Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

Casa Pound si affida ai bambini africani.

Il giorno dopo la strage di Firenze, Casa Pound si lecca le ferite – a livello di immagine – e punta sulla “controinformazione”. Oltre alla convocazione di una conferenza stampa – oggi alle 12 – sui profili Facebook dei militanti ha iniziato a circolare una singolare immagine. A questo scatto, è affidato il compito di chiarire che Casa Pound non è razzista.

Basterà una foto?

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December 14th, 2011 at 1:00 pm

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Forum neofascisti e razzisti sul web: “Casseri è un eroe”.

Conoscevano Gianluca Casseri. “E’ dei nostri”, scrivono quando la notizia della sua morte ha già iniziato a circolare sui forum dei neonazisti italiani. Per lui hanno già pronta la patente di “eroe”. E’ riuscito a fare ciò che, sulle pagine dell’odio di Stormfront, uno dei principali covi virtuali dell’estrema destra italiana, quella più pericolosa e violenta, molti predicano ormai da tempo. Ovvero, “punire” gli immigrati – che qui vengono definiti “invasori” – per spingerli a tornare nel loro Paese d’origine. E impedire l’ingresso di nuovi stranieri. Con ogni mezzo. Casseri ha messo in pratica ciò che per molti utenti di questo forum, punto di riferimento di xenofobi e nazionalisti ossessionati da musulmani, ebrei ed omosessuali, è una delle possibili soluzioni alla questione dell’immigrazione. “Scorrerà il sangue” prevede qualcuno.

Deliri razzisti sui quali da tempo indaga già la polizia postale. Il primo a riconoscere il killer in una foto è un utente storico del forum, che si firma “Costantino”: “E’ dei nostri. Speriamo che ce la faccia”. E quando la sua morte è ormai certa, chi aveva letto i suoi testi (che hanno ripreso a circolare in queste ore), lo definisce un “eroe”, persino un intellettuale. Scrive “Non conforme”: “E’ il prezzo che ha pagato un eroe. Una situazione ormai figlia dell’esasperazione di chi ha creato questa società multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perché la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme”.

“Come pochi ha avuto il coraggio di fare ciò che dovremmo fare tutti in massa; sono più propenso alla loro espulsione anziché al loro assassinio, ma la vedo piuttosto dura come soluzione”, sottolinea un internauta che si firma Glemselens, mentre Longobard è ancora più netto e minaccioso: “Casseri eroe bianco vittima di un complotto volto a nascondere la verità, e cioè che Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E’ ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall’Italia. Abbattere chi devasta le proprietà degli italiani”.

Per l’autore del folle gesto “rispetto e onore”, due parole che ricorrono spesso nei thread, nel giorno della follia omicida xenofoba. Alcuni azzardano la tesi di un non meglio precisato “complotto”, ordito addirittura dai servizi segreti italiani o dalla polizia. “Consiglio a tuti di stare attenti, cautela al massimo, è possibile che siano i primi episodi di una strategia della tensione utilizzata dai poteri forti per schiavizzarci, per imporre le case ai rom e agli extracomunitari facendo leva sui sensi di colpa per i poveri senegalesi morti e i poveri rom di Torino – osserva sempre Costantino – E’ già successo negli anni 70, adesso c’è una crisi economica spaventosa, è come il 1929 o la II guerra mondiale. L’Italia andrà in default entro 6-8 mesi, ma prima deve pagare il debito a inglesi e americani. Scorrerà il sangue”.

“Sono contento che oggi ci siano due invasori di meno”, è la sintesi di un altro utente. Ma il numero dei commenti cresce, man mano che altri dettagli emergono sulla figura del killer iscritto a Casa Pound.

Inneggiano al gesto di Casseri anche alcuni internauti che hanno voluto commentare la notizia nell’articolo pubblicato sul sito della Nazione. Come denunciato dal gruppo Everyone, qualcuno che si firma “Mi vergogno di essere italiano” scrive: “Meno due”. Un altro, “Il fiorentino” sottolinea che “i nodi vengono al pettine: vedete di abituarvi a tutto ciò, perché grazie alla politica del buonismo è stata aperta la porta alla criminalità camorristica e extracomunitaria”. “Siamo solo all’inizio – per l’utente Questa_è_Sparta – Un grazie ai buonisti newage che non hanno mai avuto rispetto prima di tutto per gli italiani, lasciando proliferare mescolanze senza criterio”.

Sul forum Viva Mafarka, abitualmente frequentato da molti militanti di Casa Pound, qualcuno sembra voler prendere le distanze dal gesto di Casseri, preoccupato per una possibile “strumentalizzazione” da parte della stampa dei fatti fiorentini. Una strumentalizzazione che, per “Bogside”, “sarà la facile scappatoia per evitare di parlare di come questo sistema stia creando milioni di folli in una giungla di disperazione. Meglio buttarla in politica e in caciara”. Anche qui torna la tesi del complotto, stavolta ai danni dei “fascisti del terzo millennio”: “Come si suol dire cade proprio a fagiolo. Casa Pound Italia stava crescendo troppo. Quale miglior occasione per delegittimarla un po’ magari facendo di tutta l’erba un fascio e facendo capire ai timorati borghesucci moderati che l’estrema destra è violenta, razzista, xenofoba e via discorrendo”.

Anche se Casa Pound ha precisato che Casseri “non era un militante”, ma che questi si limitava a frequentare la sede di Pistoia, sul web esiste un un articolo scritto che testimonia l’esistenza di legami apparentemente più profondi. Il killer, infatti, aveva pubblicato un suo scritto sull’”Ideodromo” di CPI, una sorta di laboratorio culturale che il leader dei “fascisti del terzo millennio”, Gianluca Iannone, definisce così: “Questo è il posto dove corrono le Idee, le nostre idee. Qua è dove prendono forma, dove trovano slancio. Un laboratorio ad alta velocità. Un percorso dinamico all’insegna dell’arrembaggio. Un ulteriore stimolo per costruire ed essere presenti nella vita politica della nostra amata Italia. Un altro importante passo avanti per una comunità in marcia”.

Il testo di Casseri era un commento ad una sentenza di un tribunale militare, del 1954: “La corte era chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un gruppo di ufficiali e sottufficiali della Legione della Guardia Nazionale Repubblicana “Tagliamento” – spiegava Casseri -, inquadrata nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, che erano stati condannati due anni prima dal tribunale militare di Milano per l’esecuzione di numerosi partigiani, per sevizie durante gli interrogatori e per aver collaborato con i tedeschi. I giudici respinsero la maggior parte dei ricorsi anche se applicarono agli imputati il condono previsto dalla legge 19 dicembre 1953”. L’articolo si concludeva con un riferimento alla Liberazione: “Premesso che il 25 aprile 1945 scomparve l’unico governo indipendente presente in Italia, e che sull’effettiva indipendenza di quello che lo ha sostituito sussiste un legittimo dubbio, cosa si continua a celebrare in quella data?”. Nel frattempo, il pezzo è stato fatto sparire: per reperirlo, infatti, bisogna fare ricorso alla copia Cache di Google (risale al 29 settembre).

Casseri aveva anche firmato, nel novembre 2010, un saggio, di stampo antisemita, ripreso da un sito italiano negazionista (“Olodogma: biblioteca revisionista su Olocash e truffa sterminazionista”). Ne “I Protocolli del Savio di Alessandria” (il titolo si richiama al falso storico dei “Protocolli dei Savi di Sion”, di cui si dà una lettura da un’ottica negazionista), partendo dal commento di un testo di Umberto Eco, si vogliono rilanciare le folli tesi del complotto sionista per dominare la Terra.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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December 13th, 2011 at 8:43 pm

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Parco Leonardo, insulti choc su Facebook contro Simone Costa.

“Simone Costa: così impari a fare il tirchio”: è il titolo della pagina Facebook creata ieri sera sul popolare social network, al solo intento di offendere la memoria del ragazzo morto domenica scorsa al centro commerciale Leonardo. Al momento sono 45 gli utenti che si sono dichiarati “fan”. Tanti, però, i commenti – forse anche amici della giovane vittima – che si sentono offesi da alcuni status pubblicati dall’autore della pagina. “Non vi vergognate?”, scrive Ludovica; Michela: “Giocate sulla morte di un ragazzino… oggi ridete speriamo che domani possiate piangere vergognatevi”. E ancora, altri: “Non avete manco un minimo di dignità. Dio certi bastardi li dovrebbe mandà all’inferno”, “Lo schifo è che ci sta pure gente che segue questa pagina”. Commenti che, però, non sembrano intimorire l’internauta che ha continuato a firmare altre affermazioni insultanti nei confronti di Simone.

Sulla vicenda è intervenuta l’associazione dei consumatori: “La madre degli imbecilli è sempre incinta. Prova ne è la pagina apparsa su Facebook nella quale la morte di Simone Costa – il ragazzo ucciso al Parco Leonardo – viene non solo giustificata, ma addirittura inneggiata, perché il 16enne sarebbe colpevole di “tirchieria”, per non aver offerto la sigaretta da cui è scaturita la lite. Si tratta di una pagina aberrante, offensiva e incredibilmente diseducativa, in cui la morte per futili motivi viene lodata”. “L’autore di questa ‘genialata’ deve essere punito – dice il Codacons – non è sufficiente chiudere la pagina Facebook in questione e far finta che non sia mai esistita. Per tale motivo stiamo preparando un esposto sia alla Polizia Postale, sia alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di individuare l’autore del gruppo e procedere nei suoi confronti per istigazione alla violenza e per altri reati che saranno ravvisabili”. La pagina, dopo le proteste (e le segnalazioni) degli utenti è stata nel frattempo cancellata.

(Omniroma)

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December 13th, 2011 at 2:46 pm

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Assessore reggino su Facebook: “Benigni ebreo comunista miliardario”.

Ha attaccato Roberto Benigni definendolo “comunista ebreo miliardario”, la cui unica “colpa” sarebbe stata quella di venir pagato “per fare l’ennesima filippica contro Berlusconi”. Fra i tredici milioni e mezzo di telespettatori – un dato record – che hanno seguito l’ultima puntata dello show di Fiorello, c’era anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, Luigi Tuccio, coordinatore cittadino del Pdl (ex Msi ed ex An), molto vicino al governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.

Ieri sera, dopo aver ascoltato il popolare comico toscano, ha scelto di condividere con i suoi oltre 1200 amici di Facebook, il suo pensiero, facendo ricorso ad un insulto antisemita. “Svegliaaa – ha scritto in uno status – Abbiamo pagato Benigni per fargli fare l’ennesima filippica contro Berlusconi e la lode della merda! Comunista ebreo miliardario e senza contenuti”. Poco dopo, per nulla pentito di quella esternazione, ha aggiunto: “Non ho difficoltà a definire ebreo chi è miliardario ed ostenta umiltà e parsimonia in un contesto che non gli è consono. Ciò in ragione di costumi di vita tipici che ritengo attribuire ed assumendone la responsabilità. Il fatto che io non provi simpatia verso il popolo ebreo, non credo sia un’offesa”.

Affermazioni nette, che, come documenta la discussione sulla sua bacheca, hanno riscosso il consenso dei suoi amici virtuali. Quando poi qualcuno ha cercato di criticare l’amministrazione cittadina, Tuccio ha risposto seccato: “Che c’entra la nostra città? Stavamo parlando di Rai, Berlusconi, comunisti ed ebrei”. Tra i primi a reagire indignati, i comunisti italiani: “Si definiscono del Pdl, ma gratta, gratta e, al di là di finte abiure, escono fuori i fascisti che sono sempre stati – ha attaccato il Pdci – Anche in questa squallida circostanza emerge con ‘limpida coerenza’ una chiara appartenenza ai contenuti e ai principi del nazi-fascismo, ideologia che ha fatto dell’odio razziale, del pregiudizio e dell’intolleranza nei confronti del popolo ebraico il proprio credo quotidiano. Idee folli che sfociano rapidamente nelle teorie negazioniste propugnate da nazisti e fascisti che, vergognosamente, non riconoscono l’Olocausto e le tragiche persecuzioni razziali”.

Col passare delle ore, e probabilmente dopo aver ricevuto messaggi di condanna (anche in forma privata, sul social network), Tuccio si rende conto di aver esagerato. Interpellato telefonicamente, infatti, ammette: “Ho sbagliato e chiedo scusa. Lo faccio col cuore in mano. E’ stato un gesto istintivo. Mi piace Roberto Benigni, ma l’intervento di ieri sera non l’ho apprezzato. Questo non giustifica che abbia usato quegli epiteti”, dice a Repubblica. it. “Pensavo di giocare con quattro amici”, sottolinea poi il politico 44enne, avvocato, divenuto assessore 4 mesi fa. Dello sketch di Benigni confessa di non aver gradito i continui riferimenti satirici a Silvio Berlusconi: “Ormai ha fatto un passo indietro, e la satira contro di lui la trovo fuori luogo”. Poi, facendo riferimento ad alcune barzellette antisemite raccontate dall’ex premier, ammette: “Anche lui, come me, qualche errore l’ha fatto. L’importante è chiedere scusa”. Preferisce non aggiungere nulla, invece, al commento sulla caduta di Berlusconi, che aveva riportato, sempre ieri, su Facebook: “Il mio presidente si è fatto distruggere da quattro puttanelle”.

Sulla vicenda interviene anche Renzo Gattegna, presidente dell’UCEI (Unione comunità ebraiche italiane), che si rivolge al sindaco di Reggio Calabria e al segretario del Pdl, Angelino Alfano, “affinché vigilino attentamente per evitare che simili episodi si possano ancora ripetere ad opera di appartenenti al loro gruppo politico”. “Non ha molta importanza – sottolinea Gattegna – precisare che Roberto Benigni non è ebreo, perché in ogni caso si tratta di una persona amica e perché le frasi pronunciate dall’assessore sono inaccettabili e sono il chiaro segnale del perpetrarsi di quei pregiudizi anti-ebraici che noi tentiamo ogni giorno di contrastare con un’azione culturale che faccia conoscere il grande apporto dato dagli ebrei alla civiltà italiana ed europea. Pur prendendo atto delle scuse che sono state formulate, per quelle espressioni che riprendono luoghi comuni ispirati alle ideologie razziste di stampo nazista e fascista, non possiamo non rimarcare che queste costituiscono gravi offese alla dignità, alla sensibilità e alla memoria storica degli ebrei”.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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December 6th, 2011 at 10:52 pm

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Che Guevara e i Giovani padani.

Qualcuno ha le idee confuse.

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December 2nd, 2011 at 5:35 pm

Camillo Langone e il trollismo retribuito.

Camillo Langone è fortunato. E’ riuscito a inventarsi un nuovo modo di guadagnarsi il pane quotidiano. Il trollismo retribuito. Scrivi idiozie, insulta una categoria di persone (prima le donne, poi i gay), e vedrai che farai parlar di te, rendendo felici i tuoi datori di lavoro. I giornali che ti pagano quelle idiozie camuffate da pensieri di intellettuale antitutto e tutti, vedranno, infatti, aumentarsi le visite e le indicizzazioni delle loro pagine. SEO felici, pagnotta guadagnata. Offese gratuite prodotte.

Italia, 2011.

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December 2nd, 2011 at 1:21 pm

Facebook e Microsoft, come la polizia accede ai profili degli utenti (e cosa ottiene).

TRENTATRE’ documenti, molti dei quali riservati, che spiegano come la polizia riesca ad avere accesso alle informazioni degli utenti di Facebook o dei servizi forniti da aziende quali Microsoft e Aol. Quali dati sia possibile ottenere e, soprattutto, per quanto tempo questi vengano conservati nei server dei giganti informatici Usa. Ma ci sono anche delle guide su come “estrarre” i dati dal Pc (o dall’iPhone) di una persona oggetto di indagine. Veri e propri manuali per lo “spionaggio” poliziesco, con metodi assolutamente legali, che riguardano appunto individui sospettati di aver commesso reati, e sulle cui tracce si muove la polizia, alla ricerca di prove. Dalla pedofilia alle minacce di morte, ma anche alle più diffuse truffe.

Documenti oggi reperibili – oltre che nella community di scambio digitale di “The Pirate Bay” – su Cryptome.org, il sito concorrente di Wikileaks, creato nel 1996 da John Young, architetto in pensione che, in questi 15 anni, ha raccolto 65mila file. Sfidando spesso il governo ma anche alcune aziende statunitensi che, in più di una occasione, hanno cercato di far sparire dal web il suo archivio on-line. Per questa raccolta, Cryptome si è servito degli ultimissimi documenti, relativi ad Aol, Blizzard e Microsoft, resi disponibili la scorsa settimana dalla rete di attivisti “Anonymous” (le informazioni su Facebook provengono, invece, da PublicIntelligence.net 2, altro sito simile a Wikileaks). Già nel 2010, Young si era scontrato con la Microsoft, per aver analogamente diffuso le stesse procedure riservate alle forze di polizia per entrare in possesso dei dati degli utenti: in quell’occasione l’azienda di Redmond chiese la rimozione del materiale, il sito venne anche oscurato, ma alla fine tornò on-line.

Per alcuni tipi di accesso ai dati, la polizia può aver bisogno di un mandato di perquisizione oppure di un’istanza del tribunale, anche se, generalmente, basta una citazione in giudizio. Tutto cambia, invece, quando ci si trova di fronte ad un’emergenza, più o meno grave: di fronte ad un rischio concreto di morte o una minaccia fisica, le informazioni possono essere ottenute in tempo reale, anche solo facendo una telefonata al fornitore di servizi. La guida stilata da Facebook (“riservata” e “destinata esclusivamente alle forze di polizia”) spiega, passo per passo, come arrivare ad ottenere i dati personali di un utente o di chi gestisce e fa parte di un gruppo sotto indagine. Nella richiesta scritta si deve fornire agli uffici di Facebook, via mail o via fax, l’id numerico dello user (reperibile nell’url del profilo), e ogni altro dato noto. La risposta si ottiene via e-mail o attraverso un Cd-rom, entro sei settimane (minimo due). I log con gli IP (vale a dire il registro delle connessioni effettuate dall’utente con i relativi IP), secondo una versione di questa guida aggiornata al 2008, verrebbero mantenuti per un periodo di 90 giorni.

Si possono conoscere, oltre all’e-mail e al cellulare della persona, il giorno in cui è stato creato l’account, gli accessi più recenti (si parla di “2-3 giorni” antecedenti la richiesta), oltre ovviamente ai log con gli IP. Dopo la pubblicazione on-line di queste linee-guida, Facebook ha deciso di caricare – visibile a tutti – una versione di questo documento aggiornata al 2011 (ma senza spiegare per quanto tempo conservi i file log con gli IP: un portavoce dell’azienda, interpellato dal sito Cnet, non ha voluto rispondere alla domanda).

Più chiaro, per quanto riguarda i log degli IP, il manuale che riguarda la casa produttrice di videogiochi Blizzard (nota per il suo “War of Warcraft”): questi vengono conservati a tempo “indeterminato”. Nessun archivio, invece, relativo alla posta inviata o a quella cancellata dagli utenti. La polizia, però, può richiedere a Blizzard di conservare una copia di tutti i messaggi di un dato utente, per un periodo di 90 giorni, prorogabile di ulteriori 90.

Capitolo Microsoft: secondo il documento presente sul sito Cryptome (la versione è del 2005), i file con gli IP degli account di posta Hotmail vengono trattenuti nei server per 60 giorni; nessun log, invece, per le conversazioni nelle chat di Msn e sul sistema di messaggistica istantanea (ma su questo punto l’azienda potrebbe aver cambiato la policy). AOL, invece, dichiara di preservare i log con gli IP dei messenger per 90 giorni; i dati degli internauti sono mantenuti fino a 6 mesi e le e-mail per un tempo variabile (la posta letta e quella inviata per 30 giorni, quella finita nel cestino per 24 ore). Lassi di tempo che, viene specificato nel documento, “possono essere soggetti a modifiche, senza preavviso alcuno”. Per le emergenze, c’è una linea telefonica dedicata da AOL alle forze dell’ordine, che hanno bisogno di ottenere le informazioni nel minor tempo possibile.

Sul sito di Cryptome è anche presente un manualetto, firmato da un detective, che illustra ai poliziotti che indagano su una persona che si è servita del messenger di Yahoo!, come recuperare dal computer tutte le conversazioni passate, anche quando si è disabilitata la funzione che prevede la creazione di un log delle chat. In un’altra guida giudiziaria si spiega come “leggere” tutte le informazioni presenti in un iPhone, con indicazioni per gli agenti su come muoversi, ad esempio, per accedere alle informazioni contenute in un telefono protetto da password, oppure ottenere un elenco completo di sms e foto – anche se cancellati dall’utente – password digitate ma anche voci ormai eliminate alla rubrica.

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November 28th, 2011 at 8:01 pm

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Scritte contro i fascisti sulla tomba del Duce a Predappio.

Graffitari in azione, ieri notte, a San Cassiano, fuori dalla tomba di Mussolini. «Fascismo e clero complici corrotti», «L’unico fascista buono è quello morto» e anche «Fascisti assassini a morte»: le tre scritte rivenute dal custode. Il sindaco di Predappio (PD), ha fatto sapere a Il Resto del Carlino di voler fare installare delle telecamere all’ingresso del cimitero: “Questa turpe azione di vigliacchi è frutto di ignoranza, pregiudizio e isolamento. E’ triste vedere che dei deficienti abbiano profanato il nostro cimitero, ci riposano tutti i predappiesi. Non permetteremo altre profanazioni. Vale anche per le pagliacciate, slogan e comizi politici”. Indaga la Digos. Anarchici, estremisti di sinistra o semplicemente dei balordi: tutte le ipotesi sono in piedi.

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November 28th, 2011 at 2:58 pm

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Marassi, insulti omofobi al giornalista di La 7, Paolo Colombo.

Marassi, la partita del Genoa contro il Bari è appena finita. Il giornalista de La7, Paolo Colombo, si trova a bordo campo, insieme a Pratto, per un collegamento con lo studio. un gruppetto di tifosi genoani dai Distinti, inizia a urlargli contro una serie di pesanti insulti omofobi.

“Sono arrabbiato, ma anche amareggiato – si sfoga Colombo, gay dichiarato, 25 anni di giornalismo sportivo, dal ciclismo al calcio – Non mi era mai capitata una cosa del genere”. D’accordo con il suo avvocato, ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti. “Sono una persona istintiva, e di fronte a situazioni del genere posso diventare anche peggio di Cassano – scherza Colombo – . Alla fine non ho fatto nulla, ma adesso sporgerò denuncia”.

Alla base di questo insulto potrebbe anche esserci la fede sampdoriana dichiarata del giornalista. Tanti i messaggi di solidarietà che gli sono arrivati sulla sua pagina Facebook. Proprio sul social network, dopo l’episodio, il giornalista si era sfogato con i suoi amici virtuali, e non soltanto per gli insulti che gli erano stati rivolti contro.

Ma oltre alla solidarietà, ci sono anche i messaggi di quanti lo invitano, inspiegabilmente, a non “ingigantire” questa vicenda e a riderci sopra. “Ci sono persone che sono arrivate a dire che quegli insulti sono degli sfottò, che devono esistere. Una cosa assurda, che non accetterò mai”, dice il giornalista, che anche voluto ringraziare “tutto lo staff del Genoa per l’alta professionalità e la grande amicizia”.

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November 26th, 2011 at 1:00 pm

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Gabbana su Twitter contro il Fisco: “Ladri, sarebbe meglio andarsene”.

Bastano 140 caratteri, a Stefano Gabbana, per commentare la notizia dell’annullamento, da parte della Cassazione 1, del proscioglimento per una presunta maxi-evasione fiscale. Più che un commento, è uno sfogo. E’ a Twitter che lo stilista ha scelto di affidare la sua reazione, che arriva il giorno dopo la decisione dell’organo supremo della giustizia italiana: “E’ proprio vero che in Italia fanno quello che vogliono a loro piacimento. Sarebbe meglio forse andarsene”. Un tweet che, quindi, lascerebbe intendere un possibile trasferimento degli stilisti e/o della loro società all’estero, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Ipotesi che non trova conferme ufficiali, anche se quello dello stilista sarebbe un pensiero accarezzato da tempo. Pochi minuti dopo, Gabbana prosegue con il suo sfogo virtuale: “Ladri”, scrive poco prima delle 10, seguito da un “non sanno come fare per portarci via i soldi”. Ma col passare dei minuti, si rende conto, forse, di aver esagerato e cancella questi ultimi due cinguettii anti-Fisco.

Già ieri pomeriggio, quando la Cassazione aveva disposto una nuova udienza preliminare davanti a un nuovo gup, per decidere se rinviare a giudizio i due stilisti italiani, Gabbana aveva risposto a un suo follower, che gli segnalava la notizia: “So di cosa si tratta. In Italia è così purtroppo”. Un commento sicuramente più blando di quelli odierni, che arrivano, probabilmente, dopo la lettura mattutina della rassegna stampa che il suo ufficio comunicazione gli sottopone abitualmente.

Gli utenti del popolare sito di microblogging sono divisi, tra quanti incoraggiano i due a rimanere in Italia e quelli che, invece, li attaccano per la loro presunta evasione fiscale. “Un miliardo di euro, alla luce del sole o no, sono comunque soldi sottratti alla collettività, in più licenziate, e venite a lamentarvi”, sottolinea Prince Igor, mentre Federica Asnicar è ancora più dura: “Se te ne vai dall’Italia, prima ricordati di pagare tutte le tasse arretrate! E non tornare!”. In tempi di crisi, l’ipotesi che i due stilisti possano aver sottratto soldi allo Stato diventa difficile da accettare per tanti: “Un’azienda non è utile al suo Paese sinché non paga sino all’ultimo centesimo di tasse. Si chiama giustizia, non accanimento”, sottolinea Nicola Bruno.

Nutrito il fronte dei supporter. A preoccupare la twittersfera è proprio l’ipotesi del trasferimento all’estero di una società conosciuta in tutto il mondo. “Invece di proteggere imprenditori e imprese, invece di farne il fiore all’occhiello del Paese, li disossano, pazzesco”, scrive Gae Casalino. Tanti gli inviti a rimanere: “Per cambiare le cose dobbiamo rimanere e lottare”, “personalmente credo sia più giusto che proprio persone come noi pulite ed oneste debbano rimanere e far cambiare il giro”, ma anche quelli più amareggiati per la condizione italiana: “‘Sarebbe meglio andarsene, sento questa frase spesso ultimamente! è avvilente essendo uno dei migliori Paesi al mondo”.

I due stilisti rispondono formalmente dei reati di dichiarazione dei redditi infedele per un imponibile di 416,8 milioni ciascuno e di concorso in truffa ai danni dello Stato in relazione alla presunta esterovestizione della capogruppo D&G. Il primo aprile erano stati prosciolti dal gup con la formula “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo le impugnazioni del proscioglimento presentate sia dalla Procura, sia dall’avvocatura dello Stato. Il tutto nonostante il sostituto procuratore generale avesse ritenuto inammissibili i ricorsi. Ora sulla vicenda dovrà esprimersi un nuovo gup.

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November 24th, 2011 at 9:26 pm

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Radio Rock fa parlare Casa Pound, e il Qube taglia ogni rapporto.

Si rompe un’alleanza “storica”, nel nome della musica, tra la discoteca romana Qube e Radio Rock. A provocare la frattura, un’intervista dell’emittente a Gianluca Iannone, leader di Casa Pound, la controversa organizzazione vicina alla destra estrema. Una decisione che viene salutata con favore dai responsabili di Muccassassina, la storica serata Glbt che si tiene proprio al Qube.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mieli, a seguito della decisione di Radio Rock di intervistare Gianluca Iannone di Casa Pound e la conseguente messa in onda dell’intervista sulle frequenze della radio, condivide a pieno la scelta della discoteca Qube di interrompere ogni rapporto con l’emittente radio. Crediamo che la scelta di Radio Rock sia inconciliabile con la stessa natura della discoteca Qube, che non per caso ospita da anni organizzazioni e feste, tra le quali la più importante serata glbt italiana, Muccassassina, che hanno nel proprio dna una natura libertaria, democratica, antisessita e antirazzista. Riteniamo quindi un errore l’apertura di Radio Rock al presidente di un gruppo lontanissimo dagli ideali e dalle pratiche politiche nostre e di altre realtà che alla discoteca Qube sono da sempre benenute. Molti dj e collaboratori di Radio Rock si sono dissociati dalla scelta editoriale dell’emittente e si sono dimessi. Queste stesse persone continueranno ad organizzare le prossime serate alla discoteca Qube, con il nome Rock Am. Esprimendo la totale solidarietà ai nostri amici che non fanno parte più di Radio Rock, invitiamo contemporaneamente tutti a partecipare alle prossime serate targate Rock Am presso la discoteca Qube.

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November 17th, 2011 at 1:56 pm

Un italiano in Siria per osannare il dittatore Assad.

Negli stessi giorni in cui la repressione delle proteste pacifiche contro il presidente Bashar al Assad si concretizzava con l’assassinio, da parte delle forze armate, di decine di oppositori del regime, un italiano è sceso in piazza, in Siria, per difendere l’operato del dittatore. Lo ha fatto parlando ai manifestanti lealisti riuniti a Tartus, con un intervento nel quale ha attaccato Stati Uniti e Israele, a suo dire i veri responsabili di oscure operazioni volte a provocare la caduta di Assad. Il difensore di un regime che, con la sua sanguinosa repressione del dissenso, ha determinato la sospensione di Damasco dalla Lega Araba, si chiama Stefano Bonilauri e collabora con una casa editrice italiana, vicina alla destra radicale, nota per la sua produzione antiebraica e negazionista. Firma, infatti, una controversa collana di libri, “Gladio e Martello”, che ha dato alle stampe, tra gli altri, “Questione ebraica e socialismo reale”, uno dei testi più virulentemente antiebraici mai pubblicati negli ultimi anni nel nostro Paese (già oggetto di analisi da parte dell’Osservatorio sul pregiudizio antiebraico del CDEC di Milano).

In Siria è stato inviato per conto del “Coordinamento Progetto Eurasia” (CPE), una controversa organizzazione che – come recita il sito, ricco di contenuti antisemiti , attacchi ad Israele e anche al ‘dogma olocausticò secondo la peggiore tradizione negazionista – raccoglie associazioni e persone, “che hanno compreso come la crisi finanziaria, sociale, economica e militare attraversata dal colosso statunitense costituisca l’occasione storica per la nascita di un mondo in cui l’Europa, affiancandosi ai grandi spazi geopolitici nei quali si articola il Continente eurasiatico, potrà finalmente recuperare la propria indipendenza”. Dietro al cosiddetto “progetto Eurasia” c’è l’idea di una nuova entità, libera dal “dominio americano e israeliano”, e il cui cuore “sarà rappresentato da Iran, Russia e Turchia”.

Bonilauri, accompagnato da un altro membro dell’organizzazione, scrive di essere arrivato in Siria il 30 ottobre e di esservi rimasto per cinque giorni. In quel periodo, i media riferivano di almeno 25 manifestanti uccisi, mentre il presidente-dittatore minacciava che un’azione dell’Occidente avrebbe provocato “un terremoto” e avrebbe messo “a fuoco la regione”. Ma agli occhi dell’inviato dell’organizzazione italiana la realtà disegnata dai media internazionali è manipolata dagli “Stati Uniti e da Israele” e i manifestanti contro il regime sono in realtà diretti e controllati dall’Occidente. La cronaca della sua visita al Paese sembra essere il frutto di un approccio fazioso che, in nessun modo, tiene conto delle ripetute denunce delle associazioni che si battono per i diritti umani (secondo il “Damascus center for human rights” sarebbero 4mila le vittime della repressione siriana dall’inizio delle proteste contro il regime di Assad, e altre 13mila persone sono state arrestate). “Nella capitale Damasco i due inviati del CPE hanno constatato un’assoluta tranquillità, pace sociale e grande sostegno popolare al Presidente Bashar al-Assad, l’assoluta concordia tra le diverse etnie e religioni presenti con i loro edifici religiosi costruiti uno di fianco all’altro”, si legge sul sito dell’organizzazione. Una visione che è stata naturalmente confermata anche nel corso di colloqui con i rappresentanti del regime siriano, come il vice ministro degli Esteri, al quale l’italiano “ha manifestato le sue preoccupazioni per le manovre di destabilizzazione atlantiste”.

Ma il momento in cui la propaganda pro-Assad del nostro connazionale, ossessionato da una non meglio precisata lobby ebraica e americana, raggiunge il suo picco, è durante un dibattito televisivo e nel corso di una manifestazione che si è tenuta a Tartus, con “un milione di persone”. Salito sul palco e aiutato da un traduttore – come mostra il video, in cui la sua voce sembra essere stata doppiata – Bonilauri cerca di spiegare alla folla che “l’informazione italiana è controllata dagli Stati Uniti d’America e da Israele”. E poi promette: “Ma noi cercheremo di portare la verità del popolo siriano in tutte le case degli italiani”. Al collo ha appesa una fascia con i colori della bandiera siriana. Gli stessi concetti saranno espressi in un dibattito televisivo andato in onda su un’emittente locale. “Siamo venuti qui nel Paese – spiega al conduttore – a verificare direttamente se la situazione corrisponde a ciò che raccontano i media occidentali nei nostri Paesi”. L’esito di questa verifica è irrealistico quanto le precedenti affermazioni: “Girando da solo, ho visto una città tranquilla, e non ho avuto nessun problema: anzi, è una città molto meno pericolosa delle nostre città italiane. I nostri governanti sono molto meno tolleranti del governo siriano”. Per Bonilauri, l’informazione occidentale non sarebbe libera: “L’Occidente è controllato militarmente dall’America: solo in Italia abbiamo più di 130 basi degli americani e della Nato. Ciò rende impossibile una informazione indipendente. Qualsiasi tg e gruppo editoriale deve comunque fare riferimento alla lobby sionista e americana. Chi non fa parte di queste lobby non può accedere all’informazione pubblica nazionale e non può andare in tv”. Da qui la conclusione che “l’Occidente non è indipendente come lo è la Siria”. Per liberarsi dal dominio americano e israeliano è necessario “collaborare con Paesi non allineati all’impero americano: Russia, Cina e paesi dell’America Latina”. Nel corso della visita in Siria, l’esponente del CPE ha anche incontrato alcuni militari feriti negli scontri “con le forze reazionarie islamiste dirette dall’Occidente”: “Tutti i soldati, nonostante le precarie condizioni di salute, hanno dimostrato non solo consapevolezza del complotto ordito ai danni del proprio paese ma hanno manifestato la loro volontà di difendere la Siria e di tornare operativi quanto prima”. Prima di Al Assad, il CPE aveva difeso Gheddafi, visto che, si disse, “l’operazione della Nato contro la Libia, è stata ideologicamente giustificata con la retorica dei diritti umani e della democrazia”.

Attivi anche in ambito universitario, gli esponenti del CPE, coltivano legami con la rivista “Eurasia”, che vanta, tra i suoi redattori, autori negazionisti e antisemiti. Lo scorso mese di giugno fece discutere un convegno, patrocinato dalla stessa rivista, a Reggio Emilia, dal titolo “Stati non allineati e sionismo”: a moderarlo era stato chiamato un esponente del PRC. Questi venne però sospeso dal partito per aver dato la disponibilità a prender parte al convegno insieme a figure legate notoriamente al negazionismo, insieme ad una casa editrice di estrema destra. Prossimo appuntamento promosso dallo stesso gruppo di persone che anima le attività del CPE, un presidio, il 26 novembre, a Napoli, nei pressi della base Nato di Bagnoli, per chiedere “la fine di qualsiasi tipo di sostegno dell’Italia alle azioni terroristiche in Siria e ai tentativi di destabilizzazione del Paese da parte della Nato”.

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November 14th, 2011 at 6:20 pm

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Di Pietro parla di due uomini a letto e la comunità gay si infuria.

Una convergenza tra Pd e Pdl per sostenere un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti? Impossibile, perché Pd e Pdl dopo uno o due mesi “si accorgeranno che non possono stare insieme, visto che due maschi in camera da letto non fanno figli”. Antonio di Pietro boccia l’ipotesi di un governo Monti e lo fa servendosi di una metafora che fa arrabbiare – e non poco – i gay. Un’uscita certamente poco elegante che spiazza la comunità e le associazioni Glbt, anche perché l’IdV, sul tema delle unioni civili e della legge contro l’omofobia, ha sempre portato avanti delle posizioni che hanno riscosso ampi consensi tra gli omosessuali italiani. Fino alle scuse ufficiali dell’ex pm.

Stavolta lo scivolone di Di Pietro, intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5, ha fatto infuriare quelle stesse persone che, in passato, avevano apprezzato la sua linea sui diritti civili. Anche perché arriva a distanza di poche ore da un altro paragone omofobo. Paolo Patané, presidente di Arcigay e Aurelio Mancuso, leader di Equality Italia fanno, infatti, notare come ieri sera, durante la puntata di Porta a Porta, “Di Pietro nella foga oratoria, rivolgendosi alla Bindi e La Russa abbia definito l’accordo come ‘un matrimonio tra uomini’, sottolineando l’assurdità della nascita di un governo tecnico”. “Nel giro di nemmeno dodici ore, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro per scagliarsi contro il possibile sostegno di Pd e Pdl a un governo presieduto da Mario Monti, riesce ad insultare le persone omosessuali – attacca Mancuso – il messaggio lanciato dal leader politico sembra assai chiaro: l’accordo tra le più importanti forze politiche è innaturale come l’unione tra due uomini. Non c’è molto da dire, se non che appena il clima politico si surriscalda emergono i pensieri più triviali e arcaici di leader, che hanno bisogno di offendere a turno i gay, gli ebrei, i neri, gli zingari, i disabili e così via, incapaci di rispettare le cittadine e i cittadini italiani”.

Duro il giudizio di Patané, che pure, in passato, aveva riconosciuto il merito delle posizioni di Idv sui temi cari alla comunità Glbt: “Questa affermazione – ha detto, riferendosi alle dichiarazioni fatte nello studio di Bruno Vespa – identifica uno di quei casi in cui la comunicazione pubblica determina conseguenze, comporta responsabilità e pone interrogativi sulla sincerità ed autenticità di un percorso politico sul tema dei diritti civili ed in particolare delle persone gay, lesbiche e transessuali. Penso che sia davvero molto spiacevole e preoccupante l’affermazione dell’onorevole Di Pietro, perché allunga un’ombra sul suo pensiero profondo. Su questi temi non è possibile sbagliare. Che cosa avremmo detto se qualcuno avesse pubblicamente dato un’accezione negativa al matrimonio tra un bianco o un nero, ovvero tra un ebreo ed un cattolico?”.

Arcigay si attende “più che una rettifica” e chiede “un incontro urgente a Di Pietro”: “Chiediamo che con la massima serietà si eviti di ricorrere all’immagine dell’incidente di linguaggio perché chi ha ruolo pubblico deve confermare un impegno al miglioramento della società e del rispetto delle persone e delle loro affettività, a partire dalle immagini e dalle parole che utilizza”. C’è anche chi osserva come le frasi pronunciate da Di Pietro siano l’espressione “di una cultura omofoba di cui è impregnato il Paese”: a dirlo è Paola Concia, deputata del Pd, che rivendica l’impegno del suo partito su alcune questioni chiavi per i gay. “Sono stata io a presentare in Parlamento la proposta di matrimonio gay – dice l’esponente lesbica del partito di Bersani – mentre l’Idv si è fermata ai Pacs. Allo stesso modo, la proposta di legge sulle famiglie omogenitoriali (sul riconoscimento della figura del cogenitore) porta la firma di diversi parlamentari Democratici. Mi inquieta il fatto che un grande dirigente di partito usi metafore del genere e dica, sostanzialmente, che il matrimonio tra gay è innaturale, come lo sarebbe un’alleanza tra Pd e Pdl. Questa è un’immagine omofoba e, a questo punto, mi chiedo cosa pensi realmente Di Pietro”.

Anche Rossana Praitano, presidente del Mario Mieli, fa notare come non sia la prima volta che al politico “sfuggano dalla bocca parole che amareggiano la comunità glbt”: “Crediamo che Di Pietro debba scusarsi con tanti cittadini gay, lesbiche e trans per sue parole inappropriate che non possiamo giustificare in nessun modo, nonostante le boutades folcloristiche dipietriste”, dice la Praitano. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, punta sull’ironia: “Per Di Pietro il governo Monti di larghe intese sarebbe un governo gay. Magari, diremmo noi. Vuol dire che farebbe qualcosa anche sui diritti civili, visto che anche su quelli l’Italia è fuori tempo massimo. Con questa metafora non certamente riuscita, sembra candidarsi a un’opposizione non solo più a sinistra del Pd, ma forse un po’ più a destra di Berlusconi, rubandogli la scena dell’eterosessimo berlusconiano della gnocca”. I commenti critici arrivano anche sulla pagina Facebook dell’ex magistrato: “Iniziate un po’ a contare quanti voti avete perso con questa bella metaforetta”, scrive un utente, mentre un altro osserva: “Berlusconi non avrebbe saputo dire di meglio. L’omofobia è uno dei valori nell’Italia dei Valori?”.

Le scuse di Di Pietro. Dopo qualche ora il leader Idv si corregge e si scusa. “Chiedo pubblicamente profondamente scusa – dice – alla comunità gay e transgender per la mia battuta assolutamente infelice ma involontaria” da loro considerata denigratoria. Ed “è mia intenzione incontrare l’Arcigay al più presto”.

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November 11th, 2011 at 6:05 pm

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La proposta choc del consigliere provinciale: “Sopprimere cani che danno fastidio”.

Per ridurre il numero di cani e gatti randagi, al fine di abbattere i costi di gestione di canili comunali, bisognerebbe introdurre una legge che consenta ai cittadini di far sopprimere i loro animali, con una spesa modesta. La proposta choc è di un consigliere provinciale della destra estrema di Perugia, Giancarlo Carocci (esponente di Umbria tricolore, formazione nata dall’alleanza tra Fiamma Tricolore e Forza Nuova), che ha suggerito di legalizzare l’uccisione sistematica di cani e gatti che “danno fastidio”. Parole che hanno suscitato la reazione indignata degli animalisti e degli internauti: a breve il consigliere verrà denunciato per istigazione a delinquere, mentre è già partita una petizione sul web 1 per chiederne le dimissioni.

Intervistato nel corso della rubrica “Voce agli animali” di Mia (una trasmissione di Umbria Tv), Carocci, un coltivatore di tartufi con un passato recente nella Lega Nord, ha candidamente sostenuto che tutti i cittadini dovrebbero potersi sbarazzare dei loro animali, quando questi iniziano a “dare fastidio”.

“Secondo me è meglio sopprimere un cane, in modo legale, con una puntura – ha detto – Ad esempio, quando una persona cambia casa e ha una casa più piccola, oppure se aumentano i figli e il cane magari gli dà fastidio. La bestia soffre e può anche fare i danni”. La puntura letale, ha suggerito il politico, dovrebbe avere un prezzo minimo intorno ai 40-50 euro: “l’animale non soffre” e, visti i tempi di crisi, ci sarebbero anche meno spese per i Comuni”, visto che “nessuno lascerebbe cani in giro”. A nulla è valso ricordare al consigliere che esiste una specifica legge del codice penale che punisce il maltrattamento degli animali: “politici e giornalisti”, secondo Carocci, vivrebbero “fuori dalla realtà”. “Io vivo nella realtà. Sono stato eletto dal popolo, con 600-700 voti – ha argomentato – Perché non poter sopprimere il cane e il gatto se danno fastidio? E’ meglio lasciarli in giro per strada? Questo atteggiamento costringe la persone all’illegalità: chi se ne vuole disfare, infatti, li avvelena, oppure gli fa sparare”. “Quella che si verifica nei canili è barbarie, sono dei lager – ha anche detto l’esponente della formazione di destra – Non fa bene tenere i cani là”.

Parole che hanno fatto, in poche ore, il giro del web, provocando un vero e proprio moto di protesta. Il coordinatore nazionale del Partito Animalista europeo, Enrico Rizzi, ha fatto sapere di aver dato mandato al suo legale di sporgere denuncia-querela presso la procura della Repubblica di Perugia per il reato di istigazione a delinquere. “Tale proposta oltre ad essere incivile e vergognosa – dice Rizzi – risulta essere a tutti gli effetti di legge un’istigazione a delinquere in quanto la tutela giuridica degli animali è normata dalla Legge 189/04 che punisce con la reclusione fino a due anni chiunque cagiona senza alcuna necessità la morte ad un animale. Resto sorpreso nel vedere tanta ignoranza, incapacità e infantile banalità ad opera di un uomo che non solo non conosce la legge, come lui stesso ha dichiarato pubblicamente, ma istiga addirittura i cittadini ad infrangerla”. Una legge, ha però sostenuto Carocci (che ha ammesso di non conoscere la legislazione in materia), che “è sbagliata” e andrebbe cambiata. La bacheca Facebook 3 del presidente della Provincia di Perugia, Vinicio Guasticchi (PD), è stata intanto presa d’assalto da cittadini infuriati, che si aspettano parole di condanna da parte dell’amministrazione provinciale, e che pretendono le dimissioni dell’esponente di Umbria tricolore.

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November 6th, 2011 at 11:08 pm

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Rissa alla Camera per un tweet, leghista zimbello del web.

Rissa sfiorata, alla Camera, per colpa di Twitter. Il social network irrompe nell’aula di Montecitorio: il leghista Massimo Polledri, offeso da un tweet del deputato democratico Pierangelo Ferrari, che gli dava dell’”omofobo”, arriva quasi ad aggredire il parlamentare dell’opposizione. “Io non sono malato”, gli ha urlato contro Polledri. Una vera e propria esplosione di rabbia, che, però, potrebbe essere frutto di un fraintendimento. O di ignoranza, secondo le voci del web. Per alcuni, infatti, Polledri avrebbe scambiato il termine di “omofobo” con quello di “omosessuale”: quanto è bastato per farlo sentire “malato” (secondo un’errata e, per fortuna, superata concezione dell’omosessualità).

La frase incriminata viene lanciata in rete poco dopo le dodici di oggi, mentre alla Camera si discute la ratifica di un trattato internazionale. Il tweet è accompagnato dall’hashtag “opencamera”, creato nello scorso mese di luglio dal democratico Andrea Sarubbi, insieme all’utente Tigella, per raccontare, seduta per seduta, le attività della Camera. Polledri aveva appena finito, nel suo intervento, di attaccare la Bce, quando Ferrari scrive: “L’on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la Bce. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita”.

“Una critica legittima – osserva Ferrari, interpellato telefonicamente – che, sinceramente, mi è sembrata doverosa, ricordando anche la sua

posizione imbarazzante contro la legge sull’omofobia”. Poco dopo aver terminato il suo intervento, però, Polledri si alza dal suo scranno, e si dirige a passo spedito verso i banchi dell’opposizione. “Vigliacco, io non sono malato, tu non puoi dire quelle cose”, inizia ad urlare, mentre Emanuele Fiano (Pd) si alza e cerca subito di bloccarlo. Impresa che gli riesce, grazie anche al suo metro e 94 centimetri di altezza. Giovanna Melandri assiste alla scena, sorpresa per una reazione che, anche a distanza di ore dai fatti, appare ancora incomprensibile ai più. Il tutto viene raccontato, in diretta, da Sarubbi ai suoi quasi cinquemila follower, che rilanciano immediatamente la notizia. Chi assiste alla scena parla di una persona “fuori controllo, che ha perso la testa”. Su Twitter partono le congetture su quello che potrebbe aver capito Polledri, anche se il giudizio della maggior parte degli utenti sul comportamento del leghista è spietato. Mariop89 non ha dubbi: “E’ scandaloso che Polledri pensa che omofobo significa omosessuale. Quanta ignoranza in parlamento”.

Simontemplar84 si chiede se “Polledri abbia fatto almeno le elementari”. Jane_lane è meravigliata: “Sono perplessa più dal fatto che per Polledri omosessualità=malattia, piuttosto che per la sua confusione omofobo=omosessuale”. “Polledri non è omofobo, è omologo di un ignorante”, attacca Byebyepapi. Interviene anche il deputato Guido Melis, sempre del Pd: “Omofobia: paura irrazionale nei confronti dell’omosessualità. Non coincide con omosessuale, spiegatelo all’on Polledri”.

Un’ipotesi che circola tra gli utenti dei sito è che Polledri, che non usa Twitter, sia stato male informato dal suo ufficio stampa o da qualche altro collega leghista. “Qualcuno deve avergli riferito, magari in maniera non corretta, il tweet di Ferrari”, suggerisce il 39enne romano Sarubbi che, intanto, su Twitter, continua a spiegare in inglese la lite ai colleghi politici stranieri, stupiti dalla reazione del leghista. “Polledri è uno psichiatra – osserva Ferrari – non è possibile che non sappia il significato di omofobo”. Il più contento di tutti, adesso, sembra essere Sarubbi. La sua creatura, “opencamera”, dopo una partenza quasi in solitaria, è riuscita a far entrare in maniera dirompente Twitter a Montecitorio e, subito dopo, a trasferire quella quasi-rissa sulle pagine virtuali del sito di microblogging. “Questa è una notizia. Lite in Aula per un tweet di #opencamera . L’Italia cambia, ragazzi”, scrive fiero nel pomeriggio.

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October 21st, 2011 at 12:39 pm

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