Archive for the ‘Web-bosità’ Category
Il progenitore di Twitter è la cartolina.
Se Twitter può essere considerato un fenomeno tipico del ventunesimo secolo, le sue origini vanno però ricercate a inizio Novecento. I primi “tweet” (o cinguettii, come vengono chiamati gli aggiornamenti pubblicati dagli utenti della piattaforma di micro-blogging) risalirebbero a più di cento anni fa, all’epoca edoardiana. E’ questa la conclusione alla quale sono arrivati alcuni studiosi britannici, delle università di Manchester e Lancaster, che hanno individuato il progenitore di Twitter: la cartolina, introdotta nella forma attuale nel 1902, e divenuta in pochissimo tempo un successo, in termini di diffusione. E gli edoardiani sarebbero stati i primi a pubblicare pensieri o semplici aggiornamenti su cosa stavano facendo, proprio utilizzando le cartoline. Tre i punti di forza di questo mezzo di comunicazione, che, come avviene oggi, presentava da un lato una foto e dall’altro lo spazio per scrivere: costi ridotti, efficienza del sistema postale e brevità dei messaggi. Con consegne che arrivavano fino alle 10 volte giornaliere nelle principali città, le cartoline, durante il regno di Edoardo VII, venivano usate per “chattare”, scambiarsi impressioni o suggerimenti (dal cibo alle donne), con costi alla portata di tutti. “A differenza di quelle che vengono generalmente spedite ai nostri tempi dai luoghi di villeggiatura – hanno fatto notare i ricercatori – allora le cartoline erano rapide quanto il ‘twitterare’ di oggi”. Gli studiosi hanno calcolato che, fino al 1910, ne sono state inviate, nel Regno Unito, sei miliardi. Come avviene su Twitter, dove ogni aggiornamento non può superare i 140 caratteri, anche le cartoline obbligavano gli scriventi ad essere sintetici. Da qui la conclusione dei ricercatori, Julia Gillen e Nigel Hall, secondo i quali il basso prezzo e l’efficienza della cartolina edoardiana non hanno conosciuto eguali, a livello di comunicazione scritta informale, fino ai giorni nostri. Alcune cartoline recuperate – e il cui contenuto sarà ripubblicato proprio su Twitter – contengono indicazioni su appuntamenti futuri, ma anche appunti su cene (“il nostro George porterà il maiale, quindi non comprate la carne”, recita uno dei 1500 messaggi recuperati) o il classico “vorrei che fossi qui”. Veri e propri strumenti per dare la possibilità alla gente di conversare, quando non c’erano computer e cellulari: tutti, di fatto, “avevano la possibilità di comunicare in maniera rapida, senza l’obbligo di dover rispettare le regole della scrittura tradizionale”. E, proprio come avviene oggi con il linguaggio informale, tipico dei social network ma anche degli sms, anche in quell’epoca c’erano i puristi della lingua che si lamentavano dell’assenza di punteggiatura e delle frequenti abbreviazioni. Il flusso spontaneo di brevi messaggi scritti informali era di fatto percepito come una minaccia agli standard linguistici.
Gmail va giù, anche nella sede di Google. Hacker?
Un’interruzione del servizio, iniziata poco prima delle 22, e la notizia che corre da una parte all’altra del mondo, sui blog, via twitter e tutti i principali social network. Gmail, il servizio di posta elettronica di Google, non è attualmente raggiungibile da moltissimi utenti. E persino nella sede madre di Google, a Mountain View, ci sono problemi per i
dipendenti ad aprire la posta, come viene ammesso sul blog ufficiale di Gmail. Secondo lo status di Google, i problemi sono iniziati alle 21.53, e hanno interessato “una maggioranza di utenti”, che non sono stati in grado di accedere alla loro casella di posta. Qualcosa di analogo era però accaduto anche nel pomeriggio, quando c’era stata una interruzione del servizio rilevante. Gli internauti hanno ricevuto un non meglio precisato errore del server di tipo 500 e 503. Molti i siti americani che stanno rilanciando la notizia, parlando, in alcuni casi, di “turbolenze per gmail”. Come sottolinea Techcrunch, “un’altra interruzione si era verificata nella mattinata” (il pomeriggio in Italia), notando inoltre che “per un po’ il servizio ha funzionato in maniera non costante”. Anche The Register scrive che non è accessibile da una moltitudine di utenti sulla costa orientale e occidentale, in America, e nel Regno Unito. E, intanto, su Twitter, c’è chi segnala gli errori di connessione da ogni parte del mondo e in varie lingue. Centinaia di utenti denunciano come il blocco stia andando avanti da ore, e che, oggi, per tutta la giornata, non è stato possibile controllare, in maniera regolare, la posta. Molti lamentano il fatto che non vengano fornite spiegazioni in merito al problema. Ancora alle 23.13, un’ora e venti dopo aver riconosciuto l’interruzione del servizio, Google scrive nello status del servizio: “Stiamo continuando ad esaminare più a fondo il problema”, prevedendo un ulteriore aggiornamento un’ora dopo. E, sempre su questo crash, è anche apparso un post sul blog ufficiale dell’azienda di Mountain View, firmato da Besbris, engineering director: “Sappiamo che molti di voi stanno avendo problemi ad accedere alla posta. Anche noi abbiamo gli stessi problemi e capiamo il vostro dolore. Scriviamo questo post, perché vogliamo che sappiate che stiamo affrontando il problema, e speriamo di avere delle informazioni da condividere con voi in breve tempo”.
E qualcuno pensa già agli hacker.
Il fan club di Svastichella cambia nome ma resta antigay.

Simone Mestroni, il giovane fondatore del fan club di Svastichella su Facebook, preoccupato dalle reazioni che il suo gruppo ha avuto (ne hanno scritto i principali organi di stampa italiani), ha deciso di correggere il tiro. Modificando titolo e finalità. E lo fa in maniera grossolana e ispirata da una sottocultura (cultura?) vagamente fascista e omofoba. Le pagine virtuali, contro le quali si sono mossi centinaia di utenti della rete (che hanno creato contro-gruppi e hanno segnalato il tutto a Facebook) ora si chiamano: “gruppi contro i diritti dei fr… l’omofobia non è reato”. Il ragazzo, evidentemente, si è cercato (male) qualche nozione sul web, e ha pensato che così facendo avrebbe ingannato gli internauti (e le associazioni gay che vigilano sul sito). Ecco cosa scrive ancora nell’introduzione:
“Il gruppo è nato col nome di Svastichella Fan Club. La motivazione era il fatto che a 40 anni uno che si fa chiamare Svastichella non è normale, è un personaggio che a me faceva ridere. Cosa più importante, il gruppo non è favore di Svastichella e non invita a compiere azioni violente contro gay, immigrati, italiani, pesci rossi o canarini. Ho notato che nel batti e ribatti tra gli iscritti l’idea della famiglia viene considerata dai più come una cosa da poco conto. Ecco perché è cambiato il nome e noi continueremo a difendere il nome della famiglia. Contro i matrimoni e le adozioni gay. Sempre. Ora denunciateci per questo”.
Quando l’imbecillità sposa la propaganda della destra più becera.
(Nel frattempo sono nati 7 gruppi contro Svastichella)
“Trombare la gnocca”, Google beffato.

Lo scherzo circola ormai da anni, ed è un chiaro esempio di come sia possibile manipolare, volendo, i risultati di ricerca sui motori di ricerca. Digitando su google “trombare la gnocca”, e cliccando su “mi sento fortunato”, il primo risultato che si ottiene è una pagina farlocca, che si apre con la risposta: “impossibile trombare la gnocca”. Si tratta di una pagina caricata sul sito Viagrarecords, dedicato all’umorismo di ogni genere. Il giochino circola dal 2004, ma, a quanto pare, Google non lo ha ritenuto “spamming”. Sempre quelli di Viagrarecords hanno dato la risposta alla chiave di ricerca “come diventare plurimiliardario”: il primo risultato è un finto motore di ricerca google, che recita “hai finito di cazzeggiare? torna subito al lavoro…”.
“White people stole my car”, ricerca virale.

Le prime ricerche sono iniziate il 19 agosto, ma il picco è stato registrato il 24, come testimonia anche “Google insights” (foto sopra). Il motore di ricerca è stato bersagliato da un numero elevato di ricerche dell’espressione “white people stole my car”: peccato che chiunque cliccasse su uno dei link che si ottenevano, finiva su siti pieni di spam e di virus. Alcuni, poi, hanno notato che quando, all’inizio, si digitava la frase, tra i suggerimenti proposti da Google si otteneva il razzista “black people stole my car” (secondo alcuni la circostanza non si sarebbe mai verificata, e qualche burlone si sarebbe servito di Photoshop per ottenere la schermata in foto qui sotto). Su Google Trends è confermato il picco. Un’altra ipotesi è che, dal momento in cui si è diffusa su vari blog americani la storiella del suggerimento razzista, siano anche aumentate esponenzialmente le richieste al motore di ricerca.

Twitter, ancora una interruzione.
Una nuova interruzione per Twitter è stata registrata 15 ore fa. E’ la seconda, dopo l’attacco degli hacker del 6 agosto. Il crash, stavolta, è durato quindici minuti, ma è stato notato da molti utenti. Il popolare social network ha scritto che si è trattato di una “inaspettata interruzione del servizio”, e ha detto di aver iniziato il processo per arrivare ad individuarne le cause.
Facebook assume (500 persone entro il 2009).
Facebook ha intenzione di aumentare del 50% il numero dei suoi dipendenti nel corso del 2009. Lo ha affermato all’agenzia Bloomberg l’amministratore delegato della società, Mark Zuckerberg, sottolineando che “per noi ci sono state buone circostanze” e, rimarcando, che “nessuno sta assumendo”. Per il popolare social network, al momento, lavorano circa mille dipendenti e Zuckerberg ha spiegato che sta cercando di “mantenere a freno i costi con l’obiettivo di ottenere il prossimo anno un positivo flusso di cassa”. All’inizio dell’estate, MySpace, controllato da News Corp, aveva annunciato l’intenzione di tagliare il 30% di posti di lavoro negli Stati Uniti e due terzi della forza lavoro a livello internazionale. Faecbook conta 250 milioni di utenti.
Chissà se ora si decideranno ad aprire un ufficio italiano, o se continueranno a trattarci come utenti di serie B da “controllare” a distanza con i loro robot. (Bloomberg)
Twitter, un altro attacco informatico manda in tilt la piattaforma.
A cinque giorni di distanza dall’attacco che ha messo in ginocchio Twitter e rallentato Facebook oltre ai servizi di blogging LiveJournal e Blogger, un nuovo blocco ha interessato il popolare sito di microblogging. Tutto è iniziato intorno alle 21 ora italiana: da allora Twitter non è stato più raggiungibile, per circa mezz’ora. Notizia confermata dalla stessa pagina attraverso la quale Twitter fornisce aggiornamenti sullo status del proprio servizio. “Stiamo lavorando per riprenderci da un blocco del sito, e vi aggiorneremo non appena avremo maggiori notizie”, recitava il primo messaggio, abbastanza criptico, postato pochi minuti dopo le 21. La notizia è stata subito rilanciata da Cnet e, alcuni minuti dopo, dal New York Times e dal Wall Street Journal. Secondo i siti Usa, i primi problemi sarebbero iniziati già alle 20.45. Alex Payne, sviluppatore di Twitter, parlando in un gruppo on-line di Google, ha parlato di un “attacco”, simile a quello capitato giovedì scorso. “Siamo di fronte ad un’ondata di attacchi del tipo Distributed Denial of Service (Ddos) contro il nostro sistema – ha scritto in un forum – Dovrete aspettarvi lentezza ricorrente ed errori, fino a quando l’attacco non sarà terminato o non lo avremo superato con il nostro team e il nostro provider”. Particolare, questo dell’attacco, che viene confermato anche nella pagina ufficiale della piattaforma di microblogging, con un aggiornamento, intorno alle 21.30, col quale si comunica che il sito è tornato a funzionare: “Siamo di nuovo operativi, e stiamo analizzando i dati di traffico per determinare la natura di questo attacco”. Secondo il New York Times, invece, i rallentementi sarebbero proseguiti anche dopo il messaggio di ripristinata operatività. Nei cosiddetti Ddos (attacco di negazione del servizio distribuita) i cosiddetti pirati attivano un numero elevatissimo di false richieste da più macchine allo stesso server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio, mandando così in tilt il sito. Giovedì scorso Twitter era stato messo in ginocchio con questa strategia, anche se dietro a quella che, in un primo momento, sembrava una banale dimostrazione di forza di un hacker, ci sarebbe un piccolo caso di politica internazionale. Il responsabile della sicurezza di Facebook Maxe Kelly, intervistato dagli esperti di Cnet, aveva, infatti, dichiarato che l’attacco era diretto a un unico utente, proprietario di account sul social network, su Twitter e su altre piattaforme. L’utente e blogger in questione usava come nickname Cyxymu, nome di una città Georgiana e, nelle parole di Kelly: “Tutti gli attacchi avevano come obbiettivo il non far sentire la sua voce”. Nell’agosto 2008, data delle tensioni nell’Ossezia del Sud, numerosi siti istituzionali del governo georgiano erano finiti offline sotto attacchi Ddos diretti da hacker russi, ufficialmente non coordinati dal Cremlino.
Noemi Letizia su Facebook, è lei?

Oggi Noemi Letizia ha accettato una mia richiesta d’amicizia, inviata su Facebook proprio nei giorni dello scandalo che ha interessato lei e il presidente del consiglio. La 18enne aveva subito sospeso il profilo, e adesso pare che lo abbia riattivato. Il punto è che lo scorso mese di maggio aveva denunciato che qualcuno si era impossessato delle sue password per accedere ad Msn e a Facebook. Chi ora è dietro quel profilo, sostiene di essere lei in persona. Ci sono quattordici foto. Tra i commenti tanti fan, ma anche qualche insulto e un invito “a lasciar stare Silvio”. Riguardo se stessa, scrive, modestamente: “Sono una ragazza molto solare quindi ho sempre il sorriso sulle labbra, mi impegno in tutto al meglio, e ottengo sempre ottimi risultati. Dal futuro mi aspetto una carriera televisiva al top dal momento che ho iniiziato da molto piccola. Sono vincente in tutto ed è per questo che non mi abatto mai nella vita, ho un solo
puntofermo ossia che la fiducia non va data neanche al tuo più caro amico e con questo riesco sempre a superare le delusioni. Sono sincera e non tradirei mai la mia migliore amika neanche se mi pagassero oro, so essere seria e perspicace nei momenti giusti insomma sono una vera forza della natura ed è per questo ke il mio motto è*VIVA ME“. Sul sito del suo fan club campeggia ancora l’avvertimento che a Noemi sono state sottratte le password dell’account. Certo, se non fosse lei, chi usa quel profilo rischia una denuncia penale per sostituzione di persona – oltre ad una eventuale causa per risarcimento danni. E’ probabile che dopo le sue interviste, la polizia postale abbia avviato un’indagine.

Traduzione low cost per il sito di Ryan Air.
Per chi volesse leggere in italiano, immaginando di sentire un inglese che parla male la nostra lingua, basta farsi unCgiro sul sito di Ryan Air. Ci sono alcune chicche: tipo, “per la vostra convenienza” (for your convenience). Eppure le traduzioni non costano così tanto…
Dario Franceschini vuole esserti amico.
Paul McCartney fa rimuovere sua casa da Street View.

Privacy violata e timori per la sua sicurezza. Spinto da queste motivazioni, sir Paul McCartney ha fatto rimuovere da Google Street View le immagini della sua esclusiva villa a St John’s Wood, al civico 7 di Candish avenue, nella zona di North London. Fonti vicine al cantante, citate da un giornale britannico, hanno riferito che l’ex Beatle si è “molto preoccupato” quando ha saputo che qualsiasi internauta poteva visualizzare gli esterni della sua residenza multimilionaria. Da qui la protesta, con conseguente rimozione degli scatti, realizzati dal servizio lanciato dal gigante di Mountain View in varie città del mondo. Un portavoce di Google, citato dal tabloid inglese, puntualizza: “Ogni utente, volendo, può far rimuovere gli scatti della propria abitazione cliccando su un pulsante”. L’ex Beatle acquistò quella casa nel 1965, ad una cifra di 40mila sterline (circa 45mila euro), e ci andò a vivere l’anno seguente. La residenza venne subito arricchita da una cappella per la meditazione, fatta realizzare in giardino, con tanto di letto circolare regalatogli dall’attore Groucho Marx. Là ha composto successi come “Penny Lane”, “Getting Better” e “Hey Jude”, e ospitato personalità come Andy Warhol e Mick Jagger (si narra che a quest’ultimo offrì proprio qui il suo primo spinello).
Sembra che la richiesta di far sparire quelle immagini, sia stata sollecitata dal team che si occupa della sicurezza del cantante 66enne. Da quando John Lennon, suo collega di band, venne ucciso, nel 1980, McCartney non ha mai sottovalutato la questione security. L’abitazione, del valore di diversi milioni di euro, è sottoposta ad una vigilanza continua, 24 ore su 24. “Quando ha scoperto che gli utenti di Google potevano ottenere una vista a 360 gradi della sua proprietà si è molto preoccupato”, ha spiegato una fonte anonima. La replica di Google: “Da quando Street View è stato lanciato, milioni di utenti lo hanno utilizzato, e la maggioranza di persone è felice che la propria abitazione sia stata inserita tra quelle visualizzabili”. Dal lancio di Street View nel Regno Unito, avvenuto lo scorso di marzo, non sono mancate le polemiche relative all’innovativo strumento di mappatura delle città. Oltre alle perplessità relative alla privacy, sollevate anche in Italia dalle associazioni dei consumatori, c’è stato chi, in Inghilterra, ha temuto che questo potesse essere utilizzato dai terroristi per ricercare eventuali obiettivi per i loro attentati. Ma ad aprile, il garante per la privacy britannico ha respinto una richiesta di oscuramento arrivata dal gruppo “Privacy International”, perché il software impiegato da Google per oscurare i volti della gente catturata in strada “tutela la privacy degli utenti”.

Il primo spot televisivo di Google per Chrome.
Per la prima volta, Google ha deciso di lanciare una campagna pubblicitaria televisiva. Si tratta di uno spot per promuovere Chrome, il suo browser per la navigazione internet. Il filmato, 30 secondi, è apparso nello scorso fine settimana su una serie di reti televisive statunitensi. “Dopo aver realizzato questo video per il web, abbiamo avuto molti riscontri positivi – ha detto un portavoce dell’azienda – Così abbiamo realizzato una campagna tv che ci auguriamo farà conoscere il nostro browser. Siamo curiosi di vedere come andrà questa prova e quali effetti concreti può avere la televisione sulla fama del nostro prodotto”.
Gmail ha crashato.

Dalle 12.10 circa gli account di Gmail non sono raggiungibili. Nel messaggio che si ricava tentando di accedere all’account, si parla di “errore temporaneo (500)”, e si spiega: “Siamo spiacenti, ma il tuo account Gmail non è temporaneamente disponibile. Ci scusiamo per il disagio e ti suggeriamo di riprovare tra qualche minuto”.
Alle 12.30, dopo circa 20 minuti, gli account sono tornati ad essere disponibili.
Accade anche nelle migliori famiglie.
Il software di Facebook cancella ancora profili. Stavolta senza warning.
Di come il sistema di cancellazione dei profili funzioni in Facebook si è già scritto molto. Ne sono caduti vittime politici e giornalisti, personaggi più o meno noti. E, sul suo blog, ne aveva scritto anche Vittorio Zambardino, in più occasioni (l’ultima, denunciando la cancellazione della pagina del giornalista anti-mafia, Nino Randisi).
Oggi la scure del software di Facebook è arrivata ad abbattersi anche sul profilo del giornalista di Repubblica, facendolo sparire dal social network. Particolare curioso: stavolta non è stato inviato nessun “warning”. In genere, prima di sospendere una pagina, vengono inviati almeno due messaggi di questo genere: servono a dire all’utente che ”sta facendo qualcosa che vìola i nostri terms of use” (peraltro senza mai specificare in che termini). Per ripristinare il profilo, bisogna scrivere alla mail abuse@facebook.com, e sperare di ricevere intanto una risposta “sensata”. Se si è fortunati, si riesce a riavere tutta la pagina.





