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Prof. neonazista su Facebook: “Potrei fare strage in Sinagoga”.
Minaccia di fare una strage, pistola alla mano, nella sinagoga di Torino. Vorrebbe anche giocare “al tiro a segno” con gli stranieri che spacciano sotto la sua abitazione. Frasi choc, firmate da un docente torinese, già finito al centro di uno scandalo, nel 2007: Renato Pallavidini, ai tempi insegnante nel liceo Cavour, venne accusato di essere negazionista 1 e di aver offeso la memoria delle milioni di vittime dell’Olocausto.
Ora torna a colpire, con una serie impressionante di deliri antisemiti e xenofobi, usando la platea virtuale che gli è offerta da Facebook e da un profilo nel quale campeggiano numerose foto del Duce e di Hitler. A quest’ultimo attribuisce il merito di aver “sconfitto gli ebrei”.
Molto attivo nelle pagine dei militanti neofascisti, ai quali dispensa consigli e inviti a organizzare una “lotta durissima”, Pallavidini, classe 1956, è attualmente in malattia (retribuita fino al 31 marzo 2012). Ma, secondo quanto riferito dallo stesso, è ancora titolare di una cattedra al liceo classico d’Azeglio, di Torino. E qui, secondo l’orario disponibile sul sito della scuola, ha insegnato nell’anno scolastico 2010/2011.
Con alcuni studenti è ancora rimasto in contatto, proprio attraverso il suo profilo Facebook. E’ qui che dà spazio ai suoi insulti contro ebrei, omosessuali, disabili e immigrati. Arrivando persino a minacciare di compiere una strage. Il 29 dicembre, dopo aver pubblicato una foto con una stretta di mano tra il Duce e Hitler, si rivolge ai gestori di Facebook: “Avviso ai luridi bastardi ebrei che ci controllano in quella terra di merda e di froci chiama California. Se mi togliete questa foto, vado con la mia pistola, alla sinagoga vicinissima a casa mia e stendo un po’ di parassiti ebrei che la frequentano. Vi conviene stuzzicare il can che dorme?”.
Pochi giorni prima, il 23 dicembre, se l’era presa con alcuni spacciatori: “Vicino a casa mia, a Torino, c’è una piazzetta dove stazionano ogni sera almeno 7/8 negroni che spacciano. C’è qualcuno che mi aiuta nel tiro a segno?”. Un amico virtuale gli propone di lanciare una granata. “Vedo che basta gettare il sasso e le idee proliferano”, gli risponde il docente di storia e filosofia.
Non si fa problemi neanche ad inviare un’email al sindaco di Torino, Piero Fassino, in cui dichiara di rifiutarsi di pagare l’Ici “per l’assistenza a negri, zingari, ecc, nonché mongoloidi e handicappati. Applicate la politica del dott. Mengele. Le grane me le cerco, ma c’è bisogno anche di un urlo liberatore, visto che non si può usare il mitra”, scrive in uno status il 23 novembre.
A chi gli chiede spiegazioni circa la sua vicenda professionale e le accuse di negazionismo, risponde paragonandosi ad Hitler: “Sono insegnante di storia e filosofia in un liceo classico – afferma il 5 agosto – e, infatti, nel 2007 gli ebrei hanno cercato di farmi fuori senza riuscirsi. Alla fine sono riusciti a farmi assegnare solo due settimane di sospensione nel 2008, poi ho fatto ricorso e l’ho vinto. Hanno dovuto reintegrarmi lo stipendio e lo scatto d’anzianità. Sono molto orgoglioso di essere una delle poche persone, dopo la morte del Führer, che è riuscita nel suo piccolo a sconfiggere gli ebrei”.
Una “vittoria” che ha anche voluto ribadire in un’email provocatoria inviata all’Osservatorio sul pregiudizio anti-ebraico della Fondazione Cdec di Milano: “Io comunque ho avuto la piena riconferma della mia cattedra liceale, alla faccia vostra”.
Si vanta anche di aver visitato la tomba del “camerata Hess”, nel 1989, e “di avervi deposto fiori”. “Lo spirito del camerata Hess – sentenziava il 21 luglio – sarà sempre presente nel mio. Heil Hitler!”.
Dopo essersela presa con le “femministe represse” – durante i giorni delle manifestazioni del gruppo di “Se non ora quando” – auspica che queste vengano “deportate in massa nei lager”. Quando viene inviata una busta con proiettili al presidente del Consiglio, Mario Monti, e a Silvio Berlusconi, esulta: “Finalmente qualcosa si muove”. Ma non risparmia neanche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
E quello che potrebbe sembrare, stando a questi deliranti affermazioni, un nuovo e pericoloso Gianluca Casseri 2, rivolge un pensiero proprio all’autore della strage di Firenze 3: “Camerata Casseri Presente”, afferma il 13 dicembre, commentando la notizia della sparatoria in cui persero la vita due senegalesi.
Raggiunto telefonicamente, si limita a parlare di “provocazioni” e dice: “Perché le devo spiegare il senso di quello che scrivo su Facebook? Da quando le comunità ebraiche mi hanno attaccato, il mio atteggiamento verso di loro è cambiato”. Poi sul sito avverte tutti di “fare attenzione” perchè “siamo sorvegliati da Repubblica”.
Bilancio 2011 Polizia Postale Lazio: 31 arresti e 801 denunce.
Più denunce, perquisizioni e sequestri di materiale informatico, mentre rimane costante il numero degli arresti. E’ un bilancio, quello della polizia Postale del Lazio per il 2011, segnato da un aumento dei reati commessi attraverso i social network (quasi esclusivamente Facebook, anche se si inizia ad affacciare Twitter), ma anche delle clonazioni di carte di credito, del phishing (furto delle credenziali di accesso di conti bancari e account di posta elettronica) e delle frodi sulle vendite on-line. Trentuno le persone arrestate dagli uomini guidati da Andrea Rossi, capo della Postale del Lazio, mentre i denunciati sono stati 801 (contro i 757 del 2010); 134 le perquisizioni effettuate, quasi sempre per reati connessi alla pedopornografia, all’e-commerce e alla clonazione di carte di credito. In crescita anche le denunce presentate negli uffici della polizia: 2828 contro le 2578 del 2010. Gli spazi web monitorati sono passati da 17.540 agli oltre 21mila del 2011; hanno subito un’impennata i sequestri di hardware (100 terabyte, ovvero il 140% in più rispetto allo scorso anno).
Tra i settori che impegnano, sempre di più, la Postale, c’è quello rappresentato dai social network: quasi sempre si tratta di reati commessi attraverso Facebook. Pagine, gruppi, profili personali utilizzati per diffamare, insultare o istigare all’odio razziale o religioso, anche attraverso la creazione di profili intestati a persone ignare dell’uso che viene fatto del loro nome. Furti di identità che riguardano spesso personaggi noti: negli uffici di viale Trastevere si sono presentati nomi del mondo dello spettacolo, della politica ma anche del giornalismo, alle prese con profili a loro intestati da altri internauti. Pagine virtuali usate per screditarli (c’è chi le utilizzava per insultare altri utenti o chi voleva semplicemente conoscere delle ragazze) o per diffamarli. In questi casi, grazie ad uno speciale protocollo siglato con i vertici americani di Facebook, la polizia Postale è in grado, in tempi brevi, di risalire all’utenza dalla quale sono partite le connessioni al profilo “truffaldino”. Ma ci sono anche casi di ex-fidanzati lasciati, che si vendicano dell’ex inviando messaggi ai loro amici o persino quelli di liti condominiali che vengono trasferite sul web, con strascichi polemici anche virulenti. E non mancano i gruppi creati al solo scopo di diffamare una persona (magari un compagno di classe o di università), spesso allegando la sua foto e indicando i suoi dati personali. Per non parlare dell’attività incessante dei cosiddetti “troll”, personaggi virtuali che vogliono deliberatamente sollevare polemiche (aprendo gruppi, ad esempio, che inneggiano alla camorra). Su Youtube, invece, la Postale è dovuta intervenire per individuare e denunciare gli utenti che hanno caricato video, particolarmente cruenti, in cui vengono mostrate violenze ai danni di animali.
Tra le 134 perquisizioni effettuate (il 33% in più rispetto al 2010), molte hanno riguardato pedofili, residenti nella capitale, e si sono concluse con sequestro di materiale raccapricciante. “Si tratta quasi sempre di persone comuni – spiegano gli agenti della Postale – di mezza età, spesso incensurate e quasi sempre uomini”. In questo caso, sono finiti nella rete messa in piedi dal Ministero utilizzando agenti “infiltrati” nei network e sui forum dove i pedofili si scambiano foto e video.
Migliaia, invece, le denunce che continuano ad arrivare, da parte di cittadini romani, relativamente al servizio offerto dal sito web “www. italia-programmi. net”. Si tratta di un servizio di download di programmi, generalmente disponibili nella rete gratuitamente. “Dopo che gli utenti hanno scaricato un programma – spiega Andrea Rossi – ricevono un’email, con la quale vengono sollecitati a pagare quasi 100 euro. Se non effettuano il pagamento, iniziano a ricevere lettere, anche di natura legale”. Somme che, va detto, non sono assolutamente dovute. La Postale ha, infatti, intimato da alcuni mesi al sito (intestato alla società Estesa Limited, con sede nelle Seychelles) di interrompere questa pratica commerciale scorretta. “Ai cittadini va ricordato che non è necessario esporre i fatti o presentare una denuncia per non pagare quanto richiesto indebitamente – spiega la polizia – anche perché l’Antitrust ha già intimato l’interruzione dell’invio dei solleciti di pagamento”.
Tra le truffe neutralizzate nel corso dell’anno, una particolarmente articolata, in provincia di Frosinone. Qui è stata identificata una società, che proponeva ai proprietari dei bar di Sora e Atina contratti con un’adesione al servizio Image Punto Post@, per consentire ai loro clienti di pagare le bollette via internet, usando delle apparecchiature che venivano fornite dalla stessa società. Peccato che quei soldi non andassero a Poste italiane: il risultato era che gli inconsapevoli esercenti dovevano poi risarcire le vittime delle somme versate.
Al di fuori del web, la polizia, che ha messo su strada 2853 equipaggi (contro i 2578 del 2010) è riuscita a sventare alcuni significativi colpi ai danni di uffici postali. Come quello che avrebbe dovuto svuotare il caveau dell’ufficio di Roma Bravetta: gli agenti sono riusciti a sequestrare l’attrezzatura della banda e ad evitare che riuscisse a penetrare all’interno delle Poste. Sventato anche il colpo all’ufficio postale Trullo, in via Lenin: dopo un inseguimento, la polizia ha ammanettato un pregiudicato napoletano che, insieme ad altri complici, era pronto a svuotare le casse.
Diplomatico fascista e rock: la Farnesina lo deferisce.
Inneggia alla Repubblica Sociale italiana, celebra squadristi e bandiere nere e ricorda, con orgoglio, le botte date ad un antifascista, all’università. Parole d’odio e di militanza nera, quelle che risuonano nelle canzoni del Katanga, leader del gruppo “Sotto fascia semplice”. Uno che ai concerti, promossi da CasaPound, viene accolto con le braccia tese. Cantore fascio-rock e, allo stesso tempo, rappresentante diplomatico italiano all’estero: dietro allo pseudonimo, ben noto sulla scena neofascista italiana, si cela, come ha rivelato l’Unità, Mario Vattani. Ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno (è stato suo “ministro degli Esteri”: dal 2008 al 2011 ha ricoperto il ruolo di consigliere diplomatico), figlio del più famoso Umberto, uno dei diplomatici più potenti d’Italia, attualmente ha il compito di rappresentare il nostro Paese in Giappone. Dallo scorso mese di luglio è stato, infatti, promosso console generale d’Italia a Osaka. Ma la Farnesina, presa visione del caso, ha deciso di deferirlo.
Sul sito della rappresentanza diplomatica italiana viene riportato il suo curriculum “ufficiale”: ha guidato l’ufficio economico commerciale all’ambasciata di Tokyo, è stato consigliere diplomatico di Alemanno quando era ministro delle politiche agricole e forestali e console d’Italia a Il Cairo. Classe 1966, formazione internazionale, grazie al background e ai mezzi che gli ha messo a disposizione il padre, è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. Anni durante i quali era già un leader della musica identitaria, che animava (e anima) gli incontri della destra estrema negli spazi occupati e nei pub neri. Quella delle celtiche e dei raduni nostalgici a Predappio. Voce degli “Intolleranza” prima, fondatore nel 1996 dei “Sotto fascia semplice”, non aveva mai cantato live. Anche se, come testimoniano le interviste rilasciate con lo pseudonimo “Katanga”, era un sogno che aveva sempre coltivato. La musica, per lui, è sempre stata militanza. Una potente arma da usare per inculcare nei giovani quei valori fascisti di cui le canzoni sono impregnate. A documentare una delle sue prime uscite pubbliche, su Youtube, c’è un video che racconta l’esibizione presso “La tana delle tigri”, raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico.
Canta con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e attacca pacifisti e disobbedienti. E’ la prima esibizione pubblica dei “Sotto fascia semplice”. Sul palco esibisce braccia ricoperte di tatuaggi, quelli che poi, nei viaggi da diplomatico, ha sempre celato dietro ad eleganti completi gessati, protetto dalle maniche lunghe. Anche nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). Una doppia vita anche nel look per il fascio-console. In Campidoglio è tornato, tre settimane fa, per salutare il sindaco e i suoi vecchi collaboratori – che ben conoscevano la sua attività di fascio-cantante. Le sue parole sono musica per l’orda nera: “Una repubblica fondata sui valori degli epuratori – canta in “Repubblica”, uno dei suoi cavalli di battaglia – Da chi senza tante storie e con l’aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un’altra repubblica”.
L’altra Repubblica a cui si riferiva – come spiega in un’intervista concessa ad uno di quei siti di controinformazione che lo osannavano – in contrapposizione a quella italiana (“fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell’arroganza. Una repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli”) è quella della Repubblica sociale, e oggi rappresenta “quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza”. Un nickname, Katanga, che gli è stato dato a Bologna, durante una trasferta “in pullman – recita il testo della canzone dei Sotto fascia Semplice ‘Automito’ – le ore di canti, di grida, di inni di sezione. Il grande raduno, i saluti romani davanti alla stazione”. In quegli anni militava nel Fronte della Gioventù, gli scontri con i “pelosi” antifascisti (come li chiama lui) erano all’ordine del giorno. Anni difficili, durante i quali, insieme ad altri militanti dell’estrema destra, finirà sui giornali in seguito al pestaggio di due giovani di sinistra davanti al cinema Capranica (salvo poi essere prosciolto). Ma dei pestaggi sembra andar fiero. E lo scrive, nero su bianco, con assai poca diplomazia. Nella canzone “Ancora in piedi” racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: “Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell’aula quarta c’era il bastardo che mi aveva aggredito. L’abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia”. Definisce le sue canzoni “musica per i camerati”. E la musica potrebbe essere il primo passo per sbarcare nell’attività politica, come ha lasciato intuire in un’altra intervista: “Ritornare a suonare dal vivo – ammetteva – significherebbe riprendere a fare politica attivamente. E’ una cosa a cui sto pensando molto in questo periodo”. E’ venuto il momento – diceva – “in cui ognuno di noi capisce che è venuto il momento per lasciare l’isolamento”.
La Farnesina si limita in una prima fase a difendere il primogenito di Umberto Vattani (e a definire la sua musica “un fatto di costume”). Poi, nel pomeriggio, rilascia un comunicato più netto: “Il Ministro degli Esteri Terzi, dopo aver preso conoscenza del caso, ha sin da ieri dato istruzioni affinché esso venga immediatamente deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri, del che il funzionario interessato, Mario Vattani, è stato prontamente messo al corrente”.
La doppia vita del diplomatico approderà in Parlamento, con un’interrogazione preparata da Roberto Morassut (Pd): “Presenteremo un’interrogazione urgente al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d’Italia in Giappone di Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di CasaPound. Crediamo che, nel momento in cui è ancora aperta l’indagine della Magistratura sull’ipotesi che alcuni esponenti di CasaPound siano responsabili di aggressioni e di violenze ai danni di militanti del Pd, non si possa derubricare a ‘fatto di costumè la partecipazione di un diplomatico, nominato console in Giappone, a manifestazioni dove si inneggia alla Repubblica di Salò e ai rituali di una destra identitaria. Per quanto riguarda nomine importanti come quelle di diplomatici, che rappresentano il Paese all’estero, ci permettiamo di sollevare alcuni dubbi sui criteri adottati e sulla presentabilità politica del console Vattani”.
L’associazione Libertà e Giustizia, tramite il coordinatore del circolo di Roma, Massimo Marnetto, chiede, con una lettera inviata al ministro Terzi, la rimozione immediata dal console: “Qui non si tratta di ‘una questione personale’ come ha tentato di minimizzare con inspiegabile leggerezza il portavoce della Farnesina. Infatti, Mario Vattani si pone contro il dettato dell’art. 54 della Costituzione, che vincola tutti i cittadini al dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione. Inoltre, come titolare di delicate funzioni pubbliche di rappresentanza diplomatica, il Vattani-Katanga ha ‘il dovere di adempierle con disciplina ed onore’, come prescrive sempre l’art.54 della Carta. Per questi gravi e comprovati motivi, le chiediamo di provvedere affinché Mario Vattani sia rimosso al più presto dalla sua funzione, come segno di intransigente rispetto dei valori costituzionali, nati dal superamento della tragedia fascista”. Preoccupazione viene espressa dal presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia: “Le ridicole, ‘nere’ esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di ‘nostalgismo fascistà che è penetrato fin dentro le istituzioni. L’ANPI, nel richiamare tutte le coscienze sensibili e responsabili ad una vigilanza attiva, con cesserà di condannare fermamente ogni gesto e azione che faccia riferimento a quel momento cupo e criminale della vita del Paese che fu il fascismo, già condannato dalla storia e fuori da ogni consesso che si dica civile e democratico”.
Immigrati, su Stormfront la blacklist di magistrati e politici.
Tornano le liste dell’odio firmate dai neonazisti italiani di Stormfront, il forum ispirato ai folli principi della superiorità della razza bianca predicati da Don Black, ex leader del Ku Klux Klan. Celtica in homepage, è su questo pagine, ospitate da un server americano, che sono state pubblicate (e ripetutamente aggiornate) blacklist di ebrei italiani del mondo della cultura, della politica, dell’informazione e della televisione. Stavolta a finire nel mirino dei razzisti italiani sono magistrati, religiosi, avvocati, attivisti dei diritti umani che si occupano di immigrati e i cui nominativi figurano in una lista condita da insulti, anche di carattere omofobo e antisemita.
Da qui la decisione del gruppo internazionale Everyone di inviare un messaggio al console USA a Firenze e all’Ambasciatore Usa a Roma in cui si chiede di “agire affinché il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America si impegni per l’immediata chiusura del portale neonazista Stormfront e per l’individuazione di tutti gli utenti passibili di denuncia per reati contro la persona e contro la comunità”.
“Sono fenomeni che vanno monitorati costantemente”, afferma il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “E’ un brodo di coltura che non si riesce a isolare”, ha detto il ministro commentando la lista di Stormfront. “Le forze dell’ordine hanno una attenzione molto alta, ma sono fenomeni che vanno monitorati costantemente”. Per il ministro bisogna tenere alta la guardia perché “la storia ci insegna che queste manifestazioni appartengono all’uomo, ma non devono tornare mai più”.
A lanciare l’iniziativa di stilare un elenco di personalità “colpevoli” di occuparsi di immigrati (titolo del thread “liste delinquenti italiani”) è un membro “anziano” del Forum, uno dei più attivi quando si tratta di minacciare e istigare all’odio razziale. “Siamo stati accusati di razzismo verso gli immigrati, che li odiamo senza motivo, che anche gli italiani compiono atti di delinquenza – scrive Costantino, iscritto al forum dal 2006 – Io vorrei dimostrare che non odio gli stranieri, ma che anzi odio molto di più certi italiani. E’ per questo che apro questa discussione in cui vorrei raccogliere il nome di italiani che compiono atti criminali, che aiutano gli allogeni e ne traggono un tornaconto economico. Nomi di italiani sconosciuti, i 945 politici a livello nazionali li conosciamo”.
L’ispirazione di questa blacklist è fornita dai recenti casi di cronaca torinese e fiorentina: dal rogo al campo rom 1 fino alla strage di Firenze 2. L’odio non si arresta neanche di fronte alla morte. Tra i religiosi sono indicati don Ezio Segat, sacerdote della diocesi di Vittorio Veneto (“ha preso i soldi raccolti dal veneto skin e li ha dati ai poveri fratelli immigrati”, sostiene Costantino), monsigor Cesare Nosiglia e don Fredo Olivero. Oltre a “tutto il governo Monti al completo”, figurano amministratori come il sindaco di Padova, Flavio Zanonanto (“tra i delinquenti più pericolosi”), la vicepresidente della giunta toscana, Stella Targetti (“bastarda immigrazionista sei nella lista”) l’assessore all’integrazione di Torino, Ilda Curti.
Tra i politici, gli esponenti di Sel a Milano Luca Gibillini, Mirko Mazzali e Anita Sonego. Ma ci sono anche magistrati: la pm di Torino Laura Longo, che contestò l’odio etnico per gli scontri nel capoluogo piemontese, il giudice Domenico Galletta, il gup Carlo Fontanazza che giudicò il marocchino responsabile della morte di 8 persone a Lamezia Terme. E poi ancora Antonella Consiglio, Giuseppina Di Maida e Filippo Serio, giudici del riesame.
Per la categoria giornalisti si citano Gad Lerner (citato anche nelle blacklist di ebrei) e Maurizio Costanzo, mentre si attacca anche Roberto Malini, dell’organizzazione Everyone. Non manca Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, da tempo nel mirino dei neonazisti, soprattutto perché ha più volte denunciato altre liste comparse sul sito (“Riccardo Pacifici, che ha dato non pochi guai ai fratelli di Militia e che non passa giorno che non si lamenti con qualche politico perche ‘in ItaGlia ancora non c’è una legge contro i negazionisti dell’Olominchiata”, scrive un utente che si firma “Il principe nero”).
Razzismo e antisemitismo, ancora una volta, si intrecciano, nel segno dell’intolleranza e dell’ignoranza. E non mancano neanche alcuni insulti omofobi nei confronti di una politica, definita “brutta come il peccato”, e di un primo cittadino “con la faccia da fr..”.
Uno dei thread più longevi ospitati da Stormfront si intitola “Il giudaismo internazionale 3″: lanciato nel 2009, viene continuamente aggiornato con nominativi di ebrei.
Ma non è l’unico caso di black list pubblicata nei giorni scorsi. Un blog ospitato dalla piattaforma italiana del Cannocchiale, che già in passato aveva pubblicato stilato elenchi di ebrei italiani (facendo scattare le indagini della postale), è tornato ad attaccare i magistrati. In un post dal titolo “il potere del sinedrio ebraico nelle procure dei tribunali”, pubblicato il 15 dicembre scorso, si arriva ad ipotizzare la presenza di “una mafia ebraica nelle procure”.
Il gruppo Everyone chiede alla magistratura di intervenire con fermezza nei confronti dei neonazisti italiani di Stormfront: “Cogliamo l’occasione dei sanguinosi fatti di Firenze e della volontà della Procura della Repubblica del capoluogo toscano di indagare per apologia di reato gli utenti del web che hanno diffuso, in concomitanza con l’omicidio dei due ragazzi senegalesi, contenuti di istigazione alla violenza e all’odio razziale 4 (ampiamente apparsi su Stormfront Italia), per invitare la rappresentanza USA in Italia a farsi portavoce presso il Governo degli Stati Uniti della necessità urgente di dichiarare fuorilegge il portale e il movimento a esso connesso in quanto contrari ai valori di civiltà, democrazia e libertà sanciti, tra tutte, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
Aurelio Mancuso, leader Equality, ritiene che “non sia sufficiente chiedere la chiusura del sito di questi neonazisti nostrani. C’è bisogno di una potente rieducazione culturale”. Da qui la proposta: “Una volta individuati gli autori e processati per crimini d’odio, la pena preveda l’affidamento alle persone menzionate nella black list, così che possano far provare a questi spavaldi giovanotti ciò che vuol dire impegnarsi nei confronti dei diritti delle persone migranti”.
Per Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica, “è in atto un innalzamento del livello di guardia, laddove il target politico e in certi casi fisico, non sono più i ‘solitì ebrei, ma tutti coloro che si ritengono essere diversi o, peggio ancora, ‘ospitì nel nostro Paese”. Pacifici, che torna “ad esprimere la solidarietà degli ebrei romani alla comunità senegalese, colpita da un gesto che a nostro avviso non va inquadrato come l’azione di un folle”, parla di una duplice chiave di lettura a proposito di questa nuova blacklist: “Da un lato, c’è l’idea che queste persone sentono il fiato sul collo da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, che hanno deciso di applicare la tolleranza zero verso i gruppi eversivi, i quali non si limitano solo al diritto di opinione. L’altra idea, esattamente opposta alla prima – spiega Pacifici a Repubblica. it – è che questi soggetti sentono di avere un consenso intorno a loro, alimentato dal drammatico momento che sta vivendo l’Italia e l’Europa a seguito della crisi economica. Provvedimenti su cui tutti i gruppi xenofobi e razzisti ne cavalcano l’onda a dispetto di tutti coloro che vengono percepiti come uomini e donne che sottraggono posti di lavoro alla ‘razzà italiana. Un fatto inquietante, che, qualora fosse vero, ci impone maggiore vigilanza e azione affinché non possano nuocere alla collettività”.
La polizia postale, da parte sua, ben conosce le attività degli utenti italiani che scrivono Stormfront. La procura di Roma ha già aperto un’inchiesta per altre blacklist apparse su questo sito. Tra i reati ipotizzati, la violazione della legge Mancino ma anche la diffamazione e la violazione della privacy. Da ambienti investigativi, inoltre, viene ricordato che il fatto che i server del sito si trovino in America, non impedisce agli inquirenti di poter rintracciare gli utenti italiani. In particolar modo, la polizia postale ricorda come, lo scorso mese di marzo, dopo appena quattro mesi di indagini, sia stato arrestato il referente italiano del Ku Klux Klan 5: attraverso la sezione italiana, creata virtualmente all’interno di un sito estero, sperava di reclutare simpatizzanti. Anche i neonazisti di Stormfront potrebbero avere le ore contate.
E nella serata, la stessa polizia postale ha fatto sapere che si è già attivata per rimuovere dal forum neonazista Stormfront la lista ‘nerà di politici, magistrati e giornalisti. Secondo quanto si apprende, contatti sarebbero stati già stabiliti con le autorità americane – che hanno la giurisdizione in quanto lì è registrato il forum – per ottenere che i responsabili del sito o, in alternativa, quelli del server su cui si appoggia il forum, rimuovano la pagina. Contemporaneamente gli investigatori hanno chiesto di risalire al computer da cui è stata pubblicata la lista, per poi cercare di individuare gli eventuali responsabili.
Per CasaPound 5×1000 e protezione civile, critiche di Pd e Idv.
Un appello ai parlamentari per revocare l’erogazione del contributo del 5 per mille nei confronti dei CasaPound Italia e un’interrogazione parlamentare per fare luce su un nucleo di protezione civile istituito dai “fascisti del terzo millennio”. A pochi giorni dalla strage di Firenze 1, una parte del mondo politico continua a mantenere alta l’attenzione nei confronti dell’organizzazione romana. E ad avanzare proposte. Dalla richiesta di chiusura (rilanciata ieri da Rifondazione Comunista e Idv), a quella di revoca di una delle fonti di finanziamento del movimento ispirato ai valori fascisti.
Oltre agli introiti che derivano, ad esempio, dalle attività commerciali (quali pub e ristoranti), i militanti neri capeggiati da Gianluca Iannone fanno parte di quelle associazioni che possono beneficiare del 5 per mille. A sollevare la questione di opportunità è Cristiana Alicata, giovane militante Glbt del Pd, membro della direzione regionale del Pd laziale. “Bisogna rivedere le norme di selezione delle associazioni che ricevono il 5 per 1000 – spiega, rivolgendo un appello a tutti i parlamentari affinché intervengano sul presidente del consiglio – Dopo i recentissimi atti di violenza perpetrati da alcuni esponenti e simpatizzanti di CasaPound è necessario che il Paese capisca come fermare questa violenza gratuita di matrice ideologica, fascista e razzista”. Per questo, dice, il
governo Monti deve dare “un segnale forte escludendo tutte quelle associazioni che divengono luogo in cui proliferano l’odio e la violenza contro i diversi. Non basta, ma è un piccolo segnale di cosa vuole essere e diventare l’Italia”.
Appello che viene raccolto dal segretario romano del Pd, Marco Miccoli: “È tempo di dare segnali chiari e inequivocabili perché la battaglia contro il razzismo, il fascismo e l’omofobia, visti anche i recenti avvenimenti, deve essere una battaglia di tutti, delle istituzioni in primo luogo. È aberrante che un’organizzazione come CasaPound possa usufruire di sovvenzioni come il 5 x 1000. Noi siamo dell’idea che tutti i luoghi che alimentano, con le loro iniziative, l’odio razziale e la violenza fascista debbano essere chiusi e non debbano avere possibilità alcuna di essere finanziati”. A livello parlamentare, è pronto a intervenire Jean Léonard Touadì, del Pd: “L’accreditamento politico e istituzionale di cui gode CasaPound è grave. Chi si dichiara fascista del terzo millennio sta facendo apologia. La loro stessa esistenza in vita è anticostituzionale. La nostra Repubblica è nata dalla Resistenza, e la costituzione è chiara. Anche le complicità economiche di cui godono non sono tollerabili. Sono mesi che, come Pd, stiamo chiedendo al sindaco di revocare loro la sede all’Esquilino”. Secondo quanto prevede l’Agenzia delle Entrate, il 5 mille è destinato agli enti di volontariato (ad esempio Onlus e associazioni di promozione sociale), enti di ricerca scientifica, di ricerca sanitaria, alle associazioni sportive dilettantistiche o alle attività sociali svolte dai comuni. Nel 2009 – ultimi dati disponibili – 15,4 milioni di contribuenti hanno permesso di distribuire, tramite le loro dichiarazioni dei redditi, 412 milioni di euro agli enti ammessi al riparto (di questi, 267,7 alle Onlus e al volontariato). E’ dal 2008 che CasaPound ha assunto la forma associativa di promozione sociale, col nome di CasaPound Italia, regolarmente registrata. Invece, non risulta ancora ufficialmente registrata una delle sue ultime emanazioni: una speciale unità di Protezione civile, che ha recentemente prestato soccorso nei territori liguri colpiti dall’alluvione. Divisa giallo-blu, una Salamandra incollato sul petto e la dicitura “gruppo di protezione civile CPI”. Durante le loro esercitazioni espongono la bandiera con la tartaruga, simbolo di CasaPound. A oggi, secondo quanto risulta dagli elenchi nazionali e regionali depositati presso il Dipartimento della protezione civile, la Salamandra non è registrata e non può quindi accedere a tutte le tutele previste dalla normativa vigente. Un passaggio non obbligatorio (un gruppo di cittadini può decidere di organizzarsi autonomamente e prestare soccorso in aree colpite dalle calamità naturali, senza che nessuno glielo vieti). Complessivamente sono 4000 le organizzazioni regolarmente registrate presso gli elenchi nazionali. Recentemente hanno anche fatto partire alcuni corsi di primo soccorso, all’interno degli “spazi non conformi” (solo a dicembre ne sono previsti 4 nella ‘RockaForte”, a Bolzano).
Un’attività sulla quale vuole far luce Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori. “La Salamandra non risulta registrata presso la Protezione civile: è certamente un fatto anomalo – dice Pedica – Bisogna fare chiarezza sull’utilizzo dei loghi della protezione civile. In ogni caso presenterò un’interrogazione parlamentare e, qualora dovessi ravvisare gli estremi di un reato, sono pronto a denunciarli alla magistratura”. Sulla loro pagina Facebook, che conta oltre mille iscritti, i responsabili della Salamandra spiegano la loro missione: “La Salamandra è un gruppo animato dalla volontà di agire per il bene dell’Italia, nei momenti di maggiore difficoltà e rischio. Siamo presenti in tutte le regioni e ci dedichiamo a tutte le attività che possono dare un sostegno alle popolazioni colpite da disastri o calamità. Ci occupiamo anche di corsi di formazione e prevenzione, solidarietà sociale e molto altro”.
Da CasaPound, intanto, arriva una replica a Repubblica, in relazione agli articoli e ai video pubblicati dal sito del quotidiano: “‘Repubblica non si smentisce e dopo l’osceno articolo di ieri 3 sul ‘doppio volto di CasaPound persevera nella sua grossolana opera di disinformazione e mistificazione con la pubblicazione del video ‘CasaPound: tra attività e fascismo’. 4Si tratta in realtà di un video ufficiale di propaganda di CasaPound Italia – spiega Iannone – in cui sono state tagliate le immagini considerate troppo positive, in particolare quelle riguardanti cultura, sport e solidarietà, e inserite non senza una certa malagrazia immagini che riguardano altri gruppi. Un modo come un altro per alimentare confusione e allontanarsi sempre più dalla verità e dalla capacità di rappresentare le cose, nel bene o nel male, per quello che sono”.
Il doppio volto di CasaPound, tra solidarietà e violenza.
Spranga e computer. Solidarietà e blocco dell’immigrazione. Botte e dibattiti. Fascismo e antirazzismo. Giocano sulle contraddizioni, puntano allo spaesamento di quanti auspicano la chiusura delle loro sedi, e si sforzano in ogni modo di respingere le etichette. Salvo poi essere i primi a presentarsi, con orgoglio, come i “fascisti del terzo millennio”. Quelli che ‘nel dubbio mena’, dal testo dell’omonima canzone-simbolo degli ZetaZeroAlfa, la band del leader di CasaPound Italia, Gianluca Iannone. Camaleontici, ma neri.
Per Cpi, il fascismo è un punto di partenza da sottoporre ad una contorta operazione storica e culturale volta a renderlo democraticamente presentabile. Anche da un punto di vista istituzionale, grazie ad una rete di appoggi a livello parlamentare e locale, sempre nel centrodestra – dal Pdl a La Destra.
La solidarietà – che li ha spinti fino in Africa – sembra quasi un grimaldello da usare per far digerire l’anima neofascista. Tra arresti e accuse di violenze nei confronti di alcuni personaggi di spicco, fagocitano militanti delusi da Forza Nuova e dalla Fiamma – partiti meno abili nella propaganda e, probabilmente, meno radicati sul territorio e tra i giovani – e, mese dopo mese, crescono. Occupazioni, sezioni, 15 librerie, 20 pub, un mensile, otto associazioni sportive, ristoranti, radio, e poi una festa nazionale (Direzione rivoluzione), 150 conferenze organizzate, in tutta Italia, alle quali hanno partecipato, tra le polemiche, sottosegretari e giornalisti (e un’esponente del Pd). Tra le loro ultime creature, una speciale sezione di protezione civile: “La Salamandra”. Uno strumento in più per mimetizzarsi e fare proseliti.
Gli ultimi dati parlano di quattromila iscritti (contro i 2200 del 2010) e un numero imprecisato di simpatizzanti. Come il Breivik toscano, quel Gianluca Casseri che frequentava il loro circolo di Pistoia e che aveva scritto per il loro laboratorio virtuale di idee, il sito Ideodromo (dal quale, però, sono stati fatti sparire i suoi testi, per ragioni di opportunità). E come quei giovani, spesso minorenni fanatici del duce, che si avvicinano al movimento attraverso la sua costola giovanile, il Blocco Studentesco: nato nel 2006 e presente in scuole e università di 40 città. E’ qui che si inizia a reclutare la “manovalanza” e si formano quelle che saranno le colonne delle “tartarughe” (la tartaruga è il simbolo di Cpi). Da qui è partita l’esperienza politica di Manfredi Alemanno, figlio sedicenne del sindaco di Roma, che si è conquistato con il Blocco un seggio nella consulta provinciale. A molti ragazzi, che iniziano la loro attività nelle sezioni, vengono anche insegnati i primi trucchi da militanti neri. Come fare, ad esempio, i cosiddetti “rotoli”: una decina di manifesti “rollati” in modo da diventare solidi, e da poter essere usati come fossero un bastone. In questo modo, possono evitare di essere denunciati per possesso di armi bianche.
I ragazzi di CasaPound sono cresciuti, dal tempo degli incontri, a partire dalla metà degli anni ’90, al pub Cutty Sark di Roma, covo della destra estrema, dove dominavano le celtiche e lo slogan “Boia chi molla”, tatuato o stampato sulle t-shirt dei suoi avventori. Birra e musica, quella degli ZetaZeroAlfa. La band, nata nel 1997 su impulso di Iannone, ha cementato la galassia neofascista romana, a colpi di cinghia. Una delle loro (contestate) caratteristiche è la pratica della cinghiamattanza, dal titolo dell’omonima canzone, e sulle cui note, durante i concerti, l’orda nera si colpisce violentemente con le cinghie. Sangue e dolore fortificano. Dalla musica alle occupazioni non conformi: prima Casa Montag, nel 2002 (stabile abbandonato sulla via Tiberina) e poi il più noto palazzo di via Napoleone III. E’ il 26 dicembre del 2003 e questa “Occupazione a scopo abitativo” (Osa) viene battezzata col nome del poeta Ezra Pound.
Occupare per dare alloggio a famiglie senza casa diventa un’arma – mutuata dai movimenti di lotta per la casa della sinistra: è il primo passo per inserirsi nella vita politica romana e laziale. Altre occupazioni fioriscono nei mesi a venire (ai Parioli, a Boccea e al Torrino), poi sgomberate, tra proteste (dei militanti) e polemiche. Intanto si finanziano grazie al 5 per 1000 e attraverso le attività commerciali a loro legate. Il passo per entrare in politica è brevissimo. Prima si candida il non conforme Germano Buccolini con Francesco Storace, alle regionali del Lazio del 2005; l’anno dopo casapound entra nella Fiamma Tricolore. Matrimonio che durerà poco (terminerà con un’espulsione), ma che offrirà un trampolino di lancio del gruppo partito dalla cinghiamattanza del Cutty Sark.
Nel 2008, il salto: CasaPound dà vita a CasaPound Italia, versione nazionale dell’esperienza romana. Le occupazioni a scopo abitativo – che danno alloggio a famiglie senza casa – sono complessivamente tre: oltre a quella storica nel cuore del multietnico Esquilino, ne nasce una a Latina e un’altra a Colleverde. E in quest’ultima, sede degli “Spqr Skins”, sarebbe dovuta sorgere lo scorso mese di ottobre, la sezione italiana della formazione neonazista “Blood & Honour”. Solo le proteste – e una formale presa di distanza di Cpi dagli skinhead, che avevano siglato l’accordo coi neonazisti – riuscirono a impedire che questo progetto andasse in porto. Altre tre, inoltre, le “occupazioni non conformi”, ispirate a quelle dei tradizionali centri sociali di sinistra. Poi ci sono le sezioni, disseminate per tutta Italia (19), che si sommano agli spazi non conformi (41): da Domodossola a Palermo, un’onda nera attraversa la Penisola. Solo nel 2011, si sono aggiudicati 33 nuovi spazi.
E, poi, c’è il web. Su Facebook vengono fatte circolare locandine e foto, anche per corteggiare i giovanissimi. Tra i simpatizzanti, sul social network, non è difficile imbattersi in ragazzi nati nel 1996, che, tra le loro foto, hanno scatti di Mussolini e di Hitler, o di tatuaggi con le celtiche. La comunicazione è fondamentale per il 38enne Iannone, giornalista pubblicista, pronto a sfidare la stampa “nemica” a colpi di querela. O attraverso altre azioni intimidatorie, come quando, nel novembre del 2008, un manipolo di neofascisti di Cpi, tra i quali lo stesso Iannone (insieme ad alcuni ultrà della Roma), lanciò uova contro le pareti della Rai di via Teulada, diffondendo poi le immagini del blitz su Youtube (strumento essenziale nella loro propaganda internettiana). Obiettivo del blitz squadrista, vendicarsi dei contenuti della trasmissione “Chi l’ha visto”, colpevole di aver mostrato un filmato sull’aggressione compiuta una settimana prima, a piazza Navona, dai militanti di destra ai danni di quelli di sinistra. Un altro blitz, sempre nel 2008, portò all’assalto della “bolla” del Grande Fratello (la casa-acquario che ospitava i concorrenti del reality).
E’ quest’anno, però, che CasaPound, sempre in bilico tra istituzioni e piazza, continua a diversificare il suo impegno – che si traduce in un aumento degli iscritti. Tra le azioni rivendicate, lo stop allo smantellamento dei monumenti fascisti di Bolzano. E ancora: un blitz a Parigi, alla fontana del Trocadero, le numerose proteste contro Equitalia (e la ripresa delle occupazioni, da Roma a Lamezia Terme). I leader del movimento vengono persino invitati in capitali europee a parlare della loro associazione. Si lancia un servizio di doposcuola, per i bambini. Sul fronte solidaristico, si punta sulla “Salamandra”, l’associazione di protezione civile, con squadre operative, munite di una divisa, in varie regioni italiane (anche se, ad oggi, non risulta ancora registrata ufficialmente presso gli elenchi locali o nazionali della Protezione civile). Nasce anche una onlus, Solidarité – Identités, che dà vita a missioni di solidarietà e a progetti di aiuto in Birmania, per le minoranze serbe del Kosovo, per gli orfani del Kenya. Nello sport, viene creata la Fiumana Rugby, che si affianca a “Sette punto uno”, il gruppo motociclistico. A settembre viene diffusa una versione aggiornata del programma politico, suddiviso in 18 punti (in cui si parla, tra le altre cose, di stop all’immigrazione, reintroduzione della leva obbligatoria e depenalizzazione dei reati ideologici e associativi). “Vogliamo un’Italia sociale e nazionale, secondo la visione risorgimentale, mazziniana, corridoniana, futurista, dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana”, scrivono sul loro sito.
Intanto, possono vantare otto consiglieri comunali eletti: tre in Toscana, tre nel Lazio, uno in Abruzzo e uno in Puglia. Buoni i rapporti col sindaco di Roma, che ha patrocinato anche un loro convegno. A Milano e Napoli, recentemente, CasaPound ha dovuto fare i conti con l’opposizione delle comunità ebraiche locali, che si sono espresse contro due iniziative firmate dall’associazione di promozione sociale.
Ma al di là della solidarietà, c’è anche un’anima rabbiosa e violenta – sempre taciuta e negata, a livello ufficiale – e che affiora in maniera più o meno esplicita. E non solo nelle parole dei militanti, sui social network, o sul forum “Viva Mafarka”, punto di ritrovo non ufficiale dell’associazione. Anche nelle azioni concrete, come dimostrano alcuni fatti di cronaca. Nel 2006, ad esempio, i carabinieri di Civitavecchia hanno perquisito la sede romana di CasaPound, nell’ambito delle indagini su una rapina in banca. Due degli arrestati, armati di mitraglietta e pistola, frequentavano assiduamente l’associazione di estrema destra. Nel gennaio 2008, un giovane di sinistra è vittima di un pestaggio nella stazione Termini da parte di cinque, sei persone: in alcuni riconosce alcuni militanti di CasaPound e della Fiamma. Dieci mesi dopo si registra uno dei casi che, ancora oggi, fa discutere: durante le proteste contro la riforma Gelmini, i giovani del Blocco Studentesco, armati di cinghie, furono protagonisti di alcuni scontri fra studenti a piazza Navona 7. La polizia indagò sia ragazzi di sinistra che militanti del Blocco. Nel 2009, lo stesso Iannone, secondo quanto riferiscono le cronache locali, viene condannato a quattro anni in primo grado per lesioni e favoreggiamento, per un’aggressione ai danni di un carabiniere, durante una rissa scoppiata a Predappio (dove si era recato per la guardia d’onore alla tomba del duce). Più recentemente, i carabinieri del Ros hanno arrestato per violenza privata aggravata 8, lesioni personali aggravate e detenzione di armi bianche, Alberto Palladino, esponente di Blocco studentesco. Secondo quanto appurato dai militari, il 3 novembre scorso, insieme ad altri, aggredì selvaggiamente 9 al grido di “uccidete i comunisti” un gruppo di militanti del Pd che stavano facendo volantinaggio. Arresto contestato da Iannone, che, all’indomani del pestaggio, si disse pronto a querelare chiunque avesse tirato in ballo Cpi. In carcere, Palladino ha già ricevuto la visita di un deputato Pdl. Non sono neanche mancati attacchi violenti nei confronti del movimento e dei suoi esponenti. A cominciare dalle sedi incendiate o danneggiate: è accaduto a Bologna, Pistoia e Cuneo. Lo scorso mese di aprile, un consigliere municipale romano, Andrea Antonini (vice presidente di casapound), viene gambizzato.
Dopo i drammatici fatti fiorentini, il “modello CasaPound”, come lo definisce il suo capo, è ad un bivio. Dimostrare, non solo attraverso i comunicati stampa, di essere in grado di isolare gli elementi xenofobi e razzisti, oppure continuare a mimetizzare ed edulcorare l’anima fascista con iniziative di tipo propagandistico. Come la foto, fatta circolare su Facebook, dopo la sparatoria fiorentina, in cui due militanti del movimento tengono per mano alcuni bambini di colore, accompagnati dalla didascalia “questa è CasaPound – 0% razzismo 100% identità”. Scatto che, nei commenti di Facebook, è stato accolto con ilarità dagli stessi simpatizzanti del movimento.
Forum neofascisti e razzisti sul web: “Casseri è un eroe”.
Conoscevano Gianluca Casseri. “E’ dei nostri”, scrivono quando la notizia della sua morte ha già iniziato a circolare sui forum dei neonazisti italiani. Per lui hanno già pronta la patente di “eroe”. E’ riuscito a fare ciò che, sulle pagine dell’odio di Stormfront, uno dei principali covi virtuali dell’estrema destra italiana, quella più pericolosa e violenta, molti predicano ormai da tempo. Ovvero, “punire” gli immigrati – che qui vengono definiti “invasori” – per spingerli a tornare nel loro Paese d’origine. E impedire l’ingresso di nuovi stranieri. Con ogni mezzo. Casseri ha messo in pratica ciò che per molti utenti di questo forum, punto di riferimento di xenofobi e nazionalisti ossessionati da musulmani, ebrei ed omosessuali, è una delle possibili soluzioni alla questione dell’immigrazione. “Scorrerà il sangue” prevede qualcuno.
Deliri razzisti sui quali da tempo indaga già la polizia postale. Il primo a riconoscere il killer in una foto è un utente storico del forum, che si firma “Costantino”: “E’ dei nostri. Speriamo che ce la faccia”. E quando la sua morte è ormai certa, chi aveva letto i suoi testi (che hanno ripreso a circolare in queste ore), lo definisce un “eroe”, persino un intellettuale. Scrive “Non conforme”: “E’ il prezzo che ha pagato un eroe. Una situazione ormai figlia dell’esasperazione di chi ha creato questa società multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perché la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme”.
“Come pochi ha avuto il coraggio di fare ciò che dovremmo fare tutti in massa; sono più propenso alla loro espulsione anziché al loro assassinio, ma la vedo piuttosto dura come soluzione”, sottolinea un internauta che si firma Glemselens, mentre Longobard è ancora più netto e minaccioso: “Casseri eroe bianco vittima di un complotto volto a nascondere la verità, e cioè che Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E’ ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall’Italia. Abbattere chi devasta le proprietà degli italiani”.
Per l’autore del folle gesto “rispetto e onore”, due parole che ricorrono spesso nei thread, nel giorno della follia omicida xenofoba. Alcuni azzardano la tesi di un non meglio precisato “complotto”, ordito addirittura dai servizi segreti italiani o dalla polizia. “Consiglio a tuti di stare attenti, cautela al massimo, è possibile che siano i primi episodi di una strategia della tensione utilizzata dai poteri forti per schiavizzarci, per imporre le case ai rom e agli extracomunitari facendo leva sui sensi di colpa per i poveri senegalesi morti e i poveri rom di Torino – osserva sempre Costantino – E’ già successo negli anni 70, adesso c’è una crisi economica spaventosa, è come il 1929 o la II guerra mondiale. L’Italia andrà in default entro 6-8 mesi, ma prima deve pagare il debito a inglesi e americani. Scorrerà il sangue”.
“Sono contento che oggi ci siano due invasori di meno”, è la sintesi di un altro utente. Ma il numero dei commenti cresce, man mano che altri dettagli emergono sulla figura del killer iscritto a Casa Pound.
Inneggiano al gesto di Casseri anche alcuni internauti che hanno voluto commentare la notizia nell’articolo pubblicato sul sito della Nazione. Come denunciato dal gruppo Everyone, qualcuno che si firma “Mi vergogno di essere italiano” scrive: “Meno due”. Un altro, “Il fiorentino” sottolinea che “i nodi vengono al pettine: vedete di abituarvi a tutto ciò, perché grazie alla politica del buonismo è stata aperta la porta alla criminalità camorristica e extracomunitaria”. “Siamo solo all’inizio – per l’utente Questa_è_Sparta – Un grazie ai buonisti newage che non hanno mai avuto rispetto prima di tutto per gli italiani, lasciando proliferare mescolanze senza criterio”.
Sul forum Viva Mafarka, abitualmente frequentato da molti militanti di Casa Pound, qualcuno sembra voler prendere le distanze dal gesto di Casseri, preoccupato per una possibile “strumentalizzazione” da parte della stampa dei fatti fiorentini. Una strumentalizzazione che, per “Bogside”, “sarà la facile scappatoia per evitare di parlare di come questo sistema stia creando milioni di folli in una giungla di disperazione. Meglio buttarla in politica e in caciara”. Anche qui torna la tesi del complotto, stavolta ai danni dei “fascisti del terzo millennio”: “Come si suol dire cade proprio a fagiolo. Casa Pound Italia stava crescendo troppo. Quale miglior occasione per delegittimarla un po’ magari facendo di tutta l’erba un fascio e facendo capire ai timorati borghesucci moderati che l’estrema destra è violenta, razzista, xenofoba e via discorrendo”.
Anche se Casa Pound ha precisato che Casseri “non era un militante”, ma che questi si limitava a frequentare la sede di Pistoia, sul web esiste un un articolo scritto che testimonia l’esistenza di legami apparentemente più profondi. Il killer, infatti, aveva pubblicato un suo scritto sull’”Ideodromo” di CPI, una sorta di laboratorio culturale che il leader dei “fascisti del terzo millennio”, Gianluca Iannone, definisce così: “Questo è il posto dove corrono le Idee, le nostre idee. Qua è dove prendono forma, dove trovano slancio. Un laboratorio ad alta velocità. Un percorso dinamico all’insegna dell’arrembaggio. Un ulteriore stimolo per costruire ed essere presenti nella vita politica della nostra amata Italia. Un altro importante passo avanti per una comunità in marcia”.
Il testo di Casseri era un commento ad una sentenza di un tribunale militare, del 1954: “La corte era chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un gruppo di ufficiali e sottufficiali della Legione della Guardia Nazionale Repubblicana “Tagliamento” – spiegava Casseri -, inquadrata nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, che erano stati condannati due anni prima dal tribunale militare di Milano per l’esecuzione di numerosi partigiani, per sevizie durante gli interrogatori e per aver collaborato con i tedeschi. I giudici respinsero la maggior parte dei ricorsi anche se applicarono agli imputati il condono previsto dalla legge 19 dicembre 1953”. L’articolo si concludeva con un riferimento alla Liberazione: “Premesso che il 25 aprile 1945 scomparve l’unico governo indipendente presente in Italia, e che sull’effettiva indipendenza di quello che lo ha sostituito sussiste un legittimo dubbio, cosa si continua a celebrare in quella data?”. Nel frattempo, il pezzo è stato fatto sparire: per reperirlo, infatti, bisogna fare ricorso alla copia Cache di Google (risale al 29 settembre).
Casseri aveva anche firmato, nel novembre 2010, un saggio, di stampo antisemita, ripreso da un sito italiano negazionista (“Olodogma: biblioteca revisionista su Olocash e truffa sterminazionista”). Ne “I Protocolli del Savio di Alessandria” (il titolo si richiama al falso storico dei “Protocolli dei Savi di Sion”, di cui si dà una lettura da un’ottica negazionista), partendo dal commento di un testo di Umberto Eco, si vogliono rilanciare le folli tesi del complotto sionista per dominare la Terra.
Assessore reggino su Facebook: “Benigni ebreo comunista miliardario”.
Ha attaccato Roberto Benigni definendolo “comunista ebreo miliardario”, la cui unica “colpa” sarebbe stata quella di venir pagato “per fare l’ennesima filippica contro Berlusconi”. Fra i tredici milioni e mezzo di telespettatori – un dato record – che hanno seguito l’ultima puntata dello show di Fiorello, c’era anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, Luigi Tuccio, coordinatore cittadino del Pdl (ex Msi ed ex An), molto vicino al governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.
Ieri sera, dopo aver ascoltato il popolare comico toscano, ha scelto di condividere con i suoi oltre 1200 amici di Facebook, il suo pensiero, facendo ricorso ad un insulto antisemita. “Svegliaaa – ha scritto in uno status – Abbiamo pagato Benigni per fargli fare l’ennesima filippica contro Berlusconi e la lode della merda! Comunista ebreo miliardario e senza contenuti”. Poco dopo, per nulla pentito di quella esternazione, ha aggiunto: “Non ho difficoltà a definire ebreo chi è miliardario ed ostenta umiltà e parsimonia in un contesto che non gli è consono. Ciò in ragione di costumi di vita tipici che ritengo attribuire ed assumendone la responsabilità. Il fatto che io non provi simpatia verso il popolo ebreo, non credo sia un’offesa”.
Affermazioni nette, che, come documenta la discussione sulla sua bacheca, hanno riscosso il consenso dei suoi amici virtuali. Quando poi qualcuno ha cercato di criticare l’amministrazione cittadina, Tuccio ha risposto seccato: “Che c’entra la nostra città? Stavamo parlando di Rai, Berlusconi, comunisti ed ebrei”. Tra i primi a reagire indignati, i comunisti italiani: “Si definiscono del Pdl, ma gratta, gratta e, al di là di finte abiure, escono fuori i fascisti che sono sempre stati – ha attaccato il Pdci – Anche in questa squallida circostanza emerge con ‘limpida coerenza’ una chiara appartenenza ai contenuti e ai principi del nazi-fascismo, ideologia che ha fatto dell’odio razziale, del pregiudizio e dell’intolleranza nei confronti del popolo ebraico il proprio credo quotidiano. Idee folli che sfociano rapidamente nelle teorie negazioniste propugnate da nazisti e fascisti che, vergognosamente, non riconoscono l’Olocausto e le tragiche persecuzioni razziali”.
Col passare delle ore, e probabilmente dopo aver ricevuto messaggi di condanna (anche in forma privata, sul social network), Tuccio si rende conto di aver esagerato. Interpellato telefonicamente, infatti, ammette: “Ho sbagliato e chiedo scusa. Lo faccio col cuore in mano. E’ stato un gesto istintivo. Mi piace Roberto Benigni, ma l’intervento di ieri sera non l’ho apprezzato. Questo non giustifica che abbia usato quegli epiteti”, dice a Repubblica. it. “Pensavo di giocare con quattro amici”, sottolinea poi il politico 44enne, avvocato, divenuto assessore 4 mesi fa. Dello sketch di Benigni confessa di non aver gradito i continui riferimenti satirici a Silvio Berlusconi: “Ormai ha fatto un passo indietro, e la satira contro di lui la trovo fuori luogo”. Poi, facendo riferimento ad alcune barzellette antisemite raccontate dall’ex premier, ammette: “Anche lui, come me, qualche errore l’ha fatto. L’importante è chiedere scusa”. Preferisce non aggiungere nulla, invece, al commento sulla caduta di Berlusconi, che aveva riportato, sempre ieri, su Facebook: “Il mio presidente si è fatto distruggere da quattro puttanelle”.
Sulla vicenda interviene anche Renzo Gattegna, presidente dell’UCEI (Unione comunità ebraiche italiane), che si rivolge al sindaco di Reggio Calabria e al segretario del Pdl, Angelino Alfano, “affinché vigilino attentamente per evitare che simili episodi si possano ancora ripetere ad opera di appartenenti al loro gruppo politico”. “Non ha molta importanza – sottolinea Gattegna – precisare che Roberto Benigni non è ebreo, perché in ogni caso si tratta di una persona amica e perché le frasi pronunciate dall’assessore sono inaccettabili e sono il chiaro segnale del perpetrarsi di quei pregiudizi anti-ebraici che noi tentiamo ogni giorno di contrastare con un’azione culturale che faccia conoscere il grande apporto dato dagli ebrei alla civiltà italiana ed europea. Pur prendendo atto delle scuse che sono state formulate, per quelle espressioni che riprendono luoghi comuni ispirati alle ideologie razziste di stampo nazista e fascista, non possiamo non rimarcare che queste costituiscono gravi offese alla dignità, alla sensibilità e alla memoria storica degli ebrei”.
Facebook e Microsoft, come la polizia accede ai profili degli utenti (e cosa ottiene).
TRENTATRE’ documenti, molti dei quali riservati, che spiegano come la polizia riesca ad avere accesso alle informazioni degli utenti di Facebook o dei servizi forniti da aziende quali Microsoft e Aol. Quali dati sia possibile ottenere e, soprattutto, per quanto tempo questi vengano conservati nei server dei giganti informatici Usa. Ma ci sono anche delle guide su come “estrarre” i dati dal Pc (o dall’iPhone) di una persona oggetto di indagine. Veri e propri manuali per lo “spionaggio” poliziesco, con metodi assolutamente legali, che riguardano appunto individui sospettati di aver commesso reati, e sulle cui tracce si muove la polizia, alla ricerca di prove. Dalla pedofilia alle minacce di morte, ma anche alle più diffuse truffe.
Documenti oggi reperibili – oltre che nella community di scambio digitale di “The Pirate Bay” – su Cryptome.org, il sito concorrente di Wikileaks, creato nel 1996 da John Young, architetto in pensione che, in questi 15 anni, ha raccolto 65mila file. Sfidando spesso il governo ma anche alcune aziende statunitensi che, in più di una occasione, hanno cercato di far sparire dal web il suo archivio on-line. Per questa raccolta, Cryptome si è servito degli ultimissimi documenti, relativi ad Aol, Blizzard e Microsoft, resi disponibili la scorsa settimana dalla rete di attivisti “Anonymous” (le informazioni su Facebook provengono, invece, da PublicIntelligence.net 2, altro sito simile a Wikileaks). Già nel 2010, Young si era scontrato con la Microsoft, per aver analogamente diffuso le stesse procedure riservate alle forze di polizia per entrare in possesso dei dati degli utenti: in quell’occasione l’azienda di Redmond chiese la rimozione del materiale, il sito venne anche oscurato, ma alla fine tornò on-line.
Per alcuni tipi di accesso ai dati, la polizia può aver bisogno di un mandato di perquisizione oppure di un’istanza del tribunale, anche se, generalmente, basta una citazione in giudizio. Tutto cambia, invece, quando ci si trova di fronte ad un’emergenza, più o meno grave: di fronte ad un rischio concreto di morte o una minaccia fisica, le informazioni possono essere ottenute in tempo reale, anche solo facendo una telefonata al fornitore di servizi. La guida stilata da Facebook (“riservata” e “destinata esclusivamente alle forze di polizia”) spiega, passo per passo, come arrivare ad ottenere i dati personali di un utente o di chi gestisce e fa parte di un gruppo sotto indagine. Nella richiesta scritta si deve fornire agli uffici di Facebook, via mail o via fax, l’id numerico dello user (reperibile nell’url del profilo), e ogni altro dato noto. La risposta si ottiene via e-mail o attraverso un Cd-rom, entro sei settimane (minimo due). I log con gli IP (vale a dire il registro delle connessioni effettuate dall’utente con i relativi IP), secondo una versione di questa guida aggiornata al 2008, verrebbero mantenuti per un periodo di 90 giorni.
Si possono conoscere, oltre all’e-mail e al cellulare della persona, il giorno in cui è stato creato l’account, gli accessi più recenti (si parla di “2-3 giorni” antecedenti la richiesta), oltre ovviamente ai log con gli IP. Dopo la pubblicazione on-line di queste linee-guida, Facebook ha deciso di caricare – visibile a tutti – una versione di questo documento aggiornata al 2011 (ma senza spiegare per quanto tempo conservi i file log con gli IP: un portavoce dell’azienda, interpellato dal sito Cnet, non ha voluto rispondere alla domanda).
Più chiaro, per quanto riguarda i log degli IP, il manuale che riguarda la casa produttrice di videogiochi Blizzard (nota per il suo “War of Warcraft”): questi vengono conservati a tempo “indeterminato”. Nessun archivio, invece, relativo alla posta inviata o a quella cancellata dagli utenti. La polizia, però, può richiedere a Blizzard di conservare una copia di tutti i messaggi di un dato utente, per un periodo di 90 giorni, prorogabile di ulteriori 90.
Capitolo Microsoft: secondo il documento presente sul sito Cryptome (la versione è del 2005), i file con gli IP degli account di posta Hotmail vengono trattenuti nei server per 60 giorni; nessun log, invece, per le conversazioni nelle chat di Msn e sul sistema di messaggistica istantanea (ma su questo punto l’azienda potrebbe aver cambiato la policy). AOL, invece, dichiara di preservare i log con gli IP dei messenger per 90 giorni; i dati degli internauti sono mantenuti fino a 6 mesi e le e-mail per un tempo variabile (la posta letta e quella inviata per 30 giorni, quella finita nel cestino per 24 ore). Lassi di tempo che, viene specificato nel documento, “possono essere soggetti a modifiche, senza preavviso alcuno”. Per le emergenze, c’è una linea telefonica dedicata da AOL alle forze dell’ordine, che hanno bisogno di ottenere le informazioni nel minor tempo possibile.
Sul sito di Cryptome è anche presente un manualetto, firmato da un detective, che illustra ai poliziotti che indagano su una persona che si è servita del messenger di Yahoo!, come recuperare dal computer tutte le conversazioni passate, anche quando si è disabilitata la funzione che prevede la creazione di un log delle chat. In un’altra guida giudiziaria si spiega come “leggere” tutte le informazioni presenti in un iPhone, con indicazioni per gli agenti su come muoversi, ad esempio, per accedere alle informazioni contenute in un telefono protetto da password, oppure ottenere un elenco completo di sms e foto – anche se cancellati dall’utente – password digitate ma anche voci ormai eliminate alla rubrica.
Marassi, insulti omofobi al giornalista di La 7, Paolo Colombo.
Marassi, la partita del Genoa contro il Bari è appena finita. Il giornalista de La7, Paolo Colombo, si trova a bordo campo, insieme a Pratto, per un collegamento con lo studio. un gruppetto di tifosi genoani dai Distinti, inizia a urlargli contro una serie di pesanti insulti omofobi.
“Sono arrabbiato, ma anche amareggiato – si sfoga Colombo, gay dichiarato, 25 anni di giornalismo sportivo, dal ciclismo al calcio – Non mi era mai capitata una cosa del genere”. D’accordo con il suo avvocato, ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti. “Sono una persona istintiva, e di fronte a situazioni del genere posso diventare anche peggio di Cassano – scherza Colombo – . Alla fine non ho fatto nulla, ma adesso sporgerò denuncia”.
Alla base di questo insulto potrebbe anche esserci la fede sampdoriana dichiarata del giornalista. Tanti i messaggi di solidarietà che gli sono arrivati sulla sua pagina Facebook. Proprio sul social network, dopo l’episodio, il giornalista si era sfogato con i suoi amici virtuali, e non soltanto per gli insulti che gli erano stati rivolti contro.
Ma oltre alla solidarietà, ci sono anche i messaggi di quanti lo invitano, inspiegabilmente, a non “ingigantire” questa vicenda e a riderci sopra. “Ci sono persone che sono arrivate a dire che quegli insulti sono degli sfottò, che devono esistere. Una cosa assurda, che non accetterò mai”, dice il giornalista, che anche voluto ringraziare “tutto lo staff del Genoa per l’alta professionalità e la grande amicizia”.
Gabbana su Twitter contro il Fisco: “Ladri, sarebbe meglio andarsene”.
Bastano 140 caratteri, a Stefano Gabbana, per commentare la notizia dell’annullamento, da parte della Cassazione 1, del proscioglimento per una presunta maxi-evasione fiscale. Più che un commento, è uno sfogo. E’ a Twitter che lo stilista ha scelto di affidare la sua reazione, che arriva il giorno dopo la decisione dell’organo supremo della giustizia italiana: “E’ proprio vero che in Italia fanno quello che vogliono a loro piacimento. Sarebbe meglio forse andarsene”. Un tweet che, quindi, lascerebbe intendere un possibile trasferimento degli stilisti e/o della loro società all’estero, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Ipotesi che non trova conferme ufficiali, anche se quello dello stilista sarebbe un pensiero accarezzato da tempo. Pochi minuti dopo, Gabbana prosegue con il suo sfogo virtuale: “Ladri”, scrive poco prima delle 10, seguito da un “non sanno come fare per portarci via i soldi”. Ma col passare dei minuti, si rende conto, forse, di aver esagerato e cancella questi ultimi due cinguettii anti-Fisco.
Già ieri pomeriggio, quando la Cassazione aveva disposto una nuova udienza preliminare davanti a un nuovo gup, per decidere se rinviare a giudizio i due stilisti italiani, Gabbana aveva risposto a un suo follower, che gli segnalava la notizia: “So di cosa si tratta. In Italia è così purtroppo”. Un commento sicuramente più blando di quelli odierni, che arrivano, probabilmente, dopo la lettura mattutina della rassegna stampa che il suo ufficio comunicazione gli sottopone abitualmente.
Gli utenti del popolare sito di microblogging sono divisi, tra quanti incoraggiano i due a rimanere in Italia e quelli che, invece, li attaccano per la loro presunta evasione fiscale. “Un miliardo di euro, alla luce del sole o no, sono comunque soldi sottratti alla collettività, in più licenziate, e venite a lamentarvi”, sottolinea Prince Igor, mentre Federica Asnicar è ancora più dura: “Se te ne vai dall’Italia, prima ricordati di pagare tutte le tasse arretrate! E non tornare!”. In tempi di crisi, l’ipotesi che i due stilisti possano aver sottratto soldi allo Stato diventa difficile da accettare per tanti: “Un’azienda non è utile al suo Paese sinché non paga sino all’ultimo centesimo di tasse. Si chiama giustizia, non accanimento”, sottolinea Nicola Bruno.
Nutrito il fronte dei supporter. A preoccupare la twittersfera è proprio l’ipotesi del trasferimento all’estero di una società conosciuta in tutto il mondo. “Invece di proteggere imprenditori e imprese, invece di farne il fiore all’occhiello del Paese, li disossano, pazzesco”, scrive Gae Casalino. Tanti gli inviti a rimanere: “Per cambiare le cose dobbiamo rimanere e lottare”, “personalmente credo sia più giusto che proprio persone come noi pulite ed oneste debbano rimanere e far cambiare il giro”, ma anche quelli più amareggiati per la condizione italiana: “‘Sarebbe meglio andarsene, sento questa frase spesso ultimamente! è avvilente essendo uno dei migliori Paesi al mondo”.
I due stilisti rispondono formalmente dei reati di dichiarazione dei redditi infedele per un imponibile di 416,8 milioni ciascuno e di concorso in truffa ai danni dello Stato in relazione alla presunta esterovestizione della capogruppo D&G. Il primo aprile erano stati prosciolti dal gup con la formula “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo le impugnazioni del proscioglimento presentate sia dalla Procura, sia dall’avvocatura dello Stato. Il tutto nonostante il sostituto procuratore generale avesse ritenuto inammissibili i ricorsi. Ora sulla vicenda dovrà esprimersi un nuovo gup.
Un italiano in Siria per osannare il dittatore Assad.
Negli stessi giorni in cui la repressione delle proteste pacifiche contro il presidente Bashar al Assad si concretizzava con l’assassinio, da parte delle forze armate, di decine di oppositori del regime, un italiano è sceso in piazza, in Siria, per difendere l’operato del dittatore. Lo ha fatto parlando ai manifestanti lealisti riuniti a Tartus, con un intervento nel quale ha attaccato Stati Uniti e Israele, a suo dire i veri responsabili di oscure operazioni volte a provocare la caduta di Assad. Il difensore di un regime che, con la sua sanguinosa repressione del dissenso, ha determinato la sospensione di Damasco dalla Lega Araba, si chiama Stefano Bonilauri e collabora con una casa editrice italiana, vicina alla destra radicale, nota per la sua produzione antiebraica e negazionista. Firma, infatti, una controversa collana di libri, “Gladio e Martello”, che ha dato alle stampe, tra gli altri, “Questione ebraica e socialismo reale”, uno dei testi più virulentemente antiebraici mai pubblicati negli ultimi anni nel nostro Paese (già oggetto di analisi da parte dell’Osservatorio sul pregiudizio antiebraico del CDEC di Milano).
In Siria è stato inviato per conto del “Coordinamento Progetto Eurasia” (CPE), una controversa organizzazione che – come recita il sito, ricco di contenuti antisemiti , attacchi ad Israele e anche al ‘dogma olocausticò secondo la peggiore tradizione negazionista – raccoglie associazioni e persone, “che hanno compreso come la crisi finanziaria, sociale, economica e militare attraversata dal colosso statunitense costituisca l’occasione storica per la nascita di un mondo in cui l’Europa, affiancandosi ai grandi spazi geopolitici nei quali si articola il Continente eurasiatico, potrà finalmente recuperare la propria indipendenza”. Dietro al cosiddetto “progetto Eurasia” c’è l’idea di una nuova entità, libera dal “dominio americano e israeliano”, e il cui cuore “sarà rappresentato da Iran, Russia e Turchia”.
Bonilauri, accompagnato da un altro membro dell’organizzazione, scrive di essere arrivato in Siria il 30 ottobre e di esservi rimasto per cinque giorni. In quel periodo, i media riferivano di almeno 25 manifestanti uccisi, mentre il presidente-dittatore minacciava che un’azione dell’Occidente avrebbe provocato “un terremoto” e avrebbe messo “a fuoco la regione”. Ma agli occhi dell’inviato dell’organizzazione italiana la realtà disegnata dai media internazionali è manipolata dagli “Stati Uniti e da Israele” e i manifestanti contro il regime sono in realtà diretti e controllati dall’Occidente. La cronaca della sua visita al Paese sembra essere il frutto di un approccio fazioso che, in nessun modo, tiene conto delle ripetute denunce delle associazioni che si battono per i diritti umani (secondo il “Damascus center for human rights” sarebbero 4mila le vittime della repressione siriana dall’inizio delle proteste contro il regime di Assad, e altre 13mila persone sono state arrestate). “Nella capitale Damasco i due inviati del CPE hanno constatato un’assoluta tranquillità, pace sociale e grande sostegno popolare al Presidente Bashar al-Assad, l’assoluta concordia tra le diverse etnie e religioni presenti con i loro edifici religiosi costruiti uno di fianco all’altro”, si legge sul sito dell’organizzazione. Una visione che è stata naturalmente confermata anche nel corso di colloqui con i rappresentanti del regime siriano, come il vice ministro degli Esteri, al quale l’italiano “ha manifestato le sue preoccupazioni per le manovre di destabilizzazione atlantiste”.
Ma il momento in cui la propaganda pro-Assad del nostro connazionale, ossessionato da una non meglio precisata lobby ebraica e americana, raggiunge il suo picco, è durante un dibattito televisivo e nel corso di una manifestazione che si è tenuta a Tartus, con “un milione di persone”. Salito sul palco e aiutato da un traduttore – come mostra il video, in cui la sua voce sembra essere stata doppiata – Bonilauri cerca di spiegare alla folla che “l’informazione italiana è controllata dagli Stati Uniti d’America e da Israele”. E poi promette: “Ma noi cercheremo di portare la verità del popolo siriano in tutte le case degli italiani”. Al collo ha appesa una fascia con i colori della bandiera siriana. Gli stessi concetti saranno espressi in un dibattito televisivo andato in onda su un’emittente locale. “Siamo venuti qui nel Paese – spiega al conduttore – a verificare direttamente se la situazione corrisponde a ciò che raccontano i media occidentali nei nostri Paesi”. L’esito di questa verifica è irrealistico quanto le precedenti affermazioni: “Girando da solo, ho visto una città tranquilla, e non ho avuto nessun problema: anzi, è una città molto meno pericolosa delle nostre città italiane. I nostri governanti sono molto meno tolleranti del governo siriano”. Per Bonilauri, l’informazione occidentale non sarebbe libera: “L’Occidente è controllato militarmente dall’America: solo in Italia abbiamo più di 130 basi degli americani e della Nato. Ciò rende impossibile una informazione indipendente. Qualsiasi tg e gruppo editoriale deve comunque fare riferimento alla lobby sionista e americana. Chi non fa parte di queste lobby non può accedere all’informazione pubblica nazionale e non può andare in tv”. Da qui la conclusione che “l’Occidente non è indipendente come lo è la Siria”. Per liberarsi dal dominio americano e israeliano è necessario “collaborare con Paesi non allineati all’impero americano: Russia, Cina e paesi dell’America Latina”. Nel corso della visita in Siria, l’esponente del CPE ha anche incontrato alcuni militari feriti negli scontri “con le forze reazionarie islamiste dirette dall’Occidente”: “Tutti i soldati, nonostante le precarie condizioni di salute, hanno dimostrato non solo consapevolezza del complotto ordito ai danni del proprio paese ma hanno manifestato la loro volontà di difendere la Siria e di tornare operativi quanto prima”. Prima di Al Assad, il CPE aveva difeso Gheddafi, visto che, si disse, “l’operazione della Nato contro la Libia, è stata ideologicamente giustificata con la retorica dei diritti umani e della democrazia”.
Attivi anche in ambito universitario, gli esponenti del CPE, coltivano legami con la rivista “Eurasia”, che vanta, tra i suoi redattori, autori negazionisti e antisemiti. Lo scorso mese di giugno fece discutere un convegno, patrocinato dalla stessa rivista, a Reggio Emilia, dal titolo “Stati non allineati e sionismo”: a moderarlo era stato chiamato un esponente del PRC. Questi venne però sospeso dal partito per aver dato la disponibilità a prender parte al convegno insieme a figure legate notoriamente al negazionismo, insieme ad una casa editrice di estrema destra. Prossimo appuntamento promosso dallo stesso gruppo di persone che anima le attività del CPE, un presidio, il 26 novembre, a Napoli, nei pressi della base Nato di Bagnoli, per chiedere “la fine di qualsiasi tipo di sostegno dell’Italia alle azioni terroristiche in Siria e ai tentativi di destabilizzazione del Paese da parte della Nato”.
Link al pezzo originale su Repubblica.it
Di Pietro parla di due uomini a letto e la comunità gay si infuria.
Una convergenza tra Pd e Pdl per sostenere un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti? Impossibile, perché Pd e Pdl dopo uno o due mesi “si accorgeranno che non possono stare insieme, visto che due maschi in camera da letto non fanno figli”. Antonio di Pietro boccia l’ipotesi di un governo Monti e lo fa servendosi di una metafora che fa arrabbiare – e non poco – i gay. Un’uscita certamente poco elegante che spiazza la comunità e le associazioni Glbt, anche perché l’IdV, sul tema delle unioni civili e della legge contro l’omofobia, ha sempre portato avanti delle posizioni che hanno riscosso ampi consensi tra gli omosessuali italiani. Fino alle scuse ufficiali dell’ex pm.
Stavolta lo scivolone di Di Pietro, intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5, ha fatto infuriare quelle stesse persone che, in passato, avevano apprezzato la sua linea sui diritti civili. Anche perché arriva a distanza di poche ore da un altro paragone omofobo. Paolo Patané, presidente di Arcigay e Aurelio Mancuso, leader di Equality Italia fanno, infatti, notare come ieri sera, durante la puntata di Porta a Porta, “Di Pietro nella foga oratoria, rivolgendosi alla Bindi e La Russa abbia definito l’accordo come ‘un matrimonio tra uomini’, sottolineando l’assurdità della nascita di un governo tecnico”. “Nel giro di nemmeno dodici ore, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro per scagliarsi contro il possibile sostegno di Pd e Pdl a un governo presieduto da Mario Monti, riesce ad insultare le persone omosessuali – attacca Mancuso – il messaggio lanciato dal leader politico sembra assai chiaro: l’accordo tra le più importanti forze politiche è innaturale come l’unione tra due uomini. Non c’è molto da dire, se non che appena il clima politico si surriscalda emergono i pensieri più triviali e arcaici di leader, che hanno bisogno di offendere a turno i gay, gli ebrei, i neri, gli zingari, i disabili e così via, incapaci di rispettare le cittadine e i cittadini italiani”.
Duro il giudizio di Patané, che pure, in passato, aveva riconosciuto il merito delle posizioni di Idv sui temi cari alla comunità Glbt: “Questa affermazione – ha detto, riferendosi alle dichiarazioni fatte nello studio di Bruno Vespa – identifica uno di quei casi in cui la comunicazione pubblica determina conseguenze, comporta responsabilità e pone interrogativi sulla sincerità ed autenticità di un percorso politico sul tema dei diritti civili ed in particolare delle persone gay, lesbiche e transessuali. Penso che sia davvero molto spiacevole e preoccupante l’affermazione dell’onorevole Di Pietro, perché allunga un’ombra sul suo pensiero profondo. Su questi temi non è possibile sbagliare. Che cosa avremmo detto se qualcuno avesse pubblicamente dato un’accezione negativa al matrimonio tra un bianco o un nero, ovvero tra un ebreo ed un cattolico?”.
Arcigay si attende “più che una rettifica” e chiede “un incontro urgente a Di Pietro”: “Chiediamo che con la massima serietà si eviti di ricorrere all’immagine dell’incidente di linguaggio perché chi ha ruolo pubblico deve confermare un impegno al miglioramento della società e del rispetto delle persone e delle loro affettività, a partire dalle immagini e dalle parole che utilizza”. C’è anche chi osserva come le frasi pronunciate da Di Pietro siano l’espressione “di una cultura omofoba di cui è impregnato il Paese”: a dirlo è Paola Concia, deputata del Pd, che rivendica l’impegno del suo partito su alcune questioni chiavi per i gay. “Sono stata io a presentare in Parlamento la proposta di matrimonio gay – dice l’esponente lesbica del partito di Bersani – mentre l’Idv si è fermata ai Pacs. Allo stesso modo, la proposta di legge sulle famiglie omogenitoriali (sul riconoscimento della figura del cogenitore) porta la firma di diversi parlamentari Democratici. Mi inquieta il fatto che un grande dirigente di partito usi metafore del genere e dica, sostanzialmente, che il matrimonio tra gay è innaturale, come lo sarebbe un’alleanza tra Pd e Pdl. Questa è un’immagine omofoba e, a questo punto, mi chiedo cosa pensi realmente Di Pietro”.
Anche Rossana Praitano, presidente del Mario Mieli, fa notare come non sia la prima volta che al politico “sfuggano dalla bocca parole che amareggiano la comunità glbt”: “Crediamo che Di Pietro debba scusarsi con tanti cittadini gay, lesbiche e trans per sue parole inappropriate che non possiamo giustificare in nessun modo, nonostante le boutades folcloristiche dipietriste”, dice la Praitano. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, punta sull’ironia: “Per Di Pietro il governo Monti di larghe intese sarebbe un governo gay. Magari, diremmo noi. Vuol dire che farebbe qualcosa anche sui diritti civili, visto che anche su quelli l’Italia è fuori tempo massimo. Con questa metafora non certamente riuscita, sembra candidarsi a un’opposizione non solo più a sinistra del Pd, ma forse un po’ più a destra di Berlusconi, rubandogli la scena dell’eterosessimo berlusconiano della gnocca”. I commenti critici arrivano anche sulla pagina Facebook dell’ex magistrato: “Iniziate un po’ a contare quanti voti avete perso con questa bella metaforetta”, scrive un utente, mentre un altro osserva: “Berlusconi non avrebbe saputo dire di meglio. L’omofobia è uno dei valori nell’Italia dei Valori?”.
Le scuse di Di Pietro. Dopo qualche ora il leader Idv si corregge e si scusa. “Chiedo pubblicamente profondamente scusa – dice – alla comunità gay e transgender per la mia battuta assolutamente infelice ma involontaria” da loro considerata denigratoria. Ed “è mia intenzione incontrare l’Arcigay al più presto”.
Link al pezzo originale su Repubblica.it
La proposta choc del consigliere provinciale: “Sopprimere cani che danno fastidio”.
Per ridurre il numero di cani e gatti randagi, al fine di abbattere i costi di gestione di canili comunali, bisognerebbe introdurre una legge che consenta ai cittadini di far sopprimere i loro animali, con una spesa modesta. La proposta choc è di un consigliere provinciale della destra estrema di Perugia, Giancarlo Carocci (esponente di Umbria tricolore, formazione nata dall’alleanza tra Fiamma Tricolore e Forza Nuova), che ha suggerito di legalizzare l’uccisione sistematica di cani e gatti che “danno fastidio”. Parole che hanno suscitato la reazione indignata degli animalisti e degli internauti: a breve il consigliere verrà denunciato per istigazione a delinquere, mentre è già partita una petizione sul web 1 per chiederne le dimissioni.
Intervistato nel corso della rubrica “Voce agli animali” di Mia (una trasmissione di Umbria Tv), Carocci, un coltivatore di tartufi con un passato recente nella Lega Nord, ha candidamente sostenuto che tutti i cittadini dovrebbero potersi sbarazzare dei loro animali, quando questi iniziano a “dare fastidio”.
“Secondo me è meglio sopprimere un cane, in modo legale, con una puntura – ha detto – Ad esempio, quando una persona cambia casa e ha una casa più piccola, oppure se aumentano i figli e il cane magari gli dà fastidio. La bestia soffre e può anche fare i danni”. La puntura letale, ha suggerito il politico, dovrebbe avere un prezzo minimo intorno ai 40-50 euro: “l’animale non soffre” e, visti i tempi di crisi, ci sarebbero anche meno spese per i Comuni”, visto che “nessuno lascerebbe cani in giro”. A nulla è valso ricordare al consigliere che esiste una specifica legge del codice penale che punisce il maltrattamento degli animali: “politici e giornalisti”, secondo Carocci, vivrebbero “fuori dalla realtà”. “Io vivo nella realtà. Sono stato eletto dal popolo, con 600-700 voti – ha argomentato – Perché non poter sopprimere il cane e il gatto se danno fastidio? E’ meglio lasciarli in giro per strada? Questo atteggiamento costringe la persone all’illegalità: chi se ne vuole disfare, infatti, li avvelena, oppure gli fa sparare”. “Quella che si verifica nei canili è barbarie, sono dei lager – ha anche detto l’esponente della formazione di destra – Non fa bene tenere i cani là”.
Parole che hanno fatto, in poche ore, il giro del web, provocando un vero e proprio moto di protesta. Il coordinatore nazionale del Partito Animalista europeo, Enrico Rizzi, ha fatto sapere di aver dato mandato al suo legale di sporgere denuncia-querela presso la procura della Repubblica di Perugia per il reato di istigazione a delinquere. “Tale proposta oltre ad essere incivile e vergognosa – dice Rizzi – risulta essere a tutti gli effetti di legge un’istigazione a delinquere in quanto la tutela giuridica degli animali è normata dalla Legge 189/04 che punisce con la reclusione fino a due anni chiunque cagiona senza alcuna necessità la morte ad un animale. Resto sorpreso nel vedere tanta ignoranza, incapacità e infantile banalità ad opera di un uomo che non solo non conosce la legge, come lui stesso ha dichiarato pubblicamente, ma istiga addirittura i cittadini ad infrangerla”. Una legge, ha però sostenuto Carocci (che ha ammesso di non conoscere la legislazione in materia), che “è sbagliata” e andrebbe cambiata. La bacheca Facebook 3 del presidente della Provincia di Perugia, Vinicio Guasticchi (PD), è stata intanto presa d’assalto da cittadini infuriati, che si aspettano parole di condanna da parte dell’amministrazione provinciale, e che pretendono le dimissioni dell’esponente di Umbria tricolore.
Rissa alla Camera per un tweet, leghista zimbello del web.
Rissa sfiorata, alla Camera, per colpa di Twitter. Il social network irrompe nell’aula di Montecitorio: il leghista Massimo Polledri, offeso da un tweet del deputato democratico Pierangelo Ferrari, che gli dava dell’”omofobo”, arriva quasi ad aggredire il parlamentare dell’opposizione. “Io non sono malato”, gli ha urlato contro Polledri. Una vera e propria esplosione di rabbia, che, però, potrebbe essere frutto di un fraintendimento. O di ignoranza, secondo le voci del web. Per alcuni, infatti, Polledri avrebbe scambiato il termine di “omofobo” con quello di “omosessuale”: quanto è bastato per farlo sentire “malato” (secondo un’errata e, per fortuna, superata concezione dell’omosessualità).
La frase incriminata viene lanciata in rete poco dopo le dodici di oggi, mentre alla Camera si discute la ratifica di un trattato internazionale. Il tweet è accompagnato dall’hashtag “opencamera”, creato nello scorso mese di luglio dal democratico Andrea Sarubbi, insieme all’utente Tigella, per raccontare, seduta per seduta, le attività della Camera. Polledri aveva appena finito, nel suo intervento, di attaccare la Bce, quando Ferrari scrive: “L’on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la Bce. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita”.
“Una critica legittima – osserva Ferrari, interpellato telefonicamente – che, sinceramente, mi è sembrata doverosa, ricordando anche la sua
posizione imbarazzante contro la legge sull’omofobia”. Poco dopo aver terminato il suo intervento, però, Polledri si alza dal suo scranno, e si dirige a passo spedito verso i banchi dell’opposizione. “Vigliacco, io non sono malato, tu non puoi dire quelle cose”, inizia ad urlare, mentre Emanuele Fiano (Pd) si alza e cerca subito di bloccarlo. Impresa che gli riesce, grazie anche al suo metro e 94 centimetri di altezza. Giovanna Melandri assiste alla scena, sorpresa per una reazione che, anche a distanza di ore dai fatti, appare ancora incomprensibile ai più. Il tutto viene raccontato, in diretta, da Sarubbi ai suoi quasi cinquemila follower, che rilanciano immediatamente la notizia. Chi assiste alla scena parla di una persona “fuori controllo, che ha perso la testa”. Su Twitter partono le congetture su quello che potrebbe aver capito Polledri, anche se il giudizio della maggior parte degli utenti sul comportamento del leghista è spietato. Mariop89 non ha dubbi: “E’ scandaloso che Polledri pensa che omofobo significa omosessuale. Quanta ignoranza in parlamento”.
Simontemplar84 si chiede se “Polledri abbia fatto almeno le elementari”. Jane_lane è meravigliata: “Sono perplessa più dal fatto che per Polledri omosessualità=malattia, piuttosto che per la sua confusione omofobo=omosessuale”. “Polledri non è omofobo, è omologo di un ignorante”, attacca Byebyepapi. Interviene anche il deputato Guido Melis, sempre del Pd: “Omofobia: paura irrazionale nei confronti dell’omosessualità. Non coincide con omosessuale, spiegatelo all’on Polledri”.
Un’ipotesi che circola tra gli utenti dei sito è che Polledri, che non usa Twitter, sia stato male informato dal suo ufficio stampa o da qualche altro collega leghista. “Qualcuno deve avergli riferito, magari in maniera non corretta, il tweet di Ferrari”, suggerisce il 39enne romano Sarubbi che, intanto, su Twitter, continua a spiegare in inglese la lite ai colleghi politici stranieri, stupiti dalla reazione del leghista. “Polledri è uno psichiatra – osserva Ferrari – non è possibile che non sappia il significato di omofobo”. Il più contento di tutti, adesso, sembra essere Sarubbi. La sua creatura, “opencamera”, dopo una partenza quasi in solitaria, è riuscita a far entrare in maniera dirompente Twitter a Montecitorio e, subito dopo, a trasferire quella quasi-rissa sulle pagine virtuali del sito di microblogging. “Questa è una notizia. Lite in Aula per un tweet di #opencamera . L’Italia cambia, ragazzi”, scrive fiero nel pomeriggio.





