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Obama agli studenti: attenti a quello che postate su Facebook.
Il presidente Usa Barack Obama ha incontrato, ieri, gli studenti della “Wakefield High School”, ad Arlington in Virginia. Dopo aver tenuto un discorso, ha risposto alle loro domande. Parlando, tra le altre cose, di Facebook. Rispondendo ad un quattordicenne, che gli chiedeva consiglio su come poter diventare presidente degli Stati Uniti, Obama ha risposto facendo riferimento al popolare social network: “Permettimi di darti qualche dritta pratica. Prima di tutto, vorrei che tutti faceste attenzione a quello che pubblicate su Facebook, perché nell’era di YouTube qualunque cosa voi facciate potrà essere ri-tirata fuori più avanti nella vostra vita”. E, ancora: “Quando si è giovani si commettono degli errori e si fanno cose stupide. Ho sentito di molte persone che pubblicano i fatti loro su Facebook e poi fanno domanda per un lavoro e qualcuno va a fare una ricerca su di loro”. Obama ha quindi fatto riferimento agli “errori” che ha commesso quando andava a scuola, ma non è entrato nei dettagli.
Un’indagine condotta a giugno da careerbuilder.com ha fatto emergere che il 45% dei datori di lavoro usa i siti di social network per cercare i candidati per un impiego e che Facebook, con 250 milioni di utenti in tutto il mondo, è il sito prescelto. Circa il 35% dei datori di lavoro intervistati aveva detto di aver trovato informazioni su questi siti che li avevano spinti a respingere alcune candidature, come fotografie inappropriate, informazioni sul consumo di alcol e droga dei candidati o cattive impressioni dei precedenti datori di lavoro, colleghi o clienti.
Un hamburger per Obama e Biden.
Sosta in un fast food, il “Ray’s Hell Burger”, per Barack Obama e il vice-presidente, Biden. Ovviamente con stampa al seguito.
Sui forum neonazisti americani minacce di morte a Obama.
Una legge americana prevede l’arresto fino a cinque anni per chiunque minacci il presidente degli Stati Uniti d’America. E già nei mesi passati sono stati effettuati arresti ai danni di persone che, sui forum neonazisti, avevano apertamente minacciato il presidente Obama. Ma le minacce continuano. E in maniera neanche troppo velata.

C’è chi è allusivo, chi ci scherza su. E chi, invece, lo dice chiaramente: “Se le cose non cambieranno, ucciderò Obama”. Su due forum americani, punto di riferimento di nazisti e skinhead, “Obama è uno dei termini di ricerca che restituiscono più risultati. Nella migliore delle ipotesi il presidente viene preso in giro: gli argomenti sono quelli soliti della propaganda della supremazia bianca. Su Skinheads.net, c’è un thread dal titolo chiaro: “Quanto durerà Obama?”. “Ho guardato il discorso di insediamento solo per sapere se qualcosa sarebbe successo”, scrive un utente. Un altro suggerisce: “Penso che sarà un incidente”. Più esplicito l’utente Menoth: “Lo ucciderò io se non ci sarà un’economia più forte, se non avrò un lavoro migliore, e un’auto volante all’idrogeno, entro domani”. Subito viene ripreso da un utente: “Minacciare il presidente in carica è un reato federale”. Altro messaggio compare sul forum dei Nazionalisti: “Io ucciderei Obama subito se riuscissi a evitare l’arresto”.
Il sito della Casa Bianca e le informazioni mancanti.
Secrecy News fa notare che il sito della Casa Bianca non contiene alcuni importanti documenti firmati dal presidente, Barack Obama, che pure aveva fatto della trasparenza una delle sue parole d’ordine (“Partenza al rallentatore per il sito”, il titolo del post”). Questi gli esempi di alcune “omissioni”:
Sant’Obama, aiutaci tu.

Con la crisi che c’è in giro, quella di pregare Obama è un’opzione. Candeline votive vendute a San Francisco (Foto: Getty).
Obama scherza con i giornalisti: “Ora basta domande”.
Obama saluta i giornalisti, nella sala stampa della Casa Bianca, prima di una conferenza stampa. Si fa scattare foto, scherza, e risponde alle loro curiosità. Poi, però, all’ennesimo interrogativo, più o meno serio, (è a 3:20) sbotta: “Ragazzi, sono venuto qui a salutarvi, e non a rispondere a tutte queste domande”. Qualche momento di gelo, poi si torna tutti a scherzare (e non capisco perché chi ha caricato il video su Youtube, usi il termine di “irritated”).
Mr. president, may I ask you a question?
Gli auguri di Obama ai cinesi.
Sono i primi auguri ufficiali di Obama, via sito della Casa Bianca. Sono diretti ai cinesi, in occasione del capodanno e dell’inizio dell’anno del toro. Un segno di rispetto verso una delle tante minoranze di cui è composta l’America.
“I send my warmest wishes to people across Asia, in America, and indeed around the world who are celebrating the Lunar New Year and welcoming the Year of the Ox. As they gather with their families and celebrate over meals, they welcome new beginnings and honor the enduring wisdom of their ancestors. “From the lion dances in San Francisco to festivals in Atlanta and parades in New York City and Washington, D.C., Americans of Asian descent carry on the vibrant traditions of their forefathers and enrich America’s cultural diversity. I wish all those celebrating the New Year to be blessed with peace, prosperity, and good health”.
Obama è un… I suggerimenti di google.
Basta digitare su google “Obama is a”, che si riceve questo assurdo campionario di risposte. Che, ovviamente, rispecchiano fedelmente ciò che la gente ricerca. Sotto, le soluzioni proposte dalla versione italiana. Rettiliano?


Le bambole delle figlie non piacciono a Michelle Obama.
Sono state immesse sul mercato sull’onda dell’Obama mania che ha investito gli Stati Uniti: le bambolette dedicate a Sasha e Malia (si chiamano Sweet Sasha e Marvelous Malia). Formalmente non c’entrano niente con le figlie del presidente americano: i produttori, presentandole al mercato, hanno precisato che la somiglianza è una pura coincidenza. Le bambole, intanto, hanno fatto storcere il naso alla mamma, Michelle:
“First lady Michelle Obama is not pleased about the marketing of a pair of dolls that bear the same names as her daughters. ‘We believe it is inappropriate to use young private citizens for marketing purposes,’ Ms. Obama’s spokeswoman said’”.
Su una sola cosa non sono d’accordo: le due bambine hanno cessato di essere “private citizens” il giorno in cui il padre si è candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America.
Le promesse (mantenute) di Obama.
Il sito PolitiFact ha elencato le 500 promesse fatte da Barack Obama nel corso della campagna elettorale, e controlla che vengano rispettate, con l’”Obameter”. A oggi il grafico ha questo aspetto:

We rate their status as No Action, In the Works or Stalled. Once we find action is completed, we rate them Promise Kept, Compromise or Promise Broken.
Obama, è svolta anche per il file robot.txt.
Fino a ieri, il file robot.txt (quello che dice ai motori di ricerca cosa catturare di uno specifico sito) del sito ufficiale della Casa Bianca era formato da 2400 indicazioni. Come quelle che seguono:
User-agent: *
Disallow: /cgi-bin
Disallow: /search
Disallow: /query.html
Disallow: /omb/search
Disallow: /omb/query.html
Disallow: /expectmore/search
Disallow: /expectmore/query.html
Disallow: /results/search
Disallow: /results/query.html
Disallow: /earmarks/search
Disallow: /earmarks/query.html
Disallow: /help
Disallow: /360pics/text
Disallow: /911/911day/text
Disallow: /911/heroes/text
Da oggi, invece, il file robot.txt è stato “prosciugato”. Eccolo:
User-agent: *
Disallow: /includes/
Attenzione ai finti siti pro-Obama con malware.

La parola Obama tira. Sui motori di ricerca, ma anche sui blog. E c’è chi pensa di salire sul carro del vincitore, diffondendo virus. Come? Creando finti siti pro-Obama, che hanno il solo scopo di infettare il computer dell’internauta di turno. Alcuni di questi siti vanno oltre, e pubblicano finte storie: ce n’è uno secondo il quale Obama si sarebbe dimesso dalla presidenza. Come scrivono i signori di Blog.trendmicro.com, questo malware si trova su pagine web con keywords e tags obamiani.
Users are advised to just trust known legitimate news websites for information.
La statua di Bush lascia il museo.
Quando una foto racconta la storia.

A wax figure of a smiling US President-elect Barack Obama, left, is in a window display of Madame Tussauds Wax Museum as workers place a figure of George W. Bush with suitcases outside the building in Amsterdam, Netherlands, Thursday, Jan. 15, 2009. Five days prior to his inauguration, Obama’s figure was also unveiled at Madame Tussauds in London, Berlin, New York and Las Vegas.
Sul cellulare di Obama non cade mai la linea.

Mentre Obama ha rivelato, nel corso di un’intervista alla CNN, che potrà mantenere il suo cellulare Blackberry (in un primo momento si parlò di un cambio di terminale per ragioni di sicurezza), la CBS svela un piccolo particolare sulle comunicazioni presidenziali. Di fatto, la sua linea speciale non soffrirà dei problemi dei comuni comunicatori (cittadini). Non gli comparirà mai il messaggio “linea occupata, riprovare più tardi”, soprattutto in occasione di eventi che richiamano molte persone.
It may sound a bit like a storyline from “The West Wing,” but there actually is a branch of the government called the National Communications System tasked with ensuring that telecommunications related to “national security” remain intact and ready to use. President Kennedy created NCS in 1963, and its mandate has expanded to include high-priority Internet and mobile phone calls too.
Obama “aperto alle domande”. Sul web il dialogo con i cittadini.

Si chiama “Open for questions” (aperti alle domande), lo strumento lanciato dal transition team guidato da Barack Obama e dal suo vice Joe Biden. In pieno stile Web 2.0, dallo scorso 10 dicembre, il presidente eletto ha creato sul sito ufficiale della sua squadra di governo una sezione in cui è possibile porre delle domande a Obama stesso. Gli utenti possono quindi votare i quesiti che ritengono più importanti.






