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Street View, Garante privacy: “Google non usi dati intercettati”.
Stop al trattamento delle comunicazioni elettroniche trasmesse da utenti che usano reti wi-fi non protette, e intercettate dalle macchine di Street View. E’ il Garante della privacy a intervenire contro Google, e a rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria, perché valuti i profili legali che derivano dalla raccolta di questo tipo di dati. Si conclude così l’istruttoria avviata lo scorso 17 maggio 1, quando l’Autorità dichiarò di voler verificare “la liceità e la correttezza del trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito del servizio Street View”. Soddisfatta l’associazione dei consumatori Adoc, che si dice anche pronta a costituirsi parte civile.
A finire sotto accusa, è la raccolta effettuata dalle Google-car 2 di Street View che, come ammesso da Google Italia, non ha riguardato solo le immagini (raccolte durante la mappatura del territorio), ma anche i dati relativi alla presenza di reti wireless e di apparati di rete radiomobile. Di fatto, le auto avrebbero intercettato, a partire dall’aprile 2008, e usando antenne wi-fi e appositi software, frammenti di comunicazioni elettroniche (o “payload data”), trasmesse su reti wi-fi non protette. Google era stato invitato a comunicare all’Autorità la data di inizio della raccolta delle informazioni, con quale modalità e per quale finalità era stata effettuata, per quanto tempo e dove erano conservati i dati. Già allora, il Garante invitò il gigante di Mountain View a sospendere immediatamente qualsiasi trattamento dei dati raccolti, fino ad una nuova direttiva. Google, rispondendo alla sua richiesta, ha confermato la raccolta dei dati durante il passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque “talmente frammentati da non per poter essere considerate informazioni personali”. Sempre secondo Google – fa sapere il Garante – i dati sono attualmente conservati su server negli Stati Uniti e non sono mai stati utilizzati, né comunicati a terzi.
Ma, nonostante queste rassicurazioni, il Garante si è voluto rivolgere all’autorità giudiziaria. “Una tale raccolta di informazioni – spiega infatti – essendo stata effettuata in modo sistematico e per un considerevole periodo di tempo (fino al maggio 2010) su tutto il territorio italiano, comporta la concreta possibilità che alcune delle informazioni catturate abbiano natura di dati personali: consentano cioè di risalire a persone identificate o identificabili”. Google, sottolinea il Garante, potrebbe aver violato non solo il Codice privacy, ma anche alcune norme del codice penale, come quelle che puniscono le intercettazioni fraudolente di comunicazioni effettuate su un sistema informatico o telematico e l’installazione, fuori dai casi consentiti dalla legge, di “apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere” comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico”.
Dal momento che i payload data possono rappresentare un elemento di prova, il gigante di Mountain View non potrà rimuoverli: “Il Garante ha ritenuto che essi non debbano essere cancellati dai server nei quali sono conservati e ne ha disposto il blocco, imponendo a Google di sospendere qualunque trattamento”.
Soddisfazione viene espressa dall’associazione dei consumatori, Adoc, che, per bocca del suo presidente, Carlo Pileri, apprezza la decisione del Garante, ma fa notare che “sarebbe stato più opportuno e corretto, da parte di Google, avvisare previamente le Autorità italiane sul suo sistema di raccolta”. L’Adoc “è pronta a costituirsi come parte civile in un’eventuale azione giudiziaria contro Google. Questi fenomeni non devono avvenire né ripetersi. E’ stato molto grave il comportamento della società di Mountain View ed è importante che i consumatori abbiano compreso che una rete wi-fi privata protetta da password costituisce una prima e migliore difesa contro le intrusioni esterne”.
Dal canto suo, Google si dice “molto dispiaciuta per l’errore che ha portato alla raccolta accidentale di dati” La società fa sapere di non aver cancellato, come richiesto dal Garante per la protezione dei dati personali “alcun dato raccolto per errore in Italia. Ribadiamo”, conclude Google, “la nostra massima disponibilità a rispondere a qualunque domanda possa sorgere in fase di indagine”.
Analoghi procedimenti contro Google sono stati anche avviati, per lo stesso motivo, in Australia, in America e in Canada. In Spagna, un’analoga indagine, per una presunta violazione della legge sulla tutela dei dati privati, è stata archiviata. Secondo quanto riferisce El Pais, la procura di San Sebastian, chiamata a pronunciarsi sul comportamento delle Google-car, ha stabilito che il carattere “aleatorio, indiscriminato e frammentario della tecnica usata dalle auto di Google” e il fatto che i dati raccolti non siano stati ordinati, esclude che siano stati scoperti segreti o che sia stata violata la privacy degli utenti. Un’altra inchiesta, avviata invece a Madrid, rimane ancora aperta: il giudice della capitale ha chiamato a deporre in ottobre la dirigenza di Google Spagna.
“Trombare la gnocca”, Google beffato.

Lo scherzo circola ormai da anni, ed è un chiaro esempio di come sia possibile manipolare, volendo, i risultati di ricerca sui motori di ricerca. Digitando su google “trombare la gnocca”, e cliccando su “mi sento fortunato”, il primo risultato che si ottiene è una pagina farlocca, che si apre con la risposta: “impossibile trombare la gnocca”. Si tratta di una pagina caricata sul sito Viagrarecords, dedicato all’umorismo di ogni genere. Il giochino circola dal 2004, ma, a quanto pare, Google non lo ha ritenuto “spamming”. Sempre quelli di Viagrarecords hanno dato la risposta alla chiave di ricerca “come diventare plurimiliardario”: il primo risultato è un finto motore di ricerca google, che recita “hai finito di cazzeggiare? torna subito al lavoro…”.
“White people stole my car”, ricerca virale.

Le prime ricerche sono iniziate il 19 agosto, ma il picco è stato registrato il 24, come testimonia anche “Google insights” (foto sopra). Il motore di ricerca è stato bersagliato da un numero elevato di ricerche dell’espressione “white people stole my car”: peccato che chiunque cliccasse su uno dei link che si ottenevano, finiva su siti pieni di spam e di virus. Alcuni, poi, hanno notato che quando, all’inizio, si digitava la frase, tra i suggerimenti proposti da Google si otteneva il razzista “black people stole my car” (secondo alcuni la circostanza non si sarebbe mai verificata, e qualche burlone si sarebbe servito di Photoshop per ottenere la schermata in foto qui sotto). Su Google Trends è confermato il picco. Un’altra ipotesi è che, dal momento in cui si è diffusa su vari blog americani la storiella del suggerimento razzista, siano anche aumentate esponenzialmente le richieste al motore di ricerca.

Paul McCartney fa rimuovere sua casa da Street View.

Privacy violata e timori per la sua sicurezza. Spinto da queste motivazioni, sir Paul McCartney ha fatto rimuovere da Google Street View le immagini della sua esclusiva villa a St John’s Wood, al civico 7 di Candish avenue, nella zona di North London. Fonti vicine al cantante, citate da un giornale britannico, hanno riferito che l’ex Beatle si è “molto preoccupato” quando ha saputo che qualsiasi internauta poteva visualizzare gli esterni della sua residenza multimilionaria. Da qui la protesta, con conseguente rimozione degli scatti, realizzati dal servizio lanciato dal gigante di Mountain View in varie città del mondo. Un portavoce di Google, citato dal tabloid inglese, puntualizza: “Ogni utente, volendo, può far rimuovere gli scatti della propria abitazione cliccando su un pulsante”. L’ex Beatle acquistò quella casa nel 1965, ad una cifra di 40mila sterline (circa 45mila euro), e ci andò a vivere l’anno seguente. La residenza venne subito arricchita da una cappella per la meditazione, fatta realizzare in giardino, con tanto di letto circolare regalatogli dall’attore Groucho Marx. Là ha composto successi come “Penny Lane”, “Getting Better” e “Hey Jude”, e ospitato personalità come Andy Warhol e Mick Jagger (si narra che a quest’ultimo offrì proprio qui il suo primo spinello).
Sembra che la richiesta di far sparire quelle immagini, sia stata sollecitata dal team che si occupa della sicurezza del cantante 66enne. Da quando John Lennon, suo collega di band, venne ucciso, nel 1980, McCartney non ha mai sottovalutato la questione security. L’abitazione, del valore di diversi milioni di euro, è sottoposta ad una vigilanza continua, 24 ore su 24. “Quando ha scoperto che gli utenti di Google potevano ottenere una vista a 360 gradi della sua proprietà si è molto preoccupato”, ha spiegato una fonte anonima. La replica di Google: “Da quando Street View è stato lanciato, milioni di utenti lo hanno utilizzato, e la maggioranza di persone è felice che la propria abitazione sia stata inserita tra quelle visualizzabili”. Dal lancio di Street View nel Regno Unito, avvenuto lo scorso di marzo, non sono mancate le polemiche relative all’innovativo strumento di mappatura delle città. Oltre alle perplessità relative alla privacy, sollevate anche in Italia dalle associazioni dei consumatori, c’è stato chi, in Inghilterra, ha temuto che questo potesse essere utilizzato dai terroristi per ricercare eventuali obiettivi per i loro attentati. Ma ad aprile, il garante per la privacy britannico ha respinto una richiesta di oscuramento arrivata dal gruppo “Privacy International”, perché il software impiegato da Google per oscurare i volti della gente catturata in strada “tutela la privacy degli utenti”.

Il primo spot televisivo di Google per Chrome.
Per la prima volta, Google ha deciso di lanciare una campagna pubblicitaria televisiva. Si tratta di uno spot per promuovere Chrome, il suo browser per la navigazione internet. Il filmato, 30 secondi, è apparso nello scorso fine settimana su una serie di reti televisive statunitensi. “Dopo aver realizzato questo video per il web, abbiamo avuto molti riscontri positivi – ha detto un portavoce dell’azienda – Così abbiamo realizzato una campagna tv che ci auguriamo farà conoscere il nostro browser. Siamo curiosi di vedere come andrà questa prova e quali effetti concreti può avere la televisione sulla fama del nostro prodotto”.
Venti reati immortalati con Google Street View.

Un sito americano che si occupa di tematiche inerenti la giustizia, ha raccolto tutte le immagini tratte da Google Street View che documentano un reato. In tutto 20 tipi di crimini diversi, più o meno gravi: si va dal furto alla rapina, passando per gli atti osceni in luogo pubblico e lo spaccio di droga. Qui tutte le immagini.

Due ore di blocco per gmail.

Ultima connessione avvenuta con successo, alle 10.45 di stamattina.
Da allora niente di niente. Il messenger funziona, segnala le email in entrata, ma niente di più. Dopo alcuni minuti in cui ci si tenta di connettere, si riceve un messaggio da Google di Server Error (errore 502).
Alle 13.15 ha ripreso a funzionare.
Obama è un… I suggerimenti di google.
Basta digitare su google “Obama is a”, che si riceve questo assurdo campionario di risposte. Che, ovviamente, rispecchiano fedelmente ciò che la gente ricerca. Sotto, le soluzioni proposte dalla versione italiana. Rettiliano?


Rapita da nonna, ritrovata con Google Street View.

Era stata rapita dalla nonna, è stata ritrovata dalla polizia americana grazie all’aiuto di Google Street View, il popolare software che permette di esplorare dal proprio computer strade e città attraverso una sequenza di fotografie. Secondo Google, è il primo caso di rapimento di minore risolto grazie allo speciale programma di navigazione. Protagonista della vicenda è una bambina di 9 anni, Natalie, localizzata in un motel, visualizzato dalla polizia usando proprio Street View.





