Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

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A Revine Lago sventola la bandiera nazista.

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I

ssata su un pennone, una bandiera con la svastica, tra lo stupore (e l’indignazione) dei residenti. Accade a Revine Lago (Treviso), dove, da questa mattina, sventola il vessillo del nazismo. Secondo quanto riferisce il giornale on-line “Oggi Treviso”, la bandiera è stata collocata sul tetto di una casa privata, in via Marconi, la strada principale del piccolo comune veneto.

Lo scorso mese di settembre, Revine Lago aveva ospitato un raduno europeo di skinhead: “Ritorno a Camelot 2011″. Oltre 1500 “camerati”, da tutta Italia ed Europa, chiamate a raccolta dal Veneto Fronte Skinkead. Meeting che venne duramente contestato dall’Anpi di Treviso. E, secondo quanto riportato sul web da alcuni internauti del posto, proprio a settembre il proprietario di quell’abitazione aveva ricevuto dei soldi dagli skinhead per collocare sul tetto della sua casa la loro bandiera. “E’ una persona che ha seri problemi, magari ha voluto fare una bravata”, scrivono alcuni compaesani, mentre molti sollecitano le autorità ad intervenire per farla rimuovere il prima possibile.

Link alla foto su Repubblica.it

Aggiornamento/La bandiera è stata rimossa, e l’autore dell’iniziativa denunciato dai carabinieri per apologia del fascismo.

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January 18th, 2012 at 12:00 pm

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Insulti e minacce a magistrato Procura di Roma: indagò su blacklist ebrei.

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Insulti e minacce al pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe Corasaniti, che ha indagato sulle blacklist di ebrei apparse sul web. Su un blog ospitato dalla piattaforma del Cannocchiale, l’anonimo estensore di un post antisemita ha anche pubblicato, nella giornata di domenica, una foto del magistrato. “Fuori la mafia ebraica delle procure dei tribunali”, il titolo dell’invettiva, che ricorda, per terminologia e virulenza, gli insulti contro docenti e magistrati diffusi, nel luglio dello scorso anno, dal blog denominato “Rumors”.

Il sito venne chiuso e la Procura di Perugia diede mandato alla Polizia postale di risalire all’identità dell’anonimo internauta. Il quale, evidentemente, non deve temere i risvolti giudiziari che potrebbero avere le sue deliranti affermazioni. “Fuori dai tribunali i referenti politici degli interessi della lobby della unione delle comunità ebraiche. Fuori dalle procure i pubblici ministeri referenti degli interessi del sinedrio ebraico. Fuori dalla Procura il pubblico ministero ebreo Giuseppe Corasaniti, il referente politico della mafia sinedrio della comunità ebraica”, scrive sul sito Vtre.ilcannocchiale.it.

Parole che non sono sfuggite agli uomini della Postale, che monitorano quotidianamente il web, dando la caccia a questi seminatori dell’odio virtuale nei confronti degli ebrei. Sulla stessa pagina web, inoltre, si insinua che i responsabili del recente furto delle Pietre d’inciampo, in via Santa Maria in Monticelli, sia stato opera di residenti ebrei del Ghetto. “In quella zona – si legge sul sito, che ha anche pubblicato una mappa dall’alto di quest’area – si può incappare in bande di giovinastri ebrei, in assetto paramilitare, che pattugliano la zona controllando anche i documenti agli estranei. Eppoi ci sono anche gli agenti in borghese del Mossad che grufolano nello stesso recinto. Risulta quindi totalmente impossibile che qualcuno abbia potuto eseguire un lavoro di ore al fine di strappare quella specie di ‘serci’”. Una tesi campata in aria, che difficilmente troverà riscontri oggettivi nelle indagini portate avanti dalle forze dell’ordine della capitale.

Sulla piattaforma di blogging de Il Cannocchiale venne pubblicata, nel febbraio del 2008, una blacklist di docenti ebrei. In quell’occasione, in seguito all’indignazione politica bipartisan e all’immediato oscuramente del sito da parte dei suoi gestori italiani, le indagini della Polizia Postale, disposte proprio da Corasaniti, permisero di arrivare a individuare il responsabile della diffusione di quell’elenco (Paolo Munzi, residente in provincia di Rieti, figlio di un ex sindaco). Più recentemente, a dicembre, un elenco analogo, con nomi di magistrati e politici, è stato fatto circolare sul forum neonazista Stormfront. In tutti i casi, le ipotesi di reato avanzate dalla Procura comprendevano la violazione della legge Mancino ma anche la diffamazione e la violazione della privacy. Corasaniti, che è docente alla Sapienza, si occupa principalmente di reati che riguardano la pirateria audiovisiva ed informatica, la contraffazione, la tutela della privacy e le frodi informatiche.

In serata è intervenuta anche la presidente della Regione, Renata Polverini: “Si sta andando verso una deriva antisemita che bisogna assolutamente fermare, non soltanto con la condanna da parte di tutte le istituzioni ogni volta fanno. Auspichiamo che qualcuno di questi ‘signori’ prima o poi paghi”.

Solidarietà al magistrato è stata espressa da Marco Mancinetti, presidente della sezione distrettuale di Roma e Lazio dell’Associazione Nazionale Magistrati: “Dopo le orribili manifestazioni di soddisfazione espresse in rete
per la scomparsa del Procuratore Aggiunto di Roma Pietro Saviotti, assistiamo ad un nuovo attacco, di matrice antisemita, rivolto con gli stessi mezzi sempre ad un magistrato della Procura della Repubblica, Giuseppe Corasaniti, impegnato sul terreno delle indagini informatiche. La Giunta dell’Anm di Roma esprime forte solidarietà e vicinanza a Giuseppe Corasaniti, ribadisce l’impegno e la serenità di tutti i magistrati della Procura della Repubblica di Roma nel continuare nel lavoro quotidiano a difesa della legalità ed invita tutte le istituzioni e le forze politiche ad isolare ogni manifestazione razzista. L’antisemitismo non è un’opinione, è un delitto”.

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January 16th, 2012 at 9:59 pm

Concordia, la rabbia dello staff: “Abbiamo gestito un branco di pecoroni”.

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Ce l’hanno con i giornali, che non avrebbero messo nella giusta luce l’operato del personale in servizio sulla Costa Concordia. Membri dell’equipaggio che andrebbero considerati degli “eroi”, per essere riusciti a salvare la stragrande maggioranza dei passeggeri della nave. I dipendenti della Costa Crociere non hanno dubbi: è stata scongiurata quella che poteva essere una tragedia con un numero assai maggiore di morti. Alcuni di loro non trattengono la rabbia e arrivano a sfogarsi contro i passeggeri della nave, definendoli “un branco di pecoroni allo sbaraglio”.

E’ dalla sera del 13 gennaio, da quando si è iniziata a diffondere la notizia della sciagura all’Isola del Giglio, con il conseguente drammatico bollettino di deceduti e dispersi, che si confrontano sul gruppo Facebook a loro dedicato. “Costa Crociere cruise staff or crew members” è la pagina, con oltre 4200 iscritti, sulla quale si ritrovano dipendenti, ex membri dell’equipaggio e sulla quale commentano anche tanti passeggeri che vogliono portare la loro solidarietà. Ci sono gli appelli dei parenti dei dispersi, alcuni pubblicano la foto dei loro cari, altri – è il caso della cugina dell’ufficiale eroe, prima che venisse salvato – chiedono notizie ai colleghi.

Commenti angosciati, di chi vorrebbe subito una risposta che nessuno però sa fornire. Ora dopo ora, link dopo link, mentre sullo schermo si susseguono ricostruzioni e critiche verso l’operato del comandante, la rabbia del personale in servizio presso la compagnia di navigazione italiana sembra montare. Molti cambiano la loro immagine di profilo, sostituendo quella del volto con la foto della targhetta di riconoscimento usata per farsi riconoscere sulle navi. E’ un modo per ribadire che si sentono fieri di far parte di quell’azienda e di non aver nulla di cui vergognarsi. Da alcune ore rilanciano la testimonianza di Katia Keyvanian, una hostess che scrive di essersi imbarcata il 13 gennaio sulla Concordia in sostituzione di una collega. Definisce “idiozie” tutte le cose lette e sentite in queste ore e scrive: “Abbiamo evacuato, al buio, con la nave piegata su un fianco 4000 persone in meno di due ore! Gli incompetenti non sono in grado di fare questo. Abbiamo tirato su in lancia un sacco di ospiti che erano finiti in mare, e mentre spogliavamo una ragazza bagnata per coprirla con la coperta termica, un ospite ci faceva un filmino con il telefonino. Noi ci siamo adoperati per gli ospiti, per salvarli, portarli in sicurezza, se sono salvi, è merito solo nostro, di tutto l’equipaggio, che ha fatto di tutto. Non vogliamo essere ringraziati, abbiamo fatto solo il nostro dovere, ma non vogliamo nemmeno sentire tutte le fesserie, bugie, menzogne, tanto per fare lo scoop, o fare una trasmissione, che sono state dette”. Katia attacca anche i passeggeri: “Abbiamo lanciato un salvagente in mare, e mentre tiravamo su un altro passeggero, io con la corda legata al polso per fare forza, e tirare su, un signore ci faceva la foto. Abbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio, e poi vengono a dire che noi siamo stati incompetenti”.

Smentisce anche quanti sostengono che il comandante, Francesco Schettino, abbia abbandonato la nave prima che fossero stati evacuati tutti i passeggeri: “Non è vero che il comandante è sceso per primo, io ero sull’ultima lancia, e lui è rimasto attaccato alla ringhiera al ponte 3, mentre la nave affondava”. Ma, relativamente all’operato di Schettino, non tutti sono d’accordo nel difenderlo. Anzi: qualcuno sostiene che abbia commesso troppi errori. Prima navigando ad una distanza troppo ravvicinata all’isola. Poi, una volta che la nave ha iniziato ad imbarcare acqua, quando ha deciso di avvicinarla ulteriormente al Giglio. Come spiega Maurizio B., 58 anni e una lunga esperienza di comando sulle navi: “Credetemi, anche cercando di capire lo stress, non merita il vostro sostegno a prescindere. Portando la nave ad incagliare davanti a Giglio porto ha forse pensato di favorire lo sbarco, ma quando, toccando il fondo, la nave si è ingavonata e abbattuta, ha solo perso la nave e l’uso della metà delle lance. Se andava alla deriva e chiudeva le porte stagne sbarcava lo stesso i passeggeri e non perdeva la nave. Nessuna freddezza nel prendere le decisioni, ma il contrario”. D’accordo anche Ivo: “Quella nave era troppo vicina alla costa. Roba da surf, non da bestia da 115mila tonnellate”. E qui solleva la spinosa questione dei ‘saluti’ di questi giganti del mare, che, troppo spesso, passerebbero a poche centinaia di metri dalle coste, in condizioni non sempre di sicurezza.

“Il comandante sapeva bene che non puoi passare a un miglio di distanza da quella costa – scrive Ivo – e sicuramente lui non avrebbe voluto. Ma si sa: qualcuno dall’alto detta delle regole non scritte: ‘Fallo, sennò con noi non ti reimbarchi. Perché è una buona operazione di marketing”. Una versione che viene contestata da alcuni dipendenti della Costa Crociere, secondo i quali Schettino avrebbe deciso in totale autonomia. “Non ho mai detto che la Costa sia l’unica compagnia che ama il ‘saluto’ – replica Ivo – Nessuno obbliga nessuno. Sono cose che una compagnia indirettamente può chiederti. O è stato fatto perché gliel’ha richiesto qualcuno, oppure il comandante lo ha fatto per un momento di gloria personale. Non mi parlate di black out, perché chi conosce il mestiere sa che su quelle unità è impossibile. Impossibile anche una rottura del timone”.

La convinzione, pur tra mille distinguo, è che la nave si sia avvicinata troppo ad una zona ad alto rischio: “Per questo saluto ci si è avvicinati troppo. E’ un errore umano”. Al comandante, intanto, sono dedicate varie pagine virtuali, create in queste ore su Facebook e di ispirazione opposta: chi lo difende a spada tratta e chi, invece, lo ritiene l’unico responsabile della tragedia. Solo su una cosa gli iscritti al gruppo dei dipendenti della compagnia sembrano essere tutti d’accordo: i membri dell’equipaggio “hanno salvato migliaia di vite” e si sono comportati da eroi. “Sfido chiunque in una situazione del genere con la nave inclinata del 80% – scrive Frenk, impiegato sulle navi da crociera – Il disordine accade anche perché i passeggeri stessi quando c’è l’esercitazione di abbandono nave sono intenti a filmare, a ridere, scherzare o a non presentarsi, invece di ascoltare attentamente cosa viene detto. Comunque, come al solito, deve scapparci il morto per rendersi conto delle cose sbagliate”. Marco Russo scrive di essere membro dell’equipaggio della Costa Concordia: “Diffidate dalle chiacchiere abbiamo fatto un ottimo lavoro! Onore all’animazione, tecnici e camerieri che sono rimasti fino alla fine sulla nave con l’acqua fino alla pancia per aiutare le persone. Anche in questo eccellenti”. Pierangelo, anche lui dipendente della compagnia: “Mille apparentemente incompetenti membri dell’equipaggio, che hanno salvato 3000 passeggeri, limitando il numero di morti, più vari dispersi, che potrebbero essere coloro presi dal panico che non hanno seguito le istruzioni”. Qualcuno arriva a suggerire una querela nei confronti di quegli organi di stampa che hanno messo in dubbio la loro professionalità: “Non si può dire che l’equipaggio non era preparato, che non si accendevano le luci dei giubbotti di salvataggio (e noi che navighiamo sappiamo quando si accendono). Serve conoscere un bravo avvocato e preparare una querela firmata da tutti noi. Chiedere un risarcimento e darlo a alle famiglie di chi purtroppo non c’è più”.

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January 16th, 2012 at 5:58 pm

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CasaPound esulta per la morte di Saviotti, Procura apre inchiesta.

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A Pietro Saviotti, il capo del pool anti-terrorismo della Procura di Roma morto ieri per un infarto, non hanno ancora perdonato l’arresto del loro “Zippo”, lo scorso mese di novembre. Così, quando sui siti web si è iniziata a diffondere la notizia della prematura scomparsa del procuratore aggiunto, Gianluca Iannone, leader dei fascisti del terzo millennio di CasaPound, ha voluto condividerla a modo suo con il nickname Gianluca da Tortuga, con gli oltre tremila amici del suo profilo personale su Facebook. “Questo 2012 si prospetta come un anno interessante… evviva”, ha scritto in uno status-shock riferito al magistrato. Parole che, sul social network, sono state “apprezzate” in prima battuta da 32 persone, militanti e simpatizzanti di CasaPound. “Io aspetto la dipartita di qualcun’altro”, ha commentato un utente, mentre un altro ha anche tirato in ballo il giornalista Giorgio Bocca: “Bocca, Saviotti… avanti il prossimo… la lista è lunga e c’è l’imbarazzo della scelta”.

La Procura di Roma ha aperto sulla vicenda un fascicolo ipotizzando il reato di istigazione a delinquere. Gli accertamenti saranno coordinati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Eugenio Albamonte. I magistrati hanno dato ampia delega investigativa alla polizia postale per identificare gli autori dei messaggi offensivi postati sulle pagine web del social network. Indagini anche su alcuni messaggi anonimi con offese al giudice, apparsi sulla sezione abruzzese di Indymedia.

Iannone, come si ricorderà, è noto anche come leader musicale e autore di canzoni fascio-rock: ha condiviso il palco con Marco Vattani, il diplomatico italiano che inneggia alla Repubblica di Salò. Vattani – come scrive oggi Repubblica – non è stato punito, ma verrà al massimo trasferito in altra sede.

La replica di CasaPound. Il primo a parlare è il vicepresidente Andrea Antonini, che evidenzia come il commento di Iannone sia apparso “sul suo profilo personale e non su quello di CasaPound Italia: non è una pubblica esternazione”. Antonini, però, non prende affatto le distanze dall’esultanza per la morte di Saviotti: “E’ francamente ipocrita aspettarsi contrizione da parte nostra dato che questo pm ha avuto a che fare almeno due volte con noi, prima negli scontri studenteschi di Piazza Navona con 12 indagati a torto, come abbiamo sempre ribadito, e poi nel caso di Alberto Palladino, accusato da Saviotti di lesioni aggravate nei confronti del capogruppo del Pd del IV Municipio Paolo Marchionne. In Italia non ricordo nessun caso di giovane incensurato che deve fare 28 giorni di carcere con l’accusa di rissa aggravata. Nessuno quindi si aspetti da noi dolore o ipocrita contrizione”.

In serata arriva anche la replica dello stesso Iannone: “L’Italia ormai è peggio della Corea del nord: tutti devono piangere, chi non lo fa va nei campi di recupero. E persino una battuta infelice, scritta peraltro in uno spazio privato, può essere scambiata per istigazione a delinquere”. “Ormai – continua – siamo al paradosso e al linciaggio bipartisan. Una mia battuta sicuramente di cattivo gusto, rubata sul profilo personale e non negli spazi ufficiali del movimento in barba a ogni tutela della privacy, scatena l’ira dei novelli inquisitori che si scagliano con parole gonfie di livore e di calcolo politico. E’ chiaro che c’è un’aria di ipocrisia e di sciacallaggio che non cessa minimamente di esistere. Non si perde neanche occasione di insinuare rapporti inesistenti tra noi e l’amministrazione cittadina”.

Saviotti e CasaPound. Il giudice, impegnato nel campo dell’eversione, aveva seguito le indagini sul pestaggio di cinque militanti del Pd, che affiggevano manifesti contro la mafia in via dei Prati Fiscali, il 3 novembre. Era stato lui a richiedere ai carabinieri del Ros di arrestare Alberto Palladino, alias Zippo, uno dei leader di CasaPound nel IV municipio. Su richiesta di Saviotti, il gip aveva disposto l’arresto di “Zippo”, perché temeva che questi avrebbe potuto commettere reati analoghi a quelli compiuti nei confronti dei militanti democratici. Lesioni aggravate, violenza privata e porto d’arma impropria, i reati contestati dalla Procura. Poco prima di Natale, il gip di Roma aveva infine concesso i domiciliari a Palladino.

Ma anche allora, Iannone ebbe a contestare pesantemente i magistrati, secondo i quali CasaPound Italia “fa della violenza un metodo di lotta politica”: “Partire dal presupposto che il reato sia reiterabile perché Cpi è un movimento che fa della violenza un metodo di lotta politica, come ha sostenuto il Riesame e come, in qualche modo, sembra confermare il gip disponendo i domiciliari per Palladino – sostenne Iannone – è un assurdo giuridico perché non solo non c’è una sentenza né un elemento di diritto che possa avallare questa convinzione, ma non esiste nemmeno un sia pur minimo elemento di fatto che possa giustificarla se non il pregiudizio nei confronti di un movimento che sconta la presunta appartenenza a un mondo ‘ontologicamentè violento come l’estrema destra”. Le strade di Saviotti e dei Fascisti del terzo millennio si erano anche incrociate nell’aprile del 2010. Fu quando la Digos di Roma eseguì otto arresti a carico di quattro aderenti di Blocco Studentesco, il movimento studentesco di CasaPound, in seguito ad alcuni scontri avvenuti all’Università di Tor Vergata e nei pressi della Terza Università. Anche allora, le richieste di arresto portavano la firma di Saviotti.

Le reazioni. Numerose le voci di condanna che si sono levate dal mondo politico. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, definisce le parole di Iannone “vomitevoli e indegne per la razza umana. Saviotti è stato un servitore della patria a cui tutti gli italiani devono rendere omaggio. Il resto è solo spazzatura ideologica”. “Parole vergognose, segno solo di inciviltà culturale”, per Renata Polverini, presidente della Regione Lazio: “Roberto Saviotti è stato un magistrato capace, un uomo al servizio della giustizia e delle istituzioni. Una perdita grave per la magistratura italiana e che non merita questo ignobile oltraggio”. E mentre anche il sindaco, Gianni Alemanno, sottolinea che lo status-choc è “una cosa scellerata”, alla quale “non può credere”, il Pd romano gli chiede di chiarire i rapporti con CasaPound: “Alemanno regala casali a Iannone di Casapound che oggi su Facebook a festeggiare per la morte di Saviotti – osservano Enzo Foschi, Marco Palumbo e Massimiliano Valeriani, consiglieri del Pd rispettivamente alla regione Lazio, provincia e comune di Roma – Un fatto gravissimo che getta ancora più ombre e inquietudini sull’organizzazione di estrema destra che tenta di farsi passare per una onlus ma che invece porta avanti la sua battaglia d’odio e xenofobia e dei suoi rapporti con il centrodestra che amministra la città. E’ giunto il tempo che Alemanno con la sua giunta chiariscano in maniera definitiva i loro rapporti con Casapound e le altre frange di estrema destra, un legame tutto coccole ed ambiguità dai contorni sempre più foschi”. Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa parla di “ironia vergognosa e ignobile”. Per l’esponente del Pd Walter Veltroni “sono parole di odio, parole che istigano alla violenza. Penso che la magistratura debba indagare su questi fatti e su ambienti che hanno fatto dell’odio il loro credo”. Per Nichi Vendola, leader di Sel, si tratta di “parole raccapriccianti”. Il leader dei Verdi Angelo Bonelli esprime il suo sdegno. E c’è chi, come Fabio Nobile, consigliere regionale del PdCI-Federazione della sinistra, torna a chiedere lo scioglimento dell’organizzazione: “Noi opereremo affinché tutte le istituzioni prendano posizione chiara su questo”.

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January 13th, 2012 at 2:03 am

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Lo psichiatra Francesco Bruno: “Gay malati”, parte istruttoria dell’Unar.

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I gay come malati da curare, individui “non normali”, assimilabili alle persone disabili. Francesco Bruno, criminologo, psichiatra e docente universitario (a Salerno e alla Sapienza di Roma), torna ad offendere le persone omosessuali. A nulla è valsa una denuncia all’Ordine dei Medici, due anni fa, da parte di Arcigay, relativamente ad alcune affermazioni in cui contestava la depatologizzazione dell’omosessualità decisa, nel 1990, dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Il medico 63enne, ospite dei salotti televisivi per commentare i casi di cronaca nera, scende in campo a fianco dell’ormai ex assessore alla Mobilità del Comune di Lecce, Giuseppe Ripa, dimessosi dopo aver insultato il governatore della Puglia, Nichi Vendola. Lo fa dalle pagine virtuali di Pontifex, blog che ospita spesso dichiarazioni omofobiche nei confronti di gay, lesbiche e transgender. Punto di ritrovo degli ultracattolici, si tratti di vescovi emeriti o di politici. Come Domenico Scilipoti, anche lui sceso in campo, in queste ore, per difendere Ripa, definendo “l’omosessualità una cosa anormale”.

Bruno, intervistato dal curatore del sito, afferma: “L’organizzazione mondiale della Sanità ha deciso che non si debba parlare di malattia, a proposito dell’omosessualità, e sappiamo con quali criteri ha scelto. Io rimango della mia idea e le denunce dei gay non mi fanno paura”. L’omosessualità è “anormalità”, sentenzia: “Siamo nel campo, quando la omosessualità non viene scelta volutamente, di anormalità funzionali essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione. L’omosessuale nato lo è per un disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare. Tuttavia, è nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi è handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay è diversamente orientato per la sessualità e quel diversamente la dice lunga sulla normalità”.

Lo psichiatra spiega anche di aver assistito molti genitori di ragazzi e ragazze omosessuali. A suo dire tutti traumatizzati dall’orientamento sessuale del figlio o della figlia: “Chi dice che padre e madre sono contenti o accettano la diversità del figlio, mentono sapendo di mentire. Per due genitori, sapere che il proprio figlio ha questa orientazione, è un trauma anche grande. Magari lo superano o riescono ad elaborarlo, ma il colpo è molto forte. Questo fatto denota che anche a livello di comune sentire, e non è roba da poco, la omosessualità va considerata anormalità”. Commenti tutt’altro che isolati, come dimostra una sommaria ricerca nell’archivio del sito degli ultracattolici. “Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia?”, ha sostenuto Bruno in un’altra intervista. Per il docente è anche sbagliato essere eccessivamente tolleranti: “Una eccessiva tolleranza verso stati di anormalità, e l’omosessualità tale va considerata, ci porta alla conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene e che cosa è il male”.

Da medico e docente universitario (secondo il curriculum pubblicato on-line è professore straordinario presso l’Università degli Studi di Salerno e docente di psicopatologia forense e criminologia presso la “Sapienza” di Roma) non si fa neanche troppi problemi quando si tratta di attaccare l’OMS: “Quando i colleghi americani hanno sdoganato l’omosessualità dalle patologie, hanno fatto un grave danno e io sono contrario a quanto sostiene l’Organizzazione Mondiale della sanità. L’omosessuale, al quale va dato ogni rispetto, è clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo altera. Inutile che questi signori vogliano convincerci che i normali siano loro. Ma sono sostenuti, parlo fuor di metafora, da lobbies potenti e forti”. Posizioni legittime, secondo l’Ordine dei medici, che, di fatto, ha respinto la denuncia presentata, nel 2009, da Arcigay.

La replica. Lo psichiatra, dopo le polemiche, precisa e si difende: “Io ho sempre detto che ho il massimo e assoluto rispetto per chi compie scelte di altro tipo rispetto al mio e naturalmente questo non implica nessuna malattia, ma secondo me è una condizione di diversità”. “Lungi da me – aggiunge – giudizi discriminatori o l’omofobia, ma contesto al mondo gay il tentativo di impedirmi di dire quello che penso”.

In serata l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), dopo aver ricevuto la segnalazione di Agedo e Arcigay, ha fatto sapere di aver avviato un’istruttoria sulle affermazioni di Bruno, tutte reperibili dal sito Pontifex.

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January 10th, 2012 at 9:50 pm

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Consigliere comunale leghista su Facebook: “Immigrati nei forni”.

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Per gli immigrati “servono i forni”. Ne è convinto il consigliere comunale leghista di Albenga (SV), Mauro Aicardi, che ha condiviso il pensiero-choc all’interno di un gruppo su Facebook. A proposito di una lite in strada tra due marocchini, il consigliere – che in passato ha militato anche ne La Destra – ha voluto dare ragione a un cittadino che liquidava gli stranieri come “feccia bastarda”. Ad accorgersi dello “scivolone” del consigliere agricoltore è stato il circolo albenganese di Futuro e Libertà, che ha chiesto, oltre alle sue dimissioni, l’intervento immediato delle autorità: “Non si tratta solo di un’infame e già comunque di per sé gravissima offesa ma, è inutile sottolinearlo, siamo davanti ad istigazione ad odio razziale che, per il nostro ordinamento, rappresenta un reato perseguibile in termini di legge. L’autorità di pubblica sicurezza, con tutti gli strumenti informatici e tecnologici di cui dispone, risalirà ad esempio all’indirizzo Ip del terminale reale per verificare comunque chi è l’autore e da dove sia partito il commento”. La frase incriminata, a seguito delle polemiche, è stata rimossa (il consigliere si sarebbe anche scusato) mentre il sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri (Lega), è scesa in campo in difesa del suo collega di partito: “Chi, come me, lo conosce da tempo sa che è una persona briosa e genuina, che per il suo essere spontaneo, magari sentendosi tra amici, esprime concetti, volutamente provocatori, il cui significato è del tutto diverso da quello percepito – ha dichiarato al sito Ivg. it – Non è un razzista, non è un violento: Mauro Aicardi è un ottimo marito e padre di famiglia, un bravo amministratore, un individuo leale e sincero che rispetta le idee di tutti coloro che rispettano le leggi. In un impeto di irritazione nei riguardi di coloro che delinquono, di chi con arroganza fa uso delle debolezze delle persone creando disagi sociali, ha usato un’espressione forte”.

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January 7th, 2012 at 10:56 pm

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Prof. negazionista indagato dalla Procura di Torino.

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Hanno bussato alla porta della sua abitazione nel primo pomeriggio di ieri. Agenti della Digos di Torino e del compartimento della Polizia postale del Piemonte hanno notificato un avviso di garanzia a Renato Pallavidini, il docente che, su Facebook, ha minacciato di compiere una strage in sinagoga. L’ipotesi di reato è quella di istigazione all’odio razziale (secondo quanto previsto dalla legge 654).

Gli agenti, che si sono mossi su richiesta del procuratore aggiunto Sandro Ausiello, hanno perquisito per alcune ore la sua casa, sequestrando due computer, una pen drive e del materiale informatico. Obiettivo della Postale è quello di dimostrare che le deliranti affermazioni pubblicate sulla pagina privata del professore del liceo Massimo D’Azeglio siano partite proprio dai suoi computer.

La polizia richiederà, inoltre, a Facebook tutti i dati relativi al suo account: molti commenti incriminati sono stati cancellati dopo la pubblicazione della notizia su Repubblica.it, ma sarà possibile recuperarli nei server californiani del social network. Il professore avrebbe cercato di difendersi parlando di una “provocazione”. La prossima settimana è stato convocato in Questura, dalla Digos, per rispondere ufficialmente di quanto scritto su Facebook.

Sul suo profilo Facebook Pallavidini ha incitato al tiro allo straniero, all’applicazione dei metodi di Mengele, ma soprattutto all’ antisemitismo più sfrenato 1. Da diversi anni si serve del social network per esprimere quella che lui definisce “libertà d’espressione”. Nel 2007, quando insegnava in uno dei più prestigiosi licei classici torinesi, il Cavour, era stato denunciato da genitori, docenti, allievi, per le sue teorie negazioniste sui campi di concentramento e per aver offeso la memoria degli ebrei.

Il suo ritorno in un’aula scolastica, alla luce delle minacce e degli insulti contro ebrei, omosessuali, disabili e stranieri, appare comunque sempre più improbabile. Il direttore generale dell’ufficio scolastico del Piemonte, Francesco De Sanctis, ha già anticipato che “non tornerà ad insegnare”, perché, “nelle aule devono esserci professori equilibrati, e Pallavidini ha dimostrato di non esserlo”.

Un plauso alla magistratura arriva da Emanuele Fiano, deputato del Pd, che aveva preannunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, per chiedere la sospensione del docente, che è in malattia retribuita fino al 31 marzo 2012. “L’iniziativa dei magistrati di Torino è positiva e penso che ci siano gli estremi per riconoscere la legge Mancino”, spiega il parlamentare democratico, che vede una pericolosa analogia tra le affermazioni di Pallavidini e la recente strage di Firenze. “Il docente ha parlato di Gianluca Casseri e si è ricollegato a quel fatto – dice Fiano – Questo perché nel nostro Paese siamo di fronte allo sdoganamento delle peggiori idee razziste, non soltanto antisemite. Ci sono dei cani sciolti, appartenenti alle frange più estreme, che si sentono liberi di moltiplicare gli effetti delle loro idee su internet. Ricordiamo anche che questa persona fu difesa, nel ricorso al tribunale contro le due settimane di sospensione decise dalla sua scuola nel 2007, dal professor Claudio Moffa di Teramo, un altro docente noto per le sue tesi negazioniste”. E avvisa: “Non stiamo guardando un episodio unico: è l’ennesimo nodo di una rete di idee antisemite, razziste, negazioniste che si sta moltiplicando. Troppo”.

Colpa anche della legge Mancino, secondo Aurelio Mancuso, presidente di Equality: “Una legge monca, che andrebbe rafforzata e collegata all’articolo 19 del trattato di Lisbona, in cui si fa riferimento alle discriminazioni per genere, età, orientamento sessuale, disabilità, credo filosofico e religioso, provenienza”. Il problema è tutto di natura politica: “Negli ultimi 20 anni – osserva Mancuso – la destra che è andata al governo, a parole ha abiurato i valori del fascismo, ma nei fatti ha permesso la nascita di un arcipelago di gruppi e sigle che sono stati addirittura aggregati nelle elezioni locali”.

Il risultato è che l’Italia, secondo Marcello Pezzetti, storico dei campi di concentramento e direttore del Museo della Shoah di Roma, “sta diventando il paradiso per negazioni e neonazisti”. L’Ugei (Unione dei giovani ebrei), tramite il presidente, Daniele Massimo Regard, esprime apprezzamento per l’intervento tempestivo disposto dal ministero dell’Interno e dalla Procura: “Per noi è un motivo di grande soddisfazione. Il negazionismo è una pianta malata che deve essere estirpata e per questo abbiamo il dovere di restare sempre in allerta”.

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January 6th, 2012 at 10:32 pm

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Prof. neonazista, politici e comunità ebraiche: “Va sospeso”.

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A poche ore dalla pubblicazione della notizia dei deliri antisemiti e xenofobi di Renato Pallavidini, docente di storia e filosofia in un liceo classico torinese, la Procura ha aperto un fascicolo, incaricando la Digos di svolgere tutte le indagini del caso. Oggi pomeriggio, inoltre, il docente, che sul suo profilo Facebook ha insultato e minacciato ebrei, omosessuali, immigrati e disabili, è stato convocato negli uffici della Questura. Qui dovrà spiegare perché sia arrivato a paventare la possibilità di fare una strage in sinagoga, usando la sua pistola, oppure perché abbia invitato i suoi amici a giocare al “tiro a segno” con alcuni immigrati che stazionano nei pressi della sua abitazione. Affermazioni che hanno comprensibilmente suscitato la reazione delle comunità ebraiche ma anche di una parte del mondo politico. Tutti concordi nel sostenere la necessità di sospendere definitivamente dall’insegnamento Pallavidini, che, attualmente, è in malattia (fino al prossimo mese di marzo).

Il primo a prendere posizione, via Twitter, è Walter Veltroni, antesignano – da sindaco di Roma – dei viaggi della Memoria. “Un negazionista che vuole la strage degli ebrei e invoca Mengele per punire le donne di ‘se non ora quando’ sembra un po’ in contraddizione. Spero che il Ministro Profumo, oltre alla magistratura, si occupi dei minacciosi propositi di questo ‘professore’”. Una posizione che trova d’accordo il collega del Pd, Emanuele Fiano, che preannuncia un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione: “Quelle di Pallavidini sono minacce che non vanno sottovalutate. Mi auguro che il ministro intervenga al più presto e che il suddetto personaggio venga estromesso per sempre dall’insegnamento perché è evidente che tra la propaganda all’odio razziale e la possibilità di insegnare ai ragazzi la storia e il pensiero dell’umanità esiste un conflitto impossibile da superare”.

Su Facebook, Paola Concia si chiede perché Pallavidini “non sia stato ancora licenziato e arrestato”. Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche e Beppe Segre, presidente della comunità ebraica di Torino, in una nota congiunta ricordano quanto sia importante, a partire proprio dalle scuole, “tramandare il senso più autentico della Memoria, analizzare i meccanismi dell’odio predisposti da uomini contro uomini affinché essi non abbiano più a ripetersi”.

“Desta molta preoccupazione il fatto che un docente di un noto liceo classico torinese utilizzi il mondo dei social network, nello specifico Facebook, per pubblicare materiale fotografico di chiaro stampo neonazista e indirizzare inequivocabili minacce verso ebrei, omosessuali, disabili e immigrati – scrivono Gattegna e Segre – Esprimere con forza la condanna e il biasimo degli ebrei torinesi e italiani è quasi pleonastico tanta è l’infamia, l’aggressività e la violenza verbale vomitata nella rete da questo presunto ‘maestro di vita’”. L’auspicio è che d’ora in poi tale individuo, oltre a subire un regolare processo che ne accerti le responsabilità, sia finalmente messo in condizione di non poter più nuocere ai giovani, né all’interno di una qualsiasi aula italiana né sulla rete”.

“Ancora una volta dobbiamo constatare che purtroppo il negazionismo vive nelle nostre scuole come nei nostri atenei – osserva il presidente dell’Ugei, Daniele Massimo Regard – Non siamo disposti ad abbassare la testa e ad ignorare le ‘gestà di questi personaggi. Non ci fanno paura, né oggi né mai. Chiediamo al ministro dell’Istruzione di intervenire e sospendere definitivamente il signor Pallavidini dal suo incarico”.

Affermazioni, quelle di Pallavidini, che non stupiscono Stefano Gatti, ricercatore dell’Osservatorio sul pregiudizio antiebraico della Fondazione CDEC di Milano, ben consapevole del fatto che, in Italia, “negli ultimi anni l’antisemitismo, di cui il negazionismo è ormai magna pars, si è fatto sempre più attivo e aggressivo”. Il problema, secondo Gatti, è che “la pericolosità di personaggi come Pallavidini non viene presa nella giusta considerazione. Recentemente c’è stato il caso Casseri, ma prima c’era stato l’omicidio/suicidio di Stefano Anelli, noto saggista ‘cospirativista’. Purtroppo si tende a presentare questi personaggi come degli eccentrici e basta”.

Il comitato “Se non ora quando”, insultato dal professore (secondo il quale le donne che manifestano dovrebbero “essere deportate nei lager”) replica con Francesca Izzo: “Non ci sono davvero commenti. Penso che le autorità scolastiche dovrebbero intervenire. Una persona che fa determinate affermazioni, mi sembra assolutamente inadatta a svolgere la funzione di docente”.

Quanto a Pallavidini, sulla sua pagina Facebook, dove continua a raccogliere i complimenti di giovani neofascisti, ha voluto ringraziare “tutti i camerati per la loro solidarietà”. “Volevo togliere il mio profilo da Facebook, ma ho deciso di perseverare. Il contatto fra di noi è troppo prezioso da regalare alla manovalanza sionista che ci spia”, ha scritto il docente.

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January 5th, 2012 at 10:34 pm

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Prof. neonazista su Facebook: “Potrei fare strage in Sinagoga”.

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Minaccia di fare una strage, pistola alla mano, nella sinagoga di Torino. Vorrebbe anche giocare “al tiro a segno” con gli stranieri che spacciano sotto la sua abitazione. Frasi choc, firmate da un docente torinese, già finito al centro di uno scandalo, nel 2007: Renato Pallavidini, ai tempi insegnante nel liceo Cavour, venne accusato di essere negazionista 1 e di aver offeso la memoria delle milioni di vittime dell’Olocausto.

Ora torna a colpire, con una serie impressionante di deliri antisemiti e xenofobi, usando la platea virtuale che gli è offerta da Facebook e da un profilo nel quale campeggiano numerose foto del Duce e di Hitler. A quest’ultimo attribuisce il merito di aver “sconfitto gli ebrei”.

Molto attivo nelle pagine dei militanti neofascisti, ai quali dispensa consigli e inviti a organizzare una “lotta durissima”, Pallavidini, classe 1956, è attualmente in malattia (retribuita fino al 31 marzo 2012). Ma, secondo quanto riferito dallo stesso, è ancora titolare di una cattedra al liceo classico d’Azeglio, di Torino. E qui, secondo l’orario disponibile sul sito della scuola, ha insegnato nell’anno scolastico 2010/2011.

Con alcuni studenti è ancora rimasto in contatto, proprio attraverso il suo profilo Facebook. E’ qui che dà spazio ai suoi insulti contro ebrei, omosessuali, disabili e immigrati. Arrivando persino a minacciare di compiere una strage. Il 29 dicembre, dopo aver pubblicato una foto con una stretta di mano tra il Duce e Hitler, si rivolge ai gestori di Facebook: “Avviso ai luridi bastardi ebrei che ci controllano in quella terra di merda e di froci chiama California. Se mi togliete questa foto, vado con la mia pistola, alla sinagoga vicinissima a casa mia e stendo un po’ di parassiti ebrei che la frequentano. Vi conviene stuzzicare il can che dorme?”.

Pochi giorni prima, il 23 dicembre, se l’era presa con alcuni spacciatori: “Vicino a casa mia, a Torino, c’è una piazzetta dove stazionano ogni sera almeno 7/8 negroni che spacciano. C’è qualcuno che mi aiuta nel tiro a segno?”. Un amico virtuale gli propone di lanciare una granata. “Vedo che basta gettare il sasso e le idee proliferano”, gli risponde il docente di storia e filosofia.

Non si fa problemi neanche ad inviare un’email al sindaco di Torino, Piero Fassino, in cui dichiara di rifiutarsi di pagare l’Ici “per l’assistenza a negri, zingari, ecc, nonché mongoloidi e handicappati. Applicate la politica del dott. Mengele. Le grane me le cerco, ma c’è bisogno anche di un urlo liberatore, visto che non si può usare il mitra”, scrive in uno status il 23 novembre.

A chi gli chiede spiegazioni circa la sua vicenda professionale e le accuse di negazionismo, risponde paragonandosi ad Hitler: “Sono insegnante di storia e filosofia in un liceo classico – afferma il 5 agosto – e, infatti, nel 2007 gli ebrei hanno cercato di farmi fuori senza riuscirsi. Alla fine sono riusciti a farmi assegnare solo due settimane di sospensione nel 2008, poi ho fatto ricorso e l’ho vinto. Hanno dovuto reintegrarmi lo stipendio e lo scatto d’anzianità. Sono molto orgoglioso di essere una delle poche persone, dopo la morte del Führer, che è riuscita nel suo piccolo a sconfiggere gli ebrei”.

Una “vittoria” che ha anche voluto ribadire in un’email provocatoria inviata all’Osservatorio sul pregiudizio anti-ebraico della Fondazione Cdec di Milano: “Io comunque ho avuto la piena riconferma della mia cattedra liceale, alla faccia vostra”.

Si vanta anche di aver visitato la tomba del “camerata Hess”, nel 1989, e “di avervi deposto fiori”. “Lo spirito del camerata Hess – sentenziava il 21 luglio – sarà sempre presente nel mio. Heil Hitler!”.

Dopo essersela presa con le “femministe represse” – durante i giorni delle manifestazioni del gruppo di “Se non ora quando” – auspica che queste vengano “deportate in massa nei lager”. Quando viene inviata una busta con proiettili al presidente del Consiglio, Mario Monti, e a Silvio Berlusconi, esulta: “Finalmente qualcosa si muove”. Ma non risparmia neanche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

E quello che potrebbe sembrare, stando a questi deliranti affermazioni, un nuovo e pericoloso Gianluca Casseri 2, rivolge un pensiero proprio all’autore della strage di Firenze 3: “Camerata Casseri Presente”, afferma il 13 dicembre, commentando la notizia della sparatoria in cui persero la vita due senegalesi.

Raggiunto telefonicamente, si limita a parlare di “provocazioni” e dice: “Perché le devo spiegare il senso di quello che scrivo su Facebook? Da quando le comunità ebraiche mi hanno attaccato, il mio atteggiamento verso di loro è cambiato”. Poi sul sito avverte tutti di “fare attenzione” perchè “siamo sorvegliati da Repubblica”.

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January 5th, 2012 at 10:16 pm

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Bilancio 2011 Polizia Postale Lazio: 31 arresti e 801 denunce.

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Più denunce, perquisizioni e sequestri di materiale informatico, mentre rimane costante il numero degli arresti. E’ un bilancio, quello della polizia Postale del Lazio per il 2011, segnato da un aumento dei reati commessi attraverso i social network (quasi esclusivamente Facebook, anche se si inizia ad affacciare Twitter), ma anche delle clonazioni di carte di credito, del phishing (furto delle credenziali di accesso di conti bancari e account di posta elettronica) e delle frodi sulle vendite on-line. Trentuno le persone arrestate dagli uomini guidati da Andrea Rossi, capo della Postale del Lazio, mentre i denunciati sono stati 801 (contro i 757 del 2010); 134 le perquisizioni effettuate, quasi sempre per reati connessi alla pedopornografia, all’e-commerce e alla clonazione di carte di credito. In crescita anche le denunce presentate negli uffici della polizia: 2828 contro le 2578 del 2010. Gli spazi web monitorati sono passati da 17.540 agli oltre 21mila del 2011; hanno subito un’impennata i sequestri di hardware (100 terabyte, ovvero il 140% in più rispetto allo scorso anno).

Tra i settori che impegnano, sempre di più, la Postale, c’è quello rappresentato dai social network: quasi sempre si tratta di reati commessi attraverso Facebook. Pagine, gruppi, profili personali utilizzati per diffamare, insultare o istigare all’odio razziale o religioso, anche attraverso la creazione di profili intestati a persone ignare dell’uso che viene fatto del loro nome. Furti di identità che riguardano spesso personaggi noti: negli uffici di viale Trastevere si sono presentati nomi del mondo dello spettacolo, della politica ma anche del giornalismo, alle prese con profili a loro intestati da altri internauti. Pagine virtuali usate per screditarli (c’è chi le utilizzava per insultare altri utenti o chi voleva semplicemente conoscere delle ragazze) o per diffamarli. In questi casi, grazie ad uno speciale protocollo siglato con i vertici americani di Facebook, la polizia Postale è in grado, in tempi brevi, di risalire all’utenza dalla quale sono partite le connessioni al profilo “truffaldino”. Ma ci sono anche casi di ex-fidanzati lasciati, che si vendicano dell’ex inviando messaggi ai loro amici o persino quelli di liti condominiali che vengono trasferite sul web, con strascichi polemici anche virulenti. E non mancano i gruppi creati al solo scopo di diffamare una persona (magari un compagno di classe o di università), spesso allegando la sua foto e indicando i suoi dati personali. Per non parlare dell’attività incessante dei cosiddetti “troll”, personaggi virtuali che vogliono deliberatamente sollevare polemiche (aprendo gruppi, ad esempio, che inneggiano alla camorra). Su Youtube, invece, la Postale è dovuta intervenire per individuare e denunciare gli utenti che hanno caricato video, particolarmente cruenti, in cui vengono mostrate violenze ai danni di animali.

Tra le 134 perquisizioni effettuate (il 33% in più rispetto al 2010), molte hanno riguardato pedofili, residenti nella capitale, e si sono concluse con sequestro di materiale raccapricciante. “Si tratta quasi sempre di persone comuni – spiegano gli agenti della Postale – di mezza età, spesso incensurate e quasi sempre uomini”. In questo caso, sono finiti nella rete messa in piedi dal Ministero utilizzando agenti “infiltrati” nei network e sui forum dove i pedofili si scambiano foto e video.

Migliaia, invece, le denunce che continuano ad arrivare, da parte di cittadini romani, relativamente al servizio offerto dal sito web “www. italia-programmi. net”. Si tratta di un servizio di download di programmi, generalmente disponibili nella rete gratuitamente. “Dopo che gli utenti hanno scaricato un programma – spiega Andrea Rossi – ricevono un’email, con la quale vengono sollecitati a pagare quasi 100 euro. Se non effettuano il pagamento, iniziano a ricevere lettere, anche di natura legale”. Somme che, va detto, non sono assolutamente dovute. La Postale ha, infatti, intimato da alcuni mesi al sito (intestato alla società Estesa Limited, con sede nelle Seychelles) di interrompere questa pratica commerciale scorretta. “Ai cittadini va ricordato che non è necessario esporre i fatti o presentare una denuncia per non pagare quanto richiesto indebitamente – spiega la polizia – anche perché l’Antitrust ha già intimato l’interruzione dell’invio dei solleciti di pagamento”.

Tra le truffe neutralizzate nel corso dell’anno, una particolarmente articolata, in provincia di Frosinone. Qui è stata identificata una società, che proponeva ai proprietari dei bar di Sora e Atina contratti con un’adesione al servizio Image Punto Post@, per consentire ai loro clienti di pagare le bollette via internet, usando delle apparecchiature che venivano fornite dalla stessa società. Peccato che quei soldi non andassero a Poste italiane: il risultato era che gli inconsapevoli esercenti dovevano poi risarcire le vittime delle somme versate.
Al di fuori del web, la polizia, che ha messo su strada 2853 equipaggi (contro i 2578 del 2010) è riuscita a sventare alcuni significativi colpi ai danni di uffici postali. Come quello che avrebbe dovuto svuotare il caveau dell’ufficio di Roma Bravetta: gli agenti sono riusciti a sequestrare l’attrezzatura della banda e ad evitare che riuscisse a penetrare all’interno delle Poste. Sventato anche il colpo all’ufficio postale Trullo, in via Lenin: dopo un inseguimento, la polizia ha ammanettato un pregiudicato napoletano che, insieme ad altri complici, era pronto a svuotare le casse.

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January 2nd, 2012 at 7:15 pm

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Diplomatico fascista e rock: la Farnesina lo deferisce.

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Inneggia alla Repubblica Sociale italiana, celebra squadristi e bandiere nere e ricorda, con orgoglio, le botte date ad un antifascista, all’università. Parole d’odio e di militanza nera, quelle che risuonano nelle canzoni del Katanga, leader del gruppo “Sotto fascia semplice”. Uno che ai concerti, promossi da CasaPound, viene accolto con le braccia tese. Cantore fascio-rock e, allo stesso tempo, rappresentante diplomatico italiano all’estero: dietro allo pseudonimo, ben noto sulla scena neofascista italiana, si cela, come ha rivelato l’Unità, Mario Vattani. Ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno (è stato suo “ministro degli Esteri”: dal 2008 al 2011 ha ricoperto il ruolo di consigliere diplomatico), figlio del più famoso Umberto, uno dei diplomatici più potenti d’Italia, attualmente ha il compito di rappresentare il nostro Paese in Giappone. Dallo scorso mese di luglio è stato, infatti, promosso console generale d’Italia a Osaka. Ma la Farnesina, presa visione del caso, ha deciso di deferirlo.

Sul sito della rappresentanza diplomatica italiana viene riportato il suo curriculum “ufficiale”: ha guidato l’ufficio economico commerciale all’ambasciata di Tokyo, è stato consigliere diplomatico di Alemanno quando era ministro delle politiche agricole e forestali e console d’Italia a Il Cairo. Classe 1966, formazione internazionale, grazie al background e ai mezzi che gli ha messo a disposizione il padre, è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. Anni durante i quali era già un leader della musica identitaria, che animava (e anima) gli incontri della destra estrema negli spazi occupati e nei pub neri. Quella delle celtiche e dei raduni nostalgici a Predappio. Voce degli “Intolleranza” prima, fondatore nel 1996 dei “Sotto fascia semplice”, non aveva mai cantato live. Anche se, come testimoniano le interviste rilasciate con lo pseudonimo “Katanga”, era un sogno che aveva sempre coltivato. La musica, per lui, è sempre stata militanza. Una potente arma da usare per inculcare nei giovani quei valori fascisti di cui le canzoni sono impregnate. A documentare una delle sue prime uscite pubbliche, su Youtube, c’è un video che racconta l’esibizione presso “La tana delle tigri”, raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico.

Canta con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e attacca pacifisti e disobbedienti. E’ la prima esibizione pubblica dei “Sotto fascia semplice”. Sul palco esibisce braccia ricoperte di tatuaggi, quelli che poi, nei viaggi da diplomatico, ha sempre celato dietro ad eleganti completi gessati, protetto dalle maniche lunghe. Anche nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). Una doppia vita anche nel look per il fascio-console. In Campidoglio è tornato, tre settimane fa, per salutare il sindaco e i suoi vecchi collaboratori – che ben conoscevano la sua attività di fascio-cantante. Le sue parole sono musica per l’orda nera: “Una repubblica fondata sui valori degli epuratori – canta in “Repubblica”, uno dei suoi cavalli di battaglia – Da chi senza tante storie e con l’aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un’altra repubblica”.

L’altra Repubblica a cui si riferiva – come spiega in un’intervista concessa ad uno di quei siti di controinformazione che lo osannavano – in contrapposizione a quella italiana (“fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell’arroganza. Una repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli”) è quella della Repubblica sociale, e oggi rappresenta “quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza”. Un nickname, Katanga, che gli è stato dato a Bologna, durante una trasferta “in pullman – recita il testo della canzone dei Sotto fascia Semplice ‘Automito’ – le ore di canti, di grida, di inni di sezione. Il grande raduno, i saluti romani davanti alla stazione”. In quegli anni militava nel Fronte della Gioventù, gli scontri con i “pelosi” antifascisti (come li chiama lui) erano all’ordine del giorno. Anni difficili, durante i quali, insieme ad altri militanti dell’estrema destra, finirà sui giornali in seguito al pestaggio di due giovani di sinistra davanti al cinema Capranica (salvo poi essere prosciolto). Ma dei pestaggi sembra andar fiero. E lo scrive, nero su bianco, con assai poca diplomazia. Nella canzone “Ancora in piedi” racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: “Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell’aula quarta c’era il bastardo che mi aveva aggredito. L’abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia”. Definisce le sue canzoni “musica per i camerati”. E la musica potrebbe essere il primo passo per sbarcare nell’attività politica, come ha lasciato intuire in un’altra intervista: “Ritornare a suonare dal vivo – ammetteva – significherebbe riprendere a fare politica attivamente. E’ una cosa a cui sto pensando molto in questo periodo”. E’ venuto il momento – diceva – “in cui ognuno di noi capisce che è venuto il momento per lasciare l’isolamento”.

La Farnesina si limita in una prima fase a difendere il primogenito di Umberto Vattani (e a definire la sua musica “un fatto di costume”). Poi, nel pomeriggio, rilascia un comunicato più netto: “Il Ministro degli Esteri Terzi, dopo aver preso conoscenza del caso, ha sin da ieri dato istruzioni affinché esso venga immediatamente deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri, del che il funzionario interessato, Mario Vattani, è stato prontamente messo al corrente”.

La doppia vita del diplomatico approderà in Parlamento, con un’interrogazione preparata da Roberto Morassut (Pd): “Presenteremo un’interrogazione urgente al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d’Italia in Giappone di Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di CasaPound. Crediamo che, nel momento in cui è ancora aperta l’indagine della Magistratura sull’ipotesi che alcuni esponenti di CasaPound siano responsabili di aggressioni e di violenze ai danni di militanti del Pd, non si possa derubricare a ‘fatto di costumè la partecipazione di un diplomatico, nominato console in Giappone, a manifestazioni dove si inneggia alla Repubblica di Salò e ai rituali di una destra identitaria. Per quanto riguarda nomine importanti come quelle di diplomatici, che rappresentano il Paese all’estero, ci permettiamo di sollevare alcuni dubbi sui criteri adottati e sulla presentabilità politica del console Vattani”.

L’associazione Libertà e Giustizia, tramite il coordinatore del circolo di Roma, Massimo Marnetto, chiede, con una lettera inviata al ministro Terzi, la rimozione immediata dal console: “Qui non si tratta di ‘una questione personale’ come ha tentato di minimizzare con inspiegabile leggerezza il portavoce della Farnesina. Infatti, Mario Vattani si pone contro il dettato dell’art. 54 della Costituzione, che vincola tutti i cittadini al dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione. Inoltre, come titolare di delicate funzioni pubbliche di rappresentanza diplomatica, il Vattani-Katanga ha ‘il dovere di adempierle con disciplina ed onore’, come prescrive sempre l’art.54 della Carta. Per questi gravi e comprovati motivi, le chiediamo di provvedere affinché Mario Vattani sia rimosso al più presto dalla sua funzione, come segno di intransigente rispetto dei valori costituzionali, nati dal superamento della tragedia fascista”. Preoccupazione viene espressa dal presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia: “Le ridicole, ‘nere’ esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di ‘nostalgismo fascistà che è penetrato fin dentro le istituzioni. L’ANPI, nel richiamare tutte le coscienze sensibili e responsabili ad una vigilanza attiva, con cesserà di condannare fermamente ogni gesto e azione che faccia riferimento a quel momento cupo e criminale della vita del Paese che fu il fascismo, già condannato dalla storia e fuori da ogni consesso che si dica civile e democratico”.

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December 30th, 2011 at 10:53 pm

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Immigrati, su Stormfront la blacklist di magistrati e politici.

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Tornano le liste dell’odio firmate dai neonazisti italiani di Stormfront, il forum ispirato ai folli principi della superiorità della razza bianca predicati da Don Black, ex leader del Ku Klux Klan. Celtica in homepage, è su questo pagine, ospitate da un server americano, che sono state pubblicate (e ripetutamente aggiornate) blacklist di ebrei italiani del mondo della cultura, della politica, dell’informazione e della televisione. Stavolta a finire nel mirino dei razzisti italiani sono magistrati, religiosi, avvocati, attivisti dei diritti umani che si occupano di immigrati e i cui nominativi figurano in una lista condita da insulti, anche di carattere omofobo e antisemita.

Da qui la decisione del gruppo internazionale Everyone di inviare un messaggio al console USA a Firenze e all’Ambasciatore Usa a Roma in cui si chiede di “agire affinché il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America si impegni per l’immediata chiusura del portale neonazista Stormfront e per l’individuazione di tutti gli utenti passibili di denuncia per reati contro la persona e contro la comunità”.

“Sono fenomeni che vanno monitorati costantemente”, afferma il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “E’ un brodo di coltura che non si riesce a isolare”, ha detto il ministro commentando la lista di Stormfront. “Le forze dell’ordine hanno una attenzione molto alta, ma sono fenomeni che vanno monitorati costantemente”. Per il ministro bisogna tenere alta la guardia perché “la storia ci insegna che queste manifestazioni appartengono all’uomo, ma non devono tornare mai più”.

A lanciare l’iniziativa di stilare un elenco di personalità “colpevoli” di occuparsi di immigrati (titolo del thread “liste delinquenti italiani”) è un membro “anziano” del Forum, uno dei più attivi quando si tratta di minacciare e istigare all’odio razziale. “Siamo stati accusati di razzismo verso gli immigrati, che li odiamo senza motivo, che anche gli italiani compiono atti di delinquenza – scrive Costantino, iscritto al forum dal 2006 – Io vorrei dimostrare che non odio gli stranieri, ma che anzi odio molto di più certi italiani. E’ per questo che apro questa discussione in cui vorrei raccogliere il nome di italiani che compiono atti criminali, che aiutano gli allogeni e ne traggono un tornaconto economico. Nomi di italiani sconosciuti, i 945 politici a livello nazionali li conosciamo”.

L’ispirazione di questa blacklist è fornita dai recenti casi di cronaca torinese e fiorentina: dal rogo al campo rom 1 fino alla strage di Firenze 2. L’odio non si arresta neanche di fronte alla morte. Tra i religiosi sono indicati don Ezio Segat, sacerdote della diocesi di Vittorio Veneto (“ha preso i soldi raccolti dal veneto skin e li ha dati ai poveri fratelli immigrati”, sostiene Costantino), monsigor Cesare Nosiglia e don Fredo Olivero. Oltre a “tutto il governo Monti al completo”, figurano amministratori come il sindaco di Padova, Flavio Zanonanto (“tra i delinquenti più pericolosi”), la vicepresidente della giunta toscana, Stella Targetti (“bastarda immigrazionista sei nella lista”) l’assessore all’integrazione di Torino, Ilda Curti.

Tra i politici, gli esponenti di Sel a Milano Luca Gibillini, Mirko Mazzali e Anita Sonego. Ma ci sono anche magistrati: la pm di Torino Laura Longo, che contestò l’odio etnico per gli scontri nel capoluogo piemontese, il giudice Domenico Galletta, il gup Carlo Fontanazza che giudicò il marocchino responsabile della morte di 8 persone a Lamezia Terme. E poi ancora Antonella Consiglio, Giuseppina Di Maida e Filippo Serio, giudici del riesame.

Per la categoria giornalisti si citano Gad Lerner (citato anche nelle blacklist di ebrei) e Maurizio Costanzo, mentre si attacca anche Roberto Malini, dell’organizzazione Everyone. Non manca Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, da tempo nel mirino dei neonazisti, soprattutto perché ha più volte denunciato altre liste comparse sul sito (“Riccardo Pacifici, che ha dato non pochi guai ai fratelli di Militia e che non passa giorno che non si lamenti con qualche politico perche ‘in ItaGlia ancora non c’è una legge contro i negazionisti dell’Olominchiata”, scrive un utente che si firma “Il principe nero”).

Razzismo e antisemitismo, ancora una volta, si intrecciano, nel segno dell’intolleranza e dell’ignoranza. E non mancano neanche alcuni insulti omofobi nei confronti di una politica, definita “brutta come il peccato”, e di un primo cittadino “con la faccia da fr..”.

Uno dei thread più longevi ospitati da Stormfront si intitola “Il giudaismo internazionale 3″: lanciato nel 2009, viene continuamente aggiornato con nominativi di ebrei.

Ma non è l’unico caso di black list pubblicata nei giorni scorsi. Un blog ospitato dalla piattaforma italiana del Cannocchiale, che già in passato aveva pubblicato stilato elenchi di ebrei italiani (facendo scattare le indagini della postale), è tornato ad attaccare i magistrati. In un post dal titolo “il potere del sinedrio ebraico nelle procure dei tribunali”, pubblicato il 15 dicembre scorso, si arriva ad ipotizzare la presenza di “una mafia ebraica nelle procure”.

Il gruppo Everyone chiede alla magistratura di intervenire con fermezza nei confronti dei neonazisti italiani di Stormfront: “Cogliamo l’occasione dei sanguinosi fatti di Firenze e della volontà della Procura della Repubblica del capoluogo toscano di indagare per apologia di reato gli utenti del web che hanno diffuso, in concomitanza con l’omicidio dei due ragazzi senegalesi, contenuti di istigazione alla violenza e all’odio razziale 4 (ampiamente apparsi su Stormfront Italia), per invitare la rappresentanza USA in Italia a farsi portavoce presso il Governo degli Stati Uniti della necessità urgente di dichiarare fuorilegge il portale e il movimento a esso connesso in quanto contrari ai valori di civiltà, democrazia e libertà sanciti, tra tutte, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

Aurelio Mancuso, leader Equality, ritiene che “non sia sufficiente chiedere la chiusura del sito di questi neonazisti nostrani. C’è bisogno di una potente rieducazione culturale”. Da qui la proposta: “Una volta individuati gli autori e processati per crimini d’odio, la pena preveda l’affidamento alle persone menzionate nella black list, così che possano far provare a questi spavaldi giovanotti ciò che vuol dire impegnarsi nei confronti dei diritti delle persone migranti”.

Per Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica, “è in atto un innalzamento del livello di guardia, laddove il target politico e in certi casi fisico, non sono più i ‘solitì ebrei, ma tutti coloro che si ritengono essere diversi o, peggio ancora, ‘ospitì nel nostro Paese”. Pacifici, che torna “ad esprimere la solidarietà degli ebrei romani alla comunità senegalese, colpita da un gesto che a nostro avviso non va inquadrato come l’azione di un folle”, parla di una duplice chiave di lettura a proposito di questa nuova blacklist: “Da un lato, c’è l’idea che queste persone sentono il fiato sul collo da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, che hanno deciso di applicare la tolleranza zero verso i gruppi eversivi, i quali non si limitano solo al diritto di opinione. L’altra idea, esattamente opposta alla prima – spiega Pacifici a Repubblica. it – è che questi soggetti sentono di avere un consenso intorno a loro, alimentato dal drammatico momento che sta vivendo l’Italia e l’Europa a seguito della crisi economica. Provvedimenti su cui tutti i gruppi xenofobi e razzisti ne cavalcano l’onda a dispetto di tutti coloro che vengono percepiti come uomini e donne che sottraggono posti di lavoro alla ‘razzà italiana. Un fatto inquietante, che, qualora fosse vero, ci impone maggiore vigilanza e azione affinché non possano nuocere alla collettività”.

La polizia postale, da parte sua, ben conosce le attività degli utenti italiani che scrivono Stormfront. La procura di Roma ha già aperto un’inchiesta per altre blacklist apparse su questo sito. Tra i reati ipotizzati, la violazione della legge Mancino ma anche la diffamazione e la violazione della privacy. Da ambienti investigativi, inoltre, viene ricordato che il fatto che i server del sito si trovino in America, non impedisce agli inquirenti di poter rintracciare gli utenti italiani. In particolar modo, la polizia postale ricorda come, lo scorso mese di marzo, dopo appena quattro mesi di indagini, sia stato arrestato il referente italiano del Ku Klux Klan 5: attraverso la sezione italiana, creata virtualmente all’interno di un sito estero, sperava di reclutare simpatizzanti. Anche i neonazisti di Stormfront potrebbero avere le ore contate.

E nella serata, la stessa polizia postale ha fatto sapere che si è già attivata per rimuovere dal forum neonazista Stormfront la lista ‘nerà di politici, magistrati e giornalisti. Secondo quanto si apprende, contatti sarebbero stati già stabiliti con le autorità americane – che hanno la giurisdizione in quanto lì è registrato il forum – per ottenere che i responsabili del sito o, in alternativa, quelli del server su cui si appoggia il forum, rimuovano la pagina. Contemporaneamente gli investigatori hanno chiesto di risalire al computer da cui è stata pubblicata la lista, per poi cercare di individuare gli eventuali responsabili.

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December 20th, 2011 at 10:15 pm

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Per CasaPound 5×1000 e protezione civile, critiche di Pd e Idv.

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Un appello ai parlamentari per revocare l’erogazione del contributo del 5 per mille nei confronti dei CasaPound Italia e un’interrogazione parlamentare per fare luce su un nucleo di protezione civile istituito dai “fascisti del terzo millennio”. A pochi giorni dalla strage di Firenze 1, una parte del mondo politico continua a mantenere alta l’attenzione nei confronti dell’organizzazione romana. E ad avanzare proposte. Dalla richiesta di chiusura (rilanciata ieri da Rifondazione Comunista e Idv), a quella di revoca di una delle fonti di finanziamento del movimento ispirato ai valori fascisti.

Oltre agli introiti che derivano, ad esempio, dalle attività commerciali (quali pub e ristoranti), i militanti neri capeggiati da Gianluca Iannone fanno parte di quelle associazioni che possono beneficiare del 5 per mille. A sollevare la questione di opportunità è Cristiana Alicata, giovane militante Glbt del Pd, membro della direzione regionale del Pd laziale. “Bisogna rivedere le norme di selezione delle associazioni che ricevono il 5 per 1000 – spiega, rivolgendo un appello a tutti i parlamentari affinché intervengano sul presidente del consiglio – Dopo i recentissimi atti di violenza perpetrati da alcuni esponenti e simpatizzanti di CasaPound è necessario che il Paese capisca come fermare questa violenza gratuita di matrice ideologica, fascista e razzista”. Per questo, dice, il
governo Monti deve dare “un segnale forte escludendo tutte quelle associazioni che divengono luogo in cui proliferano l’odio e la violenza contro i diversi. Non basta, ma è un piccolo segnale di cosa vuole essere e diventare l’Italia”.

Appello che viene raccolto dal segretario romano del Pd, Marco Miccoli: “È tempo di dare segnali chiari e inequivocabili perché la battaglia contro il razzismo, il fascismo e l’omofobia, visti anche i recenti avvenimenti, deve essere una battaglia di tutti, delle istituzioni in primo luogo. È aberrante che un’organizzazione come CasaPound possa usufruire di sovvenzioni come il 5 x 1000. Noi siamo dell’idea che tutti i luoghi che alimentano, con le loro iniziative, l’odio razziale e la violenza fascista debbano essere chiusi e non debbano avere possibilità alcuna di essere finanziati”. A livello parlamentare, è pronto a intervenire Jean Léonard Touadì, del Pd: “L’accreditamento politico e istituzionale di cui gode CasaPound è grave. Chi si dichiara fascista del terzo millennio sta facendo apologia. La loro stessa esistenza in vita è anticostituzionale. La nostra Repubblica è nata dalla Resistenza, e la costituzione è chiara. Anche le complicità economiche di cui godono non sono tollerabili. Sono mesi che, come Pd, stiamo chiedendo al sindaco di revocare loro la sede all’Esquilino”. Secondo quanto prevede l’Agenzia delle Entrate, il 5 mille è destinato agli enti di volontariato (ad esempio Onlus e associazioni di promozione sociale), enti di ricerca scientifica, di ricerca sanitaria, alle associazioni sportive dilettantistiche o alle attività sociali svolte dai comuni. Nel 2009 – ultimi dati disponibili – 15,4 milioni di contribuenti hanno permesso di distribuire, tramite le loro dichiarazioni dei redditi, 412 milioni di euro agli enti ammessi al riparto (di questi, 267,7 alle Onlus e al volontariato). E’ dal 2008 che CasaPound ha assunto la forma associativa di promozione sociale, col nome di CasaPound Italia, regolarmente registrata. Invece, non risulta ancora ufficialmente registrata una delle sue ultime emanazioni: una speciale unità di Protezione civile, che ha recentemente prestato soccorso nei territori liguri colpiti dall’alluvione. Divisa giallo-blu, una Salamandra incollato sul petto e la dicitura “gruppo di protezione civile CPI”. Durante le loro esercitazioni espongono la bandiera con la tartaruga, simbolo di CasaPound. A oggi, secondo quanto risulta dagli elenchi nazionali e regionali depositati presso il Dipartimento della protezione civile, la Salamandra non è registrata e non può quindi accedere a tutte le tutele previste dalla normativa vigente. Un passaggio non obbligatorio (un gruppo di cittadini può decidere di organizzarsi autonomamente e prestare soccorso in aree colpite dalle calamità naturali, senza che nessuno glielo vieti). Complessivamente sono 4000 le organizzazioni regolarmente registrate presso gli elenchi nazionali. Recentemente hanno anche fatto partire alcuni corsi di primo soccorso, all’interno degli “spazi non conformi” (solo a dicembre ne sono previsti 4 nella ‘RockaForte”, a Bolzano).

Un’attività sulla quale vuole far luce Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori. “La Salamandra non risulta registrata presso la Protezione civile: è certamente un fatto anomalo – dice Pedica – Bisogna fare chiarezza sull’utilizzo dei loghi della protezione civile. In ogni caso presenterò un’interrogazione parlamentare e, qualora dovessi ravvisare gli estremi di un reato, sono pronto a denunciarli alla magistratura”. Sulla loro pagina Facebook, che conta oltre mille iscritti, i responsabili della Salamandra spiegano la loro missione: “La Salamandra è un gruppo animato dalla volontà di agire per il bene dell’Italia, nei momenti di maggiore difficoltà e rischio. Siamo presenti in tutte le regioni e ci dedichiamo a tutte le attività che possono dare un sostegno alle popolazioni colpite da disastri o calamità. Ci occupiamo anche di corsi di formazione e prevenzione, solidarietà sociale e molto altro”.

Da CasaPound, intanto, arriva una replica a Repubblica, in relazione agli articoli e ai video pubblicati dal sito del quotidiano: “‘Repubblica non si smentisce e dopo l’osceno articolo di ieri 3 sul ‘doppio volto di CasaPound persevera nella sua grossolana opera di disinformazione e mistificazione con la pubblicazione del video ‘CasaPound: tra attività e fascismo’. 4Si tratta in realtà di un video ufficiale di propaganda di CasaPound Italia – spiega Iannone – in cui sono state tagliate le immagini considerate troppo positive, in particolare quelle riguardanti cultura, sport e solidarietà, e inserite non senza una certa malagrazia immagini che riguardano altri gruppi. Un modo come un altro per alimentare confusione e allontanarsi sempre più dalla verità e dalla capacità di rappresentare le cose, nel bene o nel male, per quello che sono”.

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December 16th, 2011 at 9:04 pm

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Il doppio volto di CasaPound, tra solidarietà e violenza.

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Spranga e computer. Solidarietà e blocco dell’immigrazione. Botte e dibattiti. Fascismo e antirazzismo. Giocano sulle contraddizioni, puntano allo spaesamento di quanti auspicano la chiusura delle loro sedi, e si sforzano in ogni modo di respingere le etichette. Salvo poi essere i primi a presentarsi, con orgoglio, come i “fascisti del terzo millennio”. Quelli che ‘nel dubbio mena’, dal testo dell’omonima canzone-simbolo degli ZetaZeroAlfa, la band del leader di CasaPound Italia, Gianluca Iannone. Camaleontici, ma neri.

Per Cpi, il fascismo è un punto di partenza da sottoporre ad una contorta operazione storica e culturale volta a renderlo democraticamente presentabile. Anche da un punto di vista istituzionale, grazie ad una rete di appoggi a livello parlamentare e locale, sempre nel centrodestra – dal Pdl a La Destra.

La solidarietà – che li ha spinti fino in Africa – sembra quasi un grimaldello da usare per far digerire l’anima neofascista. Tra arresti e accuse di violenze nei confronti di alcuni personaggi di spicco, fagocitano militanti delusi da Forza Nuova e dalla Fiamma – partiti meno abili nella propaganda e, probabilmente, meno radicati sul territorio e tra i giovani – e, mese dopo mese, crescono. Occupazioni, sezioni, 15 librerie, 20 pub, un mensile, otto associazioni sportive, ristoranti, radio, e poi una festa nazionale (Direzione rivoluzione), 150 conferenze organizzate, in tutta Italia, alle quali hanno partecipato, tra le polemiche, sottosegretari e giornalisti (e un’esponente del Pd). Tra le loro ultime creature, una speciale sezione di protezione civile: “La Salamandra”. Uno strumento in più per mimetizzarsi e fare proseliti.

Gli ultimi dati parlano di quattromila iscritti (contro i 2200 del 2010) e un numero imprecisato di simpatizzanti. Come il Breivik toscano, quel Gianluca Casseri che frequentava il loro circolo di Pistoia e che aveva scritto per il loro laboratorio virtuale di idee, il sito Ideodromo (dal quale, però, sono stati fatti sparire i suoi testi, per ragioni di opportunità). E come quei giovani, spesso minorenni fanatici del duce, che si avvicinano al movimento attraverso la sua costola giovanile, il Blocco Studentesco: nato nel 2006 e presente in scuole e università di 40 città. E’ qui che si inizia a reclutare la “manovalanza” e si formano quelle che saranno le colonne delle “tartarughe” (la tartaruga è il simbolo di Cpi). Da qui è partita l’esperienza politica di Manfredi Alemanno, figlio sedicenne del sindaco di Roma, che si è conquistato con il Blocco un seggio nella consulta provinciale. A molti ragazzi, che iniziano la loro attività nelle sezioni, vengono anche insegnati i primi trucchi da militanti neri. Come fare, ad esempio, i cosiddetti “rotoli”: una decina di manifesti “rollati” in modo da diventare solidi, e da poter essere usati come fossero un bastone. In questo modo, possono evitare di essere denunciati per possesso di armi bianche.

I ragazzi di CasaPound sono cresciuti, dal tempo degli incontri, a partire dalla metà degli anni ’90, al pub Cutty Sark di Roma, covo della destra estrema, dove dominavano le celtiche e lo slogan “Boia chi molla”, tatuato o stampato sulle t-shirt dei suoi avventori. Birra e musica, quella degli ZetaZeroAlfa. La band, nata nel 1997 su impulso di Iannone, ha cementato la galassia neofascista romana, a colpi di cinghia. Una delle loro (contestate) caratteristiche è la pratica della cinghiamattanza, dal titolo dell’omonima canzone, e sulle cui note, durante i concerti, l’orda nera si colpisce violentemente con le cinghie. Sangue e dolore fortificano. Dalla musica alle occupazioni non conformi: prima Casa Montag, nel 2002 (stabile abbandonato sulla via Tiberina) e poi il più noto palazzo di via Napoleone III. E’ il 26 dicembre del 2003 e questa “Occupazione a scopo abitativo” (Osa) viene battezzata col nome del poeta Ezra Pound.

Occupare per dare alloggio a famiglie senza casa diventa un’arma – mutuata dai movimenti di lotta per la casa della sinistra: è il primo passo per inserirsi nella vita politica romana e laziale. Altre occupazioni fioriscono nei mesi a venire (ai Parioli, a Boccea e al Torrino), poi sgomberate, tra proteste (dei militanti) e polemiche. Intanto si finanziano grazie al 5 per 1000 e attraverso le attività commerciali a loro legate. Il passo per entrare in politica è brevissimo. Prima si candida il non conforme Germano Buccolini con Francesco Storace, alle regionali del Lazio del 2005; l’anno dopo casapound entra nella Fiamma Tricolore. Matrimonio che durerà poco (terminerà con un’espulsione), ma che offrirà un trampolino di lancio del gruppo partito dalla cinghiamattanza del Cutty Sark.

Nel 2008, il salto: CasaPound dà vita a CasaPound Italia, versione nazionale dell’esperienza romana. Le occupazioni a scopo abitativo – che danno alloggio a famiglie senza casa – sono complessivamente tre: oltre a quella storica nel cuore del multietnico Esquilino, ne nasce una a Latina e un’altra a Colleverde. E in quest’ultima, sede degli “Spqr Skins”, sarebbe dovuta sorgere lo scorso mese di ottobre, la sezione italiana della formazione neonazista “Blood & Honour”. Solo le proteste – e una formale presa di distanza di Cpi dagli skinhead, che avevano siglato l’accordo coi neonazisti – riuscirono a impedire che questo progetto andasse in porto. Altre tre, inoltre, le “occupazioni non conformi”, ispirate a quelle dei tradizionali centri sociali di sinistra. Poi ci sono le sezioni, disseminate per tutta Italia (19), che si sommano agli spazi non conformi (41): da Domodossola a Palermo, un’onda nera attraversa la Penisola. Solo nel 2011, si sono aggiudicati 33 nuovi spazi.

E, poi, c’è il web. Su Facebook vengono fatte circolare locandine e foto, anche per corteggiare i giovanissimi. Tra i simpatizzanti, sul social network, non è difficile imbattersi in ragazzi nati nel 1996, che, tra le loro foto, hanno scatti di Mussolini e di Hitler, o di tatuaggi con le celtiche. La comunicazione è fondamentale per il 38enne Iannone, giornalista pubblicista, pronto a sfidare la stampa “nemica” a colpi di querela. O attraverso altre azioni intimidatorie, come quando, nel novembre del 2008, un manipolo di neofascisti di Cpi, tra i quali lo stesso Iannone (insieme ad alcuni ultrà della Roma), lanciò uova contro le pareti della Rai di via Teulada, diffondendo poi le immagini del blitz su Youtube (strumento essenziale nella loro propaganda internettiana). Obiettivo del blitz squadrista, vendicarsi dei contenuti della trasmissione “Chi l’ha visto”, colpevole di aver mostrato un filmato sull’aggressione compiuta una settimana prima, a piazza Navona, dai militanti di destra ai danni di quelli di sinistra. Un altro blitz, sempre nel 2008, portò all’assalto della “bolla” del Grande Fratello (la casa-acquario che ospitava i concorrenti del reality).

E’ quest’anno, però, che CasaPound, sempre in bilico tra istituzioni e piazza, continua a diversificare il suo impegno – che si traduce in un aumento degli iscritti. Tra le azioni rivendicate, lo stop allo smantellamento dei monumenti fascisti di Bolzano. E ancora: un blitz a Parigi, alla fontana del Trocadero, le numerose proteste contro Equitalia (e la ripresa delle occupazioni, da Roma a Lamezia Terme). I leader del movimento vengono persino invitati in capitali europee a parlare della loro associazione. Si lancia un servizio di doposcuola, per i bambini. Sul fronte solidaristico, si punta sulla “Salamandra”, l’associazione di protezione civile, con squadre operative, munite di una divisa, in varie regioni italiane (anche se, ad oggi, non risulta ancora registrata ufficialmente presso gli elenchi locali o nazionali della Protezione civile). Nasce anche una onlus, Solidarité – Identités, che dà vita a missioni di solidarietà e a progetti di aiuto in Birmania, per le minoranze serbe del Kosovo, per gli orfani del Kenya. Nello sport, viene creata la Fiumana Rugby, che si affianca a “Sette punto uno”, il gruppo motociclistico. A settembre viene diffusa una versione aggiornata del programma politico, suddiviso in 18 punti (in cui si parla, tra le altre cose, di stop all’immigrazione, reintroduzione della leva obbligatoria e depenalizzazione dei reati ideologici e associativi). “Vogliamo un’Italia sociale e nazionale, secondo la visione risorgimentale, mazziniana, corridoniana, futurista, dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana”, scrivono sul loro sito.
Intanto, possono vantare otto consiglieri comunali eletti: tre in Toscana, tre nel Lazio, uno in Abruzzo e uno in Puglia. Buoni i rapporti col sindaco di Roma, che ha patrocinato anche un loro convegno. A Milano e Napoli, recentemente, CasaPound ha dovuto fare i conti con l’opposizione delle comunità ebraiche locali, che si sono espresse contro due iniziative firmate dall’associazione di promozione sociale.

Ma al di là della solidarietà, c’è anche un’anima rabbiosa e violenta – sempre taciuta e negata, a livello ufficiale – e che affiora in maniera più o meno esplicita. E non solo nelle parole dei militanti, sui social network, o sul forum “Viva Mafarka”, punto di ritrovo non ufficiale dell’associazione. Anche nelle azioni concrete, come dimostrano alcuni fatti di cronaca. Nel 2006, ad esempio, i carabinieri di Civitavecchia hanno perquisito la sede romana di CasaPound, nell’ambito delle indagini su una rapina in banca. Due degli arrestati, armati di mitraglietta e pistola, frequentavano assiduamente l’associazione di estrema destra. Nel gennaio 2008, un giovane di sinistra è vittima di un pestaggio nella stazione Termini da parte di cinque, sei persone: in alcuni riconosce alcuni militanti di CasaPound e della Fiamma. Dieci mesi dopo si registra uno dei casi che, ancora oggi, fa discutere: durante le proteste contro la riforma Gelmini, i giovani del Blocco Studentesco, armati di cinghie, furono protagonisti di alcuni scontri fra studenti a piazza Navona 7. La polizia indagò sia ragazzi di sinistra che militanti del Blocco. Nel 2009, lo stesso Iannone, secondo quanto riferiscono le cronache locali, viene condannato a quattro anni in primo grado per lesioni e favoreggiamento, per un’aggressione ai danni di un carabiniere, durante una rissa scoppiata a Predappio (dove si era recato per la guardia d’onore alla tomba del duce). Più recentemente, i carabinieri del Ros hanno arrestato per violenza privata aggravata 8, lesioni personali aggravate e detenzione di armi bianche, Alberto Palladino, esponente di Blocco studentesco. Secondo quanto appurato dai militari, il 3 novembre scorso, insieme ad altri, aggredì selvaggiamente 9 al grido di “uccidete i comunisti” un gruppo di militanti del Pd che stavano facendo volantinaggio. Arresto contestato da Iannone, che, all’indomani del pestaggio, si disse pronto a querelare chiunque avesse tirato in ballo Cpi. In carcere, Palladino ha già ricevuto la visita di un deputato Pdl. Non sono neanche mancati attacchi violenti nei confronti del movimento e dei suoi esponenti. A cominciare dalle sedi incendiate o danneggiate: è accaduto a Bologna, Pistoia e Cuneo. Lo scorso mese di aprile, un consigliere municipale romano, Andrea Antonini (vice presidente di casapound), viene gambizzato.

Dopo i drammatici fatti fiorentini, il “modello CasaPound”, come lo definisce il suo capo, è ad un bivio. Dimostrare, non solo attraverso i comunicati stampa, di essere in grado di isolare gli elementi xenofobi e razzisti, oppure continuare a mimetizzare ed edulcorare l’anima fascista con iniziative di tipo propagandistico. Come la foto, fatta circolare su Facebook, dopo la sparatoria fiorentina, in cui due militanti del movimento tengono per mano alcuni bambini di colore, accompagnati dalla didascalia “questa è CasaPound – 0% razzismo 100% identità”. Scatto che, nei commenti di Facebook, è stato accolto con ilarità dagli stessi simpatizzanti del movimento.

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December 15th, 2011 at 3:39 pm

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Forum neofascisti e razzisti sul web: “Casseri è un eroe”.

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Conoscevano Gianluca Casseri. “E’ dei nostri”, scrivono quando la notizia della sua morte ha già iniziato a circolare sui forum dei neonazisti italiani. Per lui hanno già pronta la patente di “eroe”. E’ riuscito a fare ciò che, sulle pagine dell’odio di Stormfront, uno dei principali covi virtuali dell’estrema destra italiana, quella più pericolosa e violenta, molti predicano ormai da tempo. Ovvero, “punire” gli immigrati – che qui vengono definiti “invasori” – per spingerli a tornare nel loro Paese d’origine. E impedire l’ingresso di nuovi stranieri. Con ogni mezzo. Casseri ha messo in pratica ciò che per molti utenti di questo forum, punto di riferimento di xenofobi e nazionalisti ossessionati da musulmani, ebrei ed omosessuali, è una delle possibili soluzioni alla questione dell’immigrazione. “Scorrerà il sangue” prevede qualcuno.

Deliri razzisti sui quali da tempo indaga già la polizia postale. Il primo a riconoscere il killer in una foto è un utente storico del forum, che si firma “Costantino”: “E’ dei nostri. Speriamo che ce la faccia”. E quando la sua morte è ormai certa, chi aveva letto i suoi testi (che hanno ripreso a circolare in queste ore), lo definisce un “eroe”, persino un intellettuale. Scrive “Non conforme”: “E’ il prezzo che ha pagato un eroe. Una situazione ormai figlia dell’esasperazione di chi ha creato questa società multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perché la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme”.

“Come pochi ha avuto il coraggio di fare ciò che dovremmo fare tutti in massa; sono più propenso alla loro espulsione anziché al loro assassinio, ma la vedo piuttosto dura come soluzione”, sottolinea un internauta che si firma Glemselens, mentre Longobard è ancora più netto e minaccioso: “Casseri eroe bianco vittima di un complotto volto a nascondere la verità, e cioè che Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E’ ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall’Italia. Abbattere chi devasta le proprietà degli italiani”.

Per l’autore del folle gesto “rispetto e onore”, due parole che ricorrono spesso nei thread, nel giorno della follia omicida xenofoba. Alcuni azzardano la tesi di un non meglio precisato “complotto”, ordito addirittura dai servizi segreti italiani o dalla polizia. “Consiglio a tuti di stare attenti, cautela al massimo, è possibile che siano i primi episodi di una strategia della tensione utilizzata dai poteri forti per schiavizzarci, per imporre le case ai rom e agli extracomunitari facendo leva sui sensi di colpa per i poveri senegalesi morti e i poveri rom di Torino – osserva sempre Costantino – E’ già successo negli anni 70, adesso c’è una crisi economica spaventosa, è come il 1929 o la II guerra mondiale. L’Italia andrà in default entro 6-8 mesi, ma prima deve pagare il debito a inglesi e americani. Scorrerà il sangue”.

“Sono contento che oggi ci siano due invasori di meno”, è la sintesi di un altro utente. Ma il numero dei commenti cresce, man mano che altri dettagli emergono sulla figura del killer iscritto a Casa Pound.

Inneggiano al gesto di Casseri anche alcuni internauti che hanno voluto commentare la notizia nell’articolo pubblicato sul sito della Nazione. Come denunciato dal gruppo Everyone, qualcuno che si firma “Mi vergogno di essere italiano” scrive: “Meno due”. Un altro, “Il fiorentino” sottolinea che “i nodi vengono al pettine: vedete di abituarvi a tutto ciò, perché grazie alla politica del buonismo è stata aperta la porta alla criminalità camorristica e extracomunitaria”. “Siamo solo all’inizio – per l’utente Questa_è_Sparta – Un grazie ai buonisti newage che non hanno mai avuto rispetto prima di tutto per gli italiani, lasciando proliferare mescolanze senza criterio”.

Sul forum Viva Mafarka, abitualmente frequentato da molti militanti di Casa Pound, qualcuno sembra voler prendere le distanze dal gesto di Casseri, preoccupato per una possibile “strumentalizzazione” da parte della stampa dei fatti fiorentini. Una strumentalizzazione che, per “Bogside”, “sarà la facile scappatoia per evitare di parlare di come questo sistema stia creando milioni di folli in una giungla di disperazione. Meglio buttarla in politica e in caciara”. Anche qui torna la tesi del complotto, stavolta ai danni dei “fascisti del terzo millennio”: “Come si suol dire cade proprio a fagiolo. Casa Pound Italia stava crescendo troppo. Quale miglior occasione per delegittimarla un po’ magari facendo di tutta l’erba un fascio e facendo capire ai timorati borghesucci moderati che l’estrema destra è violenta, razzista, xenofoba e via discorrendo”.

Anche se Casa Pound ha precisato che Casseri “non era un militante”, ma che questi si limitava a frequentare la sede di Pistoia, sul web esiste un un articolo scritto che testimonia l’esistenza di legami apparentemente più profondi. Il killer, infatti, aveva pubblicato un suo scritto sull’”Ideodromo” di CPI, una sorta di laboratorio culturale che il leader dei “fascisti del terzo millennio”, Gianluca Iannone, definisce così: “Questo è il posto dove corrono le Idee, le nostre idee. Qua è dove prendono forma, dove trovano slancio. Un laboratorio ad alta velocità. Un percorso dinamico all’insegna dell’arrembaggio. Un ulteriore stimolo per costruire ed essere presenti nella vita politica della nostra amata Italia. Un altro importante passo avanti per una comunità in marcia”.

Il testo di Casseri era un commento ad una sentenza di un tribunale militare, del 1954: “La corte era chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un gruppo di ufficiali e sottufficiali della Legione della Guardia Nazionale Repubblicana “Tagliamento” – spiegava Casseri -, inquadrata nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, che erano stati condannati due anni prima dal tribunale militare di Milano per l’esecuzione di numerosi partigiani, per sevizie durante gli interrogatori e per aver collaborato con i tedeschi. I giudici respinsero la maggior parte dei ricorsi anche se applicarono agli imputati il condono previsto dalla legge 19 dicembre 1953”. L’articolo si concludeva con un riferimento alla Liberazione: “Premesso che il 25 aprile 1945 scomparve l’unico governo indipendente presente in Italia, e che sull’effettiva indipendenza di quello che lo ha sostituito sussiste un legittimo dubbio, cosa si continua a celebrare in quella data?”. Nel frattempo, il pezzo è stato fatto sparire: per reperirlo, infatti, bisogna fare ricorso alla copia Cache di Google (risale al 29 settembre).

Casseri aveva anche firmato, nel novembre 2010, un saggio, di stampo antisemita, ripreso da un sito italiano negazionista (“Olodogma: biblioteca revisionista su Olocash e truffa sterminazionista”). Ne “I Protocolli del Savio di Alessandria” (il titolo si richiama al falso storico dei “Protocolli dei Savi di Sion”, di cui si dà una lettura da un’ottica negazionista), partendo dal commento di un testo di Umberto Eco, si vogliono rilanciare le folli tesi del complotto sionista per dominare la Terra.

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December 13th, 2011 at 8:43 pm

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