Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Bari/Insulti omofobi a ragazza etero, indaga la Digos.

In un Paese sempre più omofobo, capita anche che Chiara, una ragazza eterosessuale, si becchi degli insulti omofobi, presumibilmente dal suo ex. Nel giro di qualche settimana, il ragazzo ha preso di mira i muri di via Trento, imbrattandoli con insulti a carattere omofobico. Al secondo intervento di pulitura, Enrico Fusco, attivista di Arcigay, si è rivolto alla Digos, che ha aperto un’indagine. Non dovrebbe essere difficile arrivare a lui, più complicato coglierlo in flagranza di reato.

In questi casi, la cosa migliore è presentare una denuncia per stalking.

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July 17th, 2010 at 2:11 pm

Sangue di un gay? Il Gaetano Pini non lo vuole.

Tutto parte da Gabriele, blogger e, soprattutto, donatore di sangue. Aggiungo io: persona umana, che ha ancora la capacità di sentirsi offeso, come uomo, di fronte ad un’umiliazione cammuffata da protocollo scientifico. Da un suo post, e una successiva chiacchierata, nasce questo pezzo, scritto per Repubblica.it. Un caso “vecchio”, hanno osservato alcuni, già abituati ai diktat medievali del Policlinico di Milano. Una cosa che, però, va cambiata. E non sono io a dirlo, ma chi, dati alla mano, sa che gli etero sono più a rischio, quando si tratta di contrarre il virus dell’hiv. Il problema centrale è la terminologia: bisogna escludere chi ha comportamenti a rischio, etero o gay che sia. Non c’entrano nulla le “categorie”. Speriamo che l’interrogazione parlamentare di Paola Concia (l’unica del Pd che, insieme a Livia Turco, ha detto qualcosa) possa servire a qualcosa. Sul web, la vicenda ha provocato molta indignazione. Spero non solo tra i gay.

Sotto l’articolo.

Il servizio trasfusionale del Gaetano Pini chiude ai gay, e si aggiunge alla lista di ospedali italiani che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. Un cambio di rotta, quello del nosocomio milanese, sperimentato sulla propria pelle da un ragazzo, donatore “storico” nella struttura, che ha denunciato la vicenda sul suo blog e su Facebook. “Arrabbiato, amareggiato, deluso e triste” si definisce oggi Gabriele, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento (avendo superato i 20 prelievi). Una vicenda sulla quale ha subito deciso di intervenire Paola Concia, deputata Pd, che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione del Gaetano Pini: “E’ ora che le cose cambino”, dice la deputata. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008.

Il racconto che Gabriele fa, sul suo blog, è quello di una persona che si è sentita offesa e discriminata. “Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all’estero, nell’attesa della visita con la dottoressa responsabile”. Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: “Mi guarda dritto negli occhi ma è un po’ titubante. ‘Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione. Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay. “Non potevo credere alle mie orecchie – sottolinea il giovane – fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”.

Una posizione che la responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma via e-mail a un utente che le chiede lumi: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni passati, aveva risposto ad altri utenti che si erano lamentati di questa situazione, confermando “la validità dei suoi protocolli”.

Paola Concia reagisce con un misto di stupore e rabbia, e stenta a credere che, ancora oggi, ci siano ospedali pronti a chiudere le porte in faccia ai gay: “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. Tra le statistiche che saranno allegate all’interrogazione, una stima dell’Istituto Superiore di Sanità relativa al 2008: nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell’OMS, a livello mondiale. “In Italia – attacca la deputata lesbica – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”.

Livia Turco, quando era ministro della Salute, si occupò di un caso analogo. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco – e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. La Turco scrisse una lettera al Centro nazionale Aids e arrivò a prendere posizione contro “una decisione discriminatoria e immotivata”.

Anche per Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, si è davanti ad un provvedimento che non alcun fondamento scientifico: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”. Per la Iardino, la scelta dell’ospedale è “scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio”. Chiamando l’ospedale Pini, il personale del servizio trasfusioni, a chi si presenta come gay, dice: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”. Gabriele continuerà a donare: “E’ una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale”.

Qui il link al pezzo.

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July 17th, 2010 at 12:56 am

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Eur, video-denuncia su Youtube: “Vigili non sequestrano merce”.

Un vigile urbano che cammina tra quelle che sembrano essere borse contraffatte, esposte su bancarelle di fortuna. La scena è stata ripresa da un cittadino, che ha poi caricato il video su Youtube. Nel video, pubblicato lo scorso 29 aprile, si vede un vigile, in divisa, parlare con un’altra persona, nei pressi della fermata delle metro Eur Fermi. A un certo punto, si allontana, sempre intrattenendosi con la stessa persona, e passando davanti ad alcune bancarelle di fortuna. In vendita, alcune borse. “L’agente di Polizia Municipale – scrive l’utente nel commento al video – gironzola per le bancarelle “abusive” di Roma, mentre gli indifferenti e per nulla intimoriti abusivi continuano a vendere capi firmati ma contraffatti”.

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July 16th, 2010 at 1:16 pm

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Cyber-cyrano, un aiuto per trovare l’amore on-line.

Compilano i profili sui siti di annunci, con frasi e descrizioni ad effetto, occupandosi anche di gestire le eventuali risposte e le trattative per un appuntamento dal vivo. Se poi avete i classici dubbi sulla foto giusta da scegliere, un esperto vi guiderà anche in questo difficile passo. Nati per venire incontro alle esigenze di chi non vuole correre il rischio di navigare per ore sul web, senza riuscire a trovare la persona giusta. Per una storia d’amore o una notte di passione. Un po’ ghostwriter, e un po’ esperti di marketing, sono la trasposizione moderna e virtuale di Cyrano de Bergerac, lo spadaccino dal naso lungo che, nel tentativo di conquistare la cugina, decise di scrivere lettere e poesie per conto dell’uomo che lei amava.  E proprio al personaggio raccontato dal francese Edmond Rostand alla fine dell’Ottocento si richiama esplicitamente uno dei primi siti del genere, l’americano E-cyrano.com. Il target di riferimento è rappresentato da professionisti troppo impegnati per sfogliare migliaia di volti e profili, e che magari non vogliono neanche occuparsi di gestire i primi passi della conoscenza virtuale. “Tutti possono andare in palestra – dice al Daily Telegraph il fondatore del sito, Evan Marc Katz – Ma quelli che vogliono ottenere i risultati migliori, si allenano con un personal trainer. Io sono un personal trainer per l’amore”. Una figura che, viene fatto notare, è sempre più richiesta, anche in città come New York, dove pure le occasioni per una conoscenza e una socializzazione dal vivo non mancano. “I miei clienti non sono dei perdenti – puntualizza però Katz – ma persone di successo. Il punto è che c’è un alto numero di persone che non sa come vendersi”.

Chi guida il sito sembra aver fatto proprie le regole del marketing, e sostiene che per trovare l’amore si debba vendere bene il prodotto, cioè se stessi.  “Questo genere di aziende è in costante crescita – spiega alla BBC Mark Brooks, editor di Online Personals Watch, specializzato nel monitoraggio delle tendenze nel settore degli annunci – C’è una richiesta molto elevata da parte di chi ha cercato l’anima gemella e non l’ha trovata. Molti vogliono evitare la sensazione di rifiuto che si prova quando un messaggio non riceve risposta”. Ogni appuntamento che si riesce ad organizzare per il proprio cliente si traduce in un guadagno per il cyber-Cyrano, anche se ci sono delle tariffe fisse, non proprio economiche. La compilazione di un profilo può costare 180 euro, mentre parlare con una guida che dà consigli su come trovare la donna ideale costa anche 100 euro l’ora. Per 149 dollari, E-Cyrano, che al momento promette una “svendita da recessione”, offre un’ora di conversazione telefonica con un consulente, che scriverà il profilo del cliente: si garantiscono due opzioni da 200 parole ciascuna. Generalmente, si compila una descrizione del soggetto che pubblica l’annuncio (quella che nei siti per gli incontri finisce nella sezione “informazioni su di me”) e una della persona che si sta cercando. Volendo risparmiare, si possono spendere 39 dollari: in questo caso, la conversazione telefonica si riduce a 20 minuti, ma il consulente potrà soltanto rivedere un annuncio già scritto, correggendo eventuali errori. I ghoswriter si considerano sì dei venditori, ma con una vocazione poetica.

Anche il sito VDA (Virtual Dating Assistants) assiste i propri clienti dai primi passi fino all’appuntamento. Non solo, quindi, si suggeriscono testi in grado di cattuare l’attenzione di chi si trova dall’altra parte dello schermo, ma si selezionano anche le donne a cui scrivere, e si occupano di fissare il primo appuntamento. La società arriva a garantire dai 2 ai 5 appuntamenti al mese. In cambio, però, chiede una tariffa che non è alla portata di tutte le tasche: si va dai 470 e ai 950 euro mensili. In quest’ultima costosa opzione c’è anche una seduta speciale per prepararsi al momento dell’appuntamento. Nel pacchetto è incluso anche il ritocco digitale della foto del profilo, per eliminare eventuali imperfezioni. Chi volesse far comunque da sé, può limitarsi a comprare una guida scritta con 10 consigli, nella versione per lui e in quella per lei: costa 27 dollari.

Buona parte di queste aziende si trova in America, anche se i suoi clienti vivono nel Regno Unito, in Canada, Australia, Messico e Sud America. “Trovare l’anima gemella sul web – dice Scott Valdez, fondatore della VDA – è tutta una questione di selezione”. Una selezione quasi sempre a senso unico: l’80% dei clienti di quest’ultima azienda è rappresentato da uomini, anche se la percentuale starebbe scendendo. “Il servizio che offro – continua Valdez – è come una campagna di telemarketing. I siti per appuntamenti sono dei posti attraverso i quali selezionare le masse per identificare la potenziale metà”.  

Ma quali consigli vengono dati a chi vuole “vendersi” nel miglior modo possibile? I consulenti suggeriscono di evitare gli errori di grammatica, che possono colpire negativamente chi legge l’annuncio. Poi bisogna essere specifici: evitate gli aggettivi, e piuttosto che definirvi “persone spontanee”, fornire un esempio di una circostanza in cui lo siete stati. Anche la scelta della foto è importante. I gestori del sito “Ok Cupid”, ad esempio, consigliano di sorridere e di fissare l’obiettivo, magari con uno sguardo ammiccante. Meglio optare per delle foto in cui si è impegnati in un’attività che potrebbe essere al centro di una conversazione: ad esempio, fatevi vedere mentre suonate la chitarra, oppure mentre vi immergete sott’acqua. Un settore, questo degli assistenti virtuali, che non conosce crisi: “Siamo come le imprese di pompe funebri. C’è sempre richiesta, perché la gente cerca in continuazione l’amore”, sostiene il fondatore di e-Cyrano

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July 14th, 2010 at 10:33 pm

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Pomigliano, Angeletti fischiato alla Festa dell’Unità.

Contestazione per Luigi Angeletti, segretario della Uil, intervenuto ieri sera alla Festa dell’Unita’, a Roma. L’esponente sindacale stava spiegando, nel corso di un dibattito, le ragioni dell’accordo con la Fiat nella vicenda di Pomigliano, quando tra i partecipanti si sono levati fischi e anche grida minacciose (“vattene”). Il moderatore ha invitato il pubblico ad “essere democratico” e a lasciarlo parlare. Fischi anche quando il segretario ha cercato di spiegare l’importanza del ruolo dei sindacati.

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July 11th, 2010 at 12:35 pm

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Gay Pride, i vescovi contro la Carfagna: “Si scusi”.

 ”Una ragazzina”, che ha sbagliato, e “dovrebbe chiedere scusa”. Usano parole dure, per criticare la presa di posizione del ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, sul Gay pride romano, sabato scorso. Quel giorno, l’esponente del governo aveva definito la sfilata “una manifestazione gioiosa, serena e partecipata”, e aveva preso le distanze da uno striscione omofobo fatto affiggere a Roma da Militia Christi (“le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose”, aveva detto). Parole che non sono piaciute ai vescovi interpellati dal sito di ultratradizionalisti cattolici, Pontifex, dal quale spesso si levano attacchi ai gay. Ma anche un altro esponente del governo, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alla Famiglia, arriva a prendere le distanze dalla Carfagna.

Per l’arcivescovo di Trani, monsignor Giovanni Battista Pichierri, “i ministri dovrebbero usare maggior prudenza nella dichiarazioni e non è pensabile che un rappresentante istituzionale sia pur in perfetta buona fede, tolleri e avalli una manifestazione nella quale si prenda a male parole il Papa, capo del cattolicesimo, ma anche capo di uno stato estero, non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente”. E, quanto alle parole su Militia Christi, è netto: “Mi pare esagerato. Se bisogna essere tolleranti, questa misura va utilizzata con tutti, cattolici inclusi che non sono la cenerentola”. Più duro ancora Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza. Riferendosi alla Carfagna, dice: “Quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito”. Alla domanda sul “perché sia stata fatto ministro”, l’esponente cattolico risponde: “Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene”. Serafino Sprovieri, vescovo Emerito di Benevento, contesta la definizione di “gioiosa” usata dal ministro: “Io non so che cosa abbia visto di gioioso, soltanto mi risulta che un ministro della Repubblica avalli ed esalti manifestazioni nelle quali si attacca il Papa, che è un simbolo religioso e un Capo di Stato estero, una cosa francamente sconcertante e il ministro bene avrebbe fatto a tacere con prudenza e buon senso”. Anche le critiche ai cattolici che hanno contestato il Pride sono fuori luogo: “Siamo al paradosso. Si celebra il trionfo dell’anormalità e si punisce chi, cattolico, ha tutto il diritto a protestare per queste cose insensate e fuori ogni logica, siamo nella cloaca”. Il vescovo emerito ne ha anche per “un governo che dice di rispettare i valori cattolici”: “A parole, molti pensano di servirsi della Chiesa a fini elettorali e sbagliano. Noi sappiamo distinguere i veri cattolici, dai falsi profeti e tireremo le somme quando sarà il momento opportuno. I cattolici valutino attentamente chi si comporta in modo coerente. Non basta fare voti di formale vicinanza, bisogna essere coerenti e quelle affermazioni di un ministro ci offendono, se il Governo si sente vicino alla Chiesa come afferma, la smentisca”. Sulla stessa lunghezza d’onda, il vescovo Emerito di Alghero, monsignor Antonio Vacca. Parlando con Pontifex, dice: “Mi domando dove stesse il ministro e che cosa le hanno riferito, evidentemente ha ricevuto false informazioni. Comunque sia, sfilate in cui si ingiuria il Papa non possono essere elogiate pubblicamente da un ministro della Repubblica, considerata la sua natura istituzionale e quella del Papa”. E’ marcata la presa di distanza della Carfagna per le parole sul movimento cattolico politico Militia Christi: “Questo secondo aspetto mi sembra ancor più grave in quanto se è giusto difendere i gay da ogni forma discriminatoria, poi non si passi all’eccesso opposto, ossia discriminare chi professa altrettanto pacificamente e con manifesti, il suo dissenso. Insomma, il ministro ha sbagliato e farebbe bene a chiedere scusa per quelle affermazioni davvero incaute e fuori tono”.

Gli attacchi, sul fronte religioso, sono completati da monsignor Gianfranco Todisco, vescovo titolare di Melfi, che pure, parzialmente, prende le distanze da Militia Christi: “Il ministro indubbiamente ha sbagliato nei modi e tempi della sua uscita, forse non ha visto le immagini. Non saprei. In quanto alla manifestazione dei cattolici ho visto il contenuto dello striscione e del manifesto ed anche loro potevano abbassare i toni. Forse si poteva elogiare la bellezza dell’amore e del matrimonio tra uomo e donna, al posto di usare parole forti. Ma vorrei dire che il ministro delle Pari opportunità ha usato due criteri diversi: ferma con i cattolici e conciliante ed entusiasta con i gay e questo non va bene. Due criteri diversi e vengono penalizzati sempre i cattolici in un mondo nel quale la diversità sembra diventata regola e la normalità eccezione”. Su come sia “riuscita a diventare ministro”, suggerisce: “Bisogna chiederlo al Presidente Berlusconi, io non so rispondere. Spesso in politica prevalgono scelte diverse dal merito vero e reale”.

Anche dal governo, però, si leva una voce critica: è quella di Giovanardi, che prende le distanze dalle sua collega. Riferendosi al comunicato diffuso nel giorno del Pride, dice: “Io penso alla mia nota che è stata emessa a nome del governo e rappresenta l’orientamento ufficiale dell’esecutivo che a tale nota si richiama. Non intendo alimentare polemiche con nessuno e non voglio che le mie affermazioni siano strumentalizzate o mal riportate. Ma la nota del ministro Carfagna era del pomeriggio. Lo ribadisco, la posizione del governo italiano è quella espressa dalla mia nota”.

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July 7th, 2010 at 11:11 pm

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Gayvillage, danneggiate auto in sosta.

Almeno tre auto sono state danneggiate nella notte tra sabato e domenica, quando al Gayvillage si è tenuta la festa in onore del Gay Pride romano. A denunciarlo, su Facebook, Danilo Nota, responsabile diritti civili giovani Idv Lazio, che ha pubblicato le foto dei vetri infranti. Lo stesso ha anche presentato una denuncia ai carabinieri di via Clitunno. “Hanno spaccato il finestrino della mia Honda Civic per niente – dice Danilo – Hanno lasciato tutto dentro: chiavi di casa, documenti, radio, soldi e occhiali, era tutto a posto. Unico particolare: la mia auto era parcheggiata davanti all’ingresso del Village”. Nella zona ci sono anche altre manifestazioni dell’estate romana. “Ma la mia auto – osserva Nota – era parcheggiata proprio di fronte all’ingresso del Gayvillage”. Altre due macchine hanno subito una sorte analoga: finestrino rotto, in un caso, specchietto retrovisore staccato nell’altro, sempre in via delle Tre Fontane e in via Romolo Murri. “Un’altra auto era di un mio amico – dice il ragazzo – e anche nel caso suo non hanno rubato niente”. 

“Come avviene in tutte le grandi città italiane, c’è un problema: quello dei parcheggiatori abusivi, che litigano in continuazione. Sono anche arrivati ad accoltellarsi”. Per Imma Battaglia, presidente di Dìgayproject e organizzatrice del Gayvillage, per trovare una spiegazione ai danneggiamenti delle auto, denunciati dal giovane esponente dell’IDV, bisogna andare a guardare nel mondo dei parcheggiatori. “Abbiamo aumentato la sicurezza – osserva la Battaglia – Sabato, in occasione della festa post-Pride abbiamo avuto oltre seimila persone, e alla nostra security non è stato segnalato nessun problema”. La Battaglia fa anche notare come sia stato istituito un servizio di navette, tra Colosseo e Gayvillage, che vuole risolvere il problema del congestionamento delle auto: “L’invito è ad usarlo sempre di più, proprio per evitare il problema della sosta”. “Il Gayvillage – conclude la militante Glbt – è un luogo stra-sicuro, quindi nessuna preoccupazione”. 

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July 6th, 2010 at 11:25 am

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Caso Brancher, le critiche della stampa estera.

“Una crisi che scuote il governo di Silvio Berlusconi”, minacciandone “la stabilità”. Un colpo “imbarazzante” per il premier, che deve far fronte alle crescenti “divisioni all’interno della sua maggioranza”, in uno “dei momenti più difficili” da quando il Cavaliere ha vinto le elezioni. La notizia delle dimissioni di Brancher fa il giro del mondo, e in poche ore è sui principali siti di informazione.

Sia il Financial Times 1 che il Wall Street Journal 2, nelle loro edizioni on-line, titolano parlando di un “colpo a Berlusconi”. Il primo, ripercorrendo la vicenda del contestato ministro, “ex manager nel gruppo Fininvest”, evidenzia come la sua nomina sia stata seguita da una “serie di problemi”. Un “colpo imbarazzante al governo di centrodestra”, che è riuscito a “far arrabbiare il principale alleato di Berlusconi, la Lega Nord”, e ha spinto persino il presidente Giorgio Napolitano “a fare un raro intervento”, a proposito della decisione iniziale di Brancher di fare ricorso al legittimo impedimento. Il Financial Times, che ricorda come queste siano le seconde dimissioni di un ministro nell’arco di due mesi (dopo quelle di Claudio Scajola), cita anche “lo scompiglio all’interno del Partito della Libertà, all’interno del quale il co-fondatore Gianfranco Fini ha dichiaratamente messo in discussione la leadership di Berlusconi”. Fattori questi che stanno alimentando le discussioni circa la possibilità di nuove alleanze e “di elezioni anticipate”. Il Wall Street Journal parlando delle “crescenti divisioni nel governo di centro-destra” e della “difficile fase della premiership di Berlusconi”, si sofferma sulle caratteristiche della legge del legittimo impedimento, cui il premier “ha fatto ricorso in due diversi processi”.

Le dimissioni di Brancher – sottolinea il WSJ nella sua edizione on-line – rappresentano un nuovo “colpo per Berlusconi, mentre deve fronteggiare un conflitto con il presidente italiano, con il suo alleato chiave e il presidente della Camera Gianfranco Fini”. In Australia, il Sydney Morning Herald, riprende un lancio d’agenzia della Agence France-Presse, e ricorda come la “nomina a ministro” di Brancher “sia stata duramente criticata dall’opposizione, che, dando una rara prova di unità, “ha calendarizzato una mozione di sfiducia un Parlamento”. Una vicenda, spiega la AFP, che ha “aumentato le divisioni nella maggioranza di centrodestra”, tanto che Gianfranco Fini “ha tacitamente minacciato di votare con l’opposizione nella mozione di sfiducia”. Lo stesso lancio della AFP compare anche sul sito del francese Le Figaro 3. L’Irish Times 4, invece, pubblica un lancio della Reuters, e oltre a ricostruire le tappe della vicenda, parla del “calo di popolarità che si trova ad affrontare Berlusconi, alle prese con i conflitti con i suoi alleati”.

Passando alla Germania, la notizia viene riportata dai principali siti dei quotidiani. A partire da quello della Sueddeutsche Zeitung 5, che, citando lo “scandalo giudiziario”, titola: “L’amico di fiducia di Berlusconi deve dimettersi”. “A poche settimane dalla nomina, un ministro italiano si è dimesso per via di uno scandalo giudiziario”, si legge sulla SZ, che ricorda come Brancher abbia irritato lo stesso governo per aver voluto fare ricorso al legittimo impedimento. Soluzione cui “ha dovuto rinunciare, dopo le pressioni ricevute”. Una legge che, scrive la SZ, permette “da mesi a Berlusconi di aggirare appuntamenti in vari processi”. Particolare messo in luce anche dalla versione on-line di “Die Zeit: “A pochi giorni dalla nomina, il ministro aveva cercato di utilizzare una norma sull’immunità per i membri del governo. Norma di cui si è più volte servito Berlusconi”. “La ritirata di Brancher – si legge sul sito tedesco – è un nuovo contraccolpo per il presidente del consiglio Berlusconi. Appena lo scorso mese di maggio, il suo ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, si era dimesso”.

Sempre in Germania, Focus mette in luce il passato di Brancher nel gruppo Fininvest e tutte le critiche che la sua nomina ha provocato, sia nell’opposizione che nella stessa maggioranza. Lo spagnolo El Mundo titola: “Si dimette un ministro di Berlusconi, a due settimane dalla nomina”. “Una nuova crisi scuote il governo di Silvio Berlusconi – è l’incipit del pezzo in spagnolo – Aldo Brancher, amico intimo del Cavaliere, nominato ministro appena 17 giorni fa, si è dimesso questa mattina”. Una nomina, quella di Brancher, che aveva fatto sorgere il sospetto che il ministro volesse usare la sua carica per utilizzare il legittimo impedimento, evitando così di presentarsi di fronte ai giudici. Ma, ricorda El Mundo 6, anche in seguito all’intervento di Napolitano, Brancher “è stato obbligato a rinunciare al legittimo impedimento”, fino alle pressioni di Berlusconi perché si dimettesse.

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July 6th, 2010 at 10:29 am

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Inchiesta affitti, interviene il ministro Carfagna.

Il giorno dopo l’inchiesta pubblicata da Repubblica, il ministro Mara Carfagna prende posizione e, supera, quanto a “sensibilità”, politica e umana, molte associazioni GLBT, ancora troppo affaccendate con le polemiche post-Pride. Ecco le dichiarazioni del ministro, pubblicate oggi sul quotidiano.

Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”. Secondo il ministro Carfagna, occorre investire su una cultura della “non discriminazione, come abbiamo fatto con la campagna contro l’omofobia in cui dicevamo: non essere tu quello diverso”. Ma ancora non basta, così il passo successivo dopo tavoli di lavoro con le organizzazioni che si occupano del mondo omosessuale e transgender sarà “creare grazie all’Unar e in sinergia con molte Regioni ed enti locali, una rete efficiente di centri territoriali anti discriminazione”. Sino ad oggi l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, è intervenuto più volte contro giornali e siti web che pubblicavano annunci tipo “non si affitta agli immigrati”, sanzionandoli. Ora, questa l’idea, allargherà il suo raggio d’azione ricevendo le segnalazioni dalle associazioni e interverrà anche per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale.

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July 5th, 2010 at 11:45 am

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Inchiesta/Affitto ad un gay? L’odissea per trovare casa.

“No gay. No animali”. L’annuncio non lascia spazio a dubbi: pr condividere l’appartamento si escludono tassativamente le persone omosessuali. Trovare una casa in affitto può essere difficile. Per un gay lo è ancora di più, come dimostrano le email spedite in risposta ad alcuni annunci pubblicitari. E una serie di telefonate effettuate da Como a Catanzaro. “Non rientra nei parametri”, “l’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. Il campionario dei rifiuti omofobi è vasto, e viene spesso articolato con imbarazzo, oppure con una più sfacciata fierezza. Una richiesta di spiegazione, generalmente, termina con un “non me la sento”.

Negli annunci pubblicati sul web, sui portali che, generalmente, vengono utilizzati dagli studenti per cercare camere o posti letto, può quindi capitare di imbattersi nella postilla “no gay”. Sul sito Kijiji, ad esempio, l’affitto per un posto letto nella zona di Rogoredo esclude rigorosamente alcune categorie di persone: “No fumatori, no chi russa, no gay e solo per persona seria in grado di pagare l’affitto”. Stesso tenore un annuncio per una camera singola, in via Amendola, a Bologna. Nell’appartamento vivono altri due lavoratori. La filosofia della casa è così sintetizzata: “No gay. No party. No fumatori”. Anche a Lissone si affitta una stanza, in un appartamento di tre vani, solo a “persone referenziate”, e si puntualizza: “uomini etero, no gay”.
Anche chi è in cerca coinquilini, tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato. È il caso di un giovane in cerca di una stanza, a Milano, da settembre: “Sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Una email per chiedere chiarimenti si è rivelata vana e non ha portato a nessuna risposta. Su circa 50 email inviate per altrettanti annunci per l’affitto di appartamenti e camere, e in cui si dichiara esplicitamente l’orientamento sessuale, hanno risposto positivamente in venti. Si tratta in prevalenza di agenzie immobiliari.

Più sfaccettati i comportamenti dei proprietari o degli altri inquilini, quando il contatto avviene via telefono. Il “no” può arrivare dopo qualche momento di imbarazzo, oppure si cerca di prendere tempo, rinviando la decisione. A Napoli, per una camera al Vomero, dopo un primo contatto, in cui la proprietaria chiede qualche giorno di tempo per parlare con l’inquilino che già vive nella casa, il rifiuto è netto: “Gli ho parlato, ma mi ha detto che non era molto favorevole. Non se la sente”. Eppure la stanza è singola. Netto anche un ragazzo studente di Catania. In questo caso si tratta di condividere una camera doppia. Prima tentenna, ma poi si decide: “Per me sinceramente è un problema, perché non ho mai avuto un’esperienza tale nella mia vita. La cosa non mi alletta tanto”. Inutile spiegargli che il condividere un appartamento, non significa necessariamente dormire nello stesso letto.
Da Catanzaro, invece, per una casa di tre stanze, ancora tutte da locare, il rifiuto è così motivato: “Lasciamo perdere. Non so se riusciamo a trovare altri”. Il timore del locatore, è che altri inquilini potrebbero eventualmente non “essere d’accordo”. E se gli si fa notare che le stanze sono singole, lui replica convinto: “Ma il bagno e la cucina sono unici”. Da Como, poi, una donna risponde che un inquilino gay viene scartato perché non può essere definito “nei parametri”. Inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Ma non potete chiedergli un parere? “No, so già che non sta nei parametri”.
A Roma, anche qui per una stanza, nella zona della Prenestina, dopo una iniziale esitazione il proprietario preferisce “lasciar perdere”, perché “nell’altra stanza c’è un ragazzo e non so se la cosa può creare problemi”. Ci sono anche casi di persone che cercano di rinviare il rifiuto, utilizzando il classico “mi lasci il numero e le farò sapere”. Da Milano rispondono: “Va bene, a patto che non inviti altri amici”. Una signora, a Roma, di fronte alla richiesta di prendere in affitto un appartamento, per due persone, ha dapprima esitato, e poi – saputo che solo uno dei due aveva la busta paga – ha preferito declinare l’offerta. Una proprietaria romana ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”.

Naturalmente ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento. Più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari. Anche per evitare contrattempi, sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, oppure richiedendo un alloggio “gay-friendly”. Il portale Easy Stanza, dedicato alla ricerca di camere e posti letto, permette già ad ogni utente di indicare il proprio orientamento, e anche quello del coinquilino “ideale” che si sta cercando.

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July 5th, 2010 at 11:42 am

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Festa dell’Unità, Concia (Pd) boccia il manifesto.

Di una “stupidità allucinante”. Non usa mezzi termini, Paola Concia, deputata del Pd, per bocciare la pubblicità della Festa de l’Unità. Nel manifesto è raffigurata una donna in abito da sera, con un mazzo di rose in mano, insieme alla scritta: “Una festa per i suoi 150 anni. Unita e democratica”. Tutto parte dal commento lasciato sulla bacheca della Concia, su Facebook, da una sua amica. “Scusate, vorrei sapere se è un problema mio o no. Ma a voi questo manifesto con questa svampita con le rose che ride come una scema piace? Dice qualcosa? Io non so, ma chi l’ha deciso? Valeria Marini? Per favore ditemi se sono eccessiva io”. La risposta della deputata non tarda ad arrivare: “Concordo perfettamente! E come è noto non sono una bacchettona come te”. Poco dopo, la Concia aggiunge: è di una “stupidità allucinante” e “anche irritante”.

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June 28th, 2010 at 5:14 pm

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Caso Brancher, su forum esplode ira leghisti.

Il popolo della Lega non ci sta. I militanti del movimento di Umberto Bossi sono arrabbiati, con Silvio Berlusconi, ma anche con i loro vertici. Se in molti non avevano apprezzato la nomina del fedelissimo del Cavaliere a ministro per l’Attuazione del federalismo, ora che Aldo Brancher si è affrettato a chiedere il legittimo impedimento 1, lo scontento è palpabile e si traduce in paginate virtuali di critiche rabbiose. Su Facebook, dai profili più o meno ufficiali delle sede locali della Lega, fino ai forum ufficiali. E’ il caso di quello dei Giovani Padani, dove, sin dal giorno della nomina di Brancher, vari utenti avevano già presagito ciò che sarebbe successo. “E’ stato fatto probabilmente ministro – scrive Danige – perché i suoi processi per le maxitangenti prese da Fiorani e lo scandalo Bpl-Antonveneta stanno giungendo al termine e per evitare che venga condannato e messo in galera con enorme ennesimo smacco per il Pdl e Berlusconi, gli si è dato un ministero senza portafogli sostanzialmente senza deleghe e competenze ma sufficiente per avere tutte le immunità ministeriali”. E’ d’accordo anche Matt06, per il quale la sua nomina è “una mossa per salvare il collega dalle inferriate”. “Uno schifo”, per l’utente Grenald, mentre qualcun altro attacca: “Il ventiquattresimo ministro in un governo che per caste fa rimpiangere il clientelismo del governo D’Alema”. E quando ormai è chiaro che Brancher, a pochi giorni dal conferimento dell’incarico, ha deciso di usare “tatticamente” lo scudo del legittimo impedimento, si parla esplicitamente di uno “scandalo” e si inizia a puntare il dito contro Berlusconi ma anche verso i leader del Carroccio.

“Solo in Italia possono succedere cose simili – attacca Xiver90 – Bisogna avere una gran faccia di bronzo per fare una nomina del genere. Per fortuna che l’Italia ha perso i mondiali, così un pallone che rimbalza di qua e di là non distrarrà la gente dai veri problemi che affliggono da troppo tempo questo assurdo Stato. Ma che vadano tutti in mona: Berlusconi e anche il suo stupido partito”. L’utente maxpadanolibero chiama direttamente in causa il suo partito: “Sono senza parole. E non condivido assolutamente il silenzio della Lega, è incredibile. Ministero sul Federalismo a un corruttore berlusconiano e non a un nostro, che poi usa una legge per pararsi il culo che noi abbiamo approvato a denti stretti per ottenere il federalismo. Praticamente ce lo stiamo prendendo tre volte in un colpo solo. E taciamo compiaciuti”. Qualcuno propone di fare buon viso a cattivo gioco: puntare alla riforma federale, chiudendo un occhio sulla vicenda Brancher: “Ministro delle Riforme per il federalismo è e rimane Umberto Bossi, tutto il resto sono solo balle. Brancher avrà qualche delega secondaria ma non me ne può fregare di meno: il nostro obiettivo rimane sempre quello, ed è logico che per raggiungerlo dovremo ingoiare ancora tonnellate di cose che non ci piacciono, ma che problema c’è se per non fare andare a processo qualcuno in cambio otteniamo un passo avanti verso la libertà?”. Posizione che, per adesso, non trova nessuno d’accordo: “Passi fare la leggina ad hoc per il nano di Arcore, ma qua stiamo salvando cani e porci. Fare questo ministro all’attuazione del federalismo poi è una grande presa per i fondelli, per noi”.

L’eco della rabbia arriva anche sul profilo dell’europarlamentare leghista, Matteo Salvini. Un utente che si firma Stefano D. è netto: “A me scusa ma questo ministro Brancher mi puzza un po’. Siamo noi i garanti per l’attuazione del federalismo! Che si faccia processare!”. Sulla pagina della Lega per Fiume Veneto ci si chiede: “Chi si proclama nuovo poi si spartisce le poltrone alla vecchia maniera! Qualcuno aveva forse dubbi?”. Anche Max Parisi, giornalista della Padania prima, anima di Telepadania poi, non risparmia critiche dalla sua pagina Facebook: “Venghino siori, venghino: tutti quelli che hanno rogne giudiziarie come Brancher si faccian far ministri dal capobanda e via, tutto risolto”. Qualche commentatore gli chiede di intervenire: “Max fate qualcosa. La vicenda Brancher va al di sopra delle idee politiche. E’ una vergogna per le persone che ogni giorno si fanno un mazzo tanto per tirare avanti. Fino a dove si possono spingere i compromessi?”.

Qualcuno avanza un sospetto: “O Bossi è veramente stato truffato oppure è complice fino al midollo”. Luciano, in un commento, si rivolge direttamente al premier: “Caro presidente Berlusconi, l’ho seguita entusiasticamente da 16 anni dalla fondazione di Forza Italia. Ora lei mi ha profondamente deluso. Il ricorso al legittimo impedimento da parte del neo-ministro senza portafoglio Brancher è stato talmente repentino da sorprendere persino chi non aveva dubbi sul fatto che dietro la strana nomina ci fosse, in realtà, solo il desiderio di aggirare il procedimento giudiziari”. Delusione che serpeggia anche nelle parole della leghista Teresa: “Se penso a tutti i gadget che ho venduto, ai volantinaggi, ai gazebo alle tessere vendute. Io ho amato la Lega ed è per questo che sono stufa di farmi prendere per il …”.

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June 28th, 2010 at 1:46 pm

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Registrata la “musica del sole”.

Il sole è sempre stato fonte di ispirazione per musicisti e cantanti. Ma ora gli scienziati sono riusciti a registrare, e a rendere udibile all’uomo, la musica che la stella stessa è in grado di produrre. Un’armonia musicale, generata dal campo magnetico nella parte esterna della sua atmosfera, molto simile a quella delle corde di una chitarra. E di cui, sicuramente, ignorava l’esistenza lo stesso Lucio Battisti, quando, nel 1971, incantò gli italiani con la sua “Canzone del Sole”. La registrazione è stata realizzata dal team di ricercatori che, già tre anni fa, nel corso di un convegno della Royal astronomical society, era riuscito a spiegare, nel dettaglio, il fenomeno di questa particolarissima armonia solare. Robertus von Fáy-Siebenbürgen, a capo del gruppo di astronomi dell’università di Sheffield, ha evidenziato come gli enormi archi magnetici che si generano nella corona solare, possano produrre delle onde sonore che si propagano come quelle di una corda di una chitarra. In altri casi ancora, producono onde simili a generate dagli strumenti a fiato. Per arrivare a riprodurre i suoni, gli scienziati inglesi si sono serviti delle immagini catturate dal satellite di questi archi magnetici – che possono raggiungere anche lunghezze pari a 96mila chilometri – arrivando poi ad accelerarne la frequenza, in modo che anche l’orecchio umano possa sentirli. Come evidenziato già nel 2007, infatti, la frequenza dei suoni emessi è inferiore alla soglia minima udibile dall’uomo. Non ci sarebbe nulla di avvincente in questa melodia: per ammissione stessa di chi l’ha sentita, è una “vera noia”. “Sentire per la prima volta questi suoni, emessi da una fonte così grande e potente, è stato bello – ha detto il professore parlando con il Daily Telegraph – Siamo di fronte ad una musica che ci permetterà di studiare il Sole sotto una nuova prospettiva, e di comprendere meglio cosa avviene negli strati esterni dove le temperature raggiungono milioni di gradi”. Gli archi magnetici, fanno notare gli esperti, vibrano “pizzicati” da potenti esplosioni che avvengono alla loro base. Le onde acustiche generate da ognuna di queste esplosioni viaggiano a una velocità che può variare dalle 45mila alle 90mila miglia l’ora e possono rilasciare un’energia pari a milioni di bombe all’idrogeno. La ricerca degli scienziati britannici potrebbe aiutare gli astronomi a prevedere le temibili tempeste solari. La scorsa settimana, la Nasa ha ricordato come l’attività solare stia progressivamente aumentando: la conseguenza sarà l’immissione nel sistema solare, entro il 2013, di livelli di energia magnetica molto alti. Per gli esperti, ciò potrebbe mandare in brevissimo tempo in tilt tutte le apparecchiature elettriche, lasciando il pianeta al “buio”. Potrebbero saltare anche i sistemi di comunicazione e tutti i dispositivi GPS. “Studiare la musica del Sole – ha evidenziato a tal proposito il professor Fáy-Siebenbürgen – potrebbe darci la possibilità di capire meglio e prevedere queste tempeste solari”. Per il docente, le prospettive future di conoscere il comportamento del Sole sono incoraggianti: “Questi archi oscillano come la corda di una chitarra o l’aria in uno strumento musicale a fiato. Col passare del tempo, le onde muoiono progressivamente, e questo ci potrà aiutare a comprendere meglio ciò che avviene nell’atmosfera solare”.

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June 24th, 2010 at 12:42 pm

Diritti gay, male l’Italia, la Svezia la più gay-friendly.

 E’ la Svezia il Paese più gay-friendly d’Europa, che garantisce, a livello legislativo, parità di trattamento alle persone omosessuali, oltre a fornire valide tutele normative contro l’omofobia. Con i suoi 10 punti (su un massimo di 10), guida una classifica redatta dalla Ilga Europe 1 (il ramo europeo della International lesbian and gay association). Per stilare questa vera e propria mappa dei diritti umani riconosciuti alla comunità omosessuale, e denominata Rainbow Europe Country Index, si è tenuto conto della legislazione vigente nei singoli Paesi. L’Italia si colloca nella fascia delle nazioni più omofobe: è ai livelli di Georgia e Serbia (qui, nel 2009, il governo cancellò all’ultimo momento il Gay Pride). “Siamo un Paese omofobo, e questi dati non mi stupiscono affatto”, osserva Paola Concia, deputata del Pd. Nell’elaborare questa classifica, l’associazione europea che si batte per i diritti delle persone omosessuali e transessuali, ha assegnato un punto a ogni Paese per ognuna delle seguenti occorenze: quando la legislazione tutela la discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Quando si riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso. Quando si garantiscono i diritti genitoriali tra partner dello stesso sesso. Quando si giudica l’omofobia in quanto espressione di odio e criminalità. Punti negativi, invece, vengono assegnati nel caso di legislazioni che vietino ancora gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso o che violino i diritti delle persone gay e lesbiche di riunione pacifica e libertà di associazione.

La liberale Svezia è l’unica ad aver raccolto tutti i punti disponibili, seguita (a nove punti), da Belgio, Olanda, Norvegia, Spagna. Terzi classificati, con otto punti, Islanda e Regno Unito. L’Italia, ferma ad appena un punto, è in fondo alla classifica, in decima posizione: a farle compagnia ci sono Georgia, Grecia, Malta, Montenegro, Serbia. Peggio del Belpaese hanno fatto la Città del Vaticano e la Polonia (ferme a 0 punti), la Bielorussia e la Turchia (-1 punto) e, infine, Russia e Ucraina (- 2 punti). La mappa, che non tiene però conto dei diritti delle persone transessuali (su questo punto la Ilga sta lavorando ancora ad una raccolta dati esaustiva), conferma una dura relazione presentata nel marzo dello scorso anno dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA): secondo quel documento l’Italia risultava per numero di abitanti, il Paese con il più alto tasso di omofobia sia sociale che politica e istituzionale. L’indice dell’Ilga, tra l’altro, non prende in esame le frequenti aggressioni omofobe che si registrano a livello nazionale, adottando esclusivamente un approccio di tipo legislativo. L’unico punto che l’Italia si è aggiudicato, è stato merito del recepimento di una direttiva europea, che tutela le persone omosessuali sul luogo di lavoro. “Inutile negare che siamo un Paese omofobo”, dice a Repubblica.it Concia. “All’estero siamo visti come i vecchi Paesi dell’Est. In pratica, i miei colleghi deputati di Francia e Germania ci considerano allo stesso livello dei nuovi ingressi nell’Unione euopea. Non mi stupisce il fatto che siamo in una posizione così bassa”. La Concia ricorda anche il travagliato cammino della proposta di legge contro l’omofobia, di cui lei stessa è la relatrice: “Se ne discute dal 10 dicembre in commissione Giustizia. La Lega ha già fatto sapere di essere contraria. Cosa farà il Pdl? Ora dovrà giocare a carte scoperte, e dire da che parte sta realmente”.

“L’Italia dimostra di non essere realmente entrata a far parte dell’Unione europea”, osserva invece Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay. “Da troppo tempo si fanno solo valutazioni di natura economica, mentre il passaggio nell’Unione dovrebbe tenere conto di questioni sociali e politiche. Siamo di fronte ad un problema, dal punto di vita del riconoscimento dei diritti gay. Un problema della classe politica italiana, che è più indietro della società che rappresenta. Tra i Paesi fondatori dell’Unione europea”, continua Patanè, “l’Italia è l’unica ad essere priva di una legge sulle coppie omosessuali e una legge contro l’omofobia e la transfobia”. Stefano Bucaioni, responsabile affari internazionale di Arcigay, fa notare come già il dipartimento esteri americano, nel suo rapporto annuale sui diritti umani, abbia messo in luce l’omofobia tutta italiana: “In quel rapporto, che prendeva in esame anche la aggressioni verso i gay, si evidenziava l’assenza di una legislazione contro l’omofobia”.

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June 19th, 2010 at 4:33 pm

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In un fumetto gay la storia d’amore tra due liceali.

Marco e Fabio frequentano l’ultimo anno in un liceo romano, nel quartiere Marconi. Musicista uno, campione di tennis l’altro, diventano presto amici e, insieme, esploreranno la loro omosessualità. Sono i protagonisti del romanzo a fumetti “Non ti avevo nemmeno notato”, nelle librerie dal 17 giugno, incentrato sulle aspettative e i timori degli adolescenti gay, tra compagni subdolamente omofobi e fidanzate gelose. Uno è più consapevole del proprio orientamento sessuale, l’altro, che all’inizio della storia è fidanzato con una ragazza, si renderà gradualmente conto di essere attratto dalle persone del suo stesso sesso. Una storia (senza alcun riferimento a personaggi reali) che affronta anche il tema dell’omofobia nelle scuole.

Tutto inizia, infatti, da una scritta minatoria, che Marco scopre per caso nel bagno del liceo: “Il 5% della popolazione mondiale è gay, perciò in questa scuola ce ne sono almeno 27 e io ne conosco uno!”. Dal momento che non si trova il responsabile di quella scritta, il preside decide di estrarre a sorte le due persone che avranno l’incarico di ripulirla: toccherà proprio a Fabio e Marco, che inizieranno così a conoscersi. Il romanzo grafico è permeato da un’atmosfera tutta romana: dallo slang studentesco agli sfottò tra amici, con le immagini del Gianicolo e dello Stadio dei Marmi a fare da cornice.

Fabio è un giovane musicista con la passione per Carmen Consoli cui ha eretto un piccolo altare nella propria stanza, con gli immancabili poster appesi alla parete e i ricordi dei concerti ai quali è stato. Marco, invece, l’arietta vagamente strafottente e con i capelli sempre a posto, è un promettente campione di tennis che studia l’indispensabile e si limita a copiare i compiti dal suo amico “secchione”. Figlio di un maresciallo carabinieri, che lo obbliga a smettere di frequentare un’associazione che si batte per l’abolizione della pena di morte (“niente politica finché stai a casa mia”, gli ordina il padre) si innamorerà inizialmente del nuovo supplente di storia e filosofia. “Appena l’ho visto entrare in classe, ho sentito una scarica elettrica – scrive con entusiasmo sul suo diario – E’ bellissimo. Mi piace. Sono proprio innamorato. Sì, forse sono gay. Ormai i segnali sono troppi”. Un amore che difficilmente potrà essere corrisposto, visto che il docente è sposato e non sembra avere alcuna intenzione di accettare le proposte dell’alunno. A tormentare Fabio, che è invece meno propenso da subito ad ammettere il proprio orientamento (pur divertendosi a navigare su siti per incontri gay), sono una serie di sms omofobi, inviati da un numero anonimo. Il loro scopo sembra essere quello di spingerlo ad uscire allo scoperto, e di fargli ammettere di essere gay. Sollecitato anche da questi segnali che gli arrivano dall’esterno, Fabio si renderà gradualmente conto di essere attratto dai ragazzi. In Marco troverà un valido alleato. Nella storia entra in gioco anche il nonno di uno dei due, che, scoperta l’omosessualità del nipote, invierà tanto di telegramma al Papa, invitandolo a riconsiderare la sua posizione sul tema: “Gentile Benedetto XVI, ho appena scoperto mio nipote baciarsi con un altro ragazzo. Non mi è sembrato nulla di diabolico. Ci ripensi”.

Il fumetto, edito dalla Playground, segue idealmente il percorso iniziato con il romanzo di Alex Sanchez, “E’ una questione d’amore”, che racconta, sempre all’interno della collana “High School”, le difficoltà e le speranze di giovani gay e cristiani in una scuola del Texas. Lo sceneggiatore è il 36enne Sandro Campani, da sempre interessato al mondo dei fumetti, mentre i disegni sono di Daniele Coppi , classe 1981, fotografo e costumista. “La storia affronta il tema dell’omofobia in maniera soft – spiega Campani – perché penso sia il modo migliore per far arrivare il messaggio. Un messaggio che è anche di speranza, visto che l’amicizia tra i due protagonisti permetterà loro di vivere tranquillamente la loro condizione”. Quanto al telegramma inviato al Papa, momento provocatorio del testo, Campani dice: “Ho voluto che a mandarlo fosse il nonno, una persona anziana, che ci si immagina non essere aperto sul tema Glbt. E, comunque, ho cercato di non mancare di rispetto a nessuno”. “Questa graphic novel – conclude – vuole dare un messaggio positivo ai tanti ragazzi che, tra i banchi di scuola, iniziano a vivere la loro omosessualità e i loro primi amori”.

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June 4th, 2010 at 4:11 pm

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