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Facebook chiude gruppo pro-Priebke.

Era stato creato un anno fa: “Giustizia per Erich Priebke”, un gruppo su Facebook, in cui si esprimeva solidarietà per l’ex-ufficiale delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il gruppo era stato creato negli ambienti della destra estrema, dalla quale provenivano anche i suoi simpatizzanti. In tutto, poteva contare su seicento iscritti. Ma nei giorni scorsi, il gruppo (che era privato), è stato chiuso da Facebook. Secondo quanto riferito su un forum della destra estrema dal creatore del gruppo, Facebook avrebbe agito contro la pagina, perché “promuoveva messaggi di odio”. “Il gruppo ‘Giustizia per Erich Priebke’ – spiegava la nota di Facebook inviata al fondatore, A.M. – è stato rimosso perché violava le nostre Condizioni d’uso. Tra le altre cose, non sono consentiti gruppi che promuovono messaggi di odio, minacce o con contenuto osceno. Rimuoviamo anche i gruppi che attaccano individui o gruppi o che pubblicizzano un prodotto o un servizio”. A.M. ha comunicato di averne chiesto il ripristino. Ma questo non è l’unico gruppo che porta il nome di Priebke. Ne sono nati altri due, con pochi iscritti: “Erich Priebke, testimone ed eroe” (142 iscritti), “Giustizia per il capitano Priebke” (22 iscritti). La rimozione dei gruppi avviene quando un determinato numeri di utenti li ha segnalati agli amministratori del social network.
Pubblicato su Omniroma.
Obama agli studenti: attenti a quello che postate su Facebook.
Il presidente Usa Barack Obama ha incontrato, ieri, gli studenti della “Wakefield High School”, ad Arlington in Virginia. Dopo aver tenuto un discorso, ha risposto alle loro domande. Parlando, tra le altre cose, di Facebook. Rispondendo ad un quattordicenne, che gli chiedeva consiglio su come poter diventare presidente degli Stati Uniti, Obama ha risposto facendo riferimento al popolare social network: “Permettimi di darti qualche dritta pratica. Prima di tutto, vorrei che tutti faceste attenzione a quello che pubblicate su Facebook, perché nell’era di YouTube qualunque cosa voi facciate potrà essere ri-tirata fuori più avanti nella vostra vita”. E, ancora: “Quando si è giovani si commettono degli errori e si fanno cose stupide. Ho sentito di molte persone che pubblicano i fatti loro su Facebook e poi fanno domanda per un lavoro e qualcuno va a fare una ricerca su di loro”. Obama ha quindi fatto riferimento agli “errori” che ha commesso quando andava a scuola, ma non è entrato nei dettagli.
Un’indagine condotta a giugno da careerbuilder.com ha fatto emergere che il 45% dei datori di lavoro usa i siti di social network per cercare i candidati per un impiego e che Facebook, con 250 milioni di utenti in tutto il mondo, è il sito prescelto. Circa il 35% dei datori di lavoro intervistati aveva detto di aver trovato informazioni su questi siti che li avevano spinti a respingere alcune candidature, come fotografie inappropriate, informazioni sul consumo di alcol e droga dei candidati o cattive impressioni dei precedenti datori di lavoro, colleghi o clienti.
oltreconfine/Licenziata perché scrive maiuscolo, uccide la moglie per colpa di Facebook

Licenziata perché scrive maiuscolo. Vicki Walker è stata licenziata dopo che numerosi colleghi si lamentavano del fatto che le sue e-mail fossero scritte in maiuscolo (il che, secondo la netetiquette, equivale ad urlare). La donna, che lavorava come ragioniera per un’azienda sanitaria, si è quindi rivolta ad un tribunale, che le ha riconosciuto un risarcimento di 8mila euro e ha definito ingiusto il licenziamento, risalente al 2007. Vicki, di Auckland, era anche solita evidenziare con colori diversi alcune frasi chiave (Telegraph)
Uccide la moglie perché passa troppo su Facebook. Brian Lewis è accusato di aver strangolato la moglie 26enne Hayley Jones, “colpevole”, a suo dire, di dedicare troppo tempo al social network. I fatti sono avvenuti il 12 marzo scorso, e il processo è iniziato in questi giorni, nel Galles del Sud. L’uomo si proclama innocente. Ma il 31enne è inchiodato da numerose prove. Ma ad inchiodare il 31enne, padre di 4 figli, è la chiamata che ha fatto il 12 marzo per chiamare i soccorsi, e durante la quale confessava di averla uccisa. (Telegraph)
Contrordine: i cellulari non fanno male ai bambini. L’uso di un cellulare, da parte di un bambino, non è dannoso, ed è paragonabile al farsi un bagno o degli esercizi. Lo sostiene un nuovo opuscolo informatico del Dipartimento della Salute britannico, pubblicato dal Daily Mail. Nella sua versione precedente, l’opuscolo sosteneva che secondo le ricerche di settore l’uso del cellulare puo’ “interessare l’attività del cervello”. Il tutto è stato sostituito
dall’espressione: “Non c’è alcuna prova scientifica che i cellulari provochino il cancro”. Ma è polemica tra le associazioni che si occupa dell’argomento. Una di loro chiede che l’uso del cellulare sia sconsigliato ai bambini sotto i 10 anni di età. (Daily Mail)
Prete metodista fa coming out durante la messa. Il reverendo metodista David Weekley, di Portland, ha fatto coming out durante l’omelia della domenica, di fronte a circa 200 fedeli. L’uomo, che ha 50 anni, ha confidato di esser nato donna, e di aver iniziato il processo di cambio di sesso 10 anni prima di diventare prete. Al termine della sua storia, i fedeli lo hanno applaudito. (Advocate)

Kit sopravvivenza per gatti in caso di terremoto. E’ ideale per il padrone paranoico, che vuole avere un cane/gatto pronto in caso di terremoto. Lo commercializzano i giapponesi Oyagokoro, che hanno immesso sul mercato tre tipi di kit, di diverse misure. Ogni modello contiene, tra le altre cose, un cappottino impermeabile, speciali scarponi proteggi-zampine, e olio per l’aromaterapia per curare lo stress. Il prezzo di un kit oscilla tra le 100 e le 400 sterline. (Telegraph)
A 9 anni ruba l’auto dei genitori. “Mi hanno fatto arrabbiare”: così si è giustificato agli agenti di polizia un bimbo di Greenfield, nell’Indiana, dopo un inseguimento notturno con la polizia, avvenuto sabato scorso. Gli agenti, per fermarlo, hanno dovuto bucargli una ruota della gomma, con un bastone a punta. “Volevano che rientrassi a casa”, ha poi detto. Da qui la decisione di rubare le chiavi dell’auto dalla borsetta della madre, mentre questa dormiva. (The Indy Channel)
Minorenne denuncia prete per molestie. Una ragazza di 16 anni ha denunciato per molestie un prete di North Las Vegas, che le avrebbe anche offerto 20 dollari per tacere. I primi casi di abusi sarebbero avvenuti quando la bimba aveva 10 anni, e sarebbero proseguiti per altri 4 anni. L’uomo, Ladislao “Constantine” Morales, 56 anni, è stato arrestato. I due si sono conosciuti nel centro evangelico, dove la ragazza andava a studiare dopo scuola. Morales la accompagnava spesso a casa e la andava a prendere. Il prete ha ammesso di averla massaggiata e di essere andato con lei in un motel, ma solo “per fare i compiti”. (Fox5Vegas)
oltreconfine/Il mostro di Loch Ness in Australia, e i Captcha pubblicitari Microsoft.

Captcha pubblicitari per la Microsoft. La Microsoft avrebbe depositato un brevetto relativo a dei CAPTCHA (i sistemi di sicurezza che cercano di limitare lo spam automatico) la cui soluzione non sono sequenze casuali di numeri o lettere, bensì i nomi di marchi e prodotti contenuti in una pubblicità che viene mostrata ai navigatori. Il Brevetto, intitolato “Advertisement based human interactive proof” è stato depositato nel febbraio del 2008 e reso pubblico il 13 agosto scorso. (Geek.com)

E in Australia spuntò il mostro di Loch Ness. Anche Sydney avrebbe la sua Nessie, come si chiamerebbe il mostro di Loch Ness. Lo zoologo Rex Gilroy ha sostenuto di aver visto il gigante sul fiume Hawkesbury. L’animale misterioso aveva la stessa forma, col collo allungato, del mostro con più avvistamenti nella storia animale. Secondo il ricercatore, che è sulle tracce di questo animale dal 1965, si tratterebbe di un plesiosauro risalente al periodo giurassico. (Daily Telegraph)

Le eruzioni vulcaniche fanno bene al clima. La Royal Society sostiene che le eruzioni vulcaniche, con le milioni di tonnellate di polvere immesse nell’aria, possono ridurre le conseguenze negative dei cambiamenti climatici. Le particelle che contraddistinguono le eruzioni, infatti, possono contribuire a mantenere costante la temperatura del nostro pianeta. (Times)
Il blog più noioso al mondo. A differenza di tanti che non si rendono conto di esserlo (ma basta farsi un giro nella top 100 di Blogbabel – che ormai non segue più nessuno), un blog che palesemente dichiara la propria pallosità. E ha ragione a farlo. (Dullestblog)
Sala d’attesa dentistica. Un dentista cinese ha realizzato una singolare opera, usando 24mila denti umani. Presumibilmente “prelevati” ai suoi pazienti.
Polemica per il gioco dei barboni. Sta facendo discutere, in Francia, un videogioco nel quale ci si trasforma in barboni, e bisogna fare soldi, rubando e sconfiggendo gli altri clochard. Per molti, il gioco è razzista nei confronti dei senza-casa. Clodogame, questo il suo nome, mette ogni utente nella condizioni di dover diventare il “re delle strade” di Parigi e, infine, di potersi trasferire nel palazzo di Versailles. I giocatori devono attaccare gli altri clochard, rubare i soldi, scassinare i distributori automatici, e così via. (Telegraph)
Dopo abusi, Comune vieta Facebook. Il Comune di Portsmouth ha vietato ai dipendenti di accedere a Facebook, dopo aver scoperto che, in un mese, avevano trascorso 572 ore, l’equivalente di 71 giorni di lavoro, sul popolare social network. Le regole precedenti davano la possibilità ai 4500 dipendenti di accedervi durante le pause-pranzo, o nei momenti liberi. Adesso, invece, dovranno chiedere un permesso speciale per potersi connettere a Facebook. (Telegraph)
A 10 anni uccide il padre, perché “troppo severo”. Un ragazzino di dieci anni di Belen, nel New Mexico, ha affermato di aver ucciso il padre perché non ne poteva più della sua severità e dei continui rimproveri. Il bambino si trova in custodia presso il Dipartimento Statale per i Minori, con l’accusa di omicidio di primo grado. Byron Hilburn, 42 anni, è stato trovato morto giovedì sera con una ferita d’arma da fuoco alla testa, nella sua casa di Belen, a 56 chilometri da Albuquerque. A chiamare la polizia è stato proprio suo figlio, che ha poi confessato l’omicidio. I servizi sociali, dal 2003, avevano ricevuto sette chiamate che segnalavano abusi e abbandono di minori. Gli assistenti pero’, durante le diverse visite a casa, non avevano mai trovati lividi o altri segni di maltrattamenti. I vicini hanno descritto Hilburn come una persona “normale”. (AP)
Su Facebook nasce il fan club per “Svastichella”.

Nasce su Facebook il fan club di “Svastichella”, l’uomo che si trova in carcere con l’accusa di aver aggredito e accoltellato, a Roma, due omosessuali. Il gruppo, che è stato creato in questi giorni da un utente, S.M., è di chiara ispirazione omofoba, oltre che di estrema destra. Nell’introduzione, dopo aver definito l’aggressore “un idolo”, perché si fa chiamare “svastichella”, viene sottolineato che “a far notizia sono solo i gesti di chi è contro, come spesso i camerati”, mentre “le aggressioni dei compagni non son mai menzionate”. Dalla pagina sono esclusi, in quanto non graditi, “i finocchiacci e le lesbiche”. “Nessuno può dire la sua”, si scrive ancora, a meno che “non sia un fan del mitico svastichella. Qui è regime, vale una sola idea”. Gli iscritti al momento sono 46, mentre qualcuno ha già iniziato a commentare la bacheca pubblica. Oltre ad una serie di “boia chi molla”, c’è chi propone: “picchiare froci, negri, ebrei, zingari e tutta la feccia razziale dovrebbe essere lo sport nazionale”.
Non è comunque l’unico gruppo dedicato ad Alessandro Sardelli, l’uomo accusato per l’aggressione omofoba. Un altro, dal titolo “solidarietà per svastichella – giornalisti infami”, conta 20 iscritti e punta il dito contro “lo sciacallaggio mediatico”. “E per tutti quelli come lui che hanno sbagliato e pagheranno ma che sono vittime di questo sciacallaggio mediatico a cui non importa assolutamente del fatto in sè ma che cavalcano solo l’onda del fattaccio per fare più share – viene scritto nella presentazione del gruppo – Di cose del genere ne accadono a decine ogni giorno…solo che questa volta c’era un gay di mezzzo…Così come quando si parla degli Ultras. A quando le foto dei pedofili o le verità su certi personaggi politici. Giornalisti infami sciacalli”.
Facebook assume (500 persone entro il 2009).
Facebook ha intenzione di aumentare del 50% il numero dei suoi dipendenti nel corso del 2009. Lo ha affermato all’agenzia Bloomberg l’amministratore delegato della società, Mark Zuckerberg, sottolineando che “per noi ci sono state buone circostanze” e, rimarcando, che “nessuno sta assumendo”. Per il popolare social network, al momento, lavorano circa mille dipendenti e Zuckerberg ha spiegato che sta cercando di “mantenere a freno i costi con l’obiettivo di ottenere il prossimo anno un positivo flusso di cassa”. All’inizio dell’estate, MySpace, controllato da News Corp, aveva annunciato l’intenzione di tagliare il 30% di posti di lavoro negli Stati Uniti e due terzi della forza lavoro a livello internazionale. Faecbook conta 250 milioni di utenti.
Chissà se ora si decideranno ad aprire un ufficio italiano, o se continueranno a trattarci come utenti di serie B da “controllare” a distanza con i loro robot. (Bloomberg)
Facebook cancella il gioco leghista “rimbalza il clandestino”.
Le polemiche e l’indignazione che hanno accompagnato la scoperta del gioco razzista “Rimbalza il clandestino” hanno sortito l’effetto desiderato: i gestori di Facebook sono intervenuti, cancellando l’applicazione. Il gioco, scaricabile, fino a ieri sera, dalla pagina ufficiale della Lega Nord, amministrata da Renzo Bossi, figlio di Umberto, sparisce così dal popolare social network, intervenuto dopo le moltissime segnalazioni degli utenti. Già venerdì, sempre su Facebook, era nato il gruppo “facciamo sparire il gioco leghista”. In poche ore, ha totalizzato oltre 4700 iscritti e continua a crescere. Moltissimi i clic di denuncia, tramite la stessa pagina di “Rimbalza il clandestino”, dove è disponibile, come per tutte le applicazioni di Facebook, un apposito bottoncino “segnala”. Il gioco è stato creato agli inizi di questa estate da Fabio Betti, 23enne di Leggiuno, coordinatore dei Giovani Padani del Medio Verbano e amico di Renzo Bossi. I due condividono la passione per l’informatica e, insieme, amministrano la pagina ufficiale della Lega su Facebook. Un gioco che hanno sviluppato insieme e che circola da settimane sui profili dei leghisti. Condividerlo è semplice: basta andare sulla sua pagina, e scegliere di pubblicarlo sotto forma di link. Lo scopo dell’applicazione è respingere le barche con i clandestini a bordo, cliccandoci sopra, e facendole sparire dallo schermo. Più se ne cancellano, e più si va avanti. Perde chi non riesce a contenere l’invasione dei “nemici”. In questo caso si riceve il classico messaggio di “game over”, insieme a un invito a ritentare la fortuna: “Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista”. Sul gruppo creato appositamente su Facebook al fine di far sparire l’odioso passatempo estivo leghista, gli iscritti non hanno avuto dubbi nel definirlo, come ha fatto Anna, “un vergognoso episodio di ignoranza nata dall’ignoranza”. Oltre ai commenti diretti contro il figlio di Bossi, molti hanno attaccato la Lega: “Stanno veramente varcando il limite, l’arroganza del potere gli sta dando alla testa. Disperati che muoiono in mare e loro ci giocano sopra, ignobile”, ha scritto un utente che si è firmato Carlo, mentre Atta ha manifestato il timore che “tutto passi per una ragazzata”. Qualcuno ha proposto: “Iniziamo a denunciare i leghisti per i crimini che stanno compiendo: vilipendio alla Costituzione, incitamento all’odio razziale, crimini contro l’umanità”. C’è stato anche chi ha fatto notare che “su Facebook c’è di ben più grave, soprattutto gruppi inneggianti a violenze ben peggiori, contro albanesi, rumeni, gay”. Ovviamente, questa mattina, viene espressa soddisfazione alla notizia che il gioco è stato cancellato. “Meno male che questo scempio è finito. Le vittorie sono queste. Internet permette questo e altro”, sottolinea Alessandro. E mentre alcuni parlano di “piccola grande vittoria”, altri propongono di proseguire nell’opposizione al gioco: “Essendo ancora presente il link sulla pagina della Lega, segnaliamo anche quella per razzismo”. Lo scopo sarebbe far sparire il Carroccio dal social network, cosa complicatissima. “Rimbalza il clandestino” aveva suscitato lo sdegno dell’opposizione, a poche ore dalla notizia dell’ennesima tragedia in mare nella quale, secondo i sopravvissuti, sarebbero morti 73 migranti. Dario Franceschini, segretario del Pd, parlando di un governo “xenofobo e razzista”, era stato netto: “Non è più tempo di archiviare tutto ciò come stupidaggini o propaganda estiva: questo si chiama razzismo”. Se il capogruppo dell’Udc al Senato, Giampiero D’Alia, aveva sollecitato “l’intervento dell’autorità giudiziaria e del ministro dell’Interno”, il responsabile educazione del Pd Giuseppe Fioroni aveva chiesto a tutte le forze politiche di “non sottostare al ricatto della Lega che trasforma, come fa il figlio di Bossi su Facebook, le sofferenze umane in un gioco”. Persino il quotidiano spagnolo El Mundo aveva dedicato spazio al passatempo virtuale, titolando: “La Lega nord italiana gioca ad affondare le zattere su Facebook”. L’Arci, invece, aveva promosso una denuncia nei confronti della Lega Nord e di Renzo Bossi per istigazione all’odio razziale. Polemiche che, però, non hanno scosso gli amministratori della pagina della Lega Nord. Lo stesso Fabio Betti, intervistato dal quotidiano La provincia di Varese, ha continuato a difendere la sua applicazione: “Ci rivolgiamo a un target giovane, ed è quindi inevitabile dover utilizzare un linguaggio semplificato e uno strumento, il gioco, in grado di attirare l’attenzione”.
La Lega su facebook gioca a “rimbalza il clandestino”.
Mentre l’ennesima strage di migranti in mare suscita sdegno e sgomento, su Facebook gli internauti leghisti si divertono a far sparire con un clic le barche con gli immigrati a bordo. Vince chi riesce a rimandare indietro più extracomunitari. Ogni volta che un barcone viene respinto, si viene avvisati con il suono di una campanellina. Si chiama “Rimbalza il clandestino”, ed è un’applicazione sviluppata all’inizio di questa estate e disponibile sulla pagina ufficiale su Facebook della Lega Nord. Da qui può essere condivisa e pubblicizzata su ogni profilo. Ad amministrare la pagina del Carroccio è il figlio di Umberto Bossi, Renzo, classe 1988, affiancato nell’opera da Fabio Betti, un altro leghista doc. Proveniente dal movimento dei giovani padani, Betti è legato da un’amicizia non solo virtuale a Renzo, ed è stato spesso definito come l’”uomo facebook” del Carroccio. E’ lui a pubblicare link, notizie e ad aggiornare la bacheca. E, all’inizio di giugno, si è presentato come l’ideatore di “Rimbalza il clandestino”. “Abbiamo deciso di puntare molto sull’interattività e sulla Rete – aveva spiegato, introducendo l’applicazione interattiva – cercando di coinvolgere, scherzosamente, i giovani, e di sensibilizzarli su quello che, in reatà, è un fenomeno reale che affligge le nostre coste”. E chissà se, insieme all’amico Renzo, immaginava che la realtà di questi giorni avrebbe potuto drammaticamente superare l’obiettivo del suo giochino virtuale. L’applicazione, che ha anche una pagina di fan, è introdotta da poche righe di spiegazione: “L’obiettivo di questo gioco è mantenere il controllo dei clandestini che arrivano in Italia”. Su una schermata viene raffigurata la nostra penisola, insieme a delle boe e dei salvagenti. Ovviamente nessuno riceverà mai alcun salvagente, perché l’unico scopo del giocatore è quello di far sparire la barca apparsa all’improvviso, cliccandoci sopra con il mouse, da una fino a cinque volte. I punti che si ricevono per ogni imbarcazione colpita dipendono dalle sue dimensioni: uno per quelle più piccole, fino ad un massimo di cinque. Gli sbarchi avvengono lungo tutte le coste, anche quelle della Liguria. Una barra, in alto, tiene traccia delle imbarcazioni rimandate indietro: “Se la barra sarà al massimo – spiegano le istruzioni – vorrà dire che avrai dimostrato la tua bravura e potrai passare al prossimo livello”. Più si va avanti, e più i “nemici” da respingere si moltiplicano. Perde chi non riesce a far sparire abbastanza barconi. In questo caso si riceve il classico messaggio di “game over”, accompagnato da un invito a ritentare la fortuna: “Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista”. Altro gioco che si inserisce nella campagna leghista dell’estate per coinvolgere i giovani internauti nelle sue iniziative virtuali è “Converti il comunista”: lo scopo è quello di trasformare il “triste e logoro comunista in un felice leghista”. Perché la conversione sia portata a termine, bisogna “illuminare” il comunista con il Sole delle Alpi, il simbolo racchiuso nel contrassegno della Lega Nord. Nel fare ciò, si dovrà fare attenzione ai pomodori che Veltroni e Franceschini tireranno contro la persona da convertire.
Noemi Letizia su Facebook, è lei?

Oggi Noemi Letizia ha accettato una mia richiesta d’amicizia, inviata su Facebook proprio nei giorni dello scandalo che ha interessato lei e il presidente del consiglio. La 18enne aveva subito sospeso il profilo, e adesso pare che lo abbia riattivato. Il punto è che lo scorso mese di maggio aveva denunciato che qualcuno si era impossessato delle sue password per accedere ad Msn e a Facebook. Chi ora è dietro quel profilo, sostiene di essere lei in persona. Ci sono quattordici foto. Tra i commenti tanti fan, ma anche qualche insulto e un invito “a lasciar stare Silvio”. Riguardo se stessa, scrive, modestamente: “Sono una ragazza molto solare quindi ho sempre il sorriso sulle labbra, mi impegno in tutto al meglio, e ottengo sempre ottimi risultati. Dal futuro mi aspetto una carriera televisiva al top dal momento che ho iniiziato da molto piccola. Sono vincente in tutto ed è per questo che non mi abatto mai nella vita, ho un solo
puntofermo ossia che la fiducia non va data neanche al tuo più caro amico e con questo riesco sempre a superare le delusioni. Sono sincera e non tradirei mai la mia migliore amika neanche se mi pagassero oro, so essere seria e perspicace nei momenti giusti insomma sono una vera forza della natura ed è per questo ke il mio motto è*VIVA ME“. Sul sito del suo fan club campeggia ancora l’avvertimento che a Noemi sono state sottratte le password dell’account. Certo, se non fosse lei, chi usa quel profilo rischia una denuncia penale per sostituzione di persona – oltre ad una eventuale causa per risarcimento danni. E’ probabile che dopo le sue interviste, la polizia postale abbia avviato un’indagine.

Il software di Facebook cancella ancora profili. Stavolta senza warning.
Di come il sistema di cancellazione dei profili funzioni in Facebook si è già scritto molto. Ne sono caduti vittime politici e giornalisti, personaggi più o meno noti. E, sul suo blog, ne aveva scritto anche Vittorio Zambardino, in più occasioni (l’ultima, denunciando la cancellazione della pagina del giornalista anti-mafia, Nino Randisi).
Oggi la scure del software di Facebook è arrivata ad abbattersi anche sul profilo del giornalista di Repubblica, facendolo sparire dal social network. Particolare curioso: stavolta non è stato inviato nessun “warning”. In genere, prima di sospendere una pagina, vengono inviati almeno due messaggi di questo genere: servono a dire all’utente che ”sta facendo qualcosa che vìola i nostri terms of use” (peraltro senza mai specificare in che termini). Per ripristinare il profilo, bisogna scrivere alla mail abuse@facebook.com, e sperare di ricevere intanto una risposta “sensata”. Se si è fortunati, si riesce a riavere tutta la pagina.
G20 a Londra, poliziotto si vantava su Facebook di voler “picchiare gli hippie”.
A distanza di settimane dagli eventi del G20 londinese - in particolare gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti – Facebook rivela quello che era il mood di un agente impegnato nella sicurezza del vertice. Il primo aprile, l’agente Rob Ward, aveva infatti scritto sul suo profilo, che “non vedeva l’ora di picchiare degli hippie dai capelli lunghi al G20″. Una ventina di minuti dopo, un suo amico commentava: “E’ una cosa, allo stesso tempo, brutta e bella”. I messaggi sono poi spariti. La polizia, viene fatto sapere, ha aperto un’indagine, e l’agente potrebbe subire un provvedimento disciplinare.
Veltroni ancora segretario del PD (su Facebook).
Mark Zuckerberg alle superiori.

Questo in foto è Mark Zuckerberg, potente (e ricco) amministratore delegato di Facebook. Lo scatto si riferisce agli anni nella Phillips Exeter Academy, ed è stato regalato ai media da un suo compagno di classe. Dimostra due cose: che alle superiori Mark non rifaceva il letto, e che non usava uno schermo piatto.
I tonto-robot di Facebook colpiscono ancora.
Vittima dei robot di Facebook, che cancellano con un clic gli account nei quali viene rilevata un’attività anomala, il giornalista antimafia siciliano Nino Randisi. Sul suo account pubblicava notizie e video di denuncia, che, evidentemente, sono stati “flaggati” dalla comunità di Facebook. Flag dopo flag, i robot hanno deciso che quell’account andava bloccato. Solo dopo le proteste, via mail, del giornalista, il tutto è stato ripristinato. Ne scrive Vittorio Zambardino, che, per spiegare le ragioni del blocco, cita una fonte esperta anonima:
La sospensione, secondo la fonte, non sarebbe dovuta a scelte che entrano nel merito di quanto Randisi ha pubblicato sulla sua pagina. Quindi niente a che vedere con il suo impegno contro la mafia. Il provvedimento è invece dovuto all’attività del software dedicato al controllo delle attività potenzialmente lesive delle regole interne della piattaforma. Vengono tenuti sotto controllo il volume delle comunicazioni di un account, il numero di video o di testi pubblicati, la direzione delle attività – ad esempio se un numero anomalo di messaggi viene indirizzato a una sola persona. Se una di queste cose accade, il software opera una sorta di sospensione cautelativa dell’account, non lo cancella.
Un sistema, quello di Facebook, tutt’altro che infallibile:
In qualche modo risulta anche confermato che il software non è che “ci pigli” proprio alla perfezione, in altre parole il margine di errore in questo momento è alto. Anche perché – ma non c’è bisogno di fonti anonime per capir questo – il sistema è in tutta evidenza sotto lo stress di una crescita rapidissima e forse, dico io, non prevista.
Facebook non parla italiano.
La gestione di Facebook, in Italia, è interamente in mano a robot, non troppo intelligenti, e a svariati ominidi americani. Tutto è automatizzato: dai messaggi di warning, alla sospensione dell’account (che scatta dopo tre warning, per la stessa presunta violazione delle condizioni d’uso). Il ruolo umano, in questo processo, è limitatissimo. Quasi nullo. Un po’ come avviene dalle parti di Google, quelli di Facebook hanno messo on-line una FAQ e una guida, e delegano a questi strumenti la risoluzione di buona parte delle rogne. Si può scrivere, ovvio, ricavandone, il più delle volte, una risposta copia-e-incolla. Quando si decide di farlo, cari italiani, fatelo in inglese. Scontato, no? Ho fatto una prova, e ho inviato una mail in italiano. La risposta che se ne ricava è questa:
“It appears that your language is currently unsupported. Unfortunately, at this time Facebook only provides customer support in English, French, German, Spanish, and Turkish. Please respond to this email with a translation of your question in one of our supported languages, and we’ll respond as soon as possible”.







