. Rifiutano di essere ragione di questa difficoltà, preferendo protestare per i benefici di governo invece di cambiare il loro comportamento, cioè pagando per i loro peccati”. Il cappuccio bianco che indossano serve a “tutelare il lavoro e la tranquilla vita quotidiana” degli iscritti: “Noi non desideriamo che i nostri membri cadano vittima di persecuzioni, aggressioni o discriminazioni”, spiegano, non nascondendo il timore verso “taluni personaggi e associazioni di sinistra” che potrebbero crear loro problemi. Cercando di anticipare quanti chiedono la loro messa al bando, rispondono con una domanda: “Dicono che i Klansmen dovrebbero essere espulsi dai loro posti di lavoro militari, nella polizia, nei vigili del fuoco e da tutte le forme elette di governo. Se un Klansman dovrebbe essere licenziato dal proprio posto di lavoro perché il Klan storicamente uccise dei neri allora non sarebbe forse sensato che anche un nero lo sia poiché essi hanno maggiore attitudine all’uccidersi a vicenda più di quanto ne possa avere un Klansman?”.
Link al pezzo originale pubblicato su Repubblica.it






