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Stupro della Caffarella, la Bernardini “sgrida” i giornalisti.
Insolito comunicato stampa di Rita Bernardini, deputata dei Radicali/Pd e membro della commissione Giustizia. La parlamentare denuncia il fatto che molti – troppi – giornalisti le stiano chiedendo di poter incontrare i due rumeni arrestati ieri per la nota vicenda dello stupro della Caffarella.
“Da ieri pomeriggio il mio cellulare è grave raggiunto da telefonate di giornalisti di quotidiani grandi e piccoli che mi chiedono di fare visita, nel carcere di Regina Coeli, ai due ultimi rumeni arrestati per lo stupro della
Caffarella. Comprendo la frenesia dei giornalisti che le tentano tutte pur di avere notizie e particolari su un fatto di cronaca così grave; ma tengo a precisare che questo tipo di visite da parte dei parlamentari non rientrano in quelle previste dall’ordinamento penitenziario e dal suo regolamento. In particolare, il regolamento (DPR n.230 del 2000) stabilisce che le visite devono essere rivolte alla verifica delle condizioni di vita dei detenuti e che non è consentito trattare con imputati argomenti relativi al processo penale in corso. Ribadisco che la visita ispettiva che ho fatto insieme a Sergio D’Elia agli imputati dello stupro di Guidonia fu doverosa verifica perché ricevemmo, dall’interno del carcere, segnalazioni di pestaggi degli arrestati, segnalazioni che non sono arrivate per i primi due imputati della Caffarella (poi scagionati dalla prova del DNA), né per i due ultimi rumeni arrestati. Constato, invece, con rammarico che poca attenzione è prestata dalle testate giornalistiche alle visite ispettive di carattere generale che come radicali facciamo di continuo nelle carceri italiane ormai giunte al collasso per sovraffollamento, tanto che lo stesso Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha affermato, ed è la prima volta che avviene nella storia italiana, che sono incostituzionali. Una bella inchiesta su questo, no?”
Che la Bernardini suggerisca questa piuttosto che quella inchiesta giornalistica può anche andar bene. Non comprendo, invece, il fatto che arrivi a “censurare” il comportamento dei giornalisti, colpevoli di tentarle “tutte pur di avere notizie e particolari”. Insomma, colpevoli di fare il loro lavoro. Alla radicale andrebbe ricordato che è stato anche grazie alle inchieste giornalistiche de Il Messaggero e la Repubblica, che si è arrivati a dimostrare che i due rumeni arrestati nella prima fase delle indagini non avevano violentato la ragazza.





