Appunti e spunti

Il blog di Marco Pasqua

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Gabbana su Twitter contro il Fisco: “Ladri, sarebbe meglio andarsene”.

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Bastano 140 caratteri, a Stefano Gabbana, per commentare la notizia dell’annullamento, da parte della Cassazione 1, del proscioglimento per una presunta maxi-evasione fiscale. Più che un commento, è uno sfogo. E’ a Twitter che lo stilista ha scelto di affidare la sua reazione, che arriva il giorno dopo la decisione dell’organo supremo della giustizia italiana: “E’ proprio vero che in Italia fanno quello che vogliono a loro piacimento. Sarebbe meglio forse andarsene”. Un tweet che, quindi, lascerebbe intendere un possibile trasferimento degli stilisti e/o della loro società all’estero, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Ipotesi che non trova conferme ufficiali, anche se quello dello stilista sarebbe un pensiero accarezzato da tempo. Pochi minuti dopo, Gabbana prosegue con il suo sfogo virtuale: “Ladri”, scrive poco prima delle 10, seguito da un “non sanno come fare per portarci via i soldi”. Ma col passare dei minuti, si rende conto, forse, di aver esagerato e cancella questi ultimi due cinguettii anti-Fisco.

Già ieri pomeriggio, quando la Cassazione aveva disposto una nuova udienza preliminare davanti a un nuovo gup, per decidere se rinviare a giudizio i due stilisti italiani, Gabbana aveva risposto a un suo follower, che gli segnalava la notizia: “So di cosa si tratta. In Italia è così purtroppo”. Un commento sicuramente più blando di quelli odierni, che arrivano, probabilmente, dopo la lettura mattutina della rassegna stampa che il suo ufficio comunicazione gli sottopone abitualmente.

Gli utenti del popolare sito di microblogging sono divisi, tra quanti incoraggiano i due a rimanere in Italia e quelli che, invece, li attaccano per la loro presunta evasione fiscale. “Un miliardo di euro, alla luce del sole o no, sono comunque soldi sottratti alla collettività, in più licenziate, e venite a lamentarvi”, sottolinea Prince Igor, mentre Federica Asnicar è ancora più dura: “Se te ne vai dall’Italia, prima ricordati di pagare tutte le tasse arretrate! E non tornare!”. In tempi di crisi, l’ipotesi che i due stilisti possano aver sottratto soldi allo Stato diventa difficile da accettare per tanti: “Un’azienda non è utile al suo Paese sinché non paga sino all’ultimo centesimo di tasse. Si chiama giustizia, non accanimento”, sottolinea Nicola Bruno.

Nutrito il fronte dei supporter. A preoccupare la twittersfera è proprio l’ipotesi del trasferimento all’estero di una società conosciuta in tutto il mondo. “Invece di proteggere imprenditori e imprese, invece di farne il fiore all’occhiello del Paese, li disossano, pazzesco”, scrive Gae Casalino. Tanti gli inviti a rimanere: “Per cambiare le cose dobbiamo rimanere e lottare”, “personalmente credo sia più giusto che proprio persone come noi pulite ed oneste debbano rimanere e far cambiare il giro”, ma anche quelli più amareggiati per la condizione italiana: “‘Sarebbe meglio andarsene, sento questa frase spesso ultimamente! è avvilente essendo uno dei migliori Paesi al mondo”.

I due stilisti rispondono formalmente dei reati di dichiarazione dei redditi infedele per un imponibile di 416,8 milioni ciascuno e di concorso in truffa ai danni dello Stato in relazione alla presunta esterovestizione della capogruppo D&G. Il primo aprile erano stati prosciolti dal gup con la formula “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo le impugnazioni del proscioglimento presentate sia dalla Procura, sia dall’avvocatura dello Stato. Il tutto nonostante il sostituto procuratore generale avesse ritenuto inammissibili i ricorsi. Ora sulla vicenda dovrà esprimersi un nuovo gup.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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November 24th, 2011 at 9:26 pm

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Paul Smith, giro del mondo gratis con Twitter.

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Da Newcastle, nel Regno Unito, alla Nuova Zelanda, passando per Olanda, Francia, Germania, e Stati Uniti. Il tutto senza spendere un euro in trasporti o hotel. La missione di Paul Smith era quella di allontanarsi il più possibile, in 30 giorni, dalla sua casa, servendosi di Twitter. Sono stati i suoi follower, infatti, ad offrirgli, di volta in volta, passaggi in auto, in nave e persino in aereo. E in un caso, lo hanno anche invitato ad un party, a Hollywood, con Eva Mendes e Jessica Alba. In questi giorni, è uscito il libro che racconta questa esperienza di viaggio intorno al mondo: “Twitchhiking”, neologismo che mette insieme Twitter e “hitchhiking”, autostop.

Paul Smith, 34 anni, partorisce l’idea di questa esperienza tra gli scaffali di un supermarket, pochi giorni dopo essere rientrato dalla luna di miele a New York. Siamo agli inizi del 2009. Un po’ per sfida, ma anche perché si è stancato del grigio clima inglese, Paul decide di organizzare un viaggio verso il punto più lontano possibile dalla sua casa, identificato usando Google Maps: l’isola Campbell, al largo della Nuova Zelanda. Per rendere il tutto ancora più stimolante, si prefigge di raccogliere fondi per un’associazione il cui obiettivo è quello di portare acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo.

Prima di partire stabilisce di raccogliere almeno tremila sterline. Le regole del viaggio sono cinque, e sono inviolabili, pena l’autosqualifica. Paul può soltanto accettare donazioni via Twitter, da parte di chi è nella sua lista di follower: se, ad esempio, una parente di un follower gli propone un biglietto, lui è obbligato a rifiutarlo. Vietata ogni pianificazione che vada oltre i tre giorni: le destinazioni vengono scelte sulla base delle offerte ricevute sul sito di microblogging. Paul è autorizzato a spendere soldi soltanto per cibo e bibite e per qualsiasi cosa possa trovare posto nella valigia: il resto deve necessariamente arrivare da Twitter. Di fronte ad un’offerta, il twitchhiker avrà 48 ore di tempo per decidere se accettarla o meno. L’ultima regola, quella forse più temuta: se dovesse rimanere fermo più di 48 ore nello stesso posto, la sfida si dovrà ritenere fallita, e Paul dovrà fare ritorno a casa.

Si inizia con la prima richiesta di aiuto, 28 giorni prima della partenza ufficiale, a marzo. Gli utenti di Twitter, però, sembrano non prestargli ancora molta attenzione. Nei primi giorni, così, Paul si scoraggia, perché nessuno si fa avanti. Tutto cambia quando Stephen Fry, comico e attore inglese (e, soprattutto, una Twitter-celebrità), rilancia il messaggio di Paul al suo milione e passa di follower. Da allora la strada è in discesa. Il via arriva grazie a Leanne, che gli offre un biglietto per un passaggio in nave da Newcastle ad Amsterdam. “Avevo con me solo due piccole valigie – ha raccontato Paul al Sun – una per il mio computer e un’altra per gli abiti”.

Le varie tappe vengono raccontate, ovviamente, su Twitter. Dalla capitale olandese, si raggiunge Parigi (merito di due utenti francesi), dove riesce a farsi ospitare in un ostello. E’ poi la volta della Germania: da Saarbrücken riesce ad avere un passaggio in auto fino a Francoforte. Il difficile, però, deve ancora venire: attraversare l’Atlantico, ovviamente in aereo. L’offerta, in questo caso, arriva da Owen, che gli cede un biglietto aereo di sola andata, da Francoforte a New York, utilizzando le sue miglia premio.

Nella Grande Mela riesce a farsi ospitare in una stanza d’hotel dall’inglese Mark, che si trovava in America per festeggiare i suoi 30 anni. Gli Stati Uniti gli riservano molte sorprese, e gli permetteranno di prender parte ad una esclusiva festa di Hollywood. Da New York, Paul tocca città come Washington, Chicago, Austin e San Francisco, spostandosi in auto, treno e macchina. Prima di arrivare a Los Angeles, viene contattato dal direttore di un’agenzia di spettacolo, che gli mette a disposizione una stanza d’hotel, a West Hollywood, e lo invita ad una festa. “Era in corso la settimana della moda – ricorda Paul – e questa persona mi fece partecipare ad una festa con attrici come Liv Tyler, Eva Mendes e Jessica Alba. Anche se mi sentivo fuori luogo, mi feci coraggio e salutai la Tyler”.

Siamo arrivati al 23esimo giorno, e l’Air New Zealand decide di regalargli un volo per Auckland. Il merito è anche delle televisioni e dei giornali che stanno parlando della sua esperienza in giro per il mondo. La meta finale è vicinissima. Paul arriva fino a Stewart Island, e qui spera di trovare qualcuno che lo porti all’Isola Campbell. L’attesa, però, si rivelerà vana: i 30 giorni sono scaduti, e Paul deve fare rientro a casa. In suo aiuto arriva di nuovo l’Air New Zealand, che paga per il volo che lo riporterà dalla moglie e dai suoi figli gemelli. “Il mio scopo, in fondo, è stato raggiunto – spiega Paul – Non mi sento sconfitto per non essere arrivato all’Isola Campbell. La gente si è fatta in quattro per me e posso dire di non aver avuto neanche un’esperienza negativa”. La raccolta fondi è andata meglio del previsto: 6mila le sterline donate all’associazione “Charity: Water”. “Questa esperienza – conclude il twitchhiker, che oggi cura un sito in cui dispensa consigli di viaggio – dimostra quanto di buono ci sia al mondo”.

Link al pezzo su Repubblica.it

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August 5th, 2010 at 8:51 pm

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Gaza, la guerra in diretta su Twitter.

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“La Flotilla si trova in linea retta a 145 chilometri da Gaza”. E’ l’ultimo aggiornamento su Twitter 1 del Free Gaza Movement, prima dell’attacco israeliano alla “Freedom Flotilla”, il convoglio di navi in missione umanitaria. Pochi minuti dopo questo tweet – sono passate le 4 di mattina – inizia, da parte degli attivisti della Ong che si batte per “rompere l’assedio a Gaza”, la cronaca dell’assalto del commando inviato da Israele. Una cronaca che è anche la denuncia di un attacco contro civili disarmati, alcuni dei quali colpiti da proiettili mentre stavano dormendo.

“Gli israeliani stanno sparando contro civili disarmati”, recita uno status sul sito di microblogging, mentre pochi minuti dopo viene fornito un link per seguire in streaming 2 i feriti presenti su una delle navi. Lo streaming continuerà a funzionare anche dopo che gli israeliani avranno preso controllo dell’imbarcazione turca. “I commando dell’esercito israeliano stanno sbarcando da un elicottero sulla barca turca – continuano gli attivisti di Free Gaza Movement – La barca è circondata da navi. Sulla barca hanno iniziato a sparare contro civili disarmati”. Sempre su Twitter viene subito smentita la versione degli israeliani, secondo la quale i soldati avrebbero risposto al fuoco partito dalle navi del convoglio diretto a Gaza: “E’ una bugia. Un video dimostra che i soldati sbarcano in coperta e iniziano a sparare. Non c’è stato nessun fuoco da parte nostra. Gli israeliani hanno sparato contro dei civili che stavano dormendo”. Sempre su Twitter si racconta che molte ore prima dell’attacco, gli israeliani avevano già stabilito alcuni contatti, sia via radio che visivamente, con la Flotilla: “Due navi israeliane stanno venendo verso di noi. Ci hanno chiesto chi fossimo, e poi sono sparite”.

Poco dopo l’attacco, sul blog Tales to Tell 3, scritto da un’attivista australiana, compare il primo post: “Sono disarmati e si trovano in acque internazionali – scrive intorno alle quattro di mattina, riferendosi al convoglio umanitario – Sto pensando a cosa potrei fare. Sono le quattro e non posso neanche prendere un treno. Per favore, guardate, parlate e agite, adesso”. Poche ore dopo, pubblica un video 4 attraverso Youtube, nel quale si vede la bandiera bianca fatta sventolare dagli attivisti su una delle navi: “Nonostante ciò, Israele continua a sparare”. Nell’homepage di Witness Gaza 5 un video messaggio denuncia: “Il governo israeliano sta violando diversi articoli della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, mentre nei commenti viene rilanciato l’appello delle Ong alla comunità internazionale, perché Israele “interrompa il suo attacco brutale contro i civili intenti a consegnare aiuti umanitari ai palestinesi imprigionati a Gaza”. Su una mappa viene anche riportata una richiesta di aiuto lanciata da una delle navi attaccate dagli israeliani.

Il blog Window Into Palestine 6 pubblica un video-messaggio che era stato registrato, in via cautelativa, prima dell’attacco degli israeliani, da parte della volontaria Caoimhe Butterly: “Se state vedendo questo video, significa che la Flotilla è stata attaccata oppure bloccata in mare. Se questo è accaduto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per una mobilitazione che traduca la solidarietà emotiva in azioni concrete”. Il blog “Live From occupied Palestine” 7 lascia intendere, già prima della partenza della Freedom Flotilla, che le intenzioni degli israeliani non sono delle migliori: “Israele – si legge in un post datato sabato 29 maggio – ha annunciato che bloccherà le navi, e ha avviato un blitz di propaganda, per sottolineare che gli aiuti non sono necessari, visto che a Gaza non c’è nessuna crisi umanitaria”. Il blog dell’italiano Stefano Arrigoni è fermo alla partenza del convoglio umanitario. In un pezzo scritto per Peace Reporter, dal titolo “In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia”, Arrigoni ricorda i precedenti attacchi degli israeliani contro gli attivisti che volevano portare aiuti a Gaza. “Nient’affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri”. Nei commenti al post c’è chi, appresa la notizia da Helsinki, sottolinea la necessità di azioni concrete: “Troviamoci con le bandiere e il sangue di bue di fronte alle ambasciate israeliane di tutto il mondo. Questa strage non verrà mai dimenticata”. Una mobilitazione che corre anche sulla pagina italiana di Free Gaza 8, sulla quale vengono già riportate le varie manifestazioni organizzate in Italia a partire da queste ore.

Link alla notizia pubblicata su Repubblica.it

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June 1st, 2010 at 12:43 pm

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Hollywood contro Twitter, stop a fughe di notizie.

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TWITTER preoccupa le major cinematografiche americane, che hanno deciso di prendere provvedimenti per porre un freno alle fughe di notizie sui film in produzione. Un modo per evitare che le star, impegnate sui set, possano lasciarsi sfuggire informazioni riservate, per la gioia dei loro fan sul web. Per questo alcune case di produzione hanno deciso di far inserire nei loro contratti delle clausole legali ad hoc: gli attori, in sostanza, devono impegnarsi a non pubblicare sui social network, da Twitter a Facebook, notizie sui film in lavorazione. E ad essere interessati da questo provvedimento restrittivo di Hollywood, sono anche star del calibro di Cameron Diaz e Mike Myers. Del resto, la Twitter-mania sembra aver coinvolto moltissimi personaggi noti. C’è chi si diverte a stuzzicare i suoi fan, pubblicando scatti hot, come nel caso di Paris Hilton; e chi alterna momenti più intimi ai classici aggiornamenti sulla propria attività professionale, come la coppia formata da Demi Moore e Ashton Kutcher. Tutti con un loro nutrito seguito, costituito in alcuni casi da milioni di followers (come vengono definite le persone che hanno scelto di seguire un dato profilo sul sito di micro-blogging). Ma a spaventare le major non sono tanto i topless o gli scatti dalla camera da letto, quanto le fughe di notizie sulle trame e le sorti dei personaggi, nei film come nelle serie tv. Come quella di cui si è reso protagonista Greg Grunberg, protagonista della popolare serie Heroes, che ha condiviso con il suo milione di followers alcune importanti novità sull’ultima puntata della terza stagione. Ryan Seacrest, presentatore di American Idol, è, invece, riuscito ad anticipare la notizia delle dimissioni del potentissimo co-presidente della NBC, Ben Silverman. Per questo motivo, secondo quanto riferisce l’Hollywood Reporter, gli avvocati della Disney avrebbero inserito, in un loro recente contratto, una clausola che pretende l’impegno alla riservatezza, anche per quanto attiene eventuali aggiornamenti pubblicati sui “media interattivi, come Facebook, Twitter o altri social network o blog”. Lo stesso ha fatto la sua concorrente DreamWorks, altro gigante di Hollywood, che ha invitato i suoi sceneggiatori a non anticipare via web i loro comunicati stampa. Ma l’invito interessa anche le grandi star. Gli stessi Myers e la Diaz, ingaggiati dalla DreamWorks per il prossimo Shrek, sono stati chiamati a dare precise garanzie di riservatezza. Quella che potrebbe essere una nuova offensiva di Hollywood contro i social network è “solo agli inizi”, come sottolinea un avvocato specializzato in contratti cinematografici. “Hollywood ha una lunga tradizione di controllo su ciò che le star dicono ai media. Stiamo vivendo una nuova fase, che deve ancora essere controllata”, sottolinea il legale. Questa linea dura contro spoiler e anticipazioni, potrebbe spiegare la decisione presa recentemente dalla cantante e attrice Miley Cyrus, protagonista di “Hannah Montana” (sitcom prodotta proprio dalla Disney), di cancellare il suo account Twitter. Non si tratta del primo provvedimento anti-social network. Nelle scorse settimane, ha fatto discutere la decisione del commissioner della NBA, David Stern, di porre dei limiti agli aggiornamenti su Twitter e Facebook. Ai giocatori viene permesso di interagire sui social network fino a 45 minuti prima dell’inizio della partita. Il divieto scatta in quel momento e dura fino alla fine delle interviste con i media.

Link al pezzo originale su Repubblica.it

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October 21st, 2009 at 12:11 pm

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Il progenitore di Twitter è la cartolina.

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Se Twitter può essere considerato un fenomeno tipico del ventunesimo secolo, le sue origini vanno però ricercate a inizio Novecento. I primi “tweet” (o cinguettii, come vengono chiamati gli aggiornamenti pubblicati dagli utenti della piattaforma di micro-blogging) risalirebbero a più di cento anni fa, all’epoca edoardiana. E’ questa la conclusione alla quale sono arrivati alcuni studiosi britannici, delle università di Manchester e Lancaster, che hanno individuato il progenitore di Twitter: la cartolina, introdotta nella forma attuale nel 1902, e divenuta in pochissimo tempo un successo, in termini di diffusione. E gli edoardiani sarebbero stati i primi a pubblicare pensieri o semplici aggiornamenti su cosa stavano facendo, proprio utilizzando le cartoline. Tre i punti di forza di questo mezzo di comunicazione, che, come avviene oggi, presentava da un lato una foto e dall’altro lo spazio per scrivere: costi ridotti, efficienza del sistema postale e brevità dei messaggi. Con consegne che arrivavano fino alle 10 volte giornaliere nelle principali città, le cartoline, durante il regno di Edoardo VII, venivano usate per “chattare”, scambiarsi impressioni o suggerimenti (dal cibo alle donne), con costi alla portata di tutti. “A differenza di quelle che vengono generalmente spedite ai nostri tempi dai luoghi di villeggiatura – hanno fatto notare i ricercatori – allora le cartoline erano rapide quanto il ‘twitterare’ di oggi”. Gli studiosi hanno calcolato che, fino al 1910, ne sono state inviate, nel Regno Unito, sei miliardi. Come avviene su Twitter, dove ogni aggiornamento non può superare i 140 caratteri, anche le cartoline obbligavano gli scriventi ad essere sintetici. Da qui la conclusione dei ricercatori, Julia Gillen e Nigel Hall, secondo i quali il basso prezzo e l’efficienza della cartolina edoardiana non hanno conosciuto eguali, a livello di comunicazione scritta informale, fino ai giorni nostri. Alcune cartoline recuperate – e il cui contenuto sarà ripubblicato proprio su Twitter – contengono indicazioni su appuntamenti futuri, ma anche appunti su cene (“il nostro George porterà il maiale, quindi non comprate la carne”, recita uno dei 1500 messaggi recuperati) o il classico “vorrei che fossi qui”. Veri e propri strumenti per dare la possibilità alla gente di conversare, quando non c’erano computer e cellulari: tutti, di fatto, “avevano la possibilità di comunicare in maniera rapida, senza l’obbligo di dover rispettare le regole della scrittura tradizionale”. E, proprio come avviene oggi con il linguaggio informale, tipico dei social network ma anche degli sms, anche in quell’epoca c’erano i puristi della lingua che si lamentavano dell’assenza di punteggiatura e delle frequenti abbreviazioni. Il flusso spontaneo di brevi messaggi scritti informali era di fatto percepito come una minaccia agli standard linguistici.

Qui il pezzo originale su Repubblica.it

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September 6th, 2009 at 7:56 pm

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oltreconfine/Sciopero della fame per il personale Air India, squadre “rosse” più vincenti.

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Air India, lo sciopero della fame dei dipendenti. Migliaia di dipendenti dell’Air India hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i ritardi nei pagamenti degli stipendi e i tagli dei bonus. In tutto, circa 20mila persone negli aeroporti indiani si rifiuterebbero di mangiare. La compagnia, che si trova a fronteggiare una grave crisi economica, ha detto che nessun volo subirà ritardi particolari. Per il 31 agosto è previsto uno sciopero generale, nel caso in cui non dovessero essere stati ancora pagati gli stipendi. (Sky)

Poliziotti entrano in casa, per educare i proprietari. La polizia di Liverpool ha cercato di “entrare” in 3500 abitazione, per verificare chi aveva chiuso correttamente la porta di casa. Nel caso in cui la porta è stata lasciata aperta, gli agenti sono entrati dentro e hanno avvisato i proprietari. A oggi sono entrati in 66 abitazioni, sempre nelle ore notturne. La reazione, a detta degli agenti, è sempre stata positiva, anche quando i proprietari stavano dormendo. “Mi hanno spaventato – ha detto un uomo – ma l’iniziativa è lodevole”. (Bbc)

Il mostro di Loch Ness finisce sotto la lente di Google Street View. Dopo che un internauta ha avvistato su Google Earth una strana creatura, Google ha annunciato che invierà sul posto il suo speciale triciclo, usato nell’ambito del programma Street View, nel tentativo di fotografare il mostro. Ma intanto c’è chi avanza una spiegazione più razionale per quell’avvistamento: si tratterebbe di una barca.  (Telegraph)

Squadre vestite di rosso vincono di più. Un gruppo di ricercatori della University of Munster è arrivato alla conclusione che le squadre che giocano con una maglia rossa, segnano il 10% in più di gol, rispetto a quelle che, invece, indossano altri colori. Il rosso, viene fatto notare dagli psicologi sportivi tedeschi, potrebbe dare più sicurezza ai giocatori, oltre che farli sentire più aggressivi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul New Scientist. (Telegraph)

Usi Twitter? Sei a rischio furto. Le assicurazioni del Regno Unito potrebbero chiedere premi più alti alle persone che sono iscritte ad un social network e si vogliono assicurare contro i furti. Lo scrive il Telegraph, che cita i risultati di una ricerca, chiamata The Digital Criminal, secondo la quale chi pubblica dettagli sulla propria vita (incluse partenze per le vacanze), corre più rischi di essere visitato dai ladri. Secondo la ricerca, che si è basata su interviste ad un campione di 2000 internauti, due quinti di loro hanno pubblicato le coordinate delle proprie vacanze. (Telegraph)

50 anni di lavoro senza un giorno di malattia. Joe Taylor, 69 anni, è stato premiato dai vertici della Peer Bearing, l’azienda nella quale lavora da 50 anni. Professione manager del controllo qualità, non si è ammalato neanche un giorno. E questo nonostante debba farsi 4 ore complessive al dì per raggiungere il suo luogo di lavoro. Joe non ne vuole neanche sapere di andare in pensione. (Abc)

L’applicazione per gli stalker. E’ una parodia della mania delle (inutili) applicazioni per iPhones. Si chiama “Stalk her” ed è pensato per gli stalker. “Se vuoi sapere in qualsiasi momento dove si trova la tua fidanzata, ora c’è un’applicazione. Se vuoi fare in modo che ogni notte partano delle chiamate dirette al suo numero, c’è un’applicazione”, e così via. (Mashable)

14 matrimoni in due anni e mezzo. Un ingegnere indiano è accusato del reato di bigamia, per aver sposato nell’arco di due anni e mezzo 14 donne. Tushar Waghmare, 40enne dipendente della Air India, a Mumbai, ha conosciuto tutte le sue pretedenti su siti matrimoniali indiani. Tutte erano attratte dalla posizione sociale e dello stipendio del futuro marito. Il suo annuncio era rivolto a donne in carriera, della casta Brahmin. (Telegraph)

Un reality con i sosia di Michael Jackson. I provini nazionali partono il 9 settembre, a New York: si cercano sosia di Michael Jackson. I selezionati prenderanno parte a Fakin’ It!, un nuovo reality, prodotto da G Boys Entertainment, il cui obiettivo è trovare il migliore sosia della popstar morta. Nella trasmissione, i vari sosia dovranno sfidarsi in una serie di garie. Al vincitore andranno 25mila dollari. (Ethansays)

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August 27th, 2009 at 2:45 pm

Twitter, ancora una interruzione.

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Una nuova interruzione per Twitter è stata registrata 15 ore fa. E’ la seconda, dopo l’attacco degli hacker del 6 agosto. Il crash, stavolta, è durato quindici minuti, ma è stato notato da molti utenti. Il popolare social network ha scritto che si è trattato di una “inaspettata interruzione del servizio”, e ha detto di aver iniziato il processo per arrivare ad individuarne le cause.

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August 25th, 2009 at 2:24 pm

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Twitter, un altro attacco informatico manda in tilt la piattaforma.

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 A cinque giorni di distanza dall’attacco che ha messo in ginocchio Twitter e rallentato Facebook oltre ai servizi di blogging LiveJournal e Blogger, un nuovo blocco ha interessato il popolare sito di microblogging. Tutto è iniziato intorno alle 21 ora italiana: da allora Twitter non è stato più raggiungibile, per circa mezz’ora. Notizia confermata dalla stessa pagina attraverso la quale Twitter fornisce aggiornamenti sullo status del proprio servizio. “Stiamo lavorando per riprenderci da un blocco del sito, e vi aggiorneremo non appena avremo maggiori notizie”, recitava il primo messaggio, abbastanza criptico, postato pochi minuti dopo le 21. La notizia è stata subito rilanciata da Cnet e, alcuni minuti dopo, dal New York Times e dal Wall Street Journal. Secondo i siti Usa, i primi problemi sarebbero iniziati già alle 20.45. Alex Payne, sviluppatore di Twitter, parlando in un gruppo on-line di Google, ha parlato di un “attacco”, simile a quello capitato giovedì scorso. “Siamo di fronte ad un’ondata di attacchi del tipo Distributed Denial of Service (Ddos) contro il nostro sistema – ha scritto in un forum – Dovrete aspettarvi lentezza ricorrente ed errori, fino a quando l’attacco non sarà terminato o non lo avremo superato con il nostro team e il nostro provider”. Particolare, questo dell’attacco, che viene confermato anche nella pagina ufficiale della piattaforma di microblogging, con un aggiornamento, intorno alle 21.30, col quale si comunica che il sito è tornato a funzionare: “Siamo di nuovo operativi, e stiamo analizzando i dati di traffico per determinare la natura di questo attacco”. Secondo il New York Times, invece, i rallentementi sarebbero proseguiti anche dopo il messaggio di ripristinata operatività. Nei cosiddetti Ddos (attacco di negazione del servizio distribuita) i cosiddetti pirati attivano un numero elevatissimo di false richieste da più macchine allo stesso server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio, mandando così in tilt il sito. Giovedì scorso Twitter era stato messo in ginocchio con questa strategia, anche se dietro a quella che, in un primo momento, sembrava una banale dimostrazione di forza di un hacker, ci sarebbe un piccolo caso di politica internazionale. Il responsabile della sicurezza di Facebook Maxe Kelly, intervistato dagli esperti di Cnet, aveva, infatti, dichiarato che l’attacco era diretto a un unico utente, proprietario di account sul social network, su Twitter e su altre piattaforme. L’utente e blogger in questione usava come nickname Cyxymu, nome di una città Georgiana e, nelle parole di Kelly: “Tutti gli attacchi avevano come obbiettivo il non far sentire la sua voce”. Nell’agosto 2008, data delle tensioni nell’Ossezia del Sud, numerosi siti istituzionali del governo georgiano erano finiti offline sotto attacchi Ddos diretti da hacker russi, ufficialmente non coordinati dal Cremlino.

Link al pezzo originale su Repubblica.it.

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August 11th, 2009 at 11:16 pm

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Sindaco di San Francisco annuncia su Twitter candidatura a governatore.

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L’annuncio ufficiale è avvenuto un’ora fa via Twitter. Il sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, ha comunicato di volersi candidare alla carica di governatore della California. Annuncio poi tramesso dal politico 41enne anche via Facebook e Youtube. Ora ci vorrà la nomination ufficiale dei Democratici, per iniziare la corsa alla successione di Arnold Schwarzenegger (le elezioni si terranno nel 2010). Tra i possibili sfidanti nelle primarie democratiche, due politici navigati: il 71enne Jerry Brown (già governatore dal 1975 al 1983),  il 64enne John Garamendi e la senatrice 75enne Dianne Feinstein. Alcuni parlano anche del sindaco di Los Angeles, Antonio Villaraigosa.

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April 21st, 2009 at 2:52 pm

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La Passione di Cristo via Twitter.

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La passione di Cristo via Twitter. by you.

Se Gesù fosse vivo, avrebbe twitterato. Ne è convinta la ”Trinity Church” di Manhattan, che, partendo da questa certezza, ha riprodotto, via Twiter, la storia della Passione di Cristo. Il tutto nel giorno del Venerdì Santo. La chiesa ha così proposto aggiornamenti firmati da Gesù, Maria, Giuseppe, Pietro e Pilato. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di portare “il venerdì santo” nelle case di quelli che non possono andare in chiesa.

Ma attenzione: per chi volesse seguire Gesù anche negli altri giorni dell’anno, ci sono vari profili Twitter a lui dedicati: Jesus_Christ, Jesus_Says, e The_Real_Jesus. A dire il vero anche Dio ha un account, con più di 14mila seguaci virtuali.

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April 12th, 2009 at 7:03 pm